Giorno: 12 gennaio 2015

Arabia Saudita: fatwa contro i pupazzi di neve

(Agenzie). Lo sceicco Muhammad Salih ha lanciato una fatwa contro i pupazzi di neve, hobby che si è molto diffuso in Arabia Saudita in seguito alle nevicate di questi ultimi giorni. Salih ha emesso la sua fatwa sul sito internet “l’Islam, domande e risposte” in cui lo sceicco scrive che “non vi è nulla di male” in […]

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Banca mondiale: Turchia in cinque anni paese a più alto reddito

(Agenzie). La Turchia potrebbe diventare la nazione a più alto reddito nei prossimi cinque anni, secondo quanto dichiarato dal direttore della Banca mondiale. L’economia turca ha goduto di un decennio di crescita esponenziale e nei prossimi cinque il suo reddito pro capite annuo potrebbe  superare i 12mila dollari, se il governo attuale riuscirà ad aumentare […]

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L’ipocrisia del terrorismo

Di Victor Ago. Your Middle East (11/01/2015). Traduzione e sintesi di Angela Ilaria Antoniello. Nel 2014 sia le agenzie di intelligence che i comandanti militari hanno cavalcato l’onda Daish (conosciuto in Occidente come ISIS), sfruttandola per far passare e rafforzare la legislazione, oppure per potenziare le capacità militari. Ma quanto è reale il percolo Daish, […]

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Attacco jihadista (a Charlie Hebdo): terrorismo di successo o fallimentare? Elementi di analisi

di Claudio Bertolotti

http://www.itstime.it/w/attacco-jihadista-a-charlie-hebdo-terrorismo-di-successo-o-fallimentare-elementi-di-analisi-by-claudio-bertolotti/
Parigi, 8-9 gennaio 2014: 20 morti (17 vittime e tre terroristi jihadisti). Dopo Canada, Stati Uniti e Australia, i due episodi in Francia, collegati o meno tra di loro, forniscono alcuni utili elementi di valutazione sul “terrorismo jihadista” contemporaneo.

A supporto di una successiva e approfondita analisi, si vogliono qui elencare sinteticamente gli elementi di forza caratterizzanti tale fenomeno (in fase di espansione e radicalizzazione), le vulnerabilità, gli elementi di minaccia, le opportunità e, infine, i “trade-off” – le variabili in grado di influire sugli sviluppo socio-politici e sulle procedura di sicurezza in atto e in fase di implementazione.
 
In primo luogo,  i punti di forza del terrorismo jihadista si concretizzano nelle adeguate capacità informativa, organizzativa e di movimento a cui si uniscono la forte motivazione e l’elevato livello operativo acquisito da quei foreign fighter “europei” che hanno fatto rientro dai teatri di guerra iracheno, siriano e libico. Tali soggetti sono in grado di sfruttare a proprio vantaggio la pressoché infinita disponibilità di obiettivi di tipo “soft target” da colpire e caratterizzati da un elevato livello di vulnerabilità; un vantaggio che si accompagna alla possibilità di reperimento di armi da guerra provenienti dal mercato nero (nulla a che vedere con le armi comuni regolarmente denunciate e detenute) e di equipaggiamenti reperibili dal libero commercio. Azioni di questa tipologia sono in grado di indurre all’emulazione altri soggetti, indipendenti e non organizzati: i lone wolf  (o terroristi autoctoni).
 
Agli elementi forti fanno eco alcuni fattori di debolezza del terrorismo jihadista. In primis, sul piano operativo, la marginale capacità di colpire con efficacia la maggior parte degli hard-target (obiettivi militari, infrastrutture strategiche, critiche e sensibili); sul piano informativo vi è invece una concreta vulnerabilità all’identificazione attraverso i social-network. Infine, su un piano più generale, permangono gli attriti latenti all’interno delle eterogenee dimensioni jihadiste, mentre si sviluppano le conflittualità tra i differenti brand del jihad, in particolare Al-Qa’ida vs l’ISIS (quello a cui stiamo assistendo è uno sforzo parallelo condotto da due organizzazioni in competizione tra di loro: la prima in fase di declino, ma con una struttura organizzativa consolidata, l’altra in piena fase espansiva, ma con una limitata esperienza operativa al di fuori del campo di battaglia convenzionale: una competizione che potrebbe portare a un’intensificazione delle azioni violente).
 
