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Archives for giugno, 2015

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Il problema non è la caduta ma l’atterraggio

Prima dell’Expo, Milano per me aveva tre linee di confine interne: la linea del filobus 90/91 lungo la circonvallazione esterna, dove di giorno incontri i borseggiatori e di notte chi non ha altri posti in cui andare a dormire; la linea del bus 94 lungo la circonvallazione interna dove dalle 8.30 alle 9,00 del mattino la buona borghesia milanese si scanna per trovare un posto a sedere e arrivare puntuale … | Continua a leggere
Dalla Libia all’Afghanistan: l’ISIS esporta un modello di violenza transnazionale di successo

Dalla Libia all’Afghanistan: l’ISIS esporta un modello di violenza transnazionale di successo

di Claudio Bertolotti

ISBN 978-88-99468-06-04

Claudio Bertolotti ci segnala come l’ISIS si sta espandendo anche in Afghanistan. Per contenerlo,contrastarlo e sconfiggerlo è ormai necessario rendersi conto che si tratta di una minaccia transnazionale e globale. Gli eventi politici, e gli episodi di violenza, che stanno caratterizzando il Medio Oriente e il Nord Africa non devono più essere analizzati come cose tra loro separate, ma come parte di un ampio piano politico basato su distruttivi principi ideologici.
Al contrario di AQIS (al-Qa'ida nel sub-continente indiano), l’ISIS ha iniziato un’efficace opera di penetrazione in Afghanistan attraverso l’affiliazione, la condotta di attività operative e il reclutamento di militanti, anche stranieri. Un recente report delle Nazioni Unite confermerebbe la presenza di migliaia di foreign fighter, provenienti da oltre cento paesi, tra le fila di al-Qa’ida e dell’ISIS o di altri gruppi affiliati; del totale almeno 6.500 sarebbero già operativi in Afghanistan, tra questi alcuni proverrebbero dalla storica organizzazione dell’Islamic Movement of Uzbekistan (IMU) recentemente passata dalla parte dello nascente Stato Islamico di Abu Bakr al-Bagdadi che, a meno di un anno dalla conquista della città irachena di Mosul, continua la sua strategica espansione dal Syraq a tutto il Grande Medio-Oriente, dalla Libia all’Afghanistan dove si contrappone a un’al-Qa’ida che sembra aver ripreso energia proprio con la comparsa del nuovo competitor; un competitor che è alla ricerca di ulteriori basi operative e nuovi alleati: in questo modo Pakistan e Afghanistan sono entrati a pieno titolo nella strategia della violenza dello Stato Islamico che si è imposto nel sub-continente indiano attraverso il brand “ISIS Wilayat Khorasan”.
E dopo la comparsa in Libia, con l’attacco suicida al ‘Corinthia Hotel’ di Tripoli nel mese di gennaio, l’ISIS – nonostante un’ipotesi di smentita – si sarebbe formalmente imposto in Afghanistan attraverso l’azione suicida che, il 18 aprile, ha ucciso 34 persone ferendone altre 125 a Jalalabad, capoluogo della provincia di Nangarhar, nell’est dell’Afghanistan.
Capacità tecnica e volontà offensiva: quale ruolo per gli attacchi suicidi?
Quello a cui assistiamo è un aumento degli attacchi suicidi sui piani quantitativo, qualitativo e geografico. Dalla Libia, all’Afghanistan, gli attacchi suicidi si sono imposti come tecnica vincente, indipendentemente dagli effettivi risultati sul campo di battaglia.
L’aumento della frequenza degli attacchi suicidi e la loro diffusione geografica sono chiari indicatori dell’accresciuta capacità ed esperienza tecnica e della permeabilità dei teatri operativi a gruppi insurrezionali esogeni. Ciò mostra quanto sia maturata nel tempo la consapevolezza dell’utilità di tale tecnica in un’ottica strategica di opposizione e non semplicemente come tattica sul campo di battaglia. In tale quadro si configurerebbe un processo evolutivo del fenomeno giunto ai giorni nostri attraverso un’amplificazione dell’offensiva sempre più spettacolare e strutturata, oltre che capace di adattarsi molto velocemente alle contromisure messe in atto dalle forze di sicurezza.
Successo o fallimento: quali i risultati?
Gli attacchi suicidi hanno confermato di essere una tecnica vincente innanzitutto sul piano mediatico. Anno dopo anno i gruppi di opposizione armata hanno saputo convogliare l’attenzione massmediatica, prima sul conflitto afghano e poi su quello in Syraq, attraverso una razionale regia strategica incentrata su azioni mediaticamente appaganti come gli attacchi suicidi multipli (commando); questo indipendentemente dal risultato «tattico» raggiunto.
In secondo luogo, hanno ottenuto risultati positivi sul piano della funzionalità operativa dove l’approccio razionale dei gruppi di opposizione ottiene come risultato tangibile il cosiddetto «blocco funzionale» (o «stop operativo»): danneggiamento di veicoli e installazioni, ferimento di addetti alla sicurezza, limitazione della capacità di manovra, riduzione del vantaggio tecnologico e del potenziale operativo. I risultati sono tangibili e hanno portato a ottenere, nel periodo 2011-2014, un successo relativo (il blocco funzionale) in media nel 78% dei casi.
I risultati conseguiti a danno delle forze di sicurezza ne confermano la validità; e dunque per questa ragione la tecnica è stata utilizzata e affinata. Inoltre, ciò che si evince da un’analisi complessiva è che i gruppi di opposizione, grazie a un buon livello di information-sharing sono oggi in grado di condividere molto velocemente le nuove tecniche e tattiche.
Stando così le cose, l’impatto della tecnica suicida contribuirà a rendere più onerosa la missione di contrasto all’ISIS e i suoi affiliati?
I risultati sinora ottenuti hanno consentito di adeguare sempre più e sempre meglio gli equipaggiamenti esplosivi alle esigenze di carattere tattico. E, in fatto di aggiornamento e adeguamento, i gruppi di opposizione tendono ad anticipare le forze di sicurezza: aumentare la capacità offensiva e il potenziale distruttivo di un attacco suicida è più veloce ed economico che non progettare veicoli sempre più protetti e pesanti (e costosi).
Se sul piano propriamente militare si può quindi affermare che la rilevanza delle azioni suicide è significativa, è altresì evidente l’efficacia nell’attività di reclutamento degli aspiranti attaccanti. In sintesi:
- a livello strategico gli attacchi suicidi hanno ottenuto l’attenzione dei media regionali e internazionali nel 78% dei casi mentre le azioni multiple/commando hanno ottenuto un’attenzione mediatica pari al 100%.
- a livello operativo gli attacchi hanno causato il blocco funzionale delle forze di sicurezza in sette casi su dieci (73% in media).
- Infine, a livello tattico il successo è pari, nel 2011, al 57% dei casi a fronte di un 36% di atti formalmente fallimentari, mentre il 2014 si è stabilizzato su una percentuale di successo del 54% e di fallimento del 30%.
Gli attacchi suicidi hanno dunque una rilevanza significativa tanto a livello operativo (limitazione della funzionalità operativa delle forze di sicurezza) quanto sul piano mediatico; quest’ultimo sfruttato a fini politico-propagandistici. Si può dunque parlare di strategia politico-militare i cui veri obiettivi consisterebbero prioritariamente in:
- attrarre l’attenzione mediatica al fine di influenzare le opinioni pubbliche, locali e straniere;
- concorrere a imporre una condizione di stress operativo (in particolare attraverso il «blocco funzionale»);
- creare uno stato di insicurezza generale con ripercussioni su opinione pubblica, piano sociale interno e lotta per il potere a livello locale.
Costi contenuti ed effetti immediati e amplificati sono i punti di forza alla base delle spettacolarizzazione della violenza; una tecnica che continuerà a contribuire al raggiungimento di significativi risultati a livello strategico, operativo, e non trascurabili sul piano tattico.
Sul piano qualitativo, il 2014 si è dimostrato essere l’anno dei maggiori risultati ottenuti dai gruppi di opposizione armata attraverso la spettacolarizzazione degli attacchi suicidi: aumento del blocco funzionale, incremento nel numero di uccisi e maggiore attenzione mediatica; rimandando per un opportuno approfondimento all’articolo che verrà pubblicato sul numero 2/2015 di ‘Sicurezza, Terrorismo e Società’, possiamo valutare come altamente probabile già nel breve-medio periodo un’evoluzione incrementale degli attacchi suicidi sia sul piano quantitativo-qualitativo sia su quello geografico.

