Categoria: SiriaLibano

Arrivederci!

SiriaLibano volta pagina. Ma prima di farlo vuole ringraziare tutti i suoi lettori. E tutti coloro che dal 2010 a oggi hanno contribuito a vari livelli e in vari modi […]

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Sei mesi di Yarmuk e un peso sul cuore

– Papà… Che cos’è la verità? – È il riflesso della tua immagine nello specchio, mio caro. – Io…? – Sì, proprio tu.* (di Claudia Avolio, per SiriaLibano). Mentre scrivo […]

Sei mesi di Yarmuk e un peso sul cuore

– Papà… Che cos’è la verità? – È il riflesso della tua immagine nello specchio, mio caro. – Io…? – Sì, proprio tu.* (di Claudia Avolio, per SiriaLibano). Mentre scrivo […]

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– Papà… Che cos’è la verità? – È il riflesso della tua immagine nello specchio, mio caro. – Io…? – Sì, proprio tu.* (di Claudia Avolio, per SiriaLibano). Mentre scrivo […]

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– Papà… Che cos’è la verità? – È il riflesso della tua immagine nello specchio, mio caro. – Io…? – Sì, proprio tu.* (di Claudia Avolio, per SiriaLibano). Mentre scrivo […]

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– Papà… Che cos’è la verità? – È il riflesso della tua immagine nello specchio, mio caro. – Io…? – Sì, proprio tu.* (di Claudia Avolio, per SiriaLibano). Mentre scrivo […]

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L’Iran e la “Siria utile”

(di Hanin Ghaddar*, per The Washington Institute. Traduzione dall’inglese di Claudia Avolio). Con l’aiuto militare dell’Iran il regime del presidente siriano Bashar al Asad  sta accelerando l’evacuazione dei sobborghi sunniti […]

L’Iran e la “Siria utile”

(di Hanin Ghaddar*, per The Washington Institute. Traduzione dall’inglese di Claudia Avolio). Con l’aiuto militare dell’Iran il regime del presidente siriano Bashar al Asad  sta accelerando l’evacuazione dei sobborghi sunniti […]

L’Iran e la “Siria utile”

(di Hanin Ghaddar*, per The Washington Institute. Traduzione dall’inglese di Claudia Avolio). Con l’aiuto militare dell’Iran il regime del presidente siriano Bashar al Asad  sta accelerando l’evacuazione dei sobborghi sunniti […]

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(di Hanin Ghaddar*, per The Washington Institute. Traduzione dall’inglese di Claudia Avolio). Con l’aiuto militare dell’Iran il regime del presidente siriano Bashar al Asad  sta accelerando l’evacuazione dei sobborghi sunniti […]

L’Iran e la “Siria utile”

(di Hanin Ghaddar*, per The Washington Institute. Traduzione dall’inglese di Claudia Avolio). Con l’aiuto militare dell’Iran il regime del presidente siriano Bashar al Asad  sta accelerando l’evacuazione dei sobborghi sunniti […]

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(di Hanin Ghaddar*, per The Washington Institute. Traduzione dall’inglese di Claudia Avolio). Con l’aiuto militare dell’Iran il regime del presidente siriano Bashar al Asad  sta accelerando l’evacuazione dei sobborghi sunniti […]

L’Iran e la “Siria utile”

(di Hanin Ghaddar*, per The Washington Institute. Traduzione dall’inglese di Claudia Avolio). Con l’aiuto militare dell’Iran il regime del presidente siriano Bashar al Asad  sta accelerando l’evacuazione dei sobborghi sunniti […]

In Siria i Pokémon sono tra le macerie

(di Anealla Safdar, per al Jazeera. Traduzione dall’inglese di Claudia Avolio). Mentre nella sua città natale, Aleppo, continua il declino portato da cinque anni di guerra, Khaled Akil si è […]

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(di Anealla Safdar, per al Jazeera. Traduzione dall’inglese di Claudia Avolio). Mentre nella sua città natale, Aleppo, continua il declino portato da cinque anni di guerra, Khaled Akil si è […]

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(di Anealla Safdar, per al Jazeera. Traduzione dall’inglese di Claudia Avolio). Mentre nella sua città natale, Aleppo, continua il declino portato da cinque anni di guerra, Khaled Akil si è […]

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La voce di Manbij, prima della “liberazione”

(di Lorenzo Trombetta, Ansa) Intrappolati “come uccelli in gabbia”, esposti ai bombardamenti della Coalizione filo-Usa, agli spari dei cecchini curdi e alle rappresaglie degli ultimi jihadisti dell’Isis rimasti in città: […]

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(di Lorenzo Trombetta, Ansa). Intrappolati “come uccelli in gabbia”, esposti ai bombardamenti della Coalizione filo-Usa, agli spari dei cecchini curdi e alle rappresaglie degli ultimi jihadisti dell’Isis rimasti in città: […]

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A Beirut il cambiamento deve attendere

(di Flavio Edoardo Restelli, per SiriaLibano). A Beirut, come in tutto il Libano, si sono concluse le elezioni municipali. Un cambiamento era nell’aria – e ci resta, per ora. Perché […]

A Beirut il cambiamento deve attendere

(di Flavio Edoardo Restelli, per SiriaLibano). A Beirut, come in tutto il Libano, si sono concluse le elezioni municipali. Un cambiamento era nell’aria – e ci resta, per ora. Perché dalle […]

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Le “poesie più belle” di Nizar Qabbani

(di Francesco Medici*). Il 14 dicembre 1849, presso l’Accademia Siriana (al-Ǧam‘iyyah al-sūriyyah), Buṭrus al-Bustānī (1819-1883) teneva il suo celebre discorso sull’istruzione femminile (Ta‘līm al-nisā’), inaugurando quel vasto e fecondo dibattito […]

