Giorno: 26 marzo 2016

Bruxelles: i pericoli della ripetizione

Santiago Alba Rico Quando un fenomeno si ripete in modo regolare, è necessario concentrarsi sugli effetti di tale ripetizione più che sulle cause locali di una delle sue manifestazioni fisiche. Il doppio attentato di martedì scorso a Bruxelles chiaramente spinge a porsi numerose domande di ordine poliziesco; induce a interrogarsi sul coordinamento tra polizia e servizi segreti in Belgio e […]

Bruxelles: i pericoli della ripetizione

Santiago Alba Rico Quando un fenomeno si ripete in modo regolare, è necessario concentrarsi sugli effetti di tale ripetizione più che sulle cause locali di una delle sue manifestazioni fisiche. Il doppio attentato di martedì scorso a Bruxelles chiaramente spinge a porsi numerose domande di ordine poliziesco; induce a interrogarsi sul coordinamento tra polizia e servizi segreti in Belgio e […]

Bruxelles: i pericoli della ripetizione

Santiago Alba Rico Quando un fenomeno si ripete in modo regolare, è necessario concentrarsi sugli effetti di tale ripetizione più che sulle cause locali di una delle sue manifestazioni fisiche. Il doppio attentato di martedì scorso a Bruxelles chiaramente spinge a porsi numerose domande di ordine poliziesco; induce a interrogarsi sul coordinamento tra polizia e servizi segreti in Belgio e […]

Bruxelles: i pericoli della ripetizione

Santiago Alba Rico Quando un fenomeno si ripete in modo regolare, è necessario concentrarsi sugli effetti di tale ripetizione più che sulle cause locali di una delle sue manifestazioni fisiche. Il doppio attentato di martedì scorso a Bruxelles chiaramente spinge a porsi numerose domande di ordine poliziesco; induce a interrogarsi sul coordinamento tra polizia e servizi segreti in Belgio e […]

Le sigle di 5 cartoni animati rifatte in arabo

Di Reeman Bustami. Barakabits (26/03/2016). Traduzione di Giusy Regina Niente più dei vecchi cartoni animati è in grado di provocare nostalgia in ognuno! E soprattutto le sigle di quei cartoni degli anni ’80 e ’90 sono molto più sacre di quanto si possa immaginare e concepire ora. Godetevi dunque questi re-make in arabo di alcune sigle […]

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Afghanistan / La guerra infinita e l’allarme di Emergency

A Kabul è appena finito un incontro tra membri del governo e inviati della comunità internazionale con un titolo che appare persino sarcastico: “Addio al conflitto, benvenuto allo sviluppo”. Nelle stesse ore, l’ospedale di Emergency a Kabul rendeva noto che sono in aumento i pazienti che arrivano all’ospedale per ferite connesse al conflitto. L’ospedale, che l’anno scorso ha curato 3mila pazienti, dice che le sue statistiche non mentono. La guerra è tutt’altro che un addio. Su un altro fronte, nella provincia di Baghdis, un gruppo di guerriglieri in turbante fedeli a mullah Rassul – il comandante che si è staccato dal movimento talebano guidato da mullah Mansur dopo la morte di mullah Omar – ha dichiarato guerra al nuovo capo talebano ritenuto l’usurpatore del trono che fu del fondatore del movimento. A detta dell’ennesima fazione, Mansur non solo è colluso con i servizi pachistani ma sta ammazzando i comandanti che non seguono il dettato del nuovo leader della shura di Quetta.

In mezzo a un quadro inquietante e che al momento non promette nulla di buono, si muove un impacciato Alto consiglio di pace che anni fa era stato scelto da Karzai per tentare di apparecchiare un tavolo negoziale. Ma passi avanti ne ha fatti pochi. Alcuni mesi fa è stato messo in piedi un Comitato quadrilaterale che comprende afgani, pachistani, americani e cinesi. Si sono riuniti quattro volte e avevano annunciato l’imminente avvio del tavolo negoziale per marzo. Ma la tovaglia non era stata ancora stesa che mullah Mansur, l’uomo che ha sostituito mullah Omar (e come si vede non senza suscitare polemiche) ha detto «no», reiterando la vecchia posizione della guerriglia in turbante: finché le truppe straniere non avranno lasciato il Paese di negoziare non se ne parla.