ISBN 978-88-99468-06-04
#Aleppo, #Siria – 
Piu' di 15 civili sono rimasti uccisi e decine feriti in un a…

#Aleppo, #Siria – Piu' di 15 civili sono rimasti uccisi e decine feriti in un a…

#Aleppo, #Siria -
Piu' di 15 civili sono rimasti uccisi e decine feriti in un attacco aereo condotto lunedì dall'aviazione siriana su una moschea nel quartiere di Ansari ad Aleppo. La moschea è stata colpita da una bomba barile sganciata da un elicottero militare al momento della preghiera del tramonto, che segna la rottura del digiuno quotidiano nel mese di Ramadan.
Bombe barile sono state sganciate anche sui quartieri di Muwasalat, dove è rimasto ucciso un civile, Heidariyeh e Qadi Askar.
Altre cinque vittime civili sono state registrate nel villaggio di Babees e quattro persone sono rimaste ferite nella località di Kafar Hamra, in provincia di Aleppo, in seguito ad attacchi aerei del regime siriano.

Foto scattate dopo che una bomba barile ha colpito una moschea nel quartiere di Ansari ad Aleppo lunedì sera
http://on.fb.me/1K9fyKO
Video che mostra le conseguenze dell'attacco aereo
https://youtu.be/GEC6KR-Xe1o

Foto scattata nella moschea colpita lunedì sera da una bomba barile sganciata da un elicottero militare siriano.

Foto di: Halab News Photography


TERRORISMO: BERTOLOTTI (ESPERTO), PRODUCE PROFUGHI E ALIMENTA LA TRATTA

TERRORISMO: BERTOLOTTI (ESPERTO), PRODUCE PROFUGHI E ALIMENTA LA TRATTA

(ANSAmed) - TUNISI, 17 GIU - C'è una stretta correlazione tra terrorismo e crimine organizzato. Produce profughi e alimenta il traffico di esseri umani, che non si fa scrupolo di usare qualunque mezzo a disposizione pur di trarre beneficio dalla tratta di migranti. Lo afferma l'esperto di geopolitica Claudio Bertolotti, intervenuto al meeting Migramed della Caritas Italiana con le Caritas europee e del bacino del Mediterraneo in corso a Tunisi fino a domani.

Tra i temi affrontati al meeting sul tema "Siamo servitori della speranza per una nuova primavera", anche gli effetti delle Primavere Arabe sulle società europee e mediterranee, il ruolo delle Caritas nazionali nell'accoglienza dei migranti, quello della Chiesa nei Paesi del Mediterraneo e naturalmente quello del terrorismo. "C'è una forte porosità delle frontiere e la Libia è il cancello aperto attraverso il quale tutti i flussi migratori passano senza grossi controlli", ha affermato Bertolotti, secondo cui "c'è il rischio di una politica inefficace contro questa minaccia che ha cambiato modalità e tattiche. Se dovessimo fallire nell'adozione di una strategia efficace la situazione potrebbe diventare davvero preoccupante, con una destabilizzazione regionale che si può estendere dall'area medio-orientale a quella nord africana".