Le “poesie più belle” di Nizar Qabbani

(di Francesco Medici*). Il 14 dicembre 1849, presso l’Accademia Siriana (al-Ǧam‘iyyah al-sūriyyah), Buṭrus al-Bustānī (1819-1883) teneva il suo celebre discorso sull’istruzione femminile (Ta‘līm al-nisā’), inaugurando quel vasto e fecondo dibattito […]

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(di Francesco Medici*). Il 14 dicembre 1849, presso l’Accademia Siriana (al-Ǧam‘iyyah al-sūriyyah), Buṭrus al-Bustānī (1819-1883) teneva il suo celebre discorso sull’istruzione femminile (Ta‘līm al-nisā’), inaugurando quel vasto e fecondo dibattito […]

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(di Francesco Medici*). Il 14 dicembre 1849, presso l’Accademia Siriana (al-Ǧam‘iyyah al-sūriyyah), Buṭrus al-Bustānī (1819-1883) teneva il suo celebre discorso sull’istruzione femminile (Ta‘līm al-nisā’), inaugurando quel vasto e fecondo dibattito […]

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(di Francesco Medici*). Il 14 dicembre 1849, presso l’Accademia Siriana (al-Ǧam‘iyyah al-sūriyyah), Buṭrus al-Bustānī (1819-1883) teneva il suo celebre discorso sull’istruzione femminile (Ta‘līm al-nisā’), inaugurando quel vasto e fecondo dibattito […]

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(di Francesco Medici*). Il 14 dicembre 1849, presso l’Accademia Siriana (al-Ǧam‘iyyah al-sūriyyah), Buṭrus al-Bustānī (1819-1883) teneva il suo celebre discorso sull’istruzione femminile (Ta‘līm al-nisā’), inaugurando quel vasto e fecondo dibattito […]

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(di Francesco Medici*). Il 14 dicembre 1849, presso l’Accademia Siriana (al-Ǧam‘iyyah al-sūriyyah), Buṭrus al-Bustānī (1819-1883) teneva il suo celebre discorso sull’istruzione femminile (Ta‘līm al-nisā’), inaugurando quel vasto e fecondo dibattito […]

Daraya. Dieci cose da sapere

(The Syria Campaign. Traduzione dall’inglese di Claudia Avolio). Daraya, sobborgo di Damasco, si erge per i diritti degli oppressi da oltre un decennio. Da oltre tre anni si trova sotto […]

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(The Syria Campaign. Traduzione dall’inglese di Claudia Avolio). Daraya, sobborgo di Damasco, si erge per i diritti degli oppressi da oltre un decennio. Da più di tre anni si trova […]

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(The Syria Campaign. Traduzione dall’inglese di Claudia Avolio). Daraya, sobborgo di Damasco, si erge per i diritti degli oppressi da oltre un decennio. Da più di tre anni si trova […]

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Il corpo nel romanzo siriano contemporaneo

Luogo simbolico della lotta tra individuo e collettività, il corpo mette in luce le logiche di potere che ostacolano l’affermazione individuale all’interno della società. Proprio il corpo – anzi, la […]

Il corpo nel romanzo siriano contemporaneo

Luogo simbolico della lotta tra individuo e collettività, il corpo mette in luce le logiche di potere che ostacolano l’affermazione individuale all’interno della società. Proprio il corpo – anzi, la […]

Il corpo nel romanzo siriano contemporaneo

Luogo simbolico della lotta tra individuo e collettività, il corpo mette in luce le logiche di potere che ostacolano l’affermazione individuale all’interno della società. Proprio il corpo – anzi, la […]

Il corpo nel romanzo siriano contemporaneo

Luogo simbolico della lotta tra individuo e collettività, il corpo mette in luce le logiche di potere che ostacolano l’affermazione individuale all’interno della società. Proprio il corpo – anzi, la […]

Il corpo nel romanzo siriano contemporaneo

Luogo simbolico della lotta tra individuo e collettività, il corpo mette in luce le logiche di potere che ostacolano l’affermazione individuale all’interno della società. Proprio il corpo – anzi, la […]

Commenti su Sono di Palmira e dico che Asad non è meglio dell’Isis di radek

E’ evidente che per i media è preferibile vivere a Palmira sotto l’Isis composta da fanatici stranieri, che a Damasco sotto il laico regime i Assad.
Non rimane che attendere con ansia la caduta della sunnita Deir Ezzor difesa da un generale Druso e da soldati sunniti.
Ovvio che nuclei della società siriana (sunniti) sono stati organizzati per destabilizzare il regime. Ma la parte prevalente è rimastra leale al sistema. 5 anni di guerra e 60.000 soldati siriani caduti (in prevalenza sunniti) come si spiegherebbero?

Commenti su Allearsi con Putin nella lotta allo Stato islamico? di redazione

Almeno sulle competenze di Lorenzo Trombetta siamo d’accordo, per tutto il resto vanno benissimo le differenze di opinione e i confronti. Mi permetta tuttavia di fare una considerazione, se lei pensa che io sia una mosca bianca all’interno di SiriaLibano, o ha letto poco sul sito oppure ha frainteso il mio pensiero. La mia posizione non è manichea come lei vuole fare sembrare, anzi tutt’altro, in un confronto a voce si stupirebbe di scoprire come io sia molto critico verso la galassia ribelle e come dopo 5 anni di conflitto la mia soluzione per la Siria non sia proporre il collasso del sistema statale siriano. Ma ogni articolo ha vita a sè, non si possono sempre ribadire concetti e a volte si va in controtendenza là dove il filone principale dell’informazione si appiattisce su verità parziali o false narrative. Mettere in luce contraddizioni, o evidenziare alcune dinamiche daì più non considerate non equivale a parteggiare per la parte opposta. Tuttavia se ha il piacere di leggere Trombetta e con me è così polemico, tralasciando le specifiche competenze (quelle di Lorenzo sono certo superiori alle mie) qualche cosa non torna … conosco molto bene Lorenzo Trombetta e su una cosa posso mettere la mano sul fuoco, la pensiamo alla stessa maniera sui crimini di Asad e sulle violazioni dei diritti umani del regime siriano. Le dirò di più, la sorprenderebbe scoprire che forse io sono meno radicale verso il regime siriano di quanto lo sia Lorenzo. La ringrazio comunque del confronto. A.Savioli