Ai fattori di debolezza del terrorismo jihadista, si contrappongono le vulnerabilità degli stati occidentali. I più recenti eventi, tendono a dimostrare come le forze di sicurezza e di intelligence non siano in grado di contrastare le manifestazioni di un fenomeno sempre più audace (e il verificarsi di un singolo episodio si impone su quelli prevenuti con efficacia); nel complesso vi è una sostanziale incapacità previsionale da cui derivano limiti oggettivi di azione preventiva – accentuati dai tagli alle spese della componente difesa-sicurezza – nei confronti dei potenziali obiettivi la cui salvaguardia richiede(rebbe) elevati costi in termini di risorse umane, economiche e materiali per garantirne la sicurezza fisica. Inoltre, pesa l’assenza di un adeguato quadro giuridico finalizzato a un efficace contrasto al “terrorismo fondamentalista di matrice jihadista” (che differisce  dallo storico “terrorismo politico” di stampo europeo in ragioni, dinamiche, sviluppi e organizzazione).
Pesa, nel complesso, l’assenza di una classe dirigente competente in grado di definire una linea strategica per la sicurezza e che sia, al contempo, in grado di far fronte al crescente disagio sociale – in parte conseguenza di un alto tasso di disoccupazione – e alla pressione dell’opera di reclutamento e propaganda jihadista – sia globale via web, sia a livello locale. A ciò si aggiungono la diffusione del “terrore”, il condizionamento dell’opinione pubblica, l’esaltazione di sentimenti nazionalistici e la deriva estremista (su entrambi i fronti) e populista i cui effetti inducono a scelte politiche restrittive, tra le quale anche la limitazione di diritti individuali (privacy e sicurezza) e la sospensione di accordi internazionali (nel merito si cita la decisione del governo francese di limitare il libero movimento dei cittadini europei attraverso le proprie frontiere, in deroga al trattato di Shengen).
 
Significative le opportunità potenziali, su entrambi i fronti.
Le opportunità del terrorismo jihadista sono conseguenza del contesto in cui si è orientato a operare e della riorganizzazione strutturale.
Il contesto operativo è il “domestic urban warfare” (ambito urbano ad alta densità di popolazione) in grado, da un lato, di garantire la presenza di safe-areas di supporto e, dall’altro, di opporre una limitata capacità di reazione da parte di forze di polizia urbana dal basso profilo operativo.
Si è così imposta una nuova forma ibrida della guerra che ha indotto a una razionale riorganizzazione strutturale del terrorismo jihadista, su base “molecolare ”, rafforzata dall’attivazione di cellule/nuclei/individui dormienti (c.d. “zombie”)  già presenti in Europa o in aree di prossimità (come la Turchia che è al tempo stesso area di transito della “transumanza jihadista”).
 
Le  opportunità che possono essere colte dagli stati occidentali sono rappresentate, in primo luogo, da una collaborazione attiva delle agenzie intelligence funzionale alla possibile riorganizzazione di un modello di difesa-sicurezza di tipo “diffuso e condiviso”; a ciò si unisce l’opportunità di un  maggiore coinvolgimento delle comunità musulmane. In secondo luogo, v’è da porre in evidenza l’opportunità rappresentata da un razionale, quanto efficace, impegno dell’Occidente nella lotta ad ampio spettro all’ISIS e in un coerente ed equilibrato controllo delle frontiere lungo l’arco mediterraneo.
 
