Former MillerCoors Brewmaster Is Launching New Weed-Infused Drinks

The Most Ignored Solution for Hello World If you discover anything wrong please publish comments, or you’d love to discuss info about the topic. Much more news outlets and smaller frequently don’t have capital on the market. Just a kid starts to have an fascination with horror films. First, the point defines a class named […]

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Libano, Sawt al tofol “La voce dell’infanzia”, Nelly Chidiac racconta la sua vita dedicata ai più deboli

Intervista di Katia Cerratti “Durante la guerra d’Israele, prendevo la macchina della Croce Rossa e andavo a visitare i rifugiati nelle scuole della mia area, 58 scuole piene  di famiglie che venivano dal sud del Libano…non dimenticherò mai le ambulanze…”. Entrare nei ricordi di chi ha vissuto il dramma della guerra come Nelly Chidiac, sembra […]

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Mitch McConnell Has Officially Filed His Promised Hemp Farming Bill

Hearsay, Deception and Hello World Finding the Best Hello World It is possible to alter the name to your pals. Allow me to show you yet another way we don’t utilize it into real-world applicationsbut is a significant piece. Most individuals are just scared they lose out and reside. Returning FALSE continues the typical event […]

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Libano, il capo dell’FBI per la prima volta a Beirut: sul tavolo sanzioni Usa a Hezbollah e Dossier assassinio Hariri

L’Orient-Le Jour (21/09/2018)  Traduzione e sintesi di Katia Cerratti Il direttore dell’FBI Christopher Wray, è stato ricevuto venerdì dal presidente libanese Michel Aoun. Si tratta della sua prima visita a Beirut. Secondo una fonte politica occidentale, sul tavolo di discussione ci sarebbero le sanzioni americane contro Hezbollah e il dossier del Tribunale speciale per il […]

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Iran, attacco terroristico alla parata militare di Ahvaz, vittime tra civili e militari

(Agenzie) Almeno 24 persone sono state uccise e altre 53 sono rimaste ferite in un attentato terroristico ad Ahvaz, in Iran, durante una parata militare in occasione del trentesimo anniversario della fine della Guerra degli otto anni tra Iran e Iraq (1980-1988). Tra i morti anche due terroristi e un giornalista. Secondo l’agenzia IRNA, i […]

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Netanyahu risponde a Nasrallah: “Gli suggerisco di pensarci venti volte”

L’Orient-Le Jour (21/09/2018)  Traduzione e sintesi di Katia Cerratti “Ho sentito la bravata di Hezbollah. Tali parole provengono dalla stessa persona che dopo la guerra del 2006 aveva dichiarato che se avesse saputo quale sarebbe stata la risposta di Israele dopo il rapimento dei nostri tre soldati, ci avrebbe pensato due volte “, ha dichiarato […]

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Egitto: morte dell’attore franco-egiziano Gamil Rateb

L’attore franco-egiziano Gamil Rateb, è apparso in numerosi film e opere teatrali in Egitto e Francia, è morto mercoledì all’età di 92 anni. L’artista “è morto nel letto di casa” al Cairo, ha detto l’attore Sameh el Seriti, membro dell’Unione degli artisti egiziani. Nato nel 1926 in una famiglia benestante al Cairo, padre egiziano e […]

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Marocco, il secondo maggiore importatore di armi in Africa.

Il gruppo di ricerca e informazione sulla pace e la sicurezza (Grip) ha appena pubblicato una nuova nota analitica sulle esportazioni di armi nel Maghreb. Mostra che il Marocco e l’Algeria sono tra i maggiori importatori di armi nel continente. Pubblicata il 17 settembre, questa nota studia le dinamiche delle esportazioni di armi degli Stati […]

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De invloed betreffende nieuwe technologieën op het maken van deals | Virtual data room services

De nieuwe technologieën zijn nou erg populair. De bureaus van nu zijn gewend om de innovaties erbij gebruiken en niet angstig te is. Ze moeten nuttig bestaan voor alle werkterrein, de openbare voeding, het zakenbankieren of zelfs overheidsinstanties. Hoedanig het tevens zij, enkele mensen weten niet van al hen voordelen daarvoor het bedrijfsleven. Dus besloten […]

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Coming up with Your Web Site By means of A Cognitive Landscape | Make A Website Free

More and more studies and researches will be being done on coming up with marketing plans to attract visitors to the site makewebsitenow.ca. Yet, many companies fail to recognize that the goal is To not attract guests BUT to keep them in order that they keep coming rear. Two common mistakes that web design organizations […]

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Un anniversario da ricordare

Nel settembre del 2012 oltre 250 persone morirono in un incendio alla fabbrica tessile AliEnterprises di Karachi, in Pakistan. Decine di altri rimasero feriti e menomati. Dopo una lunga battaglia legale il principale acquirente della Ali – la tedesca K…

Salvare la Turchia da Iran e Russia

mcc43 Il conflitto in Siria sembra giunto alla fase decisiva: ristabilire il controllo di Assad sulla provincia di Idlib. I tre attori stranieri divergono sull’azione da intraprendere: la Turchia propone la via diplomatica, un cessate il fuoco ch…

Le origini oscure della Turchia nel primo romanzo del Quartetto Ottomano di Altan

Lo scrittore turco Ahmet Altan, arrestato nel 2016, è stato condannato nel 2017 all’ergastolo con altri 5 imputati per il loro presunto coinvolgimento nel tentativo di golpe del 2016. Sebbene la corte suprema della Turchia avesse stabilito che “nessuno poteva essere arrestato sulla base di tali prove”, i pubblici ministeri hanno insistito che gli imputati […]

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Arabia Saudita: un uomo arrestato per aver mangiato con una donna

Un uomo è stato arrestato in Arabia Saudita per aver filmato la colazione con una donna. Le autorità saudite hanno descritto questo video come “offensivo”. Un uomo di nazionalità egiziana è stato arrestato in Arabia Saudita dopo essersi filmato mentre mangiava con una donna. Il filmato, largamente condiviso sui social network, mostra un uomo che […]

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Cos’è rimasto sul tavolo?

E’ come quando si sbarazzo un tavolo. Si toglie una cosa alla volta, e alla fine rimane una tovaglia su cui restano solo briciole. Il presidente USA Donald Trump ha cominciato, alla fine dello scorso anno, togliendo dal tavolo negoziale Israele-p…

Libia: Haftar minaccia di dichiarare guerra all’Algeria

Nel caso in cui l’Algeria continui a trarre profitto dall’attuale caos in Libia per regolari incursioni militari, “le forze libiche sono pronte per andare in guerra immediatamente”. È in questi termini virulenti e inequivocabili che il generale libico in pensione Khalifa Haftar ha avvertito l’Algeria. Haftar, parlando a migliaia dei suoi sostenitori con cui si è […]

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Marocco: costruttori cinesi aiutano Rabat a ristrutturare il mix energetico tramite progetti di energia solare

Guidando da Rabat, capitale del Marocco, fino a sud oltre le montagne dell’Atlante, ci sono volute otto ore per raggiungere la città di Ouarzazate, la porta del deserto del Sahara. Guardando a nord dal centro, una torre alta 248 metri brilla al sole. È la torre solare più alta del mondo, costruita da una società […]

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Algeria: Gerard Depardieu preso di mira

Nel mirino della giustizia francese per accuse di stupro, l’attore francese Gerard Depardieu è preso di mira in Algeria per il suo prossimo ruolo. Gérard Depardieu al centro di tutte le controversie. Infatti, l’attore francese, già preso di mira da una denuncia presentata da una giovane donna per stupro e violenza sessuale, è ora attaccato anche […]

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Il marocchino Amine Bendriouich tra i top 100 creatori più influenti del mondo

Lo stilista Amine Bendriouich è stato selezionato dalla nota rivista americana Vogue tra i Top 100 creatori più influenti e rivoluzionari al mondo. Una meritata consacrazione per questo marocchino. È nella sezione Street Style di questa prestigiosa classifica, pubblicata su Vogue.com che Amine Bendriouich è diventato uno dei creatori più influenti del momento. Il sogno di […]

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Egitto. Ala al-Aswani: recensione amara di una rivoluzione fallita

Di Pierre Prier. ORIENT XXI (7 settembre 2018). L’ultimo romanzo di Ala al-Aswani, respinto da tutti gli editori del suo paese, ci immerge nei mesi del 2011 che hanno scosso l’Egitto. Nonostante le battute d’arresto e le delusioni, nulla sarà come prima. Ala Al-Aswani ha scelto in Sono corso verso il Nilo, il suo ultimo romanzo, di avvicinarsi […]

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Nasreen: la cantante arabo musulmana si è convertita all’ebraismo

La famosa cantante palestinese Nasreen Qadri, dopo aver cantato nei festeggiamenti dell’Indipendenza di Israele l’anno scorso, ha dichiarato di aver completato il suo processo di conversione all’ebraismo. Il quotidiano israeliano Yediot Aharonot ha riferito che Nasreen ha cambiato anche nome. Ora si fa chiamare Bracha (“Benedizione” in ebraico) . La conversione era iniziata con il […]

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Il martirio dei reporter afgani

Reporter di ToloNewsNel Paese della guerra infinita – dove a mantenere sicurezza e ordine sono appena arrivati altri 440 soldati britannici (che crescono a 1.100), dove l’Italia contribuisce alla stabilità con 500mila euro al giorno in spesa militare e…

Egitto: la prima donna cristiana nominata governatore

Per la prima volta in Egitto ci sarà un governatore copto-cristiano. Manal Awad Mikhail è stata scelta dal presidente Al Sisi per dirigere la provincia di Damietta, nel delta del Nilo, un’area situata a circa 200 chilometri dal Cairo e dove vive più di un milione di persone. Questa copta di 51 anni della città […]

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Tre tende berbere ad Otranto

Nella settimana del Festival GIORNALISTI DEL MEDITERRANEO, il borgo medievale di Otranto vedrà la presenza di gruppi folkloristici provenienti dal Marocco che allieteranno ospiti e turisti con le musiche e le danze del Mediterraneo OTRANTO (LE) – Tre tende berbere dove degustare tipico tè e immergersi nella cultura del Marocco. È questo l’omaggio che l’Ambasciata del […]

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Angela Merkel visita l’Algeria

Il cancelliere tedesco Angela Merkel visiterà l’Algeria il 17 settembre. Dopo 2 rinvii negli ultimi 2 anni,  la visita di Stato sarà effettuata con una delegazione economica composta da oltre 80 uomini d’affari. Secondo fonti maghrebine la diplomazia algerina vorrebbe cogliere l’occasione della visita per convincere la Germania sull’opportunità del crescente impegno del Paese nel […]

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Europa che mi guardi

“Europa Europa  che mi guardi scendere inerme e assorto in un mio esile mito tra le schiere dei bruti, sono un tuo figlio in fuga che non sa nemico se non la propria tristezza e qualche rediviva tenerezza di laghi di fronde dietro i passi perduti, sono…

Il Marocco ospite d’onore al Festival dei Giornalisti del Mediterraneo

Dal 10 al 16 settembre l’evento dei Giornalisti del Mediterraneo con tè, musiche, balli Si parlerà di relazioni internazionali. OTRANTO (LECCE) – La 10.ma edizione del Festival Giornalisti del Mediterraneo non si occuperà solo dei drammi del Mediterraneo, ma si aprirà anche alle sue culture ed economie, a partire da quella del Marocco. Nella settimana […]

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Historical Photos of Hamra, Beirut

Originally posted on Refugee Hosts:
Refugee Hosts local researcher, Leonie Harsch, has encountered an archive of photos during her extensive mapping of the Hamra neighbourhood in Beirut. In this piece, Leonie reflects on some of these photos, which form the archive of Mukhtar Michel Bekhazi, as a way of approaching questions of hospitality, refugee-host encounters…

La Russia e la complessa soluzione in Siria

Di Samir Saifan. Al-Araby al-Jadeed (28/08/2018). Traduzione e sintesi di Cristina Tardolini Mosca sta vincendo la guerra in Siria e questo è particolarmente importante per le sue relazioni internazionali. A causa della guerra circa 2,5 milioni di persone sono rimaste ferite, oltre il 10% ha riportato delle disabilità, e gli sfollati sono saliti a 7 […]

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Modello Australia

Diciassette migranti vietnamiti che per giorni hanno tentato di raggiungere le coste australiane sono stati “catturati” in una zona di mangrovie infestata da coccodrilli del Far North Queensland. Catturati è la parola giusta perché il sistema di sorve…

Myanmar, la parola "genocidio"

Genocidio. I vertici militari del Myanmar devono essere indagati e perseguiti per genocidio in seguito agli atti commessi negli Stati birmani di Rakhine, Kachin e Shan. Lo dice un in rapporto ad hoc stilato da una commissione indipendente incaricata da…

Viva la Giungla

Chi se la ricorda più la Giungla? La Giungla di Calais. Per intenderci, quel campo improvvisato per i migranti che tentavano di risalire l’Europa continentale e arrivare sino in Gran Bretagna. A costo di una vita già messa a rischio più e più volte, ne…

Ascoltando Ravel

Sir Simon Rattle dirige la London Symphony Orchestra e il suo coro in un programma tutto dedicato a Maurice Ravel. Alla Royal Albert Hall, per le BBC Proms 2018. Di quelle occasioni che capitano poche volte nella vita, almeno per chi non vive a Londra….

