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Archives for gennaio, 2015

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#Aleppo, #Siria – Foto del sit-in tenutosi il 29 gennaio scorso nella città di A…

#Aleppo, #Siria - Foto del sit-in tenutosi il 29 gennaio scorso nella città di Aleppo per ricordare le vittime del "massacro del fiume Quweik", da cui sono stati recuperati i corpi di decine di civili uccisi dalle forze del regime due anni fa, il 29 …

https://fbcdn-sphotos-f-a.akamaihd.net/hphotos-ak-xap1/v/t1.0-9/p100x100/10930550_772421222847126_8002256372344719706_n.jpg?oh=0943c7348b0e6ba48eae95b11ec0f424&oe=55698BBD&__gda__=1432679139_57d2acdbd44dcb221d182ac1954aecbd

ANA Associazione Nuovi Media

#Aleppo, #Siria - Foto del sit-in tenutosi il 29 gennaio scorso nella città di Aleppo per ricordare le vittime del "massacro del fiume Quweik", da cui sono stati recuperati i corpi di decine di civili uccisi dalle forze del regime due anni fa, il 29 gennaio 2013.Video che mostrano alcune immagini di due anni fa (con sottotitoli in italiano)https://youtu.be/j6ouJu5hfm0 (Immagini forti)https://youtu.be/5X6NGz5MxDo (Immagini forti) Continua a leggere
#Aleppo, #Siria – Foto del sit-in tenutosi il 29 gennaio scorso nella città di A…

#Aleppo, #Siria – Foto del sit-in tenutosi il 29 gennaio scorso nella città di A…

#Aleppo, #Siria - Foto del sit-in tenutosi il 29 gennaio scorso nella città di Aleppo per ricordare le vittime del "massacro del fiume Quweik", da cui sono stati recuperati i corpi di decine di civili uccisi dalle forze del regime due anni fa, il 29 gennaio 2013.

Video che mostrano alcune immagini di due anni fa (con sottotitoli in italiano)
https://youtu.be/j6ouJu5hfm0 (Immagini forti)
https://youtu.be/5X6NGz5MxDo (Immagini forti)


Siria: Daish riconosce sconfitta a Kobane

(Agenzie). In un video rilasciato all’agenzia di stampa Aamaq, i membri di Daish (conosciuto in Occidente come ISIS) hanno riconosciuto per la prima volta di essere stati sconfitti nella città siro-curda di Kobane. Lunedì scorso, attivisti e fonti ufficiali curde hanno annunciato che la città era stata liberata dai combattenti jihadisti, che erano arrivati a controllare più della […]

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Il Qatar scala la vetta del suo Mondiale, senza sosprese

Il Qatar scala la vetta del suo Mondiale, senza sosprese

Di Gilles Dhers. Libération (30/01/2015). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo. Per la maggior parte composta da stranieri naturalizzati per l’occasione, la squadra del Qatar è arrivata alle finali del Campionato Mondiale di Pallamano maschile che l’emirato sta ospitando, dopo aver battuto la Polonia. Tuttavia, finora il Qatar era solo riuscito ad arrivare 16° al Mondiale in […]

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Io, mujahed

In questa anticipazione del prossimo numero di Limes offerta da La…

Io, mujahed In questa anticipazione del prossimo numero di Limes offerta da La…

Io, mujahed

In questa anticipazione del prossimo numero di Limes offerta da La Repubblica, il giornalista Lorenzo Trombetta mette insieme tanti racconti per costruirne uno scritto in prima persona da un ipotetico guerrigliero dello "Stati Islamico". Il passaggio da manifestante per la libertà a combattente, di lì a combattere tra le fila dei qaedisti di Jabhat Al Nusra ed infine in ISIS. Lo sforzo di Trombetta può forse aiutarci a calarci nei neri panni dei barbari di IS, perchè è troppo facile liquidarli come squilibrati e fanatici. Una lettura consigliatissima!


Lo Stato Islamico si racconta
www.repubblica.it
L'ascesa del califfato nelle parole di un suo adepto tipo: dalle marce anti-Asad alla 'chiamata di al-Baôdådø. Anticipazione del nuovo Continua a leggere

Algeria: intercettato convoglio peril gas da scisto

El Watan (31/01/2015). Nell’attesa delle trattative tra rappresentanti della Presidenza della Repubblica algerina e dei movimenti della società civile di In Salah sullo sfruttamento del gas da scisto, a Dar Lahmar è stato intercettato un convoglio di mezzi per la fratturazione idraulica. Testimoni oculari hanno riferito che i camion visti a Dar Lahmar, a una trentina […]

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Yemen: i deliri di al-qaeda

Al-Quds al-Arabi (31/01/2015). Gli Stati Uniti non sono più il nemico numero uno di al-qaeda nella Penisola Araba (Aqpa), ora sostituiti dalla Francia. Intanto i ribelli sciiti Houthis occupano piazza Taghiir a Sana’a. Il capo ideologico di Aqpa Ibrahim al-Rubaish ha definito la Francia nuovo nemico numero uno dei cartelli del jihad, a causa dell'”indebolimento” della […]

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Libano: diplomazia occidentale allarmata da discorso Nasrallah

(Agenzie). Diplomatici statunitensi e francesi hanno espresso la loro preoccupazione sui commenti rilasciati da Hasan Nasrallah, leader di Hezbollah, circa i recenti scontri con Israele. In particolare, i diplomatici sarebbero rimasti allarmati dal fatto che Nasrallah abbia dichiarato che Hezbollah è pronto a rispondere a qualsiasi attacco da parte di Israele in qualsiasi momento. Da parte sua, […]

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Egitto: dipendente Interni ucciso nel Sinai

(Agenzie). Un dipendente del ministero degli Interni egiziano è stato ucciso nel Sinai settentrionale. L’uomo, che lavorava nel dipartimento per il traffico stradale, è stato assassinato con colpi d’arma da fuoco nella sua abitazione ad Al-Arish, capoluogo del Sinai. L’accaduto arriva a due giorni dall’ondata di attacchi nel Sinai rivendicati dal gruppo islamista Ansar Bait al-Maqdis […]

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Siria: annunciati nuovi colloqui a Mosca

The Daily Star (31/01/2015). Finita l’ultima tornata di colloqui sulla guerra civile siriana a Mosca, nuovi negoziati sono previsti tra un mese, sempre nella capitale russa e con la mediazione del Cremlino. Nessuna soluzione è emersa dalle trattative della scorsa settimana, ma l’incontro ha segnato la ripresa del dialogo tra i gruppi non militarizzati di […]

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Siria: vecchi e nuovi alleati

Al-Bawaba (31/01/2015). Gli scontri tra miliziani di al-Nusra, ramo siriano di al-qaeda, e gruppi di “ribelli” supportati dall’Occidente da ieri si sono estesi dalla regione di Aleppo a quella limitrofa di Idlib. I combattimenti sono iniziati giovedì scorso, quando al-Nusra ha occupato alcune postazioni di un movimento chiamato Harakat al-Hazm (movimento della determinazione) ad Ovest di Aleppo. Quest’ultimo, secondo un suo […]

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L’Egitto e gli attacchi nel Sinai

L’Egitto e gli attacchi nel Sinai

Di Ismael Monzón. El País (30/01/2015). Traduzione e sintesi di Carlo Boccaccino. Sono almeno 27 le persone morte a seguito di una serie di attacchi sferrati giovedì scorso nel Sinai del Nord contro le forze di sicurezza egiziane e rivendicati da Daish (conosciuto in Occidente come ISIS). Si è trattato di un’offensiva coordinata, secondo quanto […]

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#AlBab, prov. di #Aleppo, #Siria – 29 gennaio 2015 – Venti persone sono rimaste…

#AlBab, prov. di #Aleppo, #Siria - 29 gennaio 2015 -
Venti persone sono rimaste uccise e decine ferite nei bombardamenti aerei condotti dall'aviazione siriana su Al Bab, una cittadina in mano all'ISIS in provincia di Aleppo; la maggior parte delle …

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ANA Associazione Nuovi Media

#AlBab, prov. di #Aleppo, #Siria - 29 gennaio 2015 - Venti persone sono rimaste uccise e decine ferite nei bombardamenti aerei condotti dall'aviazione siriana su Al Bab, una cittadina in mano all'ISIS in provincia di Aleppo; la maggior parte delle vittime si è registrata nel mercato del bestiame, colpito da uno dei quattro attacchi aerei.Le ambulanze giungono in uno dei luoghi colpitihttps://youtu.be/M4auggaFt5U Continua a leggere

Cucina maliana: maasa, frittelle con farina di riso e miglio

Con la ricetta di oggi vi proponiamo un piatto dolce tipico del Mali preparato con le farine di riso e miglio, molto usate nella zona: la maasa! Ingredienti: 500ml di latte intero 60ml di acqua bollente 2 cucchiai di zucchero 250g di farina di riso 250g di farina di miglio 2 cucchiaino di lievito attivo secco […]

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Libano: discorso Nasrallah su attacco a Quneitra

(Agenzie). In un discorso televisivo durante le commemorazioni per le vittime dell’attacco a Quneitra, il leder di Hezbollah Hasan Nasrallah ha dichiarato che l’attacco al convoglio israeliano, lanciato come rappresaglia, rappresenta l’unità tra Beirut, Damasco e Teheran. Parlando dell’attacco israeliano, Nasrallah ha dichiarato che “la motivazione era chiara”. Secondo il leader politico libanese, Israele “ha pianificato, […]

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Egitto, le stragi nel Sinai e il fallimento delle politiche anti-terrorismo di Al Sisi

Attacchi coordinati e simultanei. Dall’affiliazione lo scorso autunno dell’organizzazione terroristica Ansar Bayt Al Maqdis allo Stato Islamico in molti attendevano un gesto di forza e ieri sera è arrivato. Il gruppo con base in Sinai, che dopo la sua alleanza con Al-Baghdadi ha cambiato il suo nome in Wilayat Sina (appunto, provincia del Sinai) ha portato […]

L'articolo Egitto, le stragi nel Sinai e il fallimento delle politiche anti-terrorismo di Al Sisi proviene da Il Fatto Quotidiano.

Egitto, le stragi nel Sinai e il fallimento delle politiche anti-terrorismo di Al Sisi

Attacchi coordinati e simultanei. Dall’affiliazione lo scorso autunno dell’organizzazione terroristica Ansar Bayt Al Maqdis allo Stato Islamico in molti attendevano un gesto di forza e ieri sera è arrivato. Il gruppo con base in Sinai, che dopo la sua alleanza con Al-Baghdadi ha cambiato il suo nome in Wilayat Sina (appunto, provincia del Sinai) ha portato […]

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Egitto, le stragi nel Sinai e il fallimento delle politiche anti-terrorismo di Al Sisi

Attacchi coordinati e simultanei. Dall’affiliazione lo scorso autunno dell’organizzazione terroristica Ansar Bayt Al Maqdis allo Stato Islamico in molti attendevano un gesto di forza e ieri sera è arrivato. Il gruppo con base in Sinai, che dopo la sua alleanza con Al-Baghdadi ha cambiato il suo nome in Wilayat Sina (appunto, provincia del Sinai) ha portato […]

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Egitto, le stragi nel Sinai e il fallimento delle politiche anti-terrorismo di Al Sisi

Attacchi coordinati e simultanei. Dall’affiliazione lo scorso autunno dell’organizzazione terroristica Ansar Bayt Al Maqdis allo Stato Islamico in molti attendevano un gesto di forza e ieri sera è arrivato. Il gruppo con base in Sinai, che dopo la sua alleanza con Al-Baghdadi ha cambiato il suo nome in Wilayat Sina (appunto, provincia del Sinai) ha portato […]

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Egitto, le stragi nel Sinai e il fallimento delle politiche anti-terrorismo di Al Sisi

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Attacchi coordinati e simultanei. Dall’affiliazione lo scorso autunno dell’organizzazione terroristica Ansar Bayt Al Maqdis allo Stato Islamico in molti attendevano un gesto di forza e ieri sera è arrivato. Il gruppo con base in Sinai, che dopo la sua alleanza con Al-Baghdadi ha cambiato il suo nome in Wilayat Sina (appunto, provincia del Sinai) ha portato […]

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Attacchi coordinati e simultanei. Dall’affiliazione lo scorso autunno dell’organizzazione terroristica Ansar Bayt Al Maqdis allo Stato Islamico in molti attendevano un gesto di forza e ieri sera è arrivato. Il gruppo con base in Sinai, che dopo la sua alleanza con Al-Baghdadi ha cambiato il suo nome in Wilayat Sina (appunto, provincia del Sinai) ha portato […]

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Attacchi coordinati e simultanei. Dall’affiliazione lo scorso autunno dell’organizzazione terroristica Ansar Bayt Al Maqdis allo Stato Islamico in molti attendevano un gesto di forza e ieri sera è arrivato. Il gruppo con base in Sinai, che dopo la sua alleanza con Al-Baghdadi ha cambiato il suo nome in Wilayat Sina (appunto, provincia del Sinai) ha portato […]

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Egitto, le stragi nel Sinai e il fallimento delle politiche anti-terrorismo di Al Sisi

Attacchi coordinati e simultanei. Dall’affiliazione lo scorso autunno dell’organizzazione terroristica Ansar Bayt Al Maqdis allo Stato Islamico in molti attendevano un gesto di forza e ieri sera è arrivato. Il gruppo con base in Sinai, che dopo la sua alleanza con Al-Baghdadi ha cambiato il suo nome in Wilayat Sina (appunto, provincia del Sinai) ha portato […]

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Egitto, le stragi nel Sinai e il fallimento delle politiche anti-terrorismo di Al Sisi

Attacchi coordinati e simultanei. Dall’affiliazione lo scorso autunno dell’organizzazione terroristica Ansar Bayt Al Maqdis allo Stato Islamico in molti attendevano un gesto di forza e ieri sera è arrivato. Il gruppo con base in Sinai, che dopo la sua alleanza con Al-Baghdadi ha cambiato il suo nome in Wilayat Sina (appunto, provincia del Sinai) ha portato […]

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Egitto, le stragi nel Sinai e il fallimento delle politiche anti-terrorismo di Al Sisi

Attacchi coordinati e simultanei. Dall’affiliazione lo scorso autunno dell’organizzazione terroristica Ansar Bayt Al Maqdis allo Stato Islamico in molti attendevano un gesto di forza e ieri sera è arrivato. Il gruppo con base in Sinai, che dopo la sua alleanza con Al-Baghdadi ha cambiato il suo nome in Wilayat Sina (appunto, provincia del Sinai) ha portato […]

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Egitto, le stragi nel Sinai e il fallimento delle politiche anti-terrorismo di Al Sisi

Attacchi coordinati e simultanei. Dall’affiliazione lo scorso autunno dell’organizzazione terroristica Ansar Bayt Al Maqdis allo Stato Islamico in molti attendevano un gesto di forza e ieri sera è arrivato. Il gruppo con base in Sinai, che dopo la sua alleanza con Al-Baghdadi ha cambiato il suo nome in Wilayat Sina (appunto, provincia del Sinai) ha portato […]

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Attacchi coordinati e simultanei. Dall’affiliazione lo scorso autunno dell’organizzazione terroristica Ansar Bayt Al Maqdis allo Stato Islamico in molti attendevano un gesto di forza e ieri sera è arrivato. Il gruppo con base in Sinai, che dopo la sua alleanza con Al-Baghdadi ha cambiato il suo nome in Wilayat Sina (appunto, provincia del Sinai) ha portato […]

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“Save the Rest”, la campagna per salvare i detenuti in Siria

“Save the Rest”, la campagna per salvare i detenuti in Siria

Di Youmna Dimashqi. Al-Quds al-Arabi (27/01/2015). Traduzione e sintesi di Claudia Avolio. In copertina un’immagine dell’iniziativa diffusa dalla pagina Facebook Detainees’ Voice “Save the Rest” è la campagna lanciata dagli attivisti siriani per chiedere il rilascio dei detenuti nelle carceri del regime di Assad diffondendo le loro storie e foto, ricordando sia chi è morto […]

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Arabia Saudita: ancora rinviata nuova sessione di frustate per Raif Badawi

(Agenzie). L’Arabia Saudita ha per la terza settimana consecutiva rimandato la sessione di 50 frustate contro il blogger Raif Badawi. Secondo quanto riportato dalla moglie, Ensaf Haidar, le ragioni della sospensione non sono chiare, ma la pena settimanale era già stata sospesa dopo la prima sessione del 9 gennaio per motivi medici. Il caso di Badawi, condannato […]

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Devastare poi ammonire: Tre minuti dall’Apocalisse

Devastare poi ammonire: Tre minuti dall’Apocalisse

mcc43 L’Apocalisse si avvicina? L’autocritica degli scienziati dov’è? Gli scienziati dell’Università di Chicago, molti dei quali reduci dal Progetto Manhattan per la creazione della prima bomba nucleare, escogitarono il Doomsday Clock, letteralmente: Orologio del Giorno del Giudizio Universale, in pratica, un conto alla rovescia verso la distruzione planetaria. All’origine, 1947,  l’indicatore registrava il pericolo di una guerra […]

Tunisia: Essid presenterà nuova proposta di governo il prossimo lunedì

(La presse de Tunisie). Il primo ministro tunisino Habib Essid ha sistemato oggi gli ultimi dettagli relativi alla lista di ministri che andrà a costituire il nuovo governo, lista che costituisce la seconda proposta di Essid dopo la bocciatura della prima da parte di diversi partiti, tra cui Ennahda. Il prossimo lunedì 2 febbraio, i nominativi scelti […]

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Libia: gruppo armato istituisce polizia e tribunali islamici

(Elaph). Il gruppo Ansar al Sharia ha diffuso sui suoi siti internet immagini di uffici della polizia e tribunali islamici istituiti in alcune zone della città di Bengasi. Le immagini mostrano auto che riportano la scritta “polizia islamica”, sfrecciare per la città, insieme a foto di membri dell’organizzazione di fronte a edifici governativi le cui insegne […]

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Polemica per fotomontaggio Hollande su giornale marocchino

(Agenzie). Un giornale marocchino in lingua araba, Al-Watan al-Ane, ha scatenato la polemica dopo aver pubblicato sulla prima pagina della sua edizione del 29 gennaio una foto che ritrae il presidente francese François Hollande “mascherato” da Hitler, con tanto di baffi e divisa nazista. Polemica alimentata ancora più dal titolo collegato alla foto: “I francesi vogliono far rinascere […]

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Pakistan: esplosione in moschea sciita, almeno 20 morti

Pakistan: esplosione in moschea sciita, almeno 20 morti

(Agenzie). Almeno 20 persone sono rimaste uccise e altre 50 ferite, in seguito al crollo del tetto di una moschea sciita nel Sud del Pakistan dopo un’esplosione. È successo proprio quando i fedeli si erano riuniti nella moschea per pregare. L’esplosione è avvenuta precisamente a Shikarpur, una città che si trova circa cinquecento chilometri a nord di […]

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Consiglio di Lettura: “La prova del miele” di Salwa al-Neimi

Consiglio di Lettura: “La prova del miele” di Salwa al-Neimi

Come secondo consiglio di lettura vi voglio proporre “La prova del miele” dell’autrice siriana Salwa al-Neimi, il cui titolo originale è Burhàn al-‘asal. È stato tradotto da Francesca Prevedello e pubblicato da Feltrinelli nel 2008. Si tratta di un romanzo erotico, scritto con molta raffinatezza, che racconta al lettore il rapporto della protagonista, araba e […]

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Unione Africana fa appello a creazione forza regionale contro Boko Haram

(Agenzie). In occasione del summit annuale dei 54 Paesi africani ad Addis Abebain Etiopie, l’Unione Africana ha fatto appello alla creazione di una forza regionale con 7.500 truppe di cinque diverse nazioni per sconfiggere l’ascesa dei militanti islamisti di Boko Haram in Nigeria. “Il terrorismo, in particolare la brutalità di Boko Haram contro i nostri popoli, […]

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Palestina: gruppi armati islamisti allenano migliaia di ragazzi alla lotta

(Asharq al-Awsat). Le brigate palestinesi Izzedin al-Qassam hanno annunciato che oltre 17mila ragazzi sono allenati nei campi delle “avanguardie della liberazione”, in cui i giovani vengono addestrati in previsione della “prossima battaglia di liberazione”. Un gran numero di dirigenti di Hamas hanno presieduto alla manifestazione svoltasi in vari stadi della Striscia di Gaza, in cui […]

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La Casa Bianca si rifiuta di descrivere i “talebani” come terroristi

(Agenzie). La Casa Bianca si rifiuta di considerare i “talebani” come terroristi, sottolineando che c’è differenza tra al-Qaeda e il gruppo afghano. Queste dichiarazioni hanno mosso l’ira dei repubblicani che hanno accusato il presidente Obama di non avere senso della realtà. Eric Schultz, responsabile dell’ufficio stampa della Casa Bianca, ha detto che quando si tratta di […]

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Angelina Jolie visita i campi profughi nel Kurdistan iracheno (foto e video)

Angelina Jolie visita i campi profughi nel Kurdistan iracheno (foto e video)

(Agenzie). La star americana Angelina Jolie, ambasciatrice di buona volontà dell’ONU, ha fatto visita ai compi profughi del Kurdistan iracheno. Nella conferenza stampa tenuta alla fine della visita nella città di Dohuk, nord dell’Iraq, l’attrice ha chiesto alla comunità internazionale di prestare maggiore assistenza agli sfollati che vivono in condizioni di estrema precarietà. La Jolie ha inoltre […]

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L’Unione africana organizza una task force contro i terroristi di Boko Haram

L’Unione africana organizza una task force contro i terroristi di Boko Haram

Il Consiglio di pace e sicurezza dell’Unione africana si è impegnato giovedì sera in favore della creazione di una forza multinazionale contro Boko Haram. I dirigenti africani chiedono anche di votare una risoluzione ONE e la messa in piedi di un fondo per questo scopo. Riunitisi il 29 gennaio, a Addis Abeba, durante il 24esimo […]

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L’Unione africana organizza una task force contro i terroristi di Boko Haram

L’Unione africana organizza una task force contro i terroristi di Boko Haram

Il Consiglio di pace e sicurezza dell’Unione africana si è impegnato giovedì sera in favore della creazione di una forza multinazionale contro Boko Haram. I dirigenti africani chiedono anche di votare una risoluzione ONE e la messa in piedi di un fondo per questo scopo. Riunitisi il 29 gennaio, a Addis Abeba, durante il 24esimo […]

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L’Istituto del Mondo Arabo combatte la paura con la cultura

(al-Arabiya). All’indomani dell’attacco al giornale satirico Charlie Hebdo a Parigi, l’Istituto del Mondo Arabo sembra avere focalizzato la sua attenzione sul chiarire la differenza tra “musulmani e fondamentalisti islamici”. L’Istituto, la cui missione è quella di far conoscere i paesi arabi e la loro cultura, sta riunendo personalità arabe influenti nel tentativo di contenere gli effetti anti-Islam dell’attacco. Jack Lang, […]

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Le prime pagine dei giornali arabi

Le prime pagine dei giornali arabi

Al- Quds al-Arabi – quotidiano panarabo Egitto: decine di morti in attacco nel Sinai Fonti egiziane confermano il bilancio ufficiale di 26 morti e 63 feriti in una serie di esplosioni che hanno colpito la città di Al-Arish nel nord del Sinai. Grandi e improvvisi cambiamenti in Arabia Saudita Il nuovo re saudita Salman Bin Abdul […]

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Hezbollah attacca Israele: azione legittima o violazione della 1701?

