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Archives for giugno, 2015

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Romanì di Roma

Romanì di Roma

romani 110Dei circa 180mila rom e sinti presenti nel Paese, il 50 percento ha cittadinanza italiana, 4 su 5 vivono in normali case e molti svolgono lavori regolari.40mila sono in condizioni di disagio abitativo. L’inchiesta di babelmed a Roma, dove circa 9mila persone vivono in alloggi inadeguati agli standard internazionali di sicurezza, pace e dignità.

Nucleare iraniano: scadenza rimandata al 7 luglio

(Agenzie). L’Iran e sei grandi potenze mondiali hanno rimandato al 7 luglio, la data di scadenza per concludere un accordo nucleare storico. Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha dichiarato che  dopo quasi due anni di tentativi, un accordo che ponga fine il 13 anni di stallo è “a portata di mano.” I colloqui stanno “procedendo in una direzione positiva. […]

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Siria: forze Daesh rientrano a Tal Abyad

(Naharnet). I combattenti di Daesh sono rientrati nella città di Tal Abyad prendendo il controllo di un distretto nella periferia. Le forze curde che erano riuscite a cacciare i militanti islamisti dalla città, stanno cercando di circondare il distretto sotto il controllo delle forze islamiste per impedirgli di avanzare ulteriormente. Un portavoce  delle unità di protezione […]

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Riad, il miglior alleato contro il terrore

Riad, il miglior alleato contro il terrore

Vivo o morto? Jalaluddin Haqqani,
jihadsita di professione, qaedista per scelta. Amico
 dell'Isi e dei sauditi
Che i sauditi siano tra i nostri miglior alleati in campo energetico è fuor di dubbio. Ma lo sono anche politicamente? Sono per noi e per gli americani la garanzia che con i barbuti saranno combattuti - come
avviene nella monarchia dei Saud - senza se e senza ma? I dubbi sono tranti e non sono una novità ma un'ulteriore conferma arriva adesso dai "leaks" rilasciati da Wikileaks qualche giorno fa a proposito delle attività diplomatiche di Riad di cui è per ora nota solo una parte. Dai cablogrammi rilasciati - e subito smentiti da Riad - si evince quel che si poteva solo sospettare e cioè che i sauditi hano intrattenuto direttamente rapporti con la Rete Haqqani, la guerriglia afgana più truce e vicina ad Al Qaeda, una fazione che crea seri problemi anche all'interno dei talebani.



Le note diplomatiche non solo ci fanno sapere che Jalaluddin Haqqani - il capo del network terrorista -  aveva da tempo un passaporto saudita ma, scrive il quotidiano Dawn: "Uno dei cablogrammi, firmato dall'ex ambasciatore saudita in Pakistan Abdul Aziz Ibrahim Saleh Al Ghadeer, contrassegnato 'RISERVATO, narra l'incontro con Nasiruddin Haqqani, uno dei figli del capo della rete Haqqani Jalaluddin Haqqani. L'incontro tra l'ambasciatore e Nasiruddin, che era l'emissario e responsabile dei finanziamenti del gruppo legato ai talebani, ebbe luogo il 15 febbraio 2012. Il luogo della riunione non è stato menzionato, ma l'ambasciatore era solito avere incontri sia all'ambasciata sia nella sua residenza, che si trovano nella zona franca diplomatica fortemente protetta e sotto gli occhi attenti delle agenzie di intelligence pachistane". Durante l'incontro, Nasiruddin aveva chiesto un  trattamento in un ospedale saudita per il babbo. Domanda rivolta via ambasciata a re Abdullah bin Abdulaziz. Jalaluddin, che avrebbe compiuto 62 anni nel 2012, era probabilmente affetto dal morbo di  Parkinson. Insomma buoni amici. Sia detto tra parentesi, agli Haqqani il merito di aver introdotto la tecnica del kamikaze nella guerra afgana.

Perché i musulmani dovrebbero leggere l’Enciclica papale

Di Abdullah Hamidaddin. Al-Arabiya (28/06/2015). Traduzione e sintesi di Angela Ilaria Antoniello. Devo ringraziare Twitter per molte cose, tra queste l’Enciclica di Papa Francesco: “Laudato Si'” (sulla cura della casa comune). Appena una settimana fa non ero nemmeno a conoscenza della parola ‘enciclica’. È su Twitter che mi ci sono imbattuto, seguendo il Papa e […]

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Bahrein: USA allentano la presa su aiuti militari

(Andaolu). Gli Stati Uniti hanno deciso di rimuovere le restrizioni sull’assistenza alla sicurezza per il Bahrein, che erano state attuate dopo la repressione delle manifestazioni del 2011 da parte del regno. John Kirby, portavoce del Dipartimento di Stato, ha sottolineato che la decisione è arrivata dopo il rilascio di alcuni prigionieri politici e dell’attuazione di […]

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Regno Unito: profanate tombe musulmane dopo attacco Tunisia

(Al-Bawaba). La profanazione di tombe musulmane in un cimitero di Nottingham viene trattato come un crimine di odio razziale,  in seguito l’attacco terroristico Tunisia. La polizia Nottinghamshire ha intensificato le pattuglie nel cimitero di  High Wood a  Bulwell e in altri siti dopo che le lapidi  di musulmani sono state danneggiate durante la notte. Vice capo del […]

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Indipendenza dei media, si mobilitano i giornalisti

Indipendenza dei media, si mobilitano i giornalisti

mada jor 110Un gruppo di giornalisti ha tenuto a battesimo un nuovo movimento, il Fronte per la difesa dei giornalisti e dei diritti dei cittadini. In gioco c’è la libertà mediatica, declinazione postmoderna della libertà di stampa. Che in Egitto è sempre più a rischio. Mada Masr è tra i promotori.

Afghanistan: nominata primo giudice donna alla Corte Suprema

Afghanistan: nominata primo giudice donna alla Corte Suprema

(Agenzie). Anisa Rasouli, già capo dell’Associazione Afghana delle Donne Giudici, è la prima donna a essere nominata membro della Corte Suprema, una mossa senza precedenti del presidente afghano Ashraf Ghani. “Sono fiero di annunciare che per la primissima volta ho nominato una donna alla Corte Suprema”, ha detto Ghani di fronte a una platea composta da […]

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Egitto: Amnesty si scaglia contro arresto di giovani attivisti

(Agenzie).  Amnesty International ha accusato le autorità egiziane di incarcerare giovani attivisti per sedare i disordini, in una delle repressioni più forti nella storia del paese. In un rapporto pubblicato Martedì chiamato “Generation Jail: giovani d’Egitto vanno dalla protesta alla prigione,” Amnesty ha esaminato i casi di 14 giovani tra i migliaia che, secondo l’organizzazione internazionale sono stati […]

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Nucleare iraniano: ministro Esteri Zarif di ritorno a Vienna

(Agenzie). Il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, è ripartito da Teheran alla volta di Vienna insieme a Ali Akbar Salehi, direttore dell’Organizzazione Iraniana per l’Energia Atomica, e Hossein Fereydoon, assistente vicino al presidente Hassan Rohani. Zarif torna al tavolo dei negoziati nel giorno che era stato stabilito come termine ultimo per il raggiungimento di un […]

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Yemen: 28 morti in attacco contro Houthi rivendicato da Daesh

(Agenzie). Daesh (ISIS) ha rivendicato l’attacco con autobomba avvenuto ieri notte a Sana’a contro due leader dei ribelli Houthi, nel quale sono morte almeno 28 persone tra cui 8 donne, secondo fonti mediche. I due bersagli, i fratelli Faycal e Hamid Jayache, si trovavano a una veglia per la morte di un loro familiare. In una dichiarazione […]

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Il problema non è la caduta ma l’atterraggio

Prima dell’Expo, Milano per me aveva tre linee di confine interne: la linea del filobus 90/91 lungo la circonvallazione esterna, dove di giorno incontri i borseggiatori e di notte chi non ha altri posti in cui andare a dormire; la linea del bus 94 lungo la circonvallazione interna dove dalle 8.30 alle 9,00 del mattino la buona borghesia milanese si scanna per trovare un posto a sedere e arrivare puntuale … | Continua a leggere

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Turchia: creazione di una zona cuscinetto in Siria?

L’opinione di Al-Quds. Al-Quds al-Arabi (28/06/2015). Traduzione e sintesi di Marianna Barberio. La dichiarazione delle autorità turche della realizzazione di una zona cuscinetto, lunga 110 km e profonda 35, all’interno del territorio siriano, ha sollevato diversi interrogativi. L’obiettivo dichiarato comporta, da una parte, l’allontanamento della crescente minaccia dello ‘Stato Islamico’, e dall’altra il divieto di costituire […]

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Freedom Flotilla e la vergogna d’Israele

Freedom Flotilla e la vergogna d’Israele

mcc43 In solidarietà con quei cittadini israeliani la cui onorabilità è quotidianamente sfigurata dalle azioni illegali e dalle manipolazioni dell’informazione del loro governo Gideon Levy : la flottiglia della pace e la propaganda Israeliana  da Frammenti vocali La macchina della propaganda israeliana ha raggiunto i massimi livelli della sua frenesia disperata. Ha distribuito i menu dei […]

Furukawa Electric apre primo stabilimento a Tangeri

(Al Huffington Post Maghreb). Il gigante giapponese Furukawa Electric, specializzato nella produzione di fibra ottica, prevede di investire 77,5 milioni di dirham per la costruzione di uno stabilimento a Tangeri, la prima sul continente africano. Sebbene la data non sia ancora stata fissata, l’obiettivo è chiaro: fornire il mercato africano, partendo dal Marocco, e soddisfare la […]

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Marocco-Iran: nuove tensioni a livello diplomatico

(MAP). Dopo la pubblicazione di una notizia “tendenziosa” nei confronti del Marocco da parte dell’agenzia Fars, vicini alle Guarda Rivoluzionaria iraniana, la ministra degli Esteri marocchina Mbraka Bouaida ha convocato l’incaricato di affari dell’ambasciata iraniana a Rabat. Il ministero ha espresso al diplomatico iraniano “la protesta veemente del Marocco contro il contenuto pericoloso e inaccettabile dell’articolo […]

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Noi stiamo con le libertà

  Debora Del Pistoia- Responsabile Cospe in Tunisia Soussa, Tunisia. 26 giugno 2015. L’attentato più sanguinario della storia del paese, a soli tre mesi dall’attacco del Bardo, in un venerdì di pieno Ramadan e a colpire una zona turistica, visibile, esposta. Un atto eclatante. Ancora una volta viene ribaltata la logica che si era disegnata in questi anni, da quando, […]

Noi stiamo con le libertà

  Debora Del Pistoia- Responsabile Cospe in Tunisia Soussa, Tunisia. 26 giugno 2015. L’attentato più sanguinario della storia del paese, a soli tre mesi dall’attacco del Bardo, in un venerdì di pieno Ramadan e a colpire una zona turistica, visibile, esposta. Un atto eclatante. Ancora una volta viene ribaltata la logica che si era disegnata in questi anni, da quando, […]
Europa e libertà dei media

Europa e libertà dei media

free media 110Inaugurato lo European Center for Press and Media Freedom, Cooperativa pan-europea con sede a Lipsia, il centro dedicato alla libertà di stampa e dei media è co-promosso, assieme a numerosi soggetti europei, da Osservatorio Balcani e Caucaso. Venti soggetti fondatori di quindici Paesi diversi. Drammatica regressione in Europa.

La felicità di scrivere

La felicità di scrivere

pietrasanta 110A Pietrasanta, 3-5 luglio 2015, festa degli autori e dei lettori, tre giorni ricchi di incontri, letture ed eventi per festeggiare autori, lettori e libri Ad aprire la manifestazione sarà Massimo Gramellini con una breve lectio sul tema del festival. Tra i grandi ospiti internazionali, Clara Sánchez e Albert Espinosa. Numerosi dialoghi e tavole rotonde.

Iran: negoziati nucleare oltre la scadenza del 30 giugno

(Agenzie). Un alto funzionario degli Stati Uniti ha dichiarato che i colloqui sul nucleare dell’Iran andranno oltre il 30 giugno, data ultima fissata come conclusione. I media iraniani hanno detto che il viaggio di Mohammad Javad Zarif era stato pianificato in anticipo. Tuttavia, il fatto che stava lasciando i colloqui in una data così vicina alla scadenza, […]

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Egitto: procuratore di Stato morto in attentato

(Agenzie). Il procuratore di Stato Hisham Barakat è morto a causa delle gravi ferite riportate in seguito all’esplosione di un’autobomba in un attentato che lo vedeva come bersaglio. All’inizio si era pensato che un attentatore suicida avesse attaccato direttamente Barakat mentre usciva dalla sua abitazione, situata in periferia del Cairo, a Eliopoli, ma fonti della […]

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Media siriani: centro di Damasco colpito da mortai

(Agenzie). L’agenzia di Stati siriana, SANA, ha riferito che una piazza nel centro di Damasco è stata colpita da colpi di mortaio provocando il ferimento di almeno tre persone. L’attacco ha colpito piazza Umayyad, dove sono situate le sedi della TV e della radio statali e il teatro dell’opera. La piazza è inoltre nei pressi del ministero della […]

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Intervista ad Anello Capuano: le relazioni tra la musica del mondo arabo e indiano (seconda parte)

Intervista ad Anello Capuano: le relazioni tra la musica del mondo arabo e indiano (seconda parte)

Cari amici di Arabpress, continuiamo il percorso intrapreso insieme ad Anello Capuano che, in questa seconda parte della sua intervista, dall’alto della sua variegata e molteplice esperienza, ci porta a conoscere le relazioni che intercorrono tra la musica araba e quella indiana. È quanto mai opportuno ribadire che gli aggettivi “araba” e “indiana” sono tanto […]

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Palestina: funzionario israeliano al Cairo per rilanciare negoziati

(Agenzie). Dore Gold, direttore generale del ministero degli Esteri israeliano, si è recato al Cairo per discutere le modalità per il rilancio dei negoziati di pace con i palestinesi, in stallo da ormai un anno. Gold si è incontrato con diversi funzionari egiziani per discutere “come far progredire il processo di pace”, secondo quanto riferito […]

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La notte bianca del cinema a Rabat

La notte bianca del cinema a Rabat

(Al Huffington Post Maghreb). Uno schermo gigante, tappeti, gli spettatori sdraiati a terra, alcuni con i loro sacchi a pelo fino all’alba. C’erano molte persone sulla spianata della Biblioteca Nazionale del Marocco a Rabat in occasione della quarta edizione della notte bianca del cinema, venerdì 26 e sabato 27 giugno. Il programma ha previsto film di animazione, fiction […]

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Turchia, Davutoglu: “Prese misure di sicurezza preventive al confine con Siria”

(Anadolu). Il primo ministro turco Ahmet Davutoglu ha annunciato che la Turchia è pronta a rispondere a “qualsiasi eventualità” in termini di sicurezza dei confini con la Siria e con l’Iraq. “Se giungessimo alla conclusione che i confini della Turchia sono minacciati, il nostro Paese è pronto a qualsiasi eventualità, avendo fatto tutto il necessario […]

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Egitto: mangiare in pubblico durante il Ramadan non è reato

(Ahram Online). Un alto funzionario del ministero dell’Interno egiziano ha dichiarato che non esiste, in Egitto, alcuna legge che criminalizza coloro che mangiano in pubblico durante le ore di digiuno nel mese di Ramadan. La questione era stata molto dibattuta sui media egiziana negli ultimi giorni, a seguito della notizia dell’arresto di 25 persone vicino […]

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Gaza: marina israeliana intercetta imbarcazione della Freedom Flotilla

(Agenzie). La marina israeliana ha intercettato una delle imbarcazioni della Freedom Flotilla III, il gruppo di navi di attivisti cariche di aiuti umanitari che cerca di arrivare a Gaza infrangendo il blocco navale imposto sulla Striscia da Israele. Dopo diverse intimidazioni al cambiare rotta, la marina israeliana è intervenuta in acque internazionali per evitare che l’imbarcazione […]

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Libia: le due fazioni siedono allo stesso tavolo a negoziati ONU

(Agenzie). Funzionari dei due parlamenti rivali Libia sono seduti allo stesso tavolo ieri, domenica 28 giugno, all’ultimo round di colloqui di pace dell’ONU che sono nuovamente in Marocco. I negoziatori hanno visto questo come un passo importante per la formazione di un governo di unità. Intanto la violenza continua in Libia. Dodici soldati dell’esercito nazionale libico sono stati uccisi […]

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Tunisia: 1.000 unità di polizia nei siti turistici

(Agenzie). Le autorità tunisine hanno annunciato che, a partire da mercoledì 1° luglio, verranno dispiegate centinaia di unità di polizia in diverse località turistiche del Paese, alla luce dei fatti dello scorso venerdì a Sousse. La decisione è stata presa dal Consiglio Nazionale per la Sicurezza in collaborazione con il ministero del Turismo, il quale […]

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La comunità sciita in Kuwait

Di Mustafa ‘Anbar. Al-Youm al-Sabea (26/6/2015). Traduzione e sintesi Alessandro Balduzzi. Come gli altri Paesi del Golfo, anche il Kuwait è interessato dalla presenza sciita, riconducibile ai flussi migratori dall’Iran, ma ciò che lo differenzia è il potere di cui gode questa minoranza che non supera il 20% della popolazione. La comunità sciita svolge un […]

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Risorse naturali e sovranità alimentare – Intervista a Habib Ayeb 2° e ultima parte

Habib Ayeb Geografo tunisino, Insegnante e ricercatore all’Università Parigi 8 in Francia, attivista e realizzatore di documentari come “Gabes labess” (A Gabes va tutto bene”) “ e “Fellahin (Contadini) Tunisia in Red: recentemente è stata lanciata una campagna denominata “Winouelpétrole” (Dov’è il petrolio”) che rivendica la trasparenza sulla gestione di questa risorsa da parte dello Stato che, secondo alcuni, nasconderebbe […]

1400 anni di The Moonlight: omaggio di Malek Jandali (video)

(Barakabits). Solo 1 giorno prima del Ramadan di quest’anno, Malek Jandali, il pianista e compositore siriano, ha pubblicato “The Moonlight”, le sue ultime opere sinfoniche per pianoforte e orchestra. Sulla base di una delle più antiche canzoni della cultura islamica, “Tala Al Badru Alayna”, Jandali ha rigenerato una canzone che risale a più di 1400 […]

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Kuwait: la borsa scende dopo attacco a moschea

(Agenzie). La borsa del Kuwait è andata giù oggi, domenica 28 giugno, dopo che un attentatore suicida ha ucciso 27 persone in una moschea sciita nel fine settimana scorso. Si è trattato del primo attacco del genere nel paese. L’indice principale è sceso dello 0,5 per cento del fatturato. Si pensa comunque che sia abbastanza improbabile […]

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L’impasse in Yemen

Di Abdulrahman al-Rashed. Asharq al-Awsat (26/06/2015). Traduzione sintesi di Kaouther Rabhi. Fin dall’inizio, non si aspettava un granché dalla conferenza di Ginevra sullo Yemen, organizzata sotto l’egida delle Nazioni Unite. La conferenza ha visto riunirsi soltanto le forze yemenite in conflitto, lasciando fuori i rappresentati di altri Paesi coinvolti nella crisi. Per l’opposizione e particolarmente per […]

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Attentato in Tunisia: nuova campagna mediatica di solidarietà

(Al Huffington Post Maghreb). A poco più di tre mesi dall’attacco al museo del Bardo, un nuovo attacco torna a scuotere la Tunisia e a commuovere il web. L’attentato all’albergo di Sousse dello scorso venerdì, che ha causato decine tra morti e feriti, tra cui per lo più turisti, ha scatenato una nuova campagna mediatica di […]

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Tunisia: un’eccezione sotto tiro

Santiago Alba Rico Sono settimane che rimando la scrittura di un articolo piuttosto cupo sulla Tunisia, nel quale avrei voluto parlare degli accordi commerciali con gli USA, del peso del debito, della decisione del Tribunale Amministrativo di sospendere la confisca dei beni della famiglia di Ben Ali, della mobilitazione cittadina contro la gestione opaca delle risorse energetiche, delle proteste ferocemente […]

Tunisia: un’eccezione sotto tiro

Santiago Alba Rico Sono settimane che rimando la scrittura di un articolo piuttosto cupo sulla Tunisia, nel quale avrei voluto parlare degli accordi commerciali con gli USA, del peso del debito, della decisione del Tribunale Amministrativo di sospendere la confisca dei beni della famiglia di Ben Ali, della mobilitazione cittadina contro la gestione opaca delle risorse energetiche, delle proteste ferocemente […]

Kuwait: identificato attentatore moschea sciita

(Agenzie). Il ministero dell’Interno del Kuwait ha identificato un cittadino saudita come responsabile dell’attentato alla moschea sciita Al-Sadeq, nel quale decine di persone hanno perso la vita, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa statale KUNA. Fahd Suliman Abdul-Muhsen al-Qaaba, l’uomo identificato dalle autorità, sarebbe entrato in Kuwait la mattina del venerdì. Dopo l’attentato, si sarebbe nascosto in […]

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Risorse naturali e sovranità alimentare – Intervista a Habib Ayeb 2° e ultima parte

Habib Ayeb Geografo tunisino, Insegnante e ricercatore all’Università Parigi 8 in Francia, attivista e realizzatore di documentari come “Gabes labess” (A Gabes va tutto bene”) “ e “Fellahin (Contadini) Tunisia in Red: recentemente è stata lanciata una campagna denominata “Winouelpétrole” (Dov’è il petrolio”) che rivendica la trasparenza sulla gestione di questa risorsa da parte dello Stato che, secondo alcuni, nasconderebbe […]

Turchia, Erdogan: “No a uno Stato curdo in Siria”

(Agenzie). Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha dichiarato che la Turchia non permetterà la formazione di uno nuovo Stato curdo in Siria. Il leader turco ha accusato i curdi di “aver cambiato la struttura demografica” di varie aree vicine al ctonfine tra la Turchia e la Siria dove risiedono anche comunità arabe e turkmene. “Ailla […]

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Quattro attacchi, tre continenti, un terrorismo

Opinione di Al-Quds. Al-Quds al-Arabi (26/06/2015). Traduzione e sintesi di Laura Giacobbo. Dalla moschea di Imam Al-Sadeq nella regione di Al-Sawaber a Kuwait City, all’hotel Imperial Marhaba nella città tunisina di Sousse, dalla base di Leego nel sud della Somalia, alla regione di Saint-Quentin-Fallavier vicino Lione in Francia, si è disseminata una mappa di sangue […]

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Dalla Libia all’Afghanistan: l’ISIS esporta un modello di violenza transnazionale di successo

Dalla Libia all’Afghanistan: l’ISIS esporta un modello di violenza transnazionale di successo

di Claudio Bertolotti

ISBN 978-88-99468-06-04

Claudio Bertolotti ci segnala come l’ISIS si sta espandendo anche in Afghanistan. Per contenerlo,contrastarlo e sconfiggerlo è ormai necessario rendersi conto che si tratta di una minaccia transnazionale e globale. Gli eventi politici, e gli episodi di violenza, che stanno caratterizzando il Medio Oriente e il Nord Africa non devono più essere analizzati come cose tra loro separate, ma come parte di un ampio piano politico basato su distruttivi principi ideologici.
Al contrario di AQIS (al-Qa'ida nel sub-continente indiano), l’ISIS ha iniziato un’efficace opera di penetrazione in Afghanistan attraverso l’affiliazione, la condotta di attività operative e il reclutamento di militanti, anche stranieri. Un recente report delle Nazioni Unite confermerebbe la presenza di migliaia di foreign fighter, provenienti da oltre cento paesi, tra le fila di al-Qa’ida e dell’ISIS o di altri gruppi affiliati; del totale almeno 6.500 sarebbero già operativi in Afghanistan, tra questi alcuni proverrebbero dalla storica organizzazione dell’Islamic Movement of Uzbekistan (IMU) recentemente passata dalla parte dello nascente Stato Islamico di Abu Bakr al-Bagdadi che, a meno di un anno dalla conquista della città irachena di Mosul, continua la sua strategica espansione dal Syraq a tutto il Grande Medio-Oriente, dalla Libia all’Afghanistan dove si contrappone a un’al-Qa’ida che sembra aver ripreso energia proprio con la comparsa del nuovo competitor; un competitor che è alla ricerca di ulteriori basi operative e nuovi alleati: in questo modo Pakistan e Afghanistan sono entrati a pieno titolo nella strategia della violenza dello Stato Islamico che si è imposto nel sub-continente indiano attraverso il brand “ISIS Wilayat Khorasan”.
E dopo la comparsa in Libia, con l’attacco suicida al ‘Corinthia Hotel’ di Tripoli nel mese di gennaio, l’ISIS – nonostante un’ipotesi di smentita – si sarebbe formalmente imposto in Afghanistan attraverso l’azione suicida che, il 18 aprile, ha ucciso 34 persone ferendone altre 125 a Jalalabad, capoluogo della provincia di Nangarhar, nell’est dell’Afghanistan.
Capacità tecnica e volontà offensiva: quale ruolo per gli attacchi suicidi?
Quello a cui assistiamo è un aumento degli attacchi suicidi sui piani quantitativo, qualitativo e geografico. Dalla Libia, all’Afghanistan, gli attacchi suicidi si sono imposti come tecnica vincente, indipendentemente dagli effettivi risultati sul campo di battaglia.
L’aumento della frequenza degli attacchi suicidi e la loro diffusione geografica sono chiari indicatori dell’accresciuta capacità ed esperienza tecnica e della permeabilità dei teatri operativi a gruppi insurrezionali esogeni. Ciò mostra quanto sia maturata nel tempo la consapevolezza dell’utilità di tale tecnica in un’ottica strategica di opposizione e non semplicemente come tattica sul campo di battaglia. In tale quadro si configurerebbe un processo evolutivo del fenomeno giunto ai giorni nostri attraverso un’amplificazione dell’offensiva sempre più spettacolare e strutturata, oltre che capace di adattarsi molto velocemente alle contromisure messe in atto dalle forze di sicurezza.
Successo o fallimento: quali i risultati?
Gli attacchi suicidi hanno confermato di essere una tecnica vincente innanzitutto sul piano mediatico. Anno dopo anno i gruppi di opposizione armata hanno saputo convogliare l’attenzione massmediatica, prima sul conflitto afghano e poi su quello in Syraq, attraverso una razionale regia strategica incentrata su azioni mediaticamente appaganti come gli attacchi suicidi multipli (commando); questo indipendentemente dal risultato «tattico» raggiunto.
In secondo luogo, hanno ottenuto risultati positivi sul piano della funzionalità operativa dove l’approccio razionale dei gruppi di opposizione ottiene come risultato tangibile il cosiddetto «blocco funzionale» (o «stop operativo»): danneggiamento di veicoli e installazioni, ferimento di addetti alla sicurezza, limitazione della capacità di manovra, riduzione del vantaggio tecnologico e del potenziale operativo. I risultati sono tangibili e hanno portato a ottenere, nel periodo 2011-2014, un successo relativo (il blocco funzionale) in media nel 78% dei casi.
I risultati conseguiti a danno delle forze di sicurezza ne confermano la validità; e dunque per questa ragione la tecnica è stata utilizzata e affinata. Inoltre, ciò che si evince da un’analisi complessiva è che i gruppi di opposizione, grazie a un buon livello di information-sharing sono oggi in grado di condividere molto velocemente le nuove tecniche e tattiche.
Stando così le cose, l’impatto della tecnica suicida contribuirà a rendere più onerosa la missione di contrasto all’ISIS e i suoi affiliati?
I risultati sinora ottenuti hanno consentito di adeguare sempre più e sempre meglio gli equipaggiamenti esplosivi alle esigenze di carattere tattico. E, in fatto di aggiornamento e adeguamento, i gruppi di opposizione tendono ad anticipare le forze di sicurezza: aumentare la capacità offensiva e il potenziale distruttivo di un attacco suicida è più veloce ed economico che non progettare veicoli sempre più protetti e pesanti (e costosi).
Se sul piano propriamente militare si può quindi affermare che la rilevanza delle azioni suicide è significativa, è altresì evidente l’efficacia nell’attività di reclutamento degli aspiranti attaccanti. In sintesi:
- a livello strategico gli attacchi suicidi hanno ottenuto l’attenzione dei media regionali e internazionali nel 78% dei casi mentre le azioni multiple/commando hanno ottenuto un’attenzione mediatica pari al 100%.
- a livello operativo gli attacchi hanno causato il blocco funzionale delle forze di sicurezza in sette casi su dieci (73% in media).
- Infine, a livello tattico il successo è pari, nel 2011, al 57% dei casi a fronte di un 36% di atti formalmente fallimentari, mentre il 2014 si è stabilizzato su una percentuale di successo del 54% e di fallimento del 30%.
Gli attacchi suicidi hanno dunque una rilevanza significativa tanto a livello operativo (limitazione della funzionalità operativa delle forze di sicurezza) quanto sul piano mediatico; quest’ultimo sfruttato a fini politico-propagandistici. Si può dunque parlare di strategia politico-militare i cui veri obiettivi consisterebbero prioritariamente in:
- attrarre l’attenzione mediatica al fine di influenzare le opinioni pubbliche, locali e straniere;
- concorrere a imporre una condizione di stress operativo (in particolare attraverso il «blocco funzionale»);
- creare uno stato di insicurezza generale con ripercussioni su opinione pubblica, piano sociale interno e lotta per il potere a livello locale.
Costi contenuti ed effetti immediati e amplificati sono i punti di forza alla base delle spettacolarizzazione della violenza; una tecnica che continuerà a contribuire al raggiungimento di significativi risultati a livello strategico, operativo, e non trascurabili sul piano tattico.
Sul piano qualitativo, il 2014 si è dimostrato essere l’anno dei maggiori risultati ottenuti dai gruppi di opposizione armata attraverso la spettacolarizzazione degli attacchi suicidi: aumento del blocco funzionale, incremento nel numero di uccisi e maggiore attenzione mediatica; rimandando per un opportuno approfondimento all’articolo che verrà pubblicato sul numero 2/2015 di ‘Sicurezza, Terrorismo e Società’, possiamo valutare come altamente probabile già nel breve-medio periodo un’evoluzione incrementale degli attacchi suicidi sia sul piano quantitativo-qualitativo sia su quello geografico.

ISBN 978-88-99468-06-04
Dalla Libia all’Afghanistan: l’ISIS esporta un modello di violenza transnazionale di successo

Dalla Libia all’Afghanistan: l’ISIS esporta un modello di violenza transnazionale di successo

di Claudio Bertolotti

ISBN 978-88-99468-06-04

Claudio Bertolotti ci segnala come l’ISIS si sta espandendo anche in Afghanistan. Per contenerlo,contrastarlo e sconfiggerlo è ormai necessario rendersi conto che si tratta di una minaccia transnazionale e globale. Gli eventi politici, e gli episodi di violenza, che stanno caratterizzando il Medio Oriente e il Nord Africa non devono più essere analizzati come cose tra loro separate, ma come parte di un ampio piano politico basato su distruttivi principi ideologici.
Al contrario di AQIS (al-Qa'ida nel sub-continente indiano), l’ISIS ha iniziato un’efficace opera di penetrazione in Afghanistan attraverso l’affiliazione, la condotta di attività operative e il reclutamento di militanti, anche stranieri. Un recente report delle Nazioni Unite confermerebbe la presenza di migliaia di foreign fighter, provenienti da oltre cento paesi, tra le fila di al-Qa’ida e dell’ISIS o di altri gruppi affiliati; del totale almeno 6.500 sarebbero già operativi in Afghanistan, tra questi alcuni proverrebbero dalla storica organizzazione dell’Islamic Movement of Uzbekistan (IMU) recentemente passata dalla parte dello nascente Stato Islamico di Abu Bakr al-Bagdadi che, a meno di un anno dalla conquista della città irachena di Mosul, continua la sua strategica espansione dal Syraq a tutto il Grande Medio-Oriente, dalla Libia all’Afghanistan dove si contrappone a un’al-Qa’ida che sembra aver ripreso energia proprio con la comparsa del nuovo competitor; un competitor che è alla ricerca di ulteriori basi operative e nuovi alleati: in questo modo Pakistan e Afghanistan sono entrati a pieno titolo nella strategia della violenza dello Stato Islamico che si è imposto nel sub-continente indiano attraverso il brand “ISIS Wilayat Khorasan”.
E dopo la comparsa in Libia, con l’attacco suicida al ‘Corinthia Hotel’ di Tripoli nel mese di gennaio, l’ISIS – nonostante un’ipotesi di smentita – si sarebbe formalmente imposto in Afghanistan attraverso l’azione suicida che, il 18 aprile, ha ucciso 34 persone ferendone altre 125 a Jalalabad, capoluogo della provincia di Nangarhar, nell’est dell’Afghanistan.
Capacità tecnica e volontà offensiva: quale ruolo per gli attacchi suicidi?
Quello a cui assistiamo è un aumento degli attacchi suicidi sui piani quantitativo, qualitativo e geografico. Dalla Libia, all’Afghanistan, gli attacchi suicidi si sono imposti come tecnica vincente, indipendentemente dagli effettivi risultati sul campo di battaglia.
L’aumento della frequenza degli attacchi suicidi e la loro diffusione geografica sono chiari indicatori dell’accresciuta capacità ed esperienza tecnica e della permeabilità dei teatri operativi a gruppi insurrezionali esogeni. Ciò mostra quanto sia maturata nel tempo la consapevolezza dell’utilità di tale tecnica in un’ottica strategica di opposizione e non semplicemente come tattica sul campo di battaglia. In tale quadro si configurerebbe un processo evolutivo del fenomeno giunto ai giorni nostri attraverso un’amplificazione dell’offensiva sempre più spettacolare e strutturata, oltre che capace di adattarsi molto velocemente alle contromisure messe in atto dalle forze di sicurezza.
Successo o fallimento: quali i risultati?
Gli attacchi suicidi hanno confermato di essere una tecnica vincente innanzitutto sul piano mediatico. Anno dopo anno i gruppi di opposizione armata hanno saputo convogliare l’attenzione massmediatica, prima sul conflitto afghano e poi su quello in Syraq, attraverso una razionale regia strategica incentrata su azioni mediaticamente appaganti come gli attacchi suicidi multipli (commando); questo indipendentemente dal risultato «tattico» raggiunto.
In secondo luogo, hanno ottenuto risultati positivi sul piano della funzionalità operativa dove l’approccio razionale dei gruppi di opposizione ottiene come risultato tangibile il cosiddetto «blocco funzionale» (o «stop operativo»): danneggiamento di veicoli e installazioni, ferimento di addetti alla sicurezza, limitazione della capacità di manovra, riduzione del vantaggio tecnologico e del potenziale operativo. I risultati sono tangibili e hanno portato a ottenere, nel periodo 2011-2014, un successo relativo (il blocco funzionale) in media nel 78% dei casi.
I risultati conseguiti a danno delle forze di sicurezza ne confermano la validità; e dunque per questa ragione la tecnica è stata utilizzata e affinata. Inoltre, ciò che si evince da un’analisi complessiva è che i gruppi di opposizione, grazie a un buon livello di information-sharing sono oggi in grado di condividere molto velocemente le nuove tecniche e tattiche.
Stando così le cose, l’impatto della tecnica suicida contribuirà a rendere più onerosa la missione di contrasto all’ISIS e i suoi affiliati?
I risultati sinora ottenuti hanno consentito di adeguare sempre più e sempre meglio gli equipaggiamenti esplosivi alle esigenze di carattere tattico. E, in fatto di aggiornamento e adeguamento, i gruppi di opposizione tendono ad anticipare le forze di sicurezza: aumentare la capacità offensiva e il potenziale distruttivo di un attacco suicida è più veloce ed economico che non progettare veicoli sempre più protetti e pesanti (e costosi).
Se sul piano propriamente militare si può quindi affermare che la rilevanza delle azioni suicide è significativa, è altresì evidente l’efficacia nell’attività di reclutamento degli aspiranti attaccanti. In sintesi:
- a livello strategico gli attacchi suicidi hanno ottenuto l’attenzione dei media regionali e internazionali nel 78% dei casi mentre le azioni multiple/commando hanno ottenuto un’attenzione mediatica pari al 100%.
- a livello operativo gli attacchi hanno causato il blocco funzionale delle forze di sicurezza in sette casi su dieci (73% in media).
- Infine, a livello tattico il successo è pari, nel 2011, al 57% dei casi a fronte di un 36% di atti formalmente fallimentari, mentre il 2014 si è stabilizzato su una percentuale di successo del 54% e di fallimento del 30%.
Gli attacchi suicidi hanno dunque una rilevanza significativa tanto a livello operativo (limitazione della funzionalità operativa delle forze di sicurezza) quanto sul piano mediatico; quest’ultimo sfruttato a fini politico-propagandistici. Si può dunque parlare di strategia politico-militare i cui veri obiettivi consisterebbero prioritariamente in:
- attrarre l’attenzione mediatica al fine di influenzare le opinioni pubbliche, locali e straniere;
- concorrere a imporre una condizione di stress operativo (in particolare attraverso il «blocco funzionale»);
- creare uno stato di insicurezza generale con ripercussioni su opinione pubblica, piano sociale interno e lotta per il potere a livello locale.
Costi contenuti ed effetti immediati e amplificati sono i punti di forza alla base delle spettacolarizzazione della violenza; una tecnica che continuerà a contribuire al raggiungimento di significativi risultati a livello strategico, operativo, e non trascurabili sul piano tattico.
Sul piano qualitativo, il 2014 si è dimostrato essere l’anno dei maggiori risultati ottenuti dai gruppi di opposizione armata attraverso la spettacolarizzazione degli attacchi suicidi: aumento del blocco funzionale, incremento nel numero di uccisi e maggiore attenzione mediatica; rimandando per un opportuno approfondimento all’articolo che verrà pubblicato sul numero 2/2015 di ‘Sicurezza, Terrorismo e Società’, possiamo valutare come altamente probabile già nel breve-medio periodo un’evoluzione incrementale degli attacchi suicidi sia sul piano quantitativo-qualitativo sia su quello geografico.

