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Archives for maggio, 2015

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Yemen: Houthi incontrano funzionari USA in Oman

(Agenzie). Importanti personalità del gruppo dei ribelli Houthi dello Yemen stanno tenendo colloqui con i funzionari USA in Oman per cercare di risolvere il conflitto in Yemen. Lo ha dichiarato il governo yemenita con sede a Riyadh oggi, domenica 31 maggio. Pare che un aereo privato americano abbia portato alcuni Houthi a Muscat per un incontro richiesto dagli […]

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Yemen: aerei da guerra sauditi bombardano posizioni Houthi

(Agenzie). Un aereo della coalizione guidata dall’Arabia Saudita ha bombardato i ribelli Houthi in Yemen oggi, domenica 31 maggio. Lo hanno detto i residenti. Ciò è avvenuto un giorno dopo che gli scontri al confine hanno ucciso un militare saudita. I raid hanno colpito una base aerea nei pressi dell’aeroporto di Sana’a e un’installazione militare controllata dagli Houthi vicino al complesso del palazzo presidenziale […]

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Bahrein: imprigionati sei poliziotti per tortura di detenuti

(Agenzie). Un tribunale del Bahrein ha imprigionato sei agenti di polizia con una condanna di cinque anni con l’accusa di aver torturato dei detenuti, uno dei quali è morto. Lo ha dichiarato una fonte giudiziaria. Gli ufficiali hanno picchiato tre prigionieri nel tentativo di costringerli ad ammettere di essere coinvolti in traffico di droga e telefoni cellulari in carcere. “Li […]

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Much Loved: uno scandalo ancor prima di aver visto il film

Di Abdellah Tourabi. TelQuel (25/05/2015), Traduzione e sintesi di Chiara Cartia. Truffaut diceva: “Tutti abbiamo due mestieri: il proprio e quello da critico cinematografico”. Questa formula del regista francese è valida anche in Marocco dove in ognuno convive un’anima da specialista del cinema, una da esperto geopolitico, una da professionista dei media e una da imam. […]

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Libia: attaccato checkpoint vicino a Misurata

(Agenzie). Un attentatore suicida ha attaccato un posto di blocco fuori dalla città libica di Misurata oggi, domenica 31 maggio, uccidendo diverse persone. Lo ha dichiarato un funzionario locale. L’attentato è avvenuto sulla superstrada che collega Misurata a Tripoli. Anche se i militanti di Daesh hanno compiuto diversi attacchi nella zona di recente, ancora nessuno ha […]

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Siria. “Mi chiamo Basil, il principe delle api”

Siria. “Mi chiamo Basil, il principe delle api”

La storia di Basil Shehadeh spaventa anche dopo la sua morte. Perché Basil rappresenta una storia dimenticata, cancellata dal sangue di Aleppo, dalle bandiere nere. Rappresenta la Rivoluzione siriana, così come era nata, quando la gente per le strade cantava "il popolo siriano è uno".

 

 

“Mi chiamo Basil, Basil Shehadeh, e vengo dalla Siria”

“E cosa significa “casa” per te?”

31 Maggio 2015
di: 
Eugenio Dacrema*

Iran: no a ispezioni internazionali, colloqui nucleare rallentati

(Agenzie). L’opposizione dell’Iran ad ispezioni internazionali sul nucleare resta un blocco verso un accordo nucleare di vasta portata anche nell’ultimo incontro a Ginevra in cui il Segretario di Stato americano John Kerry ha incontrato il ministro degli Affari Esteri iraniano Mohammed Javad Zarif. L’Iran e i Paesi di Gran Bretagna, Cina, Francia, Russia, Stati Uniti e Germania hanno intenzione di concludere un accordo […]

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Mediterraneo e comunità LGBT: l’arcobaleno non risplende ovunque

Di Valentina Giudizio e Omar Bonetti. Mediterranean Affairs (27/05/2015). Traduzione e sintesi di Omar Bonetti. IDAHOT, la Giornata Mondiale contro l’Omofobia, la Transfobia e la Bifobia, si celebra ogni anno il 17 maggio dal 1990. Questa particolare data è stata scelta per ricordare la rimozione dell’omosessualità dalla lista delle malattie dell’Organizzazione Mondiale della Salute. IDAHOT […]

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Siria: Daesh lancia assalto su Hasakeh

(agenzie). I militanti Daesh (ISIS) hanno lanciato un attacco alla città di Hasakeh, centro chiave della Siria nord-orientale da sempre contesa tra i combattenti curdi del PKK e le forze del regime siriano. Secondo l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, l’attacco arriva un giorno dopo che le milizie curde hanno giustiziato 20 civili accusati di […]

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Mawazine 2015: un’edizione da non perdere

(Le360). Dal 29 maggio al 6 giugno, si svolge a Rabat la 14ª edizione del Festival Mawazine – Ritmi del Mondo, quest’anno con una programmazione ricchissima. Oltre a numerosi artisti nazionali e regionali, numerose anche le stelle della scena internazionale, a cominciare dalla superstar americana Jennifer Lopez che ieri si è esibita per la serata di apertura […]

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Arabia Suadita: moglie Raif Badawi cerca sostegno della Francia

(Agenzie). Ensaf Haidar, la moglie del blogger e attivista saudita Raif Badawi, condannato lo scorso anno a  1.000 frustate per “insulto all’islam”, ha chiesto alla Francia di appoggiare una domanda di liberazione redatta da diverse associazioni per la difesa dei diritti umani, come Reporter Senza Frontiere (RSF) e Amnesty International. Da parte sua, Romain Nadal, […]

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Libano: USA emanano allerta di viaggio per motivi di sicurezza

(Agenzie). Il Dipartimento di Stato americano ha invitato i suoi cittadini ad evitare di recarsi in Libano a causa di motivi di sicurezza. La dichiarazione del Dipartimento inoltre avvisa gli americani che vivono e lavorano in Libano che corrono dei rischi restando nel Paese. Le autorità statunitensi hanno dichiarato che il governo libanese non può garantire […]

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Una storia vera nell’ultimo spettacolo del Freedom Theatre

Di Fiona Dunlop. Your Middle East (21/05/2015). Traduzione e sintesi di Viviana Schiavo. Sembra che niente di quello che riguarda la Palestina sia esente da accese reazioni, nemmeno l’ultima produzione del Freedom Theatre, dal titolo “The Siege” (L’assedio). Concepito per un tour nel Regno Unito, il primo in Gran Bretagna di questa dinamica compagnia di teatro […]

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Siria: sale il numero di vittime dell’attacco nella provincia di Aleppo

(Agenzie). Attivisti locali hanno dichiarato che il numero delle vittime del bombardamento del regime nella provincia di Aleppo è salito a 71, dopo una stima iniziale di 45 morti. Questa mattina, il regime siriano ha sganciato barili bomba sul villaggio di Al-Bab, a circa 40 km nord-est da Aleppo. L’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani […]

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Immigrazione: oltre 4.000 migranti recuperati in 24 ore nel Mediterraneo

(Agenzie). Circa 4.200 migranti sono stati recuperati nelle acque del Mediterraneo nell’intera giornata di venerdì, mentre 17 corpi senza vita sono stati ritrovati in alcune delle 22 imbarcazioni che hanno lanciato l’appello al soccorso, secondo quanto riferito dalla Guardia Costiera italiana. Si tratta del più alto numero di soccorsi in così poche ore degli ultimi anni, esattamente […]

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Iraq, ONU: 85.000 persone fuggite da Ramadi

(Agenzie). Circa 85.000 persone sono fuggite da Ramadi da quando la città è caduta nelle mani dei militanti Daesh (ISIS) due settimane fa. A riferirlo l’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati (UNHCR) , il cui portavoce William Spindler ha specificato che in totale sono 180.000 le persone che dall’inizio di aprile hanno lasciato la città e […]

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Nucleare iraniano: inizio negoziati decisivi a Ginevra

(Agenzie). Il segretario di Stato americano John Kerry e la sua controparte iraniana, il ministro degli Esteri Mohhammad Javad Zarif, hanno iniziato oggi a Ginevra la sessione decisiva di negoziati sul programma nucleare, in vista della scadenza del 30 giugno per il raggiungimento di un accordo definitivo. Dopo l’accordo provvisorio del novembre 2013 e l’intesa […]

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Yemen: coalizione attacca capitale, nonostante arrivo inviato ONU

(Agenzie). La coalizione araba a guida saudita ha condotto attacchi aerei sulla città di Sana’a, capitale dello Yemen, nel corso della notte, a poche ore dopo l’arrivo dell’inviato speciale delle Nazioni Unite Ismail Ould Cheikh Ahmed. Tra gli obiettivi degli attacchi anche una delle residenze dell’ex presidente yemenita Ali Abdullah Saleh, nel villaggio di Sanhan, a […]

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Egitto: liberato attivista figlio di prominente membro della Fratellanza

(Agenzie). Le autorità egiziane hanno rilasciato Mohammad Soltan, figlio di un membro di spicco della Fratellanza Musulmana, che era stato condannato all’ergastolo con l’accusa di aver finanziato un sit-in anti-governo e di aver diffuso “false informazioni”. Mohammad è un cittadino con doppia cittadinanza egiziana-americana, studente dell’Università dello Stato dell’Ohio e attivista in Egitto. Ha proclamato […]

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Siria, Aleppo: barili bomba del regime uccidono almeno 45 civili

(Agenzie). Una serie di barili bomba sono stati lanciati dal regime siriani sulla provincia di Aleppo uccidendo almeno 45 civili, secondo quanto riferito dall’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, che aggiunge che “dozzine sono rimasti feriti”. “Gli elicotteri del regime hanno sganciato barili bomba sulla città di Al-Baba”, ha specificato l’Osservatorio. Al-Bab, a circa 40 […]

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USA: protesta anti-islam fuori moschea di Phoenix

(Agenzie). Più di 200 manifestanti, alcuni armati, hanno protestato contro l’islam e il profeta Muhammad fuori dalla moschea del Centro della Comunità Islamica di Phoenix, in Arizona (USA), nella giornata di venerdì, settimane dopo gli incidenti all’evento anti-musulmano in Texas. Molti sono intervenuti inscenando una controprotesta gridando slogan come “Andate a casa, nazisti”, mentre la polizia […]

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Migranti e polemiche nel Sudest asiatico

Migranti e polemiche nel Sudest asiatico

  • Aung San Suu Kyi
    Travolta dalle polemiche
Una riunione dove sono invitati 17 Paesi ma che i ministri degli Esteri snobbano. Un summit sulla crisi dei migranti ma nel quale la parola rohingya è tabù. Un vertice dove tutto viene rimandato, il Myanmar fa la voce grossa e il dramma dei profughi  asiatici resta un’emergenza senza risposta. E, sullo sfondo, l’immagine piena di crepe di Aung San Suu Kyi: un’icona internazionale dei diritti che sembra andare ogni giorno di più irrimediabilmente in pezzi dopo che persino il Dalai Lama, pur con la consueta gentilezza, l’ha censurata. E’ la sintesi di una giornata nella quale il vertice convocato a Bangkok sulla crisi ha visto il Myanmar al centro dei riflettori ma senza che alla fine si concludesse granché: i birmani avevano del resto minacciato di far addirittura saltare il  summit se la parola rohingya fosse anche solo apparsa sugli inviti. Un buon inizio.


 Il ministro degli Esteri della Thailandia Tanasak Patimapragorn ha detto all’apertura dei lavori che era necessario fare qualcosa per risolvere la crisi dei migranti imbarcatisi nel Nord del Golfo del Bengala di cui già oltre 3mila sono sbarcati in Indonesia, Malaysia e Thailandia. Ha anzi aggiunto che altri 600 sono appena arrivati nel suo Paese (che però è disponibile solo a offrire aiuto sanitario di emergenza per poi rimettere la gente in mare). Ma le orecchie che stavano a sentirlo non erano quelle di chi ha in mano il bastone del comando: Indonesia, Malaysia e Myanmar – i Paesi con  Thailandia e Bangladesh più coinvolti nella crisi - non hanno mandato a Bangkok i loro ministri ma solo dei funzionari pur se di livello. A quello birmano, il direttore generale agli Esteri Htin Linn, tocca uno scontro diretto con Volker Turk, assistente dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati (anche il Palazzo di Vetro ha mandato le seconde file) che era andato al cuore del problema e cioè al fatto che i Rohingya birmani sono senza documenti e dunque cittadinanza.

 “Puntarci il dito addosso non condurrà da nessuna parte” ribatte l’inviato birmano e accusa l’Unhcr di essere male informata. Gli sembra – dice - che nel meeting non aleggia “spirito di cooperazione”. Non si va, nelle parole di qualche relatore, molto più in là se non nel riconoscimento che l’Asean, l’associazione dei Paesi del Sudest asiatico, ha ignorato evidenze che sono in realtà un problema politico. Un segreto di pulcinella per un’alleanza regionale che ha sempre fatto della “non ingerenza” la sua Bibbia anche se proprio la dittatura birmana aveva scalfito, per la prima volta, una tradizione voluta da una lunga teoria di dittatori - da Marcos a Suharto – che hanno fatto la storia di questa fetta di mondo. Una fetta di mondo dove Aung San Suu Kyi aveva un posto di tutto rispetto.

Il “silenzio” di Aung San Suu Kyi sembra essere  cancellare la sua storia ed è un tacere che ai più sembra incomprensibile. Suscita perplessità negli attivisti di organismi come Human Rights Watch, che non esitano a definire l’emarginazione dei Rohingya una pratica da pulizia etnica, e suscita perplessità nelle persone che, come Suu Kyi, hanno avuto il Nobel: personaggi come Desmond Tutu o, appunto, il Dalai Lama che pure è apparso considerare la difficoltà politica in cui la Nobel si muove nel Myanmar. Oceano di Saggezza sa infatti che il caso che riguarda oltre un milione e trecentomila rohingya (indocumentati) è il classico caso che gli oppositori della Lega nazionale per la democrazia aspettano per contenere il consenso ad Aung San Suu Kyi e ai suoi sodali. Nondimeno il Dalai Lama, nell’intervista a The Australian che ha fatto il giro del mondo, pur riconoscendo la difficoltà della Nobel in una nazione dove esprimere simpatia a un gruppo minoritario musulmano comporta un’evidente perdita di consensi, ha detto che Suu Kyi dovrebbe “fare qualcosa”. Qualcosa che chi la difende dice che la Nobel avrebbe fatto. E’ il caso del suo biografo Peter Popham (The Lady and the Peacock: The Life of Aung San Suu Kyi) che sostiene che i media hanno ignorato molti discorsi in cui lei aveva preso posizione sulla vicenda. Ma certo la sua è stata una posizione debole, una voce troppo flebile – troppo compromessa -  rispetto a quel che ci si aspetta. Polemiche. E non è la prima volta.

Negli anni Novanta un articolo sul Journal de Geneve che contestava la giovane e bella figlia dell’eroe nazionale birmano destò scalpore. Aung San Suu Kyi non era ancora l’icona che divenne dopo ma già era una luce nelle tenebre birmane. Eppure il giornale bastonava duro. Poi, più tardi, la polemica quando suo marito entrò nella fase terminale di un tumore. Lei si rifiutò di uscire dal Paese (la giunta al governo l’avrebbe permesso proprio per liberarsene) perché aveva fiutato il trabocchetto: i suoi sostenitori si infiammarono. Pure, a qualcuno sembrò che i suoi ideali umani finissero  a metterne in ombra il lato umano. Il prezzo di essere un Nobel.

Turchia: tensioni elettorali e conflitti storici

Di Ceren Kenar. Middle East Eye (28/05/2015). Traduzione e sintesi Carlotta Caldonazzo Nonostante le elezioni parlamentari del 7 giugno in Turchia si inscrivano nel quadro dei conflitti interni e regionali, sembra che le consultazioni riguarderanno in gran parte le scelte politiche del presidente Recep Tayyip Erdoğan e del suo partito Giustizia e Sviluppo (AKP). Dopo […]

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Il Qatar non può restare in silenzio

Editoriale. The Daily Star Lebanon (29/05/2015). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo. La recente indagine e lo scandalo che hanno colpito alcune figure importanti della FIFA sta canalizzando moltissima attenzione sul presidente uscente Sepp Blatter, sempre più sotto attacco. Tuttavia, un inquietante silenzio si avverte quando si tratta del Qatar, che ha invece rumorosamente celebrato l’assegnazione dei Mondiali […]

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Bellezza nell’orrore: la fotografa Thana Faroq racconta lo Yemen

Bellezza nell’orrore: la fotografa Thana Faroq racconta lo Yemen

Non vi sono bombe, rovine, lacrime o morte nelle foto di Thana Faroq. Vi sono sorrisi, sguardi, colori nello Yemen che la giovane fotografa racconta. Con il suo progetto “Everyday Yemen” la fotografa di 24 anni, ci racconta il suo Yemen e in particolare la sua Sana’a, la città “affollata, disordinata, brutta e bella… nella […]

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FIFA: Palestina ritira richiesta sospensione Israele

(Agenzie). In occasione della riunione per l’elezione del nuovo presidente FIFA, la Palestina ha ritirato la sua richiesta per la sospensione di Israele dal calcio internazionale. Da settimane ormai, la Federazione di calcio palestinese aveva annunciato la sua intenzione di cercare di far sospendere Israele in seno alla FIFA per via delle restrizioni imposte sui giocatori […]

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“Mediterraneo in Traduzione”

“Mediterraneo in Traduzione”

mit 110Nel luogo simbolo per eccellenza della tensione verso un’ideale unione rappresentato da Capo Peloro a Messina (Cariddi) con di fronte Scilla, si terrà quest’anno la prima edizione di “Mediterraneo in Traduzione”, una Summer School di traduzione dalle lingue del Mediterraneo. Messina – 6–11 luglio 2015.