Di Lina Fakhr al-Din. As-Safir (28/01/2014). Traduzione e sintesi di Francesca De Sanctis. La rappresaglia in risposta all’attacco israeliano a Quneitra non si è fatta attendere a lungo: Hezbollah ha infatti lasciato trascorrere appena 10 giorni prima di ripagare il nemico israeliano con la stessa moneta. La scelta del luogo è stata effettuata con estrema […]

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Turchia: governo invita PKK a deporre le armi, propone rilancio negoziati

(Agenzie). Il governo di Ankara ha fatto appello al Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), fuorilegge in Turchia, a deporre le armi nel giorno del prossimo Capodanno curdo (Newroz o Nawruz), esattamente il 21 marzo, e ha invitato a un rilancio dei negoziati di pace per porre fine al conflitto trentennale. Il vice primo ministro turco, Yalcin Akdogan, ha […]

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Egitto: gruppo affiliato a Daish rivendica attacchi nel Sinai

(Agenzie). Il gruppo egiziano affiliato a Daish (conosciuto in Occidente come ISIS), noto come Ansar Bait al-Maqdis, ha rivendicato la serie di attacchi che nel corso della notte hanno colpito le province del Sinai settentrionale e di Suez, uccidendo almeno 20 persone e ferendone a decine. Il gruppo, che mesi fa ha giurato fedeltà a Daish, ha […]

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Gli arabi oggi: tra occidentalizzazione ed estremismo

Di Saoud Maherzi. Al Huffington Post Maghreb (28/01/2015). Traduzione e sintesi di Ismahan Hassen. Anche all’interno di Paesi arabi e a maggioranza musulmana, sta verificandosi un importante fenomeno: alcuni fedeli infatti sono in difficoltà, poiché si trovano a far fronte allo sradicamento della civiltà islamica, cuore della cultura araba, sotto diversi aspetti. Alla base di […]

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#AlBab, prov. di #Aleppo, #Siria – 29 gennaio 2015 – Venti persone sono rimaste…

#AlBab, prov. di #Aleppo, #Siria - 29 gennaio 2015 -
Venti persone sono rimaste uccise e decine ferite nei bombardamenti aerei condotti dall'aviazione siriana su Al Bab, una cittadina in mano all'ISIS in provincia di Aleppo; la maggior parte delle vittime si è registrata nel mercato del bestiame, colpito da uno dei quattro attacchi aerei.

Le ambulanze giungono in uno dei luoghi colpiti
https://youtu.be/M4auggaFt5U

Arabia Saudita: re Salman riorganizza il governo

(Agenzie) Il re Salman bin Abdel-Aziz ha proceduto alla riorganizzazione del governo saudita, nominandone i ministri e riassegnando alcune delle cariche principali attraverso l’emanazione di decreto reale. Il principe ereditario Muqrin è stato nominato vice primo ministro, mentre il secondo principe ereditario, Mohammed bin Naif, è stato nominato secondo vice premier e ministro degli Affari Interni. Il […]

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Israele contro Hezbollah e Iran, una faida targata “18”

Israele contro Hezbollah e Iran, una faida targata “18”

mcc43 Domenica 18 gennaio un elicottero israeliano centra una colonna di automezzi in movimento in territorio siriano, zona delle Alture del Golan. 12 vittime. Spiccano il generale dei Guardiani della Rivoluzione dell’Iran Mohammad Allahdadi, i comandanti di Hezbollah Mohammed “Abu” Issa e il giovane Jihad Mughniyeh, figlio di Imad, lo storico capo militare ucciso da Israele nel […]

Egitto: donne in protesta al Cairo contro uccisione manifestante

(Agenzie). Dozzine di donne egiziane hanno protestato per le strade del Cairo in segno di protesta contro l’uccisione dell’attivista Shaimaa el-Sabbagh durante le manifestazioni della scorsa settimana. Le donne, più di 100, hanno criticato duramente la repressione della polizia egiziana, accusandola di aver causato la morte dell’attivista.  

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Siria: conclusi i negoziati a Mosca tra regime e opposizione

(Agenzie). Si è conclusa a Mosca quella che sembra essere la prima sessione di negoziati tra rappresentanti del regime di Damasco e dell’opposizione siriana, i quali hanno concordato l’organizzazione di un nuovo incontro, sebbene senza fissarne la data. Vitaly Naumkin, moderatore del dialogo, ha dichiarato che la maggior parte dei partecipanti hanno concordato su una […]

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Stop al jihadismo: sito francese contro la minaccia terrorista

Stop al jihadismo: sito francese contro la minaccia terrorista

Articolo di Silvia Di Cesare. #Stopdjihadisme : Ils te disent… di gouvernementFR Sono passate tre settimane dall’attacco terroristico al settimanale satirico Charlie Hebdo e al supermercato Kosher di Parigi. Saïd Kouachi, 34 anni, Chérif Kouachi, 32 anni e Hamyd Mourad, 18 anni, sono i colpevoli degli attentati che hanno causato la morte di 17 persone. […]

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Tatuaggi e calligrafia in un progetto del fotografo Bashar Alaeddin

Tatuaggi e calligrafia in un progetto del fotografo Bashar Alaeddin

(Baraka Bits). Bashar Alaeddin, affermato fotografo giordano, ha di recente realizzato un progetto dal titolo “Arab Ink” attraverso il quale illustra la narrativa visiva delle persone che, per diversi motivi, hanno scelto di tatuare scritte in arabo sul loro corpo: c’è chi vuole rendere omaggio alla persona amata, chi vuole raccontare una storia , chi vuole ricordare […]

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Israele e l’ipotesi di ritorsioni continue

Di Mustapha Fahasa. Asharq al-Awsaṭ (28/01/2015). Traduzione e sintesi di Lorenzo P. Salvati. Sarebbe troppo semplicistico affermare che l’operazione militare condotta da Israele contro i vertici militari di Hezbollah e della Guardia Rivoluzionaria iraniana avesse come unico scopo quello di frenare una possibile avanzate del gruppo sciita nel Golan, assecondando così le preoccupazioni securitarie dello stato […]

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Tunisia: Yassine Ayari inizia sciopero della fame

(Agenzie). Il blogger tunisino Yassine Ayari ha iniziato uno sciopero della fame nella prigione civile di Mornaguia in segno di protesta contro il divieto a lui imposto dal carcere di ricevere e spedire corrispondenza. Secondo il suo avvocato Melek Ben Amor, Ayari protesta inoltre contro il “verdetto ingiusto” emesso contro di lui. A questo proposito, la […]

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Libia: ONU approva trasferimento negoziati

(Agenzie). Le parti in conflitto partecipanti ai negoziati sulla crisi libica a Ginevra hanno concordato che le prossime sessioni di dialogo potranno tenersi in Libia. “È stato raggiunto un accordo di principio per cui la prossima sessione di negoziati verrà tenuta in Libia, a condizione che si garantiscano le circostanze adatte in termini di logistica e di […]

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Turchia: giornalista in carcere per insulti a Erdogan

Turchia: giornalista in carcere per insulti a Erdogan

(Agenzie). La giornalista turca Mine Bekiroglu è stata condannata a due anni di carcere con l’accusa di insulto al presidente Erdogan su Facebook. Lo riporta il giornale Todays Zaman. La Bekiroglu è stata incarcerata lo scorso febbraio e poi rilasciata in attesa di giudizio. “I miei post su Facebook non erano insulti”, ha dichiarato. La giornalista dovrà presentarsi in […]

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Anno nuovo, cinismo vecchio

Anno nuovo, cinismo vecchio

(di Pietro Figuera, per Utopia). Dall’alto delle nostre poltrone, sazi di tacchini e lasagne, ci siamo concessi una pausa “social” e siamo andati a curiosare tra le ultime notizie. Chi […]

Nigeria: Boko Haram tema principale al summit dell’Unione Africana

(Agenzie). Un portavoce del segretario generale delle Nazioni Unite ha riferito che Ban Ki-moon parteciperà al vertice dei capi di Stato dell’Unione Africana ad Addis Abeba, in Etiopia, e che la minaccia Boko Haram in Nigeria e la ricerca di una soluzione al problema saranno i temi principali che il segretario affronterà. Gli attacchi di Boko […]

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Io sono Charlie il siriano

Io sono Charlie il siriano

(di Dima Wannus, per Orient Net. Traduzione dall’arabo di Claudia Avolio). “Io non sono Charlie”. Io sono una siriana che vive a Beirut, come molti altri siriani, gran parte dei […]
Le prime pagine dei giornali arabi

Le prime pagine dei giornali arabi

Al-Quds al-Arabi –  quotidiano panarabo Tensione in Libano dopo l’uccisione e il ferimento di soldati israeliani in un attacco di Hezbollah Sale la tensione in Libano dopo l’attacco da parte di Hezbollah che ha portato la morte e il ferimento di soldati israeliani. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha presieduto ieri sera una riunione d’emergenza […]

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Crescita economia: le previsioni per il 2015. Marocco: più 4,2%

Crescita economia: le previsioni per il 2015. Marocco: più 4,2%

La crescita economica mondiale accelererà del 3,1% quest’anno, secondo i pronostici Coface, che ha presentato le proprie proiezioni durante la conferenza annuale sul rischio paese, lo scorso 27 gennaio a Parigi. La crescita mondiale migliora di 0,4 punti, ma le incertezze sullo stato di salute dell’economia globale sono ancora molte. “Un sentimento di grande cautela […]

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Crescita economia: le previsioni per il 2015. Marocco: più 4,2%

Crescita economia: le previsioni per il 2015. Marocco: più 4,2%

La crescita economica mondiale accelererà del 3,1% quest’anno, secondo i pronostici Coface, che ha presentato le proprie proiezioni durante la conferenza annuale sul rischio paese, lo scorso 27 gennaio a Parigi. La crescita mondiale migliora di 0,4 punti, ma le incertezze sullo stato di salute dell’economia globale sono ancora molte. “Un sentimento di grande cautela […]

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Crescita economia: le previsioni per il 2015. Marocco: più 4,2%

Crescita economia: le previsioni per il 2015. Marocco: più 4,2%

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La crescita economica mondiale accelererà del 3,1% quest’anno, secondo i pronostici Coface, che ha presentato le proprie proiezioni durante la conferenza annuale sul rischio paese, lo scorso 27 gennaio a Parigi. La crescita mondiale migliora di 0,4 punti, ma le incertezze sullo stato di salute dell’economia globale sono ancora molte. “Un sentimento di grande cautela […]

Michelle Obama senza velo in Arabia Saudita

(El País). Dopo Laura Bush e Hillary Clinton, è stata la volta di Michelle Obama. La first lady statunitense, che ha accompagnato il presidente Obama nella sua recente visita ufficiale in Arabia Saudita, ha deciso di non coprirsi la testa durante il ricevimento ufficiale a Riyad con la famiglia reale saudita. La decisione ha ricevuto non […]

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Kuwait: attivisti arrestati per critiche contro Arabia Saudita

(Agenzie). Le autorità del Kuwait hanno arrestato e trattenuto diversi attivisti online per interrogarli su dei commenti ritenuti offensivi contro il defunto re saudita Abdullah bin Abdel-Aziz, secondo quanto riferito dal Comitato Nazionale per il Monitoraggio delle Violazioni, un gruppo indipendente per i diritti umani. Da parte loro, il ministero dell’Interno non ha rilasciato alcun commento sugli arresti e […]

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Yemen: Houthi rapiscono studenti che manifestano

Yemen: Houthi rapiscono studenti che manifestano

(Agenzie). Il corrispondente di al-Arabiya ha riferito che militanti armati dei ribelli Houthi in Yemen hanno rapito alcuni studenti che manifestavano davanti all’università a Sana’a proprio contro questi militanti. Pare che gli Houthi abbiano usato manganelli contro i manifestanti che urlavano: “no al confessionalismo”.  

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Giordania: nuova minaccia Daish contro pilota giordano

(Agenzie) Daish (conosciuto in Occidente come ISIS) ha inviato, servendosi dell’ostaggio giapponese Kenji Goto, un nuovo messaggio di minaccia alla Giordania nel quale afferma che ucciderà il pilota al-Kasaesbeh se Amman non rilascia la prigioniera irachena al-Rishawi entro il tramonto di oggi. “Sono Kenji Goto. Questo è un messaggio vocale che mi hanno detto di inviarvi. Se […]

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Libia: gruppo affiliato a Daish rivendica attentato Tripoli

(Agenzie) Un gruppo libico affiliato a Daish (conosciuto in Occidente come ISIS) ha rivendicato la responsabilità dell’attentato al Corinthia Hotel di Tripoli nel quale sono morte 10 persone. Il gruppo, che si fa chiamare “Stato Islamico nella Provincia di Tripoli”, ha dichiarato di aver sferrato l’attacco per rivendicare la more di Abu Anas al-Libi, catturato dagli USA […]

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Al via la 46° edizione della Fiera del Libro del Cairo tra cultura, rinnovamento religioso e politica estera

Al via la 46° edizione della Fiera del Libro del Cairo tra cultura, rinnovamento religioso e politica estera

La 46° edizione della Fiera internazionale del Cairo è stata inaugurata ieri al Cairo a Madinat Nasr, in ritardo di una settimana per dare la possibilità che si celebrasse la ricorrenza della Rivoluzione del 25 gennaio 2011, senza dover interrompere le attività culturali. Per l’Egitto sono stati giorni dolorosi e sanguinosi, quelli precedenti a questa … Continua a leggere
Interludio afgano

Interludio afgano


Riflessioni a margine di 14 anni vissuti pericolosamente. Cosa si chiude con la fine del 2014, cosa si apre con l'avvento del 2015

Lunedi 12 gennaio, il neo presidente Ashraf Ghani ha finalmente annunciato la lista dei ministri del suo governo. Le nomine hanno ricevuto una reazione comprensibilmente tiepida visto che, l'impasse politico generato dalla condivisione dei poteri tra Ghani e Abdullah Abdullah (l'altro sfidante per la presidenza che, avendola persa, ha preteso una condivisione dei poteri e un ruolo da premier) aveva ormai superato i “cento giorni” del nuovo corso entro i quali il presidente avrebbe dovuto sia nominare la squadra, sia mostrare i primi risultati del suo programma. In base al nuovo “Cencelli” di Kabul, dei 25 ministri in carica, 13 li ha scelti Ghani (tra cui Difesa e Finanze) e 12 li ha scelti Abdullah. Sono questi ultimi, dicasteri di peso (Esteri, Interno, Economia, Sanità, Istruzione), a dimostrazione che il braccio di ferro tra i due ha finito per premiare quasi più il premier che il presidente. Va detto però che i portafogli più importanti (compresa la nomina del governatore della banca centrale) sono saldamente nelle mani di Ghani e chi controlla la cassa controlla tutto, specialmente in un periodo in cui il sostegno estero andrà scemando. I primi problemi comunque sono già arrivati: il parlamento ha contestato la previsione di budget, ossia la finanziaria del governo (alla fine approvata a fine gennaio) e ha bocciato alcuni ministri o chiesto la verifica sul rispetto delle condizioni poste dai regolamenti parlamentari per adire agli scranni: potrebbe trattarsi solod i questioni di potere ma essere anche la dimostrazione di una certa vitalità del parlamento afgano.


Al momento della sua contestazione, la previsione di bilancio diceva che Kabul dovrebbe incassare, tra tasse e dazi, 125 miliardi di afghanis mentre altri 275 miliardi dovrebbero arrivare dall'aiuto internazionale (in totale 8 mld di dollari). I media locali hanno fatto notare che l'anno scorso il governo si era prefissato un incasso di 133 miliardi ma ne aveva ottenuti solo 100. E la borsa degli aiuti stranieri si fa sempre più stretta, tanto che potrebbe strangolare la fragile economia locale. Se la stagione politica si presenta dunque densa di nubi, quella economica non ha cieli meno sgombri: è incorniciata in un futuro incerto, gravato da interrogativi sulla generosità dei donatori che la Conferenza internazionale di Londra del dicembre scorso ha solo in parte fugato pur reiterando l'impegno a non abbandonare l'Afghanistan.

Che l'economia locale vada male – in un mercato del lavoro su cui si affacciano ogni anno 400mila nuovi soggetti in cerca di occupazione - lo si evince facilmente dalla caduta libera dei prezzi sul mercato immobiliare, dove la vendita di case e terreni ha subito deprezzamenti anche del 50%, a fronte di una stagnazione nella quale le transazioni si sono fermate. Inoltre, anche grazie alla sua corsa mondiale al rialzo, il dollaro si è apprezzato di diversi punti percentuali sull'afghanis, divisa che invece in questi anni è stata molto stabile (un deprezzamento della moneta locale potrebbe però favorire le esportazioni depresse dalla sua eccessiva stabilità). Con la fine della presenza massiccia della Nato anche le commesse legate alla guerra stanno calando vertiginosamente o orientando il governo a servirsi da produttori esteri che offrono merci a costo minore. L'economia sostenuta virtualmente da una sorta di clausola di privilegio verso i produttori nazionali viene meno proprio mentre il futuro degli stipendi a militari e funzionari pubblici si va riempiendo di ritardi nei pagamenti e di incognite sulla tenuta dei salari e dell'occupazione

Secondo un rapporto dello Special Inspector General for Afghanistan Reconstruction(Sigar, l'agenzia pubblica americana che fa le pulci ai conti per la ricostruzione), Kabul non avrebbe infatti abbastanza liquidità per pagare in futuro i suoi soldati, specie quando, nel 2024, i sussidi esterni per la Difesa dovrebbero terminare. Secondo Sigar le forze armate (Ansf) sono una delle aree a maggior rischio:esercito (Ana) e polizia (Anp) sono al momento composti da 352mila uomini, un numero che la Nato ha proposto di ridurre a 228.500 entro il 2017 proprio per renderlo sostenibile. Ma anche in quel caso Kabul potrebbe non farcela. Questa forza – per quanto ridotta – viene infatti a pesare per 4,1 miliardi di dollari l'anno, cifra a cui Kabul dovrebbe contribuire con 500 milioni fino dall'anno prossimo e che, teoricamente, dal 2024 dovrebbe pagare da sola. Ma poiché nel 2013 il governo è riuscito a incassare da tasse e dazi meno della metà dell'intero budget statale (5,4 mld di dollari) il conto è presto fatto. Kabul immagina di riservare alla spesa per le forze di sicurezza il 3% del budget sperando che il suo Pil cresca e, con lui, anche questa percentuale. Ma se adesso a ripianare i conti ci pensa la comunità internazionale e non è difficile immaginare che a fondi d'aiuto sempre più ridotti, Kabul si ritroverà ad avere sempre meno liquidità per i salari di soldati e poliziotti. Sempre che non li sottragga alla spesa per i servizi o dai salari degli impiegati statali.

Se sarà dunque complesso in futuro mantenere un esercito efficiente, pagare il
Nella foto di Pajhwok, Ghani a sn e Abdullah
salario ai funzionari pubblici per garantire governance e servizi specie in presenza di un costo esorbitante del comparto militare, l'unica via d'uscita logica e pragmatica resta quella di por fine velocemente al conflitto coi talebani. Ma per quel che riguarda il processo di pace (sinora una chimera) le difficoltà sono di doppia natura: da una parte il governo non sembra fare grandi passi avanti (se non con annunci roboanti per alcuni militanti e comandanti guerriglieri che depongono le armi) anche se è difficile dire se esistano o meno negoziati segreti con la guerriglia (o una parte di essa). Dall'altra, la domanda è: quale guerriglia? Il fronte del nemico si presenta infatti estremamente frammentato e, secondo alcuni, addirittura con una aperta crisi di leadership oltreché di visione e di strategia. I talebani afgani non sono jihadisti nel senso che Al Qaeda (o lo Stato islamico, la cui presenza in Afghanistan è stata tra l'altro appena segnalata) danno a questo concetto (internazionalizzazione del jihad) ma semmai nazionalisti religiosi. Non tutti però la pensano così: alcune frange, benché minoritarie, sono jihadiste e qaediste (è il caso della Rete Haqqani, in ottime relazioni con i “cugini” pachistani del Tehrek-e-Taleban Pakistan/Ttp).

Il recente attacco alla scuola di Peshawar a dicembre in Pakistan (oltre 140 morti assassinati proprio da una fazione del Ttp) ha dimostrato come il fronte guerrigliero sia diviso da logiche, tattiche e strategie molto differenti: non solo il sito ufficiale dei talebani afgani (che farebbe capo alla cosiddetta shura di Quetta e dunque a mullah Omar, benché se ne metta in dubbio l'esistenza in vita) ha condannato l'azione prendendone le distanze, ma la stessa posizione ha preso rispetto all'azione kamikaze che, precedentemente, aveva ucciso – in Afghanistan – oltre 40 spettatori di una partita di pallavolo (azione forse attribuibile agli Haqqani). La distanza tra talebani afgani e pachistani è nota, ma sembra emergere sempre di più una frattura interna alla guerriglia afgana che finora ha sempre cercato di mostrare un volto unitario. Questo aspetto la rende più fragile ma rende anche più difficile la trattativa.


Il recente tentativo, soprattutto pachistano, di distendere i rapporti tra i due Paesi indica però un nuovo positivo elemento. Kabul ha sempre accusato Islamabad di aver chiuso entrambi gli occhi sui santuari che, nel Paese dei puri, ospitano i guerriglieri afgani (shura di Quetta e di Peshawar, Rete Haqqani) ma da qualche tempo è Kabul a chiudere gli occhi sui santuari dei talebani pachistani in territorio afgano. Solo la collaborazione tra i due governi – e non l'uso strumentale dei diversi fronti guerriglieri – può mettere fine a un fenomeno che danneggia entrambi. Una dimostrazione tangibile di questa svolta è stata la recentissima messa al bando in Pakistan della Rete Haqqani (valido aiuto per il Ttp e nemico numero 1 in Afghanistan) e di altre nove organizzazioni estremiste e terroriste. Se il buongiorno si vede dal mattino, questa è forse la notizia più rilevante del nuovo anno anche se pagata al carissimo prezzo di oltre 140 vite di giovani studenti.
Interludio afgano

Interludio afgano


Riflessioni a margine di 14 anni vissuti pericolosamente. Cosa si chiude con la fine del 2014, cosa si apre con l'avvento del 2015

Lunedi 12 gennaio, il neo presidente Ashraf Ghani ha finalmente annunciato la lista dei ministri del suo governo. Le nomine hanno ricevuto una reazione comprensibilmente tiepida visto che, l'impasse politico generato dalla condivisione dei poteri tra Ghani e Abdullah Abdullah (l'altro sfidante per la presidenza che, avendola persa, ha preteso una condivisione dei poteri e un ruolo da premier) aveva ormai superato i “cento giorni” del nuovo corso entro i quali il presidente avrebbe dovuto sia nominare la squadra, sia mostrare i primi risultati del suo programma. In base al nuovo “Cencelli” di Kabul, dei 25 ministri in carica, 13 li ha scelti Ghani (tra cui Difesa e Finanze) e 12 li ha scelti Abdullah. Sono questi ultimi, dicasteri di peso (Esteri, Interno, Economia, Sanità, Istruzione), a dimostrazione che il braccio di ferro tra i due ha finito per premiare quasi più il premier che il presidente. Va detto però che i portafogli più importanti (compresa la nomina del governatore della banca centrale) sono saldamente nelle mani di Ghani e chi controlla la cassa controlla tutto, specialmente in un periodo in cui il sostegno estero andrà scemando. I primi problemi comunque sono già arrivati: il parlamento ha contestato la previsione di budget, ossia la finanziaria del governo (alla fine approvata a fine gennaio) e ha bocciato alcuni ministri o chiesto la verifica sul rispetto delle condizioni poste dai regolamenti parlamentari per adire agli scranni: potrebbe trattarsi solod i questioni di potere ma essere anche la dimostrazione di una certa vitalità del parlamento afgano.


Al momento della sua contestazione, la previsione di bilancio diceva che Kabul dovrebbe incassare, tra tasse e dazi, 125 miliardi di afghanis mentre altri 275 miliardi dovrebbero arrivare dall'aiuto internazionale (in totale 8 mld di dollari). I media locali hanno fatto notare che l'anno scorso il governo si era prefissato un incasso di 133 miliardi ma ne aveva ottenuti solo 100. E la borsa degli aiuti stranieri si fa sempre più stretta, tanto che potrebbe strangolare la fragile economia locale. Se la stagione politica si presenta dunque densa di nubi, quella economica non ha cieli meno sgombri: è incorniciata in un futuro incerto, gravato da interrogativi sulla generosità dei donatori che la Conferenza internazionale di Londra del dicembre scorso ha solo in parte fugato pur reiterando l'impegno a non abbandonare l'Afghanistan.