ISBN 978-88-99468-06-04
Dalla Libia all’Afghanistan: l’ISIS esporta un modello di violenza transnazionale di successo

Dalla Libia all’Afghanistan: l’ISIS esporta un modello di violenza transnazionale di successo

di Claudio Bertolotti

ISBN 978-88-99468-06-04

Claudio Bertolotti ci segnala come l’ISIS si sta espandendo anche in Afghanistan. Per contenerlo,contrastarlo e sconfiggerlo è ormai necessario rendersi conto che si tratta di una minaccia transnazionale e globale. Gli eventi politici, e gli episodi di violenza, che stanno caratterizzando il Medio Oriente e il Nord Africa non devono più essere analizzati come cose tra loro separate, ma come parte di un ampio piano politico basato su distruttivi principi ideologici.
Al contrario di AQIS (al-Qa'ida nel sub-continente indiano), l’ISIS ha iniziato un’efficace opera di penetrazione in Afghanistan attraverso l’affiliazione, la condotta di attività operative e il reclutamento di militanti, anche stranieri. Un recente report delle Nazioni Unite confermerebbe la presenza di migliaia di foreign fighter, provenienti da oltre cento paesi, tra le fila di al-Qa’ida e dell’ISIS o di altri gruppi affiliati; del totale almeno 6.500 sarebbero già operativi in Afghanistan, tra questi alcuni proverrebbero dalla storica organizzazione dell’Islamic Movement of Uzbekistan (IMU) recentemente passata dalla parte dello nascente Stato Islamico di Abu Bakr al-Bagdadi che, a meno di un anno dalla conquista della città irachena di Mosul, continua la sua strategica espansione dal Syraq a tutto il Grande Medio-Oriente, dalla Libia all’Afghanistan dove si contrappone a un’al-Qa’ida che sembra aver ripreso energia proprio con la comparsa del nuovo competitor; un competitor che è alla ricerca di ulteriori basi operative e nuovi alleati: in questo modo Pakistan e Afghanistan sono entrati a pieno titolo nella strategia della violenza dello Stato Islamico che si è imposto nel sub-continente indiano attraverso il brand “ISIS Wilayat Khorasan”.
E dopo la comparsa in Libia, con l’attacco suicida al ‘Corinthia Hotel’ di Tripoli nel mese di gennaio, l’ISIS – nonostante un’ipotesi di smentita – si sarebbe formalmente imposto in Afghanistan attraverso l’azione suicida che, il 18 aprile, ha ucciso 34 persone ferendone altre 125 a Jalalabad, capoluogo della provincia di Nangarhar, nell’est dell’Afghanistan.
Capacità tecnica e volontà offensiva: quale ruolo per gli attacchi suicidi?
Quello a cui assistiamo è un aumento degli attacchi suicidi sui piani quantitativo, qualitativo e geografico. Dalla Libia, all’Afghanistan, gli attacchi suicidi si sono imposti come tecnica vincente, indipendentemente dagli effettivi risultati sul campo di battaglia.
L’aumento della frequenza degli attacchi suicidi e la loro diffusione geografica sono chiari indicatori dell’accresciuta capacità ed esperienza tecnica e della permeabilità dei teatri operativi a gruppi insurrezionali esogeni. Ciò mostra quanto sia maturata nel tempo la consapevolezza dell’utilità di tale tecnica in un’ottica strategica di opposizione e non semplicemente come tattica sul campo di battaglia. In tale quadro si configurerebbe un processo evolutivo del fenomeno giunto ai giorni nostri attraverso un’amplificazione dell’offensiva sempre più spettacolare e strutturata, oltre che capace di adattarsi molto velocemente alle contromisure messe in atto dalle forze di sicurezza.
Successo o fallimento: quali i risultati?
Gli attacchi suicidi hanno confermato di essere una tecnica vincente innanzitutto sul piano mediatico. Anno dopo anno i gruppi di opposizione armata hanno saputo convogliare l’attenzione massmediatica, prima sul conflitto afghano e poi su quello in Syraq, attraverso una razionale regia strategica incentrata su azioni mediaticamente appaganti come gli attacchi suicidi multipli (commando); questo indipendentemente dal risultato «tattico» raggiunto.
In secondo luogo, hanno ottenuto risultati positivi sul piano della funzionalità operativa dove l’approccio razionale dei gruppi di opposizione ottiene come risultato tangibile il cosiddetto «blocco funzionale» (o «stop operativo»): danneggiamento di veicoli e installazioni, ferimento di addetti alla sicurezza, limitazione della capacità di manovra, riduzione del vantaggio tecnologico e del potenziale operativo. I risultati sono tangibili e hanno portato a ottenere, nel periodo 2011-2014, un successo relativo (il blocco funzionale) in media nel 78% dei casi.
I risultati conseguiti a danno delle forze di sicurezza ne confermano la validità; e dunque per questa ragione la tecnica è stata utilizzata e affinata. Inoltre, ciò che si evince da un’analisi complessiva è che i gruppi di opposizione, grazie a un buon livello di information-sharing sono oggi in grado di condividere molto velocemente le nuove tecniche e tattiche.
Stando così le cose, l’impatto della tecnica suicida contribuirà a rendere più onerosa la missione di contrasto all’ISIS e i suoi affiliati?
I risultati sinora ottenuti hanno consentito di adeguare sempre più e sempre meglio gli equipaggiamenti esplosivi alle esigenze di carattere tattico. E, in fatto di aggiornamento e adeguamento, i gruppi di opposizione tendono ad anticipare le forze di sicurezza: aumentare la capacità offensiva e il potenziale distruttivo di un attacco suicida è più veloce ed economico che non progettare veicoli sempre più protetti e pesanti (e costosi).
Se sul piano propriamente militare si può quindi affermare che la rilevanza delle azioni suicide è significativa, è altresì evidente l’efficacia nell’attività di reclutamento degli aspiranti attaccanti. In sintesi:
- a livello strategico gli attacchi suicidi hanno ottenuto l’attenzione dei media regionali e internazionali nel 78% dei casi mentre le azioni multiple/commando hanno ottenuto un’attenzione mediatica pari al 100%.
- a livello operativo gli attacchi hanno causato il blocco funzionale delle forze di sicurezza in sette casi su dieci (73% in media).
- Infine, a livello tattico il successo è pari, nel 2011, al 57% dei casi a fronte di un 36% di atti formalmente fallimentari, mentre il 2014 si è stabilizzato su una percentuale di successo del 54% e di fallimento del 30%.
Gli attacchi suicidi hanno dunque una rilevanza significativa tanto a livello operativo (limitazione della funzionalità operativa delle forze di sicurezza) quanto sul piano mediatico; quest’ultimo sfruttato a fini politico-propagandistici. Si può dunque parlare di strategia politico-militare i cui veri obiettivi consisterebbero prioritariamente in:
- attrarre l’attenzione mediatica al fine di influenzare le opinioni pubbliche, locali e straniere;
- concorrere a imporre una condizione di stress operativo (in particolare attraverso il «blocco funzionale»);
- creare uno stato di insicurezza generale con ripercussioni su opinione pubblica, piano sociale interno e lotta per il potere a livello locale.
Costi contenuti ed effetti immediati e amplificati sono i punti di forza alla base delle spettacolarizzazione della violenza; una tecnica che continuerà a contribuire al raggiungimento di significativi risultati a livello strategico, operativo, e non trascurabili sul piano tattico.
Sul piano qualitativo, il 2014 si è dimostrato essere l’anno dei maggiori risultati ottenuti dai gruppi di opposizione armata attraverso la spettacolarizzazione degli attacchi suicidi: aumento del blocco funzionale, incremento nel numero di uccisi e maggiore attenzione mediatica; rimandando per un opportuno approfondimento all’articolo che verrà pubblicato sul numero 2/2015 di ‘Sicurezza, Terrorismo e Società’, possiamo valutare come altamente probabile già nel breve-medio periodo un’evoluzione incrementale degli attacchi suicidi sia sul piano quantitativo-qualitativo sia su quello geografico.

ISBN 978-88-99468-06-04
Dalla Libia all’Afghanistan: l’ISIS esporta un modello di violenza transnazionale di successo

Dalla Libia all’Afghanistan: l’ISIS esporta un modello di violenza transnazionale di successo

di Claudio Bertolotti

ISBN 978-88-99468-06-04

Claudio Bertolotti ci segnala come l’ISIS si sta espandendo anche in Afghanistan. Per contenerlo,contrastarlo e sconfiggerlo è ormai necessario rendersi conto che si tratta di una minaccia transnazionale e globale. Gli eventi politici, e gli episodi di violenza, che stanno caratterizzando il Medio Oriente e il Nord Africa non devono più essere analizzati come cose tra loro separate, ma come parte di un ampio piano politico basato su distruttivi principi ideologici.
Al contrario di AQIS (al-Qa'ida nel sub-continente indiano), l’ISIS ha iniziato un’efficace opera di penetrazione in Afghanistan attraverso l’affiliazione, la condotta di attività operative e il reclutamento di militanti, anche stranieri. Un recente report delle Nazioni Unite confermerebbe la presenza di migliaia di foreign fighter, provenienti da oltre cento paesi, tra le fila di al-Qa’ida e dell’ISIS o di altri gruppi affiliati; del totale almeno 6.500 sarebbero già operativi in Afghanistan, tra questi alcuni proverrebbero dalla storica organizzazione dell’Islamic Movement of Uzbekistan (IMU) recentemente passata dalla parte dello nascente Stato Islamico di Abu Bakr al-Bagdadi che, a meno di un anno dalla conquista della città irachena di Mosul, continua la sua strategica espansione dal Syraq a tutto il Grande Medio-Oriente, dalla Libia all’Afghanistan dove si contrappone a un’al-Qa’ida che sembra aver ripreso energia proprio con la comparsa del nuovo competitor; un competitor che è alla ricerca di ulteriori basi operative e nuovi alleati: in questo modo Pakistan e Afghanistan sono entrati a pieno titolo nella strategia della violenza dello Stato Islamico che si è imposto nel sub-continente indiano attraverso il brand “ISIS Wilayat Khorasan”.
E dopo la comparsa in Libia, con l’attacco suicida al ‘Corinthia Hotel’ di Tripoli nel mese di gennaio, l’ISIS – nonostante un’ipotesi di smentita – si sarebbe formalmente imposto in Afghanistan attraverso l’azione suicida che, il 18 aprile, ha ucciso 34 persone ferendone altre 125 a Jalalabad, capoluogo della provincia di Nangarhar, nell’est dell’Afghanistan.
Capacità tecnica e volontà offensiva: quale ruolo per gli attacchi suicidi?
Quello a cui assistiamo è un aumento degli attacchi suicidi sui piani quantitativo, qualitativo e geografico. Dalla Libia, all’Afghanistan, gli attacchi suicidi si sono imposti come tecnica vincente, indipendentemente dagli effettivi risultati sul campo di battaglia.
L’aumento della frequenza degli attacchi suicidi e la loro diffusione geografica sono chiari indicatori dell’accresciuta capacità ed esperienza tecnica e della permeabilità dei teatri operativi a gruppi insurrezionali esogeni. Ciò mostra quanto sia maturata nel tempo la consapevolezza dell’utilità di tale tecnica in un’ottica strategica di opposizione e non semplicemente come tattica sul campo di battaglia. In tale quadro si configurerebbe un processo evolutivo del fenomeno giunto ai giorni nostri attraverso un’amplificazione dell’offensiva sempre più spettacolare e strutturata, oltre che capace di adattarsi molto velocemente alle contromisure messe in atto dalle forze di sicurezza.
Successo o fallimento: quali i risultati?
Gli attacchi suicidi hanno confermato di essere una tecnica vincente innanzitutto sul piano mediatico. Anno dopo anno i gruppi di opposizione armata hanno saputo convogliare l’attenzione massmediatica, prima sul conflitto afghano e poi su quello in Syraq, attraverso una razionale regia strategica incentrata su azioni mediaticamente appaganti come gli attacchi suicidi multipli (commando); questo indipendentemente dal risultato «tattico» raggiunto.
In secondo luogo, hanno ottenuto risultati positivi sul piano della funzionalità operativa dove l’approccio razionale dei gruppi di opposizione ottiene come risultato tangibile il cosiddetto «blocco funzionale» (o «stop operativo»): danneggiamento di veicoli e installazioni, ferimento di addetti alla sicurezza, limitazione della capacità di manovra, riduzione del vantaggio tecnologico e del potenziale operativo. I risultati sono tangibili e hanno portato a ottenere, nel periodo 2011-2014, un successo relativo (il blocco funzionale) in media nel 78% dei casi.
I risultati conseguiti a danno delle forze di sicurezza ne confermano la validità; e dunque per questa ragione la tecnica è stata utilizzata e affinata. Inoltre, ciò che si evince da un’analisi complessiva è che i gruppi di opposizione, grazie a un buon livello di information-sharing sono oggi in grado di condividere molto velocemente le nuove tecniche e tattiche.
Stando così le cose, l’impatto della tecnica suicida contribuirà a rendere più onerosa la missione di contrasto all’ISIS e i suoi affiliati?
I risultati sinora ottenuti hanno consentito di adeguare sempre più e sempre meglio gli equipaggiamenti esplosivi alle esigenze di carattere tattico. E, in fatto di aggiornamento e adeguamento, i gruppi di opposizione tendono ad anticipare le forze di sicurezza: aumentare la capacità offensiva e il potenziale distruttivo di un attacco suicida è più veloce ed economico che non progettare veicoli sempre più protetti e pesanti (e costosi).
Se sul piano propriamente militare si può quindi affermare che la rilevanza delle azioni suicide è significativa, è altresì evidente l’efficacia nell’attività di reclutamento degli aspiranti attaccanti. In sintesi:
- a livello strategico gli attacchi suicidi hanno ottenuto l’attenzione dei media regionali e internazionali nel 78% dei casi mentre le azioni multiple/commando hanno ottenuto un’attenzione mediatica pari al 100%.
- a livello operativo gli attacchi hanno causato il blocco funzionale delle forze di sicurezza in sette casi su dieci (73% in media).
- Infine, a livello tattico il successo è pari, nel 2011, al 57% dei casi a fronte di un 36% di atti formalmente fallimentari, mentre il 2014 si è stabilizzato su una percentuale di successo del 54% e di fallimento del 30%.
Gli attacchi suicidi hanno dunque una rilevanza significativa tanto a livello operativo (limitazione della funzionalità operativa delle forze di sicurezza) quanto sul piano mediatico; quest’ultimo sfruttato a fini politico-propagandistici. Si può dunque parlare di strategia politico-militare i cui veri obiettivi consisterebbero prioritariamente in:
- attrarre l’attenzione mediatica al fine di influenzare le opinioni pubbliche, locali e straniere;
- concorrere a imporre una condizione di stress operativo (in particolare attraverso il «blocco funzionale»);
- creare uno stato di insicurezza generale con ripercussioni su opinione pubblica, piano sociale interno e lotta per il potere a livello locale.
Costi contenuti ed effetti immediati e amplificati sono i punti di forza alla base delle spettacolarizzazione della violenza; una tecnica che continuerà a contribuire al raggiungimento di significativi risultati a livello strategico, operativo, e non trascurabili sul piano tattico.
Sul piano qualitativo, il 2014 si è dimostrato essere l’anno dei maggiori risultati ottenuti dai gruppi di opposizione armata attraverso la spettacolarizzazione degli attacchi suicidi: aumento del blocco funzionale, incremento nel numero di uccisi e maggiore attenzione mediatica; rimandando per un opportuno approfondimento all’articolo che verrà pubblicato sul numero 2/2015 di ‘Sicurezza, Terrorismo e Società’, possiamo valutare come altamente probabile già nel breve-medio periodo un’evoluzione incrementale degli attacchi suicidi sia sul piano quantitativo-qualitativo sia su quello geografico.

ISBN 978-88-99468-06-04
Dalla Libia all’Afghanistan: l’ISIS esporta un modello di violenza transnazionale di successo

Dalla Libia all’Afghanistan: l’ISIS esporta un modello di violenza transnazionale di successo

di Claudio Bertolotti

ISBN 978-88-99468-06-04

Claudio Bertolotti ci segnala come l’ISIS si sta espandendo anche in Afghanistan. Per contenerlo,contrastarlo e sconfiggerlo è ormai necessario rendersi conto che si tratta di una minaccia transnazionale e globale. Gli eventi politici, e gli episodi di violenza, che stanno caratterizzando il Medio Oriente e il Nord Africa non devono più essere analizzati come cose tra loro separate, ma come parte di un ampio piano politico basato su distruttivi principi ideologici.
Al contrario di AQIS (al-Qa'ida nel sub-continente indiano), l’ISIS ha iniziato un’efficace opera di penetrazione in Afghanistan attraverso l’affiliazione, la condotta di attività operative e il reclutamento di militanti, anche stranieri. Un recente report delle Nazioni Unite confermerebbe la presenza di migliaia di foreign fighter, provenienti da oltre cento paesi, tra le fila di al-Qa’ida e dell’ISIS o di altri gruppi affiliati; del totale almeno 6.500 sarebbero già operativi in Afghanistan, tra questi alcuni proverrebbero dalla storica organizzazione dell’Islamic Movement of Uzbekistan (IMU) recentemente passata dalla parte dello nascente Stato Islamico di Abu Bakr al-Bagdadi che, a meno di un anno dalla conquista della città irachena di Mosul, continua la sua strategica espansione dal Syraq a tutto il Grande Medio-Oriente, dalla Libia all’Afghanistan dove si contrappone a un’al-Qa’ida che sembra aver ripreso energia proprio con la comparsa del nuovo competitor; un competitor che è alla ricerca di ulteriori basi operative e nuovi alleati: in questo modo Pakistan e Afghanistan sono entrati a pieno titolo nella strategia della violenza dello Stato Islamico che si è imposto nel sub-continente indiano attraverso il brand “ISIS Wilayat Khorasan”.
E dopo la comparsa in Libia, con l’attacco suicida al ‘Corinthia Hotel’ di Tripoli nel mese di gennaio, l’ISIS – nonostante un’ipotesi di smentita – si sarebbe formalmente imposto in Afghanistan attraverso l’azione suicida che, il 18 aprile, ha ucciso 34 persone ferendone altre 125 a Jalalabad, capoluogo della provincia di Nangarhar, nell’est dell’Afghanistan.
Capacità tecnica e volontà offensiva: quale ruolo per gli attacchi suicidi?
Quello a cui assistiamo è un aumento degli attacchi suicidi sui piani quantitativo, qualitativo e geografico. Dalla Libia, all’Afghanistan, gli attacchi suicidi si sono imposti come tecnica vincente, indipendentemente dagli effettivi risultati sul campo di battaglia.
L’aumento della frequenza degli attacchi suicidi e la loro diffusione geografica sono chiari indicatori dell’accresciuta capacità ed esperienza tecnica e della permeabilità dei teatri operativi a gruppi insurrezionali esogeni. Ciò mostra quanto sia maturata nel tempo la consapevolezza dell’utilità di tale tecnica in un’ottica strategica di opposizione e non semplicemente come tattica sul campo di battaglia. In tale quadro si configurerebbe un processo evolutivo del fenomeno giunto ai giorni nostri attraverso un’amplificazione dell’offensiva sempre più spettacolare e strutturata, oltre che capace di adattarsi molto velocemente alle contromisure messe in atto dalle forze di sicurezza.
Successo o fallimento: quali i risultati?
Gli attacchi suicidi hanno confermato di essere una tecnica vincente innanzitutto sul piano mediatico. Anno dopo anno i gruppi di opposizione armata hanno saputo convogliare l’attenzione massmediatica, prima sul conflitto afghano e poi su quello in Syraq, attraverso una razionale regia strategica incentrata su azioni mediaticamente appaganti come gli attacchi suicidi multipli (commando); questo indipendentemente dal risultato «tattico» raggiunto.
In secondo luogo, hanno ottenuto risultati positivi sul piano della funzionalità operativa dove l’approccio razionale dei gruppi di opposizione ottiene come risultato tangibile il cosiddetto «blocco funzionale» (o «stop operativo»): danneggiamento di veicoli e installazioni, ferimento di addetti alla sicurezza, limitazione della capacità di manovra, riduzione del vantaggio tecnologico e del potenziale operativo. I risultati sono tangibili e hanno portato a ottenere, nel periodo 2011-2014, un successo relativo (il blocco funzionale) in media nel 78% dei casi.
I risultati conseguiti a danno delle forze di sicurezza ne confermano la validità; e dunque per questa ragione la tecnica è stata utilizzata e affinata. Inoltre, ciò che si evince da un’analisi complessiva è che i gruppi di opposizione, grazie a un buon livello di information-sharing sono oggi in grado di condividere molto velocemente le nuove tecniche e tattiche.
Stando così le cose, l’impatto della tecnica suicida contribuirà a rendere più onerosa la missione di contrasto all’ISIS e i suoi affiliati?
I risultati sinora ottenuti hanno consentito di adeguare sempre più e sempre meglio gli equipaggiamenti esplosivi alle esigenze di carattere tattico. E, in fatto di aggiornamento e adeguamento, i gruppi di opposizione tendono ad anticipare le forze di sicurezza: aumentare la capacità offensiva e il potenziale distruttivo di un attacco suicida è più veloce ed economico che non progettare veicoli sempre più protetti e pesanti (e costosi).
Se sul piano propriamente militare si può quindi affermare che la rilevanza delle azioni suicide è significativa, è altresì evidente l’efficacia nell’attività di reclutamento degli aspiranti attaccanti. In sintesi:
- a livello strategico gli attacchi suicidi hanno ottenuto l’attenzione dei media regionali e internazionali nel 78% dei casi mentre le azioni multiple/commando hanno ottenuto un’attenzione mediatica pari al 100%.
- a livello operativo gli attacchi hanno causato il blocco funzionale delle forze di sicurezza in sette casi su dieci (73% in media).
- Infine, a livello tattico il successo è pari, nel 2011, al 57% dei casi a fronte di un 36% di atti formalmente fallimentari, mentre il 2014 si è stabilizzato su una percentuale di successo del 54% e di fallimento del 30%.
Gli attacchi suicidi hanno dunque una rilevanza significativa tanto a livello operativo (limitazione della funzionalità operativa delle forze di sicurezza) quanto sul piano mediatico; quest’ultimo sfruttato a fini politico-propagandistici. Si può dunque parlare di strategia politico-militare i cui veri obiettivi consisterebbero prioritariamente in:
- attrarre l’attenzione mediatica al fine di influenzare le opinioni pubbliche, locali e straniere;
- concorrere a imporre una condizione di stress operativo (in particolare attraverso il «blocco funzionale»);
- creare uno stato di insicurezza generale con ripercussioni su opinione pubblica, piano sociale interno e lotta per il potere a livello locale.
Costi contenuti ed effetti immediati e amplificati sono i punti di forza alla base delle spettacolarizzazione della violenza; una tecnica che continuerà a contribuire al raggiungimento di significativi risultati a livello strategico, operativo, e non trascurabili sul piano tattico.
Sul piano qualitativo, il 2014 si è dimostrato essere l’anno dei maggiori risultati ottenuti dai gruppi di opposizione armata attraverso la spettacolarizzazione degli attacchi suicidi: aumento del blocco funzionale, incremento nel numero di uccisi e maggiore attenzione mediatica; rimandando per un opportuno approfondimento all’articolo che verrà pubblicato sul numero 2/2015 di ‘Sicurezza, Terrorismo e Società’, possiamo valutare come altamente probabile già nel breve-medio periodo un’evoluzione incrementale degli attacchi suicidi sia sul piano quantitativo-qualitativo sia su quello geografico.

ISBN 978-88-99468-06-04
Dalla Libia all’Afghanistan: l’ISIS esporta un modello di violenza transnazionale di successo

Dalla Libia all’Afghanistan: l’ISIS esporta un modello di violenza transnazionale di successo

di Claudio Bertolotti

ISBN 978-88-99468-06-04

Claudio Bertolotti ci segnala come l’ISIS si sta espandendo anche in Afghanistan. Per contenerlo,contrastarlo e sconfiggerlo è ormai necessario rendersi conto che si tratta di una minaccia transnazionale e globale. Gli eventi politici, e gli episodi di violenza, che stanno caratterizzando il Medio Oriente e il Nord Africa non devono più essere analizzati come cose tra loro separate, ma come parte di un ampio piano politico basato su distruttivi principi ideologici.
Al contrario di AQIS (al-Qa'ida nel sub-continente indiano), l’ISIS ha iniziato un’efficace opera di penetrazione in Afghanistan attraverso l’affiliazione, la condotta di attività operative e il reclutamento di militanti, anche stranieri. Un recente report delle Nazioni Unite confermerebbe la presenza di migliaia di foreign fighter, provenienti da oltre cento paesi, tra le fila di al-Qa’ida e dell’ISIS o di altri gruppi affiliati; del totale almeno 6.500 sarebbero già operativi in Afghanistan, tra questi alcuni proverrebbero dalla storica organizzazione dell’Islamic Movement of Uzbekistan (IMU) recentemente passata dalla parte dello nascente Stato Islamico di Abu Bakr al-Bagdadi che, a meno di un anno dalla conquista della città irachena di Mosul, continua la sua strategica espansione dal Syraq a tutto il Grande Medio-Oriente, dalla Libia all’Afghanistan dove si contrappone a un’al-Qa’ida che sembra aver ripreso energia proprio con la comparsa del nuovo competitor; un competitor che è alla ricerca di ulteriori basi operative e nuovi alleati: in questo modo Pakistan e Afghanistan sono entrati a pieno titolo nella strategia della violenza dello Stato Islamico che si è imposto nel sub-continente indiano attraverso il brand “ISIS Wilayat Khorasan”.
E dopo la comparsa in Libia, con l’attacco suicida al ‘Corinthia Hotel’ di Tripoli nel mese di gennaio, l’ISIS – nonostante un’ipotesi di smentita – si sarebbe formalmente imposto in Afghanistan attraverso l’azione suicida che, il 18 aprile, ha ucciso 34 persone ferendone altre 125 a Jalalabad, capoluogo della provincia di Nangarhar, nell’est dell’Afghanistan.
Capacità tecnica e volontà offensiva: quale ruolo per gli attacchi suicidi?
Quello a cui assistiamo è un aumento degli attacchi suicidi sui piani quantitativo, qualitativo e geografico. Dalla Libia, all’Afghanistan, gli attacchi suicidi si sono imposti come tecnica vincente, indipendentemente dagli effettivi risultati sul campo di battaglia.
L’aumento della frequenza degli attacchi suicidi e la loro diffusione geografica sono chiari indicatori dell’accresciuta capacità ed esperienza tecnica e della permeabilità dei teatri operativi a gruppi insurrezionali esogeni. Ciò mostra quanto sia maturata nel tempo la consapevolezza dell’utilità di tale tecnica in un’ottica strategica di opposizione e non semplicemente come tattica sul campo di battaglia. In tale quadro si configurerebbe un processo evolutivo del fenomeno giunto ai giorni nostri attraverso un’amplificazione dell’offensiva sempre più spettacolare e strutturata, oltre che capace di adattarsi molto velocemente alle contromisure messe in atto dalle forze di sicurezza.
Successo o fallimento: quali i risultati?
Gli attacchi suicidi hanno confermato di essere una tecnica vincente innanzitutto sul piano mediatico. Anno dopo anno i gruppi di opposizione armata hanno saputo convogliare l’attenzione massmediatica, prima sul conflitto afghano e poi su quello in Syraq, attraverso una razionale regia strategica incentrata su azioni mediaticamente appaganti come gli attacchi suicidi multipli (commando); questo indipendentemente dal risultato «tattico» raggiunto.
In secondo luogo, hanno ottenuto risultati positivi sul piano della funzionalità operativa dove l’approccio razionale dei gruppi di opposizione ottiene come risultato tangibile il cosiddetto «blocco funzionale» (o «stop operativo»): danneggiamento di veicoli e installazioni, ferimento di addetti alla sicurezza, limitazione della capacità di manovra, riduzione del vantaggio tecnologico e del potenziale operativo. I risultati sono tangibili e hanno portato a ottenere, nel periodo 2011-2014, un successo relativo (il blocco funzionale) in media nel 78% dei casi.
I risultati conseguiti a danno delle forze di sicurezza ne confermano la validità; e dunque per questa ragione la tecnica è stata utilizzata e affinata. Inoltre, ciò che si evince da un’analisi complessiva è che i gruppi di opposizione, grazie a un buon livello di information-sharing sono oggi in grado di condividere molto velocemente le nuove tecniche e tattiche.
Stando così le cose, l’impatto della tecnica suicida contribuirà a rendere più onerosa la missione di contrasto all’ISIS e i suoi affiliati?
I risultati sinora ottenuti hanno consentito di adeguare sempre più e sempre meglio gli equipaggiamenti esplosivi alle esigenze di carattere tattico. E, in fatto di aggiornamento e adeguamento, i gruppi di opposizione tendono ad anticipare le forze di sicurezza: aumentare la capacità offensiva e il potenziale distruttivo di un attacco suicida è più veloce ed economico che non progettare veicoli sempre più protetti e pesanti (e costosi).
Se sul piano propriamente militare si può quindi affermare che la rilevanza delle azioni suicide è significativa, è altresì evidente l’efficacia nell’attività di reclutamento degli aspiranti attaccanti. In sintesi:
- a livello strategico gli attacchi suicidi hanno ottenuto l’attenzione dei media regionali e internazionali nel 78% dei casi mentre le azioni multiple/commando hanno ottenuto un’attenzione mediatica pari al 100%.
- a livello operativo gli attacchi hanno causato il blocco funzionale delle forze di sicurezza in sette casi su dieci (73% in media).
- Infine, a livello tattico il successo è pari, nel 2011, al 57% dei casi a fronte di un 36% di atti formalmente fallimentari, mentre il 2014 si è stabilizzato su una percentuale di successo del 54% e di fallimento del 30%.
Gli attacchi suicidi hanno dunque una rilevanza significativa tanto a livello operativo (limitazione della funzionalità operativa delle forze di sicurezza) quanto sul piano mediatico; quest’ultimo sfruttato a fini politico-propagandistici. Si può dunque parlare di strategia politico-militare i cui veri obiettivi consisterebbero prioritariamente in:
- attrarre l’attenzione mediatica al fine di influenzare le opinioni pubbliche, locali e straniere;
- concorrere a imporre una condizione di stress operativo (in particolare attraverso il «blocco funzionale»);
- creare uno stato di insicurezza generale con ripercussioni su opinione pubblica, piano sociale interno e lotta per il potere a livello locale.
Costi contenuti ed effetti immediati e amplificati sono i punti di forza alla base delle spettacolarizzazione della violenza; una tecnica che continuerà a contribuire al raggiungimento di significativi risultati a livello strategico, operativo, e non trascurabili sul piano tattico.
Sul piano qualitativo, il 2014 si è dimostrato essere l’anno dei maggiori risultati ottenuti dai gruppi di opposizione armata attraverso la spettacolarizzazione degli attacchi suicidi: aumento del blocco funzionale, incremento nel numero di uccisi e maggiore attenzione mediatica; rimandando per un opportuno approfondimento all’articolo che verrà pubblicato sul numero 2/2015 di ‘Sicurezza, Terrorismo e Società’, possiamo valutare come altamente probabile già nel breve-medio periodo un’evoluzione incrementale degli attacchi suicidi sia sul piano quantitativo-qualitativo sia su quello geografico.