Redefinindo a vulnerabilidade em uma favela de Beirute: quando a cidadania desempodera (Agosto 2018)

Redefining vulnerability in a Beirut suburb: when citizenship disempowers Biografia: Estella Carpi è doutora em Antropologia Social e Pesquisadora na University College London. Desde 2010, ela vem realizando pesquisas sobre a resposta social à assistência humanitária fornecida no Líbano desde a guerra de 2006 contra Israel até afluxo de refugiados vindos da Síria. Após estudar […]

Redefinindo a vulnerabilidade em uma favela de Beirute: cidadania e refúgio às margens da sociedade libanesa (August 2018)

Posted by diasporadmin | 13/08/2018 | Cotidiano | 0 | Estella Carpi   http://www.revistadiaspora.org/2018/08/13/redefinindo-a-vulnerabilidade-em-uma-favela-de-beirute/ Refugiados no Líbano sempre ocuparam o nível mais baixo da pirâmide social libanesa, na maioria das vezes não têm acesso a serviços públicos e não são nem mesmo legalmente reconhecidos como refugiados. A cidadania, mesmo produzida dentro de um sistema estatal […]

Ferragosto (afgano) di fuoco

E’ stato forse il peggior ferragosto della storia recente afgana: mentre ieri a Kabul si tenevano i funerali delle decine di studenti (almeno 34) uccisi da un kamikaze dell’auto proclamato Stato islamico che mercoledi si è fatto esplodere davanti un is…

La battaglia di Ghazni

Con un bilancio di vittime che ha ormai superato quota 300 e mentre sono in arrivo altri 1000 soldati di rinforzo, la battaglia della città di Ghazni – nell’Afghanistan centrorienttale – entra oggi nel suo quinto giorno di guerra. Sin da sabato le noti…

La Siria post rivoluzione … o post-Assad?

di Ghazi Dahman. Al-Hayat (10-08-2018). Traduzione e sintesi di Emanuela Barbieri. La Siria ha due opzioni: essere la Repubblica di Assad, basata sulla realtà attuale, in cui Assad ha riacquistato il controllo su ampie parti del paese, o una nuova Siria, attraverso un processo di transizione pacifica con cooperazione regionale e internazionale in preparazione della fase […]

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Iran,”Medio Oriente di pace”, il nuovo album di Mehdi Rajabian

Articolo di Katia Cerratti Dopo diversi anni di prigione e estenuanti scioperi della fame, il musicista e compositore iraniano Mehdi Rajabian, momentaneamente libero su cauzione dopo l’arresto nel 2015 con l’accusa di propaganda contro il sistema, esce con un nuovo album dal titolo “Middle Eastern”, un progetto musicale per la pace in Medio Oriente concepito […]

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I pistacchi del signor B

Il signor B è metodico. E soprattutto ha un gran sorriso. Gli sorride tutto, non solo gli occhi. Le pieghe attorno alla bocca esile. La barba appena accennata. Le rughe ai lati della fronte. Di quelle rughe che fa la vita sempre all’aria, quando il sol…

ما دور البرامج “سبل تحسين العيش” في شمال لبنان

https://www.enabbaladi.net/archives/244949#ixzz5NKspl2fk استيلا كاربي اكتسبت برامج سبل تحسين العيش في المنظمات غير الحكومية الإنسانية أهمية متزايدة على مدى العقود الماضية. وهذه البرامج تتضمن مختلف قطاعات المنظمات الإنسانية، بما في ذلك الحماية والأمن الغذائي والمياه والصرف الصحي والنظافة الصحية. وعلى وجه الخصوص، تغيرت استراتيجية برامج سبل العيش الإنسانية التي تستهدف اللاجئين في جميع أنحاء العالم من رعاية […]

Le voci dimenticate di Kasserine

Akram Belkaïd E’ una Tunisia rurale, povera e desolata di cui a malapena si è parlato. Lontana dalle città costiere e dai borghesi, estremamente fieri della loro condizione di cittadini, lontana diverse ore dalle spiagge del Mediterraneo e dai suoi alb…

May Skaf e il grido di speranza della Siria

Di Meshary al-Zaidi. Al-Sharq al-Awsat (25 luglio 2018). Traduzione e sintesi di Cristina Tardolini “Non perderò la speranza… non rinuncerò alla speranza … questa è una grande Siria, non la Siria di Assad!” È stato il suo ultimo commento sulla sua pagina Facebook, prima di andarsene. L’attrice coraggio siriana May Skaf, è morta in circostanze […]

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Il cricketer e il premier

Enigma Imran. Un’analisi per il manifesto sul “chi è” del nuovo leader pachistano. Con qualche ipotesiLa nota biografica più famosa del vincitore delle elezioni in Pakistan, il capo del Partito della Giustizia Imran Khan, è quella dell’ex cricketer pre…

Terrore elettorale

Nonostante il timore suscitato dall’ondata di sangue che, alla vigilia della consultazione si è abbattuta sul Paese dei puri alla vigilia del voto, oggi in Pakistan si vota. Una giornata che è stata subito bagnata dal sangue di 29 persone in Belucistan…

Addio a May Skaff

Questo tributo in ricordo di May Skaff è stato pubblicato da aljumhuriyya, con il titolo في وداع ميّ سكاف Traduzione dall’arabo di Sami Haddad, revisione di Nourah Assouad L’attrice siriana May Skaff ha lasciato questo mondo ieri mattina a Parigi…

Tunisia: Il paese aiutato male

Akram Belkaïd Il 2 giugno 2018 un peschereccio partito dalle isole Kerkennah in Tunisia in direzione di Lampedusa fa naufragio in mare aperto. Almeno 80 persone muoiono, 54 sono di nazionalità tunisina. Quest’ennesima tragedia dell’immigrazione i…

Quel povero Corrierone

Cosa pensereste se trovaste pubblicata a tutta pagina la foto di copertina del vostro libro utilizzata per illustrarne un altro e senza manco una citazioncina di pezza? Se si trattasse di un blog, di qualche giornalino fatto in casa e magari estero, qu…

Il Forum della Cooperazione arabo-cinese: un nuovo orizzonte per le relazioni tra i due paesi

Di Ahmad Aboul Gheit. Al-Sharq al-Awsat (09/07/2018). Traduzione e sintesi di Cristina Tardolini I rapporti tra gli arabi e la Cina sono antichi quanto queste due civiltà ed abbracciano tutti gli aspetti dell’attività umana, dal commercio all’economia alla cultura e ai legami popolari. La comunicazione tra la Cina e il resto del mondo e’ stato […]

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L’uomo che volle farsi Rom

Scusate se insisto. Qualche giorno fa una giornalista della Tv locale è venuta a farsi raccontare perché  ho fatto un’ autodenuncia alla regione Lombardia dichiarandomi Rom. Sono contrario alle schedature non ai censimenti. Ma quando si …

Appello mio personale a ricercatrici e ricercatori di/in Medio Oriente

(I’ll soon translate this post into English and Arabic) The term RESEARCH is inextricably linked to European imperialism and colonialism… The word itself RESEARCH, is probably one of the dirtiest words in the indigenous world’s vocabulary (Linda Tuhiwai Smith, University of Auckland, NZ)   È da un pò che noto status Facebook e Twitter di […]

Confesso sono rom: la mia autodenuncia alla Regione Lombardia

Ho inviato anche una segnaletica

Confesso: sono un italiano spurio, un cristiano forse convertito dall’ebraismo o dalla religione islamica, venuto forse dalla Giordania in tempi remoti. Nomade per vocazione e forse per sangue. Dunque, quando ho saputo che la Regione Lombardia, dove attualmente risiedo, ha raccolto con una mozione approvata a maggioranza le indicazioni del ministero dell’Interno sulla schedatura dei rom, ho scritto oggi una raccomandata – che mi fa piacere rendere pubblica invitandovi a fare altrettanto – che recita così:

Al Consiglio Regionale della Regione Lombardia

in copia: Eupolis Lombardia

Il sottoscritto, GIORDANA Emanuele, nato a Milano il 26/1/1953, di professione giornalista, abitante nella città di Crema (Cr)

Considerato che

la mia famiglia vive in Lombardia da diverse generazioni ma con numerosi cambi di residenza in altre regioni italiane, che parte del mio complesso famigliare risiede in altri Comuni, 

che io stesso non risiedo stabilmente nella stessa abitazione

che le origini etniche della mia famiglia sono incerte poiché il ceppo originario, da che se ne ha memoria in Italia, è situato tra le sole province di Torino e Cuneo con una collocazione geografica ristretta che porta a pensare a un’enclave forse cristiana, forse ebraica, forse musulmana con possibili conversioni dalla fede originaria

che il mio comportamento sociale è improntato a un forte nomadismo

che i miei tratti somatici, il colore die capelli, occhi e pelle, forma del naso, riportano a un’origine spuria e quantomeno mescolata con caratteristiche asiatiche ancorché indoeuropee

Venuto a conoscenza dagli organi di stampa che

il ministero dell’Interno sta predisponendo una nuova schedatura dei rom presenti in Italia
che il Consiglio regionale lombardo ha testé approvato una mozione in tale senso di cui si farebbe carico la partecipata Eupolis
chiedo

essendo incerta la mia provenienza etnico geografica associata a caratteristiche somatiche orientali e a un forte nomadismo contrassegnato da continui viaggi in Italia e all’estero, di essere inscritto come “rom” nella nuova statistica predisposta negli appositi registri dedicati di cui sopra

In fede

Emanuele Giordana con raccomandata di posta certificata del 5 luglio 2018

Humanitarianism and Postcoloniality: A Look at Academic Texts

Originally posted on Southern Responses to Displacement:
In this blog post Southern Responses’ Research Associate, Dr Estella Carpi, uses her experience of teaching humanitarianism in Lebanon, Turkey and Italy, to examine how ‘northern-born’ theories and frameworks of humanitarianism interact with the ‘cultural dispositions’ of students and how, in turn, these interactions influence student responses to…

La crisi dei media egiziani

Di Alaa Bayoumi. Al Araby al-Jadeed (28/06/2018). Traduzione e sintesi di Cristina Tardolini Se dovessimo caratterizzare i media egiziani dopo il colpo di stato del luglio 2013 e dopo la rivoluzione di gennaio 2011, li potremmo dividere in tre tipologie: il primo è il media pubblico o ufficiale, che avrebbe dovuto guidare la scena mediatica […]

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Sconfinamenti a Fahrenheit

Venerdi 29 a  Fahrenheit, la trasmissione dei libri di Radio3, Graziano Graziani mi ha dato la possibilità non solo di parlare di confini e del libro che abbiamo pubblicato con Rosemberg e Sellier, ma anche di “sconfinare” sulla quotidianità.Ho po…

Mo Salah’s spleen

Non si tratta solo di calcio, anche se questo è un caso ancor più delicato, vista la partecipazione dell’Egitto alla Coppa del mondo. Non si tratta solo di calcio, per la sconfitta cocente della squadra egiziana in Russia, con tutti gli altri avv…

Pacifismo: ripartire da Assisi

Aldo Capitini padre nobileSe restare umani è ormai un imperativo categorico del movimento pacifista, “restare uniti” sembra il messaggio più forte uscito ieri dalla giornata di incontro tra una cinquantina fra le associazioni che il 7 ottobre si ritrov…

Il Filo dell’Alleanza in Palestina

mcc43 Un grande arazzo, lungo 5 metri,  raffigurante la mappa del Mediterraneo sulla quale sono sovrapposti alcuni tratti del genoma umano: è il progetto artistico “Il filo dell’alleanza”, l’arazzo creato su disegno dell’artista palermitana…

Libano. Lo schiaffo di Trump alla causa palestinese e il peso dei rifugiati. Il grido del patriarca maronita Bechara Rai

Intervista di Katia Cerratti  da Articolo 21 In un Medio Oriente sempre più in fiamme, un grido di condanna per le continue provocazioni di Trump e l’arroganza di Israele, arriva dalla carismatica figura del patriarca maronita Bechara Rai, incontrato a Beirut pochi giorni dopo lo spostamento dell’ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme. Il timore di […]

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Confesso: anch’io sono rom

Cesare Lombroso: “Rivoluzionari e criminali politici, matti e folli”Al prossimo censimento mi dichiarerò rom. E’ il mio piccolo gesto di resistenza civile a una possibile lista nera che si aggiunga alla schedatura di questo popolo già pr…

Southern Responses to Displacement Research at GCRF Conference on Protracted Conflict, Aid and Development

Originally posted on Southern Responses to Displacement:
In October 2017 the Southern Responses to Displacement team participated in a Global Challenges Research Fund Conference entitled ‘Protracted Conflict, Aid and Development: Research, Policy and Practice’. The conference aimed to examine ways in which Southern led responses complement and, at times, challenge Northern led responses. Dr Elena…

Internationalism and Solidarity

Originally posted on Southern Responses to Displacement:
Throughout history, assistance for people affected by conflict and displacement has been provided by state and non-state groups across the global South. How does ‘solidarity based’ humanitarianism influence Southern led responses to displacement? In the first of our introductory mini blog series Dr Elena Fiddian-Qasmiyeh presents a brief reflection…

Refugee-Refugee Humanitarianism

Originally posted on Southern Responses to Displacement:
First responders in contexts of displacement are themselves often refugees. In this, our third introductory mini blog, Dr Elena Fiddian-Qasmiyeh examines how a focus on refugee-refugee humanitarianism makes it possible to recognise and meaningfully engage with the agency of displaced populations. Refugee-Refugee Humanitarianism By Dr Elena Fiddian-Qasmiyeh, Southern…

Faith-Based Humanitarianism

Originally posted on Southern Responses to Displacement:
How do local faith communities respond to populations affected by conflict and displacement. In our second introductory mini blog Dr Elena Fiddian-Qasmiyeh provides a brief overview of how local faith communities are often the first and longest standing responders to displaced populations. Faith-Based Humanitarianism By Dr Elena Fiddian-Qasmiyeh,…

Southern Responses to Displacement: Background and introduction to our mini blog series.