Commenti su Allearsi con Putin nella lotta allo Stato islamico? di Davide

Grazie per la (le) risposte e per la pazienza che ha dimostrato in questo botta e risposta. Di certo non abbiamo le stesse idee su determinate cose, ma in fondo questo spazio serve proprio a questo. Le ho scritto che si sbagliava perché volevo farle capire che non necessariamente chi la commenta e la pensa in maniera diversa “ha poca dimestichezza con la materia o non ha visto quella realtà da vicino”, come ha detto lei. Seguo questo sito essenzialmente per gli articoli di Lorenzo Trombetta, che ho avuto il piacere di leggere (con qualche riserva) e al quale riconosco di essere uno dei pochi a produrre letteratura sulla questione siriana. Mi sono poi fatto incuriosire dal titolo del suo articolo e dopo averlo letto non ho potuto fare a meno di commentare, da appassionato della materia (come altri avevano già fatto qui ed in altri articoli scritti da lei, ottenendo più o meno le stesse risposte che ha dato a me).

Per fortuna ha puntualizzato (ma me ne ero accorto leggendo alcuni altri articoli di diversi autori) che la sua posizione non è necessariamente quella di SiriaLibano, altrimenti mi sarei visto costretto a scartare un altro sito di informazione parziale.

Arrivederci e grazie comunque per il confronto

Commenti su Allearsi con Putin nella lotta allo Stato islamico? di redazione

Gent.Le Davide, dal momento che continuo a sbagliarmi, che chiudo il commento “facendo ridere” e che evidentemente capisco poco di Siria smetta di leggermi, risparmierà il suo tempo e farà risparmiare tempo anche a me che le rispondo. La sua domanda, se io abbia messo piede in Siria dall’inizio del conflitto non ha senso e dovrebbe porla anche a chi entra in Siria embedded e scrive realtà parziali o distorte, inoltre mi consenta di dirle che mettere i piedi in un paese non equivale sempre a capire e comprendere le dinamiche di quel paese.
Visto che è interessato al mio curriculum le posso dire che in Siria ho trascorso 14 anni e che da 5 frequento con assiduità l’Iraq. Pur non avendo messo piede in Siria dall’inizio del conflitto,sono in contatto con persone che entrano in Siria regolarmente, amici e non, e non tutti hanno simpatizzato per la rivoluzione del 2011, alcuni di loro sono alawiti e cristiani. Ho una rete di conoscenze e contatti nel paese che sento con regolarità, alcuni nei territori dello Stato islamico. Il riferimento ai sunniti, all’est del paese, alle tribù, e all’Anbar iracheno non è casuale, poichè in quelle zone ho lavorato 10 anni a stretto contatto con le tribù locali le cui dinamiche sono sconosciute alla maggioranza dei commentatori.
Onestamente non so se sia capitato su SiriaLibano (SL) casualmente o se abbia avuto modo di leggere altre cose, tuttavia se si volesse prendere la briga di visitare il sito con rif. ai pezzi del 2011 e 2012 vedrà che l’interesse principale è stato quello di dare spazio alla società civile siriana e denunciare le violazioni. Per questo motivo non mi devo smarcare da gruppi armati o da movimenti salafiti per i quali non parteggio (e nemmeno da paesi a cui non va la mia simpatia), non ho brindato alla caduta di Idlib per mano della Nusra e Ahrar ash-Sham, e non la considero una liberazione.
Le violazioni dei diritti umani per me non hanno colore, pertanto il link che lei mette non capisco cosa dovrebbe dirmi, SL è stato forse il primo sito italiano a denunciare le violazioni di brigate ribelli ad Aleppo e Raqqa, e non ha risparmiato nemmeno critiche al Jesh al-Islam, ne abbiamo parlato relativamente al sequestro di Razan Zeituneh. Dal momento che lei considera HRW una fonte di riferimento e la definisce neutrale (e mi compiaccio di questo), ne faccia uso anche quando la stessa organizzazione denuncia Asad per l’uso ripetuto di cloro, ordigni non convenzionali (cluster e barrel bombs), torture, detenzioni e violenze sulle donne, e per alcuni dei maggiori massacri avvenuti in Siria. Sono io a sorridere quando mi cita HRW per denunciare i ribelli siriani, ma ignora la stessa fonte quando denuncia ripetutamente il presidente siriano che lei considera “legittimo”.
Riguardo a tutto ciò che penso, è scritto nero su bianco nei miei pezzi, non c’è bisogno che puntualizzi ulteriormente il mio pensiero. Ad ognuno spetta poi la comprensione o l’interpretazione, anche se a volte sbagliata, ma non posso perdere i pomeriggi a mettere i puntini sulle “i”.
Cordialmente,
Savioli

Commenti su Sono di Palmira e dico che Asad non è meglio dell’Isis di emanuela

Trovo contraddittoria questa testimonianza. Il giovane che ha studiato, ha partecipato a manifestazioni pacifiche (a suo dire), lo ha fatto sotto il governo di Assad Bashar. Nel 2015 gli occidentali hanno imposto nuove elezioni con ispettori ONU, i siriani hanno votato, il partito che vede Assai come presidente ha vinto. In questi giorni si sono svolte elezioni dei deputati del parlamento siriano e il partito di Assad ha eletto molti deputati. Ricordiamo che anche prima della invasione terroristica ( effettuata con la scusante di conflitti interni, e quale paese non li ha..) in Siria erano presenti partiti di opposizione, comunisti, donne in politica, cristiani in parlamento. Ci vuole uno strano coraggio a paragonare un governo, per quanto a stirpe familiare (l’unico al mondo?), a gruppi di milizie mercenarie che coordinano disperati pagati o minacciati o indottrinati …altro che Università ad Home avrebbe potuto fare il giovane testimone.