Adesso la Quadrilaterale vorrebbe riprovarci. Un piccolo successo lo ha in effetti portato a casa perché l’Hezb e islami di Gulbuddin Hekmatyar (chi ha buona memoria si ricorderà di questo capo mujahedin all’epoca della guerra antisovietica) ha accettato do negoziare col governo. Ma è un successo a metà. Hekmatyar, un soggetto a geometria di alleanze molto variabile, non solo non è molto affidabile ma non rappresenta che se stesso: ossia una fazione minoritaria della guerriglia che controlla zone a macchia di leopardo nel Nord e nell’Est. Già alleato coi talebani, Hekmatyar è solo una parte del tutto e certo non la più importante.

Il quadro della lotta armata è molto frazionato e uno dei timori che circolano a proposito del ritorno forzato di migranti è che proprio questa nuova forza lavoro in cerca dell’occupazione negata in Europa possa diventare facile preda degli arruolatori delle varie bande: dai talebani più o meno doc, alle fazioni che contestano Mansur fino ai reclutatori di Daesh – piccoli ma presenti – o della vecchia Al Qaeda che riunisce un po’ tutti gli spezzoni jihadsiti che negli anni hanno fatto di Pakistan e Afghanistan le case rifugio dei vari movimenti islamisti stranieri, dall’Uzbekistan al Turkestan cinese. La pace per ora è lontana e non sembra sia sufficiente il riavvicinamento afgano-pachistano che è in realtà sempre a rischio perché nel governo Ghani-Abdullah c’è chi rema contro a un accordo col Pakistan se non addirittura al processo di pace. I più restii sono i vecchi signori della guerra che, cooptati nei governi nazionali che ne hanno ripulito l’immagine, coi talebani preferiscono combattere. Il peccato originale – averli amnistiati di fatto – si continua a scontare. E rinvia la pace impossibile a uno scenario di guerra infinita dalla quale per ora non si intravede via d’uscita.

Afghanistan / La guerra infinita e l’allarme di Emergency

A Kabul è appena finito un incontro tra membri del governo e inviati della comunità internazionale con un titolo che appare persino sarcastico: “Addio al conflitto, benvenuto allo sviluppo”. Nelle stesse ore, l’ospedale di Emergency a Kabul rendeva noto che sono in aumento i pazienti che arrivano all’ospedale per ferite connesse al conflitto. L’ospedale, che l’anno scorso ha curato 3mila pazienti, dice che le sue statistiche non mentono. La guerra è tutt’altro che un addio. Su un altro fronte, nella provincia di Baghdis, un gruppo di guerriglieri in turbante fedeli a mullah Rassul – il comandante che si è staccato dal movimento talebano guidato da mullah Mansur dopo la morte di mullah Omar – ha dichiarato guerra al nuovo capo talebano ritenuto l’usurpatore del trono che fu del fondatore del movimento. A detta dell’ennesima fazione, Mansur non solo è colluso con i servizi pachistani ma sta ammazzando i comandanti che non seguono il dettato del nuovo leader della shura di Quetta.

In mezzo a un quadro inquietante e che al momento non promette nulla di buono, si muove un impacciato Alto consiglio di pace che anni fa era stato scelto da Karzai per tentare di apparecchiare un tavolo negoziale. Ma passi avanti ne ha fatti pochi. Alcuni mesi fa è stato messo in piedi un Comitato quadrilaterale che comprende afgani, pachistani, americani e cinesi. Si sono riuniti quattro volte e avevano annunciato l’imminente avvio del tavolo negoziale per marzo. Ma la tovaglia non era stata ancora stesa che mullah Mansur, l’uomo che ha sostituito mullah Omar (e come si vede non senza suscitare polemiche) ha detto «no», reiterando la vecchia posizione della guerriglia in turbante: finché le truppe straniere non avranno lasciato il Paese di negoziare non se ne parla.