Che l'economia locale vada male – in un mercato del lavoro su cui si affacciano ogni anno 400mila nuovi soggetti in cerca di occupazione - lo si evince facilmente dalla caduta libera dei prezzi sul mercato immobiliare, dove la vendita di case e terreni ha subito deprezzamenti anche del 50%, a fronte di una stagnazione nella quale le transazioni si sono fermate. Inoltre, anche grazie alla sua corsa mondiale al rialzo, il dollaro si è apprezzato di diversi punti percentuali sull'afghanis, divisa che invece in questi anni è stata molto stabile (un deprezzamento della moneta locale potrebbe però favorire le esportazioni depresse dalla sua eccessiva stabilità). Con la fine della presenza massiccia della Nato anche le commesse legate alla guerra stanno calando vertiginosamente o orientando il governo a servirsi da produttori esteri che offrono merci a costo minore. L'economia sostenuta virtualmente da una sorta di clausola di privilegio verso i produttori nazionali viene meno proprio mentre il futuro degli stipendi a militari e funzionari pubblici si va riempiendo di ritardi nei pagamenti e di incognite sulla tenuta dei salari e dell'occupazione

Secondo un rapporto dello Special Inspector General for Afghanistan Reconstruction(Sigar, l'agenzia pubblica americana che fa le pulci ai conti per la ricostruzione), Kabul non avrebbe infatti abbastanza liquidità per pagare in futuro i suoi soldati, specie quando, nel 2024, i sussidi esterni per la Difesa dovrebbero terminare. Secondo Sigar le forze armate (Ansf) sono una delle aree a maggior rischio:esercito (Ana) e polizia (Anp) sono al momento composti da 352mila uomini, un numero che la Nato ha proposto di ridurre a 228.500 entro il 2017 proprio per renderlo sostenibile. Ma anche in quel caso Kabul potrebbe non farcela. Questa forza – per quanto ridotta – viene infatti a pesare per 4,1 miliardi di dollari l'anno, cifra a cui Kabul dovrebbe contribuire con 500 milioni fino dall'anno prossimo e che, teoricamente, dal 2024 dovrebbe pagare da sola. Ma poiché nel 2013 il governo è riuscito a incassare da tasse e dazi meno della metà dell'intero budget statale (5,4 mld di dollari) il conto è presto fatto. Kabul immagina di riservare alla spesa per le forze di sicurezza il 3% del budget sperando che il suo Pil cresca e, con lui, anche questa percentuale. Ma se adesso a ripianare i conti ci pensa la comunità internazionale e non è difficile immaginare che a fondi d'aiuto sempre più ridotti, Kabul si ritroverà ad avere sempre meno liquidità per i salari di soldati e poliziotti. Sempre che non li sottragga alla spesa per i servizi o dai salari degli impiegati statali.

Se sarà dunque complesso in futuro mantenere un esercito efficiente, pagare il
Nella foto di Pajhwok, Ghani a sn e Abdullah
salario ai funzionari pubblici per garantire governance e servizi specie in presenza di un costo esorbitante del comparto militare, l'unica via d'uscita logica e pragmatica resta quella di por fine velocemente al conflitto coi talebani. Ma per quel che riguarda il processo di pace (sinora una chimera) le difficoltà sono di doppia natura: da una parte il governo non sembra fare grandi passi avanti (se non con annunci roboanti per alcuni militanti e comandanti guerriglieri che depongono le armi) anche se è difficile dire se esistano o meno negoziati segreti con la guerriglia (o una parte di essa). Dall'altra, la domanda è: quale guerriglia? Il fronte del nemico si presenta infatti estremamente frammentato e, secondo alcuni, addirittura con una aperta crisi di leadership oltreché di visione e di strategia. I talebani afgani non sono jihadisti nel senso che Al Qaeda (o lo Stato islamico, la cui presenza in Afghanistan è stata tra l'altro appena segnalata) danno a questo concetto (internazionalizzazione del jihad) ma semmai nazionalisti religiosi. Non tutti però la pensano così: alcune frange, benché minoritarie, sono jihadiste e qaediste (è il caso della Rete Haqqani, in ottime relazioni con i “cugini” pachistani del Tehrek-e-Taleban Pakistan/Ttp).

Il recente attacco alla scuola di Peshawar a dicembre in Pakistan (oltre 140 morti assassinati proprio da una fazione del Ttp) ha dimostrato come il fronte guerrigliero sia diviso da logiche, tattiche e strategie molto differenti: non solo il sito ufficiale dei talebani afgani (che farebbe capo alla cosiddetta shura di Quetta e dunque a mullah Omar, benché se ne metta in dubbio l'esistenza in vita) ha condannato l'azione prendendone le distanze, ma la stessa posizione ha preso rispetto all'azione kamikaze che, precedentemente, aveva ucciso – in Afghanistan – oltre 40 spettatori di una partita di pallavolo (azione forse attribuibile agli Haqqani). La distanza tra talebani afgani e pachistani è nota, ma sembra emergere sempre di più una frattura interna alla guerriglia afgana che finora ha sempre cercato di mostrare un volto unitario. Questo aspetto la rende più fragile ma rende anche più difficile la trattativa.


Il recente tentativo, soprattutto pachistano, di distendere i rapporti tra i due Paesi indica però un nuovo positivo elemento. Kabul ha sempre accusato Islamabad di aver chiuso entrambi gli occhi sui santuari che, nel Paese dei puri, ospitano i guerriglieri afgani (shura di Quetta e di Peshawar, Rete Haqqani) ma da qualche tempo è Kabul a chiudere gli occhi sui santuari dei talebani pachistani in territorio afgano. Solo la collaborazione tra i due governi – e non l'uso strumentale dei diversi fronti guerriglieri – può mettere fine a un fenomeno che danneggia entrambi. Una dimostrazione tangibile di questa svolta è stata la recentissima messa al bando in Pakistan della Rete Haqqani (valido aiuto per il Ttp e nemico numero 1 in Afghanistan) e di altre nove organizzazioni estremiste e terroriste. Se il buongiorno si vede dal mattino, questa è forse la notizia più rilevante del nuovo anno anche se pagata al carissimo prezzo di oltre 140 vite di giovani studenti.

La malinconia araba: parole in libertà a 4 anni dalla rivoluzione egiziana.

La malinconia araba: parole in libertà a 4 anni dalla rivoluzione egiziana.

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Fouad Roueiha

La malinconia araba*https://www.youtube.com/watch?v=umlJJFVgYVIOgni volta che ascolto questa canzone scende, inevitabile, una lacrimuccia. "O piazza, dov'eri fino ad ora?... La nostra forza sono le nostre idee e la nostra unità è la nostra arma... siamo nati nuovamente ed è nato il sogno testardo..." Un testo che spacca il cuore, lo sbriciola mentre abbiamo tutti negli occhi l'immagine di Shaimaa al Sabbagh, oggi che il movimento 6th of April Youth Movement - حركة شباب 6 إبريل è fuori legge ed a governare sono di nuovo i militari, con un pugno ben più duro di MubarakVoglio tornare con la memoria a 4 anni fà. Quando l'ondata, il risveglio, investì la Tunisia c'era già chi parlava di "effetto domino". In cuor mio lo speravo, ma la Tunisia è un piccolo paese. Quando quelli che allora si chiamavano "Venerdì della rabbia" contagiarono anche l'Egitto, il più grande dei paesi arabi, Um Al Dounia (la Madre del Mondo), beh... ora invece iniziavo a crederci. Mi ricordo piazza Tahrir colma, le notti passate a guardarla. All'epoca lavoravo ancora con l'Agenzia Amisnet ma pochi mesi prima avevo posto fine al mio programma sui paesi del Mediterraneo, per cui mi mangiavo le mani mentre mi occupavo di tutt'altro e vedevo la storia scorrere dietro lo schermo. Ricordo che in quel periodo lavoravo ancje con Muhammad Abdel-Kader alla redazione di un documentario, ci eravamo appena conosciuti ma l'emozione per i fatti egiziani ci ha avvicinati subito e parlarne con lui era un grande piacere. Era il tempo della speranza delle manifestazioni milionarie, della piazza-stato autorganizzata, con mense, ospedali da campo, servizi d'ordine, pulizie, esibizioni artistiche e laboratori... Osservavo e mi pareva un sogno. Quando Mubarak si dimise credevo che tutto fosse possibile, " al helm mush mustahil" dicono i Cairokee, "il sogno non è più impossibile". Poi è stata la volta di Piazza della Perla a Sanaa, nello Yemen, che prendeva il testimone di Tahrir. Mi ricordo che intervistai توكل كرمان Tawakkol Karman, che di lì a poco avrebbe vinto il nobel. Stavolta la vittoria fù meno netta, un cambio di facciata, ma continuavo a credere che El Pueblo Unido Jamas Serà Vencido! Contemporaneamente, ignorata dai più, c'era la rivoluzione del 14th February 2011 Revolution Day in Bahrain يوم الغضب البحريني14 فبراير, la prima repressa nel sangue. La repressione fù opera delle truppe saudite. Non diedi molta importanza a questo fatto, il Bahrain è il più povero degli Emirati, un paese da poche centinaia di migliaia di cittadini, ed onestamente non mi aspettavo che i sauditi (che certo non sono noti per l'amor di democrazia) avrebbero permesso una rivolta che avrebbe potuto ispirare le altre popolazioni del Golfo. In Marocco i venerdì della rabbia hanno indotto il re ad introdurre riforme, più che altro di facciata, e si erano bene o male spenti. In Algeria il tentativo è stato timido e represso immediatamente. I primi, grandi, nuvoli si addensarono ad oscurare la primavera con l'inizio dei moti in Libia. Gheddafi era una figura simbolo, il Caligola arabo, eccentrico e spietato. Un dittatore che scrive il Libretto Verde con una terza via tra socialismo e capitalismo, che si proclama non capo di Stato, ma comandante della rivoluzione e si erge a simbolo della rivalsa anticoloniale e della resistenza anti-americana (salvo poi accordarsi sul caso Lockerby). Gheddafi era un despota, ma la popolazione numericamente modesta e le ingenti risorse gli consentivano di contenere il malcontento. Quando l'equilibrio si è rotto ha reagito con veemenza, come una belva feroce ferita "disinfesterò il paese metro per metro, casa per casa, palmo a palmo" tuonava minaccioso dagli schermi. La repressione è durissima, ma Al Jazeera, che aveva coperto accuratamente la rivoluzione egiziana, si rende protagonista della diffusione di alcune bufale... Un segnale della direzione che le TV panarabe avevano imboccato. Dai social network i libici cominciano a chiedere l'intervento internazionale ed io vado in palla: questo cozza con tutte le mie convinzioni, com'è possibile? Li contatto, provo a chiedergli "Ma cosa vi salta in mente di chiedere di essere bombardati? Non avete visto l'Iraq? Credete che intervengano per i vostri diritti, senza chiedervi nulla in cambio?" Loro mi dicevano che qualunque cosa era comunque meglio di Gheddafi... anche l'amico Farid Adly, giornalista che spesso ha scritto su il manifesto, si schiera per l'intervento ed io chedo a lui di aiutarmi a capire. Farid subisce l'ostracismo del Manifesto e buona parte della sinistra pacifista e dei miei compagni storici sono schierati contro l'intervento e nessuno sembra interessato al parere dei libici. A questo punto si consuma una spaccatura di cui avevo avuto sentore già quando i pacifisti, di cui mi sentivo parte, si opposero alla missione Unifil 2 (Libano, 2006) che in realtà consentì di arrivare ad una situazione di pace o quantomeno di stallo. Ero perplesso, ma fù solo un episodio. Sulla Libia è venuto fuori un modo completamente differente di pensare: da una parte c'era chi analizzava la situazione con schemi e preconcetti datati, con le lenti della geopolitica e degli interessi delle potenze regionali ed internazionali e delle risorse. Dall'altro c'era chi cercava di capire le ragioni della rivolta e delle successive prese di posizione dei movimenti libici... io ero tra questi ultimi, pur non approvando l'intervento NATO. Il 27 Febbraio Caligola muore, oltraggiato ed umiliato. Una vittoria amara pensai, mentre mi auguravo che la Libia presto sarebbe diventata un altra democrazia (davo per scontato che Egitto e Tunisia fossero democrazie in fieri).Poi venne il turno della Siria. Non credevo sarebbe arrivato, non osavo sperarlo. La mia compagna era incinta, io avevo decisio (e volevo convincere la mia compagna) che se fosse nata femmina l'avremmo chiamata Intifada. Tra il Marzo del 2011 e l'estate del 2012 il popolo siriano ha offerto al mondo una lezione di spirito rivoluzionario, di voglia di libertà e dignità. Nonostante la repressione, iniziata subito, camminavo tre metri, anzi sei metri sopra il cielo. Avevo anche pensato di scrivere un articolo di fantapolitica, datato 2021, in cui celebravo la firma della costituzione federale dell' Unione delle Repubbliche Arabe. Avevo immaginato anche i dettagli di quell'articolo. "Dopo anni, la lotta dei popoli arabi per la liberazione ha portato alla scrittura di una carta avanzatissima dei diritti umani, che rinnova il senso dei diritti civili, di quelli politici e di quelli economici, ristabilendo il primato della politica e della sovranità popolare sull'economia. In questo storico giorno i legittimi rappresentanti dei popoli arabi, inclusi i rappresentanti delle minoranze amazigh, curde etc..., firmano una costituzione fatta di principi generalissimi, equivalenti alla prima parte della costituzione italilana, e che demanda la sovranità e le legislazioni specifiche alle comunità locali..." Quasi tutta la sinistra italiana parlava di complotti, mentre gli amici di una vita mi assicuravano che erano movimenti spontanei. Tutto o quasi il movimento pacifista era con Assad o al massimo era silente, buona parte dei filopalestinesi, i centri sociali... mi sentivo un emarginato nell'ambiente sociale in cui fino a quel momento mi sentivo più a mio agio e continuavo a chiedermi perchè. Perchè gli stessi che si affidavano a me per essere informati sulla Palestina (che non ho mai avuto il piacere di visitare) o magari per un punto di vista, non solo non mi chiedevano nulla del mio paese, anzi non mi credevano ed alle mie spiegazioni opponevano le loro teorie senza avere alcun argomento al di là di illazioni, basandosi su "opinion leader" storici, sulla posizione del Fronte Popolare Palestinese o di comunisti vecchia, vecchissima maniera.... Pretendevano di spiegarmi la situazione. La spaccatura tra analisti geopolitici ancora immersi nella guerra fredda e persone interessate alla volontà dei popoli prima che agli interessi deglil stati si fece, per me, nettissima e definitiva.Mio figlio si chiama Damiano, naque a maggio di quel 2011, la rivoluzione siriana era ancora una splendida speranza, una stella nel buio di 50 anni di regime, credevamo che di lì a poco avremmo vinto, ne eravamo certi. Oggi invece risento i Cairokee e piango, poi ascolto questa versione di "Ya ma ahla al hurrya" e la lacrimuccia diventano lacrimonihttps://www.youtube.com/watch?v=iqc8XAo-TDAStavolta è una canzone siriana che parla di scioperi, libertà, non vioelnza "bil tanajer wa alsuhun, rah an shilu li al majnoun" "battendo pentole e piatti, toglieremo di mezzo il pazzo"... "abbassi la serranda del negozio ed apri un portone all'ingresso della libertà". Un sogno lontanissimo, che oggi sembra fantascienza mentre mi dibatto tra articoli, programmi radiofonici e filmati per capire chi sono i "buoni" e chi i "cattivi" e scoprire che sono quasi tutti un po' l'uno e un po' l'altro, per capire cosa è rimasto del paese, dove ci sono edifici e dove solo macerie, dove c'è speranza e dove disperazione, dove c'è vittoria e dove c'è la resa. Mi sento come quell'uomo che abbraccia Shaimaa al Sabbagh, dal volto stravolto mentre la vede morire, con il sangue che gli cola addosso, impotente e disperato di fronte all'enormità ed irreversibilità di quel che sta avvenendo. Ed il popolo siriano mi ricorda sempre più l'uccellino cantato da Marcel Khalife e Oumaima https://www.youtube.com/watch?v=mxtHCZeqPFo Poi mi capita di parlare con quegli attivisti siriani che sono ancora nel paese, che non sono nè morti, nè arrestati, nè scappati ed allora qualcosa mi si riaccende in petto. Un fuoco, una speranza. Torno a casa ed ascolto la versione originale di Ya mahla al Hurrya, quella che rende omaggio a tutte le province siriane, quella che ho avuto l'onore di cantare a squarciagola una volta insieme a quegli attivisti che per qualche giorno erano fuori dal paese e che sarebbero tornati il giorno dopo... in quelle poche ore abbiamo festeggiato e per un attimo mi sono sentito uno di loro, qualcosa di indescrivibile https://www.youtube.com/watch?v=S89W9b3qPsATutti, tutti, dal più giovane al più esperto, quello ferito, quello che butta giù 30 antidolorifici al giorno per le torture subite, quello che a 20 anni vorrebbe ballare ma coi tendini rotti al primo salto si blocca, quello che ha visto morire i suoi cari, quello che oggi vive nell'incubo di IS, tutti dicono che quel 2011/2012 è stato il momento più bello delle loro vite.*riflessioni in occasione del 25 Gennaio, 4° anniversario della grande rivoluzione egiziana... sono un po' in ritardo, ma non ho dei grandi riflessi Continua a leggere
Quando muore un criminale, bisogna per forza andare al funerale?

Quando muore un criminale, bisogna per forza andare al funerale?

« Re Abdullah con Dick Cheney e  George H.W. Bush, Agosto 2005 »  photo by David Bohrer - Wikimedia

« Re Abdullah con Dick Cheney e George H.W. Bush, Agosto 2005 » photo by David Bohrer - Wikimedia

Non auguro mai la morte a qualcuno. chiunque sia. Credo anche sia auspicabile dare rispetto ai morti qualche siano stati i loro meriti e le loro colpe in vita. Ma detto questo. Se domani uno dei tanti boss della mafia muore in carcere o in latitanza, dobbiamo tutti andare a camminare dietro la bara piangendo e dicendo a chi ci vuole ascoltare che quello steso davanti era una brava persona? Credo proprio di no. E invece è quello a cui abbiamo assitito a livello planetario nei giorni scorsi.

 

In questi giorni è morto il re dell'Arabia Saudita, Abdallah ben Abdelaziz al-Saud. Membro della dinastia al-Saud, figlio di re Abdelaziz Ibn Saud, il fondatore, grazie ai servizi britannici, dell'Arabia Saudita, stato inventato di sana pianta mettendo insieme due province dell'ex impero ottomano, il Najd e il Hejaz, per servire i piani di divisione del mondo dei maggiori imperi coloniali di allora (e anche di adesso).
È stato il principe ereditario e regnante de facto dal 1995 al 2005 a causa dello stato di salute dell'allora re Fahd, il suo fratellastro, per salire poi ufficialmente sul trono all'età di 71 anni dopo la morte di quest'ultimo. Con un patrimonio personale stimato in 18,5 miliardi dollari è classificato nella 3° posizione dei re più ricchi. Ma è sicuramente alla testa di un clan di circa 25000 persone che insieme controllano la più grossa fortuna del mondo.
Un clan che gestisce il paese come una proprietà privata. In effetti l'Arabia Saudita è l'unico paese al mondo che porta ufficialmente il nome di una famiglia. Questo clan scelto dagli inglesi perché legati ad una rigida tradizione conservatrice e ad una lettura ottusa dei dettami dell'islam: il Wahhabismo, che è un movimento politico-religioso fondato nel XVIII secolo da Muhammad ibn Abd al-Wahhab sulla base di una visione puritana e rigorista della tradizione musulmana che va contro la maggior parte delle altre dottrine dell'Islam e sopratutto va contro ogni forma di religiosità popolare e nello stesso contro ogni pensiero razionale o innovazione. L'ideale quando si vuole mantenere un popolo arretrato e ignorante. Non a caso gli inglesi misero da parte le grandi famiglie del Hejaz che stavano cercando di andare verso forme di modernizzazione della loro società per scegliere i beduini del deserto del Hejaz e tra questi la famiglia più conservatrice e più arretrata di tutte.

Bisogna pur dire che in un clan così vasto e così ricco qualcuno di intelligente e di aperto c'è stato e ci sono stati anche timidi tentativi di cambio di direzione ma che sono stati repressi anche con la morte, quando era necessario per mantenere la linea dura.

Da quando è al potere, il clan ha mantenuto il paese sotto una cappa di piombo. La loro polizia religiosa gira in continuazione per far rispettare gli spietati dettami della loro pseudo morale religiosa, che obbliga le classi inferiori a vivere in un inferno dove ogni espressione di amore o di sessualità è repressa quando poi loro vanno in giro per il mondo a spendere i loro miliardi in divertimento, alcool, droghe, sesso, gioco d'azzardo e altri vizi.

Nel paese più ricco del pianeta le differenze sociali sono estreme. Nessuno muore di fame ma le classi più povere sono giusto giusto al livello della sopravvivenza. Persistono varie forme di schiavitù di fatto e gli immigrati in modo particolare sono trattati come pura merce che si usa e poi si butta via, senza nessun diritto, nessun rispetto. Le donne sono recluse. Non possono uscire liberamente, non possono guidare, non possono intrattenere rapporti sociali con maschi estranei alla propria famiglia. Chi esce dalle regole imposte dal regime, viene frustato nel migliore dei casi, nel peggiore può essere decapitato o lapidato pubblicamente.

È il caso, ad esempio del blogger 31enne, Raif Badawi, condannato a 10 anni di carcere, a pagare una multa di 270 mila dollari, e in più a 1000 frustate (che in queste settimana le vengono somministrate al ritmo di 50 frustate ogni venerdì pomeriggio dopo la preghiera di mezzogiorno) tutto questo per aver osato criticare il regime sul suo blog.

In questi casi il silenzio dei milioni di "#jesuischarlie" diventa assordante come una cannonata. Dove sono le fiaccolate, dove sono le interrogazioni parlamentari, le prese di posizione delle istituzioni, i ritratti srotolati lungo la facciata dei comuni, come è stato giustamente il caso quando era il regime iraniano o sudanese a condannare qualcuno o qualcuna? Dove sono questi innamorati della democrazia e della libertà di espressione?

Ma peggio di quello che fa la famiglia Ibn Saud in Arabia c'è solo quello che fanno in giro per il mondo, da mezzo secolo in qua. Miliardi spesi per diffondere la loro ideologia arretrata, le loro idee storte della vita e della società. Tonnellate di libri, cassette video, dvd, cd, cassette audio distribuite gratuitamente attraverso il mondo. Scuole aperte in molti paesi poveri, nei quartieri più disagiati, in Asia e in Africa. Borse studio per i migliori di queste scuole nelle università del regno, per produrre sempre più imam oscurantisti e moltiplicatori delle loro idee malate. Ecco come in luoghi in cui 20 anni fa ancora molte donne di famiglie musulmane continuavano ad andare a seno nudo come tutte le altre, oggi sono arrivati i burqa ed è arrivato il Boko Haram!

Ma oltre la diffusione della sola cultura dell'integralismo, il regno saudita e i suoi vicini degli emirati del golfo hanno creato e finanziato migliaia di gruppi armati di fanatici in giro per il mondo, sfruttando il malessere vero di popolazioni oppresse per spingerli verso una radicalizzazione non in nome della loro oppressione ma in nome della loro diversità religiosa: dalla Cecenia alla Bosnia, dalle Filippine allo Xinjiang; dall'Algeria alla Nigeria.

 

Tutto questo però non viene mai nominato quando si parla di scontro di civiltà, di guerra al terrore. Il presidente François Hollande, una settimana dopo la marcia pseudo-repubblicana di Parigi, ha reso omaggio al re Abdullah salutando "la memoria di un uomo di Stato il cui lavoro ha profondamente segnato la storia del suo paese e la cui visione di una pace giusta e duratura in Medio Oriente resta più valida che mai." Visione di una pace giusta e duratura!!!

Perché si fa la guerra al terrore ma nello stesso tempo si va a braccetto con i capi terroristi? Perché si entra nello scontro di civiltà per difendere la libertà e si è nello stesso tempo alleati strategici del principale sponsor dell'oscurantismo di cui è accusato l'altro campo?

Molti dicono che dopo tutto, l'Arabia è un paese sovrano e ha il diritto di avere una propria politica estera. Anche diversa da quella dei suoi alleati. Ma la verità è che le monarchie del golfo possono permettersi di avere le politiche che hanno perché hanno le spalle coperte. Ci ricordiamo tutti di come Saddam Hussein impiegò 24 ore per ridurre in polvere l'esercito del Kuwait. Se non fu per l'intervento di molte nazioni saggiamente allineate dietro ai padroni del mondo post guerra fredda, il Koweit oggi non esisterebbe più e sarebbe semplicemente una delle province della repubblica (dittatoriale sì, ma) laica irachena. É per la fine che fece Saddam che oggi l'Arabia Saudita e il minuscolo Qatar possono permettersi di entrare a mettere mani nella politica interna della Libia, della Tunisia, dell'Egitto, dello Yemen e soprattutto della Siria. È perché hanno le spalle coperte dalla pesante presenza militare della Nato e di Israele nella regione che i paesi del golfo, in testa l'Arabia saudita possono pesare con l'iniezione di soldi, armi e mercenari, nelle politiche interne di vari paesi del mondo. Non c'entra niente la sovranità. C'entra un piano comune di gestione della regione e del mondo. Una gestione sotto il segno degli affari sporchi e della guerra infinita, fine a se stessa. Semplicemente perché i signori della guerra da una parte e l'altra ne traggono ampiamente beneficio. Perché le famiglie ricche alla testa di più della metà delle risorse di questo pianeta non hanno né nazionalità, né colore, né religione, e quando uccidono (o fanno uccidere da un terrorista o da un soldato) non è per religione, non è per civiltà, e l'unico valore che difendono è quello dei loro conti nei paradisi fiscali.