Aereo aiuti iraniano diretto in Yemen atterra in Gibuti per ispezione

(Agenzie). Un aereo iraniano carico di aiuti destinati allo Yemen è stato fatto atterrare in Gibuti e verrà ispezionato dalle Nazioni Unite prima di raggiungere la destinazione iniziale, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa iraniana Fars. Si tratterebbe del primo carico aereo di aiuti dall’Iran ad atterrare in Yemen dall’inizio del conflitto nel Paese tra i […]

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Egitto: Marine Le Pen visita autorità di Al-Azhar

(Agenzie). La leader dell’estrema destra francese Marine Le Pen ha incontrato al Cairo il grande imam di Al-Azhar, Ahmed al-Tayeb. L’incontro tra la politica francese e uno dei leader della più importante istituzione dell’Islam sunnita si è concentrato sulle “preoccupazioni” esposte dall’imam per le posizioni di Le Pen nei confronti della religione islamica. “Le Pen ha riconosciuto […]

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Cucina omanita: la khabeesa, crema di semolino speziata

Con la ricetta di oggi viaggiamo in Oman alla scoperta di un piatto tipico della colazione omanita, ma anche servito in occasione delle festività: la khabeesa, crema di semolino al cardamomo e zafferano! Ingredienti: 100g di semolino 1l di latte intero 50g di zucchero 1 cucchiaino di cardamomo in polvere 2 cucchiai di burro 2 cucchiai […]

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Arabia Saudita: macchina esplosa vicino moschea sciita

(Agenzie). Una macchina sarebbe esplosa nei pressi della moschea sciita nella città di Dammam in Arabia Saudita, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Reuters. Le prime fonti dirette parlano di 2 morti nell’esplosione. Il 22 maggio scorso un attentatore suicida si è fatto esplodere nella moschea sciita nella città di Al-Qadeeh, a circa 500 chilometri da Damman. L’attentato […]

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Leader libanese esulta per dimissioni Tony Blair

(Agenzie). Il leader libanese Walid Jumblatt ha accolto con favore la decisione di Tony Blair di rassegnare le sue dimissioni come inviato di pace in Medio Oriente.  “Finalmente Tony Blair è fuori. Colui che ha distrutto l’Iraq e coperto i crimini israeliani su Gaza sta lasciando il suo posto” ha scritto in un tweet  il leader del […]

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Tunisia: sì, vogliamo la trasparenza e non soltanto sul petrolio!

Daoud Abdelmonem Faleh Gli idrocarburi. Per questa droga gli imperialismi hanno condotto guerre, distrutto paesi, deportato popolazioni, annientato civiltà. Ne sono mostruosamente ossessionati. Questa materia prima che chiamiamo l’Oro Nero, non ha portato altro che oscurità. Non ha seminato altro che morte e distruzione, dal medio Oriente fino al Darfour. Questa distruzione continua in modo sistematico con il gas di […]

Tunisia: sì, vogliamo la trasparenza e non soltanto sul petrolio!

Daoud Abdelmonem Faleh Gli idrocarburi. Per questa droga gli imperialismi hanno condotto guerre, distrutto paesi, deportato popolazioni, annientato civiltà. Ne sono mostruosamente ossessionati. Questa materia prima che chiamiamo l’Oro Nero, non ha portato altro che oscurità. Non ha seminato altro che morte e distruzione, dal medio Oriente fino al Darfour. Questa distruzione continua in modo sistematico con il gas di […]

Houellebecq in Croazia ritenuto un “rischio per la sicurezza”

(Naharnet). Un’opera dell’autore francese Houellebcq verrà presentata al festival di Dubrovnik, nonostante la richiesta di cancellare l’evento dello scrittore diventato famoso per il suo libro “Sottomissione”. Il Festival estivo croato aveva annunciato all’inizio di questo mese che avrebbe dovuto annullare la messa in scena del dramma di Houellebecq “Le particelle elementari” (“Les Elementaires Particules”) ritenuta dal ministero degli Interni  un […]

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Siria: milizie islamiste conquistano nuova città a Idlib

(Agenzie). Le milizie di Jaish al-Fatah hanno conquistato la città di Ariha, l’ultima roccaforte del regime siriano nella provincia di Idlib. L’Osservatorio siriano per i diritti umani ha dichiarato che le forze di Al-Nusra hanno preso possesso della città dopo violenti scontri con le forze del regime e di Hezbollah. Jaish al-Fatah, o Esercito di conquista, è il […]

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Siria: UE estende sanzioni contro regime Assad

(Agenzie). L’Unione Europea ha esteso le sue sanzioni, tra cui divieti di viaggio e congelamento dei beni, contro il regime siriano del presidente Bashar al-Assad per un altro anno. Inoltre, un’altra persona è stata aggiunta alla lista dei sanzionati, che comprende già “oltre 200 persone e 70 enti”: si tratta del generale Mohammad al-Mahalla, capo degli […]

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Iraq: rinominata campagna di Ramadi per timori di natura settaria

(Agenzie). Le autorità irachene hanno modificato il nome in codice dell’operazione militare per la liberazione di Ramadi guidata dalle milizie sciite operanti nel Paese per paura che potesse aizzare le tensioni settarie. Il nome scelto dalle milizie sciite (“Labaik Ya Hussein”, cioè “al tuo servizio Hussein”) è stato criticato dagli iracheni della provincia di Anbar, […]

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Napolislam, in un docufilm il Corano e Allah secondo i napoletani convertiti. Tra ironia e arabo classico

Una commedia di Eduardo in versione halal? Napolislam, documentario sui napoletani convertiti alla religione musulmana – in uscita nei cinema nella seconda metà di giugno – ha già nel suo titolo un gioco di parole: una città e una religione che si mischiano insieme creando una combinazione unica in grado di raccontare le varie classi […]

L'articolo Napolislam, in un docufilm il Corano e Allah secondo i napoletani convertiti. Tra ironia e arabo classico proviene da Il Fatto Quotidiano.

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Una commedia di Eduardo in versione halal? Napolislam, documentario sui napoletani convertiti alla religione musulmana – in uscita nei cinema nella seconda metà di giugno – ha già nel suo titolo un gioco di parole: una città e una religione che si mischiano insieme creando una combinazione unica in grado di raccontare le varie classi […]

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Napolislam, in un docufilm il Corano e Allah secondo i napoletani convertiti. Tra ironia e arabo classico

Una commedia di Eduardo in versione halal? Napolislam, documentario sui napoletani convertiti alla religione musulmana – in uscita nei cinema nella seconda metà di giugno – ha già nel suo titolo un gioco di parole: una città e una religione che si mischiano insieme creando una combinazione unica in grado di raccontare le varie classi […]

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Iraq: una strategia politica contro Daesh

Di David Romano. Rudaw (28/05/2015). Traduzione e sintesi Carlotta Caldonazzo. Nei giorni scorsi, la caduta di Ramadi e la distruzione della raffineria di Baiji, malgrado la presenza massiccia di truppe irachene, rendono ancor più urgente trovare una strategia politica per sconfiggere i cartelli del jihad in Iraq. Occorre dunque evitare gli errori del passato: corruzione, […]

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Iran si oppone a una no-fly zone in Siria

(Agenzie). A margine del 42° vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione Islamica in corso in Kuwait, il vice ministro degli Esteri iraniano Hossein Amir-Abdollahian ha dichiarato che l’Iran rifiuta l’idea di una no-fly zone in Siria, dicendo che sarebbe “un errore” e che non ripristinerebbe la stabilità e la sicurezza nella regione. L’idea della no-fly zone è stata proposta dalla […]

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Inside the thunder: fare a pugni con la propria storia

Un vecchio e autorevole professore di diritto penale che, per un verso, non le mandava a dire a Vasco Rossi quando il volume dei suoi concerti a San Siro lo disturbava, per altro verso, non dimenticava mai di ricordare ai suoi studenti che privare un essere umano della libertà, rinchiudendolo in carcere, è una faccenda delicata, sempre in bilico tra punizione e riabilitazione, tra sicurezza sociale e riscatto individuale, non … | Continua a leggere

Inside the thunder: fare a pugni con la propria storia

Un vecchio e autorevole professore di diritto penale che, per un verso, non le mandava a dire a Vasco Rossi quando il volume dei suoi concerti a San Siro lo disturbava, per altro verso, non dimenticava mai di ricordare ai suoi studenti che privare un essere umano della libertà, rinchiudendolo in carcere, è una faccenda delicata, sempre in bilico tra punizione e riabilitazione, tra sicurezza sociale e riscatto individuale, non … | Continua a leggere

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FIFA: Palestina ammorbidisce posizione per espulsione Israele

(Agenzie). Il capo della Federazione del calcio palestinese, Jibril Rajoub, ha ammorbidito la sua posizione sul suo voto per l’espulsione di Israele dalla FIFA. “Tutto è possibile e siamo aperti a ogni scenario”, ha dichiarato Rajoub, dopo aver incontrato il presidente della Fifa Sepp Blatter. La Palestina, membro della FIFA dal 1998, vuole che l’organo internazionale espella Israele per le sue restrizioni […]

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UE: Frontex sempre più vicina alle coste della Libia

(Agenzie). Fabrice Leggeri, direttore di Frontex, l’agenzia per la gestione delle frontiere dell’Unione Europea, ha annunciato che le sue navi stanno operando sempre più vicine alla costa della Libia, ma che non entreranno nelle sue acque territoriali a meno che non vengano avvistati migranti in difficoltà. Leggeri ha riferito che i mezzi di mare e […]

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Palmira. Tra verità e menzogne

Palmira. Tra verità e menzogne

di Alberto Savioli*

Nel dicembre del 2010 mi congedavo da un caro amico residente nell’oasi di Palmira, affidandogli parte dei miei bagagli e anche una sella da dromedario e un tappeto beduino in feltro, chiamato ceben o lubbad, ricordi personali della mia vita tra le tende e tra i beduini che ho frequentato per quattordici anni.…

Questo è un articolo pubblicato su Nazione Indiana in: Palmira. Tra verità e menzogne
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Palmira. Tra verità e menzogne

Palmira. Tra verità e menzogne

di Alberto Savioli*

Nel dicembre del 2010 mi congedavo da un caro amico residente nell’oasi di Palmira, affidandogli parte dei miei bagagli e anche una sella da dromedario e un tappeto beduino in feltro, chiamato ceben o lubbad, ricordi personali della mia vita tra le tende e tra i beduini che ho frequentato per quattordici anni.…

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Consiglio di lettura: “La prefazione del negro” di Kamel Daoud

Consiglio di lettura: “La prefazione del negro” di Kamel Daoud

L’autore algerino Kamel Daoud é il vincitore del Prix Goncourt du premier roman di quest’anno. Il suo libro “Meuresault, contre-enquête” é stato al centro di molte discussioni: adorato da molti, criticato fortemente da altri, ha provocato addirittura la proclamazione di una fatwa che condanna lo scrittore per apostasia. Il romanzo prende spunto dal famoso romanzo […]

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Un nuovo museo in onore della cultura palestinese

Di Ahmad Melhem. Al–Monitor (25/05/2015). Traduzione e sintesi di Cristina Gulfi L’11 maggio scorso il Museo Palestinese di Ramallah, in Cisgiordania, è entrato a far parte del Consiglio Internazionale dei Musei (ICOM).  Il ministero della Cultura sosterrà il museo per assicurare lo sviluppo del suo lavoro e la realizzazione dei suoi obiettivi. La prima pietra […]

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Egitto: valico di Rafah aperto per terzo giorno consecutivo

(Agenzie). Le autorità di frontiera egiziane hanno deciso che il valico di Rafah resterà aperto per un terzo giorno consecutivo, ma sempre solo per le persone dirette nella Striscia di Gaza, senza lasciar entrare nessuno in Egitto. La riapertura di due giorni era stata annunciata martedì, dopo due mesi di chiusura del valico: l’ultima apertura […]

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Arabia Saudita: giovane muore per sfuggire alla polizia religiosa

(Al-Bawaba). Un ragazzo di 20 anni è morto dopo aver saltato dal tetto di un edificio residenziale nel tentativo di una squadra della Commissione per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio (HAIA), nella città di Buraidah in Arabia Saudita. Fonti hanno riferito che il ragazzo sarebbe entrato nell’edificio per scappare dalla polizia religiosa, versione […]

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Tunisia: negoziati commerciali con UE in ottobre

(Agenzie). La Tunisia intende avviare i negoziati per un accordo di libero scambio con l’Unione Europea il prossimo ottobre, ha riferito il premier tunisino Habib Essid in occasione della sua visita a Bruxelles. “La bozza finale e dettagliata dell’accordo di libero scambio vedrà presto la luce”, ha detto Essi durante una conferenza stampa con l’Alto […]

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UE chiede a Stati membri di accogliere 40.000 richiedenti asilo

(Agenzie). L’Unione Europea ha chiesto ai suoi Stati membri di ammettere 40.000 richiedenti asilo dalla Siria e dall’Eritrea arrivati in Italia e Grecia negli ultimi mesi dopo aver attraversato il Mediterraneo. La proposta arriva nel quadro degli sforzi che l’UE sta compiendo per cercare di ridistribuire i migranti che scappano da situazioni di conflitto e […]

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Siria: Daesh “non distruggeremo Palmira”

(Agenzie). In un filmato diffuso su internet i combattenti di Daesh hanno mostrato le rovine della città di Palmira intatte, dichiarato che non distruggeranno gli antichi resti, ma solo le statue raffiguranti immagini di dei romani. A Palmyra si trova un enorme teatro romano dove Daesh ha  giustiziato 20 attivisti stranieri che avevano combattuto al fianco delle forze fedeli […]

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Francia: ministro degli Esteri in Palestina per riavviare negoziati

(Agenzie). Il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius si recherà in viaggio in Palestina e in Israele per cercare di riavviare i negoziati di pace e per spingere le parti a accettare una risoluzione presentata dalla Francia al Consiglio di Sicurezza dell’ONU. “Siamo per una soluzione a due Stati. Non vi è pace e sicurezza senza giustizia […]

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Sito statunitense minaccia attivisti pro-Palestina

(Al-Bawaba).Un gruppo sconosciuto ha lanciato un sito web in cui sono state pubblicate le foto di studenti filopalestinesi dei college.L’obiettivo del sito sarebbe quello di impedire che queste persone vengano assunte all’interno delle istituzioni formative. Il sito si chiama Canary Mission e, come si legge nella sua homepage, presenta un database creato per smascherare gli individui […]

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In corso a Tunisi le giornate culturali tunisino-marocchine

(Agenzie). Sono in corso a Tunisi le giornate culturali tunisino-marocchine, manifestazione organizzata dall’ambasciata del Marocco in collaborazione con il ministero della Cultura tunisino che vede la partecipazione di numerosi intellettuali e artisti dei due Paesi maghrebini. Il programma delle giornate, dal 27 al 29 maggio, prevede anche una fiera del libro, una mostra di arti plastiche e […]

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Siria: ONU condanna forze regime per attacco a strutture mediche

(Agenzie). Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha ritenuto responsabili le forze del governo siriano per l’attacco a 14 diverse strutture mediche, di cui metà anche con barili-bomba, lo scorso mese. Nel suo rapporto mensile al Consiglio di Sicurezza, Ban ha riferito che almeno 7 operatori sanitari sono morti negli attacchi di aprile, basandosi […]

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Palestina: Netanyahu convoca negoziati su questione insediamenti

(Al-Bawaba). Per la prima volta, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu avrebbe convocato dei negoziati con i palestinesi per discutere degli insediamenti israeliani in Cisgiordania. Lo scopo sarebbe quello di identificare quali insediamenti nei territori occupati verranno mantenuti ed espansi, secondo quanto riferito da un funzionario israeliano. La fonte ha aggiunto che Netanyahu, durante il […]

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Chi c’è dietro a Daesh?