"I flussi migratori, ha continuato l'esperto, sono una delle più importanti fonti di sostentamento del crimine organizzato transnazionale, che ha stretti legami con il nuovo terrorismo insurrezionale". Poi, rispondendo ad una domanda: "Che ci siano terroristi sui barconi è una possibilità che rientra nel calcolo delle probabilità, non possiamo escluderlo a priori. Ci sono volontà individuali che possono decidere di colpire o meno, ma sicuramente ci sono mezzi molto più sicuri per arrivare in Europa. Piuttosto che fare un blocco navale conviene implementare le attività di intelligence alle frontiere, per consentire un flusso sicuro".(ANSAmed). 
(SIR) 11:47 -TERRORISMO: BERTOLOTTI (ESPERTO), “PRODUCE PROFUGHI E ALIMENTA LA TRATTA”
(dall’inviata Sir a Tunisi) - “C’è una stretta correlazione tra il nuovo fenomeno del terrorismo insurrezionale ed il crimine organizzato. Produce profughi e alimenta il mercato di esseri umani, che non si fa scrupolo di usare qualunque mezzo a disposizione pur di trarre beneficio dalla tratta”. Lo ha spiegato stamattina ai 130 delegati delle Caritas europee e della sponda sud del Mediterraneo Claudio Bertolotti, esperto di questioni geopolitiche legate a conflitti e terrorismo, durante la seconda giornata di lavori del Migramed meeting organizzato da Caritas italiana, dedicata ad un approfondimento sul fenomeno del “nuovo terrorismo insurrezionale” nei Paesi islamici, come l’Isis, che ha un suo territorio, risorse e capacità politiche. “C’è una forte porosità delle frontiere e la Libia è il cancello aperto attraverso il quale tutti i flussi migratori passano senza grossi controlli - ha detto -. C’è il rischio di una politica inefficace contro questa minaccia che ha cambiato modalità e tattiche. Se dovessimo fallire nell’adozione di una strategia efficace la situazione potrebbe diventare davvero preoccupante, con una destabilizzazione regionale che si può estendere dall’area medio-orientale a quella nord africana”. (segue)

11:47 - TERRORISMO: BERTOLOTTI (ESPERTO), “PRODUCE PROFUGHI E ALIMENTA LA TRATTA” (2)

“I flussi migratori - ha proseguito Bertolotti - sono una delle più importanti fonti di sostentamento del crimine organizzato transnazionale, che ha stretti legami con il nuovo terrorismo insurrezionale”. Poi, rispondendo ad una domanda: “Che ci siano terroristi sui barconi è una possibilità che rientra nel calcolo delle probabilità, non possiamo escluderlo a priori. Ci sono volontà individuali che possono decidere di colpire o meno, ma sicuramente ci sono mezzi molto più sicuri per arrivare in Europa. Piuttosto che fare un blocco navale conviene implementare le attività di intelligence alle frontiere, per consentire un flusso sicuro”. http://spondasud.it/2015/06/il-terrorismo-produce-profughi-e-alimenta-la-tratta-di-esseri-umani-9141
MIGRAMED – Tunisi 15-18 giugno – Terrorismo, migrazione, islam, Occidente

MIGRAMED – Tunisi 15-18 giugno – Terrorismo, migrazione, islam, Occidente



                                              
http://www.caritasitaliana.it/home_page/area_stampa/00005883_Migramed_2015___Meeting_internazionale_Caritas_del_Mediterraneo.html
CARITAS ITALIANA – CARITAS EUROPA
  
TUNIS
15th - 18th June 2015
Golden Tulip Hotel, Rue de la Republique, Marsa 2078, Tunisia
 

Monday, 15thJune
13.00 – 14.30
Lunch at the Golden Tulip Hotel  (Restaurant El Mountazah)

16.00 – 17.00 

Official opening
Welcoming by Firmin Mola Mbalo (Caritas Tunisia)

Ilario Antoniazzi, bishop of Tunis
Francesco Soddu, director of Caritas Italiana

17.00 – 19.00 
Seminar
Europe -  Maghreb
The effect of the Arab spring on the European and Arab societies:
a social, historical overview

prof. Kmar Bendana (University of Tunis)
prof. Maurizio Ambrosini (University of Milan)
prof. Jean Pierre Cassarino (Schumann Institute of Florence)

moderator Oliviero Forti (Caritas Italiana)








Tuesday, 16th June

8.00
Breakfast at the Golden Tulip Hotel  (Restaurant El Mountazah)

9.00 – 9.30    
Islam and Democracy, the Tunisian experience
A breathing space by

Prof. Abderrazak Sayaddi (University of Tunis, P.I.S.A.I. Rome, G.R.I.C.)

9.30 – 10.00
From terrorism to jihadism
Definition of the threat, tracks for shared solutions
and consequences on human mobility

Claudio Bertolotti (Senior Researcher - Indipendent Strategic Analyst
Italian researcher for "5+5 Defence Initiative" for the security in the west Mediterranean area)

moderator don Marco Lai (Caritas Cagliari)

10.00 – 10.30
Coffee break

10.30 – 12.30
Round table: a dialogue between shores
Update about the crucial situation in the Mediterranean area

Oliviero Forti (Caritas Italiana)
             (UNHCR)
             (UNHCR)
Firmin Mola Mbalo (Caritas Tunisia)
Valerio Landri (Caritas di Agrigento)

12.30 – 13.00
Debate

13.00 – 14.30
Light lunch

15.00 – 17.30  
Middle East, North Africa and Horn of Africa
The challenges of the Caritas Network

Fr. Paul Karam (President of Caritas Lebanon)
Soufia Naffa (Caritas Jordan)
Bishop Giorgio Bertin (Bishop of Djibouti and Apostolic Administrator of Mogadishu)
Edouard Danjoy (director of Caritas Rabat-Morocco)
Fr. Cesare Baldi (director Caritas Algeria)

moderator Fr. Nicolas  Lhernould (Vicar General of Tunis)

17.30 – 18.00
Debate








Wednesday, 17th June

08.00 – 09.00
Breakfast at the Golden Tulip Hotel  (Restaurant El Mountazah)

09.00 – 13.00*
EU agenda on migration
Towards a caritas common position

Shannon Pfhoman (Caritas Europa)
George Joseph (Caritas Sweden)
Christoph Klitsch-Ott (Caritas Germany)
Nikos Voutsinos (Caritas Greece)
Cyrille De Billy (Secours Catholique)
Claire Loizides (Caritas Cyprus)
Manuela De Marco (Caritas Italiana)
Maria Segurado (Caritas Spain)

moderator Oliviero Forti (Caritas Italiana)