 

E allora io dico che il rispetto lo dobbiamo a ogni morte, ricco o povero, sultano o figlio del ghetto. Ma nessuno mi venga a cantare le lodi del criminale morto. Perché chi va a piangere al funerale di un criminale, chi ne canta le lodi sono solo i suoi compari: i criminali!

Egitto: poetessa rischia 3 anni di carcere per offesa all’Islam

(Assafir). La poetessa egiziana Fatima Naoot rischia una condanna a 3 anni di carcere per vilipendio all’Islam. L’accusa è stata fatta in seguito a una frase pubblicata sulla sua pagina Facebook in cui la poetessa descriveva come un incubo il sogno di Abramo in cui, secondo la fede islamica, Dio gli chiese di sacrificare il proprio […]

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L’opposizione siriana tra il Cairo e Mosca

Di Mustapha Tossa. Atlas Info (28/01/2015). Traduzione e sintesi di Chiara Cartia. I riflettori del Cairo non hanno fatto in tempo a spegnersi sull’opposizione siriana che si sono accesi quelli di Mosca. Quest’opposizione continua a fare la spola tra le capitali del mondo che credono di poter risolvere la crisi. Da Istanbul, passando per Ginevra, il Cairo […]

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Libano: Hezbollah manda messaggio a Israele

(Naharnet).  Hezbollah ha inviato un messaggio per mano delle forze di interposizione dell’Onu dichiarando di non essere interessato in un’ulteriore escalation delle violenze tra Libano e Israele. Nel messaggio trasmesso attraverso il Generale Maggiore dell’Unifil Luciano Portolano si legge che per Hezbollah l’agguato al convoglio israeliano era un “occhio per occhio”, una vendetta per quanto accaduto […]

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Libano: riunione di emergenza del Consiglio di Sicurezza

(Naharnet). Il Consiglio di sicurezza dell’Onu si è riunito per discutere del divampare degli scontri tra esercito israeliano e Hezbollah ai confini tra Libano e Israele. La riunione è stata richiesta dalla Francia, dopo lo scambio di fuoco tra Israele e Hezbollah che ha portato alla morte di un soldato spagnolo dell’Unifil (Forza di Interposizione in […]

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Israele: Netanyahu convoca capi sicurezza

Israele: Netanyahu convoca capi sicurezza

(Agenzie). Dopo l’attacco di Hezbollah al sud del Libano in cui sono morti due soldati israeliani, Netanyahu ha deciso di convocare i capi della sicurezza israeliani per decidere il da farsi e le possibili mosse da attuare. “Chi è responsabile dell’attacco di oggi, la pagherà”. Gli USA hanno condannato questo atto di violenza di Hezbollah.

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Giordania: leader salafita si appella a Daish per liberazione pilota

Giordania: leader salafita si appella a Daish per liberazione pilota

(Al-Ghad). Il leader salafita giordano Abu Sayyaf si è appellato a Daish (noto in Occidente come ISIS) affinché accolga la proposta delle autorità giordane che hanno promesso la liberazione della terrorista Al-Rishawi, in cambio del rilascio del pilota giordano Muath al-Kasaesbeh da settimane nelle mani dei jihadisti. Sajida al Rishawi faceva parte di un commando di terroristi che […]

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YPG: La sconfitta a Kobanê è l’inizio della fine per ISIS

YPG: La sconfitta a Kobanê è l’inizio della fine per ISIS

Il Comando Generale YPG ringrazia tutto il popolo curdo, i peshmerga, le forze Burkan Al Firat e l’Esercito Siriano Libero che li hanno sostenuti in questa battaglia. Venerdì 30 gennaio, a Roma, festa per la liberazione di Kobane. Il Comando Generale YPG ha rilasciato una dichiarazione sulla scia della vittoria raggiunta a Kobanê dopo 133 giorni […]

Libano: reazioni contrastanti riguardo operazione Hezbollah

The Daily Star Lebanon. L’operazione di Hezbollah contro il convoglio militare israeliano ha suscitato reazioni contrastanti, dalla condanna all’approvazione, e non solo tra i politici libanesi. Il presidente del parlamento libanese Nabih Berri ha indetto subito consultazioni per contenere gli scontri armati. Il parlamentare Walid Jumblatt ha invitato ad prendere “precauzioni” per affrontare una possibile aggressione israeliana contro […]

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Il significato dell’attentato a Tripoli per la Libia

Il significato dell’attentato a Tripoli per la Libia

Di Mohamed Eljahr. Foreign Policy (27/01/2015). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo. Un gruppo di quattro uomini armati ha attaccato un hotel a Tripoli, capitale della Libia. Diversi media riportano che almeno 5 stranieri e 3 guardie locali sono rimasti uccisi. Gli attentatori hanno fatto esplodere due autobombe all’esterno prima di entrare nell’edificio. Si dice che uno […]

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Pallavolo maschile: sì per le donne straniere, no per le iraniane

(Agenzie) In vista dello svolgimento del Campionato Asiatico di Pallavolo Maschile, l’Iran ha concesso che le donne straniere potranno assistere alle partite, ma senza sollevare il divieto per le donne iraniane. Per lo scopo, verrà creata una sezione separata all’interno dello stadio di Teheran. In Iran, la legge islamica vieta alle donne di assistere a eventi […]

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Autori, libri, editori ed eventi italiani alla Fiera internazionale del Libro del Cairo

Autori, libri, editori ed eventi italiani alla Fiera internazionale del Libro del Cairo

Sono un po’ in ritardo sulla tabella di marcia quindi della Fiera del Libro del Cairo vi parlo domani, mentre oggi vi faccio leggere il programma di eventi organizzato dall’Istituto italiano di Cultura del Cairo così come riportato sulla loro pagina Facebook. Anche quest’anno l’Italia partecipa alla Fiera Internazionale del libro del Cairo, la piu’ … Continua a leggere

Bahrein: al via il processo di Ali Salman

(Agenzie) Jalila al-Sayed, avvocatessa di difesa del capo del gruppo di opposizione sciita in Bahrein Ali Salman, ha riferito che il suo cliente ha negato tutte le accuse a lui rivolte in occasione della prima udienza del processo che lo vede protagonista. La Sayed ha inoltre riferito che Salman resterà in stato di detenzione fino alla prossima […]

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Giordania pronta a rilasciare al-Rishawi in cambio di pilota giordano

(Agenzie) Mohammad al-Momani, portavoce del governo giordano, ha dichiarato che il Paese è disposto a rilasciare la potenziale attentatrice irachena Sajida al-Rishawi in cambio del rilascio del pilota giordano Muath al-Kasaesbeh rapito settimane fa da Daish (conosciuto in Occidente come ISIS). “La Giordania è pronta a rilasciare al prigioniera se il pilota giordano verrà risparmiato e liberato”, ha […]

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“The Sea is Behind” di Hicham Lasri selezionato al Festival di Berlino

Al Huffington Post Maghreb. “The Sea is Behind” (in arabo “Al-bahr min ouaraikoum”), terzo lungometraggio del regista e sceneggiatore marocchino Hicham Lasri, è stato selezionato al prossimo Festival del Cinema di Berlino, che si svolgerà dal 5 al 13 febbraio prossimi. Travestimenti, follia e inganni: come anche “The End” e “C’est eux les chiens”, l’ultimo film di Lasri esce […]

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Libano: presidenziali rinviate al 18 febbraio

(Agenzie) Il presidente del parlamento libanese, Nabih Berri, ha rinviato la sessione di elezioni presidenziali al prossimo 18 febbraio, dopo il fallimento del diciottesimo tentativo di eleggere un nuovo capo di Stato. Parlamentari della Coalizione 8 Marzo, guida da Hezbollah, hanno boicottato l’ultima sessione, causando così il mancato raggiungimento del quorum. Il Libano è senza presidente […]

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Libano: scontri a fuoco al confine con Israele (update)

(Agenzie) Scontri a fuoco si stanno verificando sul confine tra Israele e il Libano meridionale. Militanti Hezbollah hanno colpito un convoglio dell’esercito israeliano nella zona agricola delle fattorie di Shebaa. Israele ha risposto con il lancio di colpi di mortaio nei dintorni di Kfar Shuba. Secondo il canale Al-Jazeera sono quattro i morti accertati tra le fila israeliane. Hezbollah ha in seguito […]

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Corviale ai tropici. Cartolina da Sri Lanka

Corviale ai tropici. Cartolina da Sri Lanka

Prima di lasciare Sri Lanka alla volta dell'India e dopo aver verificato che i traghetti dall'isola di
Mannar per la terraferma non sono ancora stati ripristinati, si sceglie la cittadina più vicina all'aeroporto che è per forza di cose la città di Negombo, praticamente attaccata allo scalo internazionale a una trentina di chilometri a Nord della capitale. Ovviamente non siamo sorpresi che si tratti di una località turistica dal momento che non è nemmeno necessario passare da Colombo per raggiungerla se si viene dall'Europa.

Negombo è una cittadina sul mare con una bella laguna, canali scavati dagli olandesi e dominata da quel che resta del vecchio forte che la Voc, la compagnia delle Indie, aveva strappato ai portoghesi, primi europei a dominare la perla dell'Oceano indiano. Poi però la cittadina è andata sviluppandosi turisticamente soprattutto lungo una strada in riva alla spiaggia costellata di piccoli alloggetti che si fanno via via più grandi sino a diventare degli ecomostri. La foto a fianco indica una sorta di "Corviale beach" che, rispetto alla mostruosità architettonica della capitale italiana, consta solo di circa 500 metri in meno rispetto al chilometro di Corviale. Ma l'impatto è del tutto simile. L'opera è in costruzione ma, viene da chiedersi: chi sarà mai tanto pazzo da fare le vacanze a Corviale? Pubblico di seguito alcune brutture alberghiere e invece alcuni scorci piacevoli di Negombo, sempre a proposito dei guasti del turismo. La differenza tra portare soldi e portare ...sviluppo.*







* Non sono un fotografo, dunque prendete queste immagini come pura documentazione
Corviale ai tropici. Cartolina da Sri Lanka

Corviale ai tropici. Cartolina da Sri Lanka

Prima di lasciare Sri Lanka alla volta dell'India e dopo aver verificato che i traghetti dall'isola di
Mannar per la terraferma non sono ancora stati ripristinati, si sceglie la cittadina più vicina all'aeroporto che è per forza di cose la città di Negombo, praticamente attaccata allo scalo internazionale a una trentina di chilometri a Nord della capitale. Ovviamente non siamo sorpresi che si tratti di una località turistica dal momento che non è nemmeno necessario passare da Colombo per raggiungerla se si viene dall'Europa.

Negombo è una cittadina sul mare con una bella laguna, canali scavati dagli olandesi e dominata da quel che resta del vecchio forte che la Voc, la compagnia delle Indie, aveva strappato ai portoghesi, primi europei a dominare la perla dell'Oceano indiano. Poi però la cittadina è andata sviluppandosi turisticamente soprattutto lungo una strada in riva alla spiaggia costellata di piccoli alloggetti che si fanno via via più grandi sino a diventare degli ecomostri. La foto a fianco indica una sorta di "Corviale beach" che, rispetto alla mostruosità architettonica della capitale italiana, consta solo di circa 500 metri in meno rispetto al chilometro di Corviale. Ma l'impatto è del tutto simile. L'opera è in costruzione ma, viene da chiedersi: chi sarà mai tanto pazzo da fare le vacanze a Corviale? Pubblico di seguito alcune brutture alberghiere e invece alcuni scorci piacevoli di Negombo, sempre a proposito dei guasti del turismo. La differenza tra portare soldi e portare ...sviluppo.*







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Obama a Riyad: dare il buon esempio

Obama a Riyad: dare il buon esempio

Editoriale. The Daily Star Lebanon (28/01/2014). Traduzione e sintesi di Viviana Schiavo. Alcuni media internazionali hanno parlato ieri della delegazione dei “pezzi grossi” che il presidente Barack Obama ha portato con sé in Arabia Saudita, dove ha porto le sue condoglianze per la morte del re Abdullah bin Abdel-Aziz. Ma la sfiducia e il disagio […]

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Siria: incontro a Mosca tra opposizione e regime siriano

(Al-Bawaba). L’opposizione siriana e i delegati del regime di Bashar al-Assad hanno iniziato oggi i colloqui a Mosca.  I 32 membri dei gruppi di opposizione tollerati dal regime,  e i 6 membri della delegazione governativa guidata dall’ambasciatore siriano alle Nazioni Unite, si sono incontrati questa mattina nella sede del ministero degli Esteri russo. Il ministro degli […]

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Iraq firma accordo con la Shell

(Agenzie) La Shell ha firmato un accordo con l’Iraq del valore di 11 miliardi di dollari per la costruzione di un impianto petrolchimico nel terminal petrolifero di Basra, secondo quanto riportato dal ministro dell’Industria Nasser al-Esawi. Un portavoce della Shell ha riferito che il governo iracheno aveva autorizzato il progetto lo scorso 13 gennaio. Il nuovo complesso, […]

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Le prime pagine dei giornali arabi

Le prime pagine dei giornali arabi

Al-Quds al-Arabi – quotidiano panarabo Nove persone, tra cui 5 stranieri, sono morte in attacco rivendicato da Daish a Tripoli Fonti libiche hanno dichiarato che almeno 9 persone tra cui 5 stranieri sono stati uccisi in un attacco delle milizie di Daish all’Hotel Corinthia, nel centro della capitale Tripoli. Prima dell’attacco un’autobomba era scoppiata davanti […]

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La continuità resta l’elemento chiave dell’economia saudita

Di Orlando Crowcroft. The National.ae (25/01/2015). Traduzione e sintesi di Valentina Pelosi. Il cambiamento richiede tempo e quando la storia tirerà le somme sull’operato di re Abdullah bin Abdel-Aziz lo farà probabilmente tenendo a mente questo detto. Molto si è parlato del ruolo di prudente riformatore di re Abdullah in seguito alla sua morte avvenuta venerdì […]

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Siria: jet iraniani colpiscono postazione siriana nel Golan

(Agenzie) Dei jet israeliani hanno colpito postazioni di artiglieria dell’esercito siriano nelle Alture del Golan. Gli attacchi arrivano un giorno dopo il lancio di missili da territorio siriano nella regione, ai quale l’esercito israeliano ha riposto aprendo il fuoco. Secondo il ministro degli Interni israeliano, Moshe Yaalon, gli attacchi aerei su bersagli in zone controllate dal regime […]

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Nessuno può prevedere come evolverà il dramma dello Yemen

Di Mohammad al-Rumaihi. Gulf News (24/01/2015). Traduzione e sintesi di Cristina Gulfi. Sono sempre i vincitori a scrivere la storia, eppure quello che sta succedendo in Yemen insegna il contrario: si può vincere, ma non scrivere l’ultimo capitolo. La sera di mercoledì scorso, Abdel Malek al-Houthi, auto-nominatosi capo delle milizie Houthi, precedentemente basate nel nord […]

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Yemen: leader Houthi vuole “trasferimento pacifico di potere”

(Agenzie) Il leader degli Houthi, Abdel Malek al-Houthi, ha dichiarato in un discorso televisivo che il suo gruppo vuole un trasferimento di potere pacifico. Il commento conciliatorio arriva meno di un’ora dopo il rilascio del capo del gabinetto yemenita Ahmed Awad bin Mubarak. Tutte le parti politiche in Yemen, compresi gli Houthi, stanno cercando di trovare un accordo dopo […]

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Arabia Saudita:  energia, petrolio e stabilità regionale temi dell’incontro Obama-Salman

Arabia Saudita: energia, petrolio e stabilità regionale temi dell’incontro Obama-Salman

 (Al-Eqtisad). Obama e il re saudita Salman si sono incontrati quest’oggi a Ryad. Durante l’incontro i due leader mondiali  “hanno parlato brevemente di energia e della stabilità del mercato del petrolio, senza però discutere degli attuali prezzi del petrolio” ha dichiarato un funzionario dell’amministrazione del presidente Obama. Oltre all’economia, il Re e il Presidente americano […]

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L’agenda dell’incontro tra re Salman e il presidente Obama

L’agenda dell’incontro tra re Salman e il presidente Obama

Di Nasr al-Majali. Elaph (27/01/2015). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo. Secondo diversi osservatori, la visita del presidente statunitense Barack Obama per rendere omaggio al defunto re saudita Abdullah Abdel-Aziz costituisce piuttosto il primo vertice bilaterale con il nuovo monarca saudita Salman. Di fatti, la visita del presidente americano in Arabia Saudita, alleato strategico degli USA […]

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Tunisia: aperte nuove consultazioni sui componenti del governo

(Agenzie) Nuove consultazioni sulla composizione del nuovo governo sono state aperte dopo che l formazione proposta la scorsa settimana dal primo ministro tunisino designato Habib Essid ha incontrato il ‘no’ di Ennahda, del Fronte Popolare e di Afaq Tounes, che hanno dichiarato che non avrebbero dato la fiducia al governo proposto. Essid dovrà dunque presentare una nuova […]

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Yemen: liberato il capo del gabinetto Ahmed Awad bin Mubarak

(Agenzie). É stata confermata la liberazione del capo del gabinetto yemenita Ahmed Awad bin Mubarak. Mubarak era stato rapito dalle forze dei ribelli sciiti Houthi durante la presa della capitale che ha portato al colpo di stato dei giorni passati. Il rilascio del politico potrebbe rappresentare il primo passo verso la riconciliazione nel Paese.

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Libia:11 persone morte nell’attentato, tra loro 5 stranieri

(Agenzie). Un funzionario della sicurezza libico ha dichiarato che sono 11 le persone morte nell’attacco all’hotel Corinthia nel centro della capitale Tripoli, fra loro ci sarebbero anche 5 stranieri. La televisione locale ha riferito che il primo ministro del governo di Tripoli e tre cittadini stranieri sono stati fatti evacuare dalla struttura alberghiera spesso utilizzata dagli alti funzionari […]

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Nuovo messaggio Daish su ostaggi giapponese e giordano

(Agenzie) Un nuovo messaggio online sarebbe stato diffuso da Daish (conosciuto in Occidente come ISIS) nel quale il gruppo avverte che l’ostaggio giapponese e il pilota giordano, rapito settimane fa, hanno meno di “24 ore di vita”. Il messaggio chiede inoltre il rilascio di Sajida al-Rishawi, una donna irachena condannata a morte in Giordania per il […]

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Marocco: ministro esteri italiano Gentiloni in visita a Rabat

(Map). Il ministro degli esteri marocchino Salaheddine Mezouar ha incontrato a Rabat  il suo omologo italiano, Paolo Gentiloni, per discutere dei rapporti bilaterali tra i due paesi. “Questo incontro ci ha fornito l’occasione di rinforzare e diversificare le relazioni tra i due paesi. Le relazioni tra Italia e Marocco sono da sempre state relazioni di amicizia, comprensione […]

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Una lacrima nell’Oceano Indiano

Una lacrima nell’Oceano Indiano

Cosa resta nello Sri Lanka della visita pastorale di papa Francesco, primo papa metter piede in terra tamil dove per trent'anni si è combattuta una guerra feroce. Luci e ombre della Chiesa cattolica in un Paese in rapida evoluzione. Diario da Taprobane


Sri Lanka è un Paese che ha facce diverse, come quella del minorenne nelle cucine della guest house, e cento nomi: i latini la dicevano Taprobane e i musulmani Serendib. I portoghesi la chiamarono Ceilão, Ceylan gli olandesi, Ceylon gli amministratori di sua Maestà britannica che ne fecero la capitale mondiale del tè. C'è chi la chiama la lacrima dell'India per quella forma a goccia come staccatasi dal subcontinente. Ma Sri Lanka non è India e, paradossalmente – forse per quelle sue influenze olandesi e portoghesi – ha un paesaggio urbano che a volte ricorda più l'Indonesia che non la grande, potente e temuta vicina da cui giunsero prima i sinhala (singalesi), poi i tamil – nel Nord – infine un milione di altri tamil “importati” dal Raj britannico per le piantagioni di tè nelle Hill. Ma il termine lacrima non è davvero poco appropriato. In questo Paese, dove la disomogeneità etnico religiosa anziché diventare un pregio è stata l'occasione di rivolte e segregazioni e di una guerra durata 27 anni, di lacrime ne sono state versate così tante che si è perso il conto dei morti di cui una macabra contabilità senza trasparenza non è ancora riuscita a dare un numero preciso che può variare da 100 a 200mila morti. Volti spesso senza tomba e nella gran parte dei casi dichiarati semplicemente missing, scomparsi.

Ora che il conflitto è finito, il Nord dove la guerra è divampata agli inizi degli anni Ottanta, si può visitare. E, solo da qualche giorno, senza più restrizioni, una delle prime decisioni del nuovo governo Sirisena uscito vittorioso dal voto dell'8 gennaio scorso. Abbiamo così avuto l'opportunità di assistere all'ultima coda di tamil con passaporto estero o di stranieri in visita ma senza autorizzazione (come noi!), stazionare alle baracche dell'esercito che sbarrano, sull'ex linea del fronte, la carreggiabile A9 che da Kandy via Anuradhapura porta a Jaffna. Fermi, in attesa che da Colobo arrivasse il permesso per attraversare quella che una volta segnava una delle tante linee di demarcazione della regione di Vanni, l'area divisa in quattro distretti che con la penisola di Jaffna forma la terra tamil. A Jaffna, città di un certo fascino, ha sede la capitale della regione che le Tigri del Tamil Eelam (Ltte) – la guerriglia secessionista – riuscirono ad amministrare a periodi alterni anche se la vera capitale amministrativa era Killinochi.


Oggi città tranquilla e abbastanza ordinata, Killinochi ha un solo evidente segno della guerra: un enorme monumento al milite ignoto, guardato a vista da due soldati, che è un enorme muro grigio con una pallottola dorata piantata in mezzo. A Killinochi di milite ignoto se ne può onorare uno solo: quello con la divisa dello Sla (Sri Lanka Army). Ricordare i martiri della secessione non è concesso. Memoria da dimenticare.

La guerra contro l'Ltte doveva terminare tra l'ottobre del 2008 e il maggio del 2009, i mesi del terrore ricordati per una manovra a tenaglia, costellata di bombardamenti sulle no fly zone contrattate con l'Onu, in cui vennero concentrate oltre 300mila persone in una morsa dove si ritrovarono tigri, residenti locali e sfollati. L'esercito chiuse la morsa e stritolò l'enclave.

Nelle immagini, manifesti del papa a Mannar
Quella storia adesso è lontana e senza memoria ma è evidente appena affronti l'argomento con chiunque. A Mannar, dove nel vicino santuario della Madonna di Madhu papa Francesco è venuto a fare una visita senza precedenti («nessun pontefice aveva mai messo piede fuori da Colombo» commenta un alto prelato presente alla cerimonia), la gente è arrivata un po' da tutto il Nord e l'Est. Non i numeri di Colombo (tra 500mila e un milione di persone) ma decine di migliaia e non solo cattolici. «Perché vado a vedere il papa? - risponde Thulcsi, un induista come la maggior parte dei tamil dell'area – because is a King! Perché è un re». E non solo dei cristiani. La chiesa cattolica presente nel Nord dell'isola (benché la maggioranza dei cattolici siano singalesi), si è scontrata più volte col governo. E la difesa dei cristiani passava anche per la difesa della loro identità tamil: inammissibile in un Paese dove essere singalesi e buddisti è da sempre un privilegio diventato una vera ossessione per la classe dirigente, sostenuta e pungolata dalle organizzazioni religiose con l'abito arancione. Nel 2013, per esempio, il vescovo di Jaffna, Thomas Savundaranayagam, ha presentato ricorso alla Corte d'appello contro gli espropri di terre compiuti dai militari nella penisola e che appartenevano a comunità tamil. In effetti, lungo la strada per Killinochi, si vedono case distrutte e terreni incolti e poi, d'improvviso, grandi appezzamenti coltivati ordinatamente: confiscati e affidati a famiglie singalesi, a militari in pensione, a cooperative agricole gestite dall'esercito. Così che la vista di Francesco in terra tamil, è sembrata proprio riecheggiare quelle proteste e la presa di posizione dei vescovi locali.

