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Archives for Islametro 2

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Sette anni dopo

Sette anni dopo

L’aereo si trova sopra il nord del Canada. Mi sta portando in California per un po’ di ferie. Ed è lì, in mezzo alle mail che mi sono inviato con i link agli articoli da leggere, che inizio a pensare a Falafel Cafè. Ai suoi sette anni, il 12 novembre scorso. Agli esordi durante il […]
Il terrorismo e l’informazione in Israele ai tempi del «gag order»

Il terrorismo e l’informazione in Israele ai tempi del «gag order»

C’è lui, l’aggressore, che arriva dalla Cisgiordania. Ci sono loro, le vittime (tra morti e feriti), israeliane. C’è la dinamica. Ci sono i fermi. L’inchiesta. Il solito codazzo di polemiche, politiche e militari. Poi c’è l’informazione. Che quando ha il marchio di cronisti come quelli di Haaretz e Yedioth Ahronoth, Maariv e Jerusalem Post, Canale […]
La busta paga di Netanyahu: 4 mila euro (netti) al mese

La busta paga di Netanyahu: 4 mila euro (netti) al mese

Lordi fanno 48.815 shekel al mese. Cioè poco più di 11.285 euro. Che però tolte le tasse, tolte le spese sanitarie, tolta l’assicurazione e, soprattutto, il mantenimento del veicolo dotato di tutti i protocolli di sicurezza imposti dallo Shin Bet, ecco, tolto tutto questo, quella cifra cala a 17.645 shekel. Quindi a 4.079,47 euro. Netti. […]
Il ministro contro Uber: in Israele non può operare

Il ministro contro Uber: in Israele non può operare

Entro anch’io. No, tu no. E perché? Perché no. Porte sbarrate per Uber nella «Repubblica delle start up». Yisrael Katz, ministro israeliano dei Trasporti, non ammette dialogo: la compagnia californiana presente in oltre 50 Stati e che sta mettendo in crisi le compagnie di taxi di mezzo mondo, non può metter piede – pardon: ruote […]
Bibi e Obama, così i due alleati si spiavano a vicenda

Bibi e Obama, così i due alleati si spiavano a vicenda

In pubblico le strette di mano, qualche sorriso e più di uno screzio. In privato si spiavano a vicenda con un’intensità inaudita. Il primo registrando le conversazioni tra il premier con i suoi alti ufficiali, con i deputati del Congresso Usa e i leader dei più influenti gruppi ebraici americani nel tentativo di bloccare qualsiasi […]
Quelle condoglianze dell’imam «ai fratelli e sorelle ebrei»

Quelle condoglianze dell’imam «ai fratelli e sorelle ebrei»

Li chiama «fratelli e sorelle». Chiude il messaggio con una frase in ebraico. Si offre di alleviare – assieme alla sua comunità – le sofferenze di chi, in questo momento, vive i suoi giorni peggiori. Firmato: l’imam. La speranza in mezzo all’orrore. Una piccola candela accesa in mezzo al buio più profondo. Buio che resta […]
Sei anni dopo

Sei anni dopo

Sei anni (e un giorno) fa aprivo questo blog. Senza volerlo, ma solo per fare un compito. E il compito – di uno dei miei tutor alla Scuola di giornalismo “Walter Tobagi” di Milano – era quello di pensare a un tema, avviare uno spazio web e scrivere post che non oscillassero dalle riflessioni sulla […]
Il blitz di curdi e americani per liberare gli ostaggi dell’Isis

Il blitz di curdi e americani per liberare gli ostaggi dell’Isis

Questa settimana le forze speciali americane hanno partecipato alla liberazione di 69 ostaggi (tutti curdi) da una prigione gestita dallo Stato Islamico nel nord dell’Iraq. Una missione rischiosa e nella quale ha perso la vita un militare Usa, ferito durante lo scontro a fuoco e deceduto più tardi a Erbil: è il primo caduto americano nella […]
Tunisia : Fermati cinque terroristi a Jendouba.

Tunisia : Fermati cinque terroristi a Jendouba.

Questa mattina, a Souk Jemaa,nei pressi della città di Jendouba,nel nord ovest della Tunisa,l'unità d'indagine nazionale per la lotta al terrorismo, in collaborazione con la guardia nazione del distretto di Beja e Jendouba,ha arrestato cinque terroristi. 
'' Il gruppo '' - secondo una nota del ministero dell'interno tunisino - '' stava preparando degli attentati contro sedi della polizia tunisina nella regione ''. '' Il gruppo '' sempre secondo il ministero dell'interno - '' era in contatto con alcune cellule terroristiche tutt'ora attive in Libia ed era impegnata nella ricerca di fondi da destinare alle varie cellule presenti nel territorio nazionale ''. 