Salvare la vita dei migranti e gestire la sicurezza delle comuni frontiere europee a livelo europeo. A sostegno dell'iniziativa #commonborders http://www.commonborders.eu/ Marco Marazzi,





Al-Qaeda vs ISIS & Co. A new critical phase for the Afghan war (CeMiSS Quarterly 1/2015)

Al-Qaeda vs ISIS & Co. A new critical phase for the Afghan war (CeMiSS Quarterly 1/2015)

by Claudio Bertolotti 
 
Recent events
 February
-    Self-claiming ISIS militants killed a Taliban commander during a clash in the Charkh province. The governor of northeastern Kunduz stated that there were about 70 ISIS militants in the province.
-    Afghan treasury chief stated that the new Afghan finance minister discussed a plan with the International Monetary Fund to privatize the New Kabul Bank - formed after the original Kabul Bank collapsed in 2010 generating a financial crisis in the country – that has lost around $56 million in the last four years
March
-    Afghan President Ashraf Ghani stated that ISIS views Afghanistan as a key component in its broader goal to establish a caliphate in the Middle East
-    United States delays troops withdrawal from Afghanistan. The United States will keep the 9,800 troops currently in Afghanistan on the ground through the end of the year, rather than reducing the number to 5,500 as planned; the U.S. military bases in the cities of Kandahar and Jalalabad are likely to remain open beyond the end of 2015. US President pledged to continue to conduct targeted counterterrorism operations in Afghanistan.
-    President Ghani visits the United States: Ghani declared a new phase in relations between Afghanistan and the United States, stressing his commitment to combating militancy and making Afghanistan a stable democracy.
April
-    A group of Uzbeks in northern Afghanistan claiming to be from the Islamic Movement of Uzbekistan (IMU) pledged their allegiance to ISIS’s Abu Bakr al-Baghdadi.
-    UN reports 6,500 foreign militants fighting in Afghanistan have links to Al-Qaeda and ISIS.
-    At least 17 people were killed and about 40 were injured, including a prominent parliamentarian, on Thursday in a suicide bombing in Afghanistan’s Khost province.
-    Russian Foreign Affairs Minister Sergey Lavrov promised Russian support to Afghanistan during a visit by Afghan National Security Advisor Muhammad Hanif Atmar to Moscow. Lavrov stated that  Russia  is ready to help Afghanistan in stabilizing its current complex conditions, and to cooperate with Afghanistan's allies in fighting against terrorism and counter narcotics. Previously Lavrov criticized the International Security Assistance Force in Afghanistan (ISAF) for being unable to provide security; moreover Lavrov stated that ISAF has failed to handle the set goals because terrorism in the country has not been unrooted and drug trafficking has increased.
 
AQIS, al-Qaeda in the Indian Subcontinent
As reaction to the expansion of the Islamic State (ISIS, also known as Daesh) in the Indian Subcontinent, on September 2014 al-Qaeda has announced the establishment of the jihadi new wing, called ‘Qaedat al-Jihad in the Indian Subcontinent’ (AQIS, al-Qaeda in the Indian Subcontinent) – the Indian wing that would spread Islamic rule and raise the jihad across the subcontinent, as a glad tidings for Muslims in Burma, Bangladesh, Assam, Gujarat, Ahmedabad, and Kashmir.  The group reports to the head of the Taliban in Afghanistan Mullah Omar and is led by a former commander of the Pakistani Taliban who is also in al-Qaeda’s wing in Pakistan. The mission of AQIS is to establish a global caliphate based on the Islamic law.
In line with this mission, months ago (September 2014) Al-Zawahiri released a video appointing Maulana Asim Umar as the Emir of AQIS; the appointment follows the extensive presence of al-Qaeda and associations with various jihadist groups in Pakistan.
Recently (March 2015) AQIS spokesman Usama Mehmood confirmed that nearly 50 of the group’s members have been killed in US drone strikes, including three senior leaders in separate strikes in January, one of them was the appointed Emir Maulana Asim Umar. The other two were named as the group’s Deputy Head Ustad Ahmad Farooq and Qari Imran the group’s central council member in charge of operations in Afghanistan.
Furtherly, AQIS commanders have been reported killed in a raid conducted in Karachi. According to ‘The Express Tribune’, on April 14, the Pakistan’s Counter-Terrorism Department conducted an operation in Karachi’s Orangi Town; as result, five militants have been killed including two AQIS commanders: Noorul Hassan, AQIS’ Karachi chapter chief, and Usman – alias Irfan or Abdullah –, AQIS deputy commander.
What is interesting to highlight, is the ‘professional’ profile of the appointed (and killed) Emir. Who was Asim Umar, the Head of al-Qaeda's India unit?
He was considered to be a long-time propagandist of the militant group and earlier been associated with the Pakistan Taliban, Umar was expected to ensure that the relations with the Pakistani group were maintained. In other words, the appointment of Umar showed the importance of Pakistan jihadist groups to al-Qaeda Central Command, with Umar’s links to these groups as the key to foster close cooperation. In addition, Umar as ideologue could facilitate access to Pakistan’s youth as recruitment ground for al-Qaeda in contraposition with the ISIS presence in the area. His appointment was the continuation of a long standing relationship between al-Qaeda Central Command and the Tehrik-e-Taliban Pakistan (TTP), whereby al-Qaeda is the ideological inspiration for the TTP, with the latter providing support and even reported safe havens for al-Qaeda militants.
It is clear that not the Afghan Taliban but leaders and members of AQIS had been the main target of US and Pakistani operations since the security forces have launched military operations in Pakistani North Waziristan in June 2014. Afghan Taliban still remain a secondary target because the real target is al-Qaeda, its affiliates and the radical competitors (such as ISIS).
Why not the Afghan Taliban?
-    Firstly, the Afghan Taliban is a local movement, with strict relationship with al-Qaeda but without global or regional ambitions.
-    Secondly, the US is attempting to break up the relationships between the Taliban and their external supporters (in order to break down a connection which represent a strength for both the actors).
-    Thirdly, the Taliban are not included in the terrorist-list because their potential and desirable role in the future of Afghanistan.
-    As a final point, neither the International Coalition forces nor the Afghan National Security Forces are able to defeat the Taliban.