Di Tahar Ben Jelloun. Le 360 (25/05/2015). Traduzione e sintesi di Chiara Cartia. Siamo milioni, musulmani o non musulmani, laici, umanisti, gente semplice o acculturata, a non capire come Daesh (ISIS) possa continuare a progredire, a occupare città, a controllare frontiere, a vendere sul mercato nero il petrolio iracheno e a distruggere musei, a uccidere donne e […]

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Nucleare: Khamenei elogia lavoro negoziatori iraniai

(Agenzie). La Guida suprema iraniana l’Ayatollah Khamenei ha elogiato il lavoro della squadra di negoziatori iraniana impegnata al tavolo dei colloqui sul nucleare, dopo le pesanti critiche lanciategli dall’ala più conservatrice del Parlamento. I negoziatori, che hanno ripreso i colloqui con le potenze mondiali a Vienna Martedì, “stanno lavorando, facendo sforzi,  … per ottenere ciò che è […]

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Bahrein: parlamentare arrestato per insulti al regime

(Al-Bawaba).Un tribunale del Bahrein ha condannato un ex parlamentare sciita a un anno di prigione per le sue osservazioni contro il governo del regime di Al Khalifa. Khalid Abdul Aal è stato condannato a un anno di carcere con l’accusa di aver insultato il ministero dell’Interno tramite i suoi tweets inviati ad aprile del 2014. L’ex parlamentare ha dichiarato […]

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Siria: curdi liberano villaggi cristiani da Daesh

(Agenzie). Le forze curde hanno liberato decine di villaggi siriani dai militanti di Daesh. “Dopo 10 giorni di offensiva, i combattenti curdi hanno preso il controllo di 14 villaggi assiri controllati da Daesh da febbraio”, ha dichiarato  Rami Abdel Rahman, direttore del gruppo di attivisti dell’Osservatorio siriano per i diritti umani. I cristiani assiri,  una delle più […]

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I razzi di Gaza mostrano che la calma non è poi così calma

Di Amos Harel. Haaretz (27/05/2015). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo. Il lancio di un razzo Katyusha della scorsa notte su Gan Yavne è stato subito etichettato come il risultato di una disputa interna palestinese. Quindi, per ora, gli israeliani ancora segnati dalla guerra della scorsa estate a Gaza possono stare tranquilli. Sia funzionari della Difesa in […]

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Yemen: attacchi coalizione colpiscono città portuale di Hudayda

(Agenzie). Gli aerei e le navi da guerra della coalizione araba a guida saudita hanno colpito la città di Hudayda, il più grande porto militare dello Yemen, causando ingenti danni alla struttura portuale e colpendo due navi da guerra, secondo quanto riferito da fonti locali. “La base navale è stata bombardata via aria e via mare. […]

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Conferenza dei donatori per la Palestina oggi a Bruxelles

(Agenzie). La conferenza del gruppo di coordinamento dei donatori internazionali per il popolo e per il territori palestinesi, noto come Ad Hoc Liaison Committee (AHLC) si svolgerà oggi a Bruxelles alla presenza dell’Alto Rappresentante UE per la politica estera, Federica Mogherini, e il ministro degli Esteri norvegese Børge Brende, in qualità di presidente dell’AHLC. L’incontro ha in […]

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Egitto: più di 6.000 migranti irregolari arrestati da ottobre

(Ahram Online). L’esercito egiziano ha rilasciato un rapporto che afferma che nel corso degli ultimi sette mesi sono stati arrestati 6.004 persone che cercavano di “immigrare clandestinamente” attraverso le frontiere egiziane. Il rapporto non specifica la nazionalità dei migranti, ma indica che tra loro ci sono anche egiziani. Negli ultimi anni, un numero sempre crescente di […]

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La Ford espande la sua presenza in Marocco

(Agenzie). L’azienda di automobili Ford sta espandendo la sua esperienza in Nord Africa con un nuovo ufficio vendite in Marocco. Inoltre, la compagnia aumenterà il numero di parti di auto acquistati da fornitori marocchini, ha segnalato Kalyana Sivaganam, direttore della Ford per il Medio Oriente e il Nord Africa. Il mercato automobilistico del regno ha visto una […]

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Inviato del Vaticano in Libano per aiutare a risolvere la crisi

(Agenzie). L’arcivescovo franco-marocchino Dominique Mamberti visiterà il Libano questa settimana per contribuire a risolvere la crisi del vuoto presidenziale che ormai da un anno caratterizza il Paese. L’inviato del Vaticano arriverà a Beirut con la sua delegazione questo venerdì 29 maggio. Secondo fonti locali, durante la sua visita Mamberti discuterà della presenza cristiana in Medio Oriente e […]

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Egitto: chiuse 50 ONG per presunti legami con Fratellanza Musulmana

(Agenzie). Il ministro della Solidarietà Sociale egiziano ha ordinato lo scioglimento di 50 ONG in cinque diverse città dell’Egitto con l’accusa di essere affiliate alla Fratellanza Musulmana, portando così il numero totale delle associazioni chiuse solo quest’anno a ben 430. La Corte per le questioni urgenti del Cairo aveva bandito qualsiasi attività legata, finanziata o […]

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Yemen: ONU ordina rinvio negoziati di pace

(Agenzie). Prevista per domani, giovedì 28, a Ginevra, la conferenza per i negoziati di pace in Yemen organizzata sotto l’egida delle Nazioni Unite è stata rinviata su richiesta del governo yemenita e di altri gruppi politici per avere più tempo per prepararsi. Dopo che nel corso del fine settimana erano girate voci circa un possibile […]

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Iraq: milizie sciite guidano operazione per liberazione di Ramadi

(Agenzie). Le forze paramilitari sciite hanno annunciato di aver assunto la guida della campagna lanciata da Baghdad contro Daesh (ISIS) per la liberazione della provincia occidentale di Anbar e del suo capoluogo Ramadi. Ahmad al-Assadi, portavoce delle milizie sciite, ha dichiarato che l’operazione avverrà in cooperazione e coordinamento con le forze armate locali. Assadi ha […]

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Palestina: raid aerei israeliani sulla Striscia di Gaza

(Agenzie). L’aeronautica israeliana ha iniziato a effettuare attacchi aerei sulla Striscia di Gaza dopo che ieri un razzo lanciato dall’enclave era atterrato su territorio israeliano. I movimenti di resistenza palestinesi di Hamas e del Jihad Islamico, tuttavia, negano di aver lanciato missili in Israele. I raid israeliani hanno colpito il campo profughi di Nuseirat (al […]

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Palestinesi rifiutano notizia proposta negoziazione confini con Israele

(Agenzie). Diverse figure palestinesi hanno criticato e rifiutato la notizia secondo cui il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu avrebbe intenzione di negoziare l’annessione degli insediamenti israeliani in Cisgiordania. Saeb Erakat, negoziatore palestinese, ha definito il concetto come “totalmente inaccettabile”, commentando che “la proposta di Netanyahu di ridiscutere i confini dei blocchi di insediamento è un tentativo […]

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Fosse comuni nei lager per migranti

Fosse comuni nei lager per migranti


Non c'è forse un chilometro dalla cittadina di Wang Kelian e il confine tra la provincia tailandese di Satun – e poco più in là di Songkhla - e lo Stato malaysiano del Perlis. Tutt'intorno è foresta, appena intaccata dalle prime coltivazioni dei malesi. E' in questa zona all'estremo Nord della Malaysia che domenica scorsa la polizia ha trovato le prime tombe e indizi di fosse comuni. Poi lunedi ha rimosso un corpo in avanzato stato di decomposizione trovato insepolto nella baracca di uno dei “campi” di raccolta di migranti intercettati dagli inquirenti che già ne hanno contati 28 lungo 50 chilometri di confine. Ieri pomeriggio infine, alla presenza di giornalisti in uno dei siti nascosto in un burrone a un chilometro dalla strada e che “ospitava” forse 400 persone, è iniziata la dissepoltura.


Il numero dei corpi non è noto e forse non lo sarà mai grazie alla rapida decomposizione, ma le tombe sono139 (37 in un solo campo con un corpo ancora riconoscibile) e alcuni dei siti sembrano fossero destinati a più di una vittima. Se si sommano ai ritrovamenti in Thailandia degli inizi di maggio – cinque campi e 35 vittime – la vicenda assume una dimensione tragica in quegli accampamenti di cui ora resta solo qualche telone e rimasugli di ricoveri in bambù: la dimostrazione che la seppur rapida capacità della foresta di inghiottire i resti dei disperati e dei loro giacigli non è ancora riuscita a farne sparire tutti i segni, per il semplice fatto che l'abbandono di alcuni di questi campi è recente, recentissimo: tre settimane al massimo. Quando insomma il caso di 3500 tra Rohingya - comunità musulmana in fuga dalla Birmania - e bangladesi - in fuga dalla povertà del loro Paese - ha fatto ruotare i riflettori della cronaca e imposto, settimana scorsa, un accordo tra Thailandia, Indonesia e Malaysia per tentare quantomeno di fornire a questi disperati un rifugio temporaneo umanitario. Per ora di un anno. Ma il ritrovamento dei campi scopre adesso un traffico clandestino di corpi umani che va ben al di là delle dimensioni che la cronaca ci ha appena sbattuto in faccia, obbligando i tre Paesi sia a dare rifugio, sia a cominciare con più serietà a capire l'ampiezza del fenomeno che molto assomiglia a quanto avviene ogni giorno nel Mediterraneo.


La Malaysia è sotto scrutinio e non solo per aver negato in precedenza l'esistenza di questo genere di campi: campi dove ci sono i resti di quelle che appaiono come delle “gabbie” con tanto di filo spinato. L'agenzia di stampa nazionale Bernama cita il capo della polizia Khalid Abu Bakar secondo cui i campi erano probabilmente occupati dal 2013 e due sarebbero stati abbandonati solo due o tre settimane fa. Un altro ispettore ha detto che che la polizia è rimasta «sconvolta dalla crudeltà» di campi recintati e da evidenti segni di tortura. Ora si indaga sulla probabile rete di connivenza tra autorità dalle due parti del confine e trafficanti. Ma non è una novità: nel rapporto 2014 sul traffico di persone che ogni anno viene redatto dal Dipartimento di Stato americano, la Malaysia figura “T3”, ossia il valore più alto per quel che riguarda l'incapacità di controllare, punire e fermare il lavoro sporco dei contrabbandieri di uomini.

Anche Myanmar, sotto accusa per lo stato in cui versa la comunità rohingya, corre ai ripari inseguita dalle critiche (che hanno travolto per il suo silenzio anche la Nobel Aung San Suu Kyi) con l'arresto di venti sospetti trafficanti trovati su una barca con 200 migranti bangladesi. Poco per chi la accusa – come il Nobel Desmond Tutu - di negare nazionalità e diritti ai Rohingya, considerati immigrati clandestini “estranei” al Paese. E domani a Yangoon buddisti ipernazionalisti manifesteranno contro la pressione internazionale che ora li costringe ad aiutarli. Quanto al Bangladesh, da registrare le dichiarazioni shock della premier Sheikh Hasina: per lei chi fugge dal Bangladesh in cerca di fortuna è un «malato mentale che infanga l'immagine del Paese».

L'Onu stima che nel mare del Golfo del Bengala vi siano ancora almeno 2000 migranti “intrappolati” su navi controllate dai trafficanti, che avrebbero interrotto i viaggi della speranza ma aspettano che i parenti “riscattino” i passeggeri. E mentre l'Oim chiede 26 milioni di dollari per la crisi, Bangkok ha convocato una riunione regionale venerdi.

Nazioni Unite in Medio Oriente? Missioni non poi così speciali

Di Mouin Rabbani. Jadaliyya (25/05/2015). Traduzione e sintesi di Angela Ilaria Antoniello. Dei ventidue membri della Lega Araba, non meno di nove sono stati nominati consulenti speciali, coordinatori speciali, inviati speciali o rappresentanti speciali del Segretario Generale delle Nazioni Unite. Il loro compito, in generale, è promuovere la risoluzione dei conflitti. Nessuno vi è riuscito, […]

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Egitto: condannati a morte 8 militanti per attacco armato

(Agenzie). Una corte egiziana ha condannato a morte 8 militanti, tra cui anche l’islamista Adel Habara, con l’accusa di aver ucciso 7 soldati in un attacco nella zona del Delta del Nilo all’inizio del 2014, riferiscono fonti giudiziarie e della sicurezza. Le fonti hanno aggiunto che tra le accuse ci sono anche quelle di associazione […]

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Palestina: almeno un razzo lanciato da Gaza su territorio israeliano

(Agenzie). Almeno un razzo è stato lanciato dalla Striscia di Gaza colpendo la parte meridionale di Israele, secondo quanto riferito dalla polizia. Non ci sono state notizie di danni o feriti. I resti del razzo sono stati ritrovati vicino la città portuale di Ashdod, a circa 20 km a nord della Striscia di Gaza, ha […]

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Polonia accoglierà famiglie di rifugiati siriani cristiani

(Agenzie). La Polonia ha annunciato che accoglierà 60 famiglie di rifugiati siriani cristiani, dopo che Varsavia ha rinunciato al sistema di quote proposto dall’Unione Europea per la distribuzione dei richiedenti asilo nei Paesi membri. “Oggi i cristiani che vengono perseguitati in modo così barbarico meritano l’azione rapida di Paesi come la Polonia per aiutarli. Inizialmente, […]

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Iran e Oman definiscono confini marittimi

(Agenzie). Iran e Oman hanno firmato un accordo per demarcare i loro confini marittimi nel Mare dell’Oman. Da parte sua, Mohammad Javad Zarif ha commentato che l’accordo “istituzionalizzerà e promuoverà le relazioni tra Teheran e Mascate”, aggiungendo che l’intesa completa la linea di confine tra i due Paesi. “Questo accordo dimostra i rapporti che l’Iran vuole […]

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In Iraq, gli Acrassicauda hanno preferito il metal alla violenza

Your Middle East (25/05/2015). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo. “Non volevamo imbracciare le armi e andare a sparare alla gente. La violenza non è mai stata la soluzione, in realtà”, afferma Marwan Hussein, batterista e paroliere della band irachena degli Acrassicauda. Il metal, invece, ha fornito un metodo “passivo aggressivo con il quale poter far […]

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Siria: le rovine di Palmira ancora intatte

(Agenzie). Il responsabile del governo siriano per le Antichità, Maamoun Abdulkarim, ha dichiarato che i reperti dell’antica città di Palmira sono ancora intatti, benché restano i timori che i militanti Daesh (ISIS), che l’hanno conquistata la scorsa settimana, possano far saltare in aria le rovine. “La città sta bene. Non ci sono danni per ore”, ha […]

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Fronte mediatico contro associazione pro-LGBT in Tunisia

(Al Huffington Post Maghreb). A una sola settimana dall’aver ottenuto il nullaosta per avviare la sua attività, l’associazione Shams per la depenalizzazione dell’omosessualità in Tunisia è stata travolta da un fronte mediatico che condanna la sua iniziativa. “Qual è l’utilità di questo tipo di associazioni per i tunisini?”, si legge nell’editoriale del quotidiano Essabah del 23 maggio, […]

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Destra israeliana attacca Netanyahu su negoziazione confini

(Agenzie). Il Primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dato la sua disponibilità a discutere sul blocco degli insediamenti israeliani nel tentativo di far ripartire i negoziati di pace con i palestinesi. Questo è quanto avrebbe detto – secondo Haaretz – Netanyahu al capo della diplomazia dell’Unione Europea Federica Mogherini nell’incontro della scorsa settimana. Il ministro dell’Agricoltura Uri Ariel ha affermato […]

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Egitto: leader tribali libici partecipano a conferenza al Cairo contro estremismo

(Agenzie). Centinaia di leader tribali della Libia hanno inaugurato oggi al Cairo, su invito del governo egiziano, una conferenza di quattro giorni per discutere delle modalità per prevenire che la violenza islamista esca dai confini libici. L’Egitto spera che i leader tribali posino le armi e si uniscano, altrimenti potrebbe procedere a un intervento come quello […]

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Egitto: diminuiscono casi di mutilazione genitale femminile

(Egypt Indipendent). Secondo i dati diffusi dal programma egiziano di ricerca demografica e sulla salute è aumentata la consapevolezza verso le pratiche di mutilazione genitale femminile (MGF) nelle nuove generazioni. L’indagine rivela che, nonostante l’alto verificarsi (oltre il 90%) delle MGF tra le donne senza marito (età compresa tra i 15 e i 49 anni), la pratica […]

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Tunisia: Daesh rivendica sparatoria nella capitale

(Anadolu). Daesh (ISIS) ha rivendicato la responsabilità della sparatoria avvenuta ieri nella capitale tunisina. In una dichiarazione diffusa dal sito Afriqiyah Media, spesso utilizzato dai gruppo nordafricani affiliati a Daesh, il gruppo ha identificato l’attentatore come Mehdi Jammi, soprannominato “il leone solitario”. Secondo la dichiarazione, Jaami avrebbe ucciso un soldato e preso la sua pistola, che […]

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Turchia: alle parlamentari, una scelta di genere

Hürriyet Daily News (25/05/2015). Traduzione e sintesi Carlotta Caldonazzo. Nella trepidante attesa delle elezioni parlamentari del prossimo 7 giugno, il dibattito sui media in Turchia verte essenzialmente attorno a temi come la possibilità che la formazione di opposizione di sinistra, il Partito Democratico del Popolo (HDP), ottenga seggi o il pericolo che una vittoria del partito […]

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Egitto: riapertura temporanea del valico di Rafah verso Gaza

(Agenzie). Le autorità egiziane hanno riaperto il valico di Rafah per permettere ai palestinesi bloccati al confine di tornare nella Striscia di Gaza. Il valico era rimasto chiuso dallo scorso marzo. Tuttavia, Maher Abu Sabha, direttore della parte palestinese del valico controllata da Hamas, ha precisato che il valico resterà aperto fino a domani pomeriggio. Finora, il […]

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Algeria rifiuta proposta UE su base per droni anti-immigrazione illegale

(Agenzie). L’Algeria avrebbe rifiutato una richiesta da parte dell’Unione Europea di ospitare una base per dei droni destinati alla lotta contro l’immigrazione clandestina nel Mediterraneo, ha dichiarato un diplomatico algerino rimasto anonimo. La fonte ha indicato che l’UE aveva intenzione di costruire la base nella città costiera di Aïn Temouchent, a circa 500 km a ovest […]

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Giordania: 11enne libica partecipa a festival di arti visive

Giordania: 11enne libica partecipa a festival di arti visive

(Al-Hadath). Haya Bin Saud, 11 anni, viene dalla Libia ed è la più piccola artista di un festival di arti visive che si svolgerà in Giordania. Le opere di Haya saranno esposte nella mostra collettiva, che si svolgerà sotto il patrocinio dell’accademia giordana d’arte Zawaya Academy, e in una mostra individuale sponsorizzata da Nadia Malkawi. Haya ha […]

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Siria: Regno Unito e Russia concordi su ripresa colloqui

(Naharnet). Il premier britannico David Cameron e il presidente russo Vladimir Putin hanno concordato la ripresa dei colloqui per porre fine al conflitto siriano, secondo quanto si legge in un comunicato diffuso dalle autorità inglesi. “I due leader sono d’accordo sul fatto che trovare una soluzione alla crisi siriana e bloccare l’avanzata di Daesh, sia nell’interesse della […]

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Iraq annuncia lancio operazioni per liberare la provincia di Anbar

(Agenzie). L’Iraq ha annunciato il lancio di un’operazione militare per liberare la provincia occidentale di Anbar dai militanti Daesh (ISIS), dopo la cattura della città di Ramadi all’inizio del mese, e sarà condotta col sostegno delle milizie sciite e delle forze paramilitari sunnite. La presa di Ramadi, capoluogo di Anbar, è stato un duro colpo […]

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Israele nega accesso in Palestina a regista yemenita diretta al PalFest