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Cari lettori, Questo blog ha traslocato su un'altra piattaforma. 10 anni fa avevo scelto questa piattaforma Overblog perché era innovativa, di facile uso, senza pubblicità e con ampie possibilità. Poco a poco la qualità e l'innovatività della piattaforma...

Violenza, silenzio e barbarie: quello che ho visto io della Siria

di Lorenzo Declich

Le cose, sul campo, erano già molto chiare all’inizio.

La violenza del regime ha iniziato a manifestarsi subito, anzi, la rivolta nasce simbolicamente come risposta “civile” a un atto di violenza: un gruppo di ragazzini, picchiati e torturati per aver scritto su un muro quello che pensavano di Bashar al-Asad.…

Questo è un articolo pubblicato su Nazione Indiana in:

Violenza, silenzio e barbarie: quello che ho visto io della Siria

Tunisia. Il prestito del Fmi, tra Stato ‘mendicante’ e popolo impoverito

Tunisia. Il prestito del Fmi, tra Stato ‘mendicante’ e popolo impoverito

Il 22 Aprile scorso,durante l'apertura del congresso economico nazionale,l'attuale primo ministro tunisino Mehdi Joma'a,accompagnato dal governatorie della Banca centrale tunisina,Chadli Ayari e dal ministro dell'economia Hakim Ben Hammouda,aveva annunciato riforme strutturali atti a frenare la grave crisi economica, chiedendo ai tunisini di avere pazienza in vista di futuri sacrifici.
Dalla formazione del governo tecnico , avvenuta il 30 Gennaio scorso, il Fondo Monetario Internazionale ha annunciato lo sblocco del prestito di 506 Milioni di dollari. Prestito che rientra nel quadro di aiuti di 1,7 Miliardi di dollari che accompagneranno la transizione politica del paese magrebino verso le elezioni,previste per il 17 Dicembre di quest'anno. Ma per comprendere meglio le politiche attuate dal Fondo Monetario Internazionale , IFRIQYA ha tradotto per voi l'analisi di Mariem Ben Abid,pubblicato il 3 Marzo scorso nel sito giornalistico tunisino Nawaat.org,





Traduzione a cura di Rabih Bouallegue

Nel novembre del 2012, la Tunisia ha concordato un prestito con la Banca Mondiale per un valore totale di 500 milioni di dollari. Il maggiore di una
serie di prestiti ricevuti nello stesso mese da vari finanziatori, per un totale di 700 milioni di dollari.

In un'intervista a Reuters Riadh Bettaieb, ministro dell’Investimento, ha affermato che i prestiti della Banca Mondiale e della Banca Africana per lo Sviluppo avrebbero coperto totalmente le falle del budget statale.

Bettaieb ha poi dichiarato che il governo si è impegnato ad ottenere un altro prestito 'precauzionale' dal Fondo monetario internazionale (Fmi), da circa 2 miliardi di dollari, per allontanare le preoccupazioni legate al bilancio del 2014.
In questa spirale nella quale un debito è usato per pagarne un altro, tenuto conto dell'aumento dei tassi di interesse e delle note negative assegnate dalle agenzie di rating, è importante porsi alcune domande:

Dove ci sta portando l'indebitamento? Dove finisce questo denaro? Le cessioni [di sovranità, ndt] del governo saranno sufficienti?

Il premier tunisino Mehdi Joma'a e Barack Obama
Per mettere al sicuro la restituzione del prestito, il Fmi suggerisce il suo classico set di “riforme strutturali”, da molti esperti definite “dolorose” per via del loro impatto negativo sull'economia nazionale e sullo standard di vita dei cittadini.
Alcune di queste 'riforme' sono state evocate dallo stesso Amine Mati, capo della missione Fmi in Tunisia, nel corso di una recente intervista (l'incontro tra l'autrice e Amine Mati si è svolto a Washington DC il 27 febbraio 2013, ndt).


Tra i provvedimenti suggeriti vi sarà una graduale riduzione dei sussidi statali per calmierare i prodotti sensibili, che costituiscono il 5% del Pil.

Questo porterà un ad aumento dei prezzi del carburante e, conseguentemente, dei costi di trasporto e provocherà una crescita generale dei prezzi di mercato. Neanche la riduzione dei sussidi sui beni primari (cibo, medicine) può essere esclusa sul lungo periodo.

Un'altra ricetta caldeggiata dal Fondo è la creazione di tasse per le società votate all'esportazione e l’abbassamento per quelle non esportatrici, con il rischio di innescare una fuga del capitale straniero fuori dal paese, verso destinazioni più favorevoli. 

Queste misure diminuiranno la competitività delle compagnie di export, già in difficoltà dopo la rivoluzione e di fronte alla crisi europea.