Originally posted on Southern Responses to Displacement:
Northern-led responses to displacement from Syria have been complemented and at times challenged by responses developed by actors from the global South.   In this introduction to our mini blog series Dr Elena Fiddian-Qasmiyeh gives an overview of the background to the Southern Responses to Displacement project and…

Before Defining What is Local, Let’s Build the Capacities of Humanitarian Agencies

Originally posted on Southern Responses to Displacement:
In this piece, Dr Janaka Jayawickrama and Bushra Rehman argue that the localisation of aid agenda is shaped by a discourse of global humanitarianism that is characterised by a particular, cultural relationship to power. This suggests that current discourses on localisation have largely been North-centric, often overlooking the Southern…

Teaching Humanitarianism: The Need for a More Responsive Framework

Originally posted on Southern Responses to Displacement:
In this blog post Southern Responses Research Associate Dr Estella Carpi reflects on her experiences of teaching humanitarianism in different countries and languages.  These experiences have led her to acknowledge and question different academic cultural frameworks of displacement, migration and humanitarian action and provided insight into how this…

The Politics of Reception in Syria’s Neighbourhood

Originally posted on Southern Responses to Displacement:
Dr Estella Carpi from Southern Responses to Displacement participated in the ERC-funded conference “The Politics of Reception: The Syrian Neighbourhood as a Social Field” in November 2017.  Her blog examines the social implications of displacement from Syria.  The Politics of Reception in Syria’s Neighbourhood. By Dr Estella Carpi,…

Southern Responses at Chatham House “Winning Back the Human Race” Conference

Originally posted on Southern Responses to Displacement:
In November 2017, Dr Estella Carpi from the Southern Responses to Displacement research team took part in a conference entitled  “Winning Back the Human Race: a conference on the legacy of the Independent Commission on International Humanitarian Issues.”  In this blog Dr Estella Carpi reflects on the multiple…

Il Sudan e la ratifica del CEDAW

Di Mona Abdel Fattah. Al-Araby al-Jadeed (11/06/2018). Traduzione e sintesi di Cristina Tardolini In questi giorni è in corso un intenso dibattito tra i tribunali e le istituzioni legali del Sudan, circa la proposta del Ministero della Giustizia al Parlamento che chiede la firma e la ratifica della Convenzione sull’Eliminazione di tutte le Forme di […]

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Scommessa Eid el fitr

Per un giorno, in Afghanistan le armi hanno taciuto e si sono levate le voci di pace. Ieri, in occasione dell’Eid el-Fitr, la festività che segna la fine del sacro mese del Ramadan, in tutto il Paese c’è stato un giorno di tregua. È il primo dei tre gi…

Italica Aporofobia e sbarco di migranti

mcc43 L’apparire del barcone col bordo a pelo d’acqua e decine di volti scuri dagli occhi sgranati fomenta svariate reazioni, sempre più spesso di stampo razzista. Non avevo mai pensato al nostro come a un paese in cui il razzismo fosse un sentire diff…

Mondiali Russia 2018, il consenso di Al Sisi in Egitto passa anche dalla nazionale di Salah (e dalla scomparsa del tifo organizzato)

Non solo fronte interno. Grazie al torneo iridato, un risultato nella politica internazionale Sisi lo ha già portato a casa: la preparazione del team di Cuper è avvenuta in Cecenia, con il ritiro e l’albergo interamente a carico del governo locale. Il presidente egiziano ha così potuto stringere nuovi rapporti con il leader Kadyrov, compiacendo Putin, alleato economico e caposaldo della politica estera del regime del Cairo

L’articolo Mondiali Russia 2018, il consenso di Al Sisi in Egitto passa anche dalla nazionale di Salah (e dalla scomparsa del tifo organizzato) proviene da Il Fatto Quotidiano.

La sfida di Eid el-fitr

La festa di Eid el-fiṭr (o festa dell’interruzione de digiuno alla fine del Ramadan) è una delle più importanti ricorrenze dell’islam che si celebra alla fine del mese lunare del digiuno rituale e che quest’anno cade in questa settimana. Ma in Afghanis…

في ذكرى النكبة: قراءة في بعض أحوال فلسطينيي سوريا

عبدالله أمين الحلاق لا يمكن الحديث عن القضية الفلسطينية، من دون أن نتكلم عن الارتباط الكبير بينها وبين كل القضايا والمسائل في المشرق العربي، أي سوريا ولبنان والعراق وحتى الأردن. وخصوصاً في سوريا اليوم. سأتكلم اليوم عن سوريا، بالرغم من أن مناسبة الحديث …

#apriteiporti

Certe volte è giusto ricordarsi per quale ragione si è scelto un luogo per vivere. Perché ho scelto la Sicilia, nove anni fa, quando ancora ero a Gerusalemme. E perché ci vivo da sei anni, nel cuore del Mediterraneo. Questa sera, a Palermo, ci sono uom…

Perché diventi migrante….

mcc43 “Dovete capire, nessuno mette suo figlio su una barca, a meno che l’acqua sia più sicura della terra.” Warsan Shire da “Home”, A Refugee Poem, di Warsan Shire, poetessa anglo-somala testo integrale della poesia nel blog austinre…

La strada verso la stabilità della Libia

Di Shamlan Youssef al-Issa. Ash-Sharq al-Awsat (04/06/2018). Traduzione e sintesi di Cristina Tardolini I vari schieramenti libici si sono accordati sulle elezioni parlamentari che si terranno il prossimo 10 dicembre. Questo passo è arrivato dopo lo sforzo da parte delle Nazioni Unite per ripristinare la stabilità in Libia, tormentata dalla sicurezza e dal caos politico […]

L’articolo La strada verso la stabilità della Libia proviene da Arabpress.

Refugee Hospitality in Lebanon and Turkey. On Making the “Other” (June, 2018)

We’ve been literally inundated with refugee hospitality accounts… Indeed, it’s primarily a discourse, which problematically speaks the language of the nation-state when it’s paraded as a political virtue. As a matter of fact, over the last 7 years it paradoxically ended up acting as a social fragmentation force in the Syria neighbourhood. Read our latest […]

Libano, Drusi, questi sconosciuti. Intervista al leader spirituale sheykh Naim Hassan

Intervista di Katia Cerratti Per i drusi libanesi è l’autorità massima religiosa. Verso di lui un rispetto e una sorta di venerazione che va oltre ogni immaginazione. E così anche un’intervista può risultare difficile. Ma non impossibile. Lo sheikh Naim Hassan ha accettato di parlare e cercare, in qualche modo, di dare agli occidentali risposte […]

L’articolo Libano, Drusi, questi sconosciuti. Intervista al leader spirituale sheykh Naim Hassan proviene da Arabpress.

Il modello Manila contagia Dacca

“Se non si taglia la domanda (di stupefacenti) come si può pensare di fermare lo spaccio”? Se lo chiedono oggi sullo Daily Star, giornale in lingua inglese di Dacca, due opinionisti – Inam Ahmed e Shakhawat Liton – che fanno il punto sull’incapacità di…

Memoria per l’Oblio

Basel Shehadeh,  girava questo film sperimentale, Memoria per l’Oblio, nell’autunno del 2011, quando studiava all’università di New York. Basel lasció gli studi per tornare in Siria e prendere parte alla Rivoluzione. È una delle grandi figure del movim…

Quattro storie rohingya

Quattro storie di dolore, sfortuna, buona sorte o semplicemente scomparsa. Lo racconta oggi il Daily Star di Dacca dando conto delle peripezie di una famiglia rohingya. Qui sotto una mappa delle loro storie nella diaspora (o in carcere)La mappa è stata…

Suad Amiry a LetteratureOff a Roma

Questo sabato 26 maggio, la scrittrice e architetta palestinese Suad Amiry sarà ospite a Roma del Festival LetteratureOff, uno “spin off” del Festival Letterature che ogni anno si svolge a Massenzio. LetteratureOff sarà ospitato in tante biblioteche pe…

Ahed, Taghreed e le altre

Non fosse stato per Ahed Tamimi, l’opinione pubblica europea non avrebbe notato – nel panorama palestinese – la presenza delle donne. Non fosse stato per la potenza delle immagini in cui una ragazza di 17 anni viene ripresa dalle telecamere lo scorso d…

Polveriera Medio Oriente, Trump, il gendarme Netanyahu e l’Europa che non c’è. Intervista ad Alberto Negri

Intervista di Katia Cerratti L’uscita di Trump dallo storico accordo sul nucleare stipulato nel 2015 con Iran, UE, Russia e Cina, lo spostamento dell’ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme e la mattanza messa in atto da Israele nella striscia di Gaza nei confronti dei palestinesi che partecipavano alla ‘marcia del ritorno’ verso i territori […]

L’articolo Polveriera Medio Oriente, Trump, il gendarme Netanyahu e l’Europa che non c’è. Intervista ad Alberto Negri proviene da Arabpress.

Il progetto del Califfo in Asia

Guido Corradi ed Emanuele GiordanaDall’Afghanistan all’Indonesia”A oriente del califfo. A est di Raqqa: il progetto dello Stato Islamico per la conquista dei musulmani non arabi”Un volume di Rosenberg&Selliergiovedi 17 maggioalle ore 18.30Rass…

Caso Regeni, è il giorno della consegna delle telecamere da parte dell’Egitto: il nuovo ruolo del governo nell’indagine

Quasi due anni e mezzo dopo la scomparsa del ricercatore di Fiumicello, Il Cairo concede le immagini della videosorveglianza ai magistrati della Procura di Roma, forse senza data e ora. Una mossa che sembra segnare una svolta nell’atteggiamento degli egiziani riguardo all’omicidio avvenuto nel 2016 dopo la rottura nei rapporti tra la procura e le autorità

L’articolo Caso Regeni, è il giorno della consegna delle telecamere da parte dell’Egitto: il nuovo ruolo del governo nell’indagine proviene da Il Fatto Quotidiano.

Indonesia. Il ritorno del califfo

Dopo che per due giorni Surabaya, la seconda città dell’Indonesia, è stata macchiata da una tragica scia di sangue, montano le pressioni sul parlamento di Giacarta perché voti una legge ad hoc – già sottoposta dall’esecutivo nel febbraio 2016 – che ga…

Prigionieri per debiti

L’Agenzia delle Entrate declama il grande successo di mezzo milione di domande per la rottamazione che scade domani. Ma quanta gente può e deve effettivamente pagare? Uno sportello sindacale dice “Basta”Si chiama “Definizione agevolata 2000/17” o, più …

Toward an Alternative ‘Time of the Revolution’? Beyond State Contestation in the struggle for a new Syrian Everyday (May, 2018)

The Mabisir team has just published “Toward an Alternative ‘Time of the Revolution’? Beyond State Contestation in the Struggle for a New Syrian Everyday” on Middle East Critique: The convoluted relationship between the state and citizens in conflict-ridden Syria often has been reduced to a binary of dissent and consent. Challenging these simplistic categorizations, this […]

Il mitico libretto

Qualcuno mi ha chiesto se il famoso libretto, alle origini della scrittura di Viaggio all’Eden, non fosse solo una trovata letteraria. Altro che finzione, eccolo qui il mitico libretto. Era un diarietto che si vendeva in India o in Nepal e dove avevo r…

Auguri, Ernesto Ferrero!

