Giorno: 2 ottobre 2014

#Damasco, #Siria – 2 ottobre 2014 – Le forze militari governative siriane hanno…

#Damasco, #Siria – 2 ottobre 2014 –
Le forze militari governative siriane hanno bombardato oggi il sobborgo di Duma conducendo diversi attacchi aerei e lanciando colpi di mortaio, che hanno causato la morte di sei persone ed il ferimento di diverse altre, tra cui anche bambini e donne. Quattro attacchi aerei hanno interessato anche il sobborgo di Arbin, colpito anche con missili terra-terra, mentre scontri tra forze di opposizione e del regime si sono avuti alla sua periferia. Inoltre, velivoli militari siriani hanno sganciato diverse bombe barile sui sobborghi di Daraya e Khan Al Sheikh, mentre colpi di artiglieria hanno colpito la tangenziale sud nei pressi di Arbeen, Zamalka, Harasta e Jobar.
Nel cuore della capitale, due colpi di mortaio sono atterrati vicino alla moschea degli Omayyadi provocando una vittima e diversi feriti, mentre altri tre hanno colpito la zona di Bab Sharqi.
Questa sera l’aviazione siriana ha ripreso i bombardamenti aerei sulla regione della Ghouta orientale, ed in particolare sulle zone di Nashabiyeh e Al Marj, così come sulla cittadina di Zabadani, colpita fino ad adesso da sei bombe barile.

Bombardamenti sulla tangenziale sud nei pressi di Arbeen da parte delle forze del regime
http://youtu.be/YPH8uDY_JGM
Corpi delle vittime dei bombardamenti di oggi su Duma
http://youtu.be/tVE1jzfRnL8
Un ragazzino ferito nei bombardamenti del regime su Duma
http://youtu.be/ouCPkUmCXX8
Parte della distruzione causata dai bombardamenti a Duma
http://youtu.be/rXcqw2tsrts
http://youtu.be/JFwx_iQ7v_c
[Foto] Una bambina ferita nei bombardamenti sul sobborgo di Duma da parte delle forze del regime
http://on.fb.me/1mW7JxL
Fumo che si leva dalla zona di Khan Al Sheikh dopo che è stata colpita da barili esplosivi
http://youtu.be/ml51t3rdgTQ

Foto scattata in un ospedale da campo di Duma, sobborgo di Damasco.

Totem e tabù: quello che le 1G non dicono…ma pensano!

Fra le tante cose imbarazzanti che ci sono nell’essere figlio di arabi, un intero capitolo è da riservare ai tabù. Se penso che molti di loro votano Sinistra, mi viene un po’ da ridere e un po’ da piangere… quindi, credetemi, è sicuramente meglio riderci su! Dovete sapere che gli arabi che sono approdati in Occidente molti anni fa, in un modo o nell’altro rimangono con la mente nel Paese … | Continua a leggere

L’eredità di Karzai

Karzai sulla copertina dedicatagli
da
Time. Sotto, Shah Shuja
In testa il tradizionale qaraqul, sulle spalle il colorato chapan, per molti è stato soltanto un capo di governo elegante. Ma Karzai è stato soprattutto un “animale politico”, come gli riconosce Ahmed Rashid, l’autore di Talebani e Caos Asia. Un politico scaltro, che ha governato un Paese complicato per 13 anni senza rimetterci la pelle; che ha incassato borsoni pieni di denaro sia dalla Cia sia dall’Iran, ammettendo tutto con disinvoltura e rimanendo in sella; che ha voluto combattere la guerriglia dei Talebani chiamandoli “fratelli”; che è sopravvissuto grazie al sostegno della comunità internazionale e degli Usa ma criticandone l’operato. Salito al potere il 22 dicembre del 2001, come chairman dell’amministrazione nata dalla Conferenza di Bonn, nominato presidente ad interim nel 2002 da una Loya Jirga(Gran consiglio), eletto nel 2004 e poi nel 2009, negli anni si è scrollato di dosso l’etichetta di “sindaco di Kabul” che i detrattori volevano affibbiargli. E si è costruito una rete di potere economico e politico talmente ampia da garantirgli un ruolo decisivo anche dopo che si è chiuso il sipario sulla sua presidenza. Prima di abbandonare, è tornato sui suoi cavalli di battaglia, sostenendo che quella afghana è «una guerra straniera che si combatte sul nostro territorio», e che se non c’è pace «è perché gli Stati Uniti non l’hanno voluta».

Pace e rapporto con gli Usa sono sempre stati i suoi cardini e l’occasione di polemiche, sia con mullah Omar – che lo definiva un pupazzo – sia col maggior alleato e che un giorno lo osannava, l’altro lo denigrava. Ma sapeva quale eredità lasciare. Non quella di re Shah Shuja, che Londra rimise sul trono per scongiurare nell’800 le mire russe e persiane, motivo per cui ha ingaggiato con Washington una tenace battaglia sul Bsa, l’accordo strategico (siglato martedi) la cui firma in calce non voleva fosse la sua. Esce di scena da nazionalista forse ancora indispensabile per la rete di conoscenze all’estero e la capacità comunque di dialogo anche coi tanti nemici con cui ha sempre dovuto fare i conti. Nell’ultima trattativa ha fatto un passo indietro e nell’ultimo discorso ha lasciato un segno emotivo forte che gli consegna uno dei capitoli più drammatici della storia dell’Afghanistan. Presto per dire come riapparirà. Certo che continuerà a contare.

* a quattro mani con Giuliano Battiston

Lo scrittore egiziano ‘Ala al-Aswani a Torino, Milano e Roma

L’autore del bestseller “Palazzo Yacoubian” e di “Chicago” verrà in Italia per promuovere il suo ultimo romanzo, da pochissimo arrivato anche sugli scaffali delle librerie italiane: “Cairo Automobile Club“ (Nadi al-Sayyarat, Dar el Shorouk, Il Cairo 2013), tradotto dall’arabo da Elisabetta Bartuli e Cristina Dozio, e pubblicato da Feltrinelli. Gli appuntamenti da segnare sono i … Continua a leggere