A fronte delle opportunità, vi sono le minacce. La prima è rappresentata dall’emergere di una condizione di tensione sociale derivante da azioni terroristiche reali o, più semplicemente, potenziali, a cui si contrappongono i limiti di capacità di reazione e contrasto dei governi europei. Limiti che saranno messi a dura prova dal probabile fenomeno di emulazione che seguirà e dalla replicabilità di azioni dimostrative anche violente (ad esempio, l’incendio alla rivista tedesca “Hamburger Morgenpost” l’11 gennaio, che nei giorni scorsi ha pubblicato alcune vignette di Charlie Hebdo, e, lo stesso giorno, l’allarme bomba a Bruxelles alla sede del più importante quotidiano belga, “Le Soir”). Un livello di minaccia accentuato dalla natura inequivocabile del ruolo di “one-shot fighter” del “terrorista”, determinato dalla consapevolezza di andare incontro a morte altamente probabile o certa.
 
Infine, le scelte alternative (trade-off). Sul piano della sicurezza, non sono da escludere i potenziali effetti dinamizzanti derivanti dal processo di amplificazione mass-mediatica, a cui concorrono sia le striscianti quanto fantasiose teorie “complottistiche”, sia la diffusione virale di quei video-web postumi dei terroristi  che possono alimentare le dinamiche di competizione dei gruppi di jihadisti ed esaltare improvvisati lone wolf. Significativa è la strategia finalizzata all’attenzione massmediatica che ha per scopi l’amplificazione del messaggio e la capacità attrattiva dei potenziali militanti (in particolare Al-Qa’ida e ISIS, che in tale contesto muovono verso un’accelerata recrudescenza di azioni mediaticamente sempre più appaganti; con ciò indicando un’escalation nell’intensità delle future azioni su suolo europeo e, dunque, anche italiano).
 
Fatte queste necessarie valutazioni iniziali, concludiamo con l’elenco (certamente parziale) degli effetti derivanti da una singola azione portata a compimento da due soli soggetti (a cui si aggiunge una seconda azione condotta da un singolo terrorista).
Sul piano tattico e operativo:
–    eliminazione degli obiettivi (dal forte valore simbolico);
–    capacità di tenere impegnate 88.000 unità della sicurezza nazionale (Forze Armate e di polizia), distraendole dai normali compiti di routine;
–    blocco della capitale di una delle più importanti nazioni a livello mondiale;
–    dimostrazione dei limiti dello strumento intelligence e di sicurezza.

Sul piano strategico e politico:
–    diffusione e amplificazione massmediatica del messaggio jihadista;
–    dimostrazione dell’imprevedibilità della minaccia;
–    generale consapevolezza di vulnerabilità (forte impatto psicologico);
–    terrore diffuso immediato e paura collettiva persistente;
–  scelta da parte degli attentatori del “martirio autonomamente scelto (istisshadi) e imposizione del ruolo di “martire” (shahid) di fronte alla propria comunità;
–    induzione alla polarizzazione “identitaria”;
–    fomento degli impulsi populisti e radicali;
–    mobilitazione della Comunità internazionale;
–    avvio del processo di revisione dei protocolli di sicurezza;
–    sospensione degli accordi di Shengen e possibile restrizione delle libertà individuali (privacy, mobilità).

In estrema sintesi, si tratta innegabilmente di un successo sui piani mediatico, politico, psicologico e su quello della sicurezza; un successo facilmente replicabile – anche in Italia – indipendentemente dagli effetti diretti su quel “campo di battaglia” del quale siamo parte, in veste di attori protagonisti o di semplici comparse.


[1] Le due azioni perpetrate a Parigi sono state attribuite una ad Al-Qa’ida e l’altra all’ISIS.
[2]Definizione introdotta da M. Minniti, sottosegretario con delega ai servizi, intervista a Il Corriere della Sera dell’8 gennaio 2014.
[3] Si rimanda al contributo di M. Lombardi, Dopo Charlie Hebdo solo Zombie: il nuovo terrorismo ibrido, in www.itstime.it.
[4] Video diffuso via web il giorno dopo l’uccisione di Amedy Coulibaly, responsabile dell’uccisione di una poliziotta e dell’assalto a un negozio ebraico.