La bandiera srlankese: c'è posto per tutti alla pari?
Il fatto è che la visita del papa (annunciata tra le polemiche proprio per la delicatezza della contingenza politica) è arrivata in un momento di svolta epocale che sa quasi di miracolo. Con un voto libero e non vessato da brogli e pastette, il candidato dell'opposizione Maithripala Sirisena ha avuto ragione del governo di Mahinda Rajapaksa, trasformatosi ormai in regime. Raccogliendo sia il voto tamil sia quello musulmano, Sirisena – fino al giorno prima alleato di Rajapaksa ed ex segretario del suo stesso partito (che ora è tornato a presiedere) - ha vinto, seppur di misura, sul favorito (che ha comunque ottenuto oltre 5 milioni di voti) e che aveva anticipato la scadenza del mandato presidenziale sperando di fare man bassa non essendoci sulla scena – in quel momento – nessun altro candidato.

Dire se le cose per i tamil del Nordest cambieranno è difficile anche se Sirisena dovrà considerare che proprio i tamil e i musulmani delle regioni settentrionali lo hanno fatto vincere. Ma certo ci sarà anche un “effetto Francesco”. Anche lì però le cose non sono poi tanto semplici. Nessun sacerdote del Nord sarebbe disposto a dirlo a chiare lettere, ma è noto come l'arcivescovo di Colombo, il singalese Malcolm Ranjith, non sia proprio un esempio di progressismo. Le cronache recenti lo ricordano tra i candidati al soglio di Pietro vicini al cardinal Bertone. Due volte in Curia a Roma, ha fama di essere ben ammanicato in Vaticano dove è noto per le sue posizioni tradizionaliste. Fu Ratzinger a farlo tornare a Colombo ma a Ranjit Roma è rimasta nel cuore. Così nel cuore che il cardinale avrebbe scelto per sostituire il primate di Jaffna, ormai in età da pensione, un tamil cattolico... che da decenni però vive nella città eterna. I vescovi della regione gli hanno ufficialmente fatto sapere che di un vescovo “straniero” non se ne parla: «Deve essere un uomo che conosce la sofferenza del suo popolo da vicino per averla vissuta», ci spiegano a Mannar, la sede per eccellenza dei cattolici tamil.

Albert Malcom Ranjith Patabendige Don
cardinale classe 1947
Ranjit – almeno sino a ieri – è stato considerato un uomo vicino al regime di Rajapaksa, ora fervente buddista ma originario di una famiglia con tradizioni anglicane e sposato con una cattolica, Shiranthi, famosa per essere stata Miss Sri Lanka ma preziosa proprio per le sue entrature in Vaticano. Si dovrebbe anche a lei, oltre ai buoni auspici di Ranjit, se il suo controverso marito è riuscito a farsi ricevere, non solo da Ratzinger nel 2012 ma anche, appena l'ottobre scorso, da Bergoglio. Infine, poco prima della partenza per le Filippine, Rajapaksa, con la fida consorte e il fratello Gotabaya con la moglie Ayoma, è riuscito nuovamente a vedere Francesco, in visita privata nell'ambasciata vaticana di Colombo. Una visita al papa fuori programma e lontano dagli obiettivi dei fotografi. Imbarazzante quanto i suoi quattro ospiti.






Una lacrima nell’Oceano Indiano

Una lacrima nell’Oceano Indiano

Cosa resta nello Sri Lanka della visita pastorale di papa Francesco, primo papa metter piede in terra tamil dove per trent'anni si è combattuta una guerra feroce. Luci e ombre della Chiesa cattolica in un Paese in rapida evoluzione. Diario da Taprobane


Sri Lanka è un Paese che ha facce diverse, come quella del minorenne nelle cucine della guest house, e cento nomi: i latini la dicevano Taprobane e i musulmani Serendib. I portoghesi la chiamarono Ceilão, Ceylan gli olandesi, Ceylon gli amministratori di sua Maestà britannica che ne fecero la capitale mondiale del tè. C'è chi la chiama la lacrima dell'India per quella forma a goccia come staccatasi dal subcontinente. Ma Sri Lanka non è India e, paradossalmente – forse per quelle sue influenze olandesi e portoghesi – ha un paesaggio urbano che a volte ricorda più l'Indonesia che non la grande, potente e temuta vicina da cui giunsero prima i sinhala (singalesi), poi i tamil – nel Nord – infine un milione di altri tamil “importati” dal Raj britannico per le piantagioni di tè nelle Hill. Ma il termine lacrima non è davvero poco appropriato. In questo Paese, dove la disomogeneità etnico religiosa anziché diventare un pregio è stata l'occasione di rivolte e segregazioni e di una guerra durata 27 anni, di lacrime ne sono state versate così tante che si è perso il conto dei morti di cui una macabra contabilità senza trasparenza non è ancora riuscita a dare un numero preciso che può variare da 100 a 200mila morti. Volti spesso senza tomba e nella gran parte dei casi dichiarati semplicemente missing, scomparsi.

Ora che il conflitto è finito, il Nord dove la guerra è divampata agli inizi degli anni Ottanta, si può visitare. E, solo da qualche giorno, senza più restrizioni, una delle prime decisioni del nuovo governo Sirisena uscito vittorioso dal voto dell'8 gennaio scorso. Abbiamo così avuto l'opportunità di assistere all'ultima coda di tamil con passaporto estero o di stranieri in visita ma senza autorizzazione (come noi!), stazionare alle baracche dell'esercito che sbarrano, sull'ex linea del fronte, la carreggiabile A9 che da Kandy via Anuradhapura porta a Jaffna. Fermi, in attesa che da Colobo arrivasse il permesso per attraversare quella che una volta segnava una delle tante linee di demarcazione della regione di Vanni, l'area divisa in quattro distretti che con la penisola di Jaffna forma la terra tamil. A Jaffna, città di un certo fascino, ha sede la capitale della regione che le Tigri del Tamil Eelam (Ltte) – la guerriglia secessionista – riuscirono ad amministrare a periodi alterni anche se la vera capitale amministrativa era Killinochi.


Oggi città tranquilla e abbastanza ordinata, Killinochi ha un solo evidente segno della guerra: un enorme monumento al milite ignoto, guardato a vista da due soldati, che è un enorme muro grigio con una pallottola dorata piantata in mezzo. A Killinochi di milite ignoto se ne può onorare uno solo: quello con la divisa dello Sla (Sri Lanka Army). Ricordare i martiri della secessione non è concesso. Memoria da dimenticare.

La guerra contro l'Ltte doveva terminare tra l'ottobre del 2008 e il maggio del 2009, i mesi del terrore ricordati per una manovra a tenaglia, costellata di bombardamenti sulle no fly zone contrattate con l'Onu, in cui vennero concentrate oltre 300mila persone in una morsa dove si ritrovarono tigri, residenti locali e sfollati. L'esercito chiuse la morsa e stritolò l'enclave.

Nelle immagini, manifesti del papa a Mannar
Quella storia adesso è lontana e senza memoria ma è evidente appena affronti l'argomento con chiunque. A Mannar, dove nel vicino santuario della Madonna di Madhu papa Francesco è venuto a fare una visita senza precedenti («nessun pontefice aveva mai messo piede fuori da Colombo» commenta un alto prelato presente alla cerimonia), la gente è arrivata un po' da tutto il Nord e l'Est. Non i numeri di Colombo (tra 500mila e un milione di persone) ma decine di migliaia e non solo cattolici. «Perché vado a vedere il papa? - risponde Thulcsi, un induista come la maggior parte dei tamil dell'area – because is a King! Perché è un re». E non solo dei cristiani. La chiesa cattolica presente nel Nord dell'isola (benché la maggioranza dei cattolici siano singalesi), si è scontrata più volte col governo. E la difesa dei cristiani passava anche per la difesa della loro identità tamil: inammissibile in un Paese dove essere singalesi e buddisti è da sempre un privilegio diventato una vera ossessione per la classe dirigente, sostenuta e pungolata dalle organizzazioni religiose con l'abito arancione. Nel 2013, per esempio, il vescovo di Jaffna, Thomas Savundaranayagam, ha presentato ricorso alla Corte d'appello contro gli espropri di terre compiuti dai militari nella penisola e che appartenevano a comunità tamil. In effetti, lungo la strada per Killinochi, si vedono case distrutte e terreni incolti e poi, d'improvviso, grandi appezzamenti coltivati ordinatamente: confiscati e affidati a famiglie singalesi, a militari in pensione, a cooperative agricole gestite dall'esercito. Così che la vista di Francesco in terra tamil, è sembrata proprio riecheggiare quelle proteste e la presa di posizione dei vescovi locali.

La bandiera srlankese: c'è posto per tutti alla pari?
Il fatto è che la visita del papa (annunciata tra le polemiche proprio per la delicatezza della contingenza politica) è arrivata in un momento di svolta epocale che sa quasi di miracolo. Con un voto libero e non vessato da brogli e pastette, il candidato dell'opposizione Maithripala Sirisena ha avuto ragione del governo di Mahinda Rajapaksa, trasformatosi ormai in regime. Raccogliendo sia il voto tamil sia quello musulmano, Sirisena – fino al giorno prima alleato di Rajapaksa ed ex segretario del suo stesso partito (che ora è tornato a presiedere) - ha vinto, seppur di misura, sul favorito (che ha comunque ottenuto oltre 5 milioni di voti) e che aveva anticipato la scadenza del mandato presidenziale sperando di fare man bassa non essendoci sulla scena – in quel momento – nessun altro candidato.

Dire se le cose per i tamil del Nordest cambieranno è difficile anche se Sirisena dovrà considerare che proprio i tamil e i musulmani delle regioni settentrionali lo hanno fatto vincere. Ma certo ci sarà anche un “effetto Francesco”. Anche lì però le cose non sono poi tanto semplici. Nessun sacerdote del Nord sarebbe disposto a dirlo a chiare lettere, ma è noto come l'arcivescovo di Colombo, il singalese Malcolm Ranjith, non sia proprio un esempio di progressismo. Le cronache recenti lo ricordano tra i candidati al soglio di Pietro vicini al cardinal Bertone. Due volte in Curia a Roma, ha fama di essere ben ammanicato in Vaticano dove è noto per le sue posizioni tradizionaliste. Fu Ratzinger a farlo tornare a Colombo ma a Ranjit Roma è rimasta nel cuore. Così nel cuore che il cardinale avrebbe scelto per sostituire il primate di Jaffna, ormai in età da pensione, un tamil cattolico... che da decenni però vive nella città eterna. I vescovi della regione gli hanno ufficialmente fatto sapere che di un vescovo “straniero” non se ne parla: «Deve essere un uomo che conosce la sofferenza del suo popolo da vicino per averla vissuta», ci spiegano a Mannar, la sede per eccellenza dei cattolici tamil.

Albert Malcom Ranjith Patabendige Don
cardinale classe 1947
Ranjit – almeno sino a ieri – è stato considerato un uomo vicino al regime di Rajapaksa, ora fervente buddista ma originario di una famiglia con tradizioni anglicane e sposato con una cattolica, Shiranthi, famosa per essere stata Miss Sri Lanka ma preziosa proprio per le sue entrature in Vaticano. Si dovrebbe anche a lei, oltre ai buoni auspici di Ranjit, se il suo controverso marito è riuscito a farsi ricevere, non solo da Ratzinger nel 2012 ma anche, appena l'ottobre scorso, da Bergoglio. Infine, poco prima della partenza per le Filippine, Rajapaksa, con la fida consorte e il fratello Gotabaya con la moglie Ayoma, è riuscito nuovamente a vedere Francesco, in visita privata nell'ambasciata vaticana di Colombo. Una visita al papa fuori programma e lontano dagli obiettivi dei fotografi. Imbarazzante quanto i suoi quattro ospiti.






Turchia: polizia lancia lacrimogeni contro curdi in ritorno a Kobane

(Agenzie) La polizia turca ha lanciato gas lacrimogeni contro coloro che stavano cercando di attraversare il confine con la Siria per tornare nella città di Kobane, secondo quanto riportato da Adham Basho, un politico siro-curdo. “La polizia sta usando i lacrimogeni. Hanno chiuso le strade”, ha dichiarato Basho. Gruppi di persone dalla città di Suruc, sul […]

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Il nuovo direttore della Fondazione Anna Lindh è tunisino

Il nuovo direttore della Fondazione Anna Lindh è tunisino

(Agenzie). Il nuovo direttore esecutivo della Fondazione Anna Lindh è tunisino: si chiama Hatem Atallah e il Consiglio di Amministrazione ha approvato all’unanimità la sua nomina. Come nuovo Direttore Esecutivo, Atallah guiderà la Fondazione Anna Lindh dal suo quartier generale ad Alessandria, in Egitto. Il nuovo programma della Fondazione Anna Lindh è co-finanziato dall’Unione Europea e dai […]

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Gas di scisto: le paure degli algerini e le opzioni dello stato

Gas di scisto: le paure degli algerini e le opzioni dello stato

Di Mohammad al-Tayeb Quadari. Middle East Monitor (26/01/2015). Traduzione e sintesi di Angela Ilaria Antoniello. L’Algeria ha recentemente assistito ad un acceso dibattito sulla migrazione di massa verso la città meridionale di Ein Saleh; si teme che i nuovi abitanti si siano trasferiti per sfruttare la risorsa naturale della zona: il gas di scisto. L’opportunità […]

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Siria: gli abitanti di Kobane tornano nella città

(Agenzie) I residenti di Kobane hanno iniziato a tornare nella città siro-curda dopo che le Unità di Protezione del Popolo hanno annunciato la sua “liberazione” dai militanti Daish (conosciuto in Occidente come ISIS). Tuttavia, diversi funzionari hanno messo in guardia dal fatto che i militanti jihadisti sono ancora presenti in diversi villaggi nei dintorni di Kobane […]

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Retweeted Osservatorio Iraq (@ossiraq):

#Siria. Le spose bambine di #Daesh e le…

Retweeted Osservatorio Iraq (@ossiraq): #Siria. Le spose bambine di #Daesh e le…

Retweeted Osservatorio Iraq (@ossiraq):

#Siria. Le spose bambine di #Daesh e le campagne della società civile per reagire. L'intervista di @FiRomaHunaSuria http://t.co/7EjsW3sQlo


Siria. Le spose bambine di Daesh
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Il fenomeno delle spose bambine ha assunto proporzioni allarmanti in Siria e nei campi profughi circostanti che ospitano milioni di rifugiati. Per contrastarlo, la società civile ha avviato numerosi progetti e campagne. Intervista a Sarmand Al Joulani, direttore di "Sawt wa Sura".      Continua a leggere
I racconti del lavoro invisibile

I racconti del lavoro invisibile

Cominciano il 29 gennaio, alla Casa internazionale delle donne, I racconti del lavoro invisibile, percorso multi-mediale di ricerca e rappresentazione della femminilizzazione del lavoro come paradigma che ha trasformato il modo di lavorare, le richiest...

Turchia: Erdogan dice no a un Kurdistan siriano

(Agenzie) Il presidente turco Erdogan ha dichiarato che il suo Paese si oppone all’idea di un governo autonomo curdo nel nord della Siria. Il commento del presidente arriva dopo che la milizia curda è riuscita a scacciare i militanti Daish (conosciuto in Occidente come ISIS) dalla città siro-curda di Kobane, vicino il confine con la Turchia. […]

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Due sauditi tra i 90 uomini più ricchi del mondo

Al Waleed Bin Talal Al Saud e Mohammed Al Amoudi sono tra le  persone più ricche al mondo. Questo quanto risulta dalla lista pubblicata dalla rivista statunitense di economia e finanza Forbes .  Al Waleed Bin Talal è un principe saudita, nonché amministratore delegato della  Kingdom Holding, il suo patrimonio nel 2014 si è attestato a 30 miliardi […]

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Egitto: più di 500 islamisti arrestati

Egitto: più di 500 islamisti arrestati

La manifestazione commemorativa dell’anniversario della rivoluzione egiziana del 2011 è degenerata, ieri al Cairo, in scontri sanguinosi tra polizia e islamisti. Più di 500 persone sono state arrestate, secondo le autorità. Quattro anni dopo l’abbattimento della dittatura di Mubarak, gli islamisti pro-Morsi, leader democraticamente eletto ma rimosso da un colpo di Stato militare, hanno lanciato […]

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Egitto: più di 500 islamisti arrestati

Egitto: più di 500 islamisti arrestati

La manifestazione commemorativa dell’anniversario della rivoluzione egiziana del 2011 è degenerata, ieri al Cairo, in scontri sanguinosi tra polizia e islamisti. Più di 500 persone sono state arrestate, secondo le autorità. Quattro anni dopo l’abbattimento della dittatura di Mubarak, gli islamisti pro-Morsi, leader democraticamente eletto ma rimosso da un colpo di Stato militare, hanno lanciato […]
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La manifestazione commemorativa dell’anniversario della rivoluzione egiziana del 2011 è degenerata, ieri al Cairo, in scontri sanguinosi tra polizia e islamisti. Più di 500 persone sono state arrestate, secondo le autorità. Quattro anni dopo l’abbattimento della dittatura di Mubarak, gli islamisti pro-Morsi, leader democraticamente eletto ma rimosso da un colpo di Stato militare, hanno lanciato […]
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Algeria: i due volti della stampa, una a rischio di persecuzione, l’altra filo-fondamentalismo

Algeria: i due volti della stampa, una a rischio di persecuzione, l’altra filo-fondamentalismo

Omar Belhouchet è direttore del quotidiano francofono “El Watan”. Negli anni Novanta, è stato vittima di due tentativi di omicidio da parte dei gruppi islamici armati. In un’intervista realizzata ad Algeri e pubblicata da JeuneAfrique, il direttore ha parlato degli attacchi al giornale satirico Charlie Hebdo, ricordando quando in Algeria i giornalisti uccisi furono centinaia. […]

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Algeria: i due volti della stampa, una a rischio di persecuzione, l’altra filo-fondamentalismo

Algeria: i due volti della stampa, una a rischio di persecuzione, l’altra filo-fondamentalismo

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Omar Belhouchet è direttore del quotidiano francofono “El Watan”. Negli anni Novanta, è stato vittima di due tentativi di omicidio da parte dei gruppi islamici armati. In un’intervista realizzata ad Algeri e pubblicata da JeuneAfrique, il direttore ha parlato degli attacchi al giornale satirico Charlie Hebdo, ricordando quando in Algeria i giornalisti uccisi furono centinaia. […]
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OPEC: i prezzi del petrolio risaliranno presto

OPEC: i prezzi del petrolio risaliranno presto

(al-Arabiya). Secondo il segretario generale dell’OPEC Abdullah al-Badri, i prezzi del petrolio per il punto in cui sono arrivati possono solo risalire. “Ci vorrà del tempo, ci vorranno altri 4-5 mesi. Non vedremo sforzi concreti prima della fine del primo semestre dell’anno in corso anche perché bisogna vedere l’andamento del mercato alla fine del primo semestre del […]

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Gaza: UNRWA interrompe lavori di ricostruzione per mancanza di fondi

(Agenzie) L’agenzia ONU per i rifugiati palestinesi (UNRWA) ha annunciato che non può più permettersi di ricostruire le abitazioni danneggiate di Gaza ha causa dell’esaurimento di fondi. “L’agenzia ha esaurito i fondi a sostegno della riparazione”, aggiungendo che i “4.5 miliardi di dollari promessi alla conferenza al Cairo dello scorso ottobre non sono mai virtualmente arrivati […]

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Iraq: trovata fossa comune con 70 corpi a Diyala

(Agenzie). Politici sunniti e capi delle tribù di Diyala hanno accusato le milizie sciite di aver ucciso e sepolto in una fosse comune circa 70 civili. Un funzionario locale sciita ha dichiarato che è troppo presto per trarre delle conclusioni sull’autore della strage, sottolinenando che dietro la morte dei civili potrebbe esserci la mano dei combattenti di […]

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Marocco: più di 400.000 richieste per visti Schengen

(Agenzie) Secondo una recente statistica della Direzione Generale della Migrazione e degli Affari Interni della Commissione Europea, nel 2013 in Marocco sono state registrate più di 400.000 richieste (esattamente 401.092) per ottenere un visto Schengen, segnando un aumento del 7,2% rispetto all’anno precedente. La maggior parte delle domande di visto sono state effettuate presso i consolati […]

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Libano: continuano bombardamenti esercito contro jihadisti a Ras Baalbek

(Agenzie) L’esercito libanese continua a bombardare sporadicamente la periferia della cittadina di Ras Baalbek nel quadro di un attacco preventivo mirato a colpire i militanti jihadisti concentrati nella zona al confine con la Siria, sospettati di appartenere a Daish (conosciuto in Occidente come ISIS) o al Fronte al-Nusra. Le truppe libanesi stanno bombardando la zona dalla […]

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Libia: autobomba esplode nella capitale

(Agenzie). Un’autobomba è scoppiata all’entrata dell’Hotel Corinthia  nel centro della città di Tripoli,capitale libica, secondo quanto dichiarato da un ufficiale di sicurezza. Tripoli è stata testimone di numerose sparatorie e attentati nelle ultime settimane. Recentemente una guardia è stata uccisa in una sparatoria davanti alla sede delle Nazioni Unite.      

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Arabia Saudita: Obama in visita a re Salman

(Agenzie) Il presidente statunitense Barack Obama è alla guida di una delegazione, formata da parlamentari, funzionari e due ex segretari di Stato, in visita ufficiale in Arabia Saudita per rendere omaggio alla famiglia reale dopo la morte del re Abdullah Abdel-Aziz. Tra i membri della delegazione americana, l’attuale segretario di Stato John Kerry e i due […]

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EAU: la Emirates cancella voli su Baghdad dopo attacco a aereo flydubai

(Agenzie) La compagnia aerea Emirates Airlines ha sospeso i suoi voli verso Baghdad a seguito di un incidente che ha visto coinvolto un velivolo della compagnia flydubai nell’aeroporto della capitale irachena. L’apparecchio è stato colpito da una raffica di proiettili non appena atterrato; per fortuna non ci sono state vittime. Da parte sua, Sheikh Majid al-Mualla, vice […]

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Egitto: autobomba esplode a Alessandria, 1 morto

Egitto: autobomba esplode a Alessandria, 1 morto

(Agenzie). Una persona è stata uccisa nello scoppio  di un autobomba nella città di Alessandria, secondo quanto dichiarato da fonti di sicurezza. Ancora non si hanno elementi certi sull’identità della vittima e sugli esecutori dell’attentato. Le forze di sicurezza hanno aggiunto che aggressori ignoti hanno attaccato una stazione di polizia, sempre nella città di Alessandria, […]

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[Immagini forti] Riflessioni sulla laicità del regime degli Assad

Pensieri che…

[Immagini forti] Riflessioni sulla laicità del regime degli Assad Pensieri che…

[Immagini forti] Riflessioni sulla laicità del regime degli Assad

Pensieri che mi vengono rivedento questo vecchio video in cui soldati lealisti picchiano e frustano un giovane, già pesantemente segnato dalla torture. Anche in questo video, come in tanti altri, subito prima di colpirlo ripetono sprezzanti la domanda "Beddak hourrye?" (vuoi la libertà) e, anche qui come in molti altri video, gli impongono di dire che Bashar al Assad è il suo dio.

SI dice che gli Assad siano i garanti della laicità dello stato e dell'equilibrio delle ben 24 comunità che compongono il nostro popolo. Questo è smentito dall'evidenza di migliaia di anni di convivenza pacifica senza l'aiuto di questo regime, ma anche la stessa laicità del regime secondo me và riconsiderata: le immagini di Hafiz, Basel e Bashar al Assad (per me, la santissima trinità del ba'ath siriano) "decorano" praticamente ogni angolo, ogni muro di ogni strada, oltre che ogni ufficio pubblico. Quelle foto si trovano sui vetri delle automobili, talvolta imposti ai proprietari, sui quaderni di scuola, in ogni sorta di gadget un po' come il volto di padre Pio si trova su qualunque cosa immaginabile.
La famiglia Assad è intoccabile, si ha paura persino a nominarla invano o senza gli adeguati riconoscimenti e complimenti.
La dottrina del partito ed i detti del Padre della Patria Hafiz sono una catechesi che percorre qualunque curriculum scolastico, dalle elementari fino ai master post lauream. Sempre a scuola, cui si và con i quaderni col volto di Assad, si studiano i detti di Assad, la giornata comincia con l'alzabandiera e l'omaggio al nazionalismo arabo ed al socialismo del regime di Assad, con una serie di frasi che si ripete uguale a se stessa, una litania quotidiana di lode al leader ed ai suoi insegnamenti.
"Na3am ila al abad, ya Hafiz al Assad", "Sì per sempre, per te o Hafiz al Assad, recitava una vecchia canzoncina propagandistica che precedeva i referendum farsa in cui il popolo siriano doveva scegliere tra il votare "Sì" al candidato del partito Ba'ath (cioè Hafiz al Assad) oppure "No". Quella canzone poteva essere capita anche come l'affermazione dell'eternità di Hafiz. Ricordo con quale stupore abbiamo accolto la morte di Hafiz Al Assad, che consideravamo quasi immortale... eravamo più increduli degli italiani quando morì Andreotti, anch'esso percepito quasi come immortale.