Stamattina abbiamo mandato i nostri messaggi di auguri a Ernesto Ferrero per i suoi 80 anni. È nato il 6 maggio. I giovani direbbero: “Come George Clooney”, senza sapere che lui, Ernesto, è un ragazzo di maggio, molto più di altri. Gli auguri per i suo…

Traffico di esseri umani, jihadismo e Europa. Intervista a Loretta Napoleoni

Intervista di Katia Cerratti “Ragazzoni pronti per i lavori nei campi! 400,700,800…”, 400 dollari, questo il prezzo di un essere umano in Libia, venduto all’asta come merce dai mercanti di schiavi. Un orrore mostrato in un video chock della Cnn risalente all’agosto 2017, la cui autenticità è stata confermata dal reportage di Nima Elbagir che a […]

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La tragedia di Daraya

Daraya è -o per meglio dire era – una nota cittadina nell’hinterland rurale di Damasco. Sobborgo di lavoratori e classe media a due passi dalla capitale, Daraya era anche un polo agricolo, particolarmente noto per la sua uva deliziosa. Negl…

Teaching humanitarianism in Lebanon, Turkey, and Italy (April, 2018)

http://publicanthropologist.cmi.no/2018/04/26/teaching-humanitarianism-in-lebanon-turkey-and-italy/ In an attempt to reflect on some lectures I have delivered on humanitarianism in Lebanese, Turkish, and Italian universities over the last three years, I would like to advance a few reflections on the “public afterlife” of my experience of teaching, the language I used in those classes, and the response I received from […]

La terza via (di pace) afgana

Mentre continuano gli attentati ai centri di registrazione per il voto di ottobre, entra nel secondo mese la protesta di un movimento pacifista autoconvocato. In Afghanistan e in Pakistan.Sarebbero ormai una sessantina i morti dell’ultimo attacco strag…

La donna e i suoi piccoli segreti nell’arte figurativa di Manal Saif

Di Ahmad al-Aghbari. Al-Quds(18/04/2018). Traduzione e sintesi di Cristina Tardolini La giovane artista yemenita Manal Saif (classe 1986) ha recentemente organizzato la sua prima mostra personale intitolata Small Secret, (Piccolo Segreto), alla Basement Cultural Foundation di Sana’a: oltre 25 dipinti diversi fra loro per tecniche, tematiche e dimensioni. I lavori della mostra sono stati divisi […]

L’articolo La donna e i suoi piccoli segreti nell’arte figurativa di Manal Saif proviene da Arabpress.

Viaggio all’Eden (via Torino)

Viaggio all’Edenincontro con l’autoreGiovedì 19 aprile 2018 – ore 21.00 Cascina Roccafranca di via Rubino 45  TorinoL’ANGOLO dell’AVVENTURA di TORINO ospiterà EMANUELE GIORDANA, giornalista e scrittore, per 10 anni voce di Radio3Mondo, a…

LA CAVERNA DELLA SINISTRA

     Platone, Repubblica, Libro VII (…) immagina degli uomini in un’abitazione sotterranea a forma di caverna la cui entrata, aperta alla luce, si estende per tutta la lunghezza della facciata; son lì da bambini, le gambe e il collo legati da catene in modo che non possano lasciare il posto in cui sono, né […]

Egitto, lo stato trappola che ti fa scomparire nel nulla

mcc43 Immaginate un paese sotto regime militare dove chiunque può essere cacciato in prigione perché un poliziotto “lo può fare” dal momento che, laggiù, diritti civili e umani sono trascurabili futilità. Immaginate che un un amico vi facci…

Gli scrittori yemeniti vendono le loro biblioteche per combattere la fame

“Ad oggi 17 milioni di yemeniti soffrono di insicurezza alimentare, e circa sette milioni di essi sono affetti da insicurezza alimentare acuta”, questo è ciò che scrivono le maggiori agenzie di stampa internazionale circa le condizioni del popolo dello Yemen. 

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Quanto pesa una bomba

In Siria sono stati lanciati un centinaio di missili per colpire gli arsenali chimici di Assad. Intercettate o meno che siano state, il numero delle bombe è importante, tanto da farne parlare tutti i media del globo. Ma sono state poca cosa se paragona…

Khaled Khalifa a Milano presenta Non ci sono coltelli nelle cucine di questa città

                    Chi segue questo blog ricorderà che sono stata critica almeno un paio di volte in occasione di presentazioni alla presenza di autori e autrici arabe/i a motivo del modo in … Continua a leggere

Khaled Khalifa a Milano presenta Non ci sono coltelli nelle cucine di questa città
letturearabe di Jolanda Guardi
letturearabe di Jolanda Guardi – Ho sempre immaginato che il paradiso fosse una sorta di biblioteca (J. L. Borges)

Una nuova collana di traduzioni dall’arabo

Sono molto contenta di presentare i primi titoli della nuova collana Barzakh di traduzioni dall’arabo di Jouvence. Partiamo dalla narrativa. I primi due titoli sono Bisturi, di Kamel Rihai, tradotto da Francesco Leggio e Viaggio contro il tempo, di Emily … Continua a leggere

Una nuova collana di traduzioni dall’arabo
letturearabe di Jolanda Guardi
letturearabe di Jolanda Guardi – Ho sempre immaginato che il paradiso fosse una sorta di biblioteca (J. L. Borges)

Questa non è una recensione

“È difficile stabilire il momento in cui si prende commiato da una persona” Nella tradizione popolare musulmana, in Egitto, si dice che per quaranta giorni l’anima della persona che muore se ne stia tra la terra e il cielo. Sono quaranta giorni di sosp…

in silenzio, al di là del muro

Gli amici dell’Arci mi hanno chiesto un commento sulle manifestazioni al confine tra Gaza e Israele. Lo hanno pubblicato su Arcireport del 5 aprile. Nel frattempo, la cronaca parla di un altro venerdì di sangue. Sempre lì, sempre tra i manifestan…

Egitto, Al-Sisi stravince con il 97 per cento. Ma la bassa affluenza indebolisce il suo desiderio di leadership a vita

Il presidente rieletto ha già annunciato che nei prossimi 4 anni proseguirà la realizzazione delle grandi opere, come la nuova capitale amministrativa, e la ristrutturazione del sistema dei sussidi sull’acquisto dei generi di prima necessità. Ma c’è un punto che è già emerso negli ultimi mesi: alcuni parlamentari vicini ad al-Sisi avevano già parlato di modificare il vincolo di mandato presente in Costituzione e diversi analisti confermano che una modifica più ampia potrebbe essere tra i primi punti dell’agenda

L’articolo Egitto, Al-Sisi stravince con il 97 per cento. Ma la bassa affluenza indebolisce il suo desiderio di leadership a vita proviene da Il Fatto Quotidiano.

Scarsa affluenza alle ultime elezioni presidenziali egiziane: la fatica del regime a convincere i cittadini a partecipare

Al-Quds (28/03/2018). Traduzione e sintesi di Cristina Tardolini. I tre giorni dedicati al voto delle elezioni presidenziali egiziane, non sono stati dei migliori in termini di scarsa partecipazione dei cittadini, nonostante gli sforzi da parte del regime per incentivare l’affluenza (l’apertura dei seggi è stata prolungata fino alle 21 di mercoledì). La competizione tra candidati […]

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Somiglianze repubblicane

La Storia non si ripete ma insegna qualcosa. E ci sono almeno tre elementi in comune tra Donald e Dick: l’ostacolo alla giustizia e il pugno duro per risolvere le crisi, conditi da un fiume di reticenze.Che il genere umano abbia la memoria corta è risa…

Basta una foto

Una foto non basta. Eppure, per porsi dei dubbi, basta osservarla, questa foto che riprende, dalla parte israeliana del confine, ciò che è successo durante la Grande Marcia del ritorno, una dimostrazione di decine di migliaia di palestinesi di Gaza ten…

Potere e morte a Islamabad

Figlia del destinoBenazir Bhutto, figliadi Zulfikar: assassinataBhutto: la tragica epopea di una dinastia asiaticaIl potere e la morte. Sembrano questi i due segni distintivi di una famiglia asiatica che ha attraversato i momenti più cruciali della st…

Voci dalla Ghouta

(Al Ghouta, di Miream Salameh) Il 18 febbraio 2018 il regime siriano ha intensificato la sua campagna di bombardamenti sull’area della GhoutaOrientale, già sotto assedio dal 2013. La pagina Ghouta   raccoglie alcune testimonianze degli abitanti della G…

Border towns: humanitarian assistance in peri-urban areas (March, 2018)

Humanitarian response in urban areas, Humanitarian Exchange Magazine No. 71. by Humanitarian Practice Network March 2018 Humanitarian crises are increasingly affecting urban areas either directly, through civil conflict, hazards such as flooding or earthquakes, urban violence or outbreaks of disease, or indirectly, through hosting people fleeing these threats. The humanitarian sector has been slow to […]

Egitto, al vie le presidenziali: un voto proforma che serve ad Al Sisi per placare i malumori della gente e dei militari

REPORTAGE – L’ansia da prestazione del numero uno del regime è visibile in tutta la città. Nel Paese si respira indifferenza, malcontento e silenzio. L’affluenza rischia di essere ai minimi storici, specie dopo l’arresto di tutti gli oppositori del presidente uscente, che è l’unico candidato vero

L’articolo Egitto, al vie le presidenziali: un voto proforma che serve ad Al Sisi per placare i malumori della gente e dei militari proviene da Il Fatto Quotidiano.

Viaggio all’Eden (via Mas)

Asia – Viaggio ciclo alMAS – Museo Arte e Scienza di Milano Via Quintino Sella, 4, 20121 Milano MITelefono: 02 7202 2488“Viaggio all’Eden, da Milano a Kathmandu”LaterzaLunedì 26 marzo, ore 18.15Con Guido Corradi ed Emanuele GiordanaIl racconto, tra mem…

Il caffè abile di Hoi An

Quante qualità di caffè esistono in Vietnam, uno dei luoghi del mondo dove si produce una miscela dall’aroma intenso e spesso con un retrogusto al cioccolato? C’è quello classico con Arabica e Robusta, o un’antica ricetta di Hoi An, nel Vietnam central…

Egitto, ambasciata al Cairo cerca esperto in diritti umani: dimenticato Regeni, le relazioni sono più forti di prima

Il documento apparso sul sito dell’Aics non fa neppure menzione dei 60.000 detenuti politici dal 2013 a oggi e delle numerose sparizione forzate, circa tre al giorno. Nella descrizione del Paese si limita a dire che “ha conosciuto significativi cambiamenti politici ed economici dal 2011 ad oggi”

L’articolo Egitto, ambasciata al Cairo cerca esperto in diritti umani: dimenticato Regeni, le relazioni sono più forti di prima proviene da Il Fatto Quotidiano.

Donne radicali

Uno dei regali più belli di questi giorni. Trovarmi nella lista delle “donne radicali” che hanno pubblicato per il catalogo di Seven Stories Press. In compagnia di alcune delle grandi intellettuali dello scorso secolo. Arrossisco.  

Bombe sul nuovo anno

Il Nawroz è una ricorrenza tradizionale persiana che corrisponde all’equinozio di primavera e che celebra il nuovo anno: dall’Iran all’Albania, dalla Bosnia all’Azerbaigian. Sceglierla per fare strage, com’è avvenuto ieri in Afghanistan, sembra lontan…

Il killer silenzioso del Vietnam

Ho Chi Minh City – Il grande Chinook CH4 all’ingresso dell’edificio sembra ancora perfettamente funzionante. Il gigantesco elicottero da trasporto, che ebbe il suo battesimo proprio in Vietnam, è uno dei tanti reperti di quel conflitto che accolgono il…

Viaggio all’Eden (via Vicenza)

Martedì 20 marzo, alle 20.45, alla Locomotiva, Centro dei Ferrovieri, in via Rismondo 2Viaggio all’Eden. Da Milano a Kathmanducon Emanuele Giordana, giornalista e scrittore, presidente dell’Associazione Afgana.A cura dell’Associazione Culturale “L’Ango…

5 domande

1. Chi voglio essere? La nostra identità è in continua costruzione. Nell’epoca del culto di sé, chi aspiriamo a essere? Che rapporto c’è oggi tra l’essere se stessi, il conoscere se stessi e il diventare se stessi? 2. Perché mi serve un nemico? I confi…

Striscia di Gaza: la crisi della coscienza umana e la responsabilità della comunità internazionale di porre fine all’occupazione militare

Con gli ultimi attacchi israeliani, il mondo ha assistito all’espulsione forzata di più di mezzo milione di palestinesi, compresi bambini

L’articolo Striscia di Gaza: la crisi della coscienza umana e la responsabilità della comunità internazionale di porre fine all’occupazione militare proviene da Arabpress.

Viaggio all’Eden (via Vicenza)

Martedì 20 marzo, alle 20.45, alla Locomotiva, Centro dei Ferrovieri, in via Rismondo 2Viaggio all’Eden. Da Milano a Kathmanducon Emanuele Giordana, giornalista e scrittore, presidente dell’Associazione Afgana.A cura dell’Associazione Culturale “L’Ango…

2018. L’oligarchia della New Policy | Federico Berti

La favola consolatoria del Rosatellum Internet e la New Policy Governance e stabilità. La politica dei cittadini Sorgente: 2018. L’oligarchia della New Policy | Federico Berti “Il primo partito in Italia è nato in chat, il secondo ha i…

Il persistente stallo della Libia

mcc43 Da mesi l’Onu e l’Europa hanno previsto una tornata elettorale, presidenziale e legislativa, per il 2018. E’ un obiettivo possibile? Molti lo ritengono un passo verso l’unità, altri un ulteriore e pericoloso incentivo al c…

Iran, Mehdi Rajabian e il setar “sospeso”. Il bavaglio del regime agli artisti iraniani

Articolo di Katia Cerratti Il setar di Mehdi Rajabian non suona più. Le corde di uno dei più antichi e suggestivi strumenti della cultura persiana non vibrano più. Nel 2015 è infatti sceso il silenzio su quelle magiche note che narravano la storia dell’Iran perché un tribunale iraniano, in soli 15 minuti, ha  deciso che Mehdi e […]

L’articolo Iran, Mehdi Rajabian e il setar “sospeso”. Il bavaglio del regime agli artisti iraniani proviene da Arabpress.