Istanbul: siamo stati noi, anzi no

Di Serkan Demirtaş. Hürriyet Daily News (10/01/2015). Traduzione e sintesi Carlotta Caldonazzo. “Scusate per la svista, c’è stato un errore dovuto a un “problema tecnico””: così il Fronte-Partito marxista rivoluzionario di liberazione del popolo (DHKP-C) venerdì scorso ha ritrattato la sua altisonante rivendicazione dell’attentato suicida del 6 gennaio contro una stazione di polizia del distretto […]

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Il Festival Middle East Now apre le iscrizioni

(Islamic Arts Magazine). Giunto alla sesta edizione, il Festival Middle East Now riapre le iscrizioni per il 2015. Il Festival si svolgerà nelle date 8-13 aprile 2015 a Firenze ed ospiterà film, documentari e corti provenienti da Afghanistan, Algeria, Bahrein, Egitto, Iran, Iraq, Israele, Giordania, Kuwait, Libano, Marocco, Palestina, Qatar, Arabia Saudita, Siria, Tunisia, Emirati Arabi […]

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Iraq: attentato suicida a nord di Baghdad causa 12 vittime

(Agenzie) Un’autobomba esplosa in un villaggio a nord di Baghdad ha causato la morte di 10 militanti sciiti e 2 soldati e il ferimento di 18 persone. L’attentato è avvenuto ad Abasiyat, cittadina a sud di Tikrit e a 130 km dalla capitale. subito dopo l’accaduto, violenti scontri sono scoppiati tra le forze di sicurezza irachene e […]

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Afghanistan: nominato nuovo governo di unità

(Agenzie) Il presidente afghano, Ashraf Ghani, ha costituito il nuovo governo di unità dell’Afghanistan, nominandone i ministri, dopo tre mesi dalla sua salita al potere. Tra i 25 ministri nominati, sono presenti tre donne, alle quali sono stati affidati i dicasteri sulle questioni femminili, sull’istruzione superiore e sulla cultura.

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Turchia: 1500 documenti d’identità per rifugiati siriani

(Agenzie). Dopo aver spostato 3mila rifugiati siriani in un campo attrezzato per la stagione invernale, la Turchia ha consegnato 1500 documenti d’identità. Il giornale Hurriyet Daily News ha riportato che i profughi in questione sono stati registrati regolarmente con i relativi documenti e impronte digitali, fine utile anche ad un eventuale collocamento nel mondo del […]

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Tutti i ministri di Ghani (e di Abdullah)

A Kabul il nodo è stato sciolto. E con qualche sorpresa nella lista che definisce il nuovo governo. Dei 25 ministri, 13 li ha scelti Ghani (tra cui Difesa e Finanze) 12 li ha scelti Abdullah (e di un certo peso: Esteri, Interno, Economia, Sanità, Istruzione e il capo dei servizi). Nel braccio di ferro il secondo sembra aver portato a casa più risultati (anche se Finanze e Difesa, oltre alla nomina del Governatore della banca centrale, sono i dicasteri chiave che controllano il flusso degli aiuti). Ecco la lista diffusa da agenzie e tv afgane:

In quota Ghani:

1. Sher Mohammad Karimi as Minister of Defense
2. Ghulam Jilani Popal as Minister of Finance
3. Faiz Mohammad Osmani as Minister of Haj and Religious Affairs
4. Faizullah Kakar as Minister of Counter-Narcotics
5. Sadat Naderi as Minister of Labors, Social Affairs, Martyrs and Disabled
6. Daud Shah Saba as Minister of Mines
7. Khatera Afghan as Minister of Higher Education
8. Shah Zaman Maiwandi as Minister of Urban Development
9. Qamaruddin Shinwari as Minister of Borders and Tribal Affairs
10. Faizullah Zaki as Minister of Transport and Civil Aviation
11. Ai Sultan Khairi as Minister of Information and Culture
12. Abbas Basir as Minister of Public Works
13. Yaqub Haidari as Minister of Irrigation, Agriculture and Livestock
Khalil Sediq as the Governor of Da Afghanistan Bank
In quota Abdullah:
1. Salahuddin Rabbani as Minister of Foreign Affairs
2. Noor-ul-haq Ulumi as Minister of Interior Affairs
3. Sardar Mohammad Rahman Oghli as Minister of Economy
4. Sardar Mohammad Rahimi as Minister of Commerce and Industries
5. Sayed Hussain Alemi Balkhi as Minister of Refugees and Repatriation
6. Najiba Ayubi as Minister of Women’s Affairs
7. Ahmad Seyar Mahjoor as Minister of Justice
8. Nasir Durrani as Minister of Rural Rehabilitation and Development
9. Ferozuddin Feroz as Minister of Public Health
10. Mohammad Gul Zalmai Younusi as Minister of Education
11. Mahmoud Saikal as Minister of Water and Energy
12. Barna Karimi as Minister of Communications and Information Technology
Rahmatullah Nabil (independent) as the head of National Directorate of Security