ISBN 978-88-99468-06-04
Dalla Libia all’Afghanistan: l’ISIS esporta un modello di violenza transnazionale di successo

Dalla Libia all’Afghanistan: l’ISIS esporta un modello di violenza transnazionale di successo

di Claudio Bertolotti

ISBN 978-88-99468-06-04

Claudio Bertolotti ci segnala come l’ISIS si sta espandendo anche in Afghanistan. Per contenerlo,contrastarlo e sconfiggerlo è ormai necessario rendersi conto che si tratta di una minaccia transnazionale e globale. Gli eventi politici, e gli episodi di violenza, che stanno caratterizzando il Medio Oriente e il Nord Africa non devono più essere analizzati come cose tra loro separate, ma come parte di un ampio piano politico basato su distruttivi principi ideologici.
Al contrario di AQIS (al-Qa'ida nel sub-continente indiano), l’ISIS ha iniziato un’efficace opera di penetrazione in Afghanistan attraverso l’affiliazione, la condotta di attività operative e il reclutamento di militanti, anche stranieri. Un recente report delle Nazioni Unite confermerebbe la presenza di migliaia di foreign fighter, provenienti da oltre cento paesi, tra le fila di al-Qa’ida e dell’ISIS o di altri gruppi affiliati; del totale almeno 6.500 sarebbero già operativi in Afghanistan, tra questi alcuni proverrebbero dalla storica organizzazione dell’Islamic Movement of Uzbekistan (IMU) recentemente passata dalla parte dello nascente Stato Islamico di Abu Bakr al-Bagdadi che, a meno di un anno dalla conquista della città irachena di Mosul, continua la sua strategica espansione dal Syraq a tutto il Grande Medio-Oriente, dalla Libia all’Afghanistan dove si contrappone a un’al-Qa’ida che sembra aver ripreso energia proprio con la comparsa del nuovo competitor; un competitor che è alla ricerca di ulteriori basi operative e nuovi alleati: in questo modo Pakistan e Afghanistan sono entrati a pieno titolo nella strategia della violenza dello Stato Islamico che si è imposto nel sub-continente indiano attraverso il brand “ISIS Wilayat Khorasan”.
E dopo la comparsa in Libia, con l’attacco suicida al ‘Corinthia Hotel’ di Tripoli nel mese di gennaio, l’ISIS – nonostante un’ipotesi di smentita – si sarebbe formalmente imposto in Afghanistan attraverso l’azione suicida che, il 18 aprile, ha ucciso 34 persone ferendone altre 125 a Jalalabad, capoluogo della provincia di Nangarhar, nell’est dell’Afghanistan.
Capacità tecnica e volontà offensiva: quale ruolo per gli attacchi suicidi?
Quello a cui assistiamo è un aumento degli attacchi suicidi sui piani quantitativo, qualitativo e geografico. Dalla Libia, all’Afghanistan, gli attacchi suicidi si sono imposti come tecnica vincente, indipendentemente dagli effettivi risultati sul campo di battaglia.
L’aumento della frequenza degli attacchi suicidi e la loro diffusione geografica sono chiari indicatori dell’accresciuta capacità ed esperienza tecnica e della permeabilità dei teatri operativi a gruppi insurrezionali esogeni. Ciò mostra quanto sia maturata nel tempo la consapevolezza dell’utilità di tale tecnica in un’ottica strategica di opposizione e non semplicemente come tattica sul campo di battaglia. In tale quadro si configurerebbe un processo evolutivo del fenomeno giunto ai giorni nostri attraverso un’amplificazione dell’offensiva sempre più spettacolare e strutturata, oltre che capace di adattarsi molto velocemente alle contromisure messe in atto dalle forze di sicurezza.
Successo o fallimento: quali i risultati?
Gli attacchi suicidi hanno confermato di essere una tecnica vincente innanzitutto sul piano mediatico. Anno dopo anno i gruppi di opposizione armata hanno saputo convogliare l’attenzione massmediatica, prima sul conflitto afghano e poi su quello in Syraq, attraverso una razionale regia strategica incentrata su azioni mediaticamente appaganti come gli attacchi suicidi multipli (commando); questo indipendentemente dal risultato «tattico» raggiunto.
In secondo luogo, hanno ottenuto risultati positivi sul piano della funzionalità operativa dove l’approccio razionale dei gruppi di opposizione ottiene come risultato tangibile il cosiddetto «blocco funzionale» (o «stop operativo»): danneggiamento di veicoli e installazioni, ferimento di addetti alla sicurezza, limitazione della capacità di manovra, riduzione del vantaggio tecnologico e del potenziale operativo. I risultati sono tangibili e hanno portato a ottenere, nel periodo 2011-2014, un successo relativo (il blocco funzionale) in media nel 78% dei casi.
I risultati conseguiti a danno delle forze di sicurezza ne confermano la validità; e dunque per questa ragione la tecnica è stata utilizzata e affinata. Inoltre, ciò che si evince da un’analisi complessiva è che i gruppi di opposizione, grazie a un buon livello di information-sharing sono oggi in grado di condividere molto velocemente le nuove tecniche e tattiche.
Stando così le cose, l’impatto della tecnica suicida contribuirà a rendere più onerosa la missione di contrasto all’ISIS e i suoi affiliati?
I risultati sinora ottenuti hanno consentito di adeguare sempre più e sempre meglio gli equipaggiamenti esplosivi alle esigenze di carattere tattico. E, in fatto di aggiornamento e adeguamento, i gruppi di opposizione tendono ad anticipare le forze di sicurezza: aumentare la capacità offensiva e il potenziale distruttivo di un attacco suicida è più veloce ed economico che non progettare veicoli sempre più protetti e pesanti (e costosi).
Se sul piano propriamente militare si può quindi affermare che la rilevanza delle azioni suicide è significativa, è altresì evidente l’efficacia nell’attività di reclutamento degli aspiranti attaccanti. In sintesi:
- a livello strategico gli attacchi suicidi hanno ottenuto l’attenzione dei media regionali e internazionali nel 78% dei casi mentre le azioni multiple/commando hanno ottenuto un’attenzione mediatica pari al 100%.
- a livello operativo gli attacchi hanno causato il blocco funzionale delle forze di sicurezza in sette casi su dieci (73% in media).
- Infine, a livello tattico il successo è pari, nel 2011, al 57% dei casi a fronte di un 36% di atti formalmente fallimentari, mentre il 2014 si è stabilizzato su una percentuale di successo del 54% e di fallimento del 30%.
Gli attacchi suicidi hanno dunque una rilevanza significativa tanto a livello operativo (limitazione della funzionalità operativa delle forze di sicurezza) quanto sul piano mediatico; quest’ultimo sfruttato a fini politico-propagandistici. Si può dunque parlare di strategia politico-militare i cui veri obiettivi consisterebbero prioritariamente in:
- attrarre l’attenzione mediatica al fine di influenzare le opinioni pubbliche, locali e straniere;
- concorrere a imporre una condizione di stress operativo (in particolare attraverso il «blocco funzionale»);
- creare uno stato di insicurezza generale con ripercussioni su opinione pubblica, piano sociale interno e lotta per il potere a livello locale.
Costi contenuti ed effetti immediati e amplificati sono i punti di forza alla base delle spettacolarizzazione della violenza; una tecnica che continuerà a contribuire al raggiungimento di significativi risultati a livello strategico, operativo, e non trascurabili sul piano tattico.
Sul piano qualitativo, il 2014 si è dimostrato essere l’anno dei maggiori risultati ottenuti dai gruppi di opposizione armata attraverso la spettacolarizzazione degli attacchi suicidi: aumento del blocco funzionale, incremento nel numero di uccisi e maggiore attenzione mediatica; rimandando per un opportuno approfondimento all’articolo che verrà pubblicato sul numero 2/2015 di ‘Sicurezza, Terrorismo e Società’, possiamo valutare come altamente probabile già nel breve-medio periodo un’evoluzione incrementale degli attacchi suicidi sia sul piano quantitativo-qualitativo sia su quello geografico.

ISBN 978-88-99468-06-04
Dalla Libia all’Afghanistan: l’ISIS esporta un modello di violenza transnazionale di successo

Dalla Libia all’Afghanistan: l’ISIS esporta un modello di violenza transnazionale di successo

di Claudio Bertolotti

ISBN 978-88-99468-06-04

Claudio Bertolotti ci segnala come l’ISIS si sta espandendo anche in Afghanistan. Per contenerlo,contrastarlo e sconfiggerlo è ormai necessario rendersi conto che si tratta di una minaccia transnazionale e globale. Gli eventi politici, e gli episodi di violenza, che stanno caratterizzando il Medio Oriente e il Nord Africa non devono più essere analizzati come cose tra loro separate, ma come parte di un ampio piano politico basato su distruttivi principi ideologici.
Al contrario di AQIS (al-Qa'ida nel sub-continente indiano), l’ISIS ha iniziato un’efficace opera di penetrazione in Afghanistan attraverso l’affiliazione, la condotta di attività operative e il reclutamento di militanti, anche stranieri. Un recente report delle Nazioni Unite confermerebbe la presenza di migliaia di foreign fighter, provenienti da oltre cento paesi, tra le fila di al-Qa’ida e dell’ISIS o di altri gruppi affiliati; del totale almeno 6.500 sarebbero già operativi in Afghanistan, tra questi alcuni proverrebbero dalla storica organizzazione dell’Islamic Movement of Uzbekistan (IMU) recentemente passata dalla parte dello nascente Stato Islamico di Abu Bakr al-Bagdadi che, a meno di un anno dalla conquista della città irachena di Mosul, continua la sua strategica espansione dal Syraq a tutto il Grande Medio-Oriente, dalla Libia all’Afghanistan dove si contrappone a un’al-Qa’ida che sembra aver ripreso energia proprio con la comparsa del nuovo competitor; un competitor che è alla ricerca di ulteriori basi operative e nuovi alleati: in questo modo Pakistan e Afghanistan sono entrati a pieno titolo nella strategia della violenza dello Stato Islamico che si è imposto nel sub-continente indiano attraverso il brand “ISIS Wilayat Khorasan”.
E dopo la comparsa in Libia, con l’attacco suicida al ‘Corinthia Hotel’ di Tripoli nel mese di gennaio, l’ISIS – nonostante un’ipotesi di smentita – si sarebbe formalmente imposto in Afghanistan attraverso l’azione suicida che, il 18 aprile, ha ucciso 34 persone ferendone altre 125 a Jalalabad, capoluogo della provincia di Nangarhar, nell’est dell’Afghanistan.
Capacità tecnica e volontà offensiva: quale ruolo per gli attacchi suicidi?
Quello a cui assistiamo è un aumento degli attacchi suicidi sui piani quantitativo, qualitativo e geografico. Dalla Libia, all’Afghanistan, gli attacchi suicidi si sono imposti come tecnica vincente, indipendentemente dagli effettivi risultati sul campo di battaglia.
L’aumento della frequenza degli attacchi suicidi e la loro diffusione geografica sono chiari indicatori dell’accresciuta capacità ed esperienza tecnica e della permeabilità dei teatri operativi a gruppi insurrezionali esogeni. Ciò mostra quanto sia maturata nel tempo la consapevolezza dell’utilità di tale tecnica in un’ottica strategica di opposizione e non semplicemente come tattica sul campo di battaglia. In tale quadro si configurerebbe un processo evolutivo del fenomeno giunto ai giorni nostri attraverso un’amplificazione dell’offensiva sempre più spettacolare e strutturata, oltre che capace di adattarsi molto velocemente alle contromisure messe in atto dalle forze di sicurezza.
Successo o fallimento: quali i risultati?
Gli attacchi suicidi hanno confermato di essere una tecnica vincente innanzitutto sul piano mediatico. Anno dopo anno i gruppi di opposizione armata hanno saputo convogliare l’attenzione massmediatica, prima sul conflitto afghano e poi su quello in Syraq, attraverso una razionale regia strategica incentrata su azioni mediaticamente appaganti come gli attacchi suicidi multipli (commando); questo indipendentemente dal risultato «tattico» raggiunto.
In secondo luogo, hanno ottenuto risultati positivi sul piano della funzionalità operativa dove l’approccio razionale dei gruppi di opposizione ottiene come risultato tangibile il cosiddetto «blocco funzionale» (o «stop operativo»): danneggiamento di veicoli e installazioni, ferimento di addetti alla sicurezza, limitazione della capacità di manovra, riduzione del vantaggio tecnologico e del potenziale operativo. I risultati sono tangibili e hanno portato a ottenere, nel periodo 2011-2014, un successo relativo (il blocco funzionale) in media nel 78% dei casi.
I risultati conseguiti a danno delle forze di sicurezza ne confermano la validità; e dunque per questa ragione la tecnica è stata utilizzata e affinata. Inoltre, ciò che si evince da un’analisi complessiva è che i gruppi di opposizione, grazie a un buon livello di information-sharing sono oggi in grado di condividere molto velocemente le nuove tecniche e tattiche.
Stando così le cose, l’impatto della tecnica suicida contribuirà a rendere più onerosa la missione di contrasto all’ISIS e i suoi affiliati?
I risultati sinora ottenuti hanno consentito di adeguare sempre più e sempre meglio gli equipaggiamenti esplosivi alle esigenze di carattere tattico. E, in fatto di aggiornamento e adeguamento, i gruppi di opposizione tendono ad anticipare le forze di sicurezza: aumentare la capacità offensiva e il potenziale distruttivo di un attacco suicida è più veloce ed economico che non progettare veicoli sempre più protetti e pesanti (e costosi).
Se sul piano propriamente militare si può quindi affermare che la rilevanza delle azioni suicide è significativa, è altresì evidente l’efficacia nell’attività di reclutamento degli aspiranti attaccanti. In sintesi:
- a livello strategico gli attacchi suicidi hanno ottenuto l’attenzione dei media regionali e internazionali nel 78% dei casi mentre le azioni multiple/commando hanno ottenuto un’attenzione mediatica pari al 100%.
- a livello operativo gli attacchi hanno causato il blocco funzionale delle forze di sicurezza in sette casi su dieci (73% in media).
- Infine, a livello tattico il successo è pari, nel 2011, al 57% dei casi a fronte di un 36% di atti formalmente fallimentari, mentre il 2014 si è stabilizzato su una percentuale di successo del 54% e di fallimento del 30%.
Gli attacchi suicidi hanno dunque una rilevanza significativa tanto a livello operativo (limitazione della funzionalità operativa delle forze di sicurezza) quanto sul piano mediatico; quest’ultimo sfruttato a fini politico-propagandistici. Si può dunque parlare di strategia politico-militare i cui veri obiettivi consisterebbero prioritariamente in:
- attrarre l’attenzione mediatica al fine di influenzare le opinioni pubbliche, locali e straniere;
- concorrere a imporre una condizione di stress operativo (in particolare attraverso il «blocco funzionale»);
- creare uno stato di insicurezza generale con ripercussioni su opinione pubblica, piano sociale interno e lotta per il potere a livello locale.
Costi contenuti ed effetti immediati e amplificati sono i punti di forza alla base delle spettacolarizzazione della violenza; una tecnica che continuerà a contribuire al raggiungimento di significativi risultati a livello strategico, operativo, e non trascurabili sul piano tattico.
Sul piano qualitativo, il 2014 si è dimostrato essere l’anno dei maggiori risultati ottenuti dai gruppi di opposizione armata attraverso la spettacolarizzazione degli attacchi suicidi: aumento del blocco funzionale, incremento nel numero di uccisi e maggiore attenzione mediatica; rimandando per un opportuno approfondimento all’articolo che verrà pubblicato sul numero 2/2015 di ‘Sicurezza, Terrorismo e Società’, possiamo valutare come altamente probabile già nel breve-medio periodo un’evoluzione incrementale degli attacchi suicidi sia sul piano quantitativo-qualitativo sia su quello geografico.

ISBN 978-88-99468-06-04
Dalla Libia all’Afghanistan: l’ISIS esporta un modello di violenza transnazionale di successo

Dalla Libia all’Afghanistan: l’ISIS esporta un modello di violenza transnazionale di successo

di Claudio Bertolotti

ISBN 978-88-99468-06-04

Claudio Bertolotti ci segnala come l’ISIS si sta espandendo anche in Afghanistan. Per contenerlo,contrastarlo e sconfiggerlo è ormai necessario rendersi conto che si tratta di una minaccia transnazionale e globale. Gli eventi politici, e gli episodi di violenza, che stanno caratterizzando il Medio Oriente e il Nord Africa non devono più essere analizzati come cose tra loro separate, ma come parte di un ampio piano politico basato su distruttivi principi ideologici.
Al contrario di AQIS (al-Qa'ida nel sub-continente indiano), l’ISIS ha iniziato un’efficace opera di penetrazione in Afghanistan attraverso l’affiliazione, la condotta di attività operative e il reclutamento di militanti, anche stranieri. Un recente report delle Nazioni Unite confermerebbe la presenza di migliaia di foreign fighter, provenienti da oltre cento paesi, tra le fila di al-Qa’ida e dell’ISIS o di altri gruppi affiliati; del totale almeno 6.500 sarebbero già operativi in Afghanistan, tra questi alcuni proverrebbero dalla storica organizzazione dell’Islamic Movement of Uzbekistan (IMU) recentemente passata dalla parte dello nascente Stato Islamico di Abu Bakr al-Bagdadi che, a meno di un anno dalla conquista della città irachena di Mosul, continua la sua strategica espansione dal Syraq a tutto il Grande Medio-Oriente, dalla Libia all’Afghanistan dove si contrappone a un’al-Qa’ida che sembra aver ripreso energia proprio con la comparsa del nuovo competitor; un competitor che è alla ricerca di ulteriori basi operative e nuovi alleati: in questo modo Pakistan e Afghanistan sono entrati a pieno titolo nella strategia della violenza dello Stato Islamico che si è imposto nel sub-continente indiano attraverso il brand “ISIS Wilayat Khorasan”.
E dopo la comparsa in Libia, con l’attacco suicida al ‘Corinthia Hotel’ di Tripoli nel mese di gennaio, l’ISIS – nonostante un’ipotesi di smentita – si sarebbe formalmente imposto in Afghanistan attraverso l’azione suicida che, il 18 aprile, ha ucciso 34 persone ferendone altre 125 a Jalalabad, capoluogo della provincia di Nangarhar, nell’est dell’Afghanistan.
Capacità tecnica e volontà offensiva: quale ruolo per gli attacchi suicidi?
Quello a cui assistiamo è un aumento degli attacchi suicidi sui piani quantitativo, qualitativo e geografico. Dalla Libia, all’Afghanistan, gli attacchi suicidi si sono imposti come tecnica vincente, indipendentemente dagli effettivi risultati sul campo di battaglia.
L’aumento della frequenza degli attacchi suicidi e la loro diffusione geografica sono chiari indicatori dell’accresciuta capacità ed esperienza tecnica e della permeabilità dei teatri operativi a gruppi insurrezionali esogeni. Ciò mostra quanto sia maturata nel tempo la consapevolezza dell’utilità di tale tecnica in un’ottica strategica di opposizione e non semplicemente come tattica sul campo di battaglia. In tale quadro si configurerebbe un processo evolutivo del fenomeno giunto ai giorni nostri attraverso un’amplificazione dell’offensiva sempre più spettacolare e strutturata, oltre che capace di adattarsi molto velocemente alle contromisure messe in atto dalle forze di sicurezza.
Successo o fallimento: quali i risultati?
Gli attacchi suicidi hanno confermato di essere una tecnica vincente innanzitutto sul piano mediatico. Anno dopo anno i gruppi di opposizione armata hanno saputo convogliare l’attenzione massmediatica, prima sul conflitto afghano e poi su quello in Syraq, attraverso una razionale regia strategica incentrata su azioni mediaticamente appaganti come gli attacchi suicidi multipli (commando); questo indipendentemente dal risultato «tattico» raggiunto.
In secondo luogo, hanno ottenuto risultati positivi sul piano della funzionalità operativa dove l’approccio razionale dei gruppi di opposizione ottiene come risultato tangibile il cosiddetto «blocco funzionale» (o «stop operativo»): danneggiamento di veicoli e installazioni, ferimento di addetti alla sicurezza, limitazione della capacità di manovra, riduzione del vantaggio tecnologico e del potenziale operativo. I risultati sono tangibili e hanno portato a ottenere, nel periodo 2011-2014, un successo relativo (il blocco funzionale) in media nel 78% dei casi.
I risultati conseguiti a danno delle forze di sicurezza ne confermano la validità; e dunque per questa ragione la tecnica è stata utilizzata e affinata. Inoltre, ciò che si evince da un’analisi complessiva è che i gruppi di opposizione, grazie a un buon livello di information-sharing sono oggi in grado di condividere molto velocemente le nuove tecniche e tattiche.
Stando così le cose, l’impatto della tecnica suicida contribuirà a rendere più onerosa la missione di contrasto all’ISIS e i suoi affiliati?
I risultati sinora ottenuti hanno consentito di adeguare sempre più e sempre meglio gli equipaggiamenti esplosivi alle esigenze di carattere tattico. E, in fatto di aggiornamento e adeguamento, i gruppi di opposizione tendono ad anticipare le forze di sicurezza: aumentare la capacità offensiva e il potenziale distruttivo di un attacco suicida è più veloce ed economico che non progettare veicoli sempre più protetti e pesanti (e costosi).
Se sul piano propriamente militare si può quindi affermare che la rilevanza delle azioni suicide è significativa, è altresì evidente l’efficacia nell’attività di reclutamento degli aspiranti attaccanti. In sintesi:
- a livello strategico gli attacchi suicidi hanno ottenuto l’attenzione dei media regionali e internazionali nel 78% dei casi mentre le azioni multiple/commando hanno ottenuto un’attenzione mediatica pari al 100%.
- a livello operativo gli attacchi hanno causato il blocco funzionale delle forze di sicurezza in sette casi su dieci (73% in media).
- Infine, a livello tattico il successo è pari, nel 2011, al 57% dei casi a fronte di un 36% di atti formalmente fallimentari, mentre il 2014 si è stabilizzato su una percentuale di successo del 54% e di fallimento del 30%.
Gli attacchi suicidi hanno dunque una rilevanza significativa tanto a livello operativo (limitazione della funzionalità operativa delle forze di sicurezza) quanto sul piano mediatico; quest’ultimo sfruttato a fini politico-propagandistici. Si può dunque parlare di strategia politico-militare i cui veri obiettivi consisterebbero prioritariamente in:
- attrarre l’attenzione mediatica al fine di influenzare le opinioni pubbliche, locali e straniere;
- concorrere a imporre una condizione di stress operativo (in particolare attraverso il «blocco funzionale»);
- creare uno stato di insicurezza generale con ripercussioni su opinione pubblica, piano sociale interno e lotta per il potere a livello locale.
Costi contenuti ed effetti immediati e amplificati sono i punti di forza alla base delle spettacolarizzazione della violenza; una tecnica che continuerà a contribuire al raggiungimento di significativi risultati a livello strategico, operativo, e non trascurabili sul piano tattico.
Sul piano qualitativo, il 2014 si è dimostrato essere l’anno dei maggiori risultati ottenuti dai gruppi di opposizione armata attraverso la spettacolarizzazione degli attacchi suicidi: aumento del blocco funzionale, incremento nel numero di uccisi e maggiore attenzione mediatica; rimandando per un opportuno approfondimento all’articolo che verrà pubblicato sul numero 2/2015 di ‘Sicurezza, Terrorismo e Società’, possiamo valutare come altamente probabile già nel breve-medio periodo un’evoluzione incrementale degli attacchi suicidi sia sul piano quantitativo-qualitativo sia su quello geografico.

ISBN 978-88-99468-06-04
Dalla Libia all’Afghanistan: l’ISIS esporta un modello di violenza transnazionale di successo

Dalla Libia all’Afghanistan: l’ISIS esporta un modello di violenza transnazionale di successo

di Claudio Bertolotti

ISBN 978-88-99468-06-04

Claudio Bertolotti ci segnala come l’ISIS si sta espandendo anche in Afghanistan. Per contenerlo,contrastarlo e sconfiggerlo è ormai necessario rendersi conto che si tratta di una minaccia transnazionale e globale. Gli eventi politici, e gli episodi di violenza, che stanno caratterizzando il Medio Oriente e il Nord Africa non devono più essere analizzati come cose tra loro separate, ma come parte di un ampio piano politico basato su distruttivi principi ideologici.
Al contrario di AQIS (al-Qa'ida nel sub-continente indiano), l’ISIS ha iniziato un’efficace opera di penetrazione in Afghanistan attraverso l’affiliazione, la condotta di attività operative e il reclutamento di militanti, anche stranieri. Un recente report delle Nazioni Unite confermerebbe la presenza di migliaia di foreign fighter, provenienti da oltre cento paesi, tra le fila di al-Qa’ida e dell’ISIS o di altri gruppi affiliati; del totale almeno 6.500 sarebbero già operativi in Afghanistan, tra questi alcuni proverrebbero dalla storica organizzazione dell’Islamic Movement of Uzbekistan (IMU) recentemente passata dalla parte dello nascente Stato Islamico di Abu Bakr al-Bagdadi che, a meno di un anno dalla conquista della città irachena di Mosul, continua la sua strategica espansione dal Syraq a tutto il Grande Medio-Oriente, dalla Libia all’Afghanistan dove si contrappone a un’al-Qa’ida che sembra aver ripreso energia proprio con la comparsa del nuovo competitor; un competitor che è alla ricerca di ulteriori basi operative e nuovi alleati: in questo modo Pakistan e Afghanistan sono entrati a pieno titolo nella strategia della violenza dello Stato Islamico che si è imposto nel sub-continente indiano attraverso il brand “ISIS Wilayat Khorasan”.
E dopo la comparsa in Libia, con l’attacco suicida al ‘Corinthia Hotel’ di Tripoli nel mese di gennaio, l’ISIS – nonostante un’ipotesi di smentita – si sarebbe formalmente imposto in Afghanistan attraverso l’azione suicida che, il 18 aprile, ha ucciso 34 persone ferendone altre 125 a Jalalabad, capoluogo della provincia di Nangarhar, nell’est dell’Afghanistan.
Capacità tecnica e volontà offensiva: quale ruolo per gli attacchi suicidi?
Quello a cui assistiamo è un aumento degli attacchi suicidi sui piani quantitativo, qualitativo e geografico. Dalla Libia, all’Afghanistan, gli attacchi suicidi si sono imposti come tecnica vincente, indipendentemente dagli effettivi risultati sul campo di battaglia.
L’aumento della frequenza degli attacchi suicidi e la loro diffusione geografica sono chiari indicatori dell’accresciuta capacità ed esperienza tecnica e della permeabilità dei teatri operativi a gruppi insurrezionali esogeni. Ciò mostra quanto sia maturata nel tempo la consapevolezza dell’utilità di tale tecnica in un’ottica strategica di opposizione e non semplicemente come tattica sul campo di battaglia. In tale quadro si configurerebbe un processo evolutivo del fenomeno giunto ai giorni nostri attraverso un’amplificazione dell’offensiva sempre più spettacolare e strutturata, oltre che capace di adattarsi molto velocemente alle contromisure messe in atto dalle forze di sicurezza.
Successo o fallimento: quali i risultati?
Gli attacchi suicidi hanno confermato di essere una tecnica vincente innanzitutto sul piano mediatico. Anno dopo anno i gruppi di opposizione armata hanno saputo convogliare l’attenzione massmediatica, prima sul conflitto afghano e poi su quello in Syraq, attraverso una razionale regia strategica incentrata su azioni mediaticamente appaganti come gli attacchi suicidi multipli (commando); questo indipendentemente dal risultato «tattico» raggiunto.
In secondo luogo, hanno ottenuto risultati positivi sul piano della funzionalità operativa dove l’approccio razionale dei gruppi di opposizione ottiene come risultato tangibile il cosiddetto «blocco funzionale» (o «stop operativo»): danneggiamento di veicoli e installazioni, ferimento di addetti alla sicurezza, limitazione della capacità di manovra, riduzione del vantaggio tecnologico e del potenziale operativo. I risultati sono tangibili e hanno portato a ottenere, nel periodo 2011-2014, un successo relativo (il blocco funzionale) in media nel 78% dei casi.
I risultati conseguiti a danno delle forze di sicurezza ne confermano la validità; e dunque per questa ragione la tecnica è stata utilizzata e affinata. Inoltre, ciò che si evince da un’analisi complessiva è che i gruppi di opposizione, grazie a un buon livello di information-sharing sono oggi in grado di condividere molto velocemente le nuove tecniche e tattiche.
Stando così le cose, l’impatto della tecnica suicida contribuirà a rendere più onerosa la missione di contrasto all’ISIS e i suoi affiliati?
I risultati sinora ottenuti hanno consentito di adeguare sempre più e sempre meglio gli equipaggiamenti esplosivi alle esigenze di carattere tattico. E, in fatto di aggiornamento e adeguamento, i gruppi di opposizione tendono ad anticipare le forze di sicurezza: aumentare la capacità offensiva e il potenziale distruttivo di un attacco suicida è più veloce ed economico che non progettare veicoli sempre più protetti e pesanti (e costosi).
Se sul piano propriamente militare si può quindi affermare che la rilevanza delle azioni suicide è significativa, è altresì evidente l’efficacia nell’attività di reclutamento degli aspiranti attaccanti. In sintesi:
- a livello strategico gli attacchi suicidi hanno ottenuto l’attenzione dei media regionali e internazionali nel 78% dei casi mentre le azioni multiple/commando hanno ottenuto un’attenzione mediatica pari al 100%.
- a livello operativo gli attacchi hanno causato il blocco funzionale delle forze di sicurezza in sette casi su dieci (73% in media).
- Infine, a livello tattico il successo è pari, nel 2011, al 57% dei casi a fronte di un 36% di atti formalmente fallimentari, mentre il 2014 si è stabilizzato su una percentuale di successo del 54% e di fallimento del 30%.
Gli attacchi suicidi hanno dunque una rilevanza significativa tanto a livello operativo (limitazione della funzionalità operativa delle forze di sicurezza) quanto sul piano mediatico; quest’ultimo sfruttato a fini politico-propagandistici. Si può dunque parlare di strategia politico-militare i cui veri obiettivi consisterebbero prioritariamente in:
- attrarre l’attenzione mediatica al fine di influenzare le opinioni pubbliche, locali e straniere;
- concorrere a imporre una condizione di stress operativo (in particolare attraverso il «blocco funzionale»);
- creare uno stato di insicurezza generale con ripercussioni su opinione pubblica, piano sociale interno e lotta per il potere a livello locale.
Costi contenuti ed effetti immediati e amplificati sono i punti di forza alla base delle spettacolarizzazione della violenza; una tecnica che continuerà a contribuire al raggiungimento di significativi risultati a livello strategico, operativo, e non trascurabili sul piano tattico.
Sul piano qualitativo, il 2014 si è dimostrato essere l’anno dei maggiori risultati ottenuti dai gruppi di opposizione armata attraverso la spettacolarizzazione degli attacchi suicidi: aumento del blocco funzionale, incremento nel numero di uccisi e maggiore attenzione mediatica; rimandando per un opportuno approfondimento all’articolo che verrà pubblicato sul numero 2/2015 di ‘Sicurezza, Terrorismo e Società’, possiamo valutare come altamente probabile già nel breve-medio periodo un’evoluzione incrementale degli attacchi suicidi sia sul piano quantitativo-qualitativo sia su quello geografico.