Israele nega accesso in Palestina a regista yemenita diretta al PalFest

(Mada Masr). Gli agenti di frontiera israeliani hanno impedito alla regista scozzese-yemenita Sara Ishaq di entrare in Palestina per partecipare al Festival palestinese della letteratura (PalFest) dal valico di Allenby, tra Amman e la Cisgiordania. Inoltre, alla giovane regista è stato imposto un divieto di entrare in Palestina per i prossimi cinque anni, dopo che il precedente divieto era finalmente scaduto […]

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Yemen: 16 milioni di yemeniti sono senza acqua

(Agenzie). Almeno due terzi della popolazione yemenita non ha più accesso all’acqua potabile, dopo due mesi di attacchi della coalizione araba guidata dall’Arabia Saudita contro le forze ribelli sciite. I dati sono stati diffusi dall’ONG Oxfam, che nel suo rapporto afferma che “gli attacchi aerei in corso, i combattimenti sul terreno e la carenza di carburante […]

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Palestina: corte israeliana condanna politico palestinese a un anno

(Agenzie). Una corte marziale israeliana ha condannato a 12 mesi e al pagamento di una multa di 1.550 dollari il politico Abdul Aziz Duwaik, presidente del Consiglio Legislativo Palestinese, con l’accusa di aver fatto un discorso in una manifestazione pro-resistenza palestinese tre anni fa. Da parte sua, il Centro Studi Ahrar sui Prigionieri e sui Diritti […]

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Siria: Daesh avanza verso Damsco

(Agenzie). Nonostante i numerosi attacchi aerei condotti dal regime su e nei dintorni di Palmira per cercare di bloccare l’avanzata dei militanti Daesh (ISIS) verso Damasco, l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani ha riferito che i combattenti jihadisti stanno guadagnando terreno verso la capitale. “Daesh sta avanzando sull’autostrada Palmira-Damasco e ha preso il controllo delle miniere […]

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Il bimbo del campo di sterminio nel documentario di Hitchcock

Il bimbo del campo di sterminio nel documentario di Hitchcock

A ottantadue anni – e 9.343 chilometri di distanza – settimana scorsa ha fatto il solito da un po’ di tempo a questa parte: accendere il computer, aprire la cartella dei preferiti sul suo browser, cliccare «Times of Israel» e leggere le notizie sullo Stato ebraico, sul nuovo governo Netanyahu e sulla vita quotidiana in […]

Ribelli siriani ottengono aiuto Hamas per costruire tunnel

(Agenzie). Un rapporto pubblicato sul sito di notizie con sede in Siria Orient News TV mostra una visione dall’interno di un tunnel costruito dai ribelli nella zona del Monte Arbaeen, fuori della città settentrionale siriana di Ariha. “Abbiamo chiesto il parere dei nostri fratelli di Hamas a Gaza”, ha detto uno dei ribelli che ha portato il giornalista a […]

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Iran convoca inviato saudita in Yemen

(Agenzie). L’agenzia di stampa iraniana ISNA ha riportato che il ministero degli Affari Esteri in Iran ha convocato l’inviato saudita per un raid aereo avvenuto nei pressi dell’ambasciata di Teheran nello Yemen. L’Iran aveva messo in guardia i sauditi circa eventuali violazioni dell’immunità diplomatica del personale dell’ambasciata dell’Iran e delle sue strutture. Iran e Arabia Saudita sono rivali in Yemen. L’Iran […]

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Il Maghreb, alleato non NATO

Il Maghreb, alleato non NATO

Di Mohamed al-Ashab. Al-Hayat (24/05/2015). Traduzione e sintesi di Marianna Barberio. Di recente il presidente americano Barack Obama si è espresso nei confronti della Tunisia in termini di alleato non NATO, per assicurare stabilità al Paese dinanzi alle minacce terroristiche e di sicurezza. E sembra pocedere nella stessa direzione con gli altri Stati maghrebini, mediante […]

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Guerra e (niente) pace per chi fugge verso l’Europa

Guerra e (niente) pace per chi fugge verso l’Europa

Foto Un ponte per...

La crisi siriana, quella irachena, l'assedio di Gaza, le guerre africane, stanno producendo milioni di profughi alle porte d'Europa. L'Ue propone linee guida, ma pensiamo davvero che senza una moratoria sulla vendita di armi, senza sforzi di pace e una politica di accoglienza condivisa sia possibile affrontare questa crisi? 

 

 

24 Maggio 2015
di: 
Domenico Chirico*

Avanza il progetto per la creazione di una forza pan-araba

(Agenzie). Nei giorni scorsi si è svolto al Cairo il secondo incontro dei capi di Stato maggiore dei Paesi membri della Lega Araba per discutere della creazione di una forza militare panaraba. Il vertice ha deciso che il prossimo passo sarà quello di elaborare un rapporto finale sugli aspetti tecnici, logistici e finanziari dei futuri […]

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Siria: esplosione a Latakia causa almeno 4 morti

(Agenzie). Almeno quattro persone sono morte in una misteriosa esplosione in un edificio nella città portuale di Latakia, roccaforte del regime nella Siria nord occidentale, ma non è ancora chiaro cosa l’abbia provocata né il numero esatto delle vittime. Mentre le autorità locali si rifiutano di dare la loro versione dei fatti, l’Osservatorio Siriano per […]

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SABBIA in scena

SABBIA in scena

sabbia 110In occasione della giornata mondiale del rifugiato, indetta per il 20, al Teatro Argentina di Roma il 12 e 13 giugno si terrà lo spettacolo realizzato con gli ospiti del Centro Accoglienza Richiedenti Asilo di Castelnuovo di Porto, ideato e diretto da Riccardo Vannuccini. Ingresso libero con prenotazione.

Diritti negati nei contesti di conflitto

Diritti negati nei contesti di conflitto

caliph 110Incontro organizzato dall’associazione “L’ambulanza dal cuore forte”. Gli interventi di Medyan Dairieh, il primo occidentale a documentare l’esercito del Califfato, Lauren Wolfe, giornalista e direttrice di “Donne sotto assedio”, progetto di Women’s Media Center, e Peter Bouckaert, Emergencies Director di Human Rights Watch.

Egitto: annegati 5 migranti dopo incursione a imbarcazione clandestina

(Agenzie). Sono 5 i migranti africani che sono morti annegati dopo essere saltati in mare da un’imbarcazione diretta in Italia durante un’incursione della guardia costiera egiziana, secondo quanto riferito da ufficiali della sicurezza. I passeggeri, il proprietario e l’equipaggio dell’imbarcazione, in tutto 25 persone, sono stati arrestati dopo il blitz, avvenuto nei pressi della località […]

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Organizzazione Cooperazione Islamica indice vertice anti-terrorismo

(Al-Arabiya). L’Organizzazione per la Cooperazione Islamica (OIC) ha indetto un incontro con più di 50 ministri degli Esteri da tutto il mondo islamico per elaborare una strategia anti-terrorismo, prevista in Kuwait per il prossimo 27-28 maggio. Il 42° vertice dell’OIC si svolgerà infatti sotto lo slogan “Visione comune per promuovere la tolleranza e denunciare il terrorismo”. Secondo […]

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FIFA: Palestina andrà avanti con richiesta sospensione Israele

(Agenzie). Il presidente dell’associazione calcistica della Palestina, Jibril Rajoub, ha dichiarato che continuerà a fare pressioni affinché Israele non venga sospesa dalla FIFA, nonostante il suo presidente, Sepp Blatter, stia cercando di attenuare la crisi. Rajoub ha detti che “non ritirerà la mozione e non accetterà nessun compromesso e nessun accordo collaterale”. Le dichirazioni di Rajoub arrivano poco […]

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Omar Sharif e i Fiori del Corano

Al-Quds al-Arabi (24/05/2015). Traduzione e sintesi Carlotta Caldonazzo. Classe 1932, Omar Sharif, noto in Occidente per le sue interpretazioni nei film Dottor Zivago, Lawrence d’Arabia e Il Signor Ibrahim e i Fiori del Corano, soffre da tre anni del morbo di Alzheimer. Lo ha dichiarato il figlio Tarek Sharif al quotidiano spagnolo El Mundo, secondo […]

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Palestina: torna il Festival palestinese della letteratura

Terminerà il 28 maggio prossimo l’ottava edizione del PalFest, il Festival palestinese della letteratura, che porterà in diverse città della Palestina eventi pubblici gratuiti, workshop e tantissimi autori arabi, inglesi e statunitensi. Nato nel 2008, il PalFest ha l’obiettivo di supportare la letteratura palestinese e di riaffermare, utilizzando le parole di Edward Said ,”il potere della cultura […]

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La tunisina Yasmine Dakoumi eletta Miss Mondo Arabo 2015

(Agenzie). La giovane tunisina Yasmine Dakoumi è stata nominata Miss Mondo Arabo 2015, strappando il titolo alla miss di origini marocchine Salma Zakmout, squalificata per non aver rispettato le regole del concorso. Inizialmente designata come vincitrice, la Zakmout ha perso il titolo per essersi sposata, contravvenendo al regolamento che vieta il matrimonio per un anno dall’elezione. Gli organizzatori […]

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Cannes: Ely Dagher vince la Palma d’oro

(Agenzie). Il regista libanese Ely Dagher ha vinto la Palma d’oro del Festival di Cannes 2015per il suo cortometraggio Wave ’98. Il film, che narra la storia di un liceale che vive a Beirut alla fine del 1990, ha battuto gli altri sette candidati al premio. Più di 4.000 film sono stati presentati nella categoria cortometraggi al prestigioso […]

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Libia: nuovo turno di negoziati a Skhirat

(Al-Arabiya). La delegazione del parlamento libico di Tobruk (quello riconosciuto a livello internazionale) ha accolto con favore la nuova sessione di dialogo interlibico che avrà luogo il prossimo mese a Skhirat, in Marocco, durante il quale continuerà ad essere discusso il progetto di unità nazionale e verranno esaminate le richieste delle parti. Tra le richieste, […]

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Tunisia: spari vicino a moschea e base militare nella capitale

(Agenzia). Un soldato tunisino ha aperto il fuoco su altre truppe vicino ad una base militare Bouchoucha nella capitale oggi, lunedì 25 maggio. Lo ha riferito un portavoce dell’esercito, spiegando che la sparatoria ha indotto l’evacuazione di una scuola vicina.  Non è ancora chiaro che cosa ha innescato il tutto o se ci sono state vittime alla base Bouchoucha. Le forze tunisine […]

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Yemen: rimandati i colloqui di pace a Ginevra

(Agenzie). È stata rimandata la conferenza di pace per lo Yemen prevista per il 28 maggio a Ginevra. La conferenza mirava a trovare una soluzione politica alla guerra in Yemen tra le forze dei ribelli sciiti Houthi e il governo, presieduto da Abd Rabbuh Mansur Hadi, al momento in esilio in Arabia Saudita. Gli Houthi avevano sostenuto […]

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In costruzione in Pakistan la croce più grande di tutta l’Asia

(Elaph). Nel cimitero di Gora Qabristan, il maggiore cimitero cristiano della città di Karachi, in Pakistan, è in corso la costruzione di una croce di ben 43 metri di altezza e 13 di larghezza, la più grande mai costruita in tutta l’Asia. L’uomo di affari Parvez Henry Gill, pakistano cristiano che cura il progetto, ha detto […]

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Libia: Tripoli chiede aiuto per bloccare migranti

(Agenzie). L’Europa non riuscirà a fermare il traffico di migranti per il Mediterraneo, a meno che non metta fine al boicottaggio contro le forze al potere nella capitale libica, ha dichiarato il governo de facto di Tripoli. I funzionari libici hanno dichiarato di non essere più in grado di fermare tutti i migranti che desiderano raggiungere […]

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Chiusura moschea di Venezia anche su stampa araba

(Agenzie). La notizia della chiusura della Moschea a Venezia è arrivata anche sulla stampa araba. In occasione dell’inaugurazione della Biennale d’arte di Venezia due settimane fa, l’Islanda aveva scatenato il dibattito con la sua installazione intitolata “La Moschea”, ricavata da una vecchia chiesa. L’opera è infatti stata realizzata all’interno di Santa Maria della Misericordia, una chiesa cattolica affittata […]

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Turchia: Istanbul ospita il 6° Forum mondiale sulla regolazione dell’energia

(Anadolu). Da oggi fino al 28 maggio, Istanbul apre le porte alla 6ª edizione del Forum mondiale sulla regolazione dell’energia (WFER), sponsorizzato dall’agenzia di stampa turca Anadolu e ospitato dall’Autorità per la Regolamentazione del Mercato dell’Energia turca. Obiettivo del forum quello di sviluppare un approccio comune alla regolazione dell’energia attraverso 24 diverse sessioni di dibattito moderate da […]

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Yemen: valico di frontiera con Arabia Saudita distrutto in scontri

(Agenzie). Violenti scontri tra le forze saudite e le milizie Houthi hanno causato la distruzione del valico di frontiera di Haradh, il principale tra Arabia Saudita e Yemen. Il valico, il più grande e più utilizzato per il traffico di merci e persone, è stato fatto evacuare in vista dei bombardamenti, che hanno raso al […]

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Siria: attacchi aerei del regime a Palmira

(Agenzie). L’aeronautica siriana ha effettuato circa 15 attacchi sopra e nei dintorni della città di Palmira questa mattina cercando di colpire gli edifici catturati dai militanti Daesh (ISIS), secondo quanto riferito dall’Osservatorio Siriano per i DirittiUmani. I militanti avrebbero ucciso già almeno 400 persone, tra cui donne e bambini, dalla cattura di Palmira di pochi […]

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Iran: quando mullah e generali dimenticano i loro doveri

Di Amir Taheri. Asharq al-Awsat (22/05/2015). Traduzione e sintesi di Ismahan Hassen. Chiunque abbia seguito i media della Repubblica Islamica dell’Iran in questi giorni, può certamente concordare su una parola in slang di lingua persiana, capace di descrivere la situazione politica a Teheran più di qualsiasi altra sofisticata terminologia. La parola balbashu, è difficile da […]

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Immigrazione: 70 migranti afghani e iracheni recuperati nel Mediterraneo

(Agenzie). Sono 70 i migranti, tra afghani e iracheni, che sono stati recuperati da un’imbarcazione nel Mediterraneo e portati sulle coste italiane dalla Guardia Costiera. Due cutter italiani hanno portato il gruppo, tra cui c’erano 2 donne e 4 bambini, al porto di Santa Maria di Leuca, in Puglia. Lo scorso sabato, cinque migranti tunisini […]

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PalFest: il festival della letteratura per la Palestina, in Palestina

PalFest: il festival della letteratura per la Palestina, in Palestina

Il festival letterario più particolare del mondo è tornato in Palestina. È il #palfest, è cominciato il 23 maggio e si concluderà il 28 maggio. Le tappe di questo festival tutto speciale, che è giunto ormai alla sua ottava edizione, sono le città della Palestina storica: Gaza, Ramallah, Gerusalemme, Haifa, Nablus e Betlemme. Poiché entrare/uscire … Continue reading PalFest: il festival della letteratura per la Palestina, in Palestina
PalFest: il festival della letteratura per la Palestina, in Palestina

PalFest: il festival della letteratura per la Palestina, in Palestina

Il festival letterario più particolare del mondo è tornato in Palestina. È il #palfest, è cominciato il 23 maggio e si concluderà il 28 maggio. Le tappe di questo festival tutto speciale, che è giunto ormai alla sua ottava edizione, sono le città della Palestina storica: Gaza, Ramallah, Gerusalemme, Haifa, Nablus e Betlemme. Poiché entrare/uscire … Continue reading PalFest: il festival della letteratura per la Palestina, in Palestina
PalFest: il festival della letteratura per la Palestina, in Palestina

PalFest: il festival della letteratura per la Palestina, in Palestina

Il festival letterario più particolare del mondo è tornato in Palestina. È il #palfest, è cominciato il 23 maggio e si concluderà il 28 maggio. Le tappe di questo festival tutto speciale, che è giunto ormai alla sua ottava edizione, sono le città della Palestina storica: Gaza, Ramallah, Gerusalemme, Haifa, Nablus e Betlemme. Poiché entrare/uscire … Continue reading PalFest: il festival della letteratura per la Palestina, in Palestina
Intervista a C. Bertolotti “Afghanistan, missione incompiuta” (L’Indro)

Intervista a C. Bertolotti “Afghanistan, missione incompiuta” (L’Indro)



L'Indro 

di Francesca Lancini

Geopolitica 3.0 dall’India all'Africa/1

Con Claudio Bertolotti, il punto sui conflitti a 14 anni dall’11 settembre

 
Quattordici anni di guerre mosse dall’Occidente, instabilità, disintegrazione di intere Nazioni, richiedono un’ampia riflessione. Lo Stato Islamico ha alzato la sua bandiera, almeno formalmente, anche in India, Pakistan e Afghanistan. LIraq, la Siria e la Libia non esistono più come Stati. Le cosiddette ‘primavere arabe’ si sono presto rivelate degli inverni. Migranti disperati continuano a morire nel Mediterraneo o, nel migliore dei casi, ad approdare sulle nostre coste all’apice di una propaganda xenofoba e strumentale.
 
Lo studioso Claudio Bertolotti spiega a ‘L’Indro’ in un’intervista, divisa in due parti (la prima su Afghanistan e Asia meridionale, la seconda su Medio-Oriente e Mediterraneo), perché siamo giunti a questo scenario e dove ci staremmo dirigendo.
Come analista strategico indipendente e ricercatore senior presso il Centro militare di Studi Strategici (CeMISS), Bertolotti si occupa di conflittualità dell’area MENA allargata (Grande Medio Oriente). Ma è anche rappresentante nazionale per l’Italia alla ‘5+5 Defense iniziative 2015′ dell’Euro-Maghreb Centre for Research and Strategic Studies (CEMRES) di Tunisi.
 