ISIS is moving to Afghanistan
Moreover, what is important to underline is that, in contrast with the AQIS, ISIS is moving to Afghanistan, creating affiliates groups, recruiting Afghan and foreign fighters and conducting operational activities.
Recently, ISIS militants were responsible for kidnapping dozens of Shiite men; the information was for the first time officially reported by the Afghan government: ISIS is now officially a threat. In detail, two former Taliban leaders, who switched to ISIS, were behind a mass abduction in February, in which ISIS militants seized 31 passengers from buses traveling from Zabul province to Kabul.
As reported by the ‘Washington Post’ and summarized by the ‘Foreign Policy - The South Asia Daily’, hundreds of foreign fighters are moving into Afghanistan from Pakistan bolstering the Taliban and increasing the level of violence in the conflict.
Afghan officials stated that in Badakhshan province the Taliban militants overran military positions in the province and beheaded 18 Afghan National Army soldiers; this event could be assessed as an effect of the influx of foreign and Pakistani fighters.
According to Afghan official statement who beheaded the soldiers were foreign fighters and not the local Taliban.
Besides, a recent report confirms the role of the foreign fighters and their influence. The United Nations stated that thousands of foreign fighters from about 100 countries are fighting for al-Qaeda, ISIS, or affiliated groups; of those fighters, an estimated 6,500 are operating in Afghanistan. The UN report was released after a group of Uzbek militants claiming to be members of the Islamic Movement of Uzbekistan (IMU) swore allegiance to ISIS. 

General situation in brief
The situation is generally worsening.
The escalation of insurgency attacks comes as the traditional ‘spring fighting’ season is about to begin. The situation is worsening especially in southern and eastern provinces.
As confirmed by the United Nations Assistance Mission in Afghanistan, in the first quarter of 2015  the number of casualties caused by ground operations rose eight percent compared to the same time period in 2014; in contrast the overall number of civilian casualties declined by two percent  but is reported a fifteen percent rise in women and children casualties.
Concerning the Afghan National Security Forces, the Afghan National Army (ANA) lost more than 20,000 members in 2014 due to desertions, discharges, and casualties in combat, according to the Special Inspector General for Afghanistan Reconstruction (SIGAR). From January to November 2014, the ANA’s numbers declined by 11 percent, to 169,000 soldiers (the force is still the smallest it has been since the fall of 2011).
Moreover, the Afghan Counternarcotics Minister stated that the poppy cultivation had risen seven percent in the current season; according to the official report, poppy was grown on 224,000 hectares of land in 132 districts and 65 percent of the cultivation occurred in Helmand, Kandahar, Farah, and Nimroz provinces.
The new actors are imposing new dynamics whose consequences are not easily containable. 

Analysis, assessments, forecasts
The Armed Opposition Groups activity and attacks are expected to rise with the coming of spring season when the weather gets warmer and snow begins to melt in Afghanistan; in line with the past years, the insurgency would get its momentum in a conflict that continues to hit Afghan security forces at an accelerated rate.
As consequence, it would be difficult for the Afghan government to push through its peace agenda that aims to find a political solution based on negotiate to the persistent crisis and instability.
Furthermore, many Taliban fighters have abandoned their original groups and have joined the so-called ISIS.
Considering the influx of foreign fighters in Afghanistan, this fighting season will be – one more time –  the hardest fighting season. It is assessed that only part of the threat had migrated to Afghanistan from Pakistan as consequence of the Pakistan’s military operation in North Waziristan; but an important component of the foreign fighters presence in Afghanistan has to be considered, on the one hand, as the direct result of the ISIS policy to expand the “caliphate” influence into Indian subcontinent and, on the other hand, the AQIS’ effort to contrast it.
This fresh wave of foreign fighters has added a probable new dimension to the Afghan conflict, threatening more instability, more violence, more challenges to the International Community and to the weak Afghan government which is not able to contrast militarily the Armed Opposition Groups and to contain the growing conflictual dynamics boosted by old-actors and newcomers.
On the one hand, the Ghani-Abdullah policy is to improve the relations with Pakistan in order to gain its support in facilitating peace talks with the Taliban.
But, as possible consequence of the foreign fighters expansion in Afghanistan, negotiations with the few Taliban leaders could be more difficult and could drive to an unsuccessful result because  many young Taliban fighters, in particular the most fanatic ones, are apparently switching their loyalty to ISIS. A trend that is supported by the large use of social media as recruiting technique both in Pakistan and Afghanistan. At the moment, the Taliban leadership has not showed any indication that it would agree to a peace negotiation with the Ghani-Abdullah government.
Moreover, the role and the regional ambitions of Iran are growing, possibly as consequence, on the one hand, of the ongoing US-Iranian nuclear dialogue and overture and, on the other hand, of the ISIS expansion and the Iran’s role to contrast ISIS in Syraq (and Afghanistan); as recently stated by the Iranian Interior Minister Abdolreza Rahmani Fazli, Iran offers joint counterterrorism operations with Pakistan and Afghanistan inside their territory”. This is an important dynamic that will open to a new phase of the Iranian’s role in the region.
Concluding, after Syraq and Lybia, ISIS is trying to extend its influence into Afghanistan. Considering the development of the phenomenon from the double perspective of “time” and “space”, we have to be aware of the need to contain, disrupt, degrade and defeat ISIS immediately wherever it exists and considering it a transnational, global and linked threat, and don’t committing the mistake to analyze the events and the attacks in MENA areas as disconnected dynamics: each single events, even if not coordinated, is a part of a large political plan based on revolutionary and disruptive ideological principles.
 