Dietro le violenze a Sri Lanka

Il governo dello Sri Lanka ha ordinato nuovamente ieri dalle sei di sera il coprifuoco nell’intero distretto di Kandy, nello Sri Lanka centrale. La misura, già presa dopo un week end di violenze ai danni della comunità musulmana, era stata rinforzata …

Elezioni in Egitto: Al-Sisi contro Al-Sisi

mcc43 Il 26 marzo gli Egiziani andranno alle urne per eleggere il Presidente. Improbabili le sorprese:  Abdel Fattah Al Sisi ha provveduto  con svariate e illecite misure a creare le condizioni di una sua eclatante rielezione. Come già in passato per a…

Non è questione di tasse, a Gerusalemme

Il grande portone del Santo Sepolcro a Gerusalemme è stato riaperto all’alba. La clamorosa protesta delle chiese cristiane presenti nella Città Santa e proprietarie di immobili si è chiusa, per il momento. O meglio, è stata sospesa quando si è ap…

Il caffè abile di Hoi An

Quante qualità di caffè esistono in Vietnam, uno dei luoghi del mondo dove si produce una miscela dall’aroma intenso e spesso con un retrogusto al cioccolato? C’è quello classico con Arabica e Robusta, o un’antica ricetta di Hoi An, nel Vietnam central…

Il killer silenzioso del Vietnam

Ho Chi Minh City – Il grande Chinook CH4 all’ingresso dell’edificio sembra ancora perfettamente funzionante. Il gigantesco elicottero da trasporto, che ebbe il suo battesimo proprio in Vietnam, è uno dei tanti reperti di quel conflitto che accolgono il…

Orientalismo alla Pasolini

L’ho visto colpevolmente in ritardo, il viaggio che Pier Paolo Pasolini compie in Israele e Palestina nel 1965. Un viaggio di cui abbiamo una traccia incredibilmente interessante nei Sopralluoghi in Palestina, un documentario in cui Pasolini desc…

La memoria del 17mo parallelo

Il treno notturno parte dalla stazione di Ninh Bin quando le luci del giorno sono ormai state inglobate dalle tenebre. Motrice e vagoni provengono da Hanoi, la capitale, per scendere verso Sud attraversando un fitto paesaggio di case e risaie, classica…

Il caffè abile di Hoi An

Quante qualità di caffè esistono in Vietnam, uno dei luoghi del mondo dove si produce una miscela dall’aroma intenso e spesso con un retrogusto al cioccolato? C’è quello classico con Arabica e Robusta, o un’antica ricetta di Hoi An, nel Vietnam central…

Humanitarianism in an Urban Lebanese Setting: Missed Opportunities (by Estella Carpi and Camillo Boano)

The UNDP and UKAID funded public market. Halba, 23 February 2017. Photo credit: Estella Carpi Estella Carpi – Camillo Boano | 2018-02-05   http://legal-agenda.com/en/article.php?id=4211 Prior to the arrival of Syrian refugees and international humanitarian agencies in 2011, the Akkar region in northern Lebanon bordering Syria has rarely made global headlines. However, this region has historically suffered from local […]

i doveri dei giornalisti

Ci sono già le regole. Le regole per i cittadini, nella Costituzione Italiana e nelle leggi. In particolare, la Legge Mancino. Ci sono già le regole, per i giornalisti. Il codice deontologico e la Carta di Roma. Provate a leggerle, le regole che già ci…

quando parleremo delle nostre colpe?

Non mi stancherò mai di ripetere che, ormai da anni, vi è un problema serio all’interno del mondo dell’informazione e tra i giornalisti. C’è da prima della battaglia per la Carta di Roma, non a caso una battaglia condotta da Laura Boldrini e Roberto Na…

Dietro la nuova offensiva talebana

Laguerra in sordina dell’Afghanistan, un conflitto che ogni anno reclama un sempre maggior numero di vittime, è tornata improvvisamente sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo. L’esposizione mediatica è dovuta soprattutto a due attentati che, in rapida sequenza, hanno colpito la capitale e che portano la firma dei talebani, il movimento guerrigliero fondato da mullah Omar e oggi guidato da mullah Akhundzada. Il primo ha colpito il 20 gennaio l’hotel Intercontinental, un vasto edificio razionalista da sempre residenza di corrispondenti esteri e uomini d’affari che si trova su una collina alla periferia della città. L’assedio al commando asserragliato nell’edifico, durato quasi un’intera giornata, si è concluso con un bilancio di almeno 25 vittime, tra cui molti stranieri. Una settimana dopo, i talebani hanno colpito nel mucchio con una strage nel cuore della capitale: un’auto bomba – nascosta dalle insegne di un’ambulanza – è saltata in aria col suo conducente in un’area dove si affacciano gli uffici dell’Unione europea, alcune sezioni del ministero dell’Interno e, poco più in là, il quartier generale della polizia. La zona, sempre molto trafficata e non lontana dal municipio e dal gran bazar di Kabul, è frequentata da funzionari e poliziotti ma soprattutto da cittadini ordinari. Il bilancio ha superato i cento morti, in uno degli attentati più sanguinari della storia della capitale. A rendere ancora più tragica la sequenza di attentati talebani, è stato – qualche giorno dopo – la strage di oltre una decina di soldati sempre a Kabul e – alcuni giorni prima – l’assalto alla sede di una Ong internazionale a Jalalabad, nell’oriente afgano a ridosso del Khyber Pass. I terroristi hanno firmato i due massacri con la sigla dello Stato islamico: prendendo in ostaggio la sede di Save the Children e uccidendo membri del personale locale e dello staff internazionale di un organismo per la protezione dell’infanzia, gli emuli di Al-Bagdadi si sono assicurati la pubblicità che consente loro di dimostrare di essere sopravvissuti alle macerie di Raqqa…
Due scuole di pensiero
Se gli attentati stragisti con vittime civili sono all’ordine del giorno per gli uomini del califfato – che colpiscono senza problemi nelle strade e nelle moschee – i talebani sembrano aver deragliato da una strategia che coltiva quasi esclusivamente obiettivi militari e dove le vittime civili sono “effetti collaterali”, raramente se non mai obiettivo diretto. Le analisi su questo nuovo “surge” talebano, caratterizzato da azioni dove sono inevitabili le vittime civili, hanno riempito giornali e televisioni, afgane e internazionali. Con due interpretazioni dominanti. La più diffusa riguarda il Pakistan, che la recente messa in mora del presidente americano Trump avrebbe innervosito. Trump ha accusato Islamabad non solo di fare il doppio gioco, sostenendo che anziché combattere il terrore in realtà foraggia e ospita i talebani afgani, ma ha tacciato i pachistani di essere solo dei bugiardi che meritano una lezione. Lezione equivalente al taglio dei fondi militari già decisi dal Congresso: un congelamento di circa 1,3 miliardi di dollari per l’anno in corso. Il Pakistan ha reagito male ma non così duramente- almeno ufficialmente – come ci si aspettava. Ecco allora, sostengono diversi analisti, che Islamabad avrebbe risposto indirettamente, spingendo i talebani a colpire più duramente del solito. Un messaggio che significherebbe in sostanza una sola cosa: che senza l’aiuto di Islamabad la pace in Afghanistan è una “missione impossibile” Altri analisti propendono invece per un’altra interpretazione, ben riassunta il 28 gennaio in un articolo sul New York Times di Max Fisher (Why Attack Afghan Civilians? Creating Chaos Rewards Taliban). Anche se il Pakistan gioca sempre un ruolo importante nella guerra afgana, il surge talebano sarebbe piuttosto da mettere in relazione con la necessità del movimento di reagire alla nuova escalation nella guerra afgana che Trump ha promesso l’anno scorso e iniziata con un aumento delle forze americane nel teatro da da 11 a 15mila unità.
Quanto conta il Pakistan?
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Questa seconda lettura della nuova stagione stragista talebana appare più convincente. La nuova strategia enucleata nel 2017 da Trump prevede infatti più uomini e un maggior impiego della forza aerea, tradottosi in un aumento dei raid aerei (tre volte in più che negli anni precedenti). Il presidente inoltre, ha dato luce verde alla Cia per raid mirati e selettivi anche in Afghanistan mentre, con Obama, l’intelligence poteva farli solo in Pakistan. Secondo gli uomini del presidente (al netto di chi, come l’ex consigliere Steve Bannon erano contrari a questa nuova strategia), i talebani afgani e i leader pachistani, messi alle strette dalle bombe gli uni e dal taglio dei fondi gli altri, si sarebbero visti costretti a far partire negoziati di pace col governo di Kabul. Ma la strategia non sembra aver funzionato. I talebani, più dei pachistani, hanno reagito diversamente tanto che Trump, dopo gli attentati, ha escluso che si possa ancora parlare di negoziati.

Il Pakistan è indubbiamente un attore chiave nella crisi afgana ma non è onnipotente. Controlla il movimento talebano ma solo fino a un certo punto e fino a un certo punto riesce a condizionarlo. Immaginare che i talebani di Akhundzada siano eterodiretti da Islamabad sembra più un desiderio che non una realtà. Benché i paragoni in politica siano sempre effimeri e spesso fuori luogo, Islamabad sta ad Akhundzada come Pechino sta al nordcoreano Kim Jong-un che, come si è visto e nonostante le buone relazioni con la Cina, agisce assai spesso di testa sua. Infine, Islamabad ha un problema interno generato nelle aree tribali pashtun dalla presenza dei talebani pachistani, movimento parente (anche etnicamente) dei cugini afgani ma autonomo e filoqaedista. Per Islamabad il terrorismo è un grosso problema interno e la sua incapacità di risolvere il nodo in casa testimonia di quanto siano in realtà complessi i rapporti tra governo e guerriglie. Se è pur vero che i servizi pachistani hanno giocato e giocano a fare i burattinai con i gruppi islamisti (spesso in chiave anti indiana), è altrettanto vero che il gioco è sfuggito di mano. E stabilizzare l’Afghanistan è probabilmente anche un interesse di Islamabad, pur con tutti i distinguo. Anche perché Kabul chiude un occhio sui talebani pachistani che cercano rifugio in Afghanistan.
Alzare il livello dello scontro
La tesi di una scelta autonoma dei talebani nell’alzare il livello dello scontro ha dunque più di un valido motivo: è non solo un modo di reagire al surge americano appoggiato dal governo di Ashraf Ghani, ma quello di dimostrare che la guerriglia in turbante non è affatto sulla difensiva. Spingere Trump a dichiarare che la pace è saltata è per i talebani una vittoria. Il movimento, che raggruppa anime e tattiche diverse, è abbastanza disomogeneo e le direttive vengono da “shure (consigli) spesso strategicamente distanti, che amministrano la guerra da Quetta a Peshawar ma anche da Mashad, in Iran, o da Doha, dove il movimento ha un ufficio politico. Con gli attentati i talebani danno però un’idea di unità di queste anime tanto diverse: da quella del teologo Akhundzada, a quella di Sirajuddin Haqqani, leader di una fazione stragista e minoritaria ma ormai numero due del movimento.
A tutto ciò vanno aggiunti altri due elementi: il primo è che le stragi mettono in difficoltà un governo fragile e litigioso che gli afgani percepiscono come incapace di garantire la loro sicurezza persino nel centro della capitale. Il consenso al governo è così labile che ogni attentato non fa che spingerlo sempre più in basso. L’altro elemento riguarda lo Stato islamico e il suo progetto del “Grande Khorasan”, regione ideale del progetto califfale che comprende Iran, Afghanistan e Pakistan. Tra i due gruppi guerriglieri si è inevitabilmente stabilita una sorta di rincorsa competitiva per dimostrare chi sono i veri mujahedin. Lo Stato islamico non ha molti combattenti in Afghanistan e ricorre quindi praticamente solo agli attentati: suoi erano stati finora quelli col maggior numero di vittime. Gli attentati talebani di Kabul sembrano dunque una risposta anche a loro e una rivendicazione di supremazia strategico militare per il primato sulla guerra nel nome di Allah.