Non da ultimo, Bertolotti è stato per circa due anni capo sezione contro-intelligence e sicurezza di ISAF in Afghanistan, il Paese asiatico completamente fuori controlloda cui parte la sua analisi. “Politicamente un fallimento, militarmente un mancato successo”. Vediamo perché. 
Perché di Afghanistan si parla sempre meno e male?
La guerra che dura da 14 anni è il secondo tempo di quarant’anni di conflittualità. L’opinione pubblica globale è stanca, distratta, anche da una crisi economica dalla quale si fatica a uscire, che coinvolge tutto l’Occidente e si estende oltre... (
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Intervista a C. Bertolotti “Afghanistan, missione incompiuta” (L’Indro)

Intervista a C. Bertolotti “Afghanistan, missione incompiuta” (L’Indro)



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di Francesca Lancini

Geopolitica 3.0 dall’India all'Africa/1

Con Claudio Bertolotti, il punto sui conflitti a 14 anni dall’11 settembre

 
Quattordici anni di guerre mosse dall’Occidente, instabilità, disintegrazione di intere Nazioni, richiedono un’ampia riflessione. Lo Stato Islamico ha alzato la sua bandiera, almeno formalmente, anche in India, Pakistan e Afghanistan. LIraq, la Siria e la Libia non esistono più come Stati. Le cosiddette ‘primavere arabe’ si sono presto rivelate degli inverni. Migranti disperati continuano a morire nel Mediterraneo o, nel migliore dei casi, ad approdare sulle nostre coste all’apice di una propaganda xenofoba e strumentale.
 
Lo studioso Claudio Bertolotti spiega a ‘L’Indro’ in un’intervista, divisa in due parti (la prima su Afghanistan e Asia meridionale, la seconda su Medio-Oriente e Mediterraneo), perché siamo giunti a questo scenario e dove ci staremmo dirigendo.
Come analista strategico indipendente e ricercatore senior presso il Centro militare di Studi Strategici (CeMISS), Bertolotti si occupa di conflittualità dell’area MENA allargata (Grande Medio Oriente). Ma è anche rappresentante nazionale per l’Italia alla ‘5+5 Defense iniziative 2015′ dell’Euro-Maghreb Centre for Research and Strategic Studies (CEMRES) di Tunisi.
 
Non da ultimo, Bertolotti è stato per circa due anni capo sezione contro-intelligence e sicurezza di ISAF in Afghanistan, il Paese asiatico completamente fuori controlloda cui parte la sua analisi. “Politicamente un fallimento, militarmente un mancato successo”. Vediamo perché. 
Perché di Afghanistan si parla sempre meno e male?
La guerra che dura da 14 anni è il secondo tempo di quarant’anni di conflittualità. L’opinione pubblica globale è stanca, distratta, anche da una crisi economica dalla quale si fatica a uscire, che coinvolge tutto l’Occidente e si estende oltre... (
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Con Claudio Bertolotti, il punto sui conflitti a 14 anni dall’11 settembre

 
Quattordici anni di guerre mosse dall’Occidente, instabilità, disintegrazione di intere Nazioni, richiedono un’ampia riflessione. Lo Stato Islamico ha alzato la sua bandiera, almeno formalmente, anche in India, Pakistan e Afghanistan. LIraq, la Siria e la Libia non esistono più come Stati. Le cosiddette ‘primavere arabe’ si sono presto rivelate degli inverni. Migranti disperati continuano a morire nel Mediterraneo o, nel migliore dei casi, ad approdare sulle nostre coste all’apice di una propaganda xenofoba e strumentale.
 
Lo studioso Claudio Bertolotti spiega a ‘L’Indro’ in un’intervista, divisa in due parti (la prima su Afghanistan e Asia meridionale, la seconda su Medio-Oriente e Mediterraneo), perché siamo giunti a questo scenario e dove ci staremmo dirigendo.
Come analista strategico indipendente e ricercatore senior presso il Centro militare di Studi Strategici (CeMISS), Bertolotti si occupa di conflittualità dell’area MENA allargata (Grande Medio Oriente). Ma è anche rappresentante nazionale per l’Italia alla ‘5+5 Defense iniziative 2015′ dell’Euro-Maghreb Centre for Research and Strategic Studies (CEMRES) di Tunisi.
 
Non da ultimo, Bertolotti è stato per circa due anni capo sezione contro-intelligence e sicurezza di ISAF in Afghanistan, il Paese asiatico completamente fuori controlloda cui parte la sua analisi. “Politicamente un fallimento, militarmente un mancato successo”. Vediamo perché. 
Perché di Afghanistan si parla sempre meno e male?
La guerra che dura da 14 anni è il secondo tempo di quarant’anni di conflittualità. L’opinione pubblica globale è stanca, distratta, anche da una crisi economica dalla quale si fatica a uscire, che coinvolge tutto l’Occidente e si estende oltre... (
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Quattordici anni di guerre mosse dall’Occidente, instabilità, disintegrazione di intere Nazioni, richiedono un’ampia riflessione. Lo Stato Islamico ha alzato la sua bandiera, almeno formalmente, anche in India, Pakistan e Afghanistan. LIraq, la Siria e la Libia non esistono più come Stati. Le cosiddette ‘primavere arabe’ si sono presto rivelate degli inverni. Migranti disperati continuano a morire nel Mediterraneo o, nel migliore dei casi, ad approdare sulle nostre coste all’apice di una propaganda xenofoba e strumentale.
 
Lo studioso Claudio Bertolotti spiega a ‘L’Indro’ in un’intervista, divisa in due parti (la prima su Afghanistan e Asia meridionale, la seconda su Medio-Oriente e Mediterraneo), perché siamo giunti a questo scenario e dove ci staremmo dirigendo.
Come analista strategico indipendente e ricercatore senior presso il Centro militare di Studi Strategici (CeMISS), Bertolotti si occupa di conflittualità dell’area MENA allargata (Grande Medio Oriente). Ma è anche rappresentante nazionale per l’Italia alla ‘5+5 Defense iniziative 2015′ dell’Euro-Maghreb Centre for Research and Strategic Studies (CEMRES) di Tunisi.
 
Non da ultimo, Bertolotti è stato per circa due anni capo sezione contro-intelligence e sicurezza di ISAF in Afghanistan, il Paese asiatico completamente fuori controlloda cui parte la sua analisi. “Politicamente un fallimento, militarmente un mancato successo”. Vediamo perché. 
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Lo studioso Claudio Bertolotti spiega a ‘L’Indro’ in un’intervista, divisa in due parti (la prima su Afghanistan e Asia meridionale, la seconda su Medio-Oriente e Mediterraneo), perché siamo giunti a questo scenario e dove ci staremmo dirigendo.
Come analista strategico indipendente e ricercatore senior presso il Centro militare di Studi Strategici (CeMISS), Bertolotti si occupa di conflittualità dell’area MENA allargata (Grande Medio Oriente). Ma è anche rappresentante nazionale per l’Italia alla ‘5+5 Defense iniziative 2015′ dell’Euro-Maghreb Centre for Research and Strategic Studies (CEMRES) di Tunisi.
 
Non da ultimo, Bertolotti è stato per circa due anni capo sezione contro-intelligence e sicurezza di ISAF in Afghanistan, il Paese asiatico completamente fuori controlloda cui parte la sua analisi. “Politicamente un fallimento, militarmente un mancato successo”. Vediamo perché. 
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La guerra che dura da 14 anni è il secondo tempo di quarant’anni di conflittualità. L’opinione pubblica globale è stanca, distratta, anche da una crisi economica dalla quale si fatica a uscire, che coinvolge tutto l’Occidente e si estende oltre... (
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Quattordici anni di guerre mosse dall’Occidente, instabilità, disintegrazione di intere Nazioni, richiedono un’ampia riflessione. Lo Stato Islamico ha alzato la sua bandiera, almeno formalmente, anche in India, Pakistan e Afghanistan. LIraq, la Siria e la Libia non esistono più come Stati. Le cosiddette ‘primavere arabe’ si sono presto rivelate degli inverni. Migranti disperati continuano a morire nel Mediterraneo o, nel migliore dei casi, ad approdare sulle nostre coste all’apice di una propaganda xenofoba e strumentale.
 
Lo studioso Claudio Bertolotti spiega a ‘L’Indro’ in un’intervista, divisa in due parti (la prima su Afghanistan e Asia meridionale, la seconda su Medio-Oriente e Mediterraneo), perché siamo giunti a questo scenario e dove ci staremmo dirigendo.
Come analista strategico indipendente e ricercatore senior presso il Centro militare di Studi Strategici (CeMISS), Bertolotti si occupa di conflittualità dell’area MENA allargata (Grande Medio Oriente). Ma è anche rappresentante nazionale per l’Italia alla ‘5+5 Defense iniziative 2015′ dell’Euro-Maghreb Centre for Research and Strategic Studies (CEMRES) di Tunisi.
 
Non da ultimo, Bertolotti è stato per circa due anni capo sezione contro-intelligence e sicurezza di ISAF in Afghanistan, il Paese asiatico completamente fuori controlloda cui parte la sua analisi. “Politicamente un fallimento, militarmente un mancato successo”. Vediamo perché. 
Perché di Afghanistan si parla sempre meno e male?
La guerra che dura da 14 anni è il secondo tempo di quarant’anni di conflittualità. L’opinione pubblica globale è stanca, distratta, anche da una crisi economica dalla quale si fatica a uscire, che coinvolge tutto l’Occidente e si estende oltre... (
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Quattordici anni di guerre mosse dall’Occidente, instabilità, disintegrazione di intere Nazioni, richiedono un’ampia riflessione. Lo Stato Islamico ha alzato la sua bandiera, almeno formalmente, anche in India, Pakistan e Afghanistan. LIraq, la Siria e la Libia non esistono più come Stati. Le cosiddette ‘primavere arabe’ si sono presto rivelate degli inverni. Migranti disperati continuano a morire nel Mediterraneo o, nel migliore dei casi, ad approdare sulle nostre coste all’apice di una propaganda xenofoba e strumentale.
 
Lo studioso Claudio Bertolotti spiega a ‘L’Indro’ in un’intervista, divisa in due parti (la prima su Afghanistan e Asia meridionale, la seconda su Medio-Oriente e Mediterraneo), perché siamo giunti a questo scenario e dove ci staremmo dirigendo.
Come analista strategico indipendente e ricercatore senior presso il Centro militare di Studi Strategici (CeMISS), Bertolotti si occupa di conflittualità dell’area MENA allargata (Grande Medio Oriente). Ma è anche rappresentante nazionale per l’Italia alla ‘5+5 Defense iniziative 2015′ dell’Euro-Maghreb Centre for Research and Strategic Studies (CEMRES) di Tunisi.
 
Non da ultimo, Bertolotti è stato per circa due anni capo sezione contro-intelligence e sicurezza di ISAF in Afghanistan, il Paese asiatico completamente fuori controlloda cui parte la sua analisi. “Politicamente un fallimento, militarmente un mancato successo”. Vediamo perché. 
Perché di Afghanistan si parla sempre meno e male?
La guerra che dura da 14 anni è il secondo tempo di quarant’anni di conflittualità. L’opinione pubblica globale è stanca, distratta, anche da una crisi economica dalla quale si fatica a uscire, che coinvolge tutto l’Occidente e si estende oltre... (
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Quattordici anni di guerre mosse dall’Occidente, instabilità, disintegrazione di intere Nazioni, richiedono un’ampia riflessione. Lo Stato Islamico ha alzato la sua bandiera, almeno formalmente, anche in India, Pakistan e Afghanistan. LIraq, la Siria e la Libia non esistono più come Stati. Le cosiddette ‘primavere arabe’ si sono presto rivelate degli inverni. Migranti disperati continuano a morire nel Mediterraneo o, nel migliore dei casi, ad approdare sulle nostre coste all’apice di una propaganda xenofoba e strumentale.
 
Lo studioso Claudio Bertolotti spiega a ‘L’Indro’ in un’intervista, divisa in due parti (la prima su Afghanistan e Asia meridionale, la seconda su Medio-Oriente e Mediterraneo), perché siamo giunti a questo scenario e dove ci staremmo dirigendo.
Come analista strategico indipendente e ricercatore senior presso il Centro militare di Studi Strategici (CeMISS), Bertolotti si occupa di conflittualità dell’area MENA allargata (Grande Medio Oriente). Ma è anche rappresentante nazionale per l’Italia alla ‘5+5 Defense iniziative 2015′ dell’Euro-Maghreb Centre for Research and Strategic Studies (CEMRES) di Tunisi.
 
Non da ultimo, Bertolotti è stato per circa due anni capo sezione contro-intelligence e sicurezza di ISAF in Afghanistan, il Paese asiatico completamente fuori controlloda cui parte la sua analisi. “Politicamente un fallimento, militarmente un mancato successo”. Vediamo perché. 
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La guerra che dura da 14 anni è il secondo tempo di quarant’anni di conflittualità. L’opinione pubblica globale è stanca, distratta, anche da una crisi economica dalla quale si fatica a uscire, che coinvolge tutto l’Occidente e si estende oltre... (
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Quattordici anni di guerre mosse dall’Occidente, instabilità, disintegrazione di intere Nazioni, richiedono un’ampia riflessione. Lo Stato Islamico ha alzato la sua bandiera, almeno formalmente, anche in India, Pakistan e Afghanistan. LIraq, la Siria e la Libia non esistono più come Stati. Le cosiddette ‘primavere arabe’ si sono presto rivelate degli inverni. Migranti disperati continuano a morire nel Mediterraneo o, nel migliore dei casi, ad approdare sulle nostre coste all’apice di una propaganda xenofoba e strumentale.
 
Lo studioso Claudio Bertolotti spiega a ‘L’Indro’ in un’intervista, divisa in due parti (la prima su Afghanistan e Asia meridionale, la seconda su Medio-Oriente e Mediterraneo), perché siamo giunti a questo scenario e dove ci staremmo dirigendo.
Come analista strategico indipendente e ricercatore senior presso il Centro militare di Studi Strategici (CeMISS), Bertolotti si occupa di conflittualità dell’area MENA allargata (Grande Medio Oriente). Ma è anche rappresentante nazionale per l’Italia alla ‘5+5 Defense iniziative 2015′ dell’Euro-Maghreb Centre for Research and Strategic Studies (CEMRES) di Tunisi.
 
Non da ultimo, Bertolotti è stato per circa due anni capo sezione contro-intelligence e sicurezza di ISAF in Afghanistan, il Paese asiatico completamente fuori controlloda cui parte la sua analisi. “Politicamente un fallimento, militarmente un mancato successo”. Vediamo perché. 
Perché di Afghanistan si parla sempre meno e male?
La guerra che dura da 14 anni è il secondo tempo di quarant’anni di conflittualità. L’opinione pubblica globale è stanca, distratta, anche da una crisi economica dalla quale si fatica a uscire, che coinvolge tutto l’Occidente e si estende oltre... (
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Con Claudio Bertolotti, il punto sui conflitti a 14 anni dall’11 settembre

 
Quattordici anni di guerre mosse dall’Occidente, instabilità, disintegrazione di intere Nazioni, richiedono un’ampia riflessione. Lo Stato Islamico ha alzato la sua bandiera, almeno formalmente, anche in India, Pakistan e Afghanistan. LIraq, la Siria e la Libia non esistono più come Stati. Le cosiddette ‘primavere arabe’ si sono presto rivelate degli inverni. Migranti disperati continuano a morire nel Mediterraneo o, nel migliore dei casi, ad approdare sulle nostre coste all’apice di una propaganda xenofoba e strumentale.
 
Lo studioso Claudio Bertolotti spiega a ‘L’Indro’ in un’intervista, divisa in due parti (la prima su Afghanistan e Asia meridionale, la seconda su Medio-Oriente e Mediterraneo), perché siamo giunti a questo scenario e dove ci staremmo dirigendo.
Come analista strategico indipendente e ricercatore senior presso il Centro militare di Studi Strategici (CeMISS), Bertolotti si occupa di conflittualità dell’area MENA allargata (Grande Medio Oriente). Ma è anche rappresentante nazionale per l’Italia alla ‘5+5 Defense iniziative 2015′ dell’Euro-Maghreb Centre for Research and Strategic Studies (CEMRES) di Tunisi.
 
Non da ultimo, Bertolotti è stato per circa due anni capo sezione contro-intelligence e sicurezza di ISAF in Afghanistan, il Paese asiatico completamente fuori controlloda cui parte la sua analisi. “Politicamente un fallimento, militarmente un mancato successo”. Vediamo perché. 
Perché di Afghanistan si parla sempre meno e male?
La guerra che dura da 14 anni è il secondo tempo di quarant’anni di conflittualità. L’opinione pubblica globale è stanca, distratta, anche da una crisi economica dalla quale si fatica a uscire, che coinvolge tutto l’Occidente e si estende oltre... (
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Quattordici anni di guerre mosse dall’Occidente, instabilità, disintegrazione di intere Nazioni, richiedono un’ampia riflessione. Lo Stato Islamico ha alzato la sua bandiera, almeno formalmente, anche in India, Pakistan e Afghanistan. LIraq, la Siria e la Libia non esistono più come Stati. Le cosiddette ‘primavere arabe’ si sono presto rivelate degli inverni. Migranti disperati continuano a morire nel Mediterraneo o, nel migliore dei casi, ad approdare sulle nostre coste all’apice di una propaganda xenofoba e strumentale.
 
Lo studioso Claudio Bertolotti spiega a ‘L’Indro’ in un’intervista, divisa in due parti (la prima su Afghanistan e Asia meridionale, la seconda su Medio-Oriente e Mediterraneo), perché siamo giunti a questo scenario e dove ci staremmo dirigendo.
Come analista strategico indipendente e ricercatore senior presso il Centro militare di Studi Strategici (CeMISS), Bertolotti si occupa di conflittualità dell’area MENA allargata (Grande Medio Oriente). Ma è anche rappresentante nazionale per l’Italia alla ‘5+5 Defense iniziative 2015′ dell’Euro-Maghreb Centre for Research and Strategic Studies (CEMRES) di Tunisi.
 