Commenti su Allearsi con Putin nella lotta allo Stato islamico? di Davide

Gentile Alberto, purtroppo si sbaglia di nuovo.
Conosco bene le dinamiche che regolano i poteri nei paesi dell’area, nella quale ho avuto occasione di soggiornare anche per lunghi periodi. A lei, piuttosto, è capitato di mettere piede in Siria dall’inizio del conflitto?
Puntualizzo anche io alcuni punti e prometto che sarà l’ultima volta che lo faccio: quando dice “Vorrei solo ricordare che il sostegno russo alla repressione di Asad ha causato la rivolta armata sostenuta e finanziata dai paesi del Golfo e la conseguente nascita dell’Is” non sta forse dicendo che l’IS è nato a causa del supporto russo ad Assad? E il fatto che i ribelli fossero armati e finanziati da Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Turchia e paesi del golfo non la fa minimamente riflettere?

A me non piace mettere decine di link per giustificare o legittimare quello che dico, ma ne metterò solo uno, simbolico e neutrale (fonte Human Rights Watch), datato 2013, ossia quando ancora i ribelli venivano portati sul palmo di mano come combattenti per la libertà.
https://www.hrw.org/report/2013/10/10/you-can-still-see-their-blood/executions-indiscriminate-shootings-and-hostage
Se conosce la geografia della Siria, capirà che la zona di Latakia è uno snodo cruciale per l’accesso al Mediterraneo ed il controllo di quell’area tra Turchia e Libano è fondamentale, da qui il motivo dei bombardamenti russo-governativi.
Si immagina cosa potrebbe succedere se Daesh, al Nusra o qualche altra banda armata prendessero possesso della zona?
Lei si indigna tanto perché la Russia è intervenuta a fianco di un suo alleato bombardando territori in mano a ribelli misti a terroristi armati, come più volte detto, dalle potenze occidentali e del golfo. Oltre a fare questo, bombarda i territori controllati da DAESH e al Nusra, con maggior intensità a seguito degli attacchi di Parigi e Bruxelles, ottenendo migliori risultati di quanti ne abbiano ottenuti gli Alleati in 5 anni di conflitto.
Sul fatto che DAESH combatta indistintamente per la conquista del territorio che gli interessa, non mi sembra di aver mai detto il contrario.

L’equilibrio tra religioni, poi, è un aspetto che chi si occupa di Medio Oriente dovrebbe maneggiare con estrema cautela. Si sa quanto sia difficile garantire la sopravvivenza delle minoranze in determinate aree e con un governo sunnita (magari wahabita) sappiamo benissimo che fine farebbero gli sciiti (e a maggior ragione gli alawiti!), ma anche i cristiani ortodossi, i drusi e le altre minoranze, che non a caso si sono schierate in maggioranza con le forze governative. A meno di un sistema “alla libanese”, difficilmente replicabile e comunque ottenuto in seguito ad una sanguinosa guerra civile, il probabile epilogo sarebbe proprio una nuova guerra tra religioni. Perché per quanto si possa dire del dittatore Asad e di suo padre, almeno non si può accusarli di persecuzioni nei confronti delle minoranze religiose in quanto tali (i curdi in cerca dell’indipendenza sono un discorso a parte e si tratta di un problema politico, essendo oltretutto i curdi per il 95% sunniti) né tantomeno di essere una teocrazia.

Fa abbastanza ridere il fatto che lei chiuda l’intervento dicendo che non bisogna far crollare il regime ma non ci può essere un futuro governo che comprenda gli alawiti (o gli Asad?).
Insomma, ancora una volta sembra che l’unica soluzione percorribile sia quella di distruggere e (forse) ricostruire.