ISBN 978-88-99468-06-04
Dalla Libia all’Afghanistan: l’ISIS esporta un modello di violenza transnazionale di successo

Dalla Libia all’Afghanistan: l’ISIS esporta un modello di violenza transnazionale di successo

di Claudio Bertolotti

ISBN 978-88-99468-06-04

Claudio Bertolotti ci segnala come l’ISIS si sta espandendo anche in Afghanistan. Per contenerlo,contrastarlo e sconfiggerlo è ormai necessario rendersi conto che si tratta di una minaccia transnazionale e globale. Gli eventi politici, e gli episodi di violenza, che stanno caratterizzando il Medio Oriente e il Nord Africa non devono più essere analizzati come cose tra loro separate, ma come parte di un ampio piano politico basato su distruttivi principi ideologici.
Al contrario di AQIS (al-Qa'ida nel sub-continente indiano), l’ISIS ha iniziato un’efficace opera di penetrazione in Afghanistan attraverso l’affiliazione, la condotta di attività operative e il reclutamento di militanti, anche stranieri. Un recente report delle Nazioni Unite confermerebbe la presenza di migliaia di foreign fighter, provenienti da oltre cento paesi, tra le fila di al-Qa’ida e dell’ISIS o di altri gruppi affiliati; del totale almeno 6.500 sarebbero già operativi in Afghanistan, tra questi alcuni proverrebbero dalla storica organizzazione dell’Islamic Movement of Uzbekistan (IMU) recentemente passata dalla parte dello nascente Stato Islamico di Abu Bakr al-Bagdadi che, a meno di un anno dalla conquista della città irachena di Mosul, continua la sua strategica espansione dal Syraq a tutto il Grande Medio-Oriente, dalla Libia all’Afghanistan dove si contrappone a un’al-Qa’ida che sembra aver ripreso energia proprio con la comparsa del nuovo competitor; un competitor che è alla ricerca di ulteriori basi operative e nuovi alleati: in questo modo Pakistan e Afghanistan sono entrati a pieno titolo nella strategia della violenza dello Stato Islamico che si è imposto nel sub-continente indiano attraverso il brand “ISIS Wilayat Khorasan”.
E dopo la comparsa in Libia, con l’attacco suicida al ‘Corinthia Hotel’ di Tripoli nel mese di gennaio, l’ISIS – nonostante un’ipotesi di smentita – si sarebbe formalmente imposto in Afghanistan attraverso l’azione suicida che, il 18 aprile, ha ucciso 34 persone ferendone altre 125 a Jalalabad, capoluogo della provincia di Nangarhar, nell’est dell’Afghanistan.
Capacità tecnica e volontà offensiva: quale ruolo per gli attacchi suicidi?
Quello a cui assistiamo è un aumento degli attacchi suicidi sui piani quantitativo, qualitativo e geografico. Dalla Libia, all’Afghanistan, gli attacchi suicidi si sono imposti come tecnica vincente, indipendentemente dagli effettivi risultati sul campo di battaglia.
L’aumento della frequenza degli attacchi suicidi e la loro diffusione geografica sono chiari indicatori dell’accresciuta capacità ed esperienza tecnica e della permeabilità dei teatri operativi a gruppi insurrezionali esogeni. Ciò mostra quanto sia maturata nel tempo la consapevolezza dell’utilità di tale tecnica in un’ottica strategica di opposizione e non semplicemente come tattica sul campo di battaglia. In tale quadro si configurerebbe un processo evolutivo del fenomeno giunto ai giorni nostri attraverso un’amplificazione dell’offensiva sempre più spettacolare e strutturata, oltre che capace di adattarsi molto velocemente alle contromisure messe in atto dalle forze di sicurezza.
Successo o fallimento: quali i risultati?
Gli attacchi suicidi hanno confermato di essere una tecnica vincente innanzitutto sul piano mediatico. Anno dopo anno i gruppi di opposizione armata hanno saputo convogliare l’attenzione massmediatica, prima sul conflitto afghano e poi su quello in Syraq, attraverso una razionale regia strategica incentrata su azioni mediaticamente appaganti come gli attacchi suicidi multipli (commando); questo indipendentemente dal risultato «tattico» raggiunto.
In secondo luogo, hanno ottenuto risultati positivi sul piano della funzionalità operativa dove l’approccio razionale dei gruppi di opposizione ottiene come risultato tangibile il cosiddetto «blocco funzionale» (o «stop operativo»): danneggiamento di veicoli e installazioni, ferimento di addetti alla sicurezza, limitazione della capacità di manovra, riduzione del vantaggio tecnologico e del potenziale operativo. I risultati sono tangibili e hanno portato a ottenere, nel periodo 2011-2014, un successo relativo (il blocco funzionale) in media nel 78% dei casi.
I risultati conseguiti a danno delle forze di sicurezza ne confermano la validità; e dunque per questa ragione la tecnica è stata utilizzata e affinata. Inoltre, ciò che si evince da un’analisi complessiva è che i gruppi di opposizione, grazie a un buon livello di information-sharing sono oggi in grado di condividere molto velocemente le nuove tecniche e tattiche.
Stando così le cose, l’impatto della tecnica suicida contribuirà a rendere più onerosa la missione di contrasto all’ISIS e i suoi affiliati?
I risultati sinora ottenuti hanno consentito di adeguare sempre più e sempre meglio gli equipaggiamenti esplosivi alle esigenze di carattere tattico. E, in fatto di aggiornamento e adeguamento, i gruppi di opposizione tendono ad anticipare le forze di sicurezza: aumentare la capacità offensiva e il potenziale distruttivo di un attacco suicida è più veloce ed economico che non progettare veicoli sempre più protetti e pesanti (e costosi).
Se sul piano propriamente militare si può quindi affermare che la rilevanza delle azioni suicide è significativa, è altresì evidente l’efficacia nell’attività di reclutamento degli aspiranti attaccanti. In sintesi:
- a livello strategico gli attacchi suicidi hanno ottenuto l’attenzione dei media regionali e internazionali nel 78% dei casi mentre le azioni multiple/commando hanno ottenuto un’attenzione mediatica pari al 100%.
- a livello operativo gli attacchi hanno causato il blocco funzionale delle forze di sicurezza in sette casi su dieci (73% in media).
- Infine, a livello tattico il successo è pari, nel 2011, al 57% dei casi a fronte di un 36% di atti formalmente fallimentari, mentre il 2014 si è stabilizzato su una percentuale di successo del 54% e di fallimento del 30%.
Gli attacchi suicidi hanno dunque una rilevanza significativa tanto a livello operativo (limitazione della funzionalità operativa delle forze di sicurezza) quanto sul piano mediatico; quest’ultimo sfruttato a fini politico-propagandistici. Si può dunque parlare di strategia politico-militare i cui veri obiettivi consisterebbero prioritariamente in:
- attrarre l’attenzione mediatica al fine di influenzare le opinioni pubbliche, locali e straniere;
- concorrere a imporre una condizione di stress operativo (in particolare attraverso il «blocco funzionale»);
- creare uno stato di insicurezza generale con ripercussioni su opinione pubblica, piano sociale interno e lotta per il potere a livello locale.
Costi contenuti ed effetti immediati e amplificati sono i punti di forza alla base delle spettacolarizzazione della violenza; una tecnica che continuerà a contribuire al raggiungimento di significativi risultati a livello strategico, operativo, e non trascurabili sul piano tattico.
Sul piano qualitativo, il 2014 si è dimostrato essere l’anno dei maggiori risultati ottenuti dai gruppi di opposizione armata attraverso la spettacolarizzazione degli attacchi suicidi: aumento del blocco funzionale, incremento nel numero di uccisi e maggiore attenzione mediatica; rimandando per un opportuno approfondimento all’articolo che verrà pubblicato sul numero 2/2015 di ‘Sicurezza, Terrorismo e Società’, possiamo valutare come altamente probabile già nel breve-medio periodo un’evoluzione incrementale degli attacchi suicidi sia sul piano quantitativo-qualitativo sia su quello geografico.

ISBN 978-88-99468-06-04
Dalla Libia all’Afghanistan: l’ISIS esporta un modello di violenza transnazionale di successo

Dalla Libia all’Afghanistan: l’ISIS esporta un modello di violenza transnazionale di successo

di Claudio Bertolotti

ISBN 978-88-99468-06-04

Claudio Bertolotti ci segnala come l’ISIS si sta espandendo anche in Afghanistan. Per contenerlo,contrastarlo e sconfiggerlo è ormai necessario rendersi conto che si tratta di una minaccia transnazionale e globale. Gli eventi politici, e gli episodi di violenza, che stanno caratterizzando il Medio Oriente e il Nord Africa non devono più essere analizzati come cose tra loro separate, ma come parte di un ampio piano politico basato su distruttivi principi ideologici.
Al contrario di AQIS (al-Qa'ida nel sub-continente indiano), l’ISIS ha iniziato un’efficace opera di penetrazione in Afghanistan attraverso l’affiliazione, la condotta di attività operative e il reclutamento di militanti, anche stranieri. Un recente report delle Nazioni Unite confermerebbe la presenza di migliaia di foreign fighter, provenienti da oltre cento paesi, tra le fila di al-Qa’ida e dell’ISIS o di altri gruppi affiliati; del totale almeno 6.500 sarebbero già operativi in Afghanistan, tra questi alcuni proverrebbero dalla storica organizzazione dell’Islamic Movement of Uzbekistan (IMU) recentemente passata dalla parte dello nascente Stato Islamico di Abu Bakr al-Bagdadi che, a meno di un anno dalla conquista della città irachena di Mosul, continua la sua strategica espansione dal Syraq a tutto il Grande Medio-Oriente, dalla Libia all’Afghanistan dove si contrappone a un’al-Qa’ida che sembra aver ripreso energia proprio con la comparsa del nuovo competitor; un competitor che è alla ricerca di ulteriori basi operative e nuovi alleati: in questo modo Pakistan e Afghanistan sono entrati a pieno titolo nella strategia della violenza dello Stato Islamico che si è imposto nel sub-continente indiano attraverso il brand “ISIS Wilayat Khorasan”.
E dopo la comparsa in Libia, con l’attacco suicida al ‘Corinthia Hotel’ di Tripoli nel mese di gennaio, l’ISIS – nonostante un’ipotesi di smentita – si sarebbe formalmente imposto in Afghanistan attraverso l’azione suicida che, il 18 aprile, ha ucciso 34 persone ferendone altre 125 a Jalalabad, capoluogo della provincia di Nangarhar, nell’est dell’Afghanistan.
Capacità tecnica e volontà offensiva: quale ruolo per gli attacchi suicidi?
Quello a cui assistiamo è un aumento degli attacchi suicidi sui piani quantitativo, qualitativo e geografico. Dalla Libia, all’Afghanistan, gli attacchi suicidi si sono imposti come tecnica vincente, indipendentemente dagli effettivi risultati sul campo di battaglia.
L’aumento della frequenza degli attacchi suicidi e la loro diffusione geografica sono chiari indicatori dell’accresciuta capacità ed esperienza tecnica e della permeabilità dei teatri operativi a gruppi insurrezionali esogeni. Ciò mostra quanto sia maturata nel tempo la consapevolezza dell’utilità di tale tecnica in un’ottica strategica di opposizione e non semplicemente come tattica sul campo di battaglia. In tale quadro si configurerebbe un processo evolutivo del fenomeno giunto ai giorni nostri attraverso un’amplificazione dell’offensiva sempre più spettacolare e strutturata, oltre che capace di adattarsi molto velocemente alle contromisure messe in atto dalle forze di sicurezza.
Successo o fallimento: quali i risultati?
Gli attacchi suicidi hanno confermato di essere una tecnica vincente innanzitutto sul piano mediatico. Anno dopo anno i gruppi di opposizione armata hanno saputo convogliare l’attenzione massmediatica, prima sul conflitto afghano e poi su quello in Syraq, attraverso una razionale regia strategica incentrata su azioni mediaticamente appaganti come gli attacchi suicidi multipli (commando); questo indipendentemente dal risultato «tattico» raggiunto.
In secondo luogo, hanno ottenuto risultati positivi sul piano della funzionalità operativa dove l’approccio razionale dei gruppi di opposizione ottiene come risultato tangibile il cosiddetto «blocco funzionale» (o «stop operativo»): danneggiamento di veicoli e installazioni, ferimento di addetti alla sicurezza, limitazione della capacità di manovra, riduzione del vantaggio tecnologico e del potenziale operativo. I risultati sono tangibili e hanno portato a ottenere, nel periodo 2011-2014, un successo relativo (il blocco funzionale) in media nel 78% dei casi.
I risultati conseguiti a danno delle forze di sicurezza ne confermano la validità; e dunque per questa ragione la tecnica è stata utilizzata e affinata. Inoltre, ciò che si evince da un’analisi complessiva è che i gruppi di opposizione, grazie a un buon livello di information-sharing sono oggi in grado di condividere molto velocemente le nuove tecniche e tattiche.
Stando così le cose, l’impatto della tecnica suicida contribuirà a rendere più onerosa la missione di contrasto all’ISIS e i suoi affiliati?
I risultati sinora ottenuti hanno consentito di adeguare sempre più e sempre meglio gli equipaggiamenti esplosivi alle esigenze di carattere tattico. E, in fatto di aggiornamento e adeguamento, i gruppi di opposizione tendono ad anticipare le forze di sicurezza: aumentare la capacità offensiva e il potenziale distruttivo di un attacco suicida è più veloce ed economico che non progettare veicoli sempre più protetti e pesanti (e costosi).
Se sul piano propriamente militare si può quindi affermare che la rilevanza delle azioni suicide è significativa, è altresì evidente l’efficacia nell’attività di reclutamento degli aspiranti attaccanti. In sintesi:
- a livello strategico gli attacchi suicidi hanno ottenuto l’attenzione dei media regionali e internazionali nel 78% dei casi mentre le azioni multiple/commando hanno ottenuto un’attenzione mediatica pari al 100%.
- a livello operativo gli attacchi hanno causato il blocco funzionale delle forze di sicurezza in sette casi su dieci (73% in media).
- Infine, a livello tattico il successo è pari, nel 2011, al 57% dei casi a fronte di un 36% di atti formalmente fallimentari, mentre il 2014 si è stabilizzato su una percentuale di successo del 54% e di fallimento del 30%.
Gli attacchi suicidi hanno dunque una rilevanza significativa tanto a livello operativo (limitazione della funzionalità operativa delle forze di sicurezza) quanto sul piano mediatico; quest’ultimo sfruttato a fini politico-propagandistici. Si può dunque parlare di strategia politico-militare i cui veri obiettivi consisterebbero prioritariamente in:
- attrarre l’attenzione mediatica al fine di influenzare le opinioni pubbliche, locali e straniere;
- concorrere a imporre una condizione di stress operativo (in particolare attraverso il «blocco funzionale»);
- creare uno stato di insicurezza generale con ripercussioni su opinione pubblica, piano sociale interno e lotta per il potere a livello locale.
Costi contenuti ed effetti immediati e amplificati sono i punti di forza alla base delle spettacolarizzazione della violenza; una tecnica che continuerà a contribuire al raggiungimento di significativi risultati a livello strategico, operativo, e non trascurabili sul piano tattico.
Sul piano qualitativo, il 2014 si è dimostrato essere l’anno dei maggiori risultati ottenuti dai gruppi di opposizione armata attraverso la spettacolarizzazione degli attacchi suicidi: aumento del blocco funzionale, incremento nel numero di uccisi e maggiore attenzione mediatica; rimandando per un opportuno approfondimento all’articolo che verrà pubblicato sul numero 2/2015 di ‘Sicurezza, Terrorismo e Società’, possiamo valutare come altamente probabile già nel breve-medio periodo un’evoluzione incrementale degli attacchi suicidi sia sul piano quantitativo-qualitativo sia su quello geografico.

ISBN 978-88-99468-06-04
Dalla Libia all’Afghanistan: l’ISIS esporta un modello di violenza transnazionale di successo

Dalla Libia all’Afghanistan: l’ISIS esporta un modello di violenza transnazionale di successo

di Claudio Bertolotti

ISBN 978-88-99468-06-04

Claudio Bertolotti ci segnala come l’ISIS si sta espandendo anche in Afghanistan. Per contenerlo,contrastarlo e sconfiggerlo è ormai necessario rendersi conto che si tratta di una minaccia transnazionale e globale. Gli eventi politici, e gli episodi di violenza, che stanno caratterizzando il Medio Oriente e il Nord Africa non devono più essere analizzati come cose tra loro separate, ma come parte di un ampio piano politico basato su distruttivi principi ideologici.
Al contrario di AQIS (al-Qa'ida nel sub-continente indiano), l’ISIS ha iniziato un’efficace opera di penetrazione in Afghanistan attraverso l’affiliazione, la condotta di attività operative e il reclutamento di militanti, anche stranieri. Un recente report delle Nazioni Unite confermerebbe la presenza di migliaia di foreign fighter, provenienti da oltre cento paesi, tra le fila di al-Qa’ida e dell’ISIS o di altri gruppi affiliati; del totale almeno 6.500 sarebbero già operativi in Afghanistan, tra questi alcuni proverrebbero dalla storica organizzazione dell’Islamic Movement of Uzbekistan (IMU) recentemente passata dalla parte dello nascente Stato Islamico di Abu Bakr al-Bagdadi che, a meno di un anno dalla conquista della città irachena di Mosul, continua la sua strategica espansione dal Syraq a tutto il Grande Medio-Oriente, dalla Libia all’Afghanistan dove si contrappone a un’al-Qa’ida che sembra aver ripreso energia proprio con la comparsa del nuovo competitor; un competitor che è alla ricerca di ulteriori basi operative e nuovi alleati: in questo modo Pakistan e Afghanistan sono entrati a pieno titolo nella strategia della violenza dello Stato Islamico che si è imposto nel sub-continente indiano attraverso il brand “ISIS Wilayat Khorasan”.
E dopo la comparsa in Libia, con l’attacco suicida al ‘Corinthia Hotel’ di Tripoli nel mese di gennaio, l’ISIS – nonostante un’ipotesi di smentita – si sarebbe formalmente imposto in Afghanistan attraverso l’azione suicida che, il 18 aprile, ha ucciso 34 persone ferendone altre 125 a Jalalabad, capoluogo della provincia di Nangarhar, nell’est dell’Afghanistan.
Capacità tecnica e volontà offensiva: quale ruolo per gli attacchi suicidi?
Quello a cui assistiamo è un aumento degli attacchi suicidi sui piani quantitativo, qualitativo e geografico. Dalla Libia, all’Afghanistan, gli attacchi suicidi si sono imposti come tecnica vincente, indipendentemente dagli effettivi risultati sul campo di battaglia.
L’aumento della frequenza degli attacchi suicidi e la loro diffusione geografica sono chiari indicatori dell’accresciuta capacità ed esperienza tecnica e della permeabilità dei teatri operativi a gruppi insurrezionali esogeni. Ciò mostra quanto sia maturata nel tempo la consapevolezza dell’utilità di tale tecnica in un’ottica strategica di opposizione e non semplicemente come tattica sul campo di battaglia. In tale quadro si configurerebbe un processo evolutivo del fenomeno giunto ai giorni nostri attraverso un’amplificazione dell’offensiva sempre più spettacolare e strutturata, oltre che capace di adattarsi molto velocemente alle contromisure messe in atto dalle forze di sicurezza.
Successo o fallimento: quali i risultati?
Gli attacchi suicidi hanno confermato di essere una tecnica vincente innanzitutto sul piano mediatico. Anno dopo anno i gruppi di opposizione armata hanno saputo convogliare l’attenzione massmediatica, prima sul conflitto afghano e poi su quello in Syraq, attraverso una razionale regia strategica incentrata su azioni mediaticamente appaganti come gli attacchi suicidi multipli (commando); questo indipendentemente dal risultato «tattico» raggiunto.
In secondo luogo, hanno ottenuto risultati positivi sul piano della funzionalità operativa dove l’approccio razionale dei gruppi di opposizione ottiene come risultato tangibile il cosiddetto «blocco funzionale» (o «stop operativo»): danneggiamento di veicoli e installazioni, ferimento di addetti alla sicurezza, limitazione della capacità di manovra, riduzione del vantaggio tecnologico e del potenziale operativo. I risultati sono tangibili e hanno portato a ottenere, nel periodo 2011-2014, un successo relativo (il blocco funzionale) in media nel 78% dei casi.
I risultati conseguiti a danno delle forze di sicurezza ne confermano la validità; e dunque per questa ragione la tecnica è stata utilizzata e affinata. Inoltre, ciò che si evince da un’analisi complessiva è che i gruppi di opposizione, grazie a un buon livello di information-sharing sono oggi in grado di condividere molto velocemente le nuove tecniche e tattiche.
Stando così le cose, l’impatto della tecnica suicida contribuirà a rendere più onerosa la missione di contrasto all’ISIS e i suoi affiliati?
I risultati sinora ottenuti hanno consentito di adeguare sempre più e sempre meglio gli equipaggiamenti esplosivi alle esigenze di carattere tattico. E, in fatto di aggiornamento e adeguamento, i gruppi di opposizione tendono ad anticipare le forze di sicurezza: aumentare la capacità offensiva e il potenziale distruttivo di un attacco suicida è più veloce ed economico che non progettare veicoli sempre più protetti e pesanti (e costosi).
Se sul piano propriamente militare si può quindi affermare che la rilevanza delle azioni suicide è significativa, è altresì evidente l’efficacia nell’attività di reclutamento degli aspiranti attaccanti. In sintesi:
- a livello strategico gli attacchi suicidi hanno ottenuto l’attenzione dei media regionali e internazionali nel 78% dei casi mentre le azioni multiple/commando hanno ottenuto un’attenzione mediatica pari al 100%.
- a livello operativo gli attacchi hanno causato il blocco funzionale delle forze di sicurezza in sette casi su dieci (73% in media).
- Infine, a livello tattico il successo è pari, nel 2011, al 57% dei casi a fronte di un 36% di atti formalmente fallimentari, mentre il 2014 si è stabilizzato su una percentuale di successo del 54% e di fallimento del 30%.
Gli attacchi suicidi hanno dunque una rilevanza significativa tanto a livello operativo (limitazione della funzionalità operativa delle forze di sicurezza) quanto sul piano mediatico; quest’ultimo sfruttato a fini politico-propagandistici. Si può dunque parlare di strategia politico-militare i cui veri obiettivi consisterebbero prioritariamente in:
- attrarre l’attenzione mediatica al fine di influenzare le opinioni pubbliche, locali e straniere;
- concorrere a imporre una condizione di stress operativo (in particolare attraverso il «blocco funzionale»);
- creare uno stato di insicurezza generale con ripercussioni su opinione pubblica, piano sociale interno e lotta per il potere a livello locale.
Costi contenuti ed effetti immediati e amplificati sono i punti di forza alla base delle spettacolarizzazione della violenza; una tecnica che continuerà a contribuire al raggiungimento di significativi risultati a livello strategico, operativo, e non trascurabili sul piano tattico.
Sul piano qualitativo, il 2014 si è dimostrato essere l’anno dei maggiori risultati ottenuti dai gruppi di opposizione armata attraverso la spettacolarizzazione degli attacchi suicidi: aumento del blocco funzionale, incremento nel numero di uccisi e maggiore attenzione mediatica; rimandando per un opportuno approfondimento all’articolo che verrà pubblicato sul numero 2/2015 di ‘Sicurezza, Terrorismo e Società’, possiamo valutare come altamente probabile già nel breve-medio periodo un’evoluzione incrementale degli attacchi suicidi sia sul piano quantitativo-qualitativo sia su quello geografico.

ISBN 978-88-99468-06-04
Dalla Libia all’Afghanistan: l’ISIS esporta un modello di violenza transnazionale di successo

Dalla Libia all’Afghanistan: l’ISIS esporta un modello di violenza transnazionale di successo

di Claudio Bertolotti

ISBN 978-88-99468-06-04

Claudio Bertolotti ci segnala come l’ISIS si sta espandendo anche in Afghanistan. Per contenerlo,contrastarlo e sconfiggerlo è ormai necessario rendersi conto che si tratta di una minaccia transnazionale e globale. Gli eventi politici, e gli episodi di violenza, che stanno caratterizzando il Medio Oriente e il Nord Africa non devono più essere analizzati come cose tra loro separate, ma come parte di un ampio piano politico basato su distruttivi principi ideologici.
Al contrario di AQIS (al-Qa'ida nel sub-continente indiano), l’ISIS ha iniziato un’efficace opera di penetrazione in Afghanistan attraverso l’affiliazione, la condotta di attività operative e il reclutamento di militanti, anche stranieri. Un recente report delle Nazioni Unite confermerebbe la presenza di migliaia di foreign fighter, provenienti da oltre cento paesi, tra le fila di al-Qa’ida e dell’ISIS o di altri gruppi affiliati; del totale almeno 6.500 sarebbero già operativi in Afghanistan, tra questi alcuni proverrebbero dalla storica organizzazione dell’Islamic Movement of Uzbekistan (IMU) recentemente passata dalla parte dello nascente Stato Islamico di Abu Bakr al-Bagdadi che, a meno di un anno dalla conquista della città irachena di Mosul, continua la sua strategica espansione dal Syraq a tutto il Grande Medio-Oriente, dalla Libia all’Afghanistan dove si contrappone a un’al-Qa’ida che sembra aver ripreso energia proprio con la comparsa del nuovo competitor; un competitor che è alla ricerca di ulteriori basi operative e nuovi alleati: in questo modo Pakistan e Afghanistan sono entrati a pieno titolo nella strategia della violenza dello Stato Islamico che si è imposto nel sub-continente indiano attraverso il brand “ISIS Wilayat Khorasan”.
E dopo la comparsa in Libia, con l’attacco suicida al ‘Corinthia Hotel’ di Tripoli nel mese di gennaio, l’ISIS – nonostante un’ipotesi di smentita – si sarebbe formalmente imposto in Afghanistan attraverso l’azione suicida che, il 18 aprile, ha ucciso 34 persone ferendone altre 125 a Jalalabad, capoluogo della provincia di Nangarhar, nell’est dell’Afghanistan.
Capacità tecnica e volontà offensiva: quale ruolo per gli attacchi suicidi?
Quello a cui assistiamo è un aumento degli attacchi suicidi sui piani quantitativo, qualitativo e geografico. Dalla Libia, all’Afghanistan, gli attacchi suicidi si sono imposti come tecnica vincente, indipendentemente dagli effettivi risultati sul campo di battaglia.
L’aumento della frequenza degli attacchi suicidi e la loro diffusione geografica sono chiari indicatori dell’accresciuta capacità ed esperienza tecnica e della permeabilità dei teatri operativi a gruppi insurrezionali esogeni. Ciò mostra quanto sia maturata nel tempo la consapevolezza dell’utilità di tale tecnica in un’ottica strategica di opposizione e non semplicemente come tattica sul campo di battaglia. In tale quadro si configurerebbe un processo evolutivo del fenomeno giunto ai giorni nostri attraverso un’amplificazione dell’offensiva sempre più spettacolare e strutturata, oltre che capace di adattarsi molto velocemente alle contromisure messe in atto dalle forze di sicurezza.
Successo o fallimento: quali i risultati?
Gli attacchi suicidi hanno confermato di essere una tecnica vincente innanzitutto sul piano mediatico. Anno dopo anno i gruppi di opposizione armata hanno saputo convogliare l’attenzione massmediatica, prima sul conflitto afghano e poi su quello in Syraq, attraverso una razionale regia strategica incentrata su azioni mediaticamente appaganti come gli attacchi suicidi multipli (commando); questo indipendentemente dal risultato «tattico» raggiunto.
In secondo luogo, hanno ottenuto risultati positivi sul piano della funzionalità operativa dove l’approccio razionale dei gruppi di opposizione ottiene come risultato tangibile il cosiddetto «blocco funzionale» (o «stop operativo»): danneggiamento di veicoli e installazioni, ferimento di addetti alla sicurezza, limitazione della capacità di manovra, riduzione del vantaggio tecnologico e del potenziale operativo. I risultati sono tangibili e hanno portato a ottenere, nel periodo 2011-2014, un successo relativo (il blocco funzionale) in media nel 78% dei casi.
I risultati conseguiti a danno delle forze di sicurezza ne confermano la validità; e dunque per questa ragione la tecnica è stata utilizzata e affinata. Inoltre, ciò che si evince da un’analisi complessiva è che i gruppi di opposizione, grazie a un buon livello di information-sharing sono oggi in grado di condividere molto velocemente le nuove tecniche e tattiche.
Stando così le cose, l’impatto della tecnica suicida contribuirà a rendere più onerosa la missione di contrasto all’ISIS e i suoi affiliati?
I risultati sinora ottenuti hanno consentito di adeguare sempre più e sempre meglio gli equipaggiamenti esplosivi alle esigenze di carattere tattico. E, in fatto di aggiornamento e adeguamento, i gruppi di opposizione tendono ad anticipare le forze di sicurezza: aumentare la capacità offensiva e il potenziale distruttivo di un attacco suicida è più veloce ed economico che non progettare veicoli sempre più protetti e pesanti (e costosi).
Se sul piano propriamente militare si può quindi affermare che la rilevanza delle azioni suicide è significativa, è altresì evidente l’efficacia nell’attività di reclutamento degli aspiranti attaccanti. In sintesi:
- a livello strategico gli attacchi suicidi hanno ottenuto l’attenzione dei media regionali e internazionali nel 78% dei casi mentre le azioni multiple/commando hanno ottenuto un’attenzione mediatica pari al 100%.
- a livello operativo gli attacchi hanno causato il blocco funzionale delle forze di sicurezza in sette casi su dieci (73% in media).
- Infine, a livello tattico il successo è pari, nel 2011, al 57% dei casi a fronte di un 36% di atti formalmente fallimentari, mentre il 2014 si è stabilizzato su una percentuale di successo del 54% e di fallimento del 30%.
Gli attacchi suicidi hanno dunque una rilevanza significativa tanto a livello operativo (limitazione della funzionalità operativa delle forze di sicurezza) quanto sul piano mediatico; quest’ultimo sfruttato a fini politico-propagandistici. Si può dunque parlare di strategia politico-militare i cui veri obiettivi consisterebbero prioritariamente in:
- attrarre l’attenzione mediatica al fine di influenzare le opinioni pubbliche, locali e straniere;
- concorrere a imporre una condizione di stress operativo (in particolare attraverso il «blocco funzionale»);
- creare uno stato di insicurezza generale con ripercussioni su opinione pubblica, piano sociale interno e lotta per il potere a livello locale.
Costi contenuti ed effetti immediati e amplificati sono i punti di forza alla base delle spettacolarizzazione della violenza; una tecnica che continuerà a contribuire al raggiungimento di significativi risultati a livello strategico, operativo, e non trascurabili sul piano tattico.
Sul piano qualitativo, il 2014 si è dimostrato essere l’anno dei maggiori risultati ottenuti dai gruppi di opposizione armata attraverso la spettacolarizzazione degli attacchi suicidi: aumento del blocco funzionale, incremento nel numero di uccisi e maggiore attenzione mediatica; rimandando per un opportuno approfondimento all’articolo che verrà pubblicato sul numero 2/2015 di ‘Sicurezza, Terrorismo e Società’, possiamo valutare come altamente probabile già nel breve-medio periodo un’evoluzione incrementale degli attacchi suicidi sia sul piano quantitativo-qualitativo sia su quello geografico.

ISBN 978-88-99468-06-04
Dalla Libia all’Afghanistan: l’ISIS esporta un modello di violenza transnazionale di successo

Dalla Libia all’Afghanistan: l’ISIS esporta un modello di violenza transnazionale di successo

di Claudio Bertolotti

ISBN 978-88-99468-06-04

Claudio Bertolotti ci segnala come l’ISIS si sta espandendo anche in Afghanistan. Per contenerlo,contrastarlo e sconfiggerlo è ormai necessario rendersi conto che si tratta di una minaccia transnazionale e globale. Gli eventi politici, e gli episodi di violenza, che stanno caratterizzando il Medio Oriente e il Nord Africa non devono più essere analizzati come cose tra loro separate, ma come parte di un ampio piano politico basato su distruttivi principi ideologici.
Al contrario di AQIS (al-Qa'ida nel sub-continente indiano), l’ISIS ha iniziato un’efficace opera di penetrazione in Afghanistan attraverso l’affiliazione, la condotta di attività operative e il reclutamento di militanti, anche stranieri. Un recente report delle Nazioni Unite confermerebbe la presenza di migliaia di foreign fighter, provenienti da oltre cento paesi, tra le fila di al-Qa’ida e dell’ISIS o di altri gruppi affiliati; del totale almeno 6.500 sarebbero già operativi in Afghanistan, tra questi alcuni proverrebbero dalla storica organizzazione dell’Islamic Movement of Uzbekistan (IMU) recentemente passata dalla parte dello nascente Stato Islamico di Abu Bakr al-Bagdadi che, a meno di un anno dalla conquista della città irachena di Mosul, continua la sua strategica espansione dal Syraq a tutto il Grande Medio-Oriente, dalla Libia all’Afghanistan dove si contrappone a un’al-Qa’ida che sembra aver ripreso energia proprio con la comparsa del nuovo competitor; un competitor che è alla ricerca di ulteriori basi operative e nuovi alleati: in questo modo Pakistan e Afghanistan sono entrati a pieno titolo nella strategia della violenza dello Stato Islamico che si è imposto nel sub-continente indiano attraverso il brand “ISIS Wilayat Khorasan”.
E dopo la comparsa in Libia, con l’attacco suicida al ‘Corinthia Hotel’ di Tripoli nel mese di gennaio, l’ISIS – nonostante un’ipotesi di smentita – si sarebbe formalmente imposto in Afghanistan attraverso l’azione suicida che, il 18 aprile, ha ucciso 34 persone ferendone altre 125 a Jalalabad, capoluogo della provincia di Nangarhar, nell’est dell’Afghanistan.
Capacità tecnica e volontà offensiva: quale ruolo per gli attacchi suicidi?
Quello a cui assistiamo è un aumento degli attacchi suicidi sui piani quantitativo, qualitativo e geografico. Dalla Libia, all’Afghanistan, gli attacchi suicidi si sono imposti come tecnica vincente, indipendentemente dagli effettivi risultati sul campo di battaglia.
L’aumento della frequenza degli attacchi suicidi e la loro diffusione geografica sono chiari indicatori dell’accresciuta capacità ed esperienza tecnica e della permeabilità dei teatri operativi a gruppi insurrezionali esogeni. Ciò mostra quanto sia maturata nel tempo la consapevolezza dell’utilità di tale tecnica in un’ottica strategica di opposizione e non semplicemente come tattica sul campo di battaglia. In tale quadro si configurerebbe un processo evolutivo del fenomeno giunto ai giorni nostri attraverso un’amplificazione dell’offensiva sempre più spettacolare e strutturata, oltre che capace di adattarsi molto velocemente alle contromisure messe in atto dalle forze di sicurezza.
Successo o fallimento: quali i risultati?
Gli attacchi suicidi hanno confermato di essere una tecnica vincente innanzitutto sul piano mediatico. Anno dopo anno i gruppi di opposizione armata hanno saputo convogliare l’attenzione massmediatica, prima sul conflitto afghano e poi su quello in Syraq, attraverso una razionale regia strategica incentrata su azioni mediaticamente appaganti come gli attacchi suicidi multipli (commando); questo indipendentemente dal risultato «tattico» raggiunto.
In secondo luogo, hanno ottenuto risultati positivi sul piano della funzionalità operativa dove l’approccio razionale dei gruppi di opposizione ottiene come risultato tangibile il cosiddetto «blocco funzionale» (o «stop operativo»): danneggiamento di veicoli e installazioni, ferimento di addetti alla sicurezza, limitazione della capacità di manovra, riduzione del vantaggio tecnologico e del potenziale operativo. I risultati sono tangibili e hanno portato a ottenere, nel periodo 2011-2014, un successo relativo (il blocco funzionale) in media nel 78% dei casi.
I risultati conseguiti a danno delle forze di sicurezza ne confermano la validità; e dunque per questa ragione la tecnica è stata utilizzata e affinata. Inoltre, ciò che si evince da un’analisi complessiva è che i gruppi di opposizione, grazie a un buon livello di information-sharing sono oggi in grado di condividere molto velocemente le nuove tecniche e tattiche.
Stando così le cose, l’impatto della tecnica suicida contribuirà a rendere più onerosa la missione di contrasto all’ISIS e i suoi affiliati?
I risultati sinora ottenuti hanno consentito di adeguare sempre più e sempre meglio gli equipaggiamenti esplosivi alle esigenze di carattere tattico. E, in fatto di aggiornamento e adeguamento, i gruppi di opposizione tendono ad anticipare le forze di sicurezza: aumentare la capacità offensiva e il potenziale distruttivo di un attacco suicida è più veloce ed economico che non progettare veicoli sempre più protetti e pesanti (e costosi).
Se sul piano propriamente militare si può quindi affermare che la rilevanza delle azioni suicide è significativa, è altresì evidente l’efficacia nell’attività di reclutamento degli aspiranti attaccanti. In sintesi:
- a livello strategico gli attacchi suicidi hanno ottenuto l’attenzione dei media regionali e internazionali nel 78% dei casi mentre le azioni multiple/commando hanno ottenuto un’attenzione mediatica pari al 100%.
- a livello operativo gli attacchi hanno causato il blocco funzionale delle forze di sicurezza in sette casi su dieci (73% in media).
- Infine, a livello tattico il successo è pari, nel 2011, al 57% dei casi a fronte di un 36% di atti formalmente fallimentari, mentre il 2014 si è stabilizzato su una percentuale di successo del 54% e di fallimento del 30%.
Gli attacchi suicidi hanno dunque una rilevanza significativa tanto a livello operativo (limitazione della funzionalità operativa delle forze di sicurezza) quanto sul piano mediatico; quest’ultimo sfruttato a fini politico-propagandistici. Si può dunque parlare di strategia politico-militare i cui veri obiettivi consisterebbero prioritariamente in:
- attrarre l’attenzione mediatica al fine di influenzare le opinioni pubbliche, locali e straniere;
- concorrere a imporre una condizione di stress operativo (in particolare attraverso il «blocco funzionale»);
- creare uno stato di insicurezza generale con ripercussioni su opinione pubblica, piano sociale interno e lotta per il potere a livello locale.
Costi contenuti ed effetti immediati e amplificati sono i punti di forza alla base delle spettacolarizzazione della violenza; una tecnica che continuerà a contribuire al raggiungimento di significativi risultati a livello strategico, operativo, e non trascurabili sul piano tattico.
Sul piano qualitativo, il 2014 si è dimostrato essere l’anno dei maggiori risultati ottenuti dai gruppi di opposizione armata attraverso la spettacolarizzazione degli attacchi suicidi: aumento del blocco funzionale, incremento nel numero di uccisi e maggiore attenzione mediatica; rimandando per un opportuno approfondimento all’articolo che verrà pubblicato sul numero 2/2015 di ‘Sicurezza, Terrorismo e Società’, possiamo valutare come altamente probabile già nel breve-medio periodo un’evoluzione incrementale degli attacchi suicidi sia sul piano quantitativo-qualitativo sia su quello geografico.