Non da ultimo, Bertolotti è stato per circa due anni capo sezione contro-intelligence e sicurezza di ISAF in Afghanistan, il Paese asiatico completamente fuori controlloda cui parte la sua analisi. “Politicamente un fallimento, militarmente un mancato successo”. Vediamo perché. 
Perché di Afghanistan si parla sempre meno e male?
La guerra che dura da 14 anni è il secondo tempo di quarant’anni di conflittualità. L’opinione pubblica globale è stanca, distratta, anche da una crisi economica dalla quale si fatica a uscire, che coinvolge tutto l’Occidente e si estende oltre... (
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Quattordici anni di guerre mosse dall’Occidente, instabilità, disintegrazione di intere Nazioni, richiedono un’ampia riflessione. Lo Stato Islamico ha alzato la sua bandiera, almeno formalmente, anche in India, Pakistan e Afghanistan. LIraq, la Siria e la Libia non esistono più come Stati. Le cosiddette ‘primavere arabe’ si sono presto rivelate degli inverni. Migranti disperati continuano a morire nel Mediterraneo o, nel migliore dei casi, ad approdare sulle nostre coste all’apice di una propaganda xenofoba e strumentale.
 
Lo studioso Claudio Bertolotti spiega a ‘L’Indro’ in un’intervista, divisa in due parti (la prima su Afghanistan e Asia meridionale, la seconda su Medio-Oriente e Mediterraneo), perché siamo giunti a questo scenario e dove ci staremmo dirigendo.
Come analista strategico indipendente e ricercatore senior presso il Centro militare di Studi Strategici (CeMISS), Bertolotti si occupa di conflittualità dell’area MENA allargata (Grande Medio Oriente). Ma è anche rappresentante nazionale per l’Italia alla ‘5+5 Defense iniziative 2015′ dell’Euro-Maghreb Centre for Research and Strategic Studies (CEMRES) di Tunisi.
 
Non da ultimo, Bertolotti è stato per circa due anni capo sezione contro-intelligence e sicurezza di ISAF in Afghanistan, il Paese asiatico completamente fuori controlloda cui parte la sua analisi. “Politicamente un fallimento, militarmente un mancato successo”. Vediamo perché. 
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La guerra che dura da 14 anni è il secondo tempo di quarant’anni di conflittualità. L’opinione pubblica globale è stanca, distratta, anche da una crisi economica dalla quale si fatica a uscire, che coinvolge tutto l’Occidente e si estende oltre... (
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Quattordici anni di guerre mosse dall’Occidente, instabilità, disintegrazione di intere Nazioni, richiedono un’ampia riflessione. Lo Stato Islamico ha alzato la sua bandiera, almeno formalmente, anche in India, Pakistan e Afghanistan. LIraq, la Siria e la Libia non esistono più come Stati. Le cosiddette ‘primavere arabe’ si sono presto rivelate degli inverni. Migranti disperati continuano a morire nel Mediterraneo o, nel migliore dei casi, ad approdare sulle nostre coste all’apice di una propaganda xenofoba e strumentale.
 
Lo studioso Claudio Bertolotti spiega a ‘L’Indro’ in un’intervista, divisa in due parti (la prima su Afghanistan e Asia meridionale, la seconda su Medio-Oriente e Mediterraneo), perché siamo giunti a questo scenario e dove ci staremmo dirigendo.
Come analista strategico indipendente e ricercatore senior presso il Centro militare di Studi Strategici (CeMISS), Bertolotti si occupa di conflittualità dell’area MENA allargata (Grande Medio Oriente). Ma è anche rappresentante nazionale per l’Italia alla ‘5+5 Defense iniziative 2015′ dell’Euro-Maghreb Centre for Research and Strategic Studies (CEMRES) di Tunisi.
 
Non da ultimo, Bertolotti è stato per circa due anni capo sezione contro-intelligence e sicurezza di ISAF in Afghanistan, il Paese asiatico completamente fuori controlloda cui parte la sua analisi. “Politicamente un fallimento, militarmente un mancato successo”. Vediamo perché. 
Perché di Afghanistan si parla sempre meno e male?
La guerra che dura da 14 anni è il secondo tempo di quarant’anni di conflittualità. L’opinione pubblica globale è stanca, distratta, anche da una crisi economica dalla quale si fatica a uscire, che coinvolge tutto l’Occidente e si estende oltre... (
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Quattordici anni di guerre mosse dall’Occidente, instabilità, disintegrazione di intere Nazioni, richiedono un’ampia riflessione. Lo Stato Islamico ha alzato la sua bandiera, almeno formalmente, anche in India, Pakistan e Afghanistan. LIraq, la Siria e la Libia non esistono più come Stati. Le cosiddette ‘primavere arabe’ si sono presto rivelate degli inverni. Migranti disperati continuano a morire nel Mediterraneo o, nel migliore dei casi, ad approdare sulle nostre coste all’apice di una propaganda xenofoba e strumentale.
 
Lo studioso Claudio Bertolotti spiega a ‘L’Indro’ in un’intervista, divisa in due parti (la prima su Afghanistan e Asia meridionale, la seconda su Medio-Oriente e Mediterraneo), perché siamo giunti a questo scenario e dove ci staremmo dirigendo.
Come analista strategico indipendente e ricercatore senior presso il Centro militare di Studi Strategici (CeMISS), Bertolotti si occupa di conflittualità dell’area MENA allargata (Grande Medio Oriente). Ma è anche rappresentante nazionale per l’Italia alla ‘5+5 Defense iniziative 2015′ dell’Euro-Maghreb Centre for Research and Strategic Studies (CEMRES) di Tunisi.
 
Non da ultimo, Bertolotti è stato per circa due anni capo sezione contro-intelligence e sicurezza di ISAF in Afghanistan, il Paese asiatico completamente fuori controlloda cui parte la sua analisi. “Politicamente un fallimento, militarmente un mancato successo”. Vediamo perché. 
Perché di Afghanistan si parla sempre meno e male?
La guerra che dura da 14 anni è il secondo tempo di quarant’anni di conflittualità. L’opinione pubblica globale è stanca, distratta, anche da una crisi economica dalla quale si fatica a uscire, che coinvolge tutto l’Occidente e si estende oltre... (
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Quattordici anni di guerre mosse dall’Occidente, instabilità, disintegrazione di intere Nazioni, richiedono un’ampia riflessione. Lo Stato Islamico ha alzato la sua bandiera, almeno formalmente, anche in India, Pakistan e Afghanistan. LIraq, la Siria e la Libia non esistono più come Stati. Le cosiddette ‘primavere arabe’ si sono presto rivelate degli inverni. Migranti disperati continuano a morire nel Mediterraneo o, nel migliore dei casi, ad approdare sulle nostre coste all’apice di una propaganda xenofoba e strumentale.
 
Lo studioso Claudio Bertolotti spiega a ‘L’Indro’ in un’intervista, divisa in due parti (la prima su Afghanistan e Asia meridionale, la seconda su Medio-Oriente e Mediterraneo), perché siamo giunti a questo scenario e dove ci staremmo dirigendo.
Come analista strategico indipendente e ricercatore senior presso il Centro militare di Studi Strategici (CeMISS), Bertolotti si occupa di conflittualità dell’area MENA allargata (Grande Medio Oriente). Ma è anche rappresentante nazionale per l’Italia alla ‘5+5 Defense iniziative 2015′ dell’Euro-Maghreb Centre for Research and Strategic Studies (CEMRES) di Tunisi.
 
Non da ultimo, Bertolotti è stato per circa due anni capo sezione contro-intelligence e sicurezza di ISAF in Afghanistan, il Paese asiatico completamente fuori controlloda cui parte la sua analisi. “Politicamente un fallimento, militarmente un mancato successo”. Vediamo perché. 
Perché di Afghanistan si parla sempre meno e male?
La guerra che dura da 14 anni è il secondo tempo di quarant’anni di conflittualità. L’opinione pubblica globale è stanca, distratta, anche da una crisi economica dalla quale si fatica a uscire, che coinvolge tutto l’Occidente e si estende oltre... (
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Intervista a C. Bertolotti “Afghanistan, missione incompiuta” (L’Indro)

Intervista a C. Bertolotti “Afghanistan, missione incompiuta” (L’Indro)



L'Indro 

di Francesca Lancini

Geopolitica 3.0 dall’India all'Africa/1

Con Claudio Bertolotti, il punto sui conflitti a 14 anni dall’11 settembre

 
Quattordici anni di guerre mosse dall’Occidente, instabilità, disintegrazione di intere Nazioni, richiedono un’ampia riflessione. Lo Stato Islamico ha alzato la sua bandiera, almeno formalmente, anche in India, Pakistan e Afghanistan. LIraq, la Siria e la Libia non esistono più come Stati. Le cosiddette ‘primavere arabe’ si sono presto rivelate degli inverni. Migranti disperati continuano a morire nel Mediterraneo o, nel migliore dei casi, ad approdare sulle nostre coste all’apice di una propaganda xenofoba e strumentale.
 
Lo studioso Claudio Bertolotti spiega a ‘L’Indro’ in un’intervista, divisa in due parti (la prima su Afghanistan e Asia meridionale, la seconda su Medio-Oriente e Mediterraneo), perché siamo giunti a questo scenario e dove ci staremmo dirigendo.
Come analista strategico indipendente e ricercatore senior presso il Centro militare di Studi Strategici (CeMISS), Bertolotti si occupa di conflittualità dell’area MENA allargata (Grande Medio Oriente). Ma è anche rappresentante nazionale per l’Italia alla ‘5+5 Defense iniziative 2015′ dell’Euro-Maghreb Centre for Research and Strategic Studies (CEMRES) di Tunisi.
 
Non da ultimo, Bertolotti è stato per circa due anni capo sezione contro-intelligence e sicurezza di ISAF in Afghanistan, il Paese asiatico completamente fuori controlloda cui parte la sua analisi. “Politicamente un fallimento, militarmente un mancato successo”. Vediamo perché. 
Perché di Afghanistan si parla sempre meno e male?
La guerra che dura da 14 anni è il secondo tempo di quarant’anni di conflittualità. L’opinione pubblica globale è stanca, distratta, anche da una crisi economica dalla quale si fatica a uscire, che coinvolge tutto l’Occidente e si estende oltre... (
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L'Indro 

di Francesca Lancini

Geopolitica 3.0 dall’India all'Africa/1

Con Claudio Bertolotti, il punto sui conflitti a 14 anni dall’11 settembre



Quattordici anni di guerre mosse dall’Occidente, instabilità, disintegrazione di intere Nazioni, richiedono un’ampia riflessione. Lo Stato Islamico ha alzato la sua bandiera, almeno formalmente, anche in India, Pakistan e Afghanistan. LIraq, la Siria e la Libia non esistono più come Stati. Le cosiddette ‘primavere arabe’ si sono presto rivelate degli inverni. Migranti disperati continuano a morire nel Mediterraneo o, nel migliore dei casi, ad approdare sulle nostre coste all’apice di una propaganda xenofoba e strumentale.
 
Lo studioso Claudio Bertolotti spiega a ‘L’Indro’ in un’intervista, divisa in due parti (la prima su Afghanistan e Asia meridionale, la seconda su Medio-Oriente e Mediterraneo), perché siamo giunti a questo scenario e dove ci staremmo dirigendo.
Come analista strategico indipendente e ricercatore senior presso il Centro militare di Studi Strategici (CeMISS), Bertolotti si occupa di conflittualità dell’area MENA allargata (Grande Medio Oriente). Ma è anche rappresentante nazionale per l’Italia alla ‘5+5 Defense iniziative 2015′ dell’Euro-Maghreb Centre for Research and Strategic Studies (CEMRES) di Tunisi.
 
Non da ultimo, Bertolotti è stato per circa due anni capo sezione contro-intelligence e sicurezza di ISAF in Afghanistan, il Paese asiatico completamente fuori controlloda cui parte la sua analisi. “Politicamente un fallimento, militarmente un mancato successo”. Vediamo perché. 
Perché di Afghanistan si parla sempre meno e male?
La guerra che dura da 14 anni è il secondo tempo di quarant’anni di conflittualità. L’opinione pubblica globale è stanca, distratta, anche da una crisi economica dalla quale si fatica a uscire, che coinvolge tutto l’Occidente e si estende oltre. I Governi delle principali potenze occidentali tendono a spostare l’attenzione altrove. L’esperienza afgana non è stata positiva né dal punto di vista politico né da quello militare. Il Governo afgano ha un controllo limitatissimo sulle aree urbane, mentre le aree periferiche sono in mano ai gruppi d’opposizione armata. Non è in grado di dare risposte alle esigenze sociali, economiche e finanziarie della popolazione. Non riesce, per esempio, a raccogliere le tasse. Le sue uniche entrate lecite vengono dai donatori internazionali, che dopo il summit di Tokyo del 2012 si sono presi per almeno quattro anni l’impegno di versare nelle casse dello Stato afgano 4 miliardi di eurodollari.
 
Si può definire una guerra persa?
Sì, dal punto di vista politico. Dal punto di vista militare non è stata vinta. C’è una differenza tra le due cose. Politicamente un fallimento, militarmente un mancato successo. L’averla persa è conseguenza del non essere riusciti a vincerla, ossia sconfiggere il nemico sul campo, ma neanche i Taliban hanno sconfitto le forze militari straniere. La guerra, così come impostata, non poteva essere vinta.
 
Che cosa avrebbe significato vincerla?
Il fine ultimo della missione non è mai stato ben chiaro o, meglio, è cambiato nel corso del tempo. Si è insistito sul processo di costruzione, stabilizzazione e ricostruzione dello Stato, ma non si sono raggiunti risultati soddisfacenti. Lo Stato afgano non esiste. C’è una diarchia al potere che non rispetta i principi costituzionali. Il Presidente Ashraf Ghani e Abdullah Abdullah (Capo Esecutivo del Governo: una nuova carica con poteri da Primo Ministro, ndr) agiscono secondo accordi di segreteria interna e occidentale. È l’Amministrazione statunitense ad aver messo d’accordo, almeno temporaneamente, i due soggetti, cui corrispondono due gruppi di potere.
 
Sul piano della sicurezza qual è la situazione?
I gruppi di opposizione armata non diminuiscono, ma aumentano i loro organici. Le sigle aumentano, evolvono. Si creano alleanze laddove prima c’era competizione e, viceversa, nascono conflittualità laddove prima esistevano realtà pseudo-monolitiche.
 
Lei utilizza l’espressione ‘gruppi di opposizione armata’, riferendosi a una realtà più variegata che non comprende solo i Taliban o Talebani.
Uso la sigla ‘gruppi di opposizione armata’ perché è la più neutra, mentre il termine ‘terroristi’ è ideologico e colloca gli altri dalla parte dei cattivi. I gruppi di opposizione armata sono coloro che combattono contro uno status quo. A fronte del luogo comune di un’opposizione armata monolitica, l’Afghanistan ha circa 60 gruppi d’opposizione armata differenti. I Taliban costituiscono il più importante, il più visibile, quello che riesce a vendere meglio la propria immagine sfruttando le tecnologie moderne. Hanno, infatti, un sito web ufficiale aggiornato quotidianamente: Al- Emarah (L’Emirato). Fra gli altri gruppi è molto importante Hezb-e-Islami di Gulbuddin Hekmatyar, movimento storico che a periodi alterni è in guerra sia contro il Governo afgano che contro i Taliban, o dialoga con il Governo. Il mujaheddin Hekmatyar è sempre stato un personaggio poco chiaro fin dai tempi della guerra contro i sovietici.
 
L’analista Olivier Roy ci ha detto in una precedente intervistaL’Afghanistan non è una questione di creazione di uno Stato Islamico. È in corso una guerra civile fra le genti del Nord e quelle del Sud, che ha assunto una piega ideologica con i Talebani. Problematica è l’interferenza straniera”. Che cosa ne pensa?
Senza dubbio l’Occidente in Afghanistan rappresenta un ulteriore elemento di destabilizzazione. Tuttavia, sulla contrapposizione Nord-Sud non sono del tutto d’accordo. La conflittualità fra Nord e Sud c’è sempre stata. Non è una questione geografica o etnica. Innanzitutto, ci sono tanti Nord e tanti Sud. Gli stessi gruppi che combattono contro il Sud combattono anche tra loro. In Afghanistan ci sono una quarantina di gruppi etnici diversi, che corrispondono ad altrettanti gruppi linguistici. Si tratta di culture diverse legate diversamente a realtà extra-afgane: i Tajiki al Tajikistan e all’Iran; gli Uzbeki all’Uzbekistan; i Turkmeni al Turkmenistan; gli Hazara all’Iran. Tutti in contrapposizione per la spartizione della torta, che consiste in aiuti economici esteri, ma anche in ricavati di un narcotraffico incontrollato.
 
Il narcotraffico non doveva essere contrastato?
Escluse le donazioni straniere, è la prima fonte economico-finanziaria del Paese. Le coltivazioni d’oppio garantiscono la sopravvivenza della gente comune. L’ 80 per cento della popolazione vive di agricoltura, in maniera diretta o indiretta. A fronte di un investimento ingente per la coltivazione di qualcosa di diverso (grano e zafferano), l’oppio garantisce introiti decisamente superiori con pochi investimenti, con poco lavoro sul campo e con la certezza della vendita. Così sopravvivono intere comunità rurali e periferiche nel Sud, nel Sud-Est, ma anche a Nord. Un esempio a noi molto vicino è quello di Bala Murghab, di cui l’Italia fino a due anni fa era responsabile. Lì transitano, tuttora, traffici di oppiacei verso il Turkmenistan, la Russia e l’Europa.
 