Commenti su Allearsi con Putin nella lotta allo Stato islamico? di redazione

Le sue risposte come vede non vengono censurate, chiedo scusa del ritardo nella loro pubblicazione ma a volte su sirialibano ci vuole un po’ di pazienza, a differenza di alcuni siti antimperialisti e di controinformazione non abbiamo persone pagate che lavorano sul sito 24 ore su 24. Lei solleva molte questioni e considerazioni che per la maggior parte non condivido, ci vorrebbe un ulteriore articolo per ribattere. Mi limito a puntualizzare e sottolineare una serie di cose. Che l’Is sia stato creato dai Russi non l’ho scritto da nessuna parte, come lei asserisce. Non sostengo alcun intervento americano e non simpatizzo per i paesi del Golfo, se i miei articoli sembrano andare in una direzione è per bilanciare la retorica di una certa stampa, nello specifico quest’articolo è stato pubblicato in risposta al vicedirettore di Famiglia Cristiana (avendo dibattuto con lui direttamente), che alla vigilia del Natale raccontava l’intervento russo come una Panacea. Lei plaude il veto russo-cinese che ha impedito l’ennesimo intervento americano, ma ci sono stati dei veti russo-cinesi anche sulle proposte di corridoi umanitari e no fly-zone che avrebbero risparmiato la vita a migliaia di persone. A che prò stigmatizzare il possibile intervento americano portatore di catastrofe, quando poi si sostiene un intervento russo in appoggio di Asad e non del popolo siriano, dal momento che la riconquista avviene con bombardamenti a tappeto dei centri abitati e uccisioni di civili che quindi non sono vittime collaterali. Giusto oggi questi santi bombardamenti russo-siriani tesi a ripristinare la sovranità nazionale siriana han provocato queste vittime: https://pbs.twimg.com/media/CgbNCd_WEAAklii.jpg https://pbs.twimg.com/media/CgbBZt7WwAA89Rf.jpg https://pbs.twimg.com/media/Cga6yx_W8AA4pGF.jpg https://pbs.twimg.com/media/CgZhmxSW4AAA3Wj.jpg Non per fare Barbara d’Urso, ma a giocare a Risiko son capaci tutti, se si sostengono delle tesi bisogna anche affrontare le conseguenze, che non possono essere liquidate con la banalità del “tutte le guerre fanno vittime civili”. Le chiedo quindi la sovranità è del popolo o di chi comanda il popolo? Sul concetto di legittimo presidente non replico nemmeno è evidente che ha poca dimestichezza non solo con la Siria ma con le dittature Medio Orientali che evidentemente non ha mai visto da vicino. A mio parere ha poca dimestichezza anche con i diritti umani, dal momento che il legittimo presidente si è macchiato di gravi crimini contro l’Umanità e solo Dio o Putin potranno salvarlo in futuro da un processo in un tribunale internazionale; per non parlare della repressione violenta messa in atto nel 2011 che ha scatenato un conflitto tra i più sanguinosi del dopoguerra. E tutto questo lo dico senza risparmiare critiche e condanne ai paesi del Golfo che han finanziato movimenti estremisti e terroristi quali la Nusra e l’Isis. Ma non si può invertire l’origine di un problema con i suoi risultati. Per concludere, giusto per sintetizzare la mia posizione personale che non è necessariamente quella di sirialibano, una pace per la Siria, e non parlo di un cessate il fuoco ma di una pace che abbia continuità nel futuro, può avvenire solo con un governo inclusivo che tenga conto di tutte le specificità siriane, compresi i sunniti che sono il 65/70 % e politicamente han contato meno di nulla. Per questo motivo a mio parere la riconquista con milizie sciite straniere, come sta avvenendo, può vincere militarmente anche l’Isis, ma non sarà mai una vittoria stabile nell’est del paese a maggioranza sunnita e con stretti legami con l’Anbar iracheno. Prenda proprio l’esempio della provincia irachena di Anbar, la forza di al-Qaida in Iraq è stata via via limitata tramite il potere assegnato ai clan tribali sunniti. Le ricordo a riguardo che i primi a subire la repressione dell’Isis sono stati i clan Sheitaat di Deir ez-Zor (700 morti nell’estate 2014), sunniti come loro. Una riconquista del paese con forze sciite e il persistere di un regime in mano agli Asad rimanderebbe ulteriormente il problema, tra 10 anni torneremo a parlare di Siria, come facciamo ora, e come è stato fatto negli anni ’80 con la rivolta dei Fratelli Musulumani e con il massacro di Hama. Badi bene non sto parlando di far crollare il regime e lo Stato siriano sostituendolo con un futuro incerto, ma non vedo come si possa arrivare ad un governo inclusivo senza mettere da parte il clan che ha scatenato questo disastro. Cordialmente, A. Savioli

Commenti su Allearsi con Putin nella lotta allo Stato islamico? di Davide

Avevo risposto ma (non so per quale motivo) il commento non è stato pubblicato. Risponderò quindi più brevemente dicendo che la mia critica non è sulle fonti (che in questa situazione so essere scarse e spesso poco attendibili, come d’altronde l’esperto Trombetta ha più volte ribadito), ma su come siano state usate per dare un’interpretazione discutibile sulla situazione siriana.
Purtroppo l’empatia non risolve i conflitti, altrimenti – mi perdoni la battuta – dovremmo considerare la candidatura di Barbara d’Urso per risolvere le crisi internazionali (e non mi pare il caso). Le vittime civili sono le più numerose in tutti questi tipi di conflitto, e purtroppo ciò è straziante tanto quanto inevitabile in una condizione di guerra civile come questa.

Forse il Cremlino non è la soluzione ai problemi siriani, ma allora non lo devono essere nemmeno Washington, Parigi, Londra, Ankara o i nostri cari amici del golfo, che questa crisi l’hanno alimentata e foraggiata per fare i propri interessi, impedendo di fatto che si esaurisse nel giro di pochi mesi.
Dire che sia tutta colpa di Mosca è abbastanza scorretto e ribadire la responsabilità degli Stati Uniti non dovrebbe essere un’azione atta a far contento me, ma un modo per riempire il suo articolo di un po’ di verità.
Il DEASH è stato creato dagli Americani e NON dai Russi, come ha scritto lei.

Per concludere, le dico che forse sarebbe anche ora che le forze internazionali si mettessero d’accordo per porre fine alla guerra e restituire finalmente alla Siria una sovranità territoriale e, che piaccia o no, Assad deve essere parte di questo processo in quanto legittimo presidente.
Altrimenti possiamo continuare a scrivere articoli, pubblicare foto di famiglie distrutte e barconi rovesciati nel mediterraneo, oppure giocare Risiko, ognuno citando le proprie fonti.