Questo articolo è stato pubblicato il 31 gennaio su AspenOnline

Afghanistan, la guerra infinita. Intervista a Emanuele Giordana

Intervista di Katia Cerratti La lunga scia di sangue che ha colpito l’Afghanistan nei giorni scorsi, ha mostrato chiaramente quanto la guerra, in questa terra martoriata, sia ancora molto lontana dalla parola fine.  Quattro attentati sanguinari nel giro di pochi giorni con un bilancio di 163 morti e oltre 300 feriti. Il primo attacco, rivendicato […]

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Regeni, Al Sisi: “Non finiremo di cercare i colpevoli”. Intanto inaugura il super-giacimento di gas con Eni e ambasciatore

Due anni fa di questi giorni Giulio Regeni era tra le mani dei suoi aguzzini, che lo stavano torturando prima di ucciderlo e gettarlo il 3 febbraio 2016 lungo la superstrada che collega il Cairo e Alessandria. Oggi è il giorno di un’inaugurazione simbolica, ma di acclarata efficacia per la propaganda di governo egiziana. La […]

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Diario di ordinaria tristezza, Mahmud Darwish

mcc43   “Qualsiasi livello di antagonismo arabo israeliano si sia raggiunto, nessun arabo ha il diritto di simpatizzare con il nemico del proprio nemico, perché il nazismo è nemico di tutti i popoli. E questa è una cosa. Però Israele eccede …

Regeni, al Cairo silenzio sull’anniversario della scomparsa. Ambasciatore Cantini alla famiglia: “Io qui per avere la verità”

Davanti all’ambasciata italiana non c’è neanche un mazzo di fiori. Lo scoccare dei 24 mesi senza Giulio Regeni al Cairo passa quasi inosservato, fagocitato da un altro anniversario: quello della rivoluzione che 7 anni fa destituì Hosni Mubarak. Un evento che calamita l’attenzione dei media stranieri e soprattutto paralizza la città perché la morsa del […]

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Caos afgano

Non è ancora chiaro quante siano effettivamente le vittime dell’attacco all’hotel Intercontinental di Kabul, iniziato nella serata di sabato 21 gennaio e conclusosi solo dopo 17 ore e con l’intervento delle forze speciali (secondo l’emittente ToloNews…

L’anniversario di Gennaio e la Primavera Araba non conclusa

È necessario esaminare attentamente la situazione in ciascun paese, il panorama generale della regione e gli obiettivi che sono stati raggiunti dopo i sette anni trascorsi dall’inizio di quella rivoluzione che è stata ribattezzata con il nome di Primavera Araba.

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Reflections on Faith-Based Solidarity and Social Membership: Beyond Religion? The Case of Lebanese Shiite FBOs (January 2018)

I have recently published a study on “Caucasus International”. During the July 2006 postwar period in Beirut’s southern suburbs (Dahiye), which were destroyed by the Israeli air force in its effort to annihilate the Lebanese Shiite party Hezbollah, the Islamic Shi‘a philanthropic sphere has been growing. It has pioneered the postwar reconstruction process and local […]

Freddo e tenda – Belìce 50 anni dopo

Fa freddo. Ma non come mezzo secolo fa. Eppure il freddo tra i ruderi di Montevago è il simulacro di quel freddo lì, quel freddo che tutti i testimoni ricordano. C’era la neve, e dopo la scossa forte della mezzanotte in molti scesero in strada e passar…

Quando il re ha paura del poeta …

mcc43 “Tutto ciò che la realtà araba offre di generoso, aperto e creativo è schiacciato da regimi la cui unica preoccupazione è perpetuare il proprio potere e interesse egoistico, ciò che è peggio è vedere l’Occidente rimanere insensibile a…

Le proteste in Iran ed il supporto del popolo iracheno

Di Adnan Hussein. Ash-Sharq Al-Awsat (08/01/18). Traduzione e sintesi di Cristina Tardolini Sempre più iracheni credono che la potente classe politica del paese stia marciando completamente verso l’Iran o che sia complice silenziosa di quest’ultimo data la sua crescente influenza politica, militare ed economica in Iraq. Questa tendenza è coerente con l’umore generale iracheno, esacerbato […]

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Tunisia, protesti e scontri: i giovani chiedono pane e giustizia sociale. Tasse aumentano e occupazione cala

In Tunisia, il paese che dal 2011 è stato eretto a modello della transizione dopo la primavera araba, va in scena un nuovo gennaio di proteste. Ancora una volta le ragioni sono legate alle disastrose condizioni economiche del paese, che dalla caduta del dittatore Ben Ali non sono mai migliorate, anzi. Lasciando disattese le domande […]

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Gli arabi e la tratta degli schiavi africani

Per ragioni di diversa natura,[1] pur se in letteratura diversi sono gli studi che trattano del ruolo della schiavitù in nel mondo arabo musulmano,[2] la tratta degli schiavi in terra d’islām e il ruolo svolto dagli arabi nel commercio degli … Continua a leggere

Gli arabi e la tratta degli schiavi africani
letturearabe di Jolanda Guardi
letturearabe di Jolanda Guardi – Ho sempre immaginato che il paradiso fosse una sorta di biblioteca (J. L. Borges)

Regeni, Maha Abdelrahman e la “ricerca partecipata” sotto la lente dei pm: come si è arrivati all’interrogatorio della prof

A quasi due anni di distanza dalla morte di Giulio Regeni, il ricercatore di Fiumicello ritrovato senza vita il 3 febbraio 2016 alla periferia del Cairo, la Procura di Roma ha interrogato Maha Abdelrahman, la professoressa di Cambridge che supervisionava la tesi di dottorato del giovane friulano. L’interrogatorio arriva dopo la richiesta del procuratore capo […]

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Aleppo, un anno dopo

di Flavia Fusco Ad un anno dalla caduta dell’enclave ribelle di Aleppo, la tragedia umanitaria e politica che si è consumata tra le strade di quella che era la città più popolosa della Siria, stenta a perdere attualità. Per l’importanza strategica dell…

Il cibo come chiave di lettura

Le grandi civiltà hanno codificato la loro gastronomia una volta giunte al massimo grado del loro sviluppo e in questo senso essa può essere letta come uno specchio dell’evoluzione intellettuale di un popolo, pur tenendo sempre presente di quale gastronomia … Continua a leggere

Il cibo come chiave di lettura
letturearabe di Jolanda Guardi
letturearabe di Jolanda Guardi – Ho sempre immaginato che il paradiso fosse una sorta di biblioteca (J. L. Borges)

Muḥammad Muḥammad az-Zuwāwī at-Tarhūnī

                Muḥammad Muḥammad az-Zuwāwī at-Tarhūnī, Antum!!! Iğtima‘iyyāt… siyāsiyāt. Malā‘ib ar-rīša. Ar-riyāḍ al-ḫaṣṣ: Rio de Janeiro 1996. Riscopro nella mia biblioteca questo libro dal formato inusuale (40×26 cm) e perciò nascosto sotto altri libri e, sfogliandolo, … Continua a leggere

Muḥammad Muḥammad az-Zuwāwī at-Tarhūnī
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letturearabe di Jolanda Guardi – Ho sempre immaginato che il paradiso fosse una sorta di biblioteca (J. L. Borges)

Perle degli Emirati

                  Perle degli Emirati, a cura di M. Avino e I. Camera d’Afflitto, Jouvence, Roma 2008. ‘Abd al-Ilah ‘Abd al-Qādir, in un suo saggio (‘Abd al-Ilah ‘Abd al-Qādir, “Bānūrāmā al-mašhad ar-riwā’ī al-‘arabī … Continua a leggere

Perle degli Emirati
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letturearabe di Jolanda Guardi – Ho sempre immaginato che il paradiso fosse una sorta di biblioteca (J. L. Borges)

Mara Della Pergola e Moshe Feldenkrais

mcc43 “Io credo che l’unità di mente e corpo sia una realtà oggettiva. Non si tratta solo di parti collegate in qualche modo tra di loro, ma di un tutto che è indivisibile durante il suo funzionamento. Un cervello senza corpo non potrebbe pensare.” Mos…

La traduzione arabo-italiano del racconto marocchino

Tempo fa, su questo blog, ho pubblicato la traduzione di un racconto di Fatìha Al-Tayb, Saggezza, tradotto da Aldo Nicosia. Il 4 gennaio, sul sito della Fondazione An-nùr per la cultura e i media è stato pubblicato un articolo di … Continua a leggere

La traduzione arabo-italiano del racconto marocchino
letturearabe di Jolanda Guardi
letturearabe di Jolanda Guardi – Ho sempre immaginato che il paradiso fosse una sorta di biblioteca (J. L. Borges)

Bouteflika adotta tre provvedimenti per calmare la rabbia dei berberi algerini dopo le proteste di massa

Il presidente algerino ha riconosciuto il capodanno berbero come festa nazionale, ha introdrotto l’insegnamento del tamazight a scuola e vuole fondare un’Accademia per il suo insegnamento

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Iran, le proteste e l’urlo del velo al vento. Intervista a Ahmad Rafat

Intervista di Katia Cerratti Una ragazza in piedi su un blocco di pietra, sventola fiera il suo velo al vento come fosse una bandiera. Un gesto forse insignificante in un contesto pacifico, per nulla scontato invece in un paese come l’Iran, durante le proteste contro il carovita esplose il 28 dicembre scorso. Le contestazioni sono […]

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Parole di fine anno: rohingya

Se è terribile il dramma di chi è costretto a spostare la propria vita oltre un confine – a causa di una guerra, di una carestia, della mancanza di prospettive nel suo Paese – è ancor più terribile il dramma di chi viene scacciato. E ancora più devasta…

Quando arriva la Pace…

mcc43 In tutta la loro tragicità emergono le rovine e si omette la domanda: Perché? ♦♦♦ ♦ ♦♦♦ La guerra non restaura diritti, ridefinisce poteri. Hannah Arendt   Google+ Annunci Archiviato in:Interrogativi Tagged: Civiltà, worldwide…

Le molte virtù degli asini

Le immagini sono tratte da thedonkeysanctuary.org.uk«L’insaziabile richiesta in Cina di asini da tutto il mondo – scriveva qualche giorno fa l’Agenzia Italia – sta provocando conseguenze inattese sui lavoratori nigeriani che fanno affidamento su q…

Chi ha paura di Razan Zaitouneh?

Questo articolo è stato pubblicato in inglese con il titolo Who’s afraid of Razan Zaitouneh? sul sito aljumhuriyya in occasione del quarto anniversario del rapimento del gruppo Douma4. di Karam Nachar, traduzione di Filomena Annunziata C’è stato un mom…

Talebani a Kabul

L’immagine è tratta da TolonewsLa guerra in Afghanistan continua ogni giorno con azioni sia dei talebani – ieri nell’Helmand 14 militari feriti da un’autobomba – sia dello Stato islamico – che a Natale ha colpito a Kabul un ufficio dell’intelligence af…

Egypte: des militants laïcs dénoncent la mosquée al-Azhar

Des militants laïcs égyptiens ont lancé lundi 25 décembre une contre-attaque indirecte contre la campagne visant l’athéisme. Ils ont dénoncé les autorités islamiques et notamment la grande mosquée d’al-Azhar qui, selon eux, participe au climat d’intolé…

Book Review – Humanitarian Rackets and their Moral Hazards: The Case of the Palestinian Refugee Camps in Lebanon (December 20, 2017)

http://www.globalpolicyjournal.com/blog/20/12/2017/book-review-humanitarian-rackets-and-their-moral-hazards-case-palestinian-refugee-ca Humanitarian Rackets and their Moral Hazards: The Case of the Palestinian Refugee Camps in Lebanon by Rayyar Marron. Abingdon and New York: Routledge 2016. 188 pp., £110 hardcover 9781472457998, £36.99 paperback 9780815352570, £36.99 e-book 9781315587615 Rayyar Marron’s book provides a critique of how academic and activist accounts of Palestinian refugee camps end up reinforcing the humanitarian […]

Turista o viaggiatore?

Ecco, nella foto a fianco, la mirabile sintesi del dibattito che si è tenuto ieri a Esc/Livre (Roma) dove abbiamo chiacchierato di  Viaggio all’Eden con l’ottimo Giacomo Salerno, che faceva gli onori di casa, e il grande viaggiatore e amico G…

Il regime siriano perderà il controllo sul suo sistema economico a favore della Russia e dell’Iran

Originally posted on Le Voci della Libertà:
Putin sulla guerra in Siria: “Non riesco ad immaginare un’esercitazione migliore. Possiamo continuare le nostre esercitazioni lì per un tempo molto lungo senza intaccare il nostro budget in modo significativo” http://euromaidanpress.com/2015/12/22/top-5-putin-quotes-from-an-annual-briefing/#arvlbdata Mosca pretende…

Memorie dall’harem imperiale persiano

http://www.edizionilavoro.it/collane/l-altra-riva/memorie-dallharem-imperiale-persiano. Taj as-Soltaneh (1884-1936), figlia del sovrano Naser ad-Din Shah Qajar, racconta attraverso le pagine del suo diario trent’anni di storia di un paese, l’Iran, che, a cavallo tra Otto e Novecento, passa dall’ordine tradizionale alle prime importanti riforme di modernizzazione. Il salto culturale e politico che investe la società si riflette anche su di lei, … Continua la lettura di Memorie dall’harem imperiale persiano

The Muslim Metropolis

Network ReOrient/CMS
The Muslim Metropolis

The Muslim Metropolis

The Muslim Metropolis
Author: Piro Rexhepi & Ajkuna Tafa
Date: 2nd October 2017
Duration: 17 mins 54 secs
Descripti…

Colpirne uno per educarne cento

Non sono stati 400 i morti dell’ultimo pogrom scatenato in Myanmar contro la minoranza musulmana dei Rohingya. In un mese, dal 25 agosto al 24 settembre 2017, sono morte per cause violente nello Stato birmano del Rakhine, almeno 6.700 persone tra cui …

I paesi del blocco e il vertice islamico: problemi con la Turchia o con Gerusalemme?