Quindi, la Coalizione occidentale ha fallito in questo obiettivo?
Formalmente la NATO aveva affidato agli inglesi il compito di contrastare il narcotraffico. Ma, dopo vari tentativi, ci si è resi conto che non era possibile. Si sarebbe destabilizzato un sistema micro-economico, generando un ulteriore sostegno ai gruppi d’opposizione armata, i quali anch’essi sopravvivono grazie al narcotraffico. La produzione di oppio, la lavorazione dello stesso e l’esportazione di eroina sono causa e conseguenza dello stato di conflittualità persistente. Più oppio si produce, più fucili possono essere comprati per garantire la sicurezza dei campi. Quei pochi momenti in cui la produzione di oppio è diminuita non vanno attribuiti alla capacità di contrasto delle forze della Coalizione e delle Forze di Sicurezza locali, bensì alla scelta razionale dei gruppi d’opposizione armata e della criminalità legata al narcotraffico di ridurre la produzione per causare un innalzamento dei prezzi.
 
E lo zafferano, promosso dall’Italia, come eventuale sostituto dell’oppio?
Inadatto per almeno due ragioni. Costa di più perché richiede più risorse umane nella produzione, un costante controllo, l’uso di insetticidi anti-muffa e di manodopera specializzata in quanto molto delicato. Inoltre, seconda ragione, una volta saturato il mercato locale, non è stata garantita l’immissione nel mercato straniero; e anche se si fosse riusciti in questa impresa non sarebbe stato di qualità buona come quello iraniano o abruzzese.
 
Tornando ai gruppi di opposizione armata, che si finanziano attraverso il narcotraffico, lei ha evidenziato la loro natura extra-afgana.
I confini dell’Afghanistan sono estremamente porosi, inconsistenti. Se ci spostiamo a Sud-Est, verso il Pakistan, vediamo che i locali non si sentono né afgani né pachistani, ma appartenenti al gruppo etnico-linguistico principale dei pashtun, forse il 30 per cento della popolazione afgana. Ma non lo sappiamo con certezza, perché l’ultimo censimento risale agli anni Settanta. Intere famiglie pashtun (o paktun) vivono al di qua e al di là di quella linea teorica che dividerebbe Afghanistan e Pakistan. In queste aree si creano alleanze e si decide con chi andare in guerra o quale gruppo sostenere. Lungo la cosiddetta frontiera ci sono anche i campi profughi ereditati da 40 anni di guerra civile, che sono diventati ormai villaggi stabili. Soprattutto le Aree ad Amministrazione Tribale del Nord, laddove lo Stato pachistano è assente, costituiscono basi di reclutamento di combattenti che si muovono al di qua o al di là del confine.
 
Oggi la conflittualità si è allargata. Perché?
Elementi esterni hanno influito sulle dinamiche interne delle aree tribali. Il conflitto si è esteso al Pakistan, contro il Governo pachistano e rischia di trasformarsi presto in guerra civile. Fra questi elementi esterni ci sono quelli riconducibili ad Al Qaeda, che hanno spostato qui la loro base di sostegno o condotta per la jihad globale. Essi si sono sovrapposti a forme di conflittualità pre-esistenti creando una realtà nuova, tipicamente pachistana. In queste zone c’è anche l’IMU, Islamic Movement of Uzbekistan che, cacciato da Uzbekistan e Afghanistan, ha trovato rifugio sicuro in queste regioni fuori controllo. I gruppi di opposizione armata godono anche dell’appoggio della popolazione locale, della quale sono divenuti parte integrante, attraverso matrimoni, alleanze e collaborazione sul campo di battaglia. Al Qaeda e IMU hanno portato elementi innovatori: la prima nell’ideologia, il secondo nel campo tecnico-tattico, poiché i suoi elementi storici provengono dall’Armata Rossa.
 
E i Taliban?
Siamo abituati a pensarli che combattono in Afghanistan, ma in realtà si è sviluppato un loro ramo pachistano, il Tehreek-e-Taliban Pakistan (TTP). Esso da una parte sostiene logisticamente i Taliban afgani, dando loro delle basi in cui dormire, riposarsi e addestrarsi; dall’altra colpisce il Governo pachistano che ritiene corrotto, poco musulmano, aperto all’Occidente, tentando gradualmente di prendere il potere con attacchi così spettacolari da essere diffusi dai media locali e stranieri, al fine di mostrare quanto sia debole il suo obiettivo. Adesso, però, il TTP si è spaccato in due. Prima era alleato con Al Qaeda e con i Taliban pachistani, ma nell’autunno scorso il portavoce del TTP ha annunciato di essersi alleato con lo Stato Islamico o Islamic State (IS). Immediata è arrivata la smentita del capo del TTP, con esclusione del portavoce dal gruppo. In seguito, altri sei comandanti del TTP hanno confermato la loro alleanza con l’IS. Dunque, metà TTP è rimasto con Al Qaeda e i Taliban, e l’altra metà è passata – almeno formalmente – con l’IS.
 
Lo Stato Islamico, dunque, è arrivato in Afghanistan e Pakistan. Come?
L’IS ha sfruttato un vuoto lasciato da Al Qaeda nell’area del Subcontinente Indiano, avviando una propaganda tra le comunità musulmane dell’India, e in Pakistan. Si è mosso sul web, ma anche fra sostenitori locali che avevano avuto esperienza operativa in Syraq (Siria e Iraq, ndr.). Indiani e pachistani che avevano combattuto in Syraq sono stati rispediti nei loro Paesi per formare gruppi d’opposizione che si dichiarino fedeli all’ IS. Stessa cosa è accaduta in Libia e in Tunisia, ma in India e Pakistan sono anche comparsi i primi gadget, magliette, spille, adesivi, scritte, murales. Ciò ha fatto drizzare le antenne delle intelligence locali, ma ha anche spinto Al Qaeda, che è in competizione con l’IS, a fondare una nuova ala operativa specifica per il Subcontinente Indiano (AQIS). La annunciò Al Zawahiri lo scorso ottobre. Ora la competizione si è spostata sul campo di battaglia, attraverso un numero di attacchi spettacolari che ottengano l’attenzione mediatica per imporre il proprio ‘brand’. Se in India ci si è limitati per ora alla competizione mediatica, in Pakistan il TTP, che ha giurato fedeltà all’IS, ha condotto operazioni militari.
 
Successivamente lo Stato Islamico ha innalzato la sua bandiera nera in Afghanistan.
Sì. Alla fine del 2014 il mullah Rauf Khadim – mujaheddin di epoca sovietica e poi comandante dei Taliban – che era stato rilasciato da Guantanamo, ha creato un gruppo di una quarantina di uomini che da bianco è divenuto nero. Da fonti indirette pare, però, che i Taliban lo abbiano giustiziato. Intanto, il 18 aprile 2015, un commando-suicida, portabandiera dell’IS, ha ucciso 34 persone e ne ha ferite altre 125 a Jalalabad. Ma non possiamo dire che l’IS abbia delle truppe in Afghanistan, perché la guerra 3.0 si è spostata su un altro piano.
 
Quale?
Si fa condurre un’azione con pochi uomini, se ne assume la responsabilità ‘di successo’ e si innalza la bandiera nera come punto di riferimento per altri gruppi intenzionati a muoversi in quella direzione. I Taliban, per la prima volta in 15 anni, si trovano in difficoltà; non tanto per le Forze di Sicurezza afgane, ma perché molti dei più giovani e più radicali guardano al ‘new-comer’ come a un soggetto vincente: l’IS. Tutto ciò che è nuovo tende a piacere. Inoltre, a supporto di questa policy, è stata fatta circolare la voce che il Mullah Omar fosse morto: non avrebbe più senso combattere per chi non c’è più e per chi ormai opera lontano dall’Afghanistan, cioè dal Pakistan. È la guerra mediatica.
 
Khadim rilasciato dal carcere di Guantanamo, dove furono mandati i ‘terroristi’, crea un gruppo affiliato allo Stato Islamico. Paradossale?
La prigione di Guantanamo è una stranezza al di fuori del territorio statunitense e di qualsiasi giurisdizione internazionale. È un caso di a-legalità. Non è stata chiusa, ma si è cominciato a distribuire i detenuti in giro per il mondo o a rilasciarli, come è avvenuto per Khadim.
Finché il primo attacco suicida dello Stato Islamico ha riacceso i riflettori sull’Afghanistan.
Non a caso Renzi ha incontrato un Obama al tramonto, che gli avrebbe chiesto di prolungare l’impegno nel Paese asiatico dei militari italiani.
 
Ma l’impegno è cambiato. Quanti sono i militari italiani in Afghanistan e cosa stanno facendo?
I militari italiani arrivano fino a un massimo di 800, dei quali la maggior parte a Herat (almeno 700) e una cinquantina a Kabul. Tali resteranno per tutto il 2015. ISAF ed Enduring Freedom formalmente sono finite. In pratica, la missione NATO è diversa, ma continua. Se prima doveva stabilizzare il Paese, ora addestra, consiglia e assiste le Forze di Sicurezza afgane. I nostri militari, dunque, non operano al fianco dei soldati afgani, ma al livello superiore del corpo di armata. Questo consente di non avere morti, che in passato sono stati causati in parte da attacchi interni, compiuti da soldati afgani contro i loro istruttori (‘green on blue’, ‘insider attack’). E di non attirare l’attenzione mediatica, spingendo l’opinione pubblica verso il ritiro delle truppe.
 
Tutti gli attori in campo cercano di influenzare chirurgicamente i media per indirizzare l’opinione pubblica. E perché restare di più?
Lo Strategic Partnership Agreement, firmato da Stati Uniti, Afghanistan e SOFA (Status of Forces Agreement), stabilisce che fino al 2024 possiamo usare le basi in Afghanistan e altre nuove ed eventuali. Fino a poco tempo fa i media riportavano la notizia, disseminata ad arte da Pentagono e Casa Bianca, che le truppe sarebbero diminuite significativamente: non più di 10mila militari statunitensi e di 6mila NATO. E a questi andavano aggiunti i contractors. Ora, invece, Enduring Freedom è stata sostituita da Freedom Sentinel, che fa le stesse cose della prima ma con organici ridotti. Ovvero, azioni di anti-terrorismo contro Al Qaeda e i suoi ‘affiliati’, termine generico che può comprendere chiunque. Al momento, per esempio, non si riferisce ai Taliban, perché si sta cercando un accordo con loro (‘power sharing’). Tuttavia, l’Afghanistan è totalmente fuori controllo, come spiegavo all’inizio. E il Presidente Ghani ha chiesto di riconsiderare la tempistica del ritiro solamente perché indotto dall’Amministrazione statunitense. Lasciare l’Afghanistan significherebbe consegnarlo assieme al Pakistan a una guerra civile transnazionale e transfrontaliera, con elementi che andrebbero a colpire entrambi i Governi. In aggiunta, il quadro si farebbe più temibile, dal momento che il Pakistan detiene armi nucleari.
 
Soluzioni possibili a questo eventuale scenario apocalittico?
La NATO, gradualmente, si deve disimpegnare ma, se la situazione sul terreno non è gestibile dalle Forze di Sicurezza afgane, bisogna trovare una soluzione di compromesso. Gli attori che potrebbero sostituire la NATO e che si sono dati disponibili sono molti. Un attore estremamente importante, anche se confina con l’Afghanistan solamente per 66 chilometri, è la Cina. Essa ha acquisito i diritti di estrazione per l’80/90 percento del sottosuolo afgano (pozzi petroliferi, miniere di rame, miniere di minerali rari) e ha quindi l’interesse maggiore a garantire la stabilità del Paese. Personalmente, non escluderei una presenza militare cinese in Afghanistan, che finora non c’è mai stata. Di fatto, Pechino sta spingendo per inviare delle unità di sicurezza, nonostante non si sappia se militari o contractors, e ha avviato colloqui informali con i Taliban. L’idea è la stessa che ebbero gli USA per il gasdotto Tapi, che non si poteva realizzare senza il consenso di chi detiene il potere nei territori attraversati (Afghanistan, Turkmenistan, Pakistan e India). Si pagano royalties ai Governi, ai signori della guerra, ai gruppi di opposizione armata, in cambio della sicurezza nelle attività di estrazione.
 
La Cina ha ottenuto il controllo di quasi tutto il sottosuolo afgano, mentre i soldati della Coalizione morivano sul campo di battaglia. Per quali ragioni, dunque, l’Amministrazione USA ha intrapreso questa guerra?
Le risorse non sono la ragione primaria. Gli Stati Uniti volevano controllare un’ampia zona dell’Asia centrale e meridionale, a partire dalle basi afgane, e attuare una politica di contenimento anti-cinese.
 
E la reazione agli attentati dell’11 settembre 2001?
C’era una minaccia e fu fatta una scelta legittima. Si richiese formalmente al Governo Taliban, non riconosciuto, di consegnare Osama Bin Laden (designato responsabile degli attentati), ma quest’ultimo fu invece incaricato dal Mullah Omar (politico afghano, guida spirituale dei Taliban afgani, ndr.) di riorganizzare le Forze di Sicurezza afgane talebane. Si poteva considerare Bin Laden un Ministro di Difesa dell’Afghanistan. Il diritto internazionale dice che se un membro di un Governo si rende responsabile di un attacco contro un altro Stato, quest’ultimo può reagire.
 
Quindi, non si potevano prendere altre strade?
L’opinione pubblica globale spingeva per un intervento. Una risposta andava data. Fu una scelta politica razionale e passionale al tempo stesso. E’ stato unito l’utile all’opportuno.
 
Ovvero, l’11 settembre 2001 è stata un’occasione?
O meglio, E’ stata anche un’occasione. Ma gli statunitensi non potevano fare nulla di diverso, come per Pearl Harbour. Serviva un ‘casus belli’ ed è arrivato. Tuttavia, escludo le teorie complottiste. All’ultimo posto delle ragioni di guerra, c’era la possibilità di sfruttare il territorio afgano per il transito delle risorse energetiche. L’interesse maggiore – ripeto – era quello geo-strategico di mettere un piede in Asia Meridionale, in funzione di contenimento anti-cinese e in un momento in cui l’Iran faceva ancora parte dell’ ‘Asse del Male’. Da lì la scelta di allestire basi permanenti e semi-permanenti che rimarranno in parte in Afghanistan. La lotta al terrorismo fu più un modo per rispondere all’opinione pubblica, la quale ha sempre bisogno di spiegazioni semplici.
 
Ricorda la campagna statunitense per liberare le donne dal burqa? Nel quadro geopolitico e militare, i diritti umani quale collocazione hanno?
Ininfluente. Triste dirlo, ma la contropartita per un accordo con i Taliban potrebbe essere una rinuncia parziale ai diritti formalmente acquisiti – sebbene nella sostanza spesso disattesi – in particolare quelli delle donne.
 
Esistono delle stime attendibili sulle vittime?
Sì, un recente report ONU conferma l’aumento del 24% di morti civili nei primi sei mesi del 2014 rispetto al 2013.
 
E poi, oltre alla Cina, ci sono altri attori in gioco, come l’Iran.
L’Iran, dopo l’apertura USA sul nucleare, ha garantito un supporto alle attività di contro-terrorismo in Afghanistan. L’Iran è sempre stato interessato a questo Paese confinante per motivi culturali e per un’ambizione egemonica regionale. Ha sempre finanziato il Governo di Karzai e i governatori delle province confinanti. Vuole contrastare il narcotraffico che si muove verso il suo territorio e collabora con l’India per le questioni afgane.
 
Il Pakistan, invece, ha ottime relazioni con la Cina.
Assomiglia a una provincia cinese. Fondi e tecnologie cinesi hanno consentito la ricostruzione del suo impianto industriale, dei porti, la ristrutturazione delle sue centrali nucleari, l’agevolazione degli impianti che portano energia in Pakistan, come il Tapi stesso o l’Ipi.
 
Gli USA, dunque, dovrebbero fare un passo indietro, permettendo agli attori regionali di contrastare il terrorismo?
Sì. Prevedo che ci sarà un progressivo disimpegno NATO da qui al 2024, mentre gli USA rimarranno con qualche base strategica in funzione di contenimento soprattutto anti-cinese. I gruppi di opposizione armata, Taliban in testa ai quali gli USA già si stanno aprendo, e altri gruppi di potere si spartiranno il controllo del Paese. E un ruolo d’influenza primaria avranno gli attori regionali: Cina, Iran, Repubbliche Centroasiatiche, India, Pakistan. Vedremo un Afghanistan diviso in due: la parte Sud sotto influenza pachistana e il Nord sotto tutti gli altri.
Intanto, in Pakistan continua la guerra dei droni, con cui si bombardano le zone dei gruppi di opposizione armata. Un’inchiesta di ‘Foreign Affairs’ del 2013 diceva che a breve termine i droni sono efficaci nell’eliminare gli insorti, mentre a lungo termine ne producono molti di più.
È vero. Nel 2010 feci una ricerca sugli attentatori suicidi che avevano fallito l’attacco. Risultò che una gran parte avevano scelto di diventare martiri perché avevano perso i famigliari a seguito di un bombardamento aereo o con drone. Eppure i droni, d’ora in poi, con meno truppe sul terreno, saranno sempre più utilizzati.
 
Giovanni Lo Porto è stato ucciso a gennaio in Pakistan in un attacco con un drone. Perché si è saputo solo ora?
L’opportunità detta le priorità. Mi sento di condividere il pensiero di V. E. Parsi pubblicato su ‘Il Sole 24 Ore’: «Obama (e la sua Amministrazione) potrebbe aver deciso di posticipare l’annuncio al Primo Ministro Renzi così da ‘agevolare’ il prolungamento dell’impegno italiano in Afghanistan (6 mesi? O qualcosa di più…). Il cinismo condisce tutto il piatto servito dagli Usa all’Italia, che – non stupisce – ne ha aggiunto di suo (di cinismo). […] Il perché ci sia stato questo ritardo nella comunicazione direi che centra poco con le ‘indagini necessarie’ a verificare l’identità dei cadaveri, ma più con l’opportunità e le priorità della Casa Bianca».