A fronte di tutte queste considerazioni, queste immagini e sensazioni che ho nella mia memoria, mi sento di dire che quello di Assad non è uno stato laico, piuttosto è uno stato idolatra, che rispecchia gli antichi regni in cui il sovrano stesso assume il ruolo di divinità.
Ecco perchè vediamo video come questo, in cui si obbligano i prigionieri a chiamare "dio" Bashar al Assad oppure a pregare di fronte ad una sua foto.
Ecco perchè i sostenitori di Assad non hanno difficoltà a farsi fotografare con uno scarpone militare poggiato sul capo, un segno di sottomissione all'esercito che somiglia ai segni di sottomissione a Dio tipici dell' islam ("Islam" vuol dire appunto "resa", sottomissione alla grandezza di Dio. Per questo quando si tocca il suolo con la fronte, nell'atto di prostrarsi verso la mecca, si afferma "Allah akbar", Dio è il più grande).


Syrian Soldiers Torture Prisoner into Calling Assad 'God'

This footage, uploaded by Syrian democracy activists on July 4, 2012, depicts a group of soldiers loyal to Bashar al-Assad brutally beating a prisoner detain... Continua a leggere
Qual’è il vero pericolo per i cristiani di Siria? Chiediamolo al vescovo di Damasco

Qual’è il vero pericolo per i cristiani di Siria? Chiediamolo al vescovo di Damasco

Qual'è il vero pericolo per i cristiani di Siria? Chiediamolo al vescovo di Damasco


Il vescovo di Damasco: «La comunità internazionale protegga i cristiani in Siria»
www.famigliacristiana.it
«Il mondo non ha fatto niente per fermare il nostro genocidio del 1915 e anche ora rimane in silenzio su ciò che sta avvenendo in Siria. In quattro anni distrutte 85 chiese, il 40 per cento dei cristiani ha perso la casa». È l’atto d’accusa di ... Continua a leggere

Una riflessione sull’attacco di Quneitra

Di Rajeh al-Khory. Asharq al-Awsat (25/01/2015). Traduzione e sintesi di Marianna Barberio. Alla vigilia dei negoziati tra gli occidentali e l’Iran in merito al suo programma nucleare, l’offensiva israeliana a Quneitra ha sconvolto la situazione internazionale e non, attaccando la tranquillità raggiunta in quel monte, in seguito agli accordi del 1974. Tra le vittime del […]

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Yemen: drone uccide tre militanti Al Qaeda

(Agenzie). Un drone ha ucciso tre presunti militanti di Al Qaeda in Yemen, dopo che Washington ha promesso di portare avanti la sua campagna contro le forze jihadiste, nonostante il perdurare della crisi politica nel Paese. L’attacco alle forze militanti jihadiste è avvenuto nella zona Est di Sana’a, secondo quanto riportato da fonti tribali all’agenzia di […]

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Yemen: ambasciata americana a Sana’a chiude al pubblico

(Al-Hayat). L’ambasciata americana a Sana’a ha chiuso le porte al pubblico per problemi di sicurezza, secondo quanto si legge in un comunicato rilasciato dall’ambasciata stessa. Nel testo si legge che in seguito alle dimissioni del Presidente e del governo yemenita, “l’ambasciata non è in grado di fornire i servizi consolari e l’assistenza ai cittadini americani […]

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L’opportunità perduta di Cordova

L’opportunità perduta di Cordova

El País. Ci sono luoghi dove archeologia e storia non servono a interpretare il passato, ma a leggere il presente, finendo per trasformarsi in armi taglienti. Negli ultimi anni, Cordova è diventata uno di quei luoghi. Le mosse della Chiesa per cercare di sminuire il passato islamico della sua antica moschea, la più importante d’Occidente e patrimonio dell’UNESCO, suscitano […]

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The Intimacy of Tyranny: Syria’s De Facto State Legitimacy (by Estella Carpi, January 2015)

The Intimacy of Tyranny: Syria’s De Facto State Legitimacy (by Estella Carpi, January 2015)

https://www.opendemocracy.net/arab-awakening/estella-carpi/intimacy-of-tyranny-syria%27s-de-facto-state-legitimacy ESTELLA CARPI 26 January 2015 The state has remained resilient in conflict-ridden Syria. A look into the intricacies of the abusive citizen-state relationship, and the state’s Hobbesian passion for self-preservation. The legitimacy that the Syrian state can still boast has become a frequent discursive tool for Syrians and internationals that desire to confirm or […]

Libia: secondo turno di negoziati a Ginevra sulla crisi libica

(Agenzie) Le Nazioni Unite hanno aperto oggi a Ginevra un secondo turno di negoziati sulla crisi libica che vede la partecipazione di diversi gruppi e rappresentati della società civile. Tuttavia, l’alleanza delle milizie islamiste Fajr Libia, che la scorsa estate ha preso il controllo di Tripoli, non partecipa ufficialmente all’evento.  

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Iraq: forze irachene riprendono provincia di Diyala

(Agenzie) Le forze irachene hanno “liberato” la provincia di Diyala, nell’Iraq orientale, dai militanti Daish (conosciuto in Occidente come ISIS) riprendendo il controllo di tutte le aree abitate. “Annunciamo la liberazione di Diyala dall’organizzazione Daish”, ha dichiarato il tenente generale Abdulamir al-Zaidi, aggiungendo che le forze irachene sono in pieno controllo di tutte le città e i […]

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Una serata per ricordare tutti i genocidi

Una serata per ricordare tutti i genocidi

Lonni 110Presentazione a Torino, poco convenzionale, di “Ritorno a Haifa – Umm Saad. Due storie palestinesi” di Ghassan Kanafani. La serata è dedicata a Ada Lonni, docente dell’Università di Torino, esperta di Mediterraneo, che con passione si è impegnata molto per la Palestina, mancata domenica.

Egitto: corte respinge richiesta definizione Hamas come organizzazione terroristica

(Agenzie) La corte per le questioni urgenti del Cairo ha respinto la richiesta di definire il movimento palestinese Hamas come gruppo terrorista a causa di una mancanza di giurisdizione. La richiesta era stata presentata dall’avvocato Samir Sabri, il quale aveva dichiarato che il movimento aveva “effettuato attacchi terroristici in Egitto attraverso i tunnel che collegano la penisola […]

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Ibn Al-Haytham: il mondo ricorda l’inventore della camera oscura

Ibn Al-Haytham: il mondo ricorda l’inventore della camera oscura

(Assafir). Molti non sanno che la parola camera viene dall’arabo “al-qamara” o camera oscura. Il termine è stato inventato da Ibn Al-Haytham (conosciuto come Alhazen) per descrivere un suo esperimento in cui cercava di comprendere il rapporto tra la luce e la vista. in occasione dell’Anno internazionale della luce e delle tecnologie basate sulla luce, l’UNESCO ha onorato […]

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Libia: liberato vice ministro degli Esteri

(Agenzie) Il vice ministro agli Affari Esteri libico Hassan al-Saghir è stato liberato dopo essere stato rapito da alcuni uomini armati nella città orientale di Beida (o Al-Baida), secondo quanto annunciato dal ministero stesso senza dare maggiori informazioni. Lo stesso Saghir avrebbe solo dichiarato di stare bene, senza aggiungere dettagli.  

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Siria: curdi espellono Daish da Kobane

(Agenzie) I combattenti curdi sono riusciti ad espellere i jihadisti di Daish (conosciuto in Occidente come ISIS) dalla città siro-curda di Kobane dopo quasi quattro mesi di battaglia. “Le Unità di Protezione del Popolo curde hanno il controllo quasi totale su Kobane dopo aver espulso i combattenti dello Stato Islamico”, ha riportato l’Osservatorio Siriano per i […]

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Turchia: aperto il più grande campo profughi del Paese

(Agenzie) La Turchia ha aperto il suo più grande campo profughi, che ospiterà 35.000 rifugiati provenienti principalmente da Kobane, la città siro-curda da mesi contesa tra combattenti peshmerga e Daish (conosciuto in Occidente come ISIS). Il nuovo campo è situato nella città di Suruc, nei pressi della frontiera sud-orientale, e comprende 7 cliniche mediche, 2 ospedali e aule […]

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Tunisia: Ennahda non darà la fiducia al governo Essid

(Agenzie) Il partito tunisino islamista Ennahda ha dichiarato che non appoggerà il governo proposto dal nuovo primo ministro Habib Essid. Anche il partito Afaq si è accodato agli islamisti, dicendo che non appoggerà la formazione proposta. Di fatto, ci sono tensioni anche all’interno dello stesso Nidaa Tounes (partito del presidente e che ha la maggioranza dei seggi […]

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Arabia Saudita: cambia il re, ma non la politica

Di Hadda Hazem. Al-Fadjr (24/01/2015). Traduzione e sintesi di Carlo Boccaccino. Che il re sia morto o vivo non cambia niente all’interno del Regno Saudita. Al contrario di quanto ci si sarebbe aspettato, a causa del susseguirsi di notizie che paventavano una crisi di governo in Arabia Saudita in caso di morte del re Abdullah, nel […]

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Le prime pagine dei giornali arabi

Le prime pagine dei giornali arabi

Al-Quds al-Arabi – quotidiano panarabo Decine di morti e feriti in Egitto per l’anniversario della rivoluzione Il ministero della Sanità egiziano ha annunciato la morte di 16 persone, tra cui un soldato, e il ferimento di 36 persone nelle proteste per la celebrazione del quarto anniversario della rivolta del 2011 che ha rovesciato il regime […]

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Libano, Geagea: “Daish e Hezbollah: due facce della stessa medaglia”

(Agenzie) Il leader del partito Forze Libanesi, Samir Geagea, ha dichiarato che Hezbollah e Daish (conosciuto in Occidente come ISIS) si alimentano a vicenda e che condividono una simile ideologia. “Hezbollah e Daish sono due facce della stessa medaglia: l’esistenza dell’uno alimenta quella dell’altro”, ha detto il politico libanese. I commenti di Geagea arrivano ore dopo […]

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Yemen: ancora proteste contro gli Houthi

(Anadolu). Militanti sciiti Houthi si sono dispiegati nella capitale dello Yemen, Sana’a, per sedare una serie di proteste che si tengono da ieri proprio contro il gruppo dei ribelli. Molti manifestanti sono stati feriti. Gli attivisti hanno deciso di continuare ad organizzare manifestazioni di proteste contro gli Houthi e la loro presenza forzata negli uffici […]

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Turchia: corte ordina blocco pagine Facebook che insultano il Profeta

(Agenzie). Una corte turca ha ordinato il blocco di una serie di pagine di Facebook ritenute offensive nei confronti del Profeta Muhammad, minacciando il celebre social network di un blocco totale nel Paese se non applicherà questa misura. La decisione è arrivata in seguito a una richiesta proposta da un procuratore. All’inizio del mese, altri procuratori […]

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Se per Netanyahu la politica israeliana è un asilo nido

Se per Netanyahu la politica israeliana è un asilo nido

La politica israeliana? Un asilo nido. Parola di «Bibi». Di tempo ne manca ancora. Del resto si vota il 17 marzo. Cioè tra cinquanta giorni. Ma a seguire tv e giornali, siti web e profili social dei più grandi partiti per ora sembra esserci soltanto un partito: il Likud. Quello del premier uscente, Benjamin Netanyahu. […]

La coalizione come eliminerà Daish?

L’opinione di Al-Quds al-Arabi. Al-Quds al-Arabi (22/01/2015). Traduzione e sintesi di Mariacarmela Minniti. I ministri degli Esteri di 21 Stati, fra cui diversi Paesi arabi e Turchia, hanno partecipato alla riunione della coalizione anti-Daish (conosciuto in Occidente come ISIS) tenutasi lo scorso giovedì a Londra due settimane dopo gli attentati in Francia. L’incontro avrebbe dovuto incentrarsi sul […]

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#Damasco, #Siria – 25 gennaio 2015 –
 Le forze governative siriane hanno ripreso…

#Damasco, #Siria – 25 gennaio 2015 – Le forze governative siriane hanno ripreso…

#Damasco, #Siria - 25 gennaio 2015 -
Le forze governative siriane hanno ripreso questa mattina i bombardamenti su diverse zone della regione della Ghouta orientale nel sobborgo di Damasco causando morti e feriti tra i civili; in particolare, due …


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#Damasco, #Siria - 25 gennaio 2015 - Le forze governative siriane hanno ripreso questa mattina i bombardamenti su diverse zone della regione della Ghouta orientale nel sobborgo di Damasco causando morti e feriti tra i civili; in particolare, due persone sono rimaste uccise e diverse altre ferite, tra cui bambini, nei bombardamenti aerei sul sobborgo di Duma, a cui hanno fatto seguito bombardamenti con artiglieria pesante. Bombardamenti aerei hanno colpito anche i sobborghi di Zebdeen e Bala, così come il distretto di Jobar nella capitale. Almeno due attacchi aerei e 6 missili hanno colpito il sobborgo di Zamalka uccidendo almeno una persona e ferendone diverse altre, mentre sei barili esplosivi sono stati sganciati da velivoli militari del regime sulla cittadina di Zabadani, nella zona mountuosa di Damasco. Bombardamenti da parte delle forze del regime sul sobborgo di Duma https://youtu.be/95YtEJkE6Qw Alcuni dei feriti, tra cui bambini, in un ospedale da campo di Duma https://youtu.be/0Bawzbary8M Fumo che si leva in seguito ad un attacco aereo su Duma https://youtu.be/3SpxRU1FHSY Bombardamenti aerei sul distretto di Jobar http://youtu.be/aJPOMkOYJEE http://youtu.be/Ty_1x4cjD_8 Fumo che si leva dalla zona di Bala dopo un attacco aereo https://youtu.be/CLB9jRIVmNc Continua a leggere
#Damasco, #Siria – 25 gennaio 2015 – 
Le forze governative siriane hanno ripreso…

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#Damasco, #Siria - 25 gennaio 2015 -
Le forze governative siriane hanno ripreso questa mattina i bombardamenti su diverse zone della regione della Ghouta orientale nel sobborgo di Damasco causando morti e feriti tra i civili; in particolare, due persone sono rimaste uccise e diverse altre ferite, tra cui bambini, nei bombardamenti aerei sul sobborgo di Duma, a cui hanno fatto seguito bombardamenti con artiglieria pesante. Bombardamenti aerei hanno colpito anche i sobborghi di Zebdeen e Bala, così come il distretto di Jobar nella capitale. Almeno due attacchi aerei e 6 missili hanno colpito il sobborgo di Zamalka uccidendo almeno una persona e ferendone diverse altre, mentre sei barili esplosivi sono stati sganciati da velivoli militari del regime sulla cittadina di Zabadani, nella zona mountuosa di Damasco.

Bombardamenti da parte delle forze del regime sul sobborgo di Duma
https://youtu.be/95YtEJkE6Qw
Alcuni dei feriti, tra cui bambini, in un ospedale da campo di Duma
https://youtu.be/0Bawzbary8M
Fumo che si leva in seguito ad un attacco aereo su Duma
https://youtu.be/3SpxRU1FHSY
Bombardamenti aerei sul distretto di Jobar
http://youtu.be/aJPOMkOYJEE
http://youtu.be/Ty_1x4cjD_8
Fumo che si leva dalla zona di Bala dopo un attacco aereo
https://youtu.be/CLB9jRIVmNc


Egitto: proteste per l’anniversario della rivoluzione, 11 morti

(Agenzie). Cresce il bilancio delle vittime durante le proteste per le celebrazioni dell’anniversario della rivoluzione del 2011, sarebbero 11 le persone morte, secondo quanto dichiarato dalle forze di sicurezza. Le autorità hanno intensificato le misure di sicurezza al Cairo e ad Alessandria, per reprimere le piccole proteste organizzate nelle due città. Un manifestante è stato […]

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#Damasco, #Siria – 25 gennaio 2015 –
 Almeno 5 persone sono rimaste uccise, tra…

#Damasco, #Siria – 25 gennaio 2015 – Almeno 5 persone sono rimaste uccise, tra…

#Damasco, #Siria - 25 gennaio 2015 -
Almeno 5 persone sono rimaste uccise, tra cui un ufficiale, e 15 bambini sono rimasti feriti in seguito alla caduta di diversi missili e colpi di mortaio lanciati dalle forze di opposizione su diverse aree della …


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#Damasco, #Siria - 25 gennaio 2015 - Almeno 5 persone sono rimaste uccise, tra cui un ufficiale, e 15 bambini sono rimasti feriti in seguito alla caduta di diversi missili e colpi di mortaio lanciati dalle forze di opposizione su diverse aree della capitale Damasco. Tra le zone colpite il distretto di Mezzeh 86, via Abed e le zone di Abbasiyyin e Zablatani. Foto scattata vicino a piazza Abbasiyyin. Continua a leggere

Siria: inviato UN capo delegazione governativa a Mosca

(Agenzie). L’ambasciatore siriano alle Nazioni Unite, Bashar Jaafari, sarà a capo della squadra di governo ai colloqui di pace che si apriranno a Mosca lunedì, secondo quanto riferito da un giornale filo-governativo. La delegazione non si unirà ai colloqui prima di mercoledì, dopo due giorni di discussioni preliminari tra gli esponenti dell’opposizione.

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Dov’è finita la rivoluzione egiziana?

Dov’è finita la rivoluzione egiziana?

Di Amira el-Fekki. Daily News Egypt (24/01/2015). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo. Come per ogni anniversario della Rivoluzione del 25 gennaio, le richieste del popolo sembrano accumularsi. Accanto alle rivendicazioni fondamentali del 2011 – pane, libertà, dignità e giustizia sociale – ogni nuovo anno sembra aumentare la frustrazione di coloro che sono scesi in piazza Tahrir […]

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Shaimaa: uccisa mentre portava il fiore della libertà—

Shaimaa: uccisa mentre portava il fiore della libertà—

Shaimaa Al-Sabagh ha la mia stessa età, e chissà quante altre cose in comune. Shaimaa era un attivista egiziana, socialista, una compagna, una militante …  e le immagini del suo assassinio avvenuto ieri a Talaat Harb mi lascia basita. Shaimaa voleva lasciare un fiore a Tahrir, 4 anni dopo quel 24 gennaio, un fiore simbolico […]

Ambasciata americana mette in guardia contro viaggi in Libano

(Agenzie).L’ambasciata americana a Beirut ha emesso un “messaggio di sicurezza” di avvertimento per i suoi cittadini, sconsigliando viaggi in Libano in seguito alle minacce di terrorismo giunte questo fine settimana. L’ufficio di informazioni ha chiarito che il messaggio non deve essere considerato un messaggio di avvertimento, quanto un messaggio di “sicurezza”.  

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Colombo-Milano: luci e ombre del nuovo e del  vecchio corso

Colombo-Milano: luci e ombre del nuovo e del vecchio corso

L'ultima notizia sulla bufera scatenata dalle notizie sulla notte del voto, quando Rajapaksa avrebbe convocato il consigliere giuridico del presidente e i capi di polizia ed esercito per tentare un golpe, riguarda il ministro della Giustizia ormai in punta di dimissioni Mohan Pieris. Accusato di aver tradito il suo mandato di super partes per essere stato presente alla riunione in cui Rajapaksa voleva ribaltare il risultato, chiede ora che lo si lasci uscire dal Paese. Ma con un'uscita onorevole. Un posto all'Onu, a Londra...o a Milano.

Il sipario strappato. Un manifesto elettorale di Rajapaksa
Intanto il nuovo governo di Maithripala Sirisena ha levato l'odiosa domanda di permesso necessaria per visitare i distretti del Nord a maggioranza tamil. Non è molto in realtà mentre molte sono le aspettative sui prossimi passi, il primo dei quali riguarda il 13mo emendamento della Costituzione che, secondo il parlamento, avrebbe il compito di garantire un decentramento dei poteri sinora rimasto sulla carta e minacciato dalla scure con cui Rajapaksa avrebbe voluto decapitarlo, sottraendo alle province poteri da delegare invece al ministero dello Sviluppo economico, retto dal fratello Basil.

Per l'ex presidente e la sua famiglia i tempi sono bui. Accusato da stampa e parlamentari di aver tentato un golpe bianco la notte del voto – cui si sarebbero opposte le alte cariche dello Stato e dell'esercito – Mahinda Rajapaksa adesso rischia un'incriminazione per tradimento sempre che l'inchiesta aperta dalla magistratura vada a buon fine. I guai su un altro fronte sono invece per il fratello Gotabaya, già segretario alla Difesa e, col fratello e il generale Fonseka, responsabile degli ultimi mesi della guerra nel Nord su cui grava il sospetto di crimini di guerra. E' appena stato messo sotto inchiesta per la morte di Lasantha Wickrematunga, ucciso da uno “squadrone della morte” nel gennaio 2009 poco prima che il famoso giornalista, fondatore del Sunday Leadere noto per gli scontri con la famiglia del presidente, andasse in tribunale a rendere una testimonianza.

Battaglia vinta: i manifesti pro Sirisena col simbolo del cigno

Sul fronte della libertà di stampa c'è un'altra buona novità: il neo ministro dell'Informazione del nuovo governo, Gayantha Karunatilleke, ha fatto un appello a tutti i giornalisti srilankesi all'estero perché tornino a casa. Se il suo Paese era fino a ieri in fondo alla classifica per la libertà di espressione, adesso il governo vuole invertire la rotta. Un altro segnale è poi arrivato dal portavoce della polizia, faccia notissima del regime. Il militare ha detto pubblicamente di avere subito pressioni di ogni genere per mettere in cattiva luce gli uomini dell'opposizione. Si scoperchia il vaso di Pandora e tutti i nodi vengono al pettine.


Proprio in questi giorni intanto i cinesi si sono fatti avanti con calorosi messaggi di auguri al nuovo presidente anche se non è un mistero che il loro cavallo a Sri Lanka fosse Rajapaksa, che aveva aperto a Pechino diversi settori strategici del Paese, dalle infrastrutture alle telecomunicazioni. Per motivi evidenti, l'ingresso della Cina a Sri Lanka è stato mal digerito da americani e indiani, ora sponsor convinti del governo Sirisena da cui si aspettano un'inversione di rotta. Ci sarà battaglia? Un'inversione di rotta se l'aspettano comunque tutti a cominciare da tamil e musulmani, cittadini di serie B vessati dai lunghi anni di guerra e dal revivalismo identitario buddista-singalese. Il governo Sirisena sta in piedi grazie ai loro voti e dovrà pagare pegno. Per ora i segnali ci sono ma la prudenza resta d'obbligo.
Colombo-Milano: luci e ombre del nuovo e del  vecchio corso

Colombo-Milano: luci e ombre del nuovo e del vecchio corso

L'ultima notizia sulla bufera scatenata dalle notizie sulla notte del voto, quando Rajapaksa avrebbe convocato il consigliere giuridico del presidente e i capi di polizia ed esercito per tentare un golpe, riguarda il ministro della Giustizia ormai in punta di dimissioni Mohan Pieris. Accusato di aver tradito il suo mandato di super partes per essere stato presente alla riunione in cui Rajapaksa voleva ribaltare il risultato, chiede ora che lo si lasci uscire dal Paese. Ma con un'uscita onorevole. Un posto all'Onu, a Londra...o a Milano.

Il sipario strappato. Un manifesto elettorale di Rajapaksa
Intanto il nuovo governo di Maithripala Sirisena ha levato l'odiosa domanda di permesso necessaria per visitare i distretti del Nord a maggioranza tamil. Non è molto in realtà mentre molte sono le aspettative sui prossimi passi, il primo dei quali riguarda il 13mo emendamento della Costituzione che, secondo il parlamento, avrebbe il compito di garantire un decentramento dei poteri sinora rimasto sulla carta e minacciato dalla scure con cui Rajapaksa avrebbe voluto decapitarlo, sottraendo alle province poteri da delegare invece al ministero dello Sviluppo economico, retto dal fratello Basil.