Adesso la Quadrilaterale vorrebbe riprovarci. Un piccolo successo lo ha in effetti portato a casa perché l’Hezb e islami di Gulbuddin Hekmatyar (chi ha buona memoria si ricorderà di questo capo mujahedin all’epoca della guerra antisovietica) ha accettato do negoziare col governo. Ma è un successo a metà. Hekmatyar, un soggetto a geometria di alleanze molto variabile, non solo non è molto affidabile ma non rappresenta che se stesso: ossia una fazione minoritaria della guerriglia che controlla zone a macchia di leopardo nel Nord e nell’Est. Già alleato coi talebani, Hekmatyar è solo una parte del tutto e certo non la più importante.

Il quadro della lotta armata è molto frazionato e uno dei timori che circolano a proposito del ritorno forzato di migranti è che proprio questa nuova forza lavoro in cerca dell’occupazione negata in Europa possa diventare facile preda degli arruolatori delle varie bande: dai talebani più o meno doc, alle fazioni che contestano Mansur fino ai reclutatori di Daesh – piccoli ma presenti – o della vecchia Al Qaeda che riunisce un po’ tutti gli spezzoni jihadsiti che negli anni hanno fatto di Pakistan e Afghanistan le case rifugio dei vari movimenti islamisti stranieri, dall’Uzbekistan al Turkestan cinese. La pace per ora è lontana e non sembra sia sufficiente il riavvicinamento afgano-pachistano che è in realtà sempre a rischio perché nel governo Ghani-Abdullah c’è chi rema contro a un accordo col Pakistan se non addirittura al processo di pace. I più restii sono i vecchi signori della guerra che, cooptati nei governi nazionali che ne hanno ripulito l’immagine, coi talebani preferiscono combattere. Il peccato originale – averli amnistiati di fatto – si continua a scontare. E rinvia la pace impossibile a uno scenario di guerra infinita dalla quale per ora non si intravede via d’uscita.

La responsabilità dei media: per non cadere nella trappola

di Zouhir Louassini, Osservatore Romano (25/03/2016). Sulla “gente del libro” (ahl al-kitab), come vengono chiamati gli ebrei e i cristiani nel Corano, l’interpretazione più singolare è quella del professor Mustafa Bouhandi: «Il Corano — ha dichiarato a una tv araba — non parla di “gente del libro”, ma di “famiglia del libro”». Bouhandi, professore di religioni […]

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Speciale Pasqua: maamoul, biscotti con ripieno di frutta secca

La Pasqua è ormai alle porte e per festeggiarla quale modo migliore di preparare un dolce? Allora maamoul siano! Questo piatto è molto diffuso in tutto il mondo arabo e preparato solitamente dai musulmani per celebrare la fine del Ramadan, ma è anche molto diffuso tra i cristiani del Medio Oriente, specialmente in Libano, e preparato per […]

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Il terrorismo a Bruxelles: una tragedia anche per i musulmani

Di Jihad El Khazen. Al-Hayat (24/03/2016). Traduzione e sintesi di Rachida Razzouk. Il terrorismo colpisce Bruxelles. Quel giorno sono uscito da casa per recarmi alla conferenza organizzata da Quilliam Fondation, (un think tank londinese che si confronta con la sfida al terrorismo), sotto l’egida e gli auspici dello sheikh Fawaz bin Mohammed al-Khalifa, ambasciatore del Bahrein […]

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Perché gli europei odiano gli arabi?

L’opinione di al-Quds. Al-Quds al-arabi (24/03/2016). Traduzione e sintesi di Viviana Schiavo. Uno studio recente effettuato dal Centro per l’analisi dei social media del think-thank britannico Demos, ha analizzato cosa accade a livello virtuale dopo i grandi eventi che colpiscono il mondo e cosa spinge gli esseri umani a commentare o a inviare foto, video e […]

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