Altra indicazione possibile, il ricorso all'aumento dell'Iva, che porterebbe all'innalzamento indiscriminato dei prezzi e all'erosione del potere d'acquisto dei tunisini, dal momento che i salari non godranno di un aumento paragonabile e che l’inflazione è già sopra la soglia del 9% su base annua.

Inoltre, la spinta alla liberalizzazione potrebbe aprire la strada ad un massiccio processo di privatizzazioni nel settore pubblico, con un duro impatto sui servizi sociali per la salute, l’educazione e il trasporto, che dovrebbero invece rimanere accessibili alla popolazione.

Una 'svendita' necessaria alle casse dello Stato per ripagare il debito, che non risponde però alle esigenze di sviluppo del paese.

Da considerare è anche l’impatto degli accordi di libero scambio. Senza dazi doganali in entrata, le imprese locali non sopravviverebbero all’invasione dei prodotti stranieri. Perdendo la loro fetta di mercato sarebbero costrette alla chiusura, con un aumento conseguente del tasso di disoccupazione.

Infine, le riforme suggerite al settore bancario rischiano di strangolare la classe media.

Una delle raccomandazioni del Fmi per la Banca Centrale Tunisina è di incrementare il tasso d’interesse sui prestiti andando così ad incidere negativamente su consumo e investimenti, fattori considerati “essenziali” nella crescita economica.
La maggior parte di queste misure 'consigliate' dal Fondo dovranno essere applicate al momento della firma ufficiale degli accordi (sul prestito). In alcuni casi le riforme potranno restare in sospeso, in altri accentuate a seconda di quanto la Tunisia si dimostrerà efficiente nel ripagare il suo debito.

Ad ogni modo, è a dir poco ironico vedere il Fmi predicare trasparenza mentre i suoi responsabili rifiutano di rendere pubblici i dettagli dell'accordo prima della sottoscrizione ufficiale da parte del governo tunisino. 

Sembra che i cittadini, su cui graveranno le principali conseguenze di questo atto, non abbiano il diritto di essere informati.
E' come se un individuo fosse costretto a firmare un contratto per un prestito, ancor prima di sapere a quali condizioni dovrà ripagarlo.
Sull'incidenza del debito accumulato, il responsabile del Fmi per la Tunisia, il governatore della Banca centrale e il ministro delle Finanze non sembrano riuscire a mettersi d'accordo. Presumibilmente il suo volume si attesta attorno al 45-50% del Pil (questo tasso però comprende solo il debito estero di lunga durata: il reale livello del debito sarebbe al 136% circa del Pil).
E' bene ricordare, poi, che il debito accumulato può subire l’impatto di uno shock esogeno dovuto, ad esempio, al protrarsi della crisi europea, che lo renderebbe di fatto incontrollabile.

Intanto, la Tunisia sembra destinata a restare imprigionata in un circolo vizioso: più sarà schiava del debito, più i suoi creditori saranno legittimati a controllarne e a dettarne le politiche (che perpetuano il debito stesso).

Senza contare che lo stesso Mati è già sospettato di aver falsificato gli indicatori economici mauritani per dimostrare la buona salute della situazione finanziaria a Nouakchott, mentre il paese sta sprofondando in una crisi senza pari a causa delle riforme strutturali avviate in passato.
Quali altre opzioni di finanziamento ha il governo?

Ottenere un prestito può sembrare una cosa semplice, ma dar vita a riforme per lo sviluppo a lungo termine, serie ed efficaci, richiede un impegno serio, forza di volontà e competenza.

Vale la pena segnalare che, durante la crisi finanziaria ed economica che colpì il Sud-est asiatico, la Malaysia è stato il solo paese ad aver rifiutato il prestito del Fmi. Ed è stato uno di quelli che ha superato la crisi con il minore sforzo.

La Cina, invece, ha evitato il rischio recessione facendo esattamente l’inverso di quanto gli era stato raccomandato dal Fondo.
A questo proposito, esiste un insieme di soluzioni alternative che eviterebbe gli scenari gravosi per l'economia nazionale esposti in precedenza.
L'aumento della tassazione e la riduzione delle sovvenzioni potrebbero diminuire il deficit, ma finirebbero anche per impoverire i tunisini, rendendo ostaggio le future generazioni. Sembra più giusto quindi concentrarsi sulla governance interna piuttosto che ricevere prestiti dall’estero e cedere sovranità in cambio.

Quello che segue non è un elenco esaustivo di opzioni, ma piuttosto un insieme di proposte che il governo dovrebbe discutere con la società civile:

- Una valutazione delle istituzioni pubbliche e un rafforzamento del controllo sul loro budget di spesa. Infatti, il 75% degli introiti statali vengono riversati nelle pubbliche istituzioni. E’ importante intraprendere un percorso valutativo di questa spesa, seguito da un miglior controllo sui budget assegnati, compito di cui potrebbe incaricarsi il Comitato finanziario dell’Assemblea nazionale costituente (Anc).