#AlJanoudiyah, prov. di #Idlib, #Siria – 8 giugno 2015 – 
Almeno 60 persone sono…

#AlJanoudiyah, prov. di #Idlib, #Siria – 8 giugno 2015 – Almeno 60 persone sono…

#AlJanoudiyah, prov. di #Idlib, #Siria - 8 giugno 2015 -
Almeno 60 persone sono rimaste uccise lunedì in un attacco aereo condotto dall'aviazione siriana sulla cittadina di Al Janoudiyah in provincia di Idlib. Secondo la "Rete Siriana per i Diritti Umani" tra le vittime almeno 7 bambini e 5 donne.
Inoltre, la protezione civile di Idlib ha riferito che sarebbero piu' di 120 le persone rimaste ferite nell'attacco.

I primi momenti dopo i bombardamenti aerei del regime sulla cittadina di Al Janoudiyah
https://youtu.be/7SNB3hjHyvI (Immagini forti)
https://youtu.be/D33ppO8KyLk
https://youtu.be/Y0Qv5r3LLu4
[Foto] http://on.fb.me/1HXwHB8


Tunisia : Fermati cinque terroristi a Jendouba.

Tunisia : Fermati cinque terroristi a Jendouba.

Questa mattina, a Souk Jemaa,nei pressi della città di Jendouba,nel nord ovest della Tunisa,l'unità d'indagine nazionale per la lotta al terrorismo, in collaborazione con la guardia nazione del distretto di Beja e Jendouba,ha arrestato cinque terroristi. 
'' Il gruppo '' - secondo una nota del ministero dell'interno tunisino - '' stava preparando degli attentati contro sedi della polizia tunisina nella regione ''. '' Il gruppo '' sempre secondo il ministero dell'interno - '' era in contatto con alcune cellule terroristiche tutt'ora attive in Libia ed era impegnata nella ricerca di fondi da destinare alle varie cellule presenti nel territorio nazionale ''. 
Una profezia avverata

Una profezia avverata

Era solo questione di tempo prima che la profezia si avverasse : Lo spettro dello stato islamico si materializza nella striscia di Gaza sotto il naso degli uomini di Hamas. L'anno scorso,in una calda mattinata di inizio Maggio,l'Isis iniziava la sua inarrestabile avanzata nel nord dell'Iraq, schiacciando come un rullo compressore tutto ciò che incontrava. Allora il più saggio tra noi capì che tale avanzata,festeggiata come una rivoluzione da buona parte del mondo musulmano sunnita,presto andrà a svantaggio della Palestina e del martoriato popolo palestinese. Sayed Hassan Nasrallah, leader degli hezbollah libanesi, in uno storico discorso dichiarò : '' Tutti temono l'Isis, persino i paesi del Golfo che li armano. Tutti, tranne che Israele''. E ora che le milizie di Hamas hanno cominciato la loro battaglia per il controllo della Striscia contro le orde dello stato islamico, non ci resta che dire a coloro che odiano Israele e festeggiarono i '' ribelli sunniti'' : Ve l'avevamo detto."

Sinistra imperiale, sinistra umanitarista… c’è grossa, grossa crisi!

Sinistra imperiale, sinistra umanitarista... c'è grossa, grossa crisi!