ISBN 978-88-99468-06-04
Dalla Libia all’Afghanistan: l’ISIS esporta un modello di violenza transnazionale di successo

Dalla Libia all’Afghanistan: l’ISIS esporta un modello di violenza transnazionale di successo

di Claudio Bertolotti

ISBN 978-88-99468-06-04

Claudio Bertolotti ci segnala come l’ISIS si sta espandendo anche in Afghanistan. Per contenerlo,contrastarlo e sconfiggerlo è ormai necessario rendersi conto che si tratta di una minaccia transnazionale e globale. Gli eventi politici, e gli episodi di violenza, che stanno caratterizzando il Medio Oriente e il Nord Africa non devono più essere analizzati come cose tra loro separate, ma come parte di un ampio piano politico basato su distruttivi principi ideologici.
Al contrario di AQIS (al-Qa'ida nel sub-continente indiano), l’ISIS ha iniziato un’efficace opera di penetrazione in Afghanistan attraverso l’affiliazione, la condotta di attività operative e il reclutamento di militanti, anche stranieri. Un recente report delle Nazioni Unite confermerebbe la presenza di migliaia di foreign fighter, provenienti da oltre cento paesi, tra le fila di al-Qa’ida e dell’ISIS o di altri gruppi affiliati; del totale almeno 6.500 sarebbero già operativi in Afghanistan, tra questi alcuni proverrebbero dalla storica organizzazione dell’Islamic Movement of Uzbekistan (IMU) recentemente passata dalla parte dello nascente Stato Islamico di Abu Bakr al-Bagdadi che, a meno di un anno dalla conquista della città irachena di Mosul, continua la sua strategica espansione dal Syraq a tutto il Grande Medio-Oriente, dalla Libia all’Afghanistan dove si contrappone a un’al-Qa’ida che sembra aver ripreso energia proprio con la comparsa del nuovo competitor; un competitor che è alla ricerca di ulteriori basi operative e nuovi alleati: in questo modo Pakistan e Afghanistan sono entrati a pieno titolo nella strategia della violenza dello Stato Islamico che si è imposto nel sub-continente indiano attraverso il brand “ISIS Wilayat Khorasan”.
E dopo la comparsa in Libia, con l’attacco suicida al ‘Corinthia Hotel’ di Tripoli nel mese di gennaio, l’ISIS – nonostante un’ipotesi di smentita – si sarebbe formalmente imposto in Afghanistan attraverso l’azione suicida che, il 18 aprile, ha ucciso 34 persone ferendone altre 125 a Jalalabad, capoluogo della provincia di Nangarhar, nell’est dell’Afghanistan.
Capacità tecnica e volontà offensiva: quale ruolo per gli attacchi suicidi?
Quello a cui assistiamo è un aumento degli attacchi suicidi sui piani quantitativo, qualitativo e geografico. Dalla Libia, all’Afghanistan, gli attacchi suicidi si sono imposti come tecnica vincente, indipendentemente dagli effettivi risultati sul campo di battaglia.
L’aumento della frequenza degli attacchi suicidi e la loro diffusione geografica sono chiari indicatori dell’accresciuta capacità ed esperienza tecnica e della permeabilità dei teatri operativi a gruppi insurrezionali esogeni. Ciò mostra quanto sia maturata nel tempo la consapevolezza dell’utilità di tale tecnica in un’ottica strategica di opposizione e non semplicemente come tattica sul campo di battaglia. In tale quadro si configurerebbe un processo evolutivo del fenomeno giunto ai giorni nostri attraverso un’amplificazione dell’offensiva sempre più spettacolare e strutturata, oltre che capace di adattarsi molto velocemente alle contromisure messe in atto dalle forze di sicurezza.
Successo o fallimento: quali i risultati?
Gli attacchi suicidi hanno confermato di essere una tecnica vincente innanzitutto sul piano mediatico. Anno dopo anno i gruppi di opposizione armata hanno saputo convogliare l’attenzione massmediatica, prima sul conflitto afghano e poi su quello in Syraq, attraverso una razionale regia strategica incentrata su azioni mediaticamente appaganti come gli attacchi suicidi multipli (commando); questo indipendentemente dal risultato «tattico» raggiunto.
In secondo luogo, hanno ottenuto risultati positivi sul piano della funzionalità operativa dove l’approccio razionale dei gruppi di opposizione ottiene come risultato tangibile il cosiddetto «blocco funzionale» (o «stop operativo»): danneggiamento di veicoli e installazioni, ferimento di addetti alla sicurezza, limitazione della capacità di manovra, riduzione del vantaggio tecnologico e del potenziale operativo. I risultati sono tangibili e hanno portato a ottenere, nel periodo 2011-2014, un successo relativo (il blocco funzionale) in media nel 78% dei casi.
I risultati conseguiti a danno delle forze di sicurezza ne confermano la validità; e dunque per questa ragione la tecnica è stata utilizzata e affinata. Inoltre, ciò che si evince da un’analisi complessiva è che i gruppi di opposizione, grazie a un buon livello di information-sharing sono oggi in grado di condividere molto velocemente le nuove tecniche e tattiche.
Stando così le cose, l’impatto della tecnica suicida contribuirà a rendere più onerosa la missione di contrasto all’ISIS e i suoi affiliati?
I risultati sinora ottenuti hanno consentito di adeguare sempre più e sempre meglio gli equipaggiamenti esplosivi alle esigenze di carattere tattico. E, in fatto di aggiornamento e adeguamento, i gruppi di opposizione tendono ad anticipare le forze di sicurezza: aumentare la capacità offensiva e il potenziale distruttivo di un attacco suicida è più veloce ed economico che non progettare veicoli sempre più protetti e pesanti (e costosi).
Se sul piano propriamente militare si può quindi affermare che la rilevanza delle azioni suicide è significativa, è altresì evidente l’efficacia nell’attività di reclutamento degli aspiranti attaccanti. In sintesi:
- a livello strategico gli attacchi suicidi hanno ottenuto l’attenzione dei media regionali e internazionali nel 78% dei casi mentre le azioni multiple/commando hanno ottenuto un’attenzione mediatica pari al 100%.
- a livello operativo gli attacchi hanno causato il blocco funzionale delle forze di sicurezza in sette casi su dieci (73% in media).
- Infine, a livello tattico il successo è pari, nel 2011, al 57% dei casi a fronte di un 36% di atti formalmente fallimentari, mentre il 2014 si è stabilizzato su una percentuale di successo del 54% e di fallimento del 30%.
Gli attacchi suicidi hanno dunque una rilevanza significativa tanto a livello operativo (limitazione della funzionalità operativa delle forze di sicurezza) quanto sul piano mediatico; quest’ultimo sfruttato a fini politico-propagandistici. Si può dunque parlare di strategia politico-militare i cui veri obiettivi consisterebbero prioritariamente in:
- attrarre l’attenzione mediatica al fine di influenzare le opinioni pubbliche, locali e straniere;
- concorrere a imporre una condizione di stress operativo (in particolare attraverso il «blocco funzionale»);
- creare uno stato di insicurezza generale con ripercussioni su opinione pubblica, piano sociale interno e lotta per il potere a livello locale.
Costi contenuti ed effetti immediati e amplificati sono i punti di forza alla base delle spettacolarizzazione della violenza; una tecnica che continuerà a contribuire al raggiungimento di significativi risultati a livello strategico, operativo, e non trascurabili sul piano tattico.
Sul piano qualitativo, il 2014 si è dimostrato essere l’anno dei maggiori risultati ottenuti dai gruppi di opposizione armata attraverso la spettacolarizzazione degli attacchi suicidi: aumento del blocco funzionale, incremento nel numero di uccisi e maggiore attenzione mediatica; rimandando per un opportuno approfondimento all’articolo che verrà pubblicato sul numero 2/2015 di ‘Sicurezza, Terrorismo e Società’, possiamo valutare come altamente probabile già nel breve-medio periodo un’evoluzione incrementale degli attacchi suicidi sia sul piano quantitativo-qualitativo sia su quello geografico.

ISBN 978-88-99468-06-04
Dalla Libia all’Afghanistan: l’ISIS esporta un modello di violenza transnazionale di successo

Dalla Libia all’Afghanistan: l’ISIS esporta un modello di violenza transnazionale di successo

di Claudio Bertolotti

ISBN 978-88-99468-06-04

Claudio Bertolotti ci segnala come l’ISIS si sta espandendo anche in Afghanistan. Per contenerlo,contrastarlo e sconfiggerlo è ormai necessario rendersi conto che si tratta di una minaccia transnazionale e globale. Gli eventi politici, e gli episodi di violenza, che stanno caratterizzando il Medio Oriente e il Nord Africa non devono più essere analizzati come cose tra loro separate, ma come parte di un ampio piano politico basato su distruttivi principi ideologici.
Al contrario di AQIS (al-Qa'ida nel sub-continente indiano), l’ISIS ha iniziato un’efficace opera di penetrazione in Afghanistan attraverso l’affiliazione, la condotta di attività operative e il reclutamento di militanti, anche stranieri. Un recente report delle Nazioni Unite confermerebbe la presenza di migliaia di foreign fighter, provenienti da oltre cento paesi, tra le fila di al-Qa’ida e dell’ISIS o di altri gruppi affiliati; del totale almeno 6.500 sarebbero già operativi in Afghanistan, tra questi alcuni proverrebbero dalla storica organizzazione dell’Islamic Movement of Uzbekistan (IMU) recentemente passata dalla parte dello nascente Stato Islamico di Abu Bakr al-Bagdadi che, a meno di un anno dalla conquista della città irachena di Mosul, continua la sua strategica espansione dal Syraq a tutto il Grande Medio-Oriente, dalla Libia all’Afghanistan dove si contrappone a un’al-Qa’ida che sembra aver ripreso energia proprio con la comparsa del nuovo competitor; un competitor che è alla ricerca di ulteriori basi operative e nuovi alleati: in questo modo Pakistan e Afghanistan sono entrati a pieno titolo nella strategia della violenza dello Stato Islamico che si è imposto nel sub-continente indiano attraverso il brand “ISIS Wilayat Khorasan”.
E dopo la comparsa in Libia, con l’attacco suicida al ‘Corinthia Hotel’ di Tripoli nel mese di gennaio, l’ISIS – nonostante un’ipotesi di smentita – si sarebbe formalmente imposto in Afghanistan attraverso l’azione suicida che, il 18 aprile, ha ucciso 34 persone ferendone altre 125 a Jalalabad, capoluogo della provincia di Nangarhar, nell’est dell’Afghanistan.
Capacità tecnica e volontà offensiva: quale ruolo per gli attacchi suicidi?
Quello a cui assistiamo è un aumento degli attacchi suicidi sui piani quantitativo, qualitativo e geografico. Dalla Libia, all’Afghanistan, gli attacchi suicidi si sono imposti come tecnica vincente, indipendentemente dagli effettivi risultati sul campo di battaglia.
L’aumento della frequenza degli attacchi suicidi e la loro diffusione geografica sono chiari indicatori dell’accresciuta capacità ed esperienza tecnica e della permeabilità dei teatri operativi a gruppi insurrezionali esogeni. Ciò mostra quanto sia maturata nel tempo la consapevolezza dell’utilità di tale tecnica in un’ottica strategica di opposizione e non semplicemente come tattica sul campo di battaglia. In tale quadro si configurerebbe un processo evolutivo del fenomeno giunto ai giorni nostri attraverso un’amplificazione dell’offensiva sempre più spettacolare e strutturata, oltre che capace di adattarsi molto velocemente alle contromisure messe in atto dalle forze di sicurezza.
Successo o fallimento: quali i risultati?
Gli attacchi suicidi hanno confermato di essere una tecnica vincente innanzitutto sul piano mediatico. Anno dopo anno i gruppi di opposizione armata hanno saputo convogliare l’attenzione massmediatica, prima sul conflitto afghano e poi su quello in Syraq, attraverso una razionale regia strategica incentrata su azioni mediaticamente appaganti come gli attacchi suicidi multipli (commando); questo indipendentemente dal risultato «tattico» raggiunto.
In secondo luogo, hanno ottenuto risultati positivi sul piano della funzionalità operativa dove l’approccio razionale dei gruppi di opposizione ottiene come risultato tangibile il cosiddetto «blocco funzionale» (o «stop operativo»): danneggiamento di veicoli e installazioni, ferimento di addetti alla sicurezza, limitazione della capacità di manovra, riduzione del vantaggio tecnologico e del potenziale operativo. I risultati sono tangibili e hanno portato a ottenere, nel periodo 2011-2014, un successo relativo (il blocco funzionale) in media nel 78% dei casi.
I risultati conseguiti a danno delle forze di sicurezza ne confermano la validità; e dunque per questa ragione la tecnica è stata utilizzata e affinata. Inoltre, ciò che si evince da un’analisi complessiva è che i gruppi di opposizione, grazie a un buon livello di information-sharing sono oggi in grado di condividere molto velocemente le nuove tecniche e tattiche.
Stando così le cose, l’impatto della tecnica suicida contribuirà a rendere più onerosa la missione di contrasto all’ISIS e i suoi affiliati?
I risultati sinora ottenuti hanno consentito di adeguare sempre più e sempre meglio gli equipaggiamenti esplosivi alle esigenze di carattere tattico. E, in fatto di aggiornamento e adeguamento, i gruppi di opposizione tendono ad anticipare le forze di sicurezza: aumentare la capacità offensiva e il potenziale distruttivo di un attacco suicida è più veloce ed economico che non progettare veicoli sempre più protetti e pesanti (e costosi).
Se sul piano propriamente militare si può quindi affermare che la rilevanza delle azioni suicide è significativa, è altresì evidente l’efficacia nell’attività di reclutamento degli aspiranti attaccanti. In sintesi:
- a livello strategico gli attacchi suicidi hanno ottenuto l’attenzione dei media regionali e internazionali nel 78% dei casi mentre le azioni multiple/commando hanno ottenuto un’attenzione mediatica pari al 100%.
- a livello operativo gli attacchi hanno causato il blocco funzionale delle forze di sicurezza in sette casi su dieci (73% in media).
- Infine, a livello tattico il successo è pari, nel 2011, al 57% dei casi a fronte di un 36% di atti formalmente fallimentari, mentre il 2014 si è stabilizzato su una percentuale di successo del 54% e di fallimento del 30%.
Gli attacchi suicidi hanno dunque una rilevanza significativa tanto a livello operativo (limitazione della funzionalità operativa delle forze di sicurezza) quanto sul piano mediatico; quest’ultimo sfruttato a fini politico-propagandistici. Si può dunque parlare di strategia politico-militare i cui veri obiettivi consisterebbero prioritariamente in:
- attrarre l’attenzione mediatica al fine di influenzare le opinioni pubbliche, locali e straniere;
- concorrere a imporre una condizione di stress operativo (in particolare attraverso il «blocco funzionale»);
- creare uno stato di insicurezza generale con ripercussioni su opinione pubblica, piano sociale interno e lotta per il potere a livello locale.
Costi contenuti ed effetti immediati e amplificati sono i punti di forza alla base delle spettacolarizzazione della violenza; una tecnica che continuerà a contribuire al raggiungimento di significativi risultati a livello strategico, operativo, e non trascurabili sul piano tattico.
Sul piano qualitativo, il 2014 si è dimostrato essere l’anno dei maggiori risultati ottenuti dai gruppi di opposizione armata attraverso la spettacolarizzazione degli attacchi suicidi: aumento del blocco funzionale, incremento nel numero di uccisi e maggiore attenzione mediatica; rimandando per un opportuno approfondimento all’articolo che verrà pubblicato sul numero 2/2015 di ‘Sicurezza, Terrorismo e Società’, possiamo valutare come altamente probabile già nel breve-medio periodo un’evoluzione incrementale degli attacchi suicidi sia sul piano quantitativo-qualitativo sia su quello geografico.

ISBN 978-88-99468-06-04
Dalla Libia all’Afghanistan: l’ISIS esporta un modello di violenza transnazionale di successo

Dalla Libia all’Afghanistan: l’ISIS esporta un modello di violenza transnazionale di successo

di Claudio Bertolotti

ISBN 978-88-99468-06-04

Claudio Bertolotti ci segnala come l’ISIS si sta espandendo anche in Afghanistan. Per contenerlo,contrastarlo e sconfiggerlo è ormai necessario rendersi conto che si tratta di una minaccia transnazionale e globale. Gli eventi politici, e gli episodi di violenza, che stanno caratterizzando il Medio Oriente e il Nord Africa non devono più essere analizzati come cose tra loro separate, ma come parte di un ampio piano politico basato su distruttivi principi ideologici.
Al contrario di AQIS (al-Qa'ida nel sub-continente indiano), l’ISIS ha iniziato un’efficace opera di penetrazione in Afghanistan attraverso l’affiliazione, la condotta di attività operative e il reclutamento di militanti, anche stranieri. Un recente report delle Nazioni Unite confermerebbe la presenza di migliaia di foreign fighter, provenienti da oltre cento paesi, tra le fila di al-Qa’ida e dell’ISIS o di altri gruppi affiliati; del totale almeno 6.500 sarebbero già operativi in Afghanistan, tra questi alcuni proverrebbero dalla storica organizzazione dell’Islamic Movement of Uzbekistan (IMU) recentemente passata dalla parte dello nascente Stato Islamico di Abu Bakr al-Bagdadi che, a meno di un anno dalla conquista della città irachena di Mosul, continua la sua strategica espansione dal Syraq a tutto il Grande Medio-Oriente, dalla Libia all’Afghanistan dove si contrappone a un’al-Qa’ida che sembra aver ripreso energia proprio con la comparsa del nuovo competitor; un competitor che è alla ricerca di ulteriori basi operative e nuovi alleati: in questo modo Pakistan e Afghanistan sono entrati a pieno titolo nella strategia della violenza dello Stato Islamico che si è imposto nel sub-continente indiano attraverso il brand “ISIS Wilayat Khorasan”.
E dopo la comparsa in Libia, con l’attacco suicida al ‘Corinthia Hotel’ di Tripoli nel mese di gennaio, l’ISIS – nonostante un’ipotesi di smentita – si sarebbe formalmente imposto in Afghanistan attraverso l’azione suicida che, il 18 aprile, ha ucciso 34 persone ferendone altre 125 a Jalalabad, capoluogo della provincia di Nangarhar, nell’est dell’Afghanistan.
Capacità tecnica e volontà offensiva: quale ruolo per gli attacchi suicidi?
Quello a cui assistiamo è un aumento degli attacchi suicidi sui piani quantitativo, qualitativo e geografico. Dalla Libia, all’Afghanistan, gli attacchi suicidi si sono imposti come tecnica vincente, indipendentemente dagli effettivi risultati sul campo di battaglia.
L’aumento della frequenza degli attacchi suicidi e la loro diffusione geografica sono chiari indicatori dell’accresciuta capacità ed esperienza tecnica e della permeabilità dei teatri operativi a gruppi insurrezionali esogeni. Ciò mostra quanto sia maturata nel tempo la consapevolezza dell’utilità di tale tecnica in un’ottica strategica di opposizione e non semplicemente come tattica sul campo di battaglia. In tale quadro si configurerebbe un processo evolutivo del fenomeno giunto ai giorni nostri attraverso un’amplificazione dell’offensiva sempre più spettacolare e strutturata, oltre che capace di adattarsi molto velocemente alle contromisure messe in atto dalle forze di sicurezza.
Successo o fallimento: quali i risultati?
Gli attacchi suicidi hanno confermato di essere una tecnica vincente innanzitutto sul piano mediatico. Anno dopo anno i gruppi di opposizione armata hanno saputo convogliare l’attenzione massmediatica, prima sul conflitto afghano e poi su quello in Syraq, attraverso una razionale regia strategica incentrata su azioni mediaticamente appaganti come gli attacchi suicidi multipli (commando); questo indipendentemente dal risultato «tattico» raggiunto.
In secondo luogo, hanno ottenuto risultati positivi sul piano della funzionalità operativa dove l’approccio razionale dei gruppi di opposizione ottiene come risultato tangibile il cosiddetto «blocco funzionale» (o «stop operativo»): danneggiamento di veicoli e installazioni, ferimento di addetti alla sicurezza, limitazione della capacità di manovra, riduzione del vantaggio tecnologico e del potenziale operativo. I risultati sono tangibili e hanno portato a ottenere, nel periodo 2011-2014, un successo relativo (il blocco funzionale) in media nel 78% dei casi.
I risultati conseguiti a danno delle forze di sicurezza ne confermano la validità; e dunque per questa ragione la tecnica è stata utilizzata e affinata. Inoltre, ciò che si evince da un’analisi complessiva è che i gruppi di opposizione, grazie a un buon livello di information-sharing sono oggi in grado di condividere molto velocemente le nuove tecniche e tattiche.
Stando così le cose, l’impatto della tecnica suicida contribuirà a rendere più onerosa la missione di contrasto all’ISIS e i suoi affiliati?
I risultati sinora ottenuti hanno consentito di adeguare sempre più e sempre meglio gli equipaggiamenti esplosivi alle esigenze di carattere tattico. E, in fatto di aggiornamento e adeguamento, i gruppi di opposizione tendono ad anticipare le forze di sicurezza: aumentare la capacità offensiva e il potenziale distruttivo di un attacco suicida è più veloce ed economico che non progettare veicoli sempre più protetti e pesanti (e costosi).
Se sul piano propriamente militare si può quindi affermare che la rilevanza delle azioni suicide è significativa, è altresì evidente l’efficacia nell’attività di reclutamento degli aspiranti attaccanti. In sintesi:
- a livello strategico gli attacchi suicidi hanno ottenuto l’attenzione dei media regionali e internazionali nel 78% dei casi mentre le azioni multiple/commando hanno ottenuto un’attenzione mediatica pari al 100%.
- a livello operativo gli attacchi hanno causato il blocco funzionale delle forze di sicurezza in sette casi su dieci (73% in media).
- Infine, a livello tattico il successo è pari, nel 2011, al 57% dei casi a fronte di un 36% di atti formalmente fallimentari, mentre il 2014 si è stabilizzato su una percentuale di successo del 54% e di fallimento del 30%.
Gli attacchi suicidi hanno dunque una rilevanza significativa tanto a livello operativo (limitazione della funzionalità operativa delle forze di sicurezza) quanto sul piano mediatico; quest’ultimo sfruttato a fini politico-propagandistici. Si può dunque parlare di strategia politico-militare i cui veri obiettivi consisterebbero prioritariamente in:
- attrarre l’attenzione mediatica al fine di influenzare le opinioni pubbliche, locali e straniere;
- concorrere a imporre una condizione di stress operativo (in particolare attraverso il «blocco funzionale»);
- creare uno stato di insicurezza generale con ripercussioni su opinione pubblica, piano sociale interno e lotta per il potere a livello locale.
Costi contenuti ed effetti immediati e amplificati sono i punti di forza alla base delle spettacolarizzazione della violenza; una tecnica che continuerà a contribuire al raggiungimento di significativi risultati a livello strategico, operativo, e non trascurabili sul piano tattico.
Sul piano qualitativo, il 2014 si è dimostrato essere l’anno dei maggiori risultati ottenuti dai gruppi di opposizione armata attraverso la spettacolarizzazione degli attacchi suicidi: aumento del blocco funzionale, incremento nel numero di uccisi e maggiore attenzione mediatica; rimandando per un opportuno approfondimento all’articolo che verrà pubblicato sul numero 2/2015 di ‘Sicurezza, Terrorismo e Società’, possiamo valutare come altamente probabile già nel breve-medio periodo un’evoluzione incrementale degli attacchi suicidi sia sul piano quantitativo-qualitativo sia su quello geografico.

ISBN 978-88-99468-06-04
Sacchi d’argento buttati sugli scogli

Sacchi d’argento buttati sugli scogli

sax 110La figura dei migranti abbandonati. Una delle immagini, direbbero alcuni – e ci pare perlomeno banale, vista la situazione – in quanto “figura emblematica” o “simbolica” dei poveri, migranti, arrivati dal corno d’Africa.

Tunisia: decine di moschee chiuse in risposta a attentato

(Agenzie). Il Primo ministro tunisino ha illustrato diverse iniziative che il suo governo prenderà per contrastare il terrorismo, dopo l’attacco che venerdì ha portato alla morte di 39 turisti sulle spiagge della località marittima di Sousse. Oltra a rafforzare le misure di sicurezza del Paese, con l’uso delle forze dell’esercito, il Primo ministro ha dichiarato […]

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Tunisia: sale numero vittime inglesi, Gran Bretagna sotto shock

(Agenzie). La Gran Bretagna è in stato di shock dopo l’annuncio del ritrovamento  di ulteriori vittime inglesi del sanguinoso attentato su una spiaggia tunisina. Le autorità tunisine hanno detto di aver identificato almeno otto cittadini britannici tra i 38 uccisi dall’attentatore nell’attacco di Venerdì, ma il primo ministro Habib Essid ha dichiarato che  la maggior parte dei morti sembra essere di […]

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Ramadan in Palestina: tra occupazione e aumento dei prezzi

Di Mohamamad al-Samhouri. Al-Hayat (25/06/2015). Traduzione e sintesi di Paola Conti. I palestinesi della Cisgiordania e della Striscia di Gaza accolgono il Ramadan tra due fuochi: occupazione e assedio incessanti da una parte, aumento dei prezzi dei prodotti alimentari dall’altra. La riduzione delle decorazioni per il Ramadan in molte case e strade rispecchia la situazione che stanno vivendo i […]

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Turchia: la scelta di Davutoğlu

Di Murat Yetkin. Hürriyet Daily News (26/06/2015). Traduzione e sintesi Carlotta Caldonazzo. Alla luce degli ultimi sviluppi della geopolitica, è sempre più delicata la posizione della Turchia e del suo primo ministro Ahmet Davutoğlu, che la prossima settimana riceverà dal presidente Recep Tayyip Erdoğan il mandato per formare un nuovo governo. A pesare sulle scelte […]

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Tunisia, Essebsi: “Non possiamo sconfiggere da soli il jihad”

(Agenzie). “La Tunisia non può combattere il jihad da sola”: lo ha dichiarato il presidente tunisino Beji Caid Essebsi, alla luce dell’attacco di oggi a una struttura alberghiera di Sousse (circa 140 km a sud di Tunisi) nel quale sono morte almeno 37 persone, secondo le ultime stime. Essebsi ha detto che si tratta di […]

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Consiglio di lettura: “Taxi” di Khaled al-Khamissi

Consiglio di lettura: “Taxi” di Khaled al-Khamissi

I tassisti sono sempre stati i miei insegnanti preferiti di arabo dialettale: da loro ho imparato espressioni idiomatiche, consigli di vita vissuta e i segreti della città che stavo visitando. Leggere i dialoghi tra l’autore e i vari tassisti che compongono “Taxi”, è stato come ritrovarmi in quella realtà tanto familiare. Il libro del giornalista, […]

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Yemen: ONU chiede colloqui di pace e consegna di aiuti umanitari

(Agenzie). Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha esortato tutte le parti coinvolte nel conflitto in Yemen a partecipare ai futuri colloqui di pace e a facilitare la consegna immediata di aiuti umanitari al Paese a rischio di carestie. Un comunicato stampa approvato da tutti i 15 membri del Consiglio ha approvato la richiesta del Segretario Generale ONU Ban Ki-moon […]

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Speciale Ramadan: kusa mahshi, zucchine ripiene di riso e carne

Continuiamo il nostro percorso attraverso alcuni dei piatti più preparati durante il Ramadan nei diversi Paesi del mondo arabo-islamico. Oggi scopriamo una ricetta diffusa soprattutto nella regione del Mashreq, dall’Egitto alla Giordania: le kusa mahshi, zucchine ripiene di riso e carne! Ingredienti: 10 zucchine piccole (ca 10 cm di lunghezza) 2 cucchiai di concentrato di pomodoro […]

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Kuwait: Daesh rivendica attentato a moschea

(Agenzie). Daesh (ISIS) ha rivendicato l’attacco ad una moschea del Kuwait, che ha provocato almeno 16 morti. Una dichiarazione di Daesh postata sui social media ha identificato l’attentatore come Abu Suleiman al-Muwahed e ha detto che l’obiettivo era un “tempio dei negazionisti” – un termine usato dal gruppo militante islamico per riferirsi ai musulmani sciiti. Un testimone ha detto […]

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Siria: i curdi combattono militanti Daesh a Kobane

(Agenzie). I combattenti curdi hanno assediato i jihadisti di Daesh (ISIS) che sono entrati nella città settentrionale siriana di Kobane. Lo hanno dichiarato gli attivisti oggi, venerdì 26 giugno, aggiungendo che gli ultimi due giorni di combattimenti hanno lasciato più di 100 civili morti. L’attivista curdo Mustafa Bali ha detto che piccoli gruppi di jihadisti sono ancora in città e hanno […]

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Tunisia: 27 morti in attacco a hotel

(Agenzie). Almeno 27 persone sono state uccise in un attacco a un hotel turistico nella località balneare tunisina di Sousse, ha dichiarato un portavoce del ministero dell’Interno. Stanno ancora emergendo i dettagli dell’attacco all’hotel Imperial Marhaba. Sousse è una delle più famose località balneari della Tunisia, attira visitatori provenienti da Europa e dai paesi del Nord Africa limitrofi. La […]

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Kuwait: 8 morti in attacco a moschea sciita

(Agenzie). Un’esplosione ha colpito una moschea sciita in Kuwait durante la preghiera del venerdì  provocando 8 vittime, hanno riferito le reti televisive  Al-Arabiya e  Al-Jazeera . La Moschea di Al-Sadeq, utilizzata dalla comunità musulmana sciita del Paese. Secondo dei testimoni oculari l’esplosione sarebbe stata causata da un attentatore suicida. Nelle scorse settimane anche la comunità sciita […]

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Lettere dal Cairo

Lettere dal Cairo

cairo lett 110 110Giulia ha vissuto 7 anni fa nella capitale egiziana e ha ricordi di una città bella e viva. Ad Alessandra, che ancora ci vive, chiede conto se e quanto è cambiata dopo la “Primavera” araba. Da uno scambio di impressioni emerge una realtà complessa, difficile, ma ancora in fermento. Foto di Hema Ezzat.

Francia: un morto in attacco a fabbrica di Lione, arrestato attentatore

(Agenzie). Un uomo è stato trovato decapitato nella città francese diSaint-Quentin-Fallavier vicino Lione. Sul posto sarebbe stata trovata una bandiera nera di Daesh, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Reuters. L’uomo sarebbe l’unica vittima di un attacco perpetrato da un uomo che trasportando la bandiera di Daesh è entrato in una fabbrica della città e ha […]

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Pirate Beirut. Condivisione libera per creare cultura

Pirate Beirut. Condivisione libera per creare cultura

PirateBeirut ou le libre partage pour une culture nouvelle | babelmed | art - culture - spectacle - cinéma - concert - musique - méditerranéeNato del 2009 per “preservare il patrimonio culturale libanese”, il sito di file sharing “pirata” ha contribuito al lancio di star ormai acclamate a livello internazionale come Mashrou’ Leila ed è scelta da un numero crescente di musicisti per raggiungere il pubblico in oltre 15o paesi.