Il rispetto per il mondo islamico stesso e dei suoi luoghi di culto, di cui Gerusalemme rappresenta uno dei simboli più grandi, può andare oltre i conflitti e impedire a Israele e al pregiudizio americano di sfruttare questa spaccatura tra i paesi arabi e islamici?

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Colpirne uno per educarne cento

Non sono stati 400 i morti dell’ultimo pogrom scatenato in Myanmar contro la minoranza musulmana dei Rohingya. In un mese, dal 25 agosto al 24 settembre 2017, sono morte per cause violente nello Stato birmano del Rakhine, almeno 6.700 persone tra cui …

Gerusalemme come città, Gerusalemme come questione

Il caso di Gerusalemme sottolinea l’ingiustizia che affligge i palestinesi, la politica irrazionale di Trump, così come l’espansionismo e l’arroganza di Israele. Tuttavia, la composizione culturale delle città nel panorama del Levante e dell’Oriente di cui Gerusalemme fa parte è un aspetto che rimane tuttora in ombra

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Sono stato torturato. Ero innocente.

mcc43 Convenzione contro la Tortura, Articolo 1 1. Ai fini della presente Convenzione, il termine “tortura” indica qualsiasi atto mediante il quale sono intenzionalmente inflitti ad una persona dolore o sofferenze forti, fisiche o mentali, …

Lettere da Washington a Giordania e Abbas: spostamento dell’ambasciata posticipato, gioco del martello Trump con Netanyahu e discorso su Gerusalemme Ovest

In un paese come la Giordania che dal punto di vista geopolitico è il più vicino alla questione di Gerusalemme, sorge una domanda tecnica: di quale Gerusalemme stanno parlando esattamente gli americani?

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Non pubblicare senza permesso!

Trovo veramente sconcertante trovare i miei articoli pubblicati su alcuni siti senza che io sia stata contattata e abbia dato il mio permesso di pubblicazione, traduzione, eccetera. Contestiamo spesso a grandi imprese editoriali di non pagare, o non pa…

Buddismo ecologismo

Chetsang Rinpoche: ambientalista monaco e ambasciatore della Fao Chetsang Rinpoche è un monaco tibetano abbastanza singolare. Non è solo il rappresentante di una scuola e uno studioso molto apprezzato per la sua ricerca spirituale: è anche un …e…

Gerusalemme, città senza piazze

Questa è la seconda e ultima parte delle letture che ho tenuto nel mio tour negli Stati Uniti, Messe insieme, rielaborate, e soprattutto ritradotte. Tra una sezione e l’altra è passata un brandello di storia, e cioè la dichiarazione di Donald Tru…

Quando cambiano le regole del gioco

Donald Trump è stato molto chiaro, nella sua dichiarazione su Gerusalemme capitale di Israele. Per l’ennesima volta, durante la sua presidenza, ha messo da parte la comunità internazionale, le convenzioni firmate anche dagli Stati Uniti, le risoluzioni…

Non è tutta colpa di Trump

Non è tutta colpa di Donald Trump. Il presidente degli Stati Uniti poggia la sua decisione di trasferire l’ambasciata statunitense da Tel Aviv a Gerusalemme su un preciso atto legislativo del Congresso americano, approvato nell’autunno del lontano 1995…

Un’ambasciata USA a Gerusalemme, e poi molto di più

mcc43 “Con la sua decisione, quindi, Donald Trump rompe il fronte ma, soprattutto, riconoscendo di fatto Gerusalemme come capitale indivisa dello Stato ebraico sdogana e approva la politica degli insediamenti che da decenni Israele conduce a spes…

Un ricordo di Giovanni Bensi

L’ISIS: DALLE RADICI AL CROLLOIn ricordo di Giovanni BensiLa Biblioteca Archivio del CSSEO, in collaborazione con il Centro studi sul Caspio e il Dipartimento di Lettere, Filosofia, Comunicazione, organizza mercoledì 6 dicembre alle ore 12, 30, nell’Au…

L’inferno in Marocco si chiama TEMARA

mcc43 Sebbene ratificata dal Marocco nel 1993, la Convenzione Onu Contro la Tortura è carta straccia nel regno di Muhamad VI. A testimoniarlo sono decine di rapporti Amnesty International, Human Right Watch e del Working Group on Arbitrary Detention de…

Making Lives: Refugee Self-Reliance and Humanitarian Action in Cities

Today I am launching Making Lives: Refugee Self-Reliance and Humanitarian Action in Cities, the final publication of a year-long research project into refugee self-reliance and humanitarian action in cities, which I carried out last year with the Humanitarian Affairs Team (Save the Children), the Bartlett Development Planning Unit (University College London), and Jindal School of International Affairs (O. P. Jindal Global University). […]

Dissenso e repressione in Bahrein

Manama sempre meno propensa al dialogo con le opposizioni Al-Manama (Russia Today in arabo). Shaykh Ali Salman, il leader dell’associazione al-Wifaq, il principale partito di opposizione sciita messo al bando in Bahrein, si è rifiutato di comparire in …

La parola rohingya

Il papa e la Nobel in una foto tratta dal sitodellaa Radio Vaticana. Il Consiglio cittadinodella città di Oxford ha appena ritirato a Suu Kyi un riconoscimentoRohingya. Alla fine la parola proibita Francesco Bergoglio non la pronuncia. O perlomeno non …

La parola rohingya

Il papa e la Nobel in una foto tratta dal sitodellaa Radio Vaticana. Il Consiglio cittadinodella città di Oxford ha appena ritirato a Suu Kyi un riconoscimentoRohingya. Alla fine la parola proibita Francesco Bergoglio non la pronuncia. O perl…

Pakistan, la vittoria degli islamisti

Il corpo senza vita di un poliziotto, probabilmente sequestrato dagli islamisti radicali durante l’assedio di Faizabad, è stato ritrovato con segni di tortura. E’ solo l’ultimo degli episodi di un blocco stradale durato oltre venti giorni che si è concluso con l’arresa dello Stato, dell’esercito e di tutte le istituzioni (con l’esclusione della magistratura) del Pakistan. Un fatto senza precedenti e di estrema gravità, quanto il fatto che la sua eco sia stata (non parliamone in Italia) del tutto secondaria. Gli islamisti, qualche centinaio, chiedevano la testa di un ministro è molte altre richieste e hanno ottenuto tutto anche se si trattava di tre minuscole organizzazioni radicali e violente. Quando, dopo uno stallo di tre settimane, la polizia è intervenuta, alcune migliaia di dimostranti sono scesi in strada in appoggio al blocco stradale e hanno iniziato una fitta sassaiola. Anziché rispondere, la polizia è arretrata. Alla fine, dal governo all’esercito, tutti hanno ceduto alle richieste di un gruppetto di radicali. Una delle pagine più buie della storia del Paese.

Giulio Regeni, 250 accademici firmano una lettera di supporto alla sua tutor: “L’articolo di Repubblica è fuorviante”

“Giulio voleva fare ricerca sui sindacati indipendenti da anni, cioè da prima del colpo di Stato del 2013, e questo argomento non era assolutamente pericoloso”. Gilbert Achcar è professore alla Soas, la School of Oriental and African Studies, di Londra e ha conosciuto Giulio Regeni diversi anni fa, quando il giovane italiano si recò nel […]

L’articolo Giulio Regeni, 250 accademici firmano una lettera di supporto alla sua tutor: “L’articolo di Repubblica è fuorviante” proviene da Il Fatto Quotidiano.

W.A.R. sbarca ad Algeri

War Alger 110C’è la storia di un giovane egiziano che scopre “El Houma, caposaldo della controcultura algerina”, reportage su uno spazio di condivisione e produzione collaborativa dei rapper di Algeri. E decide di partire, con un clic, verso Roma, Tunisi, Beirut, Casablanca… per ammirare i lavori degli street artist, assistere a una performance o visitare uno di questi spazi creativi dove gli artisti connotano di un nuovo segno la cultura urbana.

Accordo sui rohingya

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La firma del protocollo in una foto del DailyStar di Dacca

Bangladesh e Myanmar firmano un protocollo per il rientro della minoranza. Ma senza una data. Il controesodo dovrebbe iniziare entro la fine di gennaio

C’è un accordo tra Bangladesh e Myanmar per il rientro dei rohingya scacciati dal Paese delle mille pagode e dell’infinita compassione. C’è un accordo che per ora è un pezzo di carta e che non ha nemmeno una data certa entro la quale dovrebbe ricomporsi l’esodo più massiccio della Storia recente da un Paese non in conflitto.

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Il confine col Bangladesh sul fiume Naf
e gli incendi rilevati dal satellite nel Rakhine

L’accordo è stato firmato ieri mattina nell’ufficio della Nobel Aung San Suu Kyi, sotto pressione da mesi: da quando a fine agosto è iniziato l’esodo forzato che ha catapultato in Bangladesh oltre 600mila rohingya, la minoranza musulmana senza diritti che in Myanmar non ha nemmeno quello di chiamarsi così. I “senza nome”, ammassati in campi che sono in condizioni spaventose – come finalmente si comincia a documentare con una certa costanza – dovrebbero cominciare a rientrare -prevede il protocollo siglato dalla Nobel e dal ministro degli Esteri di Dacca Mahmood Ali – entro due mesi. Per il Bangladesh è una vittoria e ieri la premier Sheikh Hasina ha rinnovato il suo invito a Naypyidaw a far si che i rohingya tornino a casa. Ai 625 mila arrivati da agosto ne vanno infatti aggiunti forse un altro mezzo milione che, nei decenni, hanno scelto la via che passa dal fiume Naf e che porta in Bangladesh.

La decisione del governo birmano, di cui Suu Kyi è il personaggio di spicco, si deve alle pur blande pressioni della comunità internazionale. E quando anche gli Stati Uniti – per bocca del segretario di Stato Rex Tillerson – hanno minacciato sanzioni e utilizzato la parola “pulizia etnica” qualcosa, per altro già nell’aria, dev’essersi mosso (l’ambasciata Usa nel Paese ha anche cancellato i voli ufficiali
nello Stato del Rakhine)

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Tillerson ha preso posizione:
è stata la goccia
che ha fatto traboccare il vaso?

La Nobel aveva annunciato diverso tempo fa la costituzione di una sorta di agenzia ad hoc ed era sempre stata lei a chiamare Kofi Annan mesi prima chiedendogli un rapporto sulla situazione nel Rakhine, l’area dove vivono i rohingya, anche se gli aveva esplicitamente chiesto di non riferirsi a “loro” con quel nome. Ma in tutto ciò l’esodo non ha fatto che ingigantirsi e governo e militari hanno sposato la tesi del terrorismo islamico, accusando l’Arsa – l’organizzazione autonomista islamica responsabile degli attacchi di agosto contro posti di polizia – di essere un gruppo jihadista che vorrebbe fare del Rakhine uno Stato islamico. Poi però le pressioni internazionali, ma soprattutto le reiterate denunce di gruppi della società civile, hanno fatto emergere in tutta la loro violenza la responsabilità sia dei militari sia del governo. Ad appoggiare incondizionatamente Naypyidaw ci sono comunque i potenti vicini – India e Cina – e l’amico lontano, la Russia, che ieri ha criticato le parole di Tillerson. Anche Thailandia e Giappone han lasciato correre mentre Malaysia e Indonesia si sono spesi in diversi modi: la Malaysia ospita 150mila rohingya (anche se non possono aspirare a cariche pubbliche e i loro bambini non hanno accesso che a “scuole speciali”) e ospita una delle sedi di corrispondenza di Rohingya Vision, una tv con sede in Arabia Saudita. La Cina in particolare, assetata di energia e che vuole il Myanmar nella sua nuova Via della seta, è l’amico più fedele: soprattutto dei militari. Propri in questi giorni, è a Pechino in visita ufficiale il generale Min Aung Hlaing, l’uomo forte che controlla da vicino l’operato della Nobel e che invece, da un mese a questa parte, si è visto interdire i suoi viaggi in Europa.

Se l’accordo bangla-birmano funzionerà si saprà dunque a gennaio. Ma la domanda è anche un’altra. Ammesso e non concesso che un rohingya voglia tornare nel suo villaggio magari dato alle fiamme, che situazione troverà ad accoglierlo? Proprio due giorni fa, Amnesty International ha spiegato, dopo un’inchiesta durata due anni, che i rohingya in Myanmar vivono intrappolati «in un sistema vizioso di discriminazione istituzionalizzata sponsorizzata dallo Stato che equivale all’apartheid». I contadini rohingya rischiano dunque di tornare in uno Stato che non solo non li vuole e li considera “immigrati bangladesi”, ma che non gli riconosce cittadinanza, documenti né quindi titoli di proprietà su una terra magari lavorata nella consuetudine di secoli. Forse nel Myanmar c’è chi spera che questo basti a tenerli lontani.