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Fouad Roueiha

C'è grossa crisi: cos'è la sinistra? La sinistra imperialista e quella antiperialista? Sostenere le rivoluzioni è di sinistra?Da leggere con una tazza di the (o equivalenti... anche da fumare) ed ascoltando questa canzone: https://www.youtube.com/watch?v=4kuySYnIvt4Il testo è lunghissimo, chi lo legge tutto sarà sicuramente ricompensato nell'aldilà dall'eventuale divinità in cui crede.Una volta rivendicare libertà, diritti ed autodeterminazione era una "cosa di sinistra", così come lo era battersi per la sovranità popolare. Nella mia ingenuità pensavo che questi principi generalissimi fossero prioritari anche rispetto alla scelta del sistema economico e che fossero la premessa necessaria per un vero socialismo che rispecchiasse le esigenze e la volontà dei popoli. Oggi scopro che rivendicare diritti umani umani e democrazia in realtà vuol dire essere marionette dell'imperialismo, utili idioti, cavalli di Troia mandati a minare la purezza della sinistra... una sinistra che antepone la geopolitica e gli schieramenti alla libertà die singoli o di intere fasce della popolazione, che ritiene barattabile la libertà (altrui) con una specie di "socialismo dall'alto " , paternalisticamente imposto a popoli che e gli dente mente non sono in grado di decidere per il proprio bene perché abbagliati dalle sirene e dal brilluccichio del capitale. Barattare una porzione della propia libertà... mi ricorda quei discorsi in cui si cerca di convincere la gente a rinunciare alla privacy o alla libertà di movimento e lasciarsi controllare in nome della sicurezza, discorsi che sento dal 12 settembre 2001. Allo stesso modo il porsi come élite avanzata in lotta per il progresso anche a dispetto dello stesso popolo che dovrebbe beneficiarne, considerandolo obnubilato, mi ricordano i discorsi sulla necessità di un uomo forte ed illuminato che guidi la Nazione tipici dei fascismi e dei regimi dittatoriali. Infatti, quella sinistra che si connota non per essere libertaria ma per essere antimperialista ultimamente non ha esitato a scendere in piazza al fianco dei neofascisti in nome della comune lotta contro il capitalismo globale o in difesa di regimi liberticidi, non riconoscendo la dignità di "rivoluzione" a rivolte popolari che non seguono le loro direttive, anzi considerandolo necessariamente frutto di manovre imperiali, dando di fatto delle teste di legno o dei venduti ai milioni di persone scesi nelle piazze e nelle strade a Teheran nel 2006 come nel mondo arabo dalla fine del 2010. Un elitarismo ed un disprezzo per i popoli arabi (semplificazione in cui voglio includere anche tutte le popolazioni che convivono con loro, dai curdi agli amazigh), che evidentemente non vengono considerati degni di essere soggetto rivoluzionario, che sfocia nell' "orientalismo" come descritto da Edward Said. Ascoltando i discorsi dei copagni antimperialisti pare che noi arabi siamo considerati come una specie di sottoproletariato del mondo, quella non-classe sociale di cui Marx parlava così: "Il sottoproletariato è anch'egli come la borghesia un nemico pericoloso nei riguardi della classe operaia, è una massa che non appartiene a nessun gruppo, corporazione, o classe, insomma non ha una ideologia; quindi è una sottoclasse".Nella analisi proposta dalla "sinistra" odierna (non parlo di quella stile PD, ma di quella rossa) la volontà e le esigenze delle popolazioni sono del tutto ignorate a favore di un soppesare gli interessi di stati e blocchi di stati, mentre l'unico obbiettivo lecito di qualunque rivoluzione è quello che indicano loro, altrimenti non è una "vera rivoluzione". Questa modalità di analisi incentrata sulla geopolitica accomuna tutti i "rossobruni", in contrapposizione con l'approccio "umanista" di un altra parte della sinistra, accusata appunto di essere strumentale al potere e di portare avanti il falso mito dei diritti umani come una volta in una certa politica si portavano avanti i principi religiosi.Il socialismo ed il comunismo tradizionali, quelli nati a metà '800, sono stati sconfitti dopo aver fallito nell'intento di costruire società migliori, un fallimento costate milioni di vite, ma nononstante questo sembra che in molti non vogliano ripensare quel complesso di idee ed ideologie, e dire che dovrebbero essere progressisti mentre sono di fatto i guardiani di un passato morto da tempo e sepolto nell' 89 quando era già in decomposizione. Il fatto che il capitalismo abbia generato mostri e delocalizzato il grosso dei suoi costi sociali nelle ex colonie, il neocolonialismo e la "globalizzazione" non cambiano la realtà del fallimento delle vecchie ideologie, chiunque pensi il contrario probabilmente non ha mai dovuto fare un documento in un paese sedicente socialista, non ha mai vissuto da cittadino comune in uno di questi paesi ma al massimo ha fatto il turista rosso, l'espatriato europeo e non certo il lavoratore senza santi nel paradiso ateo dei paesi a partito unico o governati dai militari.SON TUTTI ANTIMPERIALISTI COL CULO DEGLI ALTRI.Difendono la Russia di Putin o l' Iran degli ayatollah e magari li vedi che scendono (giustamente) in piazza a difendere i diritti LGBT o per denunciare la violenza della polizia brandendo foto di Carlo Giuliani o di Aldrovandi. Gli stessi che (giustamente) occupano le case in nome del diritto ad abitare o si fanno in 4 per consentire alle comunità locali di avere sovranità sul proprio territorio ed avere voce in capitolo su infrastrutture come la TAV o il MUOS, difendono regimi che non ammettono alcuna obbiezione e che con una decisione politica sono disposti a sflollare o spostare intere comunità, sia per realizzare una infrastruttura o per qualunque altro motivo. Vallo a dire a Putin che vuoi sposarti con una persona del tuo stesso sesso mentre non vuoi che faccia passare il nuovo oleodotto che ha progettato sotto casa tua, vai vai.... vediamo che ti dice. O forse il diritto al dissenso ed alla sovranità sono cose riservate a voi attivisti occidentali? Gli stessi attivisti che nella migliore delle ipotesi sulla Siria mi han detto che il mio popolo non è pronto, per cui non era il momento di cercare di fare una rivoluzione anche se Assad non è uno stinco di santo (anche se è il milgiore tra i dittatori della zona, a loro parere, perchè è "laico"). A me forse dovrebbe venir da ridere, sentirmi dire questo... sono 50 anni che abbiamo questa dittatura e il mio popolo era più pronto prima, dato che negli anni '50 la Siria produceva pensiero politico ed era stata capace di darsi una democrazia, quindi che faccio aspetto che il buon Assad prepari il popolo ad una democrazia da attendere come un messia che prima o poi arriverà, concessa dal buon cuore del monarca illuminato? Ma all'indomani del fascismo, gli italiani erano pronti alla democrazia? Quegli italiani che due giorni prima in maggioranza inneggiavano al duce in piazza Venezia erano pronti alla democrazia? Sì, la democrazia italiana è tutt'altro che perfetta, c'è stato Gladio, ci sono le basi NATO, il governo non è eletto etc... ma se credete che sia paragonabile alla dittatura è solo perchè non sapete di cosa parlate, e vi invidio per questo.Dopo anni di riflessione, un po' di studio della storia, ed alla luce dell'osservazione di 4 anni della rivoluzione siriana, nata nel migliore dei modi ed evolutasi nel peggiore immaginabile, sono giunto a varie conclusioni, ma ho scritto anche troppo per un post su facebook per cui ne esporrò una sola:Non esistono scorciatoie per il progresso, nè una strada da seguire che vada bene per tutti, l'idea che il progresso di una elite si estenda gradualmente estendersi a tutta la società è solo una possibilità, pure remota, e lo stesso progresso è un concetto relativo. Da questa considerazione deriva il fatto che per fare una vera rivoluzione, una rivoluzione profonda che non sia solo un cambio di regime o la staffetta tra dittature con passaggio dall'area di influenza di una superpotenza all'altra, bisogna concentrarsi per costruire le premesse per un processo rivoluzionario. Tali premesse sono, per quel che mi è dato capire, almeno 3:1 - Pace e condizioni di sussistenza minima per tutta la popolazione senza distinzioni. Se hai paura di morire da un momento all'altro o se non mangi o ti mancano le cure mediche non ti metti a fare la filosofia del diritto e te ne freghi della libertà d'espressione, per dirne una.2 - Una architettura istituzionale che consenta una agevole partecipazione alla vita pubblica a chiunque senza distinzioni ed impedisca a chiunque di occupare lo Stato, stabilendosi stabilmente nelle stanze del potere senza dover rendere conto al corpo elettorale.3 - Un sistema di istruzione universale, laico (non solo dalle religioni, ma da qualunque ideologia), gratuito ed obbligatorio.Date queste condizioni, che possiamo riassumere con le parole "sovranità e serenità al popolo", la gente seguirà la sua via per migliorare la propria condizione, troverà il suo modello e la sua maniera senza dover mettere in pratica un modello teorico, ma creandone uno che risponda alla realtà dei fatti, con pesi e contrappesi, compromessi lì dove servono. In tal modo le conquiste, il progresso, avvengono attraverso la lotta nella società, non per imposizione dall'alto, un po' come è avvenuto qui in Italia negli anni '70 quando i movimenti libertari e femministi riuscirono ad ottenere il divorzio, l'aborto, i consultori famigliari, la scala mobile per i lavoratori e tutte quelle cose che facevano dell'Italia un paese migliore di quello che è adesso e che si stanno smontando in questi anni.Vabbeh, ho scritto anche troppo. Concludo con alcuni consigli per la lettura, tanto se siete arrivati fin qui vuol dire che siete degli ottimi lettori e che non temete la noia:Libri fondamentali:Edward Said - Orientalismo. http://www.lafeltrinelli.it/libri/edward-w-said/orientalismo/9788807816956Samir Qassir - L'infelicità araba. http://www.einaudi.it/libri/libro/samir-kassir/l-infelicit-araba/978880618037Articoli interessanti:Yassin Haj Salehhttp://osservatorioiraq.it/voci-dal-campo/la-sinistra-e-la-siriaGilbert Achqar:http://www.communianet.org/rivolta-globale/il-mondo-arabo-tra-nuove-fasi-rivoluzionarie-e-rischi-di-regressioneFouad Roueiha (ok ok, è davvero narcisista autocitarsi tra cotante penne)http://www.communianet.org/rivolta-globale/pensieri-irriverenti-su-una-certa-solidarietàJoseph Daher:http://www.communianet.org/rivolta-globale/siria-sulle-origini-e-lo-sviluppo-del-processo-rivoluzionario-1-parteDa Syrian Freedom Forever:http://www.communianet.org/rivolta-globale/siria-due-risposte-ad-ali-e-zizek Continua a leggere
#Aleppo, #Siria – 3 giugno 2015 – 
L'aviazione siriana ha sganciato mercoledì ma…