Iran: “lasciate andare le donne allo stadio” parte nuova campagna twitter

La legge islamica in vigore in Iran vieta alle donne di assistere a una partita sportiva maschile. La rete anti-sessista Macholand ha lanciato un twitter storm per la giornata del 26 giugno, in segno di protesta contro questa pratica discriminatoria nei confronti delle donne. Alle ore 20 iraniane il social network verrà riempito di tweet […]

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Palestina: Freedom Flotilla salpa da Creta

(Al-Bawaba). La prima nave della Freedom Flotilla, diretta a Gaza con lo scopo di rompere il blocco navale, ha lasciato l’isola greca di Creta nella mattina di venerdì. Un’attivista filo-palestinese di origine israeliana a bordo della barca ha confermato al sito web di notizie Walla che la nave svedese Marianna  di Gothenburg aveva lasciato il porto, aggiungendo […]

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Siria: 60mila profughi dopo attacco a Hassakeh

(Agenzie). Un attacco di Daesh contro la città siriana nord-orientale di Hassakeh ha provocato la fuga di  60.000 persone, dichiarato l’ufficio delle Nazioni Unite in Siria, avvertendo che fino a 200.000 persone potrebbero tentare di scappare. Daesh ha lanciato un attacco contro le zone controllate dal governo di Hassakeh Giovedi, catturando almeno un quartiere nel sud-ovest della città, […]

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Il Ramadan dei rifugiati siriani in Libano

Di Ghinwa Obeid. The Daily Star Lebanon (20/06/2015). Traduzione e sintesi di Claudia Avolio. Mentre prepara foglie di vite ripiene fuori dal suo campo per rifugiati nella località libanese di Anjar (Valle della Bekaa), Zeinab versa lacrime ricordando le gioie di trascorrere il mese sacro di Ramadan nella sua Siria. Il Ramadan giunge mentre i […]

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Libia: delegazione da UE per questione migranti

(Agenzie). Il governo della Libia riconosciuto a livello internazionale ha dichiarato oggi, giovedì 25 giugno, che avrebbe inviato una delegazione per discutere con le autorità dell’Unione Europea delle proposte per il controllo del traffico di migranti, agiungendo che la sua sovranità territoriale è stata una “linea rossa” in qualsiasi operazione. Con due governi rivali e le loro fazioni armate in lotta […]

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Marocco e Algeria: l’economia dei Paesi arabi riparte da qui

Di Faisal Al Yafai. The National.ae (22/05/2015). Traduzione e sintesi di Omar Bonetti. Soltanto poche centinaia di metri separano la cittadina marittima algerina Marsa Ben Mhidi dalla corrispettiva marocchina Saida. Tuttavia, la distanza, in questo caso, è un chiasmo, poiché i confini tra il Marocco e l’Algeria sono quelli chiusi da più tempo in tutto […]

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Mali e Azawad: una pace che perpetua il conflitto

Mali e Azawad: una pace che perpetua il conflitto

mcc43 1960: un tratto di penna sulla carta geografica istituisce un grande stato federale che subito si spacca con il distacco del Senegal. Resta il Mali che nella sua metà a nord si estende nel deserto da sempre abitato, principalmente, dai Tuareg: l’Azawad. Quando i capi tribali compresero che la loro terra era diventata soggetta […]

Palestina: ministro Esteri consegna dossier alla CPI

(Agenzie). Il ministro degli Esteri palestinese, Riad al-Maliki, si è recato oggi alla Corte Penale Internazionale (CPI) per consegnare ai procuratori la documentazione necessaria per l’eventuale indagine per crimini di guerra a carico di Israele durante il conflitto nella Striscia di Gaza dell’estate dello scorso anno, nonché di quelli commessi nei territori occupati in Cisgiordania. Per […]

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Siria: seconda autobomba fatta esplodere a Kobane

(Agenzie). Una seconda autobomba è stata fatta esplodere dai militanti Daesh (ISIS) nella città siro-curda di Kobane. A riferire la notizia gli attivisti dell’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani. L’attacco arriva a poche ore dalla prima detonazione di questa notte che ha scatenato duri scontri tra i militanti estremisti e i combattenti delle unità di […]

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Intervista a Anello Capuano: studi, attività e musiche senza confini (prima parte)

Intervista a Anello Capuano: studi, attività e musiche senza confini (prima parte)

Care amiche e amici di Arabpress, vi presento Anello Capuano, un artista incredibile, con un’esperienza ed una competenza vastissima a proposito delle musiche e delle tradizioni presenti nel variegato mondo arabo, mediorientale, indiano e orientale. Le sue conoscenze vertono anche sulle influenze che musica e strumenti arabi, tra l’altro, hanno avuto sull’Occidente. In una serie […]

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TV siriana: “Daesh entrato a Kobane da Turchia”, autorità locali negano

(Agenzie). In seguito allo scoppio degli scontri tra combattenti curdi e militanti Daesh (ISIS), che durante la notte hanno fatto breccia nella città di Kobane attraverso l’esplosione di un’autobomba a un valico di frontiera tra la città e la Turchia, la TV siriana ha affermato che gli estremisti hanno attaccato dalla Turchia. Da parte sua, […]

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Arabia Saudita-Francia: firmato accordo da 12 miliardi di dollari

(Agenzie). L’Arabia Saudita e la Francia hanno siglato accordi del valore di 12 miliardi di dollari in diversi settori di cooperazione. A riferirlo il ministro degli Esteri saudita, Adel al-Jubair, in seguito all’incontro tra il suo omologo francese Laurent Fabius e il vice principe ereditario Mohammed bin Salman a Parigi. Da parte sua, Fabius ha […]

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Siria: Daesh rientra a Kobane

(Agenzie). Combattenti Daesh (ISIS) sono riusciti a rientrare nella siro-curda Kobane a cinque mesi dalla liberazione della città da parte delle unità di difesa curde. A riferirlo l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, che ha inoltre riferito che si sono riaccesi gli scontri tra Daesh e le milizie curde. Un ufficiale delle Unità di Protezione del Popolo (YPG) […]

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Marocco: verso una guerra culturale?

Di Abderrahim Chalfaouat. Middle East Monitor (22/06/2015) Traduzione e sintesi di Chiara Cartia. Malgrado il governo capeggiato dalla corrente islamista includa partiti provenienti da tutto lo spettro politico-ideologico, il Marocco ha testimoniato recentemente un “assalto” senza precedenti ai suoi valori religiosi e alla sua coesione sociale, innescando reazioni dalle politiche pubbliche e dagli attivisti politici. […]

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Ambiente e diritti economici e sociali – Intervista a Habib Ayeb 1° parte

Habib Ayeb Geografo tunisino, Insegnante e ricercatore all’Università Parigi 8 in Francia, attivista e realizzatore di documentari come “Gabes labess” (A Gabes va tutto bene”) “ e “Fellahin (Contadini) Questa intervista è stata realizzata fra aprile e giugno 2015 Tunisia in Red: vorremmo cominciare da una tua nota che hai scritto in aprile che riportiamo qui  integralmente. Ci è apparso […]

Ambiente e diritti economici e sociali – Intervista a Habib Ayeb 1° parte

Habib Ayeb Geografo tunisino, Insegnante e ricercatore all’Università Parigi 8 in Francia, attivista e realizzatore di documentari come “Gabes labess” (A Gabes va tutto bene”) “ e “Fellahin (Contadini) Questa intervista è stata realizzata fra aprile e giugno 2015 Tunisia in Red: vorremmo cominciare da una tua nota che hai scritto in aprile che riportiamo qui  integralmente. Ci è apparso […]

Libia: parlamento eletto sostiene piano di pace delle Nazioni Unite

(Agenzie). Il parlamento eletto della Libia ha votato per rimanere ai colloqui di pace delle Nazioni Unite, dopo aver chiesto delle modifiche di una proposta di accordo per la condivisione del potere. La proposta è volta a porre fine al conflitto tra i due governi rivali del Paese. I governi occidentali stanno spingendo le due fazioni ad accettare l’accordo […]

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Israele annulla 500 permessi d’entrata Gerusalemme

(Naharnet). Le autorità israeliane hanno annullato i permessi per entrare a Gerusalemme per il venerdì di preghiera a 500 abitanti della Striscia di Gaza. La decisione è stata presa dopo il lancio di razzi a sud di Israele. Il governo di Israele aveva deciso di allentare le pratiche di sicurezza che bloccavano l’accesso a Gerusalemme, in […]

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UE lancia programma di formazione antiterrorismo in Africa orientale

(Agenzie). L’Unione Europea ha detto che offrirà formazione antiterrorismo per aiutare le agenzie di sicurezza e la polizia dell’Africa orientale a migliorare indagini transfrontaliere e azioni penali transnazionali in una regione colpita da continui raid terroristici da parte di militanti islamici. Le potenze occidentali hanno intenzione di addestrare ed equipaggiare molte nazioni dell’Africa orientale che vedono come […]

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Somalia: Al-Shabab attacca convoglio diplomatico EAU

(Agenzie). Alcuni insorti del gruppo islamista Al-Shabab hanno ucciso almeno sei persone oggi, mercoledì 24 giugno, con un attacco suicida contro un convoglio diplomatico degli Emirati Arabi Uniti. Il fatto è avvenuto nella capitale somala Mogadiscio. Lo hanno dichiarato fonti della polizia. “Abbiamo confermato la morte di sei persone, quattro delle quali civili, mentre altre sei sono rimaste ferite, […]

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Gaza: 500 persone in un giorno hanno attraversato il valico di Rafah

(Al-Bawaba). Circa 530 persone hanno attraversato il valico di Rafah per raggiungere l’Egitto durante in un solo giorno di apertura. Il valico, che collega la Striscia di Gaza palestinese alla penisola del Sinai nell’Egitto orientale, ha aperto martedì e chiuderà giovedì. Di quelli che hanno utilizzato il valico martedì, 458 sono entrati  in Egitto, mentre 79 […]

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La tortura nelle carceri libanesi

Al-Modon (22/06/2015). Traduzione e sintesi di Marianna Barberio. La pratica della tortura per punire i detenuti libanesi continua nelle carceri e nei luoghi di detenzione del Paese. Secondo rapporti internazionali pubblicati negli anni passati da Human Rights Watch è possibile distinguere due gruppi di detenuti. Il primo appartiene alla categoria di detenuti “politici” o quasi; […]

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“Saudi Girls Revolution”: donne ribelli in sella a una motocicletta

“Saudi Girls Revolution”: donne ribelli in sella a una motocicletta

(Your Middle East). In Arabia Saudita, alle donne non è permesso guidare, ma nel nuovo videogioco Saudi Girls Revolution (SGR) vanno addirittura in moto, in una versione post-apocalittica del regno saudita, circondato da un mondo dilaniato dalle guerre per le ultime risorse naturali. In SGR, otto donne sfrecciano sui loro bolidi e combattono contro perfidi tiranni. Tra […]

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Autorità Palestinese presenta prima documentazione a Corte Penale Internazionale

(Agenzie). L’Autorità Palestinese presenterà domani per la prima volta alla Corte Penale Internazionale (CPI) i documenti sui presunti crimini commessi da Israele nella Striscia di Gaza durante il conflitto dell’estate scorsa e in Cisgiordania in generale. Fatou Bensouda, procuratore della CPI, riceverà due dossier dal ministro degli Esteri palestinese, Riad al-Maliki. La documentazione palestinese sono un […]

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Turismo in Tunisia in caduta libera

(Agenzie). Secondo i dati diffusi dal ministero del turismo, la Tunisia ha accolto solo 1.901.865 visitatori dall’inizio di quest’anno fino al 20 giugno 2015, il 21,9% in meno dello stesso periodo del 2014 e il 28,3% in meno rispetto al 2010. Questa caduta libera è da imputare soprattutto alla caduta libera del numero di turisti europei: […]

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Iran, Iraq e Siria verso maggiore cooperazione contro Daesh

(Agenzie). Funzionari iraniani, iracheni e siriani si incontreranno la prossima settimana a Baghdad per discutere le modalità per rafforzare la loro cooperazione contro Daesh (ISIS). A riferirlo Ali Akbar Velayati, consigliere per gli Affari Esteri della guida suprema dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei. Da parte sua, il ministro degli Interni iraniano, Abdolreza Rahmani Fazli, ha aggiunto che […]

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Siria: Daesh distrugge tombe islamiche antiche vicino Palmira

(Agenzie). Combattenti Daesh (ISIS) hanno distrutto due antichi mausolei musulmani nei pressi della città di Palmira. A riferirlo il direttore per le Antichità siriano, Maamoun Abdulkarim, il quale ha specificato che le due tombe appartengono a Mohammad bin Ali, discendente del profeta Muhammad, e Nizar Abu Bahaaeddine, figura religiosa locale. Il luogo di sepoltura di Bin Ali […]

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Israele attacca Gaza in risposta a fuoco palestinese

(Agenzie). L’aeronautica israeliana ha colpito un obiettivo militare nella Striscia di Gaza questa mattina ore dopo che i palestinesi avevano lanciato un razzo verso il sud di Israele, secondo quanto riferito dall’esercito israeliano. Il razzo sarebbe caduto in un terreno aperto nei pressi di Yad Mordechai, un kibbutz vicino il confine tra Israele e Gaza. Non è […]

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Omar al-Bashir: beffato ancora il mandato internazionale

Di Marwane Ben Yahmed. Jeune Afrique (22/06/2015). Traduzione e sintesi Carlotta Caldonazzo. “Omar al-Bashir viaggia per il mondo, ma il suo arresto e il suo deferimento alla Corte Penale Internazionale (CPI) sono solo questione di tempo”, rassicurava a febbraio Fatou Bassouda, Procuratore capo della stessa istituzione. Un’attesa che si profila sempre più lunga, da quando […]

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Said, “uomo-danzatrice” della piazza Jemaa el Fna di Marrakech (video)

(Al Huffington Post Maghreb). Piazza simbolo della cultura popolare marocchina, tra le altre cose la Jemaa el Fna di Marrakech è famosa per la pratica della Halqa, il radunarsi di spettatori in cerchio attorno un cantore, un danzatore o un musicista. La piazza ha un forte valore comunitario, simbolo ricorrente nella cultura orale del Marocco. Un luogo […]

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Egitto: aperto valico Rafah per terza volta in un mese

(Agenzie). L’Egitto ha aperto il valico di Rafah al confine con la Striscia di Gaza martedì, ha dichiarato un funzionario palestinese,  consentendo la consegna di forniture di cemento. Le autorità egiziane hanno aperto il passaggio tre volte durante l’ultimo mese, rendendo i funzionari di Gaza ottimisti sulla possibilità che il Cairo possa alleggerire le restrizioni sui movimenti […]

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Libia: forze aeree mettono in guardia l’Europa

(Agenzie). Il comandante della forza aerea del governo riconosciuto a livello internazionale della Libia ha messo in guardia i paesi europei sul fatto che le navi che entreranno nelle acque libiche senza autorizzazione saranno attaccate dalle forze libiche. L’avvertimento giunge dopo che i ministri degli Esteri dell’Unione europea hanno concordato lunedì  il lancio di un’operazione navale contro i trafficanti di […]

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Tunisia come set dei blockbuster hollywoodiani

Tunisia come set dei blockbuster hollywoodiani

(Tunisia Live). Non avrà lo stesso fascino di Hollywood, ma anche la Tunisia è stata teatro di alcuni famosissimi film, attirando l’attenzione di registi e produttori cinematografici di fama mondiale. Brian di Nazareth dei Monty Python Questo film ha causato parecchio dibattito al momento della sua uscita nel 1979, in quanto descriveva la vita ai tempi […]

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#Aleppo, #Siria – 
Piu' di 15 civili sono rimasti uccisi e decine feriti in un a…

#Aleppo, #Siria – Piu' di 15 civili sono rimasti uccisi e decine feriti in un a…

#Aleppo, #Siria -
Piu' di 15 civili sono rimasti uccisi e decine feriti in un attacco aereo condotto lunedì dall'aviazione siriana su una moschea nel quartiere di Ansari ad Aleppo. La moschea è stata colpita da una bomba barile sganciata da un elicottero militare al momento della preghiera del tramonto, che segna la rottura del digiuno quotidiano nel mese di Ramadan.
Bombe barile sono state sganciate anche sui quartieri di Muwasalat, dove è rimasto ucciso un civile, Heidariyeh e Qadi Askar.
Altre cinque vittime civili sono state registrate nel villaggio di Babees e quattro persone sono rimaste ferite nella località di Kafar Hamra, in provincia di Aleppo, in seguito ad attacchi aerei del regime siriano.

Foto scattate dopo che una bomba barile ha colpito una moschea nel quartiere di Ansari ad Aleppo lunedì sera
http://on.fb.me/1K9fyKO
Video che mostra le conseguenze dell'attacco aereo
https://youtu.be/GEC6KR-Xe1o

Foto scattata nella moschea colpita lunedì sera da una bomba barile sganciata da un elicottero militare siriano.

Foto di: Halab News Photography


#Aleppo, #Siria – 
Piu' di 15 civili sono rimasti uccisi e decine feriti in un a…

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#Aleppo, #Siria -
Piu' di 15 civili sono rimasti uccisi e decine feriti in un attacco aereo condotto lunedì dall'aviazione siriana su una moschea nel quartiere di Ansari ad Aleppo. La moschea è stata colpita da una bomba barile sganciata da un elicottero militare al momento della preghiera del tramonto, che segna la rottura del digiuno quotidiano nel mese di Ramadan.
Bombe barile sono state sganciate anche sui quartieri di Muwasalat, dove è rimasto ucciso un civile, Heidariyeh e Qadi Askar.
Altre cinque vittime civili sono state registrate nel villaggio di Babees e quattro persone sono rimaste ferite nella località di Kafar Hamra, in provincia di Aleppo, in seguito ad attacchi aerei del regime siriano.

Foto scattate dopo che una bomba barile ha colpito una moschea nel quartiere di Ansari ad Aleppo lunedì sera
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Video che mostra le conseguenze dell'attacco aereo
https://youtu.be/GEC6KR-Xe1o

Foto scattata nella moschea colpita lunedì sera da una bomba barile sganciata da un elicottero militare siriano.

Foto di: Halab News Photography


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Piu' di 15 civili sono rimasti uccisi e decine feriti in un a…

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#Aleppo, #Siria -
Piu' di 15 civili sono rimasti uccisi e decine feriti in un attacco aereo condotto lunedì dall'aviazione siriana su una moschea nel quartiere di Ansari ad Aleppo. La moschea è stata colpita da una bomba barile sganciata da un elicottero militare al momento della preghiera del tramonto, che segna la rottura del digiuno quotidiano nel mese di Ramadan.
Bombe barile sono state sganciate anche sui quartieri di Muwasalat, dove è rimasto ucciso un civile, Heidariyeh e Qadi Askar.
Altre cinque vittime civili sono state registrate nel villaggio di Babees e quattro persone sono rimaste ferite nella località di Kafar Hamra, in provincia di Aleppo, in seguito ad attacchi aerei del regime siriano.

Foto scattate dopo che una bomba barile ha colpito una moschea nel quartiere di Ansari ad Aleppo lunedì sera
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Video che mostra le conseguenze dell'attacco aereo
https://youtu.be/GEC6KR-Xe1o

Foto scattata nella moschea colpita lunedì sera da una bomba barile sganciata da un elicottero militare siriano.

Foto di: Halab News Photography


#Aleppo, #Siria – 
Piu' di 15 civili sono rimasti uccisi e decine feriti in un a…

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Piu' di 15 civili sono rimasti uccisi e decine feriti in un attacco aereo condotto lunedì dall'aviazione siriana su una moschea nel quartiere di Ansari ad Aleppo. La moschea è stata colpita da una bomba barile sganciata da un elicottero militare al momento della preghiera del tramonto, che segna la rottura del digiuno quotidiano nel mese di Ramadan.
Bombe barile sono state sganciate anche sui quartieri di Muwasalat, dove è rimasto ucciso un civile, Heidariyeh e Qadi Askar.
Altre cinque vittime civili sono state registrate nel villaggio di Babees e quattro persone sono rimaste ferite nella località di Kafar Hamra, in provincia di Aleppo, in seguito ad attacchi aerei del regime siriano.

Foto scattate dopo che una bomba barile ha colpito una moschea nel quartiere di Ansari ad Aleppo lunedì sera
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Foto di: Halab News Photography


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Piu' di 15 civili sono rimasti uccisi e decine feriti in un attacco aereo condotto lunedì dall'aviazione siriana su una moschea nel quartiere di Ansari ad Aleppo. La moschea è stata colpita da una bomba barile sganciata da un elicottero militare al momento della preghiera del tramonto, che segna la rottura del digiuno quotidiano nel mese di Ramadan.
Bombe barile sono state sganciate anche sui quartieri di Muwasalat, dove è rimasto ucciso un civile, Heidariyeh e Qadi Askar.
Altre cinque vittime civili sono state registrate nel villaggio di Babees e quattro persone sono rimaste ferite nella località di Kafar Hamra, in provincia di Aleppo, in seguito ad attacchi aerei del regime siriano.

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Piu' di 15 civili sono rimasti uccisi e decine feriti in un attacco aereo condotto lunedì dall'aviazione siriana su una moschea nel quartiere di Ansari ad Aleppo. La moschea è stata colpita da una bomba barile sganciata da un elicottero militare al momento della preghiera del tramonto, che segna la rottura del digiuno quotidiano nel mese di Ramadan.
Bombe barile sono state sganciate anche sui quartieri di Muwasalat, dove è rimasto ucciso un civile, Heidariyeh e Qadi Askar.
Altre cinque vittime civili sono state registrate nel villaggio di Babees e quattro persone sono rimaste ferite nella località di Kafar Hamra, in provincia di Aleppo, in seguito ad attacchi aerei del regime siriano.

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Video che mostra le conseguenze dell'attacco aereo
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Bombe barile sono state sganciate anche sui quartieri di Muwasalat, dove è rimasto ucciso un civile, Heidariyeh e Qadi Askar.
Altre cinque vittime civili sono state registrate nel villaggio di Babees e quattro persone sono rimaste ferite nella località di Kafar Hamra, in provincia di Aleppo, in seguito ad attacchi aerei del regime siriano.

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Foto di: Halab News Photography


Tunisia: 10 anni all’ex dittatore Ben Ali

(Tunisia Live).  L’ex dittatore tunisino Zine El Abidine Ben Ali e suo genero Sakhr El Materi sono stati condannati a 10 anni di prigione per corruzione. Il processo è diretto anche verso l’ex ministro delle proprietà statali, Ridha Grira e tre dirigenti, tra cui Fathi Sokri. Tutti gli imputati sono stati condannati a 10 anni di carcere e una […]

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Libia: avanti con i processi, ma la giustizia fallisce

Di Tom Westcott. The Daily Star (22/06/2015). Traduzione e sintesi di Angela Ilaria Antoniello. Mentre i due governi libici sono bloccati in un conflitto civile che domina sia la scena nazionale che quella internazionale, a Tripoli continuano i processi nei confronti di quelli che erano gli uomini del regime di Gheddafi. Questo mese si è […]

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Iran: passa disegno di legge per salvaguardare i “diritti” nucleari

(Agenzie). Il parlamento iraniano ha approvato un disegno di legge che obbliga il governo del Paese a tutelare “i diritti e le conquiste nucleari”, nonostante i colloqui con le potenze mondiali sul contenimento del programma atomico della repubblica islamica. Il provvedimento è stato accolto con rabbia da parte del governo del presidente Hassan Rohani, il cui portavoce ha detto che […]

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Olimpiadi 2016: Brasile annulla contratto a società israeliana

(Agenzie). Il governo del Brasile ha escluso una società israeliana di sicurezza dalle Olimpiadi del 2016 a Rio de Janeiro, a seguito di una campagna di attivisti solidali con la Palestina. Nel mese di ottobre 2014, la società israeliana di Sicurezza Internazionale e Sistemi di Difesa (ISDS) aveva annunciato di aver vinto un contratto di 2,2 miliardi dollari con […]

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Fashion Week Milano: Versace si ispira al Marocco (gallery)

Fashion Week Milano: Versace si ispira al Marocco (gallery)

(Al Huffington Post Maghreb). In occasione della Settimana della Moda di Milano, Versace si è ispirato al Marocco per la sua nuova collezione prêt à porter Autunno-Inverno 2016. Con la musica del film Lawrence d’Arabia e la sabbia, Versace ha fatto viaggiare i suoi invitati il Marocco con la sua sfilata. Sul podio sfilano i modelli […]

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Curdi siriani avanzano in Siria contro Daesh

(Agenzie). Le forze curde siriane sono avanzate più in profondità nel territorio della Siria tenuto sotto scacco da Daesh (ISIS), mostrando un nuovo slancio dopo la scorsa settimana quando avevano preso rapidamente il controllo di una frontiera. I curdi, aiutati dai bombardamenti guidati dagli USA e da piccoli gruppi di ribelli siriani, sono avanzati fino a circa 7 km di Ain Issa, una […]

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Accordo Russia-Arabia Saudita: quale sarà la risposta di Washington e Teheran?

Di George Samaan. Al-Hayat (22/06/2015). Traduzione e sintesi di Marianna Barberio. Quanto avvicina o separa l’Arabia Saudita alla Russia o viceversa non è certo da sottovalutare, soprattutto alla luce dei recenti contatti tra le due parti. Gli ultimi incontri tra Riyad e Mosca rappresentano una nuova fase nel quadro strategico regionale e internazionale, al pari di […]

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Attacco al cuore politico afgano

Attacco al cuore politico afgano

Si conclude con la morte di otto talebani e quella di due civili l'ennesimo attacco nel cuore di Kabul dove la
Mullah Omar: c'è chi lo vuole
già morto ma i suoi uomini
hanno rivendicato l'attacco di ieri
guerriglia ha scelto ieri mattina come obiettivo il parlamento, luogo simbolo del nuovo Paese che non piace ai fondamentalisti in turbante. I feriti sono una trentina: ci sono donne e bambini colpiti più o meno gravemente e tra questi ce ne sono in fin di vita. Quasi tutti sono stati ricoverati o curati all'ospedale Esteqlal, il secondo nosocomio statale della città che si trova a pochi passi dal parlamento, su viale Darul Aman, dove verso le 10,30 un'auto con un kamikaze a bordo è esplosa forzando l'ingresso mentre stava per iniziare l'assemblea della Camera bassa (Wolesi Jirga) nella quale avrebbe ufficialmente preso servizio il nuovo ministro della Difesa Masoom Stanikzai, da poco nominato dopo un lungo tira e molla. L'attacco è ben preparato e coordinato: di mezzo c'è anche la solita casa in costruzione – visione rituale in una città dove l'edilizia è esplosa – in cui i cecchini entrano per tenere sotto tiro il parlamento. Ma nel parlamento non riescono a entrare: la battaglia si ferma fuori e dura almeno un'ora buona. Il ministro non era ancora arrivato e i parlamentari sono usciti tutti illesi. A far le spese dell'attentato solo civili e auto parcheggiate che bruciano come torce. Mediaticamente l'azione fa colpo ma militarmente è un fallimento per i guerriglieri. La paura invece resta tanta in una città dove da aprile gli attentati si susseguono e che mostra l'aspetto più evidente di una guerra infinita che continua a uccidere.


Il video di Euronews
A giudicare dalla rapidissima condanna unanime e dagli attestati di solidarietà – dal Pakistan all'India passando per le Nazioni unite – si potrebbe pensare che l'attacco di ieri abbia segnato un'escalation nella cosiddetta offensiva di primavera. Ma non è così: da due mesi ormai si combatte in gran parte del Paese e i talebani stringono nella morsa Kunduz, città nel Nord per la quale l'esercito prepara l'offensiva. Se i talebani riescono a far parlare di sé, anche le vittorie del governo – sempre di difficile valutazione – vengono rese note ogni giorno con bollettini eclatanti: proprio ieri l'esercito e il ministero dell'Interno avevano reso noto che nelle ultime 24 ore erano stati uccisi 85 “insorgenti”. Messaggi quotidiani. L'esercito dice la sua e i talebani ribattono dal loro sito che, oltre ai documenti di teoria, politica e dottrina, snocciola - come in una macabra agendina - azioni da capitalizzare e uccisioni di “burattini”.

Dietro a tutto ciò, questo almeno il mantra che tutti ripetono, c'è il tentativo di alzare lo scontro per arrivare più forti a un tavolo negoziale che, in qualche modo, si sta apparecchiando. Discorso che vale sia per la guerriglia sia per il governo di Ashraf Ghani, governo bifronte dove il presidente è a capo di un esecutivo condiviso con Abdullah Abdullah, l'eterno secondo alle elezioni che però ha preteso e ottenuto un ruolo da premier. Il governo è in crisi di consensi e questo non è un mistero. Ma i talebani non se la passano meglio: le defezioni ingrossano le fila di un nascente movimento pro-Is, le divisioni interne restano tante e il Pakistan, per la prima volta, sembra fare sul serio. Islamabad avrebbe molto ammorbidito il suo appoggio alla guerriglia afgana e chiesto in cambio a Kabul una mano contro i talebani pachistani (Ttp) che spesso trovano rifugio in Afghanistan. In questo quadro confuso ci sono stati incontri nel Golfo e in Europa. Per ora solo incontri. Piccoli passi che, anziché fermarla, per adesso alimentano la guerra.

Germania: rilasciato il giornalista di Al-Jazeera

(Agenzie). Il giornalista di Al-Jazeera Ahmed Mansour è stato rilasciato dalle autorità tedesche, ha dichiarato il canale televisivo qatariota. Mansour, 52 anni, è un anziano giornalista di Al-Jazeera, che è stato arrestato sabato a Berlino, prima che lui si imbarcasse su un volo per la capitale del Qatar Doha. L’anno scorso, Mansour è stato condannato a […]

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Germania: in dubbio estradizione giornalista Al-Jazeera

(Agenzie). Il governo tedesco ha allontanato l’ipotesi di estradare il giornalista di Al-Jazeera, in misura cautelare a Berlino dallo scorso week-end. Le autorità egiziane hanno diffuso un mandato di arresto internazionale per Ahmed Mansour, ma in Germania sono nate preoccupazioni circa il processo legale in Egitto. Una corte del Cairo ha condannato in contumacia Ahmed Mansour a 15 […]

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La nuova ministra israeliana per la Cultura si schiera contro gli artisti

La nuova ministra israeliana per la Cultura si schiera contro gli artisti

Di Juan Carlos Sanz. El País (21/06/2015). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo. “Ipocriti, ingrati, complottisti, presuntuosi”. In una recente intervista, la ministra per la Cultura israeliana, Miri Regev, non si è fatta problemi a criticare gli artisti di Israele. Ex generalessa dell’esercito ed ex capo della censura militare, nel giro di un mese la Regev […]

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Membro arabo Knesset annuncia partecipazione alla Freedom Flotilla

(Agenzie). Basel Ghattas, membro della Knesset della Lista Araba Unita, ha annunciato che ha intenzione di partecipare al viaggio della Freedom Flotilla III, l’imbarcazione diretta a Gaza nel tentativo di fare breccia nel blocco imposto alla Striscia da Israele. L’annuncio di Ghattasha immediatamente suscitato la polemica della scena politica israeliana: “È gravissimo che un parlamentare […]

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Centinaia di rifugiati tornano in Siria dalla Turchia

(Agenzie). Centinaia di rifugiati siriani fuggiti in Turchia hanno attraversato di nuovo il confine per tornare in Siria, pochi giorni dopo che la frontiera è stata riaperta e i militanti Daesh (ISIS) sono stati estromessi dalla città di frontiera di Tal Abyad dai curdi siriani. Sotto una stretta sorveglianza turca, centinaia di rifugiati – soprattutto donne e bambini – hanno […]

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Marocco: Peugeot apre fabbrica

(Agenzie). La casa automobilistica Peugeot ha pianificato il suo primo investimento in Africa, con la progettazione di un impianto di assemblaggio in Marocco. La nuova fabbrica verrà costruita nella città di Kenitra, a 47 chilometri dalla capitale Rabat. Essa avrà una capacità di produzione iniziale di 90mila veicoli l’anno. Il progetto rientra nel nuovo piano di […]

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Palestina: niente Hamas nel nuovo governo

(Naharnet). Il nuovo governo di unità nazionale non comprenderà Hamas, secondo quanto avrebbe dichiarato il presidente palestinese Mahmoud Abbas in un incontro privato con il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius. La dichiarazione giunge alla vigilia di un incontro della Commissione Esecutiva dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, durante la quale si discuteranno le prossime mosse per la […]

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UE lancia missione migranti nel Mediterraneo

(Agenzie). I ministri degli Esteri dell’Unione Europea hanno formalmente approvato il lancio della prima fase di un’operazione militare contro i trafficanti di esseri umani nel Mediterraneo. I funzionari hanno detto che le prime navi e i primi aerei per condurre missioni di raccolta di informazioni dovrebbero essere disponibili entro una settimana. L’Alto rappresentante per gli […]

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Turchia: continua la lotta per il potere

(Agenzie). A due settimane dalle elezioni parlamentari dello scorso 7 giugno, in Turchia continua la lotta per il potere. Devlet Bahceli, leader del Partito del Movimento Nazionalista (MHP) all’opposizione, ha rifiutato la carica di primo ministro proposta daKemal Kilicdaroglu, leader del Partito Repubblicano del Popolo (CHP), nel quadro di un possibile governo di coalizione. Da […]

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Yemen: aerei arabi continuano a colpire bersagli Houthi

(Agenzie). Sono stati effettuati più di 20 attacchi aerei da parte delle forze arabe in Yemen, colpendo obiettivi controllati dai ribelli sciiti Houthi. Lo hanno dichiarato i residenti. La coalizione militare araba, che ha bombardato gli Houthi per tre mesi al fine di ripristinare il governo in esilio del paese, sta continuando i raid aerei. I ribelli Houthi hanno preso la capitale […]

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Egitto nomina primo ambasciatore in Israele dal 2012

(Agenzie). L’Egitto ha nominato un nuovo ambasciatore in Israele, posto rimasto vuoto sin dal 2012, quando l’allora presidente Mohammad Morsi aveva richiamato in patria l’inviato egiziano in segno di protesta contro dei raid israeliani nella Striscia di Gaza che avevano causato la morte di Ahmed Jaabari, membro di spicco di Hamas. L’agenzia di stampa nazionale MENA ha riferito […]

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Afghanistan: esplosione colpisce sede parlamento Kabul

(Agenzie). Una forte esplosione ha colpito la sede del parlamento di Kabul, in Afghanistan, mentre era in corso una sessione. Truppe televisive erano presenti per trasmettere la seduta in diretta: nelle loro immagini si vedono i parlamentari scappare dall’edificio dopo l’esplosione e il rumore di alcuni colpi di arma da fuoco. “Un’enorme esplosione ha scosso l’edificio […]

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Il tradimento occidentale dell’Egitto: una bomba a orologeria?