Commenti su Allearsi con Putin nella lotta allo Stato islamico? di Davide

Non ho detto che è stato scorretto, ma solamente che poteva benissimo evitare premesse poi disattese nel corso del suo articolo. Non mi pare di aver criticato le fonti e i dati da lei citati, né ne ho utilizzati io (essendo consapevole del fatto che quei dati vadano presi con le pinze per attendibilità e completezza).

Mi spiace ma qui non si tratta di Risiko, ma di un guerra e la guerra, come ben sa, provoca più vittime tra i civili che tra i militari. Non serve fare inutile retorica e ricordare le vittime innocenti dei conflitti che si sono susseguiti nel tempo nelle varie parti del mondo per averne conferma. Mettere foto commoventi e raccontare storie di chi ha perso uno o 4 figli sotto le bombe non serve a nulla e non è l’empatia “alla Studio Aperto” a cambiare lo stato delle cose.
Per quanto riguarda il veto di Russia e Cina, esso ha impedito l’ennesimo intervento militare americano-occidentale “legalizzato” in uno Stato terzo ed il ripetersi di una situazione analoga a quella di altri noti paesi mediorientali.

Il fatto di rimarcare le responsabilità americane non dovrebbe fare contento me, ma farle ricordare che la nascita dell’IS non è affatto colpa della Russia, come ha erroneamente scritto. Stesso errore che la coglie quando scrive che le armi russe hanno fatto proseguire il conflitto facendo intromettere gli altri attori internazionali. Volendo si potrebbe dire l’esatto contrario o giungere all’annosa diatriba sul fatto che sia nato prima l’uovo o la gallina.

La bandiera del Cremlino può non essere la soluzione, come non dovrebbe esserla quella di Washington né quella di Ankara né quella di Parigi né quella di qualsiasi altro stato che si è intromesso in una guerra civile, che probabilmente si sarebbe risolta da sola qualche anno fa risparmiando vittime, migranti e tutto il resto.

Essendo arrivati a questo punto, però, le cose sono due: o ci si mette d’accordo e si fa in modo che un potere centrale torni a governare legittimamente la Siria, aiutando a ripristinare ciò che è stato distrutto da Noi (occidentali) e dagli amici del golfo, oppure possiamo continuare a mettere foto commoventi di bambine uccise, famiglie distrutte e barconi carichi di persone che scappano dalla guerra, magari citando pure le fonti.

Commenti su Allearsi con Putin nella lotta allo Stato islamico? di redazione

Gent.Le Davide, la prima parte dell’articolo non propone tesi ma racconta fatti. Il racconto è certamente soggettivo ed empatico, ma il pezzo non fa mistero di questo, è tutto alla luce del sole. Scorretto sarebbe stato proporre una tesi o un’idea mascherandola, magari con parole forbite ed elucubrazioni giornalistiche. Nella seconda parte si forniscono dati, che possono pure non piacerle, ma quelli sono… Inoltre ancora una volta non maschero ciò che riporto, indicando le fonti dei numeri, mettendo i link ai video. Mi proponga qualche articolo tra quelli che le piacciono maggiormente che è altrettanto corretto e preciso nell’indicarle l’origine delle informazioni per darle la possibilità di confutarle. L’azione russa a sostegno di Asad non è una novità e non mi pare di essermene sorpreso, mi sorprende invece se sui giornali leggo che l’intervento è teso a sconfiggere l’Isis quando i russi stessi mostrano che il target principale degli obiettivi avviene in aree cosiddette ribelli. Mi sorprende anche che non si faccia menzione delle vittime civili quando è evidente dai numeri, che non si tratta di vittime collaterali. Che l’instabilità del Medio Oriente abbia come origine la debaathificazione dell’Iraq e l’incauta guerra americana non è una novità, non lo nasconde nessuno e nemmeno io, anche perchè la mia simpatia non è mai andata agli americani e alla loro politica, in qualche articolo l’ho anche scritto, ma non posso ripetermi in ogni pezzo per farla contenta. Riguardo all’empatia verso le vittime le riporto un mio virgolettato “forse questa stessa empatia eviterebbe di sventolare la bandiera del Cremlino come unica salvezza per la Siria e il Medio Oriente”; considerare la guerra e raccontarla senza guardare alle ricadute sociali ed umane è come giocare a Risiko sventolando delle bandierine. A. Savioli

Yarmuk. L’assedio, gli scontri, i civili

(di Claudia Avolio, per SiriaLibano). Aprile 2015. L’Isis entrava nel campo palestinese di Yarmuk, nella periferia di Damasco, in Siria. E io del campo ridisegnavo, testardamente, il contorno della mappa, […]

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Commenti su Allearsi con Putin nella lotta allo Stato islamico? di Davide

“Non proporrò tesi ed idee personali” insieme al fatto che bisogna evitare l’empatia verso le vittime… la prima parte dell’articolo parla dell’una e la seconda parte dell’altra cosa (forse non era il caso di fare quelle premesse, a questo punto). Detto ciò l’atteggiamento russo (così come quello americano) non sono una novità e le dinamiche del “chi arma chi” sono abbastanza chiare. Non vedo perché, dopo anni passati ad armare ribelli e terroristi da parte degli USA, ci si sorprende tanto delle azioni russe in favore di Asad. Ah e per la cronaca (visto che di fatti si parla, e non di opinioni personali) diciamo che l’Isis (o, meglio, il Daesh) lo hanno creato gli americani con la debaathificazinne dell’Iraq e non i russi, altrimenti si rischia di diventare faziosi.

Syria off Frame

Syria off frame (La Siria fuori dalla cornice, fuori dall’inquadratura) è la collezione che Imago Mundi, progetto non profit di arte contemporanea promosso da Luciano Benetton, ha raccolto tra la […]

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Siria. 4 marzo 2016, un déjà-vu?