“People’s Girls”: un documentario sulle molestie in Egitto

Di Ricard González. El País (11/01/2015). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo. Come per molte giovani occidentali che arrivano al Cairo, l’americana Colette Ghunim e la belga Tinne Van Loon sono rimaste scioccate da quanto siano onnipresenti le molestie per le strade della capitale egiziana. Invece di limitarsi a esprimere frustrazione, le due hanno optato per affrontare il problema […]

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Arabia Saudita: altre 950 frustate per Raif Badawi nelle prossime 19 settimane

(Agenzie) Raif Badawi, attivista e blogger saudita trentenne, è stato condannato a 100o frustate e 10 anni di detenzione con l’accusa di “insulto all’islam” dopo aver creato un forum online chiamato Liberal Saudi Network. Dopo aver ricevuto le prime 50 frustate lo scorso venerdì, Badawi riceverà lo stesso trattamento per le prossime 19 settimane, a seguito della […]

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Iraq: Daish comunica valore e benefici della sua nuova moneta

(Agenzie) Secondo un articolo pubblicato dal sito iracheno Kitabat, Daish (conosciuto in Occidente come ISIS) ha affisso per le strade e i mercati di Mosul, in Iraq, dei manifesti che spiegano i “benefici” e il valore della nuova moneta che sarà utilizzata nelle zone sotto il controllo dei militanti. La “dinaro Daish” avrà il valore di […]

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Premio internazionale per il romanzo arabo 2015: svelati i 16 romanzi in gara

Il premio internazionale per il romanzo arabo (IPAF, dall’acronimo inglese) è il più importante premio letterario arabo del mondo. Vi possono concorrere i romanzi originali scritti in arabo nell’anno precedente (in questo caso, i romanzi pubblicati tra il luglio 2013 e il giugno 2014). È stato istituito nell’aprile del 2007 dall’Ente per il Turismo e … Continua a leggere

Premio internazionale per il romanzo arabo 2015: svelati i 16 romanzi in gara

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La marcia repubblicana nelle prime pagine dei giornali arabi

Al Mustaqbal – Libano Da Parigi a Tripoli: il terrorismo è uno solo Al-Hayat – quotidiano panarabo 3 milioni di persone per la sollevazione francese – internazionale contro il terrorismo Asharq Al-Awsat – quotidiano panarabo Parigi “capitale mondiale” contro il terrorismo   Assafir – Libano  La Francia si stringe intorno alla sua “repubblica” …. e […]

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International Prize for Arabic Fiction: annunciati candidati per il 2015

International Prize for Arabic Fiction. L’International Prize for Arabic Fiction (IPAF) ha rivelato oggi 12 gennaio la liste dei sedici romanzi candidati al premio per il 2015. Le opere sono state selezionate tra 180 titoli da 15 Paesi, tutti pubblicati nei 12 mesi scorsi. La lista dei candidati conta autori da 9 diversi Paesi, con […]

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Germania: ministero Giustizia chiede cancellazione marcia anti-islam

(Agenzie) Il ministro della Giustizia tedesco, Heiko Mass, ha chiesto agli organizzatori delle manifestazioni anti-islam (il gruppo PEGIDA) di cancellare la marcia prevista per oggi a Dresda in segno di rispetto per le vittime degli attacchi in Francia della scorsa settimana. Nonostante gli stessi organizzatori avessero chiesto ai partecipanti di indossare un nastro nero in onore […]