- Una implementazione degli strumenti di controllo riguardanti le sovra-fatturazioni nell’import e le sotto-fatturazioni negli export.

- Lotta all’evasione fiscale e accertamenti approfonditi per gli uomini di affari sospettati di corruzione e associati al clan Ben Ali.

- Più trasparenza nella spesa e nella gestione delle casse statali, incluse le gare d’appalto nazionali e internazionali e il fatturato energetico.

- Lotta alla corruzione, in aumento secondo studi nazionali e internazionali recenti.

 -  Accertamenti per ritrovare il denaro preso in prestito durante l’era Ben Ali. Questo aiuterà anche a tracciare la destinazione dei fondi sottratti all'epoca e forse a recuperarne una parte.

- Creazione di nuovi accordi di commercio con l’Africa e il Maghreb per ridurre la dipendenza dall’Europa (80% del nostro scambio di commercio estero) e per ammorbidire l’impatto della crisi economica, accelerando inoltre le riforme doganali, divenute una seria restrizione alla nostra economia post-rivoluzionaria, secondo diversi esportatori.

- Rafforzamento della sicurezza per dare nuova forza al settore turistico.

- Ricapitalizzazione delle banche pubbliche, individuando i prestiti mai ripagati dai compagni di affari dell'ex dittatore.
Lo stesso Mati ha riconosciuto la validità di queste proposte ma, interrogato sul perché il Fmi non le abbia consigliate al governo al posto delle riforme strutturali, ha risposto: “Dovete farlo voi”.

L'affermazione non è sorprendente.


Il Fmi è una banca basata negli Stati Uniti e non, come si vorrebbe far credere, un ente caritatevole creato per aiutare le popolazioni ad uscire dalla povertà o per aiutare i governi a gestire meglio il proprio denaro. La priorità per una banca restano i prestiti e i tassi d'interesse.

Un'ultima precisazione sulle condizioni in cui è maturato l'accordo di indebitamento.

Le conseguenze dolorose e vincolanti sul lungo periodo che questo impone fanno sì che sia competenza dell’Assemblea nazionale Costituente adottare la decisione finale, mentre il governo provvisorio non sarebbe dovuto andare oltre la semplice proposta. 

Al contrario, le procedure per la concessione del prestito sono state rapide e i ministri incaricati, ormai dimissionari, erano sul punto di concludere l'accordo in fretta e furia, come se si trattasse di un affare pressante, quando in realtà - lo ricordiamo - si parla di un finanziamento precauzionale per il prossimo anno.
In più, attraverso un comunicato stampa, il Fondo aveva annunciato di aver comunque proceduto ad una larga concertazione con i partiti, i rappresentanti della società civile e membri dell'Anc.

L'affermazione è stata però smentita dai membri dell’Assemblea e alcune risposte di Amine Mati hanno incrementato i dubbi sulla lista di rappresentanti che il Fmi sostiene di aver incontrato.

L'accordo, “ormai pressoché definito”, rimane in corso di approvazione. Il Fmi ha atteso la formazione del nuovo governo e la firma dovrebbe arrivare entro la fine del mese di marzo.
  

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La migrazione clandestina nello specchio della letteratura, Laila Lalami e le sue “Speranze”

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[Inchieste - La Repubblica 30 sett. 2013] - La rivoluzione tunisina è finita? O è solo all'inizio? Forse una rivoluzione…
A.L.M.A-Vision 1: Rabii El Gamrani

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Erdogan, il democratico

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Avant-propos: Nelle ultime settimane mi sono disinnamorato dell’Italia e dell’Italiano. Il primo disinnamoramento per me è molto comprensibile ed è anche meno grave. Chi come me ha immigrato in Italia non per necessità economica né per disperazione o ribellione, ma per un sincero desiderio di incontrare l’altro, di sentire la sua Storia e di raccontargli … Continua a leggere

La paura di Boston

SITE Intelligence Group, sito americano di "intelligence" che fa il monitoraggio di tutti i "pericoli" di tipo terroristico del pianeta, specialmente quelli provenienti dal jihadismo internazionale, dall'altro ieri ha pubblicato questi lanci:1. I jihad...

La favola avvelenata della Siria

Mentre emerge la prima prova documentale delle bugie che il regime di al-Asad diffonde tramite le sue agenzie di stampa , un blogger italiano - purtoppo abbastanza "influente" in base alle classifiche di ebuzzing - definisce i quattro giornalisti seque...

A Grillo, ma vaffanculo va

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Il testo che segue, pubblicato in arabo da un anonimo sul sito All4syria.info (all4syria.info/Archive/56755) e poi ripreso su vari siti…