Nella seconda parte di questa intervista Claudio Bertolotti analizzerà la situazione mediorientale e nordafricana, dall’Iraq alla Libia.
#DeirEzzor, #Siria – 
Sedici persone, tra cui 9 minori di 18 anni, sono rimasti…

#DeirEzzor, #Siria – Sedici persone, tra cui 9 minori di 18 anni, sono rimasti…

#DeirEzzor, #Siria -
Sedici persone, tra cui 9 minori di 18 anni, sono rimasti uccisi nella città di Deir Ezzor sabato 23 maggio in seguito ad un attacco aereo condotto dall'aviazione siriana sul quartiere di Hamidiyah, colpito con bombe barile.

I primi momenti dopo l'attacco aereo
https://youtu.be/jFFIxU99es4
https://youtu.be/3I2dUMhfvy0
[Foto] http://on.fb.me/1Ank1pZ

Conseguenze dell'attacco aereo
https://youtu.be/ySkVL_Vospk
Fumo che si leva dal quartiere di Hamidiyah dopo l'attacco aereo
https://youtu.be/RLogc5WW2zM

Nella foto fumo si leva dal quartiere di Hamidiyah sabato 23 maggio in seguito ad un attacco aereo.

Foto di مركز ديرالزور الإخباري


#DeirEzzor, #Siria – 
Sedici persone, tra cui 9 minori di 18 anni, sono rimasti…

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Sedici persone, tra cui 9 minori di 18 anni, sono rimasti uccisi nella città di Deir Ezzor sabato 23 maggio in seguito ad un attacco aereo condotto dall'aviazione siriana sul quartiere di Hamidiyah, colpito con bombe barile.

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Sedici persone, tra cui 9 minori di 18 anni, sono rimasti uccisi nella città di Deir Ezzor sabato 23 maggio in seguito ad un attacco aereo condotto dall'aviazione siriana sul quartiere di Hamidiyah, colpito con bombe barile.

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I primi momenti dopo l'attacco aereo
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Conseguenze dell'attacco aereo
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Fumo che si leva dal quartiere di Hamidiyah dopo l'attacco aereo
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Nella foto fumo si leva dal quartiere di Hamidiyah sabato 23 maggio in seguito ad un attacco aereo.

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#DeirEzzor, #Siria – Sedici persone, tra cui 9 minori di 18 anni, sono rimasti…

#DeirEzzor, #Siria -
Sedici persone, tra cui 9 minori di 18 anni, sono rimasti uccisi nella città di Deir Ezzor sabato 23 maggio in seguito ad un attacco aereo condotto dall'aviazione siriana sul quartiere di Hamidiyah, colpito con bombe barile.

I primi momenti dopo l'attacco aereo
https://youtu.be/jFFIxU99es4
https://youtu.be/3I2dUMhfvy0
[Foto] http://on.fb.me/1Ank1pZ

Conseguenze dell'attacco aereo
https://youtu.be/ySkVL_Vospk
Fumo che si leva dal quartiere di Hamidiyah dopo l'attacco aereo
https://youtu.be/RLogc5WW2zM

Nella foto fumo si leva dal quartiere di Hamidiyah sabato 23 maggio in seguito ad un attacco aereo.

Foto di مركز ديرالزور الإخباري


#DeirEzzor, #Siria – 
Sedici persone, tra cui 9 minori di 18 anni, sono rimasti…

#DeirEzzor, #Siria – Sedici persone, tra cui 9 minori di 18 anni, sono rimasti…

#DeirEzzor, #Siria -
Sedici persone, tra cui 9 minori di 18 anni, sono rimasti uccisi nella città di Deir Ezzor sabato 23 maggio in seguito ad un attacco aereo condotto dall'aviazione siriana sul quartiere di Hamidiyah, colpito con bombe barile.

I primi momenti dopo l'attacco aereo
https://youtu.be/jFFIxU99es4
https://youtu.be/3I2dUMhfvy0
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Conseguenze dell'attacco aereo
https://youtu.be/ySkVL_Vospk
Fumo che si leva dal quartiere di Hamidiyah dopo l'attacco aereo
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Nella foto fumo si leva dal quartiere di Hamidiyah sabato 23 maggio in seguito ad un attacco aereo.

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Sedici persone, tra cui 9 minori di 18 anni, sono rimasti…

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Sedici persone, tra cui 9 minori di 18 anni, sono rimasti uccisi nella città di Deir Ezzor sabato 23 maggio in seguito ad un attacco aereo condotto dall'aviazione siriana sul quartiere di Hamidiyah, colpito con bombe barile.

I primi momenti dopo l'attacco aereo
https://youtu.be/jFFIxU99es4
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Conseguenze dell'attacco aereo
https://youtu.be/ySkVL_Vospk
Fumo che si leva dal quartiere di Hamidiyah dopo l'attacco aereo
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Nella foto fumo si leva dal quartiere di Hamidiyah sabato 23 maggio in seguito ad un attacco aereo.

Foto di مركز ديرالزور الإخباري


Yemen: arrivati aiuti dagli Emirati Arabi Uniti

(Agenzie). Una nave con a bordo 460 tonnellate di aiuti umanitari è attraccata oggi, domenica 24 maggio, nella città portuale yemenita di Aden. La spedizione era provvista di forniture mediche e cibo e si tratta del secondo rifornimento in tal senso degli Emirati Arabi Uniti allo Yemen. Essi infatti avevano consegnato già la scorsa settimana circa 1.200 tonnellate di aiuti. […]

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Iran acconsente a “accesso controllato” ai siti nucleari

(Agenzie). Un negoziatore iraniano ha dichiarato che il suo team ha acconsentito a permettere agli inviati dell’ONU un “accesso controllato” ai siti nucleari, come parte dell’accordo, apparentemente contraddicendo le precedenti dichiarazioni della guida suprema del Paese. L’Ayatollah Ali Khamenei, in precedenza aveva promesso che non avrebbe permesso ispezioni internazionali sui siti nucleari, o incontri con scienziati iraniani. […]

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OPEC non cambierà il tetto di produzione

(Agenzie). L’OPEC non cambierà il tetto di produzione del petrolio, secondo quanto dichiarato dal ministro del Petrolio iraniano  Bijan Zanganeh. “L’abbassamento del tetto di produzione richiede il consenso tra tutti i membri, nelle condizioni del momento sembra improbabile che esso cambierà”, ha dichiarato Zanganeh all’agenzia di stampa Mehr. Lo scorso mese, Zanganeh aveva dichiarato che la […]

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Siria: opposizione forma nuova coalizione

(Agenzie). Alcune fazioni dell’opposizione siriana si incontreranno al Cairo nel prossimo mese per formare una nuova coalizione come alternativa alla coalizione in esilio sostenuta dall’Occidente.  Il nuovo gruppo offrirà un’alternativa alla Coalizione Nazionale, il blocco dell’opposizione riconosciuto e sostenuto dalle nazioni occidentali e arabe, come il Qatar e l’Arabia Saudita. “Arabi, curdi e credenti di […]

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Arabia Saudita: Daish rivendica gli attacchi alle moschee sciite

Di David D. Kirpatrick. The New York Times (22/05/2015). Traduzione e sintesi di Omar Bonetti. L’attacco suicida che ha colpito una moschea sciita nella regione orientale dell’Arabia Saudita è stato rivendicato dai militanti di Daesh (ISIS) e, di fatto, è il primo nel suo genere compiuto sul territorio della monarchia. In modo specifico, il gruppo […]

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“Wave 98″: il regista Ely Dagher e la sua Beirut

A metà tra un film narrativo, un saggio visivo e un omaggio del regista Ely Dagher alla sua città, Beirut. Questo è “Wave 98″, un cortometraggio, in concorso al Festival di Cannes, in cui il viaggio di un giovane libanese ci porta alla scoperta dei sobborghi della capitale libanese. Ely Dagher, nato in Libano, ha studiato e lavorato all’estero […]

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Buone letture

Buone letture

Un vecchio documento Usa desecretato su bin Laden
Da segnalare oggi l'ottima analisi di Giuliano Battiston per Reset. In Nella biblioteca di Osama Bin Laden Ecco cosa rivela su al Qaeda (e sull’IS), l'autore fa un'attenta disamina dei documenti privati che la Cia ha reso noti alcuni giorni fa e  in cui Osama pensa al futuro politico militare di Al Qaeda, alla possibilità di cambiare addirittura nome alla ditta, al pericolo di un'accelerazione verso l'idea del Califfato che viene da uno  dei suoi più fedeli seguaci, Abu Musab al-Zarqawi, il padrino ideologico dello Stato islamico come oggi lo conosciamo e che a un certo punto prefigurò un altro futuro per Al Qaeda. Battiston resta prudente: sa che non tutto quel che leggiamo oggi è la summa completa dei dossier ritrovati ad Abbottabad quella notte di maggio del 2011, notte ora nella bufera dopo nuove ricostruzioni su come veramente andò. I documenti ci dicono dunque qualcosa in più su Osama anche se ancora non consociamo tutta  la verità sulla sua vita da ricercato o, come qualcuno sostiene, da prigioniero. Assolutamente da leggere.

Yemen: nave di aiuti iraniana scaricata a Gibuti

(Agenzie). Una nave di aiuti iraniana diretta in Yemen è stata dirottata verso il porto di Gibuti, secondo quanto riferito da un funzionario delle Nazioni Unite. La nave conteneva 2500 tonnellate di aiuti tra cui riso, farina, medicine e acqua. La richiesta di far attraccare la nave nel porto di Gibuti sarebbe arrivata alle Nazioni Unite […]

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Turchia: scontri durante manifestazione pro Morsi

(Agenzie). Almeno 11 poliziotti sono rimasti feriti durante gli scontri con i manifestanti islamisti scesi in piazza per protestare contro la condanna a morte confermata dalla Corte egiziana all’ex presidente Mohammed Morsi. I manifestanti si erano riuniti nel cortile di una mosche nella provincia di Diyarbakir, dopo la preghiera del venerdì. I poliziotti hanno lanciato gas lacrimogeni […]

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ONU: l’Europa apra i confini ai siriani

(Al-Bawaba). Il capo dell’Agenzia dell’ONUper i rifugiati, Antonio Guterres,  ha dichiarato che l’Unione Europea dovrebbe aprire i confini ai siriani e che la comunità internazionale dovrebbe supportare le nazioni mediorientali che ospitano i profughi dalla Siria. “Non possiamo chiedere alle nazioni della regione MENA di lasciare aperti i loro confini e poi chiudere i nostri” […]

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Giordania: al via il World Economic Forum della regione MENA

(Al-Bawaba). Il re Abdullah di Giordania ha aperto il World Economic Forum della regione MENA, riaffermando il suo impegno per le riforme e per gli investimenti nella regione. “È tempo per una nuova spinta, per creare una nuova crescita inclusiva” ha detto il re giordano “il nostro obiettivo è quello di rilanciare la crescita e […]

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Siria: esercito siriano e Hezbollah avanzano nel Qalamoun

(Al-Bawaba). L’esercito siriano e le forze di Hezbollah hanno preso il controllo di un’altra vetta nella regione delle colline di Qalamoun, durante le operazioni di avanzamento per la riconquista del territorio in mano ai jihadisti di Al-Nusra e Daesh. Le forze alleate avrebbero preso il controllo della città di Tallit Sadr al-Bustan, secondo quanto dichiarato […]

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Egitto: campagna sulla criminalizzazione delle molestie sessuali

(Mada Masr). L’associazione Harassmap ha lanciato la campagna “un molestatore è un criminale”, per far crescere la consapevolezza sulle implicazioni legali delle molesti sessuali in Egitto. In particolare la campagna si focalizza sull’articolo 306 del codice penale che prevede una pena dai 6 mesi ai 5 anni per atti di molestia. La campagna si pone […]

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Ave Maria: cortometraggio palestinese al Festival di Cannes

Il corto metraggio”Ave Maria” del regista palestinese Basil Khalil è in concorso al Festival del cinema di Cannes. L’opera racconta di tra un gruppo di suore palestinesi votate al silenziola cui vita tranquilla viene stravolta dall’incontro con una famiglia di coloni israeliani. “Le aree grigie hanno sempre suscitato il mio interesse” ha dichiarato il regista […]

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Iraq: esercito e milizie schierate nei pressi di Ramadi

(Agenzie). Un convoglio delle milizie sciite e dell’esercito iracheno si è schierato in una base militare nei pressi della città irachena di Ramadi, sotto il controllo delle forze di Daesh. Il membro del consiglio provinciale di Anbara Azzal Obaid ha dichiarato che centinaia di soldati e di combattenti sciiti si erano avvicinati alle città di […]

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Siria: ONU chiede uscita sicura per civili di Palmira

(Agenzie). Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha espresso forte preoccupazione per le migliaia di civili intrappolati nella città di Palmira, sotto il controllo dei militanti di Daesh. I 15 membri del Congresso hanno chiesto che venga istituita un passaggio sicuro per permettere agli abitanti di lasciare la città e hanno espresso profonda preoccupazione per il […]

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Siria: risorgeremo dalla distruzione

Sami Moubayed. Middle East Eye (21/05/2015). Traduzione e sintesi Carlotta Caldonazzo. La città vecchia di Damasco, a ridosso della Grande Moschea degli Omayyadi, un tempo frequentata da frotte di turisti e dall’élite culturale mediorientale, ora è ridotta a poco più di un cumulo di rovine. L’elettricità manca per gran parte della giornata e il rumore […]

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Sì, John Cantlie, questa è “La Tempesta Perfetta”

Sì, John Cantlie, questa è “La Tempesta Perfetta”

mcc43 “Essi complottano, Dio complotta” è il titolo dell’ultimo magazine dello Stato Islamico, Dabiq9, che questa volta risparmia al lettore irritanti lungaggini e riferimenti astrusi, limitando altresì l’eccesso d’invocazioni religiose, perlomeno negli articoli senza intento didattico per i militanti. – L’articolo sulle cospirazioni (pag.14) dà il titolo all’intera pubblicazione e riprende le più note teorie complottiste in […]
MUZZIKA ! Maggio 2015

MUZZIKA ! Maggio 2015

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Ana Alcaide e il suo incontro con la musica indonesiana; Bania e la loro musica che viene dal Sahara algerino; Titi Robin e il suo nuovo viaggio musicale nel Marocco berbero; Redi Hasa e Maria Mazzotta tra il Sud-est italiano e i Balcani; Ian Balzan Dorizas e il suo rebetiko contemporaneo; i tre fratelli Fernandez e il flamenco gitano francese; e per finire, Cristina Pato, Roberto Comesana e i loro amici ci portano nella tradizione galiziana. La tradizione, le tradizioni, sono più vive che mai, anche nell`Europa ultra-moderna di oggi: potrebbe essere questa la sintesi della rassegna musicale di questo mese. Venite a cogliere questi freschi ed eterni fiori musicali!

Scatto avanti del regime militare in Egitto: quale impatto sulla Tunisia?

Di Seif Soudani. Le Courrier de l’Atlas (18/05/2015). Traduzione e sintesi di Ismahan Hassen. Nel calendario giudiziario e politico di Egitto e Tunisia, il 16 Maggio 2015 ha riflettuto un altro episodio di comunanza tra i destini di entrambi i paesi. Quando la potenza militare egiziana ha deciso l’esecuzione del primo presidente arabo eletto dal voto […]

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Iran: riprendono i negoziati per il nucleare

(Agenzie). Riprenderanno la prossima settimana i negoziati per il nucleare iraniano a Vienna, per redigere l’accordo definitivo. “Le discussioni riprenderanno martedì 26 maggio” ha dichiarato il capo dei negoziatori iraniani Abbas Araghchi. La dichiarazione arriva dopo 3 giorni di colloqui preparatori svoltisi nella capitale austriaca.  

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Palmira: 2.000 anni di vita da difendere

Palmira: 2.000 anni di vita da difendere

Conosciuta in tutto il mondo come Palmira, la “Città delle Palme”, in Siria viene chiamata Tadmur, “Città dei Datteri”. I primi riferimenti storici la definiscono come una delle tappe delle carovane che viaggiavano sulla Via della Seta e tra il Mediterraneo e il Golfo. Ma è stato solo durante l’Impero Romano che la città ha iniziato […]

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Libia: trovato candelotto di dinamite vicino moschea

(Agenzie). Un candelotto di dinamite è stato trovato nei pressi di una moschea Fatima nel quartiere Zaheriyye di Tripoli. L’esplosivo non era collegato a un detonatore, e quindi non era pronto per esser fatto saltare. Secondo fonte di sicurezza libiche l’obiettivo era quello di spaventare i fedeli riunitisi in moschea per la preghiera del venerdì. Negli […]

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Arabia Saudita: attentato suicida in moschea sciita

(Agenzie). Un attentatore suicida si è fatto saltare in aria nella moschea sciita Imam Ali nel villaggio di Al-Qadeeh, nell’Arabia Saudita orientale, durante la preghiera del venerdì. Secondo quanto riferito da residenti locali, almeno 30 persone sono rimaste uccise, mentre molti sono anche i feriti. L’agenzia di stampa saudita ha confermato che un’esplosione ha colpito […]

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Arabia Saudita, Pakistan e il programma nucleare

Sintesi di Marianna Barberio. Lo scorso 17 maggio The Sunday Times ha riportato la notizia di un “accordo strategico” tra l’Arabia Saudita e il Pakistan, che prevede l’acquisizione di armi atomiche da parte saudita in territorio pakistano. La notizia ha subito diffuso un certo allarmismo a Washington e in altri Paesi occidentali, soprattutto in seguito alla […]

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