(di Alberto Savioli – per SiriaLibano) Per la prima volta dopo molti anni, grazie alla momentanea tregua, venerdì 4 marzo ci sono stati diversi cortei di protesta in tutta la Siria. A […]

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Lettera da Aleppo

(The Syria Campaign*. Traduzione dall’inglese di Claudia Avolio). Caro Rabi, mi chiedi di Aleppo. Lascia che ti racconti della città in cui siamo cresciuti insieme. Non vediamo una buona giornata […]

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Al via Ginevra-3. La Siria russa è più forte

(di Lorenzo Trombetta, ANSA) Gli attesi colloqui inter-siriani di Ginevra si avvicinano e il fronte governativo, sostenuto militarmente e a livello diplomatico dalla Russia e dall’Iran, appare più forte sia […]

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Putin e l’altra guerra santa

Nel libro Bergoglio, sfida globale da poco in libreria (Castelvecchi), Riccardo Cristiano afferma che molte rappresentazioni del conflitto siriano hanno teso a mettere in crisi il dialogo interreligioso per motivi politici e ideologici e […]

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Kamal Jumblatt, il sogno infranto

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“Tanti siriani hanno visto cosa accade nelle prigioni del regime. Ma tanti di loro non sono vissuti per raccontare la loro storia come invece è successo a me che racconto […]

Anno nuovo, cinismo vecchio

(di Pietro Figuera, per Utopia). Dall’alto delle nostre poltrone, sazi di tacchini e lasagne, ci siamo concessi una pausa “social” e siamo andati a curiosare tra le ultime notizie. Chi […]

Io sono Charlie il siriano

(di Dima Wannus, per Orient Net. Traduzione dall’arabo di Claudia Avolio). “Io non sono Charlie”. Io sono una siriana che vive a Beirut, come molti altri siriani, gran parte dei […]

Dabiq, il mensile dello Stato islamico

(di Alessandra Fabbretti). I vertici dell’Is sanno che per rafforzare il neo-califfato le armi non bastano. È indispensabile un’efficiente strategia di comunicazione, di cui Dabiq, la rivista ufficiale del gruppo, […]

La rivoluzione nella Repubblica Canina

(di Andrea Marchesi, per SiriaLibano). C’era una volta la Repubblica Canina, uno stato in mano ad uno sparuto gruppo di cani. Ce n’erano delle razze più varie, ma appunto, pur […]

Ali Ferzat sull’attacco a Charlie Hebdo

Ali Ferzat, il celebre caricaturista siriano, nell’agosto del 2011 è stato brutalmente pestato a Damasco a causa delle sue vignette critiche del presidente Bashar al Asad. Ad altri fumettisti è […]

Del dolore del ritorno. Prima parte

(di Najwa al Ameri* per SiriaLibano). L’ho preso nelle mie mani e sono andata. Il mio cuore. Non mi hanno mai convinto i suoi battiti fuori dal Paese. A Damasco… […]

Del dolore del ritorno. Prima parte

(di Najwa al Ameri* per SiriaLibano). L’ho preso nelle mie mani e sono andata. Il mio cuore. Non mi hanno mai convinto i suoi battiti fuori dal Paese. A Damasco… […]

Pensieri di un’arabista smarrita

(di Martina Censi). Oggi in Italia, per molte persone parlare di mondo arabo significa parlare di Isis. Quando, in occasioni amene come riunioni tra parenti, compleanni, cenoni con conoscenti, amici […]

Pensieri di un’arabista smarrita

(di Martina Censi). Oggi in Italia, per molte persone parlare di mondo arabo significa parlare di Isis. Quando, in occasioni amene come riunioni tra parenti, compleanni, cenoni con conoscenti, amici […]

L’arabo, la mia lingua

(di Zanzuna). Il 18 dicembre è la giornata internazionale della lingua araba. La mia lingua. La lingua che mi rappresenta, la lingua che mi rende fiera. La lingua araba per […]

L’arabo, la mia lingua

(di Zanzuna). Il 18 dicembre è la giornata internazionale della lingua araba. La mia lingua. La lingua che mi rappresenta, la lingua che mi rende fiera. La lingua araba per […]

Jane’s, Asad e Isis si ignorano

Il regime siriano del presidente Bashar al Assad e lo Stato islamico (Isis), formalmente rivali, si ignorano a vicenda mentre concentrano le loro rispettive attività militari contro gruppi di miliziani […]

Jane’s, Asad e Isis si ignorano

Il regime siriano del presidente Bashar al Assad e lo Stato islamico (Isis), formalmente rivali, si ignorano a vicenda mentre concentrano le loro rispettive attività militari contro gruppi di miliziani […]

Siria, ucciso come Ilaria Alpi

(di Lorenzo Trombetta, Ansa) Colpito a morte nel nord della Siria da sicari col volto coperto in un agguato che ricorda quello teso a Ilaria Alpi, la giornalista uccisa nel 1994 […]

Siria, Ucciso come Ilaria Alpi

(di Lorenzo Trombetta, Ansa) Colpito a morte nel nord della Siria da sicari col volto coperto in un agguato che ricorda quello teso a Ilaria Alpi, la giornalista uccisa nel 1994 […]

Raccontare Beirut è possibile?

(di Paola Rotolo, per Editoriaraba). È possibile dire la città di Beirut, stabilire un rapporto privilegiato con essa in quanto scrittori libanesi? Muoveva da questo interrogativo l’incontro tenutosi presso l’Institut […]

Raccontare Beirut è possibile?