Per l'ex presidente e la sua famiglia i tempi sono bui. Accusato da stampa e parlamentari di aver tentato un golpe bianco la notte del voto – cui si sarebbero opposte le alte cariche dello Stato e dell'esercito – Mahinda Rajapaksa adesso rischia un'incriminazione per tradimento sempre che l'inchiesta aperta dalla magistratura vada a buon fine. I guai su un altro fronte sono invece per il fratello Gotabaya, già segretario alla Difesa e, col fratello e il generale Fonseka, responsabile degli ultimi mesi della guerra nel Nord su cui grava il sospetto di crimini di guerra. E' appena stato messo sotto inchiesta per la morte di Lasantha Wickrematunga, ucciso da uno “squadrone della morte” nel gennaio 2009 poco prima che il famoso giornalista, fondatore del Sunday Leadere noto per gli scontri con la famiglia del presidente, andasse in tribunale a rendere una testimonianza.

Battaglia vinta: i manifesti pro Sirisena col simbolo del cigno

Sul fronte della libertà di stampa c'è un'altra buona novità: il neo ministro dell'Informazione del nuovo governo, Gayantha Karunatilleke, ha fatto un appello a tutti i giornalisti srilankesi all'estero perché tornino a casa. Se il suo Paese era fino a ieri in fondo alla classifica per la libertà di espressione, adesso il governo vuole invertire la rotta. Un altro segnale è poi arrivato dal portavoce della polizia, faccia notissima del regime. Il militare ha detto pubblicamente di avere subito pressioni di ogni genere per mettere in cattiva luce gli uomini dell'opposizione. Si scoperchia il vaso di Pandora e tutti i nodi vengono al pettine.


Proprio in questi giorni intanto i cinesi si sono fatti avanti con calorosi messaggi di auguri al nuovo presidente anche se non è un mistero che il loro cavallo a Sri Lanka fosse Rajapaksa, che aveva aperto a Pechino diversi settori strategici del Paese, dalle infrastrutture alle telecomunicazioni. Per motivi evidenti, l'ingresso della Cina a Sri Lanka è stato mal digerito da americani e indiani, ora sponsor convinti del governo Sirisena da cui si aspettano un'inversione di rotta. Ci sarà battaglia? Un'inversione di rotta se l'aspettano comunque tutti a cominciare da tamil e musulmani, cittadini di serie B vessati dai lunghi anni di guerra e dal revivalismo identitario buddista-singalese. Il governo Sirisena sta in piedi grazie ai loro voti e dovrà pagare pegno. Per ora i segnali ci sono ma la prudenza resta d'obbligo.
Egitto: piazza Tahrir chiusa per l’anniversario della rivoluzione

Egitto: piazza Tahrir chiusa per l’anniversario della rivoluzione

(Agenzie). Piazza Tahrir è stata chiusa durante l’anniversario della rivoluzione. Secondo il ministero degli Interni non sono ammesse assembramenti nella piazza simbolo della rivoluzione egiziana, per i sette giorni di lutto nazionale indetti in seguito alla morte del re Abdallah dell’Arabia Saudita, secondo quanto riportato dal giornale egiziano Youm7. La chiusura arriva dopo l’indizione di […]

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Turchia: Erdogan visita la Somalia

(Naharnet). Il presidente turco Recep Tayyp Erdogan arriva in Somalia, dopo l’attentato che lo scorso giovedì ha portato alla morte di 5 membri della delegazioni turca a Mogadiscio. I ribelli somali di Al-Shabab hanno rivendicato l’attacco suicida, inserendolo all’interno di una serie di attentati contro obiettivi di alto profilo a Mogadiscio. La Turchia è un importante […]

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Yemen: Houthi disperdono manifestanti a Sana’a

(Agenzie) La milizia sciita Houthi ha sparato dei colpi di avvertimento in aria per disperdere la protesta inscenata contro la loro presa di potere. Diversi manifestanti, che si erano riuniti nei pressi dell’Università di Sana’a, sono stati feriti mentre altri sono stati arrestati dai miliziani. Anche alcuni giornalisti sono stati attaccati.  

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Egitto: esplosione bomba ferisce due poliziotti al Cairo

(Agenzie) Nel giorno che segna il quarto anniversario dalla rivoluzione egiziana del 25 gennaio 2011, l’esplosione di una bomba fuori da una stazione di polizia nella zona di Heliopolis al Cairo ha causato il ferimento di due agenti. Negli ultimi giorni l’Egitto sta vivendo un’escalation di tensione. Una manifestante è stata uccisa vicino piazza Tahrir, mentre molti sostenitori […]

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Yemen: parlamento rinvia riunione d’urgenza

(Agenzie) Il parlamento yemenita ha di nuovo posposto la sessione straordinaria indetta per oggi per discutere delle recenti dimissioni del presidente Abd Rabbo Mansur Hadi, prolungando la situazione di stallo che affligge il Paese. Il parlamento “ha deciso di rinviare la riunione d’emergenza […] ad altra data che verrà stabilita in seguito per assicurare che […]

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Quando “Charlie” era musulmano: “Mollah Nasreddin”, il castigatore dell’ipocrisia

Quando “Charlie” era musulmano: “Mollah Nasreddin”, il castigatore dell’ipocrisia

di Giuseppe Cossuto

Fino agli inizi del XX secolo, un ipotetico e attento occidentale che si fosse messo in testa di viaggiare per buona parte delle terre dell’Islam approfittando delle regole dell’ospitalità familiare popolare, avrebbe fatto sicuramente caso alle storie riguardanti le arguzie di un arzillo vecchietto, diffuse un po’ dappertutto e raccontate da genti diversissime tra loro.…

Quando “Charlie” era musulmano: “Mollah Nasreddin”, il castigatore dell’ipocrisia è un articlo pubblicato su Nazione Indiana.

Quando “Charlie” era musulmano: “Mollah Nasreddin”, il castigatore dell’ipocrisia

Quando “Charlie” era musulmano: “Mollah Nasreddin”, il castigatore dell’ipocrisia

di Giuseppe Cossuto

Fino agli inizi del XX secolo, un ipotetico e attento occidentale che si fosse messo in testa di viaggiare per buona parte delle terre dell’Islam approfittando delle regole dell’ospitalità familiare popolare, avrebbe fatto sicuramente caso alle storie riguardanti le arguzie di un arzillo vecchietto, diffuse un po’ dappertutto e raccontate da genti diversissime tra loro.…

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di Giuseppe Cossuto

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Quando “Charlie” era musulmano: “Mollah Nasreddin”, il castigatore dell’ipocrisia

di Giuseppe Cossuto

Fino agli inizi del XX secolo, un ipotetico e attento occidentale che si fosse messo in testa di viaggiare per buona parte delle terre dell’Islam approfittando delle regole dell’ospitalità familiare popolare, avrebbe fatto sicuramente caso alle storie riguardanti le arguzie di un arzillo vecchietto, diffuse un po’ dappertutto e raccontate da genti diversissime tra loro.…

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di Giuseppe Cossuto

Fino agli inizi del XX secolo, un ipotetico e attento occidentale che si fosse messo in testa di viaggiare per buona parte delle terre dell’Islam approfittando delle regole dell’ospitalità familiare popolare, avrebbe fatto sicuramente caso alle storie riguardanti le arguzie di un arzillo vecchietto, diffuse un po’ dappertutto e raccontate da genti diversissime tra loro.…

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di Giuseppe Cossuto

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Quando “Charlie” era musulmano: “Mollah Nasreddin”, il castigatore dell’ipocrisia

di Giuseppe Cossuto

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L’attivismo della società civile in Libia nonostante le difficoltà

L’attivismo della società civile in Libia nonostante le difficoltà

medit3 libya 110Già nel marzo 2011 nel paese si contavano quasi duemila organizzazioni operanti nei settori dell’assistenza, cultura, gioventù, diritti umani, parità di genere, servizi alla persona. Un lavoro di volontariato che ha mobilitato decine di migliaia di persone che credevano nel cambiamento e speravano in uno sviluppo democratico della società post-Gheddafi.

#Kafranbel, prov. di #Idlib, #Siria – 24 gennaio 2014 –
 Nella foto un messaggio…

#Kafranbel, prov. di #Idlib, #Siria – 24 gennaio 2014 – Nella foto un messaggio…

#Kafranbel, prov. di #Idlib, #Siria - 24 gennaio 2014 -
Nella foto un messaggio da parte degli attivisti della località di Kafranbel, in provincia di Idlib, che hanno organizzato una manifestazione per confermare di volere libertà e caduta del …


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#Kafranbel, prov. di #Idlib, #Siria - 24 gennaio 2014 - Nella foto un messaggio da parte degli attivisti della località di Kafranbel, in provincia di Idlib, che hanno organizzato una manifestazione per confermare di volere libertà e caduta del regime. Alcuni cartelli innalzati dai manifestanti http://on.fb.me/1ydhSF5 http://on.fb.me/1GOtIQu http://on.fb.me/1yGofWn Video http://youtu.be/W72rAY8u44M http://youtu.be/PFgcYWBk47Q Nella foto un messaggio da parte degli attivisti di Kafranbel: "C'è una volontà globale di far fallire la rivoluzione siriana per far sì che la razza umana continui ad ignorare il significato di "libertà". Continua a leggere
#Damasco, #Siria – 24 gennaio 2015 –
 E’ salito a 64 il bilancio delle vittime d…

#Damasco, #Siria – 24 gennaio 2015 – E’ salito a 64 il bilancio delle vittime d…

#Damasco, #Siria - 24 gennaio 2015 -
E' salito a 64 il bilancio delle vittime dell'attacco aereo condotto ieri dall'aviazione siriana sulla piazza principale del sobborgo damasceno di Hammouriyeh; secondo quanto riferito dagli attivisti si tratta …


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#Damasco, #Siria - 24 gennaio 2015 - E' salito a 64 il bilancio delle vittime dell'attacco aereo condotto ieri dall'aviazione siriana sulla piazza principale del sobborgo damasceno di Hammouriyeh; secondo quanto riferito dagli attivisti si tratta dell'attacco piu' sanguinoso degli ultimi due anni. Dopo questo violento attacco aereo, il leader del gruppo di opposizione Jaish al Islam Zahran Alloush ha minacciato di far piovere centinaia di missili sulla capitale Damasco quotidianamente a partire da domenica se le forze governative non dovessero cessare i bombardamenti aerei sulla regione di Ghouta. Tuttavia, l'aviazione siriana ha ripreso i bombardamenti nella giornata di sabato sulla regione della Ghouta orientale colpendo i sobborghi di Arbeen, Beit Sawa, Duma e Saqba causando tre morti ad Arbeen e decine di feriti a Saqba. Bombardamenti aerei hanno colpito anche il quartiere di Jobar nella capitale. Fumo che si leva dopo un attacco aereo su Saqba http://youtu.be/InAndFO-gDg Due dei feriti nel sobborgo di Saqba https://youtu.be/5knfz29F0zU Fumo che si leva dal sobborgo di Duma http://youtu.be/_37E7qqrmHE Fumo nelle strade di Arbeen dopo un attacco aereo https://youtu.be/CKb4GiuhhcI Foto scatta a Saqba, sobborgo di Damasco. Continua a leggere
#Kafranbel, prov. di #Idlib, #Siria – 24 gennaio 2014 – 
Nella foto un messaggio…

#Kafranbel, prov. di #Idlib, #Siria – 24 gennaio 2014 – Nella foto un messaggio…

#Kafranbel, prov. di #Idlib, #Siria - 24 gennaio 2014 -
Nella foto un messaggio da parte degli attivisti della località di Kafranbel, in provincia di Idlib, che hanno organizzato una manifestazione per confermare di volere libertà e caduta del regime.

Alcuni cartelli innalzati dai manifestanti
http://on.fb.me/1ydhSF5
http://on.fb.me/1GOtIQu
http://on.fb.me/1yGofWn

Video
http://youtu.be/W72rAY8u44M
http://youtu.be/PFgcYWBk47Q

Nella foto un messaggio da parte degli attivisti di Kafranbel:
"C'è una volontà globale di far fallire la rivoluzione siriana per far sì che la razza umana continui ad ignorare il significato di "libertà".


#Damasco, #Siria – 24 gennaio 2015 – 
E' salito a 64 il bilancio delle vittime d…

#Damasco, #Siria – 24 gennaio 2015 – E' salito a 64 il bilancio delle vittime d…

#Damasco, #Siria - 24 gennaio 2015 -
E' salito a 64 il bilancio delle vittime dell'attacco aereo condotto ieri dall'aviazione siriana sulla piazza principale del sobborgo damasceno di Hammouriyeh; secondo quanto riferito dagli attivisti si tratta dell'attacco piu' sanguinoso degli ultimi due anni.
Dopo questo violento attacco aereo, il leader del gruppo di opposizione Jaish al Islam Zahran Alloush ha minacciato di far piovere centinaia di missili sulla capitale Damasco quotidianamente a partire da domenica se le forze governative non dovessero cessare i bombardamenti aerei sulla regione di Ghouta.
Tuttavia, l'aviazione siriana ha ripreso i bombardamenti nella giornata di sabato sulla regione della Ghouta orientale colpendo i sobborghi di Arbeen, Beit Sawa, Duma e Saqba causando tre morti ad Arbeen e decine di feriti a Saqba. Bombardamenti aerei hanno colpito anche il quartiere di Jobar nella capitale.

Fumo che si leva dopo un attacco aereo su Saqba
http://youtu.be/InAndFO-gDg
Due dei feriti nel sobborgo di Saqba
https://youtu.be/5knfz29F0zU
Fumo che si leva dal sobborgo di Duma
http://youtu.be/_37E7qqrmHE
Fumo nelle strade di Arbeen dopo un attacco aereo
https://youtu.be/CKb4GiuhhcI

Foto scatta a Saqba, sobborgo di Damasco.


Presunto essaggio Daish dichiara uccisione uno dei due ostaggi giapponesi

(Agenzie) Funzionari giapponesi stanno indagando su un nuovo messaggio presumibilmente diffuso online da Daish (conosciuto in Occidente come ISIS) nel quale viene dichiarato che uno dei due ostaggi giapponesi sarebbe stato giustiziato. Tuttavia, il messaggio sarebbe presto stato eliminato dalla rete e alcuni militanti affiliati a Daish avrebbero smentito la sua veridicità. Yoshihide Suga, a capo […]

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Francia: la diffusione del radicalismo in prigione

Di Anna Villechenon. Le Monde (23/01/2015). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo. Dal 7 al 9 gennaio scorsi, il carcere di massima sicurezza di Condé-sur-Sarthe ha vissuto al ritmo delle crisi di gloria di alcuni detenuti esaltati dagli attacchi terroristici parigini. Tuttavia, secondo Emmanuel Guimaraes, da due anni agente di custodia nel penitenziario, “il rifiuto dell’autorità e dei valori […]

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Marocco: a breve Casablanca avrà un acquario gigante

Al Huffington Post Maghreb. Nel quadro dell’iniziativa Casablanca Marina, la città marocchina avrà a breve un nuovo acquario gigante. Il progetto, ispirato all’oceanografico di Valencia in Spagna, copre una superficie di 15.000 m² all’interno dei giardini della Moschea Hassan II. Accanto all’acquario, il progetto prevede inoltre la costruzione di spazi ricreativi, ristoranti, un auditorium e un negozio di souvenir, […]

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#Damasco, #Siria –
 Una manifestazione si è svolta nella giornata di venerdì vic…

#Damasco, #Siria – Una manifestazione si è svolta nella giornata di venerdì vic…

#Damasco, #Siria -
Una manifestazione si è svolta nella giornata di venerdì vicino alla barriera di Babbila-Sidi Moqdad che separa le zone sud di Damasco dalla capitale; i manifestanti hanno chiesto che venga permesso l'ingresso di medicine e generi …


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#Damasco, #Siria - Una manifestazione si è svolta nella giornata di venerdì vicino alla barriera di Babbila-Sidi Moqdad che separa le zone sud di Damasco dalla capitale; i manifestanti hanno chiesto che venga permesso l'ingresso di medicine e generi alimentari, impedito dalle forze governative da ormai 40 giorni nonostante la tregua. Il Consiglio della Shura dei Mujahidin ha inoltre comunicato che la tregua stabilita nelle zone di Beit Sahem, Babbila e Yalda avrà fine se le forze del regime non apriranno il passaggio entro domenica. Video della manifestazione http://youtu.be/m0Yzisd5fkU Continua a leggere

Yemen: migliaia in protesta a Sana’a contro gli Houthi

(Agenzie) Migliaia di persone sono scese in strada nella capitale yemenita in quella che si può definire la più grande manifestazione anti-Houthi sin dall’entrata delle milizie sciite a Sana’a lo scorso settembre. “Abbasso la legge degli Houthi”: questo lo slogan dei manifestanti che hanno risposto all’appello del “Movimento del rifiuto”, un gruppo recentemente creato in […]

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#Damasco, #Siria – 
Una manifestazione si è svolta nella giornata di venerdì vic…

#Damasco, #Siria – Una manifestazione si è svolta nella giornata di venerdì vic…

#Damasco, #Siria -
Una manifestazione si è svolta nella giornata di venerdì vicino alla barriera di Babbila-Sidi Moqdad che separa le zone sud di Damasco dalla capitale; i manifestanti hanno chiesto che venga permesso l'ingresso di medicine e generi alimentari, impedito dalle forze governative da ormai 40 giorni nonostante la tregua.
Il Consiglio della Shura dei Mujahidin ha inoltre comunicato che la tregua stabilita nelle zone di Beit Sahem, Babbila e Yalda avrà fine se le forze del regime non apriranno il passaggio entro domenica.

Video della manifestazione
http://youtu.be/m0Yzisd5fkU


Opposizione siriana d’accordo su necessità “cambiamento radicale”

(Agenzie) Nella conferenza tenuta al Cairo negli ultimi due giorni, rappresentanti dei vari gruppi dell’opposizione siriana hanno concordato una visione comune basta su 10 punti chiave che verranno di nuovo discussi il prossimo aprile in una nuova sessione di negoziati. I gruppi d’opposizione hanno concordato che “qualsiasi negoziato dovrà condurre […] a un regime democratico e […]

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Legge anti-moschea. Una presa per il cu-lto

La legge anti-moschea è un capolavoro di burocrazia che rende impossibile la costruzione di luoghi di culto islamici e complica quella per le altre comunità religiose. Gli adempimenti sono talmente tanti che anche un santo perderebbe la pazienza. Approfondisci qui. Ma se siete allergici alla burocrazia, cialis lasciate perdere.

Legge anti-moschea. Una presa per il cu-lto

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Egitto: rafforzata sicurezza a Tahrir, revocate 37 condanne a morte

(Agenzie) Le forze di sicurezza egiziane hanno proceduto ad intensificare in maniera massiccia le misure di sicurezza a piazza Tahrir, al Cairo, alla vigilia dell’anniversario della Rivoluzione del 25 gennaio 2011 che portò ala deposizione dell’ex presidente Mubarak. Nel frattempo, una corte d’appello egiziana ha ordinato il riesame di un maxi-processo altamente criticato dalla comunità internazionale per […]

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Iraq: forze curde lanciano primi missili contro Daish a Mosul

(Agenzie) Forze curde hanno lanciato missili contro l’area di Mosul controllata da Daish (conosciuto in Occidente come ISIS) per la prima volta dalla scorsa estate. “Abbiamo colpito le loro postazioni”, ha dichiarato il capitano Shivan Ahmed dell’unità che ha lanciato i missili a circa 20 km a nord della città. Questa settimana, i combattenti peshmerga avevano lanciato […]

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Yemen: separatisti sudisti attaccano posti di blocco

(Agenzie) Alcuni uomini armati del Movimento Sudista dello Yemen meridionale hanno attaccato sei posti di blocco della polizia nella città di Ataq, capoluogo della provincia di Shabwa, in segno di protesta contro il governo centrale assoggettato agli Houthi. La mossa arriva dopo che anche altre città e province del sud avevano dichiarato disobbedienza agli ordini di Sana’a […]

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Turchia: 36 milioni di turisti nel 2014 (gallery)

Turchia: 36 milioni di turisti nel 2014 (gallery)

Il ministero della Cultura e del Turismo della Turchia ha stilato un rapporto secondo cui l’anno scorso il Paese ha registrato un notevole incremento del numero di turisti,  pari al 5,5% rispetto all’anno precedente, per un numero pari a circa 36,84 milioni totali di turisti. Il ministero ha detto nel rapporto che il settore del […]

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Arrestati 4 presunti jihadisti a Ceuta

Arrestati 4 presunti jihadisti a Ceuta

Gli agenti della polizia spagnola, durante un’operazione anti-terroristica, hanno arrestato 4 presunti membri di una cellula jihadista a Ceuta (enclave spagnola in territorio marocchino), secondo quanto annunciato dal Ministero degli Interni spagnolo. “Sono state effettuate due perquisizioni” nei domicili di Ceuta e, aggiunge la stessa fonte, i servizi di sicurezza stanno conducendo delle inchieste per determinare se […]

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“Sottomissione”: l’Islam politico di Michel Houellebecq

Articolo di Federica Cocozziello Visconti Può accadere, una mattina, di svegliarsi col mal di testa. L’unica cosa da fare, nel mio caso, è costringermi ad una abbondante colazione, affidare ogni speranza di sollievo ad un forte analgesico e contare i secondi che mi separano da quell’eternità in cui il dolore mi ha inchiodata. Di solito, […]

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Libano: scontri al confine con la Siria

(Agenzie). Una fonte della sicurezza libanese ha parlato di pesanti scontri avvenuti al confine libanese tra l’esercito libanese e il fronte al-Nusra. Circa 200 uomini armati hanno lanciato un attacco su larga scala vicino al villaggio di Ras Baalbek, nei pressi della frontiera orientale del Libano con la Siria, una zona già vittima di incursioni […]

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Cucina yemenita: la mutafaya di pesce

Con la ricetta di oggi andiamo in Yemen alla scoperta di un piatto tipico della città di Aden: la mutafaya di pesce! Ingredienti: 2 filetti di salmone 2 pomodori 1 ½ cucchiaio di concentrato di pomodoro 3 spicchi d’aglio 2 cucchiai d’olio spezie: fieno greco; peperoncino verde; cumino; coriandolo Preparazione: In un padella far scaldare l’olio […]

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Arabia Saudita: il Golfo osserva la successione

Di Theodore Karasik. Al-Arabiya (23/01/2015). Traduzione e sintesi Carlotta Caldonazzo. Del regno di Abdullah restano sicuramente gli sforzi per tenere in piedi e unito il Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG), un’unione nata come alleanza economica tra petromonarchie ma presto diventata un asse difensivo. I suoi maggiori contributi riguardano infatti l’aspetto della sicurezza, come anche […]

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GRETA, VANESSA, L’ITALIA RIPUGNANTE E GLI ANTICORPI

GRETA, VANESSA, L’ITALIA RIPUGNANTE E GLI ANTICORPI

La vicenda del sequestro in Siria di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo è stata affrontata da molti in termini stomachevoli, offrendo davvero l’immagine di un’Italia ripugnante, permeata di grettezza, incarognita e imbarbarita. A costruire questa immagine hanno offerto il loro valido contributo politicanti a caccia di voti, giornalisti ignari della più elementare deontologia e privi […]
#Hammouriyeh, sobb. di #Damasco, #Siria – 23 gennaio 2015 –
 Almeno 35 persone s…

#Hammouriyeh, sobb. di #Damasco, #Siria – 23 gennaio 2015 – Almeno 35 persone s…

#Hammouriyeh, sobb. di #Damasco, #Siria - 23 gennaio 2015 -
Almeno 35 persone sono rimaste uccise e decine ferite in un attacco aereo condotto dall'aviazione siriana sulla piazza principale del sobborgo di Hammouriyeh.