Egitto, nel mirino finiscono i sufi. Dietro l’attentato il fallimento della politica di Al-Sisi nel Sinai

L’attentato contro la moschea di Bir al-Adb, oltre ad essere il più grave degli ultimi anni contro la popolazione civile in Egitto, segna un nuovo colpo contro la politica securitaria del presidente Abdel Fattah al-Sisi. Nonostante ad ora non ci sia alcuna rivendicazione, gli analisti puntano il dito sullo Stato Islamico, il cui nucleo più […]

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Refugees in Libya Are Being Sold at Slave Auctions

After Italy signed a memorandum with the UN and U.S.-backed government of Libya, known as the Government of National Accord (GNA), in Tripoli to reduce sea migration in February 2017, migrant crossings to Italy from the North African coastline decreased by 87 percent. This seemingly positive result, however, has obscured the fact that refugees intercepted by […]

Israel’s Complicity in Myanmar’s Crimes Against Rohingya Muslims

 Israel is directly assisting the violent persecution of Myanmar’s Rohingya Muslim population, by providing arms and training to the country’s military. The latest military crackdown against the Rohingya – a stateless minority population that remains officially unrecognized by the government of Myanmar – was launched in 2016. Since then, violence against the group has only […]

Arbitrary Charges and Arrests Continue in Egypt, Even Towards Pop Singers

This past week, a number of high-profile charges and arrests took place against long-time human rights activists, as well as a widely admired pop singer in Egypt. In a stunning and puzzling move, beloved Egyptian pop singer Sherine Abdel Wahab was charged, with “insulting the Egyptian state,” and is set to stand trial at the court […]

Bangladesh and Myanmar sign deal to start repatriating Rohingya refugees

Bangladesh and Myanmar will start repatriating refugees in two months, Dhaka said Thursday, as global pressure mounts over a crisis that has forced more than 600,000 Rohingya to flee across the border. 

The United Nations says 620,000 Rohingya have arrived in Bangladesh since August to form the world’s largest refugee camp after a military crackdown in Myanmar that Washington has said clearly constitutes “ethnic cleansing.”

Related: Bangladesh says China will help resolve the Rohingya crisis

The statement from Secretary of State Rex Tillerson is the strongest US condemnation yet of the crackdown, accusing Myanmar’s security forces of perpetrating “horrendous atrocities” against the group.

Following talks between Myanmar’s civilian leader Aung San Suu Kyi and Bangladeshi Foreign Minister A.H. Mahmood Ali, held after weeks of tussling over the terms of repatriation, the two sides inked a deal in Myanmar’s capital, Naypyidaw, on Thursday.

A Rohingya refugee man holding children walks towards the shore

A Rohingya refugee man holding children walks towards the shore as they arrive on a makeshift boat after crossing the Bangladesh-Myanmar border, at Shah Porir Dwip near Cox’s Bazar, Bangladesh, Nov. 9, 2017.


Credit:

Navesh Chitrakar/Reuters

In a brief statement, Bangladesh said it had agreed to start returning the refugees to mainly Buddhist Myanmar in two months.

It said that a working group would be set up within three weeks to agree to the arrangements for the repatriation.

“This is a primary step. [They] will take back [Rohingya]. Now we have to start working,” Ali told reporters in Naypyidaw. 

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Impoverished and overcrowded, Bangladesh won international praise for allowing the refugees into the country, but has imposed restrictions on their movements and said it does not want them to stay.

Suu Kyi’s office called Thursday’s agreement a “win-win situation for both countries,” saying the issue should be “resolved amicably through bilateral negotiations.” 

However, it remains unclear how many Rohingya will be allowed back and how long the process will take.

Life in Bangladesh

Shelley Thakral, a UN World Food Program spokesperson is based in the port town of Cox’s Bazar, Bangladesh, where a mega-camp of hundreds of thousands of Rohingya refugees has sprung up. 

“Five weeks ago, six weeks ago, this was a forest, a forest that’s now become peoples’ homes, sheet by sheet of corrugated iron, of bamboo walls,” Thakral says.  “Families live side by side, some families are five, but some families are up to eight and more.”

Tourists once flocked to Cox’s Bazar to relax on what some consider the world’s longest beach. But an hour’s drive from the coast, the refugees squeeze together in densely packed settlements.  More desperate Rohingya, sometimes dozens, sometimes hundreds, arrive every day.

“Families make this treacherous journey by foot from Myanmar, escaping the persecution there,” Thakral says. “Some tell us that they’ve walked for six days, they’ve walked for 10 days with just the possessions that they have.”

Aid groups say it’s a struggle just to provide basic essentials in the mega-camp. One in four children there suffer from malnutrition, according to the WFP.  It offers as many families as possible shelter and hot meals.

“We’re trying to make sure whatever trauma that they’ve encountered that they have something to settle into that’s dignified, that that makes them feel welcome and makes them feel that they are being looked after,” Thakral says.

Return to Myanmar

Rights groups have raised concerns about the process, including where the refugees will be resettled after hundreds of their villages were razed, and how their safety will be ensured in a country where anti-Muslim sentiment is surging.

“The most important thing that would have to be addressed is that those returning would have to have some ability to move within [Myanmar’s] Rakhine State and they would need to have their basic needs met,” said Carolyn Miles, president and CEO of Save the Children, one of several aid organizations working with Rohingya refugees in Bangladesh

But Miles says she’s skeptical the agreement will address those challenges.

“I don’t know that this agreement is actually gviing them either the rights of movement or that the conditions are going to be much better than what they fled,” Miles said. “I think it’s unlikely you’ll have a lot of people — given what they went through when they were in Myanmar — choosing … to return.”

‘Won’t go back’

A Rohingya refugee girl waits to be taken to a refugee camp

A Rohingya refugee girl waits to be taken to a refugee camp after crossing the Naf river at the Bangladesh-Myanmar border in Palang Khali, near Cox’s Bazar, Bangladesh Nov. 2, 2017. 
 

Credit:

Adnan Abidi/Reuters

The stateless Rohingya have been the target of communal violence and vicious anti-Muslim sentiment in mainly Buddhist Myanmar for years. 

They have also been systematically oppressed by the government, which stripped them of their citizenship and severely restricted their movement, as well as their access to basic services. 

Tensions erupted into bouts of bloodshed in 2012 that pushed more than 100,000 Rohingya into grim displacement camps.

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Despite the squalid conditions in the overcrowded camps in Bangladesh, many of the refugees say they are reluctant to return to Myanmar unless they are granted full citizenship.

“With full rights like any other Myanmar nationals,” said Abdur Rahim, 52, who was a teacher at a government-run school in Buthidaung in Rakhine state before fleeing across the border.

Rohingya refugees wait in a queue to collect food at the Palongkhali makeshift refugee camp in Cox's Bazar

 
Rohingya refugees wait in a queue to collect food at the Palongkhali makeshift refugee camp in Cox’s Bazar, Bangladesh, Nov. 7, 2017. 

Credit:

Mohammad Ponir Hossain/Reuters

“We won’t return to any refugee camps in Rakhine,” he told AFP in Bangladesh.

The signing of the deal came ahead of a highly-anticipated visit to both nations from Pope Francis, who has been outspoken about his sympathy for the plight of the Rohingya.

The latest unrest occurred after Rohingya rebels attacked police posts on Aug. 25. 

The army backlash rained violence across northern Rakhine, with refugees recounting nightmarish scenes of soldiers and Buddhist mobs slaughtering villagers and burning down entire communities.

The military denies all allegations but has restricted access to the conflict zone.

Suu Kyi’s government has blocked visas for a UN-fact finding mission tasked with probing accusations of military abuse.

Agence France-Presse contributed to this report.

IsDB and AfDB partner to boost agriculture and fight drought in Africa

IsDB and AfDB partner to boost agriculture and fight drought in Africa

By WAM
JEDDAH, Nov 23 2017 (WAM)

A joint initiative of the Islamic Development Bank (IsDB) and African Development Bank (AfDB) will boost agriculture value chains and enhance drought resilience in Nigeria, Somalia and Uganda.

The initiative is part of a broad coalition to boost collaboration between the two institutions in agriculture, water and sanitation. The combined active portfolio of both institutions in these sectors in Nigeria, Somalia and Uganda is worth US$1 billion, with several projects in the pipelines to expand their support.

“It is good to see this strong partnership between the African Development Bank and the Islamic Development Bank further evolving, in terms of depth, breath, resource commitments, leverage and speed of delivery”

Khaled Sherif, AfDB Vice-President for Regional Development, Integration and Business Delivery
Stronger ties between AfDB and IsDB will help ramp up agricultural production along important crop and livestock value chains while preventing and mitigating climate change induced droughts will help achieve the objectives of “Say No To Famine/Alliance to End Famine in Africa.”

“It is good to see this strong partnership between the African Development Bank and the Islamic Development Bank further evolving, in terms of depth, breath, resource commitments, leverage and speed of delivery” said AfDB Vice-President for Regional Development, Integration and Business Delivery, Khaled Sherif.

Sherif said the presidents of the two institutions had signed a Memorandum of Understanding that clearly outlines the way forward to strengthen the partnership.

IsDB Vice President, Mansur Muhtar, stated: “Indeed, there is much to gain from the collaboration between our organizations. It is here that we can utilize our respective competitive advantages best and maximize the utilization of available resources.”

“This can be achieved in particular by avoiding duplication and concentrating the stipulated initiatives in support of our member countries in the identified sectors and areas that promise to be most impactful for local populations. We will also expand this partnership throughout the operationalization of upcoming initiatives by bringing in additional partners, especially the private sector,” he added.

[Image credit: Islamic Development Bank (IsDB) Twitter: @isdb_group]

 

WAM/Tariq alfaham

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Accordo sui rohingya

La firma del protocollo in una foto del DailyStar di DaccaBangladesh e Myanmar firmano un protocollo per il rientro della minoranza. Ma senza una data. Il controesodo dovrebbe iniziare entro la fine di gennaioC’è un accordo tra Bangladesh e Myanmar per…

Apartheid, un nuovo termine per i rohingya

Si chiama “In gabbia senza un tetto” l’ultimo rapporto di Amnesty International sui Rohingya, la minoranza musulmana cacciata dal Myanmar nell’esodo forzato più recente della Storia da un Paese non in conflitto. E aggiunge una nuova parola a un vocabolario dove si è letto di stupri, eccidi, violenze, incendi, disastri umanitari, genocidio e pulizia etnica: apartheid. Questa volta Amnesty, che lavorava al caso da due anni, documenta infatti la condizione interna dei rohingya in Myanmar, dove fino a qualche mese fa viveva poco più di un milione di questa minoranza ora ridotta drasticamente a meno della metà (oltre centomila vivono in campi profughi nel Paese mentre 600mila sono stati espulsi). Chi vive in Myanmar era ed è intrappolato «in un sistema vizioso di discriminazione istituzionalizzata sponsorizzata dallo Stato che equivale all’apartheid». Il rapporto (in italiano sul sitowww.amnesty.it) disegna il contesto della recente ondata di violenze, quando le forze di sicurezza hanno incendiato interi villaggi e hanno costretto centinaia di migliaia di rohingya a fuggire verso il Bangladesh. Molti, non si sa quanti, sono stati uccisi o sono morti cercando di attraversare la frontiera.

Fa un salto in avanti la condanna che per ora ha visto soprattutto la società civile impegnata in un’operazione di denuncia (Amnesty, Human Rights Watch, il Tribunale permanente dei popoli e diverse Ong come Msf ad esempio) con le Nazioni Unite (molte le prese di posizione e le denunce) ma, per il momento, non si sono viste forti pressioni internazionali anche se, nel suo recente viaggio in Myanmar, l’Alto commissario Federica Mogherini non è stata tenera con Aung San Suu Kyi. Nondimeno per ora, l’Unione europea si è limitata a confermare il divieto alla vendita di armi e ha riattivato il meccanismo (soppresso quando i militari hanno ceduto il potere) che vieta agli alti gradi dell’esercito birmano di venire nel Vecchio Continente. Poco o nulla ha invece fatto il Consiglio di sicurezza, come se la questione riguardasse semplicemente i rapporti tra Myanmar e Bangladesh.

La foto è tratta dal sito di Amnesty Italia



I
l rapporto di Amnesty dice chiaramente che il Myanmar ha confinato i rohingya in un’esistenza ghettizzata dove è difficilissimo avere accesso a istruzione e cure mediche in un quadro di esodo forzato dalle proprie case. Questa situazione – secondo Ai – corrisponde da ogni punto di vista alla definizione giuridica di apartheid, «un crimine contro l’umanità». «Questo sistema appare destinato a rendere la vita dei rohingya umiliante e priva di speranza – dice in una nota Anna Neistat, direttrice di Amnesty per le ricerche – e la brutale campagna di pulizia etnica portata avanti dalle forze di sicurezza del Myanmar negli ultimi tre mesi è l’ennesima, estrema dimostrazione di questo atteggiamento agghiacciante. Le cause di fondo della crisi in corso devono essere affrontate per rendere possibile il ritorno dei rohingya a una situazione in cui i loro diritti e la loro dignità siano rispettati». Difficile, anche perché, dice il rapporto, i rohingya vivono esclusi da qualsiasi contatto col mondo esterno.

Sebbene i rohingya subiscano da decenni una sistematica discriminazione promossa dal governo, la ricerca rivela come la repressione sia aumentata drammaticamente dal 2012, quando la violenza tra la comunità musulmana e quella buddista ha sconvolto lo stato di Rakhine. Queste limitazioni sono co