Di Amr Darrag. The Guardian (19/06/2015). Traduzione e sintesi Alessandro Balduzzi. Quando in aprile l’ex-presidente egiziano Mohamed Morsi fu condannato a 20 anni di carcere in seguito a un processo internazionalmente riconosciuto come incostituzionale e profondamente schierato, molti considerarono questa sentenza come un occasione che l’Occidente avrebbe dovuto cogliere per opporsi ai molti processi spettacolarizzati […]

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Letterature e scrittori arabi al Festival Shubbak di Londra

Letterature e scrittori arabi al Festival Shubbak di Londra

Città che vai, Festival che ti ritrovi. E la “biennale” di arte e cultura araba contemporanea di Londra che si chiama “Shubbak” sembra proprio un gran bel Festival, in linea con la città che la ospita: dall’11 al 26 luglio si alterneranno in diversi luoghi della città concerti, incontri, spettacoli teatrali e workshop che mettono … Continue reading Letterature e scrittori arabi al Festival Shubbak di Londra
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Letterature e scrittori arabi al Festival Shubbak di Londra

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Letterature e scrittori arabi al Festival Shubbak di Londra

Letterature e scrittori arabi al Festival Shubbak di Londra

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Kuwait: arrestata attivista diritti umani

(Agenzie). Un tribunale kuwaitiano ha condannato un’attivista per i diritti fa tre anni di carcere per aver pubblicamente criticato il sovrano dello stato del Golfo. Il giudice ha condannato Rana Jassem al-Saadun per aver ripetuto parti di un discorso fatto dal leader dell’opposizione Mussallam al-Barrak, il quale sta scontando una pena detentiva di due anni. Nel discorso, pronunciato […]

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La balcanizzazione del Mashreq

Di Bashir al-Bikr. Al-Arabi al-Jadid (19/06/2015). Traduzione e sintesi di Kaouther Rabhi Prima ancora della guerra israeliana contro il Libano nel 1982, il presidente palestinese Yasser Arafat temeva la balcanizzazione della regione e la disgregazione del Medio Oriente, come accadde per l’Impero Ottomano. Per balcanizzazione si intende, infatti, il crollo dello Stato centralizzato. Per quanto […]

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Egitto: chieste dimissioni ministro Salute dopo scandalo ospedali

(Mada Masr). Il sindacato dei dottori egiziani ha chiesto le dimissioni del ministro della Salute dopo lo scandalo nato per la diffusione di foto sulle condizioni igieniche e sanitarie degli ospedali in Egitto. Il sindacato ha anche chiesto che il Ministero della Sanità costruisca un piano chiaro e trasparente per il settore sanitario che venga attuato “attraverso […]

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Giornalista Al-Jazeera arrestato in Germania

(Agenzie). Le autorità tedesche hanno arrestato il giornalista di Al-Jazeera Ahmed Mansour, dopo che l’Egitto aveva emesso un mandato di cattura internazionale, ha riportato Reuters. Un portavoce della polizia tedesca ha dichiarato che Mansour è stato arrestato all’aeroporto di Berlino Tegel, mentre era a bordo di un volo della Qatar Airways diretto a  Doha. Probabilmente il giornalista sarà […]

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Il grande esodo siriano: la vergogna del mondo

Opinione di Al-Quds. Al-Quds al-Arabi (18/06/2015). Traduzione e sintesi di Laura Giacobbo. La giornalista americana Belen Fernandez ha presentato in un articolo intitolato “Manuale del profugo per le vacanze estive” un confronto doloroso, in cui deride e critica la stampa inglese. Descrive “la sofferenza” dei turisti inglesi che hanno pagato per godersi le vacanze estive nell’isola […]

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Yemen: una guerra che non si deve perdere

Di Raghida Dergham. Al-Hayat (19/06/2015). Traduzione e sintesi di Paola Conti. I negoziati sul nucleare tra Iran e i Paesi del gruppo 5+1 potrebbero protrarsi oltre la fine del mese corrente, poiché le due questioni fondamentali che suscitano controversie non sono ancora state trattate, ovvero: la verifica della autenticità della promessa di Teheran di non […]

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Yemen: autobomba esplode vicino moschea a Sana’a

(Agenzie). Un’autobomba è esplosa nella capitale dello Yemen, Sana’a, vicino alla moschea di Qiba al-Mutawakil utilizzata dalle milizie dei ribelli sciiti Houthi. Lo hanno detto dei testimoni a Reuters, aggiungendo di non sapere se l’esplosione ha causato vittime. Mercoledì scorso, Daesh (ISIS) ha rivendicato la responsabilità per autobombe che hanno ucciso e ferito almeno 50 persone nei […]

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Bahrein: leader opposizione rilasciato dopo 4 anni

(Agenzie). Ibrahim Sharif, leader storico dell’opposizione del Bahrein è stato rilasciato dopo più di quattro anni di carcere per il suo ruolo nelle proteste che chiedevano riforme nel Regno del Golfo. Il gruppo WAAD (Società Democratica di Azione Nazionale) ha confermato sul suo account ufficiale di Twitter il suo rilascio. Sharif è stato condannato nel giugno 2011 a cinque anni di carcere per […]

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Tribù Siria pro-Assad rifiutano aiuto Giordania

(Agenzie). I leader delle tribù pro-Assad della Siria hanno respinto l’offerta del re della Giordania Abdullah II, di sostegno contro Daesh (ISIS) e al-Nusra. Lo ha reso noto l’AFP. All’inizio della settimana scorsa il re di Giordania si era impegnato a sostenere le tribù in Siria e Iraq, dove operano gli estremisti. “È nostro dovere come nazione sostenere le […]

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Qatar: migliorare rapporti con Iran

(Agenzie). L’emiro del Qatar Sheikh Tamim bin Hamad bin Khalifa al-Thani ha detto che il suo paese deve  sforzarsi nel migliorare le relazioni con l’Iran, iniziando proprio dal sacro mese di Ramadan. Tra l’emiro e il presidente iraniano Rohani c’è stata una telefonata giovedì scorso, in cui il Qatar ha chiesto specificamente all’Iran di fermare […]

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Rifugiati o migranti: verso una nuova definizione

Irin News (15/06/2015). Traduzione e sintesi Carlotta Caldonazzo. Secondo la definizione proposta dalla Convenzione di Ginevra sullo status dei rifugiati del 1951, per rifugiato si intende colui che fugge dal proprio Paese in cerca di protezione, “temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale o […]

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The Wanted 18: storia di una straordinaria lotta

Articolo e servizio di Silvia Di Cesare e Roberta Papaleo. Possono 18 mucche rappresentare “una minaccia per la sicurezza dello Stato di Israele”? La risposta è sì! Le 18 mucche sono le coprotagonista di The Wanted 18. Un po’ fiction, un po’ documentario, un po’ cartone animato questo film racconta la storia, realmente accaduta, di […]

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Yemen: negoziati ONU estesi al weekend, vicini a una tregua

(Agenzie). Il portavoce delle Nazioni Unite Ahmad Fawzi ha riferito che i negoziati sono vicini al raggiungimento di un accordo su una tregua, ma che le consultazioni si protrarranno nel fine settimana. “La massima priorità è concordare la cessazione delle ostilità; stiamo lavorando anche per concordare un meccanismo per monitorare questa cessazione”, ha detto Fawzi, […]

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Tunisia chiude consolato a Tripoli in Libia

(Agenzie). Il governo della Tunisia ha deciso di chiudere le sue operazioni consolari nel capitale della Libia, Tripoli, dopo che uomini armati hanno preso d’assalto il suo consolato una settimana fa e hanno rapito 10 agenti. Lo ha detto il ministro degli Esteri Taieb Baccouche ai giornalisti. Tutti e 10 gli agenti del personale diplomatico sono […]

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Libia: UE pronta a lanciare operazione contro trafficanti nel Mediterraneo

(Agenzie). L’Unione Europea lancerà la prossima settimana la prima fase del piano per frenare i trafficanti di migranti nel Mediterraneo e distruggere le imbarcazioni da loro usate, secondo quanto riferito da funzionari europei. Le fonti sono rimaste anonime, in quanto la decisione definitiva verrà presa solo al prossimo consiglio Affari Esteri di lunedì. Secondo le […]

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Speciale Ramadan: harira, zuppa marocchina

Speciale Ramadan: harira, zuppa marocchina

Per tutta la durata del mese di Ramadan, iniziato il 18 giugno nella maggior parte dei Paesi islamici, andremo a scoprire alcune delle pietanze più preparate durante questo periodo dell’anno per la rottura del digiuno quotidiano. Iniziamo da una ricetta marocchina, ma diffusa in tutto il Maghreb: la harira! Ingredienti: 600g di carne di agnello o […]

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Montenegro, l’incrocio delle culture secolari

Montenegro, l’incrocio delle culture secolari

monte 110Nella più piccola delle sei repubbliche ex jugoslave s’incontrano culture secolari, religioni e ideologie. Ricca di lunghe spiagge sabbiose, di antiche città marittime e bellezze naturali. Vi si trova il più grande fiordo del Mediterraneo, Le Bocche di Cattaro. La penisola di Santo Stefano, città-albergo, è uno dei simboli più lussuosi di tutta l’ex Jugoslavia.

“Soryana”, storia di uno chef siriano a Gaza

“Soryana”, storia di uno chef siriano a Gaza

Di Nidal al-Mughrabi. The Daily Star (16/06/2015). Traduzione di Claudia Avolio. C’è da scommettere che nessun altro sia riuscito a diventare uno chef famoso seguendo lo stesso percorso di Wareef Hameedo. Tre anni fa, il trentaquattrenne gestiva un piccolo ristorante in un centro commerciale nella città siriana di Aleppo. Poi è stato pesantemente bombardato nell’ambito […]

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Desert Breath: un’installazione mozzafiato

Desert Breath: un’installazione mozzafiato

(Baraka Bits). Nel mezzo del deserto del Sahara egiziano, giace un progetto artistico letteralmente mozzafiato: è il Desert Breath, un’installazione del gruppo D.A.ST Artteam. Il gruppo è stato fondato nel 1995 dall’artista, scultrice e fotografa greca Danae Stratou insieme a un team di designer e architetti. Il progetto, che si estende su un’area di 100.000 mq, […]

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Francia: chiese vuote trasformate in moschee?

Francia: chiese vuote trasformate in moschee?

(Tel Quel). Dalil Boubakeur, il presidente del Consiglio francese del culto musulmano (Cfcm), creato nel 2003 da Nicolas Sarkozy, ha proposto di trasformare le chiese francesi vuote o abbandonate in luoghi di culto per i musulmani. Boubakeur, che è anche rettore della Grande Moschea di Parigi, si basa sulla grande differenza in numeri che c’è tra luoghi […]

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Netanyahu critica Nazioni Unite su bambini Gaza

(Agenzie). Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha accusato le Nazioni Unite di “ipocrisia” dopo che il Segretario Generale Ban Ki-moon ha chiesto ad Israele di proteggere la vita dei bambini di Gaza. “Questo è un giorno nero per le Nazioni Unite”, ha detto Netanyahu in un comunicato. “Invece di sottolineare quello che fa Hamas che ha anche preso in ostaggio bambini di […]

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ONU: numero allarmante di rifugiati nel mondo

(Agenzie). Nell’anno appena passato la Siria ha superato l’Afghanistan per rifugiati, mentre il numero di persone forzate a lasciare la propria terra ha raggiunto il record di 59,5 milioni, ha riferito l’agenzie per i rifugiati delle Nazioni Unite. La situazione non sembra debba migliorare, secondo il l’Alto commissario per i rifugiati dell’ONU Antonio Guterres. “Le crisi si […]

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Passaggi: “Rapsodia irachena” di Sinan Antoon

L’autore iracheno Sinan Antoon ci parla della scrittura in questo passaggio del suo libro “Rapsodia Irachena”. Il protagonista è stato rinchiuso in carcere e sembra che solo le lettere dell’alfabeto arabo siano in grado di salvarlo dalla pazzia della reclusione e dei soprusi. Il bianco della carta mi seduce, offrendomi la libertà di vagabondare nella […]

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Pakistan: sospesa pena di morte per mese di Ramadan

(Agenzie). Il primo ministro pakistano, Nawaz Sharif, ha chiesto alle autorità di sospendere in via provvisoria la pratica della pena di morte nel corso del mese di Ramadan. Una dichiarazione rilasciata dall’ufficio di Sharif riferisce che il primo ministro ha ordinato questa pausa per osservare “la santità del mese sacro”, che nella maggior parte del […]

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Siria: più di 70 Paesi chiedono la fine dei bombardamenti

(Agenzie). Più di 70 Paesi hanno firmato una lettera per chiedere alla Siria di porre fine ai bombardamenti e agli attacchi aerei casuali che hanno ucciso centinaia di civili. La lettere fa anche pressione sul Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite affinché impedisca all’aeronautica siriana di condurre ulteriori attacchi, soprattutto se coinvolgono barili-bomba. La richiesta fa riferimento […]

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La dimensione di genere del nucleare iraniano

Di Maysam Behravesh. Your Middle East (11/06/2015). Traduzione e sintesi di Ismahan Hassen. Uno dei concetti chiave utilizzati per inquadrare il programma nucleare iraniano è “namous”. Promosso principalmente dagli estremisti o dai conservatori della Repubblica islamica, namous è un termine di origine greca che, in uso popolare iraniano, si riferisce al lato femminile in una […]

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Il doppio fronte operativo in Afghanistan. Al via “Azm” la nuova offensiva di primavera dei Taliban e il confronto tra al-Qa’ida e l’ISIS (CeMiSS 3/2015)

di Claudio Bertolotti   scarica il documento completo CeMiSS Osservatorio Strategico 3/2015 (file .pdf 913 Kb) scarica il documento completo CeMiSS Osservatorio Strategico 3/2015 (file .epub 152 Kb)   "Claudio Bertolotti ci segnala come l’ISIS si sta espandendo anche in Afghanistan. Per contenerlo, contrastarlo e sconfiggerlo è ormai necessario rendersi conto che si tratta di una minaccia

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Zuffa a Ginevra tra sostenitori governo Yemen e ribelli Houthi

(Agenzie). Alcuni sostenitori del governo yemenita in esilio hanno interrotto una conferenza stampa indetta dalla delegazione del movimento ribelle Houthi a Ginevra, dove sono in corso i negoziati di pace tra le parti in conflitto in Yemen. I sostenitori hanno lanciato scarpe contro i delegati chiamandoli “criminali” e “uccisori di bambini”. La zuffa è iniziata […]

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Arabia Saudita-Russia: previsto accordo di cooperazione petrolifera

(Agenzie). I ministri del Petrolio di Arabia Saudita, Ali al-Naimi, e Russia, Alexander Novak, hanno in programma la discussione di un accordo di cooperazione petrolifera in occasione del Forum Economico Internazionale in corso a San Pietroburgo da oggi fino al 20 giugno. L’Arabia Saudita è il principale produttore di petrolio tra il Paesi dell’OPEC e […]

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Pubblicati in un libro gli scritti del blogger Raif Badawi

(La Presse Canadienne). Gli scritti del blogger saudita Raif Badawi, che gli sono costati un’accusa di insulto all’islam, sono stati raccolti e pubblicati in un libro dal titolo eloquente e significativo: “1000 colpi di frusta”. Il libro, pubblicato in Canada dalla Éditions Édito, è stato presentato martedì a Montreal alla presenza della moglie di Badawi, Eisaf Haidar. […]

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Ventimiglia: umanità in stazione

Ventimiglia: umanità in stazione

mcc43 Giorno 17 giugno. Del reporter a me manca la convinzione che porre domande sia un diritto. Così aspetto di vedere sul viso dell’altra persona la voglia di raccontare mentre  cammino in un corridoio della stazione di Ventimiglia. Passo fra file di donne, bambini, qualche uomo. Sono accomodati alla meglio su coperte stese in terra. […]

Siria: autorità turche bloccano il ritorno dei rifugiati a Tal Abyad

(Agenzie). Le autorità turche hanno chiuso il valico di frontiera di Akcakale, impedendo così ai rifugiati siriani che erano scappati dai combattimenti a Tal Abyad di tornare nella loro città, combattimenti che nell’ultima settimana avevano spinto circa 23.000 persone a cercare rifugio in territorio turco. Le forze di sicurezza turche hanno riferito che non possono permettere […]

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Raeda Saadeh: l’artista, la donna e l’occupazione

Articolo e servizio di Roberta Papaleo e Silvia Di Cesare. Nata nel 1977 in una cittadina palestinese del distretto di Haifa, Raeda Saadeh ha dedicato la sua vita all’arte e alla Palestina. Ha studiato e si è laureata a Gerusalemme, dove tutt’ora vive e lavora. Fotografa di fama internazionale, le sue opere vengono esposte ed […]

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A-WA: il beat di tre sorelle ebree di origine yemenita

Di Gaar Adams. Foreign Policy (05/05/2015). Traduzione e sintesi di Omar Bonetti. “Habib Galbi” (Amore Del Mio Cuore) è una canzone melodica, popolare tra gli yemeniti. Ascoltando le tre sorelle Haim e guardandole recitare nel video musicale, si potrebbe pensare che quei passi di danza e quel tipo d’intonazione vocale possano arrivare direttamente dalla Penisola […]

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Organizzazione per la Cooperazione Islamica appoggia Qatar 2022

(Agenzie). L’Organizzazione per la Cooperazione Islamica (OIC) ha espresso il suo sostegno al Qatar in qualità di Paese ospitante i Mondiali di calcio del 2022, criticando invece la “propaganda tendenziosa dei media occidentali” in riferimento alle accuse di corruzione che gravano sulla FIFA e sulle quali le autorità svizzere e statunitensi stanno indagando. Secondo quanto […]

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Per quante ore si digiunerà per questo Ramadan nel mondo?

(Al-Arabiya). Inizia oggi il mese sacro di Ramadan per i musulmani in tutto il mondo. Tuttavia, le ore di digiuno cambiano di Paese in Paese, dal momento che l’intervallo di tempo che intercorre tra alba e tramonto varia in base delle diverse latitudini e longitudini. In base a una mappa diffusa dall’olandese Radio Nederland Wereldomroep e […]

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Libia: Tripoli saluta con favore ultima proposta Nazioni Unite

(Agenzie). Il parlamento di Tripoli (non riconosciuto) ha dichiarato di accogliere con favore l’ultima proposta per un accordo su un governo di unità in Libia presentata dall’inviato delle Nazioni Unite Bernardino Leon. L’amministrazione tripolina ha infatti affermato che la proposta, la quarta dall’inizio delle consultazioni, contiene delle “idee positive che potrebbero portare a una soluzione […]

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Iran: proposta di legge mette a rischio accordo su nucleare

(Agenzie). Il parlamento iraniano ha rivelato che questa domenica voterà una proposta di legge, firmata dalla maggioranza dei parlamentari, mirata a proteggere gli interessi nazionali dell’Iran, ma che potrebbe costituire un ostacolo per il raggiungimento di un accordo sul programma nucleare entro la fine del mese. Il progetto di legge, promosso dal presidente della sicurezza […]

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I 10 punti per comunicare le sfide globali

I 10 punti per comunicare le sfide globali

devre 110Al 2° Forum internazionale di Dev Reporter Newtwork, Ong e giornalisti hanno redatto un vademecum condiviso di dieci punti per una migliore informazione sui temi dello sviluppo e della cooperazione internazionale. 220 i partecipanti ai due giorni di lavoro.

Comunità gitane in Spagna, la scommessa degli “chavales”

Comunità gitane in Spagna, la scommessa degli “chavales”

murcia 110Malgrado le difficoltà dovute alla crisi economica e ai molti pregiudizi ancora diffusi, nel Paese si registra un elevato livello di integrazione con progetti di inserimento lavorativo e pochi e isolati casi di disagio abitativo. Punto dolente è ancora l’abbandono scolastico: tra gli alunni gitani dopo i 12 anni è di quasi 5 volte superiore rispetto al resto della popolazione.

TERRORISMO: BERTOLOTTI (ESPERTO), PRODUCE PROFUGHI E ALIMENTA LA TRATTA

TERRORISMO: BERTOLOTTI (ESPERTO), PRODUCE PROFUGHI E ALIMENTA LA TRATTA

(ANSAmed) - TUNISI, 17 GIU - C'è una stretta correlazione tra terrorismo e crimine organizzato. Produce profughi e alimenta il traffico di esseri umani, che non si fa scrupolo di usare qualunque mezzo a disposizione pur di trarre beneficio dalla tratta di migranti. Lo afferma l'esperto di geopolitica Claudio Bertolotti, intervenuto al meeting Migramed della Caritas Italiana con le Caritas europee e del bacino del Mediterraneo in corso a Tunisi fino a domani.

Tra i temi affrontati al meeting sul tema "Siamo servitori della speranza per una nuova primavera", anche gli effetti delle Primavere Arabe sulle società europee e mediterranee, il ruolo delle Caritas nazionali nell'accoglienza dei migranti, quello della Chiesa nei Paesi del Mediterraneo e naturalmente quello del terrorismo. "C'è una forte porosità delle frontiere e la Libia è il cancello aperto attraverso il quale tutti i flussi migratori passano senza grossi controlli", ha affermato Bertolotti, secondo cui "c'è il rischio di una politica inefficace contro questa minaccia che ha cambiato modalità e tattiche. Se dovessimo fallire nell'adozione di una strategia efficace la situazione potrebbe diventare davvero preoccupante, con una destabilizzazione regionale che si può estendere dall'area medio-orientale a quella nord africana".

"I flussi migratori, ha continuato l'esperto, sono una delle più importanti fonti di sostentamento del crimine organizzato transnazionale, che ha stretti legami con il nuovo terrorismo insurrezionale". Poi, rispondendo ad una domanda: "Che ci siano terroristi sui barconi è una possibilità che rientra nel calcolo delle probabilità, non possiamo escluderlo a priori. Ci sono volontà individuali che possono decidere di colpire o meno, ma sicuramente ci sono mezzi molto più sicuri per arrivare in Europa. Piuttosto che fare un blocco navale conviene implementare le attività di intelligence alle frontiere, per consentire un flusso sicuro".(ANSAmed). 
(SIR) 11:47 -TERRORISMO: BERTOLOTTI (ESPERTO), “PRODUCE PROFUGHI E ALIMENTA LA TRATTA”
(dall’inviata Sir a Tunisi) - “C’è una stretta correlazione tra il nuovo fenomeno del terrorismo insurrezionale ed il crimine organizzato. Produce profughi e alimenta il mercato di esseri umani, che non si fa scrupolo di usare qualunque mezzo a disposizione pur di trarre beneficio dalla tratta”. Lo ha spiegato stamattina ai 130 delegati delle Caritas europee e della sponda sud del Mediterraneo Claudio Bertolotti, esperto di questioni geopolitiche legate a conflitti e terrorismo, durante la seconda giornata di lavori del Migramed meeting organizzato da Caritas italiana, dedicata ad un approfondimento sul fenomeno del “nuovo terrorismo insurrezionale” nei Paesi islamici, come l’Isis, che ha un suo territorio, risorse e capacità politiche. “C’è una forte porosità delle frontiere e la Libia è il cancello aperto attraverso il quale tutti i flussi migratori passano senza grossi controlli - ha detto -. C’è il rischio di una politica inefficace contro questa minaccia che ha cambiato modalità e tattiche. Se dovessimo fallire nell’adozione di una strategia efficace la situazione potrebbe diventare davvero preoccupante, con una destabilizzazione regionale che si può estendere dall’area medio-orientale a quella nord africana”. (segue)

11:47 - TERRORISMO: BERTOLOTTI (ESPERTO), “PRODUCE PROFUGHI E ALIMENTA LA TRATTA” (2)

“I flussi migratori - ha proseguito Bertolotti - sono una delle più importanti fonti di sostentamento del crimine organizzato transnazionale, che ha stretti legami con il nuovo terrorismo insurrezionale”. Poi, rispondendo ad una domanda: “Che ci siano terroristi sui barconi è una possibilità che rientra nel calcolo delle probabilità, non possiamo escluderlo a priori. Ci sono volontà individuali che possono decidere di colpire o meno, ma sicuramente ci sono mezzi molto più sicuri per arrivare in Europa. Piuttosto che fare un blocco navale conviene implementare le attività di intelligence alle frontiere, per consentire un flusso sicuro”. http://spondasud.it/2015/06/il-terrorismo-produce-profughi-e-alimenta-la-tratta-di-esseri-umani-9141
TERRORISMO: BERTOLOTTI (ESPERTO), PRODUCE PROFUGHI E ALIMENTA LA TRATTA

TERRORISMO: BERTOLOTTI (ESPERTO), PRODUCE PROFUGHI E ALIMENTA LA TRATTA

(ANSAmed) - TUNISI, 17 GIU - C'è una stretta correlazione tra terrorismo e crimine organizzato. Produce profughi e alimenta il traffico di esseri umani, che non si fa scrupolo di usare qualunque mezzo a disposizione pur di trarre beneficio dalla tratta di migranti. Lo afferma l'esperto di geopolitica Claudio Bertolotti, intervenuto al meeting Migramed della Caritas Italiana con le Caritas europee e del bacino del Mediterraneo in corso a Tunisi fino a domani.

Tra i temi affrontati al meeting sul tema "Siamo servitori della speranza per una nuova primavera", anche gli effetti delle Primavere Arabe sulle società europee e mediterranee, il ruolo delle Caritas nazionali nell'accoglienza dei migranti, quello della Chiesa nei Paesi del Mediterraneo e naturalmente quello del terrorismo. "C'è una forte porosità delle frontiere e la Libia è il cancello aperto attraverso il quale tutti i flussi migratori passano senza grossi controlli", ha affermato Bertolotti, secondo cui "c'è il rischio di una politica inefficace contro questa minaccia che ha cambiato modalità e tattiche. Se dovessimo fallire nell'adozione di una strategia efficace la situazione potrebbe diventare davvero preoccupante, con una destabilizzazione regionale che si può estendere dall'area medio-orientale a quella nord africana".

"I flussi migratori, ha continuato l'esperto, sono una delle più importanti fonti di sostentamento del crimine organizzato transnazionale, che ha stretti legami con il nuovo terrorismo insurrezionale". Poi, rispondendo ad una domanda: "Che ci siano terroristi sui barconi è una possibilità che rientra nel calcolo delle probabilità, non possiamo escluderlo a priori. Ci sono volontà individuali che possono decidere di colpire o meno, ma sicuramente ci sono mezzi molto più sicuri per arrivare in Europa. Piuttosto che fare un blocco navale conviene implementare le attività di intelligence alle frontiere, per consentire un flusso sicuro".(ANSAmed). 
(SIR) 11:47 -TERRORISMO: BERTOLOTTI (ESPERTO), “PRODUCE PROFUGHI E ALIMENTA LA TRATTA”
(dall’inviata Sir a Tunisi) - “C’è una stretta correlazione tra il nuovo fenomeno del terrorismo insurrezionale ed il crimine organizzato. Produce profughi e alimenta il mercato di esseri umani, che non si fa scrupolo di usare qualunque mezzo a disposizione pur di trarre beneficio dalla tratta”. Lo ha spiegato stamattina ai 130 delegati delle Caritas europee e della sponda sud del Mediterraneo Claudio Bertolotti, esperto di questioni geopolitiche legate a conflitti e terrorismo, durante la seconda giornata di lavori del Migramed meeting organizzato da Caritas italiana, dedicata ad un approfondimento sul fenomeno del “nuovo terrorismo insurrezionale” nei Paesi islamici, come l’Isis, che ha un suo territorio, risorse e capacità politiche. “C’è una forte porosità delle frontiere e la Libia è il cancello aperto attraverso il quale tutti i flussi migratori passano senza grossi controlli - ha detto -. C’è il rischio di una politica inefficace contro questa minaccia che ha cambiato modalità e tattiche. Se dovessimo fallire nell’adozione di una strategia efficace la situazione potrebbe diventare davvero preoccupante, con una destabilizzazione regionale che si può estendere dall’area medio-orientale a quella nord africana”. (segue)

11:47 - TERRORISMO: BERTOLOTTI (ESPERTO), “PRODUCE PROFUGHI E ALIMENTA LA TRATTA” (2)

“I flussi migratori - ha proseguito Bertolotti - sono una delle più importanti fonti di sostentamento del crimine organizzato transnazionale, che ha stretti legami con il nuovo terrorismo insurrezionale”. Poi, rispondendo ad una domanda: “Che ci siano terroristi sui barconi è una possibilità che rientra nel calcolo delle probabilità, non possiamo escluderlo a priori. Ci sono volontà individuali che possono decidere di colpire o meno, ma sicuramente ci sono mezzi molto più sicuri per arrivare in Europa. Piuttosto che fare un blocco navale conviene implementare le attività di intelligence alle frontiere, per consentire un flusso sicuro”. http://spondasud.it/2015/06/il-terrorismo-produce-profughi-e-alimenta-la-tratta-di-esseri-umani-9141
TERRORISMO: BERTOLOTTI (ESPERTO), PRODUCE PROFUGHI E ALIMENTA LA TRATTA

TERRORISMO: BERTOLOTTI (ESPERTO), PRODUCE PROFUGHI E ALIMENTA LA TRATTA

(ANSAmed) - TUNISI, 17 GIU - C'è una stretta correlazione tra terrorismo e crimine organizzato. Produce profughi e alimenta il traffico di esseri umani, che non si fa scrupolo di usare qualunque mezzo a disposizione pur di trarre beneficio dalla tratta di migranti. Lo afferma l'esperto di geopolitica Claudio Bertolotti, intervenuto al meeting Migramed della Caritas Italiana con le Caritas europee e del bacino del Mediterraneo in corso a Tunisi fino a domani.

Tra i temi affrontati al meeting sul tema "Siamo servitori della speranza per una nuova primavera", anche gli effetti delle Primavere Arabe sulle società europee e mediterranee, il ruolo delle Caritas nazionali nell'accoglienza dei migranti, quello della Chiesa nei Paesi del Mediterraneo e naturalmente quello del terrorismo. "C'è una forte porosità delle frontiere e la Libia è il cancello aperto attraverso il quale tutti i flussi migratori passano senza grossi controlli", ha affermato Bertolotti, secondo cui "c'è il rischio di una politica inefficace contro questa minaccia che ha cambiato modalità e tattiche. Se dovessimo fallire nell'adozione di una strategia efficace la situazione potrebbe diventare davvero preoccupante, con una destabilizzazione regionale che si può estendere dall'area medio-orientale a quella nord africana".

"I flussi migratori, ha continuato l'esperto, sono una delle più importanti fonti di sostentamento del crimine organizzato transnazionale, che ha stretti legami con il nuovo terrorismo insurrezionale". Poi, rispondendo ad una domanda: "Che ci siano terroristi sui barconi è una possibilità che rientra nel calcolo delle probabilità, non possiamo escluderlo a priori. Ci sono volontà individuali che possono decidere di colpire o meno, ma sicuramente ci sono mezzi molto più sicuri per arrivare in Europa. Piuttosto che fare un blocco navale conviene implementare le attività di intelligence alle frontiere, per consentire un flusso sicuro".(ANSAmed). 
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(dall’inviata Sir a Tunisi) - “C’è una stretta correlazione tra il nuovo fenomeno del terrorismo insurrezionale ed il crimine organizzato. Produce profughi e alimenta il mercato di esseri umani, che non si fa scrupolo di usare qualunque mezzo a disposizione pur di trarre beneficio dalla tratta”. Lo ha spiegato stamattina ai 130 delegati delle Caritas europee e della sponda sud del Mediterraneo Claudio Bertolotti, esperto di questioni geopolitiche legate a conflitti e terrorismo, durante la seconda giornata di lavori del Migramed meeting organizzato da Caritas italiana, dedicata ad un approfondimento sul fenomeno del “nuovo terrorismo insurrezionale” nei Paesi islamici, come l’Isis, che ha un suo territorio, risorse e capacità politiche. “C’è una forte porosità delle frontiere e la Libia è il cancello aperto attraverso il quale tutti i flussi migratori passano senza grossi controlli - ha detto -. C’è il rischio di una politica inefficace contro questa minaccia che ha cambiato modalità e tattiche. Se dovessimo fallire nell’adozione di una strategia efficace la situazione potrebbe diventare davvero preoccupante, con una destabilizzazione regionale che si può estendere dall’area medio-orientale a quella nord africana”. (segue)

11:47 - TERRORISMO: BERTOLOTTI (ESPERTO), “PRODUCE PROFUGHI E ALIMENTA LA TRATTA” (2)

“I flussi migratori - ha proseguito Bertolotti - sono una delle più importanti fonti di sostentamento del crimine organizzato transnazionale, che ha stretti legami con il nuovo terrorismo insurrezionale”. Poi, rispondendo ad una domanda: “Che ci siano terroristi sui barconi è una possibilità che rientra nel calcolo delle probabilità, non possiamo escluderlo a priori. Ci sono volontà individuali che possono decidere di colpire o meno, ma sicuramente ci sono mezzi molto più sicuri per arrivare in Europa. Piuttosto che fare un blocco navale conviene implementare le attività di intelligence alle frontiere, per consentire un flusso sicuro”. http://spondasud.it/2015/06/il-terrorismo-produce-profughi-e-alimenta-la-tratta-di-esseri-umani-9141
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(ANSAmed) - TUNISI, 17 GIU - C'è una stretta correlazione tra terrorismo e crimine organizzato. Produce profughi e alimenta il traffico di esseri umani, che non si fa scrupolo di usare qualunque mezzo a disposizione pur di trarre beneficio dalla tratta di migranti. Lo afferma l'esperto di geopolitica Claudio Bertolotti, intervenuto al meeting Migramed della Caritas Italiana con le Caritas europee e del bacino del Mediterraneo in corso a Tunisi fino a domani.