I primi momenti dopo …


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#Hammouriyeh, sobb. di #Damasco, #Siria - 23 gennaio 2015 - Almeno 35 persone sono rimaste uccise e decine ferite in un attacco aereo condotto dall'aviazione siriana sulla piazza principale del sobborgo di Hammouriyeh. I primi momenti dopo l'attacco aereo https://youtu.be/A9p8hYoscaQ https://youtu.be/-eLwNvJ9N3U Corpi di alcune vittime https://youtu.be/7BR_gYuUBBI https://youtu.be/unZlUusKL14 (i video contengono immagini forti) Continua a leggere

Tunisia: Essid presenta nuovo governo

(Agenzie) Il nuovo primo ministro tunisino Habib Essid ha presentato la formazione del nuovo governo, che comprende molti ministri provenienti dal partito Nidaa Tounes, mentre nessun nominativo del partito islamista Ennahda. Tra i nomi proposti per il nuovo governo figura Taieb Baccouche, segretario generale di Nidaa Tounes, al quale è stato affidato il dicastero degli Affari Esteri; […]

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#Hammouriyeh, sobb. di #Damasco, #Siria – 23 gennaio 2015 – 
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#Hammouriyeh, sobb. di #Damasco, #Siria – 23 gennaio 2015 – Almeno 35 persone s…

#Hammouriyeh, sobb. di #Damasco, #Siria - 23 gennaio 2015 -
Almeno 35 persone sono rimaste uccise e decine ferite in un attacco aereo condotto dall'aviazione siriana sulla piazza principale del sobborgo di Hammouriyeh.

I primi momenti dopo l'attacco aereo
https://youtu.be/A9p8hYoscaQ
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Corpi di alcune vittime
https://youtu.be/7BR_gYuUBBI
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(i video contengono immagini forti)


Egitto: studentessa uccisa in scontri ad Alessandria

(Agenzie) Una studentessa egiziana è rimasta uccisa negli scontri tra sostenitori della Fratellanza Musulmana e residenti della città di Alessandria, nel quale sono inoltre rimaste ferite diverse persone. La vittima, Sondos Rida Abu Bakr di 17 anni, è stata identificata dal Partito Libertà e Giustizia tramite il suo profilo Facebook. Il Partito ha accusato le forze di […]

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Libia: morto il leader di Ansar al-Sharia

(Agenzie) Mohamed al-Zahawi, leader del gruppo islamista libico Ansar al-Sharia, è morto in seguito a gravi ferite riportate negli scontri di mesi fa contro le forze pro-governative. Zahawi, che aveva creato il gruppo a Bengasi dopo aver aiutato a cacciare Gheddafi nel 2011, era rimasto in ospedale per diversi mesi, secondo quanto riportato da alcuni membri della […]

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Libano: scontri tra esercito e militanti al confine con la Siria

(Agenzie) Una fonte della sicurezza libanese ha dichiarato che due soldati e nove militanti islamisti sono morti negli scontri che da stamattina hanno luogo nei pressi della città di frontiera di Ras Baalbek, nella Valle della Bekaa, vicino al confine siriano. Un comandante dell’esercito libanese ha messo in guardia dall’attacco degli islamisti, dicendo che costituiscono una […]

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Partiti arabi di Israele formano lista unica per prossime elezioni

(Agenzie) I partiti arabi d’Israele hanno unito le loro forze in vista delle elezioni parlamentari del prossimo marzo formando una lista unica che, secondo alcuni analisti, potrebbe guadagnarsi almeno 10 posti alla Knesset. La lista unica, che verrà candidata alle elezioni del prossimo 17 marzo, include il partito Balad, il Movimento Islamico, il Movimento Arabo per […]

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Iran: riprendono negoziati sul nucleare con USA in Svizzera

(Agenzie) I rappresentanti diplomatici di Iran e USA hanno ripreso oggi a Zurigo, in Svizzera, i negoziati sul nucleare iraniano. Per due giorni, il vice-ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e la negoziatrice statunitense Wendy Sherman discuteranno del programma per cercare di accelerare i tempi per trovare un accordo. Anche Helga Schmidt, vice-segretaria generale per la politica estera dell’UE. […]

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Italia: voto su riconoscimento Palestina in programma alla Camera

(Agenzie). La Camera dei Deputati dovrebbe votare quest’oggi quattro mozioni sul riconoscimento dello Stato di Palestina. Tre mozioni presentate dal Partito socialista italiano, Sel e il Movimento 5 stelle sono a favore del riconoscimento, mentre è contraria la mozione presentata dal partito della Lega nord. Nei mesi passati molti paesi europei, tra cui Francia, Spagna, e […]

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Gli Houthi: dalle origini alla presa di Sana’a

Gli Houthi: dalle origini alla presa di Sana’a

Gli Houthi appartengono alla setta degli Zaydi, un ramo dell’Islam sciita che costituisce quasi un terzo della popolazione a maggioranza sunnita del paese. Gli Zayidi sono la maggioranza nelle province settentrionali dello Yemen, al confine con la potenza sunnita dell’Arabia Saudita. Gli Houthi sono da sempre accusati di esser sostenuti dall’altra superpotenza regionale: l’Iran sciita. […]

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Daish fa conto alla rovescia per ostaggi giapponesi

(Elaph). Allo scadere dell’ultimatum dato da Daish (conosciuto in occidente come ISIS) al Giappone per il pagamento del riscatto dei due ostaggi rapiti, la Nippon Television Network (NHK) ha dato la notizia circa un messaggio diffuso sul web, in cui militanti di Daish annunciano l’inizio del “conto alla rovescia”. Secondo il messaggio diffuso, il premier giapponese Shinzo Abe mente […]

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Lo Yemen va in pezzi

Di Bruce Riedel. Al-Monitor (22/01/2015). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo. La morte del re saudita Abdullah bin Abdel-Aziz mette la crisi yemenita in primo piano per il nuovo monarca, l’ormai ex principe Salman. La scomparsa di Abdullah arriva sull’onda delle dimissioni del presidente yemenita Abd Rabbo Mansur Hadi: un notevole ostacolo per la diplomazia statunitense […]

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Yemen: domenica riunione d’urgenza del parlamento

(Agenzie) In seguito alle dimissioni del presidente Abd Rabbo Mansur Hadi, il parlamento yemenita terrà una riunione d’emergenza la prossima domenica per “discutere i recenti sviluppi nel Paese”, come riportato dall’agenzia di stampa nazionale. In un primo momento, un funzionario yemenita aveva dichiarato che il parlamento si sarebbe riunito oggi, venerdì, per discutere dell’offerta di […]

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Storia di un giovane siriano che sente il peso delle nuove regole in Libano

Di Justin Salhani. Al-Monitor (20/01/2015). Traduzione e sintesi di Claudia Avolio. In copertina una vignetta dell’artista siro-palestinese di Yarmouk Hani Abbas Seduto fuori da un bar nel quartiere Mar Mikhail di Beirut, Firas (pseudonimo) tiene una sigaretta tra le dita, una bibita nell’altra mano ed il peso del mondo sulle sue spalle. “Non sono un […]

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Le prima pagine dei giornali arabi

Le prima pagine dei giornali arabi

Assafir – Libano È morto Abdullah bin Abdel-Aziz, Salman è Re In un momento delicato a livello regionale e internazionale,è morto il re saudita Abdullah bin Abdel Aziz, lasciando domande sul futuro dell’Arabia Saudita, e, soprattutto, sul futuro del mondo arabo, che si trova ad affrontare i più feroci terremoti politici.     Al-Quds al-Arabi – […]

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Turchia: Erdogan rimanda visita in Somalia per assistere i funerali di re Abdel-Aziz

(Agenzie) Il presidente turco Erdogan ha rinviato la sua visita in Somalia prevista per oggi per partecipare ai funerali del deceduto re saudita Abdel-Aziz. “Si tratta solo di un rinvio, il presidente si recherà in Somalia dopo i funerali, ma non sappiamo ancora la data precisa”, ha detto Daud Aweis, portavoce della presidenza somala. Fonti dell’ufficio […]

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Non si uccidono così gli elefanti/2: cosa c’è nella tua teiera

Non si uccidono così gli elefanti/2: cosa c’è nella tua teiera

Gli amici con cui viaggio mi hanno ieri redarguito dopo aver letto il post ispirato dalla “Building View” della nostra Guest House a Kandy. Mi han detto con son troppo severo nei miei giudizi su Sri Lanka, facendomi così riflettere sul fatto che persino una fotografia a colori ha una scala di grigi e che le sfumature della realtà sono così tante che i miei ingenerosi giudizi sembravano forse non tenerne conto. In realtà, forse per un difetto di scuola, i reporter tendono a portare in alto le cattive notizie e a ignorare quelle buone, in omaggio alla regoletta aurea che solo un uomo che morde un cane è una notizia e non viceversa. Ma devo ammettere che, da inveterato viaggiatore, questo problema del turismo e dei suoi effetti perversi mi affligge e mi ha sempre corroborato diversi dubbi: siamo i nuovi colonialisti retroguardie della penetrazione commerciale? Nuovi barbari convinti invece di fare del bene coi nostri dollaroni? Segmenti di diverse categorie più o meno consapevoli? Turisti o viaggiatori? Più attenti ai monumenti che alle storie, spesso tristi, di chi ci vive accanto? I dubbi non muoiono mai specie dopo aver visto ieri due italiani piuttosto anzianotti apostrofare con rabbioso sussiego una cameriera che tardava a portare il conto. Se fossero rimasti casa non avrebbero fatto un soldo di danno ma in compenso la cameriera non avrebbe forse il suo lavoro. C'è insomma e comunque un prezzo da pagare su un crinale fragile e controverso di cui restiamo più o meno volontari protagonisti.

Come che sia, la giornata di ieri mi ha in parte riconciliato con un'isola che resta comunque uno dei posti più belli al mondo e con gente simpatica quando si riesce a uscire un po' dal circo turistico. Dico in parte perché anche ieri siamo riusciti a farci fregare come allocchi proprio per aver dato retta a uno dei tanti imbonitori secondo il quale il tè che vendono al Museo di Kandy ci sarebbe costato tre volte tanto che al mercato. Costava invece la metà...


Il Museo del tè è una vecchia fabbrica ben tenuta e ben organizzata nella quale si vede l'intero procedimento del quale sir Lipton fu una delle icone ancor oggi visibile sulle bustine che in ogni albergo del mondo vi propinano a colazione. Si vede la parte nobile della produzione del tè: l'essiccazione, la fermentazione (la differenza tra tè nero e tè verde sta ad esempio proprio nella fermentazione che nel verde – che proviene dalla medesima pianta – non si fa), la spezzettatura delle foglie, la selezione etc. Purtroppo il Museo dice poco, anzi nulla, delle terribili condizioni di lavoro ancor oggi oggetto di battaglia tra tutele assai poco crescenti e uno sfruttamento visibile nelle facce delle raccoglitrici incontrate casualmente fuori dal museo. 

Come si nota in una delle incisioni a  lato, i poveri tamil importati da sua Maestà nell'Ottocento stavano sotto lo sguardo severo di un guardiano (bianco) dopo che, nel 1824, la prima pianticella – fatta giungere dalla Cina - era stata trapiantata al Royal Botanical Gardens, Peradeniya (5 km circa da Kandy e - sia detto tra noi - uno dei giardini botanici più belli e curati ch'io abbia mai visto e che merita da solo una visita a questa città). L'epopea delle piantagioni iniziò dopo il trapianto sperimentale di té proveniente dall'Assam e selezionato dalla potente East India Company.

L'epopea del tè srilankese comincia dunque proprio a Kandy nel 1867 e nel 1873 il primo carico arriva a Londra (Ceylon era nota per il caffè che però era stato debellato da un fungo e quindi sostituito dal tè). La manodopera di importazione era come abbiam detto tamil (Hill Country Tamils), reclutata negli anni venti dell'800 soprattutto in Tamil Nadu, in India, nell'ordine di decine di migliaia. Negli anni Sessanta un accordo tra Delhi e Colombo portò al rimpatrio di circa la metà di questi disperati che neppure avevano una cittadinanza. L'altra metà è ancora qui ma con nazionalità srilankese. Quanti erano? Non saprei con esattezza. Le statistiche dicono che nel 1911 c'erano in Sri lanka mezzo milione di tamil (Nord, Est e centro isola, la zona delle piantagioni di tè).

 Il Royal Botanical Gardens di Kandy
Nel 1971 erano 1.100mila circa e dieci anni dopo – a seguito del rimpatrio di una parte in India –  erano poco più che 800mila (le statistiche demografiche datano a Sri Lanka solo dal 1871). La storia dei tamil “importati” è diversa da quella dei cugini che da secoli vivevano nel Nord e britannici e singalesi fecero di tutto per mantenere divise le due comunità, imparentate dalle comune lingua e tradizione. Le cose non sono molto cambiate oggi e anzi Colobo temette che la guerra tamil nel Nord avrebbe potuto contagiare i paria del centro che passavano la loro vita in baracche da cui uscivano ed escono per andare a raccogliere le foglioline verdi con cui si prepara la nota bevanda.


La regina Vittoria
Oggi il té resta a Sri Lanka una produzione importante (ampiamente surclassata dal tessile) ma che conta solo per il 2% del Pnl con un giro d'affari attorno ai 700 milioni di dollari (esportazione principalmente nell'ex Urss e nel Golfo). Impiega però un milione di persone anche se sulle condizioni di lavoro è bene sorvolare. O almeno prendere in considerazione che nelle piantagioni lavorano anche minorenni in condizioni igienico sanitarie molto discutibili per non dire vicine alla semi schivitù: in stragrande maggioranza donne di tutte le età. L'angolo buio nella vostrapot tea.
Non si uccidono così gli elefanti/2: cosa c’è nella tua teiera

Non si uccidono così gli elefanti/2: cosa c’è nella tua teiera

Gli amici con cui viaggio mi hanno ieri redarguito dopo aver letto il post ispirato dalla “Building View” della nostra Guest House a Kandy. Mi han detto con son troppo severo nei miei giudizi su Sri Lanka, facendomi così riflettere sul fatto che persino una fotografia a colori ha una scala di grigi e che le sfumature della realtà sono così tante che i miei ingenerosi giudizi sembravano forse non tenerne conto. In realtà, forse per un difetto di scuola, i reporter tendono a portare in alto le cattive notizie e a ignorare quelle buone, in omaggio alla regoletta aurea che solo un uomo che morde un cane è una notizia e non viceversa. Ma devo ammettere che, da inveterato viaggiatore, questo problema del turismo e dei suoi effetti perversi mi affligge e mi ha sempre corroborato diversi dubbi: siamo i nuovi colonialisti retroguardie della penetrazione commerciale? Nuovi barbari convinti invece di fare del bene coi nostri dollaroni? Segmenti di diverse categorie più o meno consapevoli? Turisti o viaggiatori? Più attenti ai monumenti che alle storie, spesso tristi, di chi ci vive accanto? I dubbi non muoiono mai specie dopo aver visto ieri due italiani piuttosto anzianotti apostrofare con rabbioso sussiego una cameriera che tardava a portare il conto. Se fossero rimasti casa non avrebbero fatto un soldo di danno ma in compenso la cameriera non avrebbe forse il suo lavoro. C'è insomma e comunque un prezzo da pagare su un crinale fragile e controverso di cui restiamo più o meno volontari protagonisti.

Come che sia, la giornata di ieri mi ha in parte riconciliato con un'isola che resta comunque uno dei posti più belli al mondo e con gente simpatica quando si riesce a uscire un po' dal circo turistico. Dico in parte perché anche ieri siamo riusciti a farci fregare come allocchi proprio per aver dato retta a uno dei tanti imbonitori secondo il quale il tè che vendono al Museo di Kandy ci sarebbe costato tre volte tanto che al mercato. Costava invece la metà...


Il Museo del tè è una vecchia fabbrica ben tenuta e ben organizzata nella quale si vede l'intero procedimento del quale sir Lipton fu una delle icone ancor oggi visibile sulle bustine che in ogni albergo del mondo vi propinano a colazione. Si vede la parte nobile della produzione del tè: l'essiccazione, la fermentazione (la differenza tra tè nero e tè verde sta ad esempio proprio nella fermentazione che nel verde – che proviene dalla medesima pianta – non si fa), la spezzettatura delle foglie, la selezione etc. Purtroppo il Museo dice poco, anzi nulla, delle terribili condizioni di lavoro ancor oggi oggetto di battaglia tra tutele assai poco crescenti e uno sfruttamento visibile nelle facce delle raccoglitrici incontrate casualmente fuori dal museo. 

Come si nota in una delle incisioni a  lato, i poveri tamil importati da sua Maestà nell'Ottocento stavano sotto lo sguardo severo di un guardiano (bianco) dopo che, nel 1824, la prima pianticella – fatta giungere dalla Cina - era stata trapiantata al Royal Botanical Gardens, Peradeniya (5 km circa da Kandy e - sia detto tra noi - uno dei giardini botanici più belli e curati ch'io abbia mai visto e che merita da solo una visita a questa città). L'epopea delle piantagioni iniziò dopo il trapianto sperimentale di té proveniente dall'Assam e selezionato dalla potente East India Company.

L'epopea del tè srilankese comincia dunque proprio a Kandy nel 1867 e nel 1873 il primo carico arriva a Londra (Ceylon era nota per il caffè che però era stato debellato da un fungo e quindi sostituito dal tè). La manodopera di importazione era come abbiam detto tamil (Hill Country Tamils), reclutata negli anni venti dell'800 soprattutto in Tamil Nadu, in India, nell'ordine di decine di migliaia. Negli anni Sessanta un accordo tra Delhi e Colombo portò al rimpatrio di circa la metà di questi disperati che neppure avevano una cittadinanza. L'altra metà è ancora qui ma con nazionalità srilankese. Quanti erano? Non saprei con esattezza. Le statistiche dicono che nel 1911 c'erano in Sri lanka mezzo milione di tamil (Nord, Est e centro isola, la zona delle piantagioni di tè).

 Il Royal Botanical Gardens di Kandy
Nel 1971 erano 1.100mila circa e dieci anni dopo – a seguito del rimpatrio di una parte in India –  erano poco più che 800mila (le statistiche demografiche datano a Sri Lanka solo dal 1871). La storia dei tamil “importati” è diversa da quella dei cugini che da secoli vivevano nel Nord e britannici e singalesi fecero di tutto per mantenere divise le due comunità, imparentate dalle comune lingua e tradizione. Le cose non sono molto cambiate oggi e anzi Colobo temette che la guerra tamil nel Nord avrebbe potuto contagiare i paria del centro che passavano la loro vita in baracche da cui uscivano ed escono per andare a raccogliere le foglioline verdi con cui si prepara la nota bevanda.


La regina Vittoria
Oggi il té resta a Sri Lanka una produzione importante (ampiamente surclassata dal tessile) ma che conta solo per il 2% del Pnl con un giro d'affari attorno ai 700 milioni di dollari (esportazione principalmente nell'ex Urss e nel Golfo). Impiega però un milione di persone anche se sulle condizioni di lavoro è bene sorvolare. O almeno prendere in considerazione che nelle piantagioni lavorano anche minorenni in condizioni igienico sanitarie molto discutibili per non dire vicine alla semi schivitù: in stragrande maggioranza donne di tutte le età. L'angolo buio nella vostrapot tea.

Yemen: 4 regioni del Sud si sottraggono a ordini da Sana’a

(Agenzie).  Quattro regioni del Sud dello Yemen (Aden, Lahj, Daleh e Abyane) hanno dichiarato di non riconoscere l’autorità del governo di Sana’a, in seguito alle dimissioni del presidente Hadi. Alle 4 regioni si sarebbe poi unita la regione di Sheba. La Commissione responsabile responsabili degli affari militari e di sicurezza per Aden, Abyan, Lahej e Daleh, fedele […]

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Yemen: leader Houthi propone la formazione di un concilio presidenziale

(Agenzie). Esponente del gruppo del gruppo dei ribelli sciiti Houthi Abu al-Malek Yousef al-Fishi propone la formazione di un concilio presidenziale che colmi il vuoto di potere venutosi a creare dopo le dimissioni del presidente yemenita Abed Rabbo Mansour Hadi. Il consiglio presidenziale riunirebbe al suo interno i partiti politici, l’esercito e i comitati popolari, secondo […]

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La differenza tra la rivoluzione e il colpo di Stato di Egitto e Yemen

Di Abdul Wahab al-Effendi. Middle East Monitor (20/01/2015). Traduzione e sintesi di Ismahan Hassen. Mentre ci si avvicina al quarto anniversario della Rivoluzione egiziana (25 gennaio 2011), le autorità militari e della sicurezza hanno annunciato, in previsione di una mobilitazione generale, la chiusura di Piazza Tahrir. Tutta questa paura della memoria della più grande rivoluzione nella […]

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Yemen: il Parlamento respinge le dimissioni del Presidente

(Agenzie). Il Parlamento yemenita ha respinto le dimissioni del presidente Abed Rabbo Mansour Hadi. Nella lettera, Hadi  chiedeva perdono al suo popolo per essere arrivati a un punto morto. Egli aveva deciso di lasciare il suo posto dopo  aver ricevuto la lettera del primo ministro Khaled Bahah e del suo governo, in cui rassegnavano le loro dimissioni […]

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Yemen: governo rassegna dimissioni al presidente

(Agenzie) Secondo fonti vicine al primo ministro, il governo di Khaled Bahah ha rassegnato le sue dimissioni al presidente yemenita Abd Rabbo Mansur Hadi. Non è ancora certo se il presidente Hadi ha accettato le dimissioni. Il portavoce della presidenza dei ministri ha riferito che in simili circostanze governare è impossibile e che le dimissioni del governo Bahah sono […]

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Basta, Khalas

Una lettera aperta di giornalisti, blogger, fotografi ed esperti…

Basta, Khalas Una lettera aperta di giornalisti, blogger, fotografi ed esperti…

Basta, Khalas

Una lettera aperta di giornalisti, blogger, fotografi ed esperti di Medio Oriente per denunciare la cattiva informazione che i media italiani stanno veicolando da settimane su tutto ciò che riguarda il mondo arabo e l'Islam. E' ora di dire "basta".





Dopo settimane nelle quali abbiamo assistito alla messa in onda di trasmissioni televisive e alla pubblicazione di articoli che veicolano cattiva informazione e che rappresentano palesi violazioni della deontologia professionale, ieri, 20 gennaio 2015, ci siamo fermati di fronte alla pubblicazione da parte della testata “Il Fatto Quotidiano”, nella sua edizione cartacea e online, di un articolo titolato Greta e Vanessa, la cooperante ai migranti siriani: “Ecco come aggirare i controlli”.

Riteniamo questa solo l’ultima di una lunga serie di esempi di pessimo giornalismo ai quali, nelle ultime settimane - pur in una più vasta e generale crisi di contenuti in atto ormai da tempo - si assiste in modo sistematico e impotente.

Si potrebbe parlare di una - seppur grave - banale improvvisazione priva di professionalità, se solo non ci andasse di mezzo la vita delle persone, sulla quale viene impunemente gettata un’ombra di sospetto che rischia di avere ripercussioni personali e professionali.

Ci chiediamo quale senso possa avere oggi un giornalismo che al servizio al cittadino ha sostituito un voyeurismo sensazionalista per il quale non ci si ferma neanche davanti al rispetto umano, in costante e grave violazione di tutte le norme di deontologia professionale.

Quelle cioè che differenziano il mestiere del giornalista dal commentatore sui social network e dall’opinionista occasionale.

La verifica delle fonti, un linguaggio appropriato, il rispetto della privacy delle persone, sono le basi della professione giornalistica, alle quali andrebbero sempre aggiunte conoscenza e competenze specifiche dei temi dei quali si vuole trattare, nonché il valore aggiunto delle esperienze personali sul campo, ma sempre e comunque privilegiando il rispetto del lettore e delle persone coinvolte.

Non abbiamo la pretesa che il giornalismo possa essere al giorno d’oggi completamente libero da logiche politiche e di mercato, ma sentiamo forte l’esigenza di ribadire i valori fondanti della professione che abbiamo scelto, per la quale abbiamo studiato e che difendiamo ogni giorno con il nostro lavoro.

Continuando su questa strada, non possiamo certo aspettarci da parte dei lettori una comprensione dei fenomeni attuali scevra da pregiudizi, sovrastrutture e stereotipi discriminanti.

Ne’ possiamo aspettarci il rispetto verso la nostra categoria, sempre più priva di credibilità.

Per scelte editoriali di questo tipo pagano tutti i professionisti, compresi quelli che, lontani dalle luci del mainstream e spesso a proprie spese, continuano ogni giorno a lavorare nel rispetto delle regole. La pubblicazione di articoli di questo genere, oltre a non fornire un buon servizio di informazione ai lettori, getta discredito sull’intera categoria.

Per questo motivo molti di noi hanno sentito il bisogno di sottoscrivere questo documento, che sarà la base di un esposto all’Ordine dei Giornalisti in merito all’articolo pubblicato da “Il Fatto Quotidiano” e da altri apparsi su “Il Giornale” e “Libero”, che hanno fomentato in queste settimane odio, pregiudizio, islamofobia.

Ma vorrebbe anche rappresentare la prima fase di un progetto condiviso di informazione approfondita e dal ba