(di Paola Rotolo, per Editoriaraba). È possibile dire la città di Beirut, stabilire un rapporto privilegiato con essa in quanto scrittori libanesi? Muoveva da questo interrogativo l’incontro tenutosi presso l’Institut […]

Nihad Sirees, Il suono del silenzio

(di Caterina Pinto). Il 15 giugno 2011 a Damasco i sostenitori del presidente Bashar al Asad organizzarono un’imponente manifestazione – masira in arabo – durante la quale fu srotolata una […]

Nihad Sirees, Il suono del silenzio

(di Caterina Pinto). Il 15 giugno 2011 a Damasco i sostenitori del presidente Bashar al Asad organizzarono un’imponente manifestazione – masira in arabo – durante la quale fu srotolata una […]

L’onere della prova e gli eroi bambini

(di Lorenzo Declich, per Nazione Indiana).  Ci sono volte in cui la semplice esposizione di cose presenti lancia messaggi molto chiari. In principio, dunque, vi racconterò cosa ho nel mio […]

L’onere della prova e gli eroi bambini

(di Lorenzo Declich, per Nazione Indiana).  Ci sono volte in cui la semplice esposizione di cose presenti lancia messaggi molto chiari. In principio, dunque, vi racconterò cosa ho nel mio […]

“Medio Oriente senza cristiani”?

(di Riccardo Cristiano, per SiriaLibano). Presentare a un sito di studiosi e specialisti delle questioni mediorientali un libro sul Medio Oriente scritto da un non specialista è materia delicata. Un’intrusione? […]

“Medio Oriente senza cristiani”?

(di Riccardo Cristiano, per SiriaLibano). Presentare a un sito di studiosi e specialisti delle questioni mediorientali un libro sul Medio Oriente scritto da un non specialista è materia delicata. Un’intrusione? […]

Nihad Sirees al Pisa Book Festival

Nihad Sirees, scrittore, drammaturgo e sceneggiatore originario di Aleppo, sarà tra gli ospiti del Pisa Book Festival di quest’anno e presenterà in anteprima nazionale la traduzione italiana del suo famosisssimo […]

Nihad Sirees al Pisa Book Festival

Nihad Sirees, scrittore, drammaturgo e sceneggiatore originario di Aleppo, sarà tra gli ospiti del Pisa Book Festival di quest’anno e presenterà in anteprima nazionale la traduzione italiana del suo famosisssimo […]

Bombe di Asad su siriani sfollati

Il massacro documentato di circa 70 civili siriani, sfollati nel nord-est del Paese e nelle ultime ore uccisi da barili-bomba dell’aviazione del regime di Damasco, è rimasto sullo sfondo delle […]

Bombe di Asad su siriani sfollati

Il massacro documentato di circa 70 civili siriani, sfollati nel nord-est del Paese e nelle ultime ore uccisi da barili-bomba dell’aviazione del regime di Damasco, è rimasto sullo sfondo delle […]

Guardar l’Isis per non guardar la luna

(di Salam al Kawakibi, per al Nahar. Traduzione dall’arabo di Khouzama Reda). All’ultima conferenza cui ho partecipato, tutti blateravano dello “Stato islamico” come chi, chiamando la persona amata, ripete incessantemente […]

Guardar l’Isis per non guardar la luna

(di Salam al Kawakibi, per al Nahar. Traduzione dall’arabo di Khouzama Reda). All’ultima conferenza cui ho partecipato, tutti blateravano dello “Stato islamico” come chi, chiamando la persona amata, ripete incessantemente […]

Il buco nero della prigione di al-Mezze

Per la prima volta vengono rese note le condizioni di detenzione e le torture praticate nella prigione dei servizi segreti dell’aeronautica, presso l’aeroporto militare di al-Mezze (Damasco). Le testimonianze raccolte […]

Il buco nero della prigione di al-Mezze

Per la prima volta vengono rese note le condizioni di detenzione e le torture praticate nella prigione dei servizi segreti dell’aeronautica, presso l’aeroporto militare di al-Mezze (Damasco). Le testimonianze raccolte […]

Del dentro. E del fuori.

Poteva come tanti scegliere e partire invece lui decise di restare (Modena City Ramblers, I cento passi, 2004) (di Lorenzo Trombetta, SiriaLibano). Dove sei? Come vivi dentro? Le parole di […]

Del dentro. E del fuori.

Poteva come tanti scegliere e partire invece lui decise di restare (Modena City Ramblers, I cento passi, 2004) (di Lorenzo Trombetta, SiriaLibano). Dove sei? Come vivi dentro? Le parole di […]

Le quattro Sirie

Carta di Laura Canali per Limes, tradotta in inglese per SiriaLibano. Questa carta della Siria descrive la situazione attuale e non a lungo termine data la fluidità degli eventi in corso. La mappa, […]

Le quattro Sirie

Carta di Laura Canali per Limes, tradotta in inglese per SiriaLibano. Questa carta della Siria descrive la situazione attuale e non a lungo termine data la fluidità degli eventi in corso. La mappa, […]

Dahiye, uno sguardo particolare

Armando Perna, fotografo italiano, nel 2013 è passato per Beirut. E per SiriaLibano. Mesi dopo è tornato. Con un libro dalla copertina verde. Si intitola Dahiye. E qui sotto lo presentiamo, […]

Dahiye, uno sguardo particolare

Armando Perna, fotografo italiano, nel 2013 è passato per Beirut. E per SiriaLibano. Mesi dopo è tornato. Con un libro dalla copertina verde. Si intitola Dahiye. E qui sotto lo presentiamo, […]

Italy-Lebanon – New Envoy in Beirut

(Ansa, October 17, 2010) Giuseppe Morabito è il nuovo ambasciatore d’Italia a Beirut. Succede a Gabriele Checchia, capo delegazione dall’autunno 2006. Dal 2008, Morabito ha ricoperto alla Farnesina l’incarico di […]