Tra i temi affrontati al meeting sul tema "Siamo servitori della speranza per una nuova primavera", anche gli effetti delle Primavere Arabe sulle società europee e mediterranee, il ruolo delle Caritas nazionali nell'accoglienza dei migranti, quello della Chiesa nei Paesi del Mediterraneo e naturalmente quello del terrorismo. "C'è una forte porosità delle frontiere e la Libia è il cancello aperto attraverso il quale tutti i flussi migratori passano senza grossi controlli", ha affermato Bertolotti, secondo cui "c'è il rischio di una politica inefficace contro questa minaccia che ha cambiato modalità e tattiche. Se dovessimo fallire nell'adozione di una strategia efficace la situazione potrebbe diventare davvero preoccupante, con una destabilizzazione regionale che si può estendere dall'area medio-orientale a quella nord africana".

"I flussi migratori, ha continuato l'esperto, sono una delle più importanti fonti di sostentamento del crimine organizzato transnazionale, che ha stretti legami con il nuovo terrorismo insurrezionale". Poi, rispondendo ad una domanda: "Che ci siano terroristi sui barconi è una possibilità che rientra nel calcolo delle probabilità, non possiamo escluderlo a priori. Ci sono volontà individuali che possono decidere di colpire o meno, ma sicuramente ci sono mezzi molto più sicuri per arrivare in Europa. Piuttosto che fare un blocco navale conviene implementare le attività di intelligence alle frontiere, per consentire un flusso sicuro".(ANSAmed). 
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(dall’inviata Sir a Tunisi) - “C’è una stretta correlazione tra il nuovo fenomeno del terrorismo insurrezionale ed il crimine organizzato. Produce profughi e alimenta il mercato di esseri umani, che non si fa scrupolo di usare qualunque mezzo a disposizione pur di trarre beneficio dalla tratta”. Lo ha spiegato stamattina ai 130 delegati delle Caritas europee e della sponda sud del Mediterraneo Claudio Bertolotti, esperto di questioni geopolitiche legate a conflitti e terrorismo, durante la seconda giornata di lavori del Migramed meeting organizzato da Caritas italiana, dedicata ad un approfondimento sul fenomeno del “nuovo terrorismo insurrezionale” nei Paesi islamici, come l’Isis, che ha un suo territorio, risorse e capacità politiche. “C’è una forte porosità delle frontiere e la Libia è il cancello aperto attraverso il quale tutti i flussi migratori passano senza grossi controlli - ha detto -. C’è il rischio di una politica inefficace contro questa minaccia che ha cambiato modalità e tattiche. Se dovessimo fallire nell’adozione di una strategia efficace la situazione potrebbe diventare davvero preoccupante, con una destabilizzazione regionale che si può estendere dall’area medio-orientale a quella nord africana”. (segue)

11:47 - TERRORISMO: BERTOLOTTI (ESPERTO), “PRODUCE PROFUGHI E ALIMENTA LA TRATTA” (2)

“I flussi migratori - ha proseguito Bertolotti - sono una delle più importanti fonti di sostentamento del crimine organizzato transnazionale, che ha stretti legami con il nuovo terrorismo insurrezionale”. Poi, rispondendo ad una domanda: “Che ci siano terroristi sui barconi è una possibilità che rientra nel calcolo delle probabilità, non possiamo escluderlo a priori. Ci sono volontà individuali che possono decidere di colpire o meno, ma sicuramente ci sono mezzi molto più sicuri per arrivare in Europa. Piuttosto che fare un blocco navale conviene implementare le attività di intelligence alle frontiere, per consentire un flusso sicuro”. http://spondasud.it/2015/06/il-terrorismo-produce-profughi-e-alimenta-la-tratta-di-esseri-umani-9141
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Tra i temi affrontati al meeting sul tema "Siamo servitori della speranza per una nuova primavera", anche gli effetti delle Primavere Arabe sulle società europee e mediterranee, il ruolo delle Caritas nazionali nell'accoglienza dei migranti, quello della Chiesa nei Paesi del Mediterraneo e naturalmente quello del terrorismo. "C'è una forte porosità delle frontiere e la Libia è il cancello aperto attraverso il quale tutti i flussi migratori passano senza grossi controlli", ha affermato Bertolotti, secondo cui "c'è il rischio di una politica inefficace contro questa minaccia che ha cambiato modalità e tattiche. Se dovessimo fallire nell'adozione di una strategia efficace la situazione potrebbe diventare davvero preoccupante, con una destabilizzazione regionale che si può estendere dall'area medio-orientale a quella nord africana".

"I flussi migratori, ha continuato l'esperto, sono una delle più importanti fonti di sostentamento del crimine organizzato transnazionale, che ha stretti legami con il nuovo terrorismo insurrezionale". Poi, rispondendo ad una domanda: "Che ci siano terroristi sui barconi è una possibilità che rientra nel calcolo delle probabilità, non possiamo escluderlo a priori. Ci sono volontà individuali che possono decidere di colpire o meno, ma sicuramente ci sono mezzi molto più sicuri per arrivare in Europa. Piuttosto che fare un blocco navale conviene implementare le attività di intelligence alle frontiere, per consentire un flusso sicuro".(ANSAmed). 
(SIR) 11:47 -TERRORISMO: BERTOLOTTI (ESPERTO), “PRODUCE PROFUGHI E ALIMENTA LA TRATTA”
(dall’inviata Sir a Tunisi) - “C’è una stretta correlazione tra il nuovo fenomeno del terrorismo insurrezionale ed il crimine organizzato. Produce profughi e alimenta il mercato di esseri umani, che non si fa scrupolo di usare qualunque mezzo a disposizione pur di trarre beneficio dalla tratta”. Lo ha spiegato stamattina ai 130 delegati delle Caritas europee e della sponda sud del Mediterraneo Claudio Bertolotti, esperto di questioni geopolitiche legate a conflitti e terrorismo, durante la seconda giornata di lavori del Migramed meeting organizzato da Caritas italiana, dedicata ad un approfondimento sul fenomeno del “nuovo terrorismo insurrezionale” nei Paesi islamici, come l’Isis, che ha un suo territorio, risorse e capacità politiche. “C’è una forte porosità delle frontiere e la Libia è il cancello aperto attraverso il quale tutti i flussi migratori passano senza grossi controlli - ha detto -. C’è il rischio di una politica inefficace contro questa minaccia che ha cambiato modalità e tattiche. Se dovessimo fallire nell’adozione di una strategia efficace la situazione potrebbe diventare davvero preoccupante, con una destabilizzazione regionale che si può estendere dall’area medio-orientale a quella nord africana”. (segue)

11:47 - TERRORISMO: BERTOLOTTI (ESPERTO), “PRODUCE PROFUGHI E ALIMENTA LA TRATTA” (2)

“I flussi migratori - ha proseguito Bertolotti - sono una delle più importanti fonti di sostentamento del crimine organizzato transnazionale, che ha stretti legami con il nuovo terrorismo insurrezionale”. Poi, rispondendo ad una domanda: “Che ci siano terroristi sui barconi è una possibilità che rientra nel calcolo delle probabilità, non possiamo escluderlo a priori. Ci sono volontà individuali che possono decidere di colpire o meno, ma sicuramente ci sono mezzi molto più sicuri per arrivare in Europa. Piuttosto che fare un blocco navale conviene implementare le attività di intelligence alle frontiere, per consentire un flusso sicuro”. http://spondasud.it/2015/06/il-terrorismo-produce-profughi-e-alimenta-la-tratta-di-esseri-umani-9141
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Tra i temi affrontati al meeting sul tema "Siamo servitori della speranza per una nuova primavera", anche gli effetti delle Primavere Arabe sulle società europee e mediterranee, il ruolo delle Caritas nazionali nell'accoglienza dei migranti, quello della Chiesa nei Paesi del Mediterraneo e naturalmente quello del terrorismo. "C'è una forte porosità delle frontiere e la Libia è il cancello aperto attraverso il quale tutti i flussi migratori passano senza grossi controlli", ha affermato Bertolotti, secondo cui "c'è il rischio di una politica inefficace contro questa minaccia che ha cambiato modalità e tattiche. Se dovessimo fallire nell'adozione di una strategia efficace la situazione potrebbe diventare davvero preoccupante, con una destabilizzazione regionale che si può estendere dall'area medio-orientale a quella nord africana".

"I flussi migratori, ha continuato l'esperto, sono una delle più importanti fonti di sostentamento del crimine organizzato transnazionale, che ha stretti legami con il nuovo terrorismo insurrezionale". Poi, rispondendo ad una domanda: "Che ci siano terroristi sui barconi è una possibilità che rientra nel calcolo delle probabilità, non possiamo escluderlo a priori. Ci sono volontà individuali che possono decidere di colpire o meno, ma sicuramente ci sono mezzi molto più sicuri per arrivare in Europa. Piuttosto che fare un blocco navale conviene implementare le attività di intelligence alle frontiere, per consentire un flusso sicuro".(ANSAmed). 
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(dall’inviata Sir a Tunisi) - “C’è una stretta correlazione tra il nuovo fenomeno del terrorismo insurrezionale ed il crimine organizzato. Produce profughi e alimenta il mercato di esseri umani, che non si fa scrupolo di usare qualunque mezzo a disposizione pur di trarre beneficio dalla tratta”. Lo ha spiegato stamattina ai 130 delegati delle Caritas europee e della sponda sud del Mediterraneo Claudio Bertolotti, esperto di questioni geopolitiche legate a conflitti e terrorismo, durante la seconda giornata di lavori del Migramed meeting organizzato da Caritas italiana, dedicata ad un approfondimento sul fenomeno del “nuovo terrorismo insurrezionale” nei Paesi islamici, come l’Isis, che ha un suo territorio, risorse e capacità politiche. “C’è una forte porosità delle frontiere e la Libia è il cancello aperto attraverso il quale tutti i flussi migratori passano senza grossi controlli - ha detto -. C’è il rischio di una politica inefficace contro questa minaccia che ha cambiato modalità e tattiche. Se dovessimo fallire nell’adozione di una strategia efficace la situazione potrebbe diventare davvero preoccupante, con una destabilizzazione regionale che si può estendere dall’area medio-orientale a quella nord africana”. (segue)

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“I flussi migratori - ha proseguito Bertolotti - sono una delle più importanti fonti di sostentamento del crimine organizzato transnazionale, che ha stretti legami con il nuovo terrorismo insurrezionale”. Poi, rispondendo ad una domanda: “Che ci siano terroristi sui barconi è una possibilità che rientra nel calcolo delle probabilità, non possiamo escluderlo a priori. Ci sono volontà individuali che possono decidere di colpire o meno, ma sicuramente ci sono mezzi molto più sicuri per arrivare in Europa. Piuttosto che fare un blocco navale conviene implementare le attività di intelligence alle frontiere, per consentire un flusso sicuro”. http://spondasud.it/2015/06/il-terrorismo-produce-profughi-e-alimenta-la-tratta-di-esseri-umani-9141
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(ANSAmed) - TUNISI, 17 GIU - C'è una stretta correlazione tra terrorismo e crimine organizzato. Produce profughi e alimenta il traffico di esseri umani, che non si fa scrupolo di usare qualunque mezzo a disposizione pur di trarre beneficio dalla tratta di migranti. Lo afferma l'esperto di geopolitica Claudio Bertolotti, intervenuto al meeting Migramed della Caritas Italiana con le Caritas europee e del bacino del Mediterraneo in corso a Tunisi fino a domani.

Tra i temi affrontati al meeting sul tema "Siamo servitori della speranza per una nuova primavera", anche gli effetti delle Primavere Arabe sulle società europee e mediterranee, il ruolo delle Caritas nazionali nell'accoglienza dei migranti, quello della Chiesa nei Paesi del Mediterraneo e naturalmente quello del terrorismo. "C'è una forte porosità delle frontiere e la Libia è il cancello aperto attraverso il quale tutti i flussi migratori passano senza grossi controlli", ha affermato Bertolotti, secondo cui "c'è il rischio di una politica inefficace contro questa minaccia che ha cambiato modalità e tattiche. Se dovessimo fallire nell'adozione di una strategia efficace la situazione potrebbe diventare davvero preoccupante, con una destabilizzazione regionale che si può estendere dall'area medio-orientale a quella nord africana".

"I flussi migratori, ha continuato l'esperto, sono una delle più importanti fonti di sostentamento del crimine organizzato transnazionale, che ha stretti legami con il nuovo terrorismo insurrezionale". Poi, rispondendo ad una domanda: "Che ci siano terroristi sui barconi è una possibilità che rientra nel calcolo delle probabilità, non possiamo escluderlo a priori. Ci sono volontà individuali che possono decidere di colpire o meno, ma sicuramente ci sono mezzi molto più sicuri per arrivare in Europa. Piuttosto che fare un blocco navale conviene implementare le attività di intelligence alle frontiere, per consentire un flusso sicuro".(ANSAmed). 
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(dall’inviata Sir a Tunisi) - “C’è una stretta correlazione tra il nuovo fenomeno del terrorismo insurrezionale ed il crimine organizzato. Produce profughi e alimenta il mercato di esseri umani, che non si fa scrupolo di usare qualunque mezzo a disposizione pur di trarre beneficio dalla tratta”. Lo ha spiegato stamattina ai 130 delegati delle Caritas europee e della sponda sud del Mediterraneo Claudio Bertolotti, esperto di questioni geopolitiche legate a conflitti e terrorismo, durante la seconda giornata di lavori del Migramed meeting organizzato da Caritas italiana, dedicata ad un approfondimento sul fenomeno del “nuovo terrorismo insurrezionale” nei Paesi islamici, come l’Isis, che ha un suo territorio, risorse e capacità politiche. “C’è una forte porosità delle frontiere e la Libia è il cancello aperto attraverso il quale tutti i flussi migratori passano senza grossi controlli - ha detto -. C’è il rischio di una politica inefficace contro questa minaccia che ha cambiato modalità e tattiche. Se dovessimo fallire nell’adozione di una strategia efficace la situazione potrebbe diventare davvero preoccupante, con una destabilizzazione regionale che si può estendere dall’area medio-orientale a quella nord africana”. (segue)

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“I flussi migratori - ha proseguito Bertolotti - sono una delle più importanti fonti di sostentamento del crimine organizzato transnazionale, che ha stretti legami con il nuovo terrorismo insurrezionale”. Poi, rispondendo ad una domanda: “Che ci siano terroristi sui barconi è una possibilità che rientra nel calcolo delle probabilità, non possiamo escluderlo a priori. Ci sono volontà individuali che possono decidere di colpire o meno, ma sicuramente ci sono mezzi molto più sicuri per arrivare in Europa. Piuttosto che fare un blocco navale conviene implementare le attività di intelligence alle frontiere, per consentire un flusso sicuro”. http://spondasud.it/2015/06/il-terrorismo-produce-profughi-e-alimenta-la-tratta-di-esseri-umani-9141
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Tra i temi affrontati al meeting sul tema "Siamo servitori della speranza per una nuova primavera", anche gli effetti delle Primavere Arabe sulle società europee e mediterranee, il ruolo delle Caritas nazionali nell'accoglienza dei migranti, quello della Chiesa nei Paesi del Mediterraneo e naturalmente quello del terrorismo. "C'è una forte porosità delle frontiere e la Libia è il cancello aperto attraverso il quale tutti i flussi migratori passano senza grossi controlli", ha affermato Bertolotti, secondo cui "c'è il rischio di una politica inefficace contro questa minaccia che ha cambiato modalità e tattiche. Se dovessimo fallire nell'adozione di una strategia efficace la situazione potrebbe diventare davvero preoccupante, con una destabilizzazione regionale che si può estendere dall'area medio-orientale a quella nord africana".

"I flussi migratori, ha continuato l'esperto, sono una delle più importanti fonti di sostentamento del crimine organizzato transnazionale, che ha stretti legami con il nuovo terrorismo insurrezionale". Poi, rispondendo ad una domanda: "Che ci siano terroristi sui barconi è una possibilità che rientra nel calcolo delle probabilità, non possiamo escluderlo a priori. Ci sono volontà individuali che possono decidere di colpire o meno, ma sicuramente ci sono mezzi molto più sicuri per arrivare in Europa. Piuttosto che fare un blocco navale conviene implementare le attività di intelligence alle frontiere, per consentire un flusso sicuro".(ANSAmed). 
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“I flussi migratori - ha proseguito Bertolotti - sono una delle più importanti fonti di sostentamento del crimine organizzato transnazionale, che ha stretti legami con il nuovo terrorismo insurrezionale”. Poi, rispondendo ad una domanda: “Che ci siano terroristi sui barconi è una possibilità che rientra nel calcolo delle probabilità, non possiamo escluderlo a priori. Ci sono volontà individuali che possono decidere di colpire o meno, ma sicuramente ci sono mezzi molto più sicuri per arrivare in Europa. Piuttosto che fare un blocco navale conviene implementare le attività di intelligence alle frontiere, per consentire un flusso sicuro”. http://spondasud.it/2015/06/il-terrorismo-produce-profughi-e-alimenta-la-tratta-di-esseri-umani-9141
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TERRORISMO: BERTOLOTTI (ESPERTO), PRODUCE PROFUGHI E ALIMENTA LA TRATTA

(ANSAmed) - TUNISI, 17 GIU - C'è una stretta correlazione tra terrorismo e crimine organizzato. Produce profughi e alimenta il traffico di esseri umani, che non si fa scrupolo di usare qualunque mezzo a disposizione pur di trarre beneficio dalla tratta di migranti. Lo afferma l'esperto di geopolitica Claudio Bertolotti, intervenuto al meeting Migramed della Caritas Italiana con le Caritas europee e del bacino del Mediterraneo in corso a Tunisi fino a domani.

Tra i temi affrontati al meeting sul tema "Siamo servitori della speranza per una nuova primavera", anche gli effetti delle Primavere Arabe sulle società europee e mediterranee, il ruolo delle Caritas nazionali nell'accoglienza dei migranti, quello della Chiesa nei Paesi del Mediterraneo e naturalmente quello del terrorismo. "C'è una forte porosità delle frontiere e la Libia è il cancello aperto attraverso il quale tutti i flussi migratori passano senza grossi controlli", ha affermato Bertolotti, secondo cui "c'è il rischio di una politica inefficace contro questa minaccia che ha cambiato modalità e tattiche. Se dovessimo fallire nell'adozione di una strategia efficace la situazione potrebbe diventare davvero preoccupante, con una destabilizzazione regionale che si può estendere dall'area medio-orientale a quella nord africana".

"I flussi migratori, ha continuato l'esperto, sono una delle più importanti fonti di sostentamento del crimine organizzato transnazionale, che ha stretti legami con il nuovo terrorismo insurrezionale". Poi, rispondendo ad una domanda: "Che ci siano terroristi sui barconi è una possibilità che rientra nel calcolo delle probabilità, non possiamo escluderlo a priori. Ci sono volontà individuali che possono decidere di colpire o meno, ma sicuramente ci sono mezzi molto più sicuri per arrivare in Europa. Piuttosto che fare un blocco navale conviene implementare le attività di intelligence alle frontiere, per consentire un flusso sicuro".(ANSAmed). 
(SIR) 11:47 -TERRORISMO: BERTOLOTTI (ESPERTO), “PRODUCE PROFUGHI E ALIMENTA LA TRATTA”
(dall’inviata Sir a Tunisi) - “C’è una stretta correlazione tra il nuovo fenomeno del terrorismo insurrezionale ed il crimine organizzato. Produce profughi e alimenta il mercato di esseri umani, che non si fa scrupolo di usare qualunque mezzo a disposizione pur di trarre beneficio dalla tratta”. Lo ha spiegato stamattina ai 130 delegati delle Caritas europee e della sponda sud del Mediterraneo Claudio Bertolotti, esperto di questioni geopolitiche legate a conflitti e terrorismo, durante la seconda giornata di lavori del Migramed meeting organizzato da Caritas italiana, dedicata ad un approfondimento sul fenomeno del “nuovo terrorismo insurrezionale” nei Paesi islamici, come l’Isis, che ha un suo territorio, risorse e capacità politiche. “C’è una forte porosità delle frontiere e la Libia è il cancello aperto attraverso il quale tutti i flussi migratori passano senza grossi controlli - ha detto -. C’è il rischio di una politica inefficace contro questa minaccia che ha cambiato modalità e tattiche. Se dovessimo fallire nell’adozione di una strategia efficace la situazione potrebbe diventare davvero preoccupante, con una destabilizzazione regionale che si può estendere dall’area medio-orientale a quella nord africana”. (segue)

11:47 - TERRORISMO: BERTOLOTTI (ESPERTO), “PRODUCE PROFUGHI E ALIMENTA LA TRATTA” (2)

“I flussi migratori - ha proseguito Bertolotti - sono una delle più importanti fonti di sostentamento del crimine organizzato transnazionale, che ha stretti legami con il nuovo terrorismo insurrezionale”. Poi, rispondendo ad una domanda: “Che ci siano terroristi sui barconi è una possibilità che rientra nel calcolo delle probabilità, non possiamo escluderlo a priori. Ci sono volontà individuali che possono decidere di colpire o meno, ma sicuramente ci sono mezzi molto più sicuri per arrivare in Europa. Piuttosto che fare un blocco navale conviene implementare le attività di intelligence alle frontiere, per consentire un flusso sicuro”. http://spondasud.it/2015/06/il-terrorismo-produce-profughi-e-alimenta-la-tratta-di-esseri-umani-9141
TERRORISMO: BERTOLOTTI (ESPERTO), PRODUCE PROFUGHI E ALIMENTA LA TRATTA

TERRORISMO: BERTOLOTTI (ESPERTO), PRODUCE PROFUGHI E ALIMENTA LA TRATTA

(ANSAmed) - TUNISI, 17 GIU - C'è una stretta correlazione tra terrorismo e crimine organizzato. Produce profughi e alimenta il traffico di esseri umani, che non si fa scrupolo di usare qualunque mezzo a disposizione pur di trarre beneficio dalla tratta di migranti. Lo afferma l'esperto di geopolitica Claudio Bertolotti, intervenuto al meeting Migramed della Caritas Italiana con le Caritas europee e del bacino del Mediterraneo in corso a Tunisi fino a domani.

Tra i temi affrontati al meeting sul tema "Siamo servitori della speranza per una nuova primavera", anche gli effetti delle Primavere Arabe sulle società europee e mediterranee, il ruolo delle Caritas nazionali nell'accoglienza dei migranti, quello della Chiesa nei Paesi del Mediterraneo e naturalmente quello del terrorismo. "C'è una forte porosità delle frontiere e la Libia è il cancello aperto attraverso il quale tutti i flussi migratori passano senza grossi controlli", ha affermato Bertolotti, secondo cui "c'è il rischio di una politica inefficace contro questa minaccia che ha cambiato modalità e tattiche. Se dovessimo fallire nell'adozione di una strategia efficace la situazione potrebbe diventare davvero preoccupante, con una destabilizzazione regionale che si può estendere dall'area medio-orientale a quella nord africana".

"I flussi migratori, ha continuato l'esperto, sono una delle più importanti fonti di sostentamento del crimine organizzato transnazionale, che ha stretti legami con il nuovo terrorismo insurrezionale". Poi, rispondendo ad una domanda: "Che ci siano terroristi sui barconi è una possibilità che rientra nel calcolo delle probabilità, non possiamo escluderlo a priori. Ci sono volontà individuali che possono decidere di colpire o meno, ma sicuramente ci sono mezzi molto più sicuri per arrivare in Europa. Piuttosto che fare un blocco navale conviene implementare le attività di intelligence alle frontiere, per consentire un flusso sicuro".(ANSAmed). 
(SIR) 11:47 -TERRORISMO: BERTOLOTTI (ESPERTO), “PRODUCE PROFUGHI E ALIMENTA LA TRATTA”
(dall’inviata Sir a Tunisi) - “C’è una stretta correlazione tra il nuovo fenomeno del terrorismo insurrezionale ed il crimine organizzato. Produce profughi e alimenta il mercato di esseri umani, che non si fa scrupolo di usare qualunque mezzo a disposizione pur di trarre beneficio dalla tratta”. Lo ha spiegato stamattina ai 130 delegati delle Caritas europee e della sponda sud del Mediterraneo Claudio Bertolotti, esperto di questioni geopolitiche legate a conflitti e terrorismo, durante la seconda giornata di lavori del Migramed meeting organizzato da Caritas italiana, dedicata ad un approfondimento sul fenomeno del “nuovo terrorismo insurrezionale” nei Paesi islamici, come l’Isis, che ha un suo territorio, risorse e capacità politiche. “C’è una forte porosità delle frontiere e la Libia è il cancello aperto attraverso il quale tutti i flussi migratori passano senza grossi controlli - ha detto -. C’è il rischio di una politica inefficace contro questa minaccia che ha cambiato modalità e tattiche. Se dovessimo fallire nell’adozione di una strategia efficace la situazione potrebbe diventare davvero preoccupante, con una destabilizzazione regionale che si può estendere dall’area medio-orientale a quella nord africana”. (segue)

11:47 - TERRORISMO: BERTOLOTTI (ESPERTO), “PRODUCE PROFUGHI E ALIMENTA LA TRATTA” (2)

“I flussi migratori - ha proseguito Bertolotti - sono una delle più importanti fonti di sostentamento del crimine organizzato transnazionale, che ha stretti legami con il nuovo terrorismo insurrezionale”. Poi, rispondendo ad una domanda: “Che ci siano terroristi sui barconi è una possibilità che rientra nel calcolo delle probabilità, non possiamo escluderlo a priori. Ci sono volontà individuali che possono decidere di colpire o meno, ma sicuramente ci sono mezzi molto più sicuri per arrivare in Europa. Piuttosto che fare un blocco navale conviene implementare le attività di intelligence alle frontiere, per consentire un flusso sicuro”. http://spondasud.it/2015/06/il-terrorismo-produce-profughi-e-alimenta-la-tratta-di-esseri-umani-9141
TERRORISMO: BERTOLOTTI (ESPERTO), PRODUCE PROFUGHI E ALIMENTA LA TRATTA

TERRORISMO: BERTOLOTTI (ESPERTO), PRODUCE PROFUGHI E ALIMENTA LA TRATTA

(ANSAmed) - TUNISI, 17 GIU - C'è una stretta correlazione tra terrorismo e crimine organizzato. Produce profughi e alimenta il traffico di esseri umani, che non si fa scrupolo di usare qualunque mezzo a disposizione pur di trarre beneficio dalla tratta di migranti. Lo afferma l'esperto di geopolitica Claudio Bertolotti, intervenuto al meeting Migramed della Caritas Italiana con le Caritas europee e del bacino del Mediterraneo in corso a Tunisi fino a domani.

Tra i temi affrontati al meeting sul tema "Siamo servitori della speranza per una nuova primavera", anche gli effetti delle Primavere Arabe sulle società europee e mediterranee, il ruolo delle Caritas nazionali nell'accoglienza dei migranti, quello della Chiesa nei Paesi del Mediterraneo e naturalmente quello del terrorismo. "C'è una forte porosità delle frontiere e la Libia è il cancello aperto attraverso il quale tutti i flussi migratori passano senza grossi controlli", ha affermato Bertolotti, secondo cui "c'è il rischio di una politica inefficace contro questa minaccia che ha cambiato modalità e tattiche. Se dovessimo fallire nell'adozione di una strategia efficace la situazione potrebbe diventare davvero preoccupante, con una destabilizzazione regionale che si può estendere dall'area medio-orientale a quella nord africana".

"I flussi migratori, ha continuato l'esperto, sono una delle più importanti fonti di sostentamento del crimine organizzato transnazionale, che ha stretti legami con il nuovo terrorismo insurrezionale". Poi, rispondendo ad una domanda: "Che ci siano terroristi sui barconi è una possibilità che rientra nel calcolo delle probabilità, non possiamo escluderlo a priori. Ci sono volontà individuali che possono decidere di colpire o meno, ma sicuramente ci sono mezzi molto più sicuri per arrivare in Europa. Piuttosto che fare un blocco navale conviene implementare le attività di intelligence alle frontiere, per consentire un flusso sicuro".(ANSAmed). 
(SIR) 11:47 -TERRORISMO: BERTOLOTTI (ESPERTO), “PRODUCE PROFUGHI E ALIMENTA LA TRATTA”
(dall’inviata Sir a Tunisi) - “C’è una stretta correlazione tra il nuovo fenomeno del terrorismo insurrezionale ed il crimine organizzato. Produce profughi e alimenta il mercato di esseri umani, che non si fa scrupolo di usare qualunque mezzo a disposizione pur di trarre beneficio dalla tratta”. Lo ha spiegato stamattina ai 130 delegati delle Caritas europee e della sponda sud del Mediterraneo Claudio Bertolotti, esperto di questioni geopolitiche legate a conflitti e terrorismo, durante la seconda giornata di lavori del Migramed meeting organizzato da Caritas italiana, dedicata ad un approfondimento sul fenomeno del “nuovo terrorismo insurrezionale” nei Paesi islamici, come l’Isis, che ha un suo territorio, risorse e capacità politiche. “C’è una forte porosità delle frontiere e la Libia è il cancello aperto attraverso il quale tutti i flussi migratori passano senza grossi controlli - ha detto -. C’è il rischio di una politica inefficace contro questa minaccia che ha cambiato modalità e tattiche. Se dovessimo fallire nell’adozione di una strategia efficace la situazione potrebbe diventare davvero preoccupante, con una destabilizzazione regionale che si può estendere dall’area medio-orientale a quella nord africana”. (segue)

11:47 - TERRORISMO: BERTOLOTTI (ESPERTO), “PRODUCE PROFUGHI E ALIMENTA LA TRATTA” (2)

“I flussi migratori - ha proseguito Bertolotti - sono una delle più importanti fonti di sostentamento del crimine organizzato transnazionale, che ha stretti legami con il nuovo terrorismo insurrezionale”. Poi, rispondendo ad una domanda: “Che ci siano terroristi sui barconi è una possibilità che rientra nel calcolo delle probabilità, non possiamo escluderlo a priori. Ci sono volontà individuali che possono decidere di colpire o meno, ma sicuramente ci sono mezzi molto più sicuri per arrivare in Europa. Piuttosto che fare un blocco navale conviene implementare le attività di intelligence alle frontiere, per consentire un flusso sicuro”. http://spondasud.it/2015/06/il-terrorismo-produce-profughi-e-alimenta-la-tratta-di-esseri-umani-9141
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(ANSAmed) - TUNISI, 17 GIU - C'è una stretta correlazione tra terrorismo e crimine organizzato. Produce profughi e alimenta il traffico di esseri umani, che non si fa scrupolo di usare qualunque mezzo a disposizione pur di trarre beneficio dalla tratta di migranti. Lo afferma l'esperto di geopolitica Claudio Bertolotti, intervenuto al meeting Migramed della Caritas Italiana con le Caritas europee e del bacino del Mediterraneo in corso a Tunisi fino a domani.

Tra i temi affrontati al meeting sul tema "Siamo servitori della speranza per una nuova primavera", anche gli effetti delle Primavere Arabe sulle società europee e mediterranee, il ruolo delle Caritas nazionali nell'accoglienza dei migranti, quello della Chiesa nei Paesi del Mediterraneo e naturalmente quello del terrorismo. "C'è una forte porosità delle frontiere e la Libia è il cancello aperto attraverso il quale tutti i flussi migratori passano senza grossi controlli", ha affermato Bertolotti, secondo cui "c'è il rischio di una politica inefficace contro questa minaccia che ha cambiato modalità e tattiche. Se dovessimo fallire nell'adozione di una strategia efficace la situazione potrebbe diventare davvero preoccupante, con una destabilizzazione regionale che si può estendere dall'area medio-orientale a quella nord africana".

"I flussi migratori, ha continuato l'esperto, sono una delle più importanti fonti di sostentamento del crimine organizzato transnazionale, che ha stretti legami con il nuovo terrorismo insurrezionale". Poi, rispondendo ad una domanda: "Che ci siano terroristi sui barconi è una possibilità che rientra nel calcolo delle probabilità, non possiamo escluderlo a priori. Ci sono volontà individuali che possono decidere di colpire o meno, ma sicuramente ci sono mezzi molto più sicuri per arrivare in Europa. Piuttosto che fare un blocco navale conviene implementare le attività di intelligence alle frontiere, per consentire un flusso sicuro".(ANSAmed). 
(SIR) 11:47 -TERRORISMO: BERTOLOTTI (ESPERTO), “PRODUCE PROFUGHI E ALIMENTA LA TRATTA”
(dall’inviata Sir a Tunisi) - “C’è una stretta correlazione tra il nuovo fenomeno del terrorismo insurrezionale ed il crimine organizzato. Produce profughi e alimenta il mercato di esseri umani, che non si fa scrupolo di usare qualunque mezzo a disposizione pur di trarre beneficio dalla tratta”. Lo ha spiegato stamattina ai 130 delegati delle Caritas europee e della sponda sud del Mediterraneo Claudio Bertolotti, esperto di questioni geopolitiche legate a conflitti e terrorismo, durante la seconda giornata di lavori del Migramed meeting organizzato da Caritas italiana, dedicata ad un approfondimento sul fenomeno del “nuovo terrorismo insurrezionale” nei Paesi islamici, come l’Isis, che ha un suo territorio, risorse e capacità politiche. “C’è una forte porosità delle frontiere e la Libia è il cancello aperto attraverso il quale tutti i flussi migratori passano senza grossi controlli - ha detto -. C’è il rischio di una politica inefficace contro questa minaccia che ha cambiato modalità e tattiche. Se dovessimo fallire nell’adozione di una strategia efficace la situazione potrebbe diventare davvero preoccupante, con una destabilizzazione regionale che si può estendere dall’area medio-orientale a quella nord africana”. (segue)

11:47 - TERRORISMO: BERTOLOTTI (ESPERTO), “PRODUCE PROFUGHI E ALIMENTA LA TRATTA” (2)

“I flussi migratori - ha proseguito Bertolotti - sono una delle più importanti fonti di sostentamento del crimine organizzato transnazionale, che ha stretti legami con il nuovo terrorismo insurrezionale”. Poi, rispondendo ad una domanda: “Che ci siano terroristi sui barconi è una possibilità che rientra nel calcolo delle probabilità, non possiamo escluderlo a priori. Ci sono volontà individuali che possono decidere di colpire o meno, ma sicuramente ci sono mezzi molto più sicuri per arrivare in Europa. Piuttosto che fare un blocco navale conviene implementare le attività di intelligence alle frontiere, per consentire un flusso sicuro”. http://spondasud.it/2015/06/il-terrorismo-produce-profughi-e-alimenta-la-tratta-di-esseri-umani-9141