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#SparkingInnovation: imprenditori sociali nel mondo arabo

(Barakabits). Il gruppo Ashoka, leader mondiale dell’imprenditoria sociale, ha lanciato recentemente una campagna mediatica dall’hashtag #SparkingInnovation e relativa ai paesi arabi, che celebra tutti i principali imprenditori sociali che affrontano questioni che vanno dal lavoro femminile all’occupazione giovanile in questi paesi. Ashoka Araba World mira a far incontrare ed interagire i principali attori dell’imprenditoria sociale, per discutere e confrontarsi su nuove […]

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Marocco: il più acceso dibattito su Charlie Hebdo

(Hespress). A poche ore dall’attacco a Charlie Hebdo dello scorso 7 gennaio, la reazione dei social network è stata immediata , soprattutto in Marocco, dove si sono delineate due tendenze opposte e predominanti sull’uso dell’hashtag #JeSuisCharlie: mentre molti marocchini lo hanno usato e interpretato in segno di solidarietà con le vittime dell’attentato e di protesta contro il terrorismo, […]

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Libano: raid di polizia sulla prigione di Roumieh

(Agenzie). Dopo l’attentato suicida del 10 gennaio scorso avvenuto in un bar a Tripoli, le forze di sicurezza libanesi hanno fatto irruzione in una delle più grandi prigioni del Paese, quella di Roumieh, in cui sono detenuti molti militanti islamisti. Pare che la polizia stesse cercando oggetti vietati che collegassero gli islamisti detenuti ai due […]

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Pakistan: riaprono scuole di Peshawar dopo attentato talebano

(Agenzie). Dopo l’attentato del 16 dicembre scorso ad una scuola militare di Peshawar, cittadina nel nord-est del Pakistan, le scuole riaprono. Quell’attacco talebano aveva provocato oltre 150 morti, la maggior parte bambini. Le scuole erano così state chiuse per una pausa invernale prolungata, rafforzando la sicurezza con militari e recinzioni intorno alle scuole.

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Io non sono Charlie

Non metterò una bandiera nera sul social e non posterò nessun disegno di Charb. Intervista al blogger algerino Karim Metref (nella foto di copertina) che non si nasconde dietro un hashtag. «La parola d’ordine è condannare gli attentati, salve dimostrare  a parole e con qualche fiaccolata di essere dei bravi adepti musulmani o dei cittadini stranieri ben integrati. Sui social imperversa l’hashtag #notinmyname. Sembra che basti un # accompagnato da … | Continua a leggere

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Non metterò una bandiera nera sul social e non posterò nessun disegno di Charb. Intervista al blogger algerino Karim Metref (nella foto di copertina) che non si nasconde dietro un hashtag. «La parola d’ordine è condannare gli attentati, dimostrare  a parole e con qualche fiaccolata di essere dei bravi adepti musulmani o dei cittadini stranieri ben integrati. Sui social imperversa l’hashtag #notinmyname. Sembra che basti un # accompagnato da una … | Continua a leggere

Io non sono Charlie

Non metterò una bandiera nera sul social e non posterò nessun disegno di Charb. Intervista al blogger algerino Karim Metref (nella foto di copertina) che non si nasconde dietro un hashtag. «La parola d’ordine è condannare gli attentati, dimostrare  a parole e con qualche fiaccolata di essere dei bravi adepti musulmani o dei cittadini stranieri ben integrati. Sui social imperversa l’hashtag #notinmyname. Sembra che basti un # accompagnato da una … | Continua a leggere

Io non sono Charlie

Non metterò una bandiera nera sul social e non posterò nessun disegno di Charb. Intervista al blogger algerino Karim Metref (nella foto di copertina) che non si nasconde dietro un hashtag. «La parola d’ordine è condannare gli attentati, dimostrare  a parole e con qualche fiaccolata di essere dei bravi adepti musulmani o dei cittadini stranieri ben integrati. Sui social imperversa l’hashtag #notinmyname. Sembra che basti un # accompagnato da una … | Continua a leggere