#Aleppo, #Siria – 3 giugno 2015 – L'aviazione siriana ha sganciato mercoledì ma…

#Aleppo, #Siria - 3 giugno 2015 -
L'aviazione siriana ha sganciato mercoledì mattina una bomba barile su un mercato affollato nella zona di Jeb Al Qobbeh, nella città vecchia di Aleppo, causando 16 vittime civili ed almeno 20 feriti, quattro dei quali versano in gravi condizioni.

I primi momenti dopo che la bomba barile ha colpito il mercato di Jeb Al Qobbeh
https://youtu.be/4nsNEEvdVXA
Il cecchino del regime prende di mira la zona di Jeb Al Qobbeh dalla cittadella di Aleppo mentre si tenta di prestare soccorso ai feriti
https://youtu.be/A8Esbx1e6BI
Un altro video che mostra le conseguenze dell'attacco aereo
https://youtu.be/orSRdQUk_vY

Foto di Shahba Press Agency


L’INDRO: Con Claudio Bertolotti, il punto sui conflitti a 14 anni dall’11 settembre

L’INDRO: Con Claudio Bertolotti, il punto sui conflitti a 14 anni dall’11 settembre


http://www.lindro.it/0-politica/2015-05-29/179083-guerre-lepoca-miope/

Intervista di Francesca LANCINI

Quattordici anni di guerre mosse dall’Occidente, instabilità, disintegrazione di intere Nazioni, richiedono un’ampia riflessione. Lo Stato Islamico ha alzato la sua bandiera, almeno formalmente, anche in India, Pakistan e Afghanistan. L’Iraq, la Siria e la Libia non esistono più come Stati. Le cosiddette ‘primavere arabe’ si sono presto rivelate degli inverni. Migranti disperati continuano a morire nel Mediterraneo o, nel migliore dei casi, ad approdare sulle nostre coste all’apice di una propaganda xenofoba e strumentale. Lo studioso Claudio Bertolotti spiega a ‘L’Indro’ in un’intervista, divisa in due parti (la prima su Afghanistan e Asia meridionale, la seconda sul MENA, Medio-Oriente e Mediterraneo – quella che state per leggere), perché siamo giunti a questo scenario e dove ci staremmo dirigendo.

Come analista strategico indipendente per il Centro militare di Studi Strategici (CeMISS), Bertolotti si occupa di conflittualità dell’area MENA allargata (Grande Medio Oriente). Ma è anche il ricercatore senior dell’Italia alla ‘5+5 Defense iniziative 2015′ dell’Euro-Maghreb Centre for Research and Strategic Studies (CEMRES) di Tunisi. E’ stato, inoltre, per circa due anni capo sezione contro-intelligence e sicurezza di ISAF in Afghanistan.

Di seguito la seconda parte sul MENA, Medio-Oriente e Mediterraneo.

Bertolotti parla di Siria come proxy-war, guerra per procura... (vai all'articolo completo su L'INDRO)
#Prov di #Idlib, #Siria – 1 giugno 2015 – 
L'aviazione siriana ha intensificato…

#Prov di #Idlib, #Siria – 1 giugno 2015 – L'aviazione siriana ha intensificato…

#Prov di #Idlib, #Siria - 1 giugno 2015 -
L'aviazione siriana ha intensificato da questa mattina i bombardamenti aerei su diverse zone della regione di Jabal Al Zawyah, in provincia di Idlib, conducendo attacchi aerei sulle località di Kansafra, Joseph, Oram Al Jouz, Ahsem, Kafar Shalaya, Balshoun, Safuhon ed Al Rami e causando la morte di almeno due persone oltre a diversi feriti tra i civili.
Una vittima si è registrata anche a Saraqeb, ad est di Idlib, dove è stata colpita una moschea, mentre una bomba barile è stata sganciata sulla località di Nahyah Al Tamanaa, a sud di Idlib, causando danni materiali.

Foto scattata ad Oram Al Jouz oggi.

Foto